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Torquato Tasso: la vita

Torquato Tasso nasce a Sorrento l'11 marzo 1544, da un padre Berardo, nobile, gentiluomo di corte e poeta. Al seguito del padre, il giovane Tasso frequenta le corti di Urbino, Venezia e poi successivamente Mantova ed infine Ferrara. Quindi la "corte" è l'ambiente dove matura le sue esperienze inserendosi molto bene in quel mondo fatto di eleganza e raffinata cultura.

Formazione e prime opere

Studia presso l'università prestigiosa di Padova (Filosofia e letteratura) e qui si inserisce in un altro ambiente che segna la sua formazione: l' "Accademia" (quella degli Infiammati e degli Eterei). Nel 1565, a undici anni, approda a Ferrara dai duchi d’Este e rimane affascinato da quella corte, inserendosi perfettamente nei rituali dei gentiluomini di corte. Sono gli anni più sereni e fecondi della sua vita. Qui, nella corte che aveva visto all’opera Boiardo e Ariosto, imposta la sua opera cavalleresca, un poema epico sulle crociate “La Gerusalemme liberata”. Inoltre scrive un dramma “L’Aminta” ed una tragedia “Galealto Re di Norvegia”.

Crisi e conflitti interiori

Dopo la conclusione del suo poema epico (1575), si spezza qualcosa nel suo equilibrio psichico e mentale. Guarda la sua opera con insoddisfazione, fu tormentato dall’idea che non rispondesse pienamente ai canoni letterari e soprattutto religiosi dell’epoca. Ricordiamo che stiamo in piena controriforma con l’Inquisizione imperante ovunque.

Comincia un periodo di anni tormentati durante i quali ai dubbi sulla sua opera aggiunse i dubbi sulla sua fede cattolica oltre a manie di persecuzione, tanto che il duca d’Este lo rinchiuse in un convento. Da qui scappò raggiungendo la sorella a Sorrento per poi peregrinare a Mantova, Urbino, Torino fino a ritornare a Ferrara dove diede in escandescenze per l’accoglienza fredda che gli fu riservata ed il duca lo rinchiuse nell’ospedale Sant’Anna come pazzo furioso.

La produzione durante la reclusione

Nell’ospedale riprese a scrivere: rime, lettere e buona parte dei “Dialoghi”. Ma le manie di persecuzioni aumentavano ed anche le tendenze autopunitive. Si pensa che il duca d’Este lo tenesse recluso perché aveva paura che la sua corte fosse considerata eretica da parte del Papa.

Durante il periodo a Sant’Anna fu pubblicata la sua opera “Gerusalemme liberata” che, nonostante alcuni errori e scorrettezze, ebbe un gran successo non condiviso però dallo stesso Tasso, tanto che iniziò a dedicarsi alla sua revisione e riscrittura.

L'ultimo periodo della vita

La prigionia finì nel 1586 e si trasferì a Mantova e successivamente a Roma e a Napoli cercando apertamente sostegno e comprensione dagli ambienti ecclesiastici e buttandosi nella religione per trovare sollievo alle sue sofferenze. Rifece e pubblicò nel 1593 il suo poema epico denominandolo “Gerusalemme conquistata”. Il Papa Clemente VIII voleva la sua incoronazione poetica ma Tasso morì nell’aprile del 1595.

Un poeta cortigiano del '500

Tasso rappresenta la figura esemplare di poeta cortigiano del ‘500. La sua vita si svolge interamente nella corte e ad essa è legato sia per la sua sussistenza materiale ma soprattutto intellettualmente perché ritiene che la fama si può conquistare solo stando inseriti in un ambiente che comprende la poesia e la letteratura. A differenza di Ariosto che cercava fuori dalla corte la sua realizzazione nel privato e nella famiglia, per Tasso non esiste un altro luogo dove un letterato si può realizzare.

Ma come tutte le cose della vita di Tasso anche questo aspetto è “bi frontale”. Ritiene la “corte” la fonte di illuminazione ma ne è avverso tanto che scappa sempre e va da ambiente ad ambiente in un furioso peregrinare senza mai trovare un luogo ideale dove vivere.

L'epistolario

Sono pervenute circa 1700 lettere del Tasso che riflettono la sua vita tormentata e conflittuale (malinconia, sconforto, morte), naturalmente scritte con assoluta dignità letteraria.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francoprettico di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Coluccia Rosario.
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