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Letteratura italiana - Controriforma e Torquato Tasso

Appunti di Letteratura italiana per l'esame del professor Colaiacomo. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l'età della Controriforma, Torquato Tasso, le società di Antico regime, l’Indice dei libri proibiti, Traiano Boccalini, il Concilio di Trento (1545-1563).

Esame di Letteratura italiana docente Prof. C. Colaiacomo

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teggiamento di opposizione e assieme di interesse per la ragion di stato è quello di

Traiano Boccalini, avverso al potere ecclesiastico e a qualsiasi forma di sistemizza-

zione astratta: vicino alla repubblica veneziana vede nelle lettere un ottimo strumento

di reazione allo strapotere assolutistico. Sua opera principale è I ragguagli di Parna-

so, in due centurie, articoli inviati sulla terra dal celebre regno di Apollo in cui si di-

scute di avvenimenti del luogo e delle reazioni dei suoi abitanti all’attualità contem-

poranea. Questa soluzione permette a Boccalini di affrontare molti temi scottanti, o-

scillando dalla polemica aspra all’ironia mascherata (che serve per aggirare la censu-

ra).

La storiografia di questo periodo trova il più grande interprete nel chierico antispa-

gnolo Paolo Sarpi. Vissuto a Roma tra gli intrighi della corte pontificia, ritorna nella

nativa Venezia accostandosi alla riforma protestante: qui lavora soprattutto come

consulente in questioni di diritto ecclesiastico e quando Paolo V lancia il suo interdet-

to di celebrare funzioni religiose, Sarpi occupa un primo posto nella battaglia antipa-

pale. Colpito dalla vendetta della chiesa e deluso dalle effettive possibilità di una ri-

forma, compose la Istoria del concilio tridentino: quest’opera si riallaccia agli scritti

di Machiavelli e Guicciardini, anche se è più fornita di mezzi tecnico-giuridici. La

sua esperienza lo convinse dell’impossibilità di battere la Chiesa se non da un punto

di vista politico ed istituzionale. L’opera in otto libri parte dal papato di Leone X, si

sposta sulle prime reazioni della chiesa alla riforma luterana e poi segue più da vicino

gli eventi propri del Concilio di Trento (1545-63): servendosi di documenti, la sua è

la prima opera che ricostruisce e analizza una materia essenzialmente giuridica, piut-

tosto che grandi avvenimenti esteriori e militari. Sarpi segue con la sua prosa il falli-

mento dell’operare umano, il vano agitarsi di ecclesiastici per riformare una struttura

marcia al suo interno: la sua tendenziosità conferisce all’opera un carattere drammati-

co notevole.

Torquato Tasso: vita e opere minori

Tasso si forma nell’ambito della cultura ferrarese che risente dell’eredità di Ariosto,

volta a suscitare piacere e interesse letterario nella nobiltà. Sotto i duchi Ercole II e

Alfonso II Ferrara diverrà il primo centro di produzione edonistica. Tasso nasce a

Sorrento l’11 marzo 1544 da genitori nobili: il padre Bernardo soleva peregrinare per

le corti italiane in qualità di poeta gentiluomo, mentre la famiglia si spostava prima a

Salerno e poi a Napoli, dove studierà presso i gesuiti. In seguito alla morte della ma-

dre, Torquato sarà chiamato dal padre prima a Roma, poi a Urbino presso Guidubaldo

della Rovere, infine a Venezia dove inizierà la stesura dell’abozzo Gierusalemme

mentre Bernardo completava il suo Amadigi. Importanti nella formazione tassiana fu-

rono i rapporti con Sperone Speroni e l’Accademia degli Infiammati, dopo la cui fre-

quentazione redasse il poema cavalleresco Rinaldo, sulle orme paterne. Nel 1565 en-

trò come cortigiano alla corte del cardinale Luigi d’Este e si gettò a capofitto nella vi-

ta nobiliare facendosi apprezzare per la sua cultura ed eleganza: ma nel 1569 morì il

padre e Torquato si dedicò a numerosi viaggi tra cui uno in Francia dove conobbe

Ronsard. Tra l’altro scriverà nel ’75 l’Aminta, Galealto re di Norvegia (divenuto più

