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Due punti cruciali del testo tassiano (che si rifanno alla visione

Aristotelica)  poesia è imitazione e principio di

verosimiglianza.

Segue corsi di teoria della letteratura  studia Karl Sigonio,

esponente dell’Aristotelismo (riflessione sulla poetica).

Siccome, come già detto, nel 500 c’è la riscoperta delle teorie

aristoteliche che acquistano importanza.

Genere narrativo per eccellenza: Tasso recupera gli antichi principi

aristotelici e li fa confluire nella Gerusalemme Liberata.

mimesis,

Poesia come imitazione (Aristotele il poeta

 Poiesis

ricostruisce la realtà sul principio di verosimiglianza. 

fare, attività creatrice.)

Poesia verosimile  ciò che potrebbe accadere/poteva

 accadere, credibilità: i personaggi si comportano in base alla

loro psiche, alle loro caratteristiche (realtà  ciò che è

successo).

“poesia più filosofica della storia”  (al contrario degli storici

che riportano fatti, copie della realtà) il poeta crea un universo,

un testo narrativo dove fondamento sia storico (materia) ma

non vincolato totalmente alla realtà, veridicità  si possono

incastrare altri elementi di finzione, ma verosimili  e quindi

universali, in grado di parlare a ogni lettore (il narratore crea la

testura, la tessitura  rielabora materiali ricavati dalla storia e

materiali inventati  CREAZIONE POETICA).

Tasso comincia a scrivere un poema, poi si ferma e riflette sulle sue

operazioni.

 Primo discorso/punto (scelta della materia): materia storica,

ma lo scrittore deve comunque mantenere l’interesse del lettore

(problema del Trissino, del diletto)  bisogna quindi inserire il

meraviglioso nel vero, nei fatti storici. Tasso sceglie la tradizione

cavalleresca (ripreso prima da Boiardo e poi da Ariosto) come fatti

meravigliosi, fatti inventati, materia meravigliosa (anche se

verosimili) che mira a dilettare e dare piacere.

“Poco dilettevole è veramente quel poema, che non ha seco quelle

maraviglie, che tanto muovono non solo l’animo de gl’ignoranti, ma de’

giudiziosi ancora: parlo di quelli anelli, di quelli scudi incantati, di que’

corsieri volanti, di quelle navi converse in ninfe, di quelle larve che fra’

combattenti si tramettono, e d’altre cose sì fatte; delle quali, quasi di

sapori, deve il giudizioso scrittore condire il suo poema; perché con esse

invita ed alletta il gusto de gli uomini vulgari, non solo senza fastidio,

ma con sodisfazione ancora de’ più intendenti.

 es. di elementi meravigliosi, elementi dilettevoli (la materia

meraviglios

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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