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Pavese e le sue Langhe

Del resto gli eroi di queste valli sono tutti ragazzi, hanno lo sguardo dritto e "cocciuto" dei ragazzi. E se non fosse che la guerra ce la siamo covata nel cuore noi altri - non più giovani, noi che abbiamo detto "Venga dunque se deve venire" finirà per costringerci a combattere anche noi, per strapparci un consenso attivo. E verrà il giorno che nessuno sarà fuori dalla guerra - né i vigliacchi, né i tristi, né i soli.

Ma per me la collina resta tuttora un paese d’infanzia, di falò e di scappate, di giochi. Per me non era un luogo come gli altri, ma un aspetto delle cose, un modo di vivere. Ci salivo la sera come se anch'io fuggissi il soprassalto notturno degli allarmi.

Queste citazioni delineano in maniera essenziale la figura del protagonista, Corrado. Notevole è, in particolare, la differenza tra quest'ultimo, (rappresentante l'alter ego di Pavese, il quale all'epoca dei fatti ha quasi quarant’anni) e tutti i ragazzi/adolescenti. In un contesto storico quale la guerra, i giovani rappresentano degli eroi, dai quali auspicare salvezza. Corrado invece, non aveva mai incarnato il modello dell’eroe, vantava una vita in solitudine, sempre passivo alle responsabilità che gli si presentavano. Anche di fronte alla guerra, si dimostra incapace, soffermandosi sul trovare un senso a ciò che si stava verificando, senza riuscirci. L’unico aspetto positivo di questa situazione è l’averli dato un motivo in più per stare solo. Ciò che lo turba maggiormente dell’incombere della guerra, è sapere di essere condannato presto a combattere, a prenderne parte, anche lui, un non attivo per eccellenza. Obbligato a lasciare la collina, considerata un luogo diverso dagli altri, un modo di vivere legato alla sua infanzia caratterizzata da un sereno vivere prima della guerra. Dimostra un grande dissidio interiore riconoscendo che, solo combattendo si può ambire alla pace, solo attraverso la rassegnazione più profonda e personale al conflitto. Questa situazione gli ha concesso però un motivo in più per stare da solo, la guerra rappresenta l’offerta di un rifugio per Corrado. Il motivo dell’opera è la Resistenza Partigiana al Fascismo, dovuto all’impronta antifascista di Pavese.

Cfr. Cesare Pavese, La casa in Collina, Enaudi, Torino 1948 pp. 192. Gli intellettuali aderenti a "Giustizia e Libertà" arrestati, dopo aver perquisito la casa di Pavese, viene trovata una lettera di Altiero Spinelli detenuto per motivi politici nel carcere romano. Accusato di antifascismo, Pavese venne arrestato e condannato a tre anni di confino a Brancaleone.

Lunghe riflessioni del protagonista

Elementi principali sono le lunghe riflessioni del protagonista sul suo carattere e le descrizioni dettagliate del susseguirsi di azioni durante la guerra, passando da una fase attiva dei bombardamenti, all’arresto di Mussolini e alla resa dell’8 settembre. Tutta la narrazione segue un filo logico e storico ben curato. L’incipit, ovvero la parte iniziale dell’opera, catapulta il lettore nella vicenda. Corrado è un insegnante di scienze di scuola media a Torino che di sera si rifugia nelle colline Torinesi in una casa, dove due donne si prendono cura di lui, per sfuggire ai bombardamenti. Attraverso quest’ambientazione del personaggio dal punto di vista geografico e storico, l’autore inserisce il lettore nel periodo della seconda guerra mondiale.

Corrado, come già detto, è un personaggio solitario ed estremamente egoista, insensibile verso le figure femminili che ha conosciuto. L’unica donna verso la quale proverà dei turbamenti è Cate, personaggio del suo passato, suo vecchio amore, dal quale era scappato evitando una responsabilità familiare. Ora è ricomparsa nella sua vita con il figlio di nome Corrado. Per evitare la partecipazione attiva alla guerra con i Partigiani, il protagonista, di sera si rifugia in collina, in una villa dove due donne si occupano del suo bene e verso le quali non esprimerà mai riconoscenza, in particolare verso Elvira, innamorata di lui, scappando come al suo solito di fronte agli affetti.

I bombardamenti a Torino aprono la vicenda. Mi sembra interessante che la letteratura racconti la guerra e la distruzione dei civili, rappresentando da una prospettiva diversa la stessa tematica, vista dagli occhi degli intellettuali o di personaggi comuni. La guerra in corso è considerata civile, il secondo conflitto mondiale è molto diverso dal primo. La prima guerra era caratterizzata dalla presenza delle trincee e del fronte con conseguente morte dei soli soldati, ora molti civili residenti nei territori occupati da fascisti e nazisti rappresentano i maggiori obiettivi. Il popolo è quindi rassegnato, Corrado affermerà infatti che tutti coloro che non si ribellano, che lasciano fare e si accontentano sono Fascisti.

Nei primi capitoli non viene descritto lo scontro ma le sue conseguenze, in particolare la situazione in città dopo i bombardamenti. La narrazione utilizzata da Pavese è soggettiva e caratterizzata da un realismo simbolico, non oggettivo dei Veristi, si capirà meglio questa distinzione alla fine del Calabro. La lettera trovata era rivolta in realtà a Tina Pizzardo, la donna della quale era innamorato. La quale, iscritta al Partito comunista d'Italia clandestino, continuava ad avere contatti epistolari con Spinelli e le lettere pervenivano a casa di Pavese che le aveva permesso di utilizzare il suo indirizzo.

La voce verbale latina incipit (l'accento è sulla prima ì; dal verbo incipĕre, "incominciare") è la parola iniziale della formula latina che introduce - talvolta anche con il nome dell'autore - il titolo di un'opera; in filologia e bibliografia con l'incipit si fa riferimento alle prime parole di un testo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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