tardi il Re Torrismondo) e l’ultima stesura del suo capolavoro. Ma proprio questa de-

creterà la rottura della già fragile psiche, rendendo il poeta insoddisfatto del suo capo-

lavoro, succube di ansie e insicurezze religiose. Sottopose a molti amici la revisione

del poema, e visse oscillando tra manie di persecuzione e desiderio di punizione fino

al 1577, data in cui si autoaccusò al tribunale dell’Inquisizione. Dopo essere stato as-

solto vagò per l’Italia incontrando a Sorrento la sorella Cornelia, poi ritornando a Fer-

rara dove il duca lo fece internare come pazzo nell’ospedale di Sant’Anna in seguito

a un litigio. I quattordici mesi iniziali furono di prigionia forzata, poi poté riprendere

a scrivere pur nelle continue allucinazioni: e il colpo più duro gli fu inferto dalla pub-

blicazione senza autorizzazione della Gerusalemme liberata, che ebbe comunque un

grosso successo. Liberato dall’internamento nel 1586, visse tra Roma e Napoli e si

concentrò soprattutto nel rifacimento del poema sotto il titolo di Gerusalemme con-

quistata. Le ultime opere sono Le sette giornate del mondo creato e l’esaltazione del-

la vita monastica de Il Monte Oliveto, dopodiché Tasso morì nel 1595 presso il con-

vento Sant’Onofrio sul Gianicolo. Se Tasso visse una simbiosi con la sua attività let-

teraria, ebbe anche una grande smania di successo: diversamente da Dante, Petrarca e

Ariosto, egli vede la corte come il valore supremo, pur accorgendosi che

un’identificazione e una gratificazione complessiva in quel mondo sono impossibili.

Ecco allora il senso di insoddisfazione e le sue lacerazioni dovute alla mancanza di

una vera patria e di una famiglia. Anche il rapporto con l’autorità è ambiguo: se da un

lato cerca di uniformarvisi in modo filiale, dall’altro lato sente il proprio valore come

irriducibile a sottomissione.

Le Rime e prose sono l’espressione della volontà di partecipare alla vita cortigiana

secondo i modelli petrarchisti: la piacevolezza, la gravità del linguaggio e la messa a

punto dello stile seguono direzioni molteplici, senza avere un unico tema. Proprio

l’allontanamento dal petrarchismo classico è evidente nell’avvicinare poesia a musica

(con i madrigali) e nel raggiungere inediti effetti fonici: ne emergono figure femmini-

li cariche di una naturalezza sensuale, scenari notturni lunari e sontuosi. Altri tipi di

rime sono quelle encomiastiche, modulate su forme classiche desunte da Pindaro e

Orazio: a volte si introducono accenti autobiografici come in Al Metauro. Le ultime

rime sono quelle religiose in toni plumbei e monotoni.

Con l’Aminta Tasso sintetizza il mondo pastorale con quello tradizionale dei pastori

e l’Arcadia sannazaresca diventa espressione propria della vita di corte. Se da un lato

si esprime una vita pura, semplice e di evasione dalla prigione cortigiana, dall’altra

l’Aminta sembra proprio voler sottolineare gli aspetti più frivoli di quel mondo. I per-

sonaggi sono incarnazioni di figure della corte ferrarese e Tirsi altro non è che

l’autore: sazio di gioie e piaceri è dominato da una segreta insoddisfazione. Il pastore

Aminta ama la bella ninfa Silvia che fugge da lui preferendo dedicarsi alla caccia: in-

tervengono Dafne e Tirsi a far riavvicinare i due, quasi volendo trasformare in spetta-

colo tutte le loro azioni. Dopo una doppia finta morte i due possono vivere felicemen-

te il loro amore: la vicenda sfiora e supera la tragedia proprio per allietare il pubblico,

e i cori insegnano a godersi la vita afferrando l’attimo che fugge, il tutto in uno stile

semplice e manierato. Tasso sa rendere spontaneo anche il più grande artificio corti-

giano.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere (letterature - linguaggi - comunicazione culturale)
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher canerabbioso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Colaiacomo Claudio.

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