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giardinieri possa avvenire anche in natura. Tuttavia è necessario comprendere in che

modo questo processo si verifichi. Darwin fu molto affascinato dal meccanismo della

variazione e probabilmente solo in seguito alla lettura del “Saggio sul principio di

popolazione” di T. Roger Malthus giunse a individuare con chiarezza l’analogia tra

selezione naturale e artificiale.

Ciò che Malthus evidenziava sulla base di dati demografici e statistici era proprio

l’inesorabile crescente sproporzione fra le risorse alimentari, che aumentano secondo una

proporzione aritmetica, e l‘incontrollabile crescita della popolazione, che avviene secondo

una proporzione geometrica. “L’incremento della specie umana può essere reso uguale

all’incremento dei mezzi di sussistenza soltanto grazie al costante effetto della dura legge

di necessità”.

e al tempo stesso le teorie economiche di Malthus lo portano a concludere che: “siccome

nascono più individui di quanti ne possano sopravvivere, in ogni caso vi deve essere una

lotta per l’esistenza, sia tra gli individui della stessa specie, sia tra quelli di specie

differenti, oppure con le condizioni materiali di vita”.

Darwin sfrutta la tesi dello squilibrio tra tasso di crescita della popolazione e aumento

delle risorse per giungere alla teoria della selezione naturale su cui inevitabilmente

influisce la lotta per l’esistenza. Egli sostiene che ogni essere vivente lotta per

sopravvivere e per moltiplicarsi sempre secondo una progressione geometrica e che tale

crescita è frenata non solo dalla mancanza di risorse, ma anche da “gravi distruzioni “,

come le epidemie, che rappresentano un elemento limitante a prescindere dalla lotta per

l’esistenza. Tuttavia i limiti posti all’aumento degli individui sono necessari ed inevitabili,

altrimenti in breve tempo una sola specie finirebbe per moltiplicarsi in modo

sproporzionato e incontrollabile. Perciò piccoli cambiamenti nell’ambiente provocano

grandi variazioni nel numero degli individui di una specie che devono far fronte non solo ai

predatori, ma anche alle condizioni poco favorevoli dettate dal clima e alla scarsità di cibo.

La lotta per l’esistenza influisce sulla selezione naturale poiché solo gli individui che

possiedono caratteristiche che li avvantaggiano rispetto ad altri possono sopravvivere,

trasmettendo tali caratteri alle generazioni future. Viene operata una vera e propria scelta

delle strutture che meglio si adattano all’ambiente. Perciò in natura si verifica una

sopravvivenza differenziata che è proprio la selezione naturale, la quale è il meccanismo

principale della trasmutazione o evoluzione.

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La teoria della selezione naturale può essere definita una teoria probabilistica, poiché

afferma che vi sono appunto, individui che hanno più probabilità di sopravvivere rispetto

ad altri. Il successo dipende dalle condizioni in cui si vive oltre che dalle singole

caratteristiche vantaggiose. I soggetti in sovrannumero vengono eliminati dalla mancanza

di spazio e nutrimento o anche, nel caso degli animali, dagli attacchi dei predatori. La

necessità di contenere la sovrabbondante fecondità delle specie rispetto alle risorse si

concretizza in una legge di natura che prevede un’inevitabile competizione.

Più tardi nell’ “Origin” scriverà: “Poiché nascono più individui di quanti ne possono

sopravvivere, deve necessariamente esistere una lotta per l’esistenza, fra gli individui della

stessa specie, fra quelli di specie diverse, e di tutti gli individui contro le condizioni fisiche

della vita”.

La semplice esistenza della variabilità individuale e di alcune varietà ben definite è la

testimonianza dell’inevitabile lotta per la vita.

“MOLTA LUCE SARÀ FATTA SULL’ORIGINE DELL’UOMO E LA SUA STORIA”.

Con queste parole Darwin conclude l’ “Origin“, escludendo ogni accenno alla creatura

privilegiata.

Fin dalle prime riflessioni sull’evoluzione Darwin concepì l’uomo come un essere soggetto

alle stesse leggi a cui sono soggetti gli altri organismi.

Darwin riconosceva che la selezione naturale non spiegava tutto: nel caso dell’uomo il

problema era complicato dalle facoltà intellettuali e morali di questa creatura. A ciò Darwin

risponde che con la comparsa dell’uomo, animale come tutti gli altri, la selezione naturale

aveva cambiato campo d’azione venendo ad agire non tanto sulla struttura fisica, quanto

sulle facoltà morali e intellettuali. Egli sarà costretto ad ammettere l’intima somiglianza dell’ embrione

umano con quello di un altro mammifero; tutto porta nella maniera più evidente alla conclusione che l’uomo discende da

un progenitore comune agli altri mammiferi.

Ciò nonostante, questa teoria viene in parte rivista dal suo autore quando giunge alla

conclusione che in natura non può esistere una predestinazione, né tantomeno un piano

provvidenziale che la orienti in una direzione piuttosto che in un’altra e, inoltre, non crede

più all’adattamento perfetto dell’organismo all’ambiente che lo circonda. Questo

cambiamento è frutto dell’idea che esista, oltre ad una selezione artificiale e naturale,

anche una selezione inconscia che prevede il passaggio involontario di alcuni caratteri

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insieme a quelli selezionati o scelti. Per questo motivo in natura non può esistere una

direzione precisa e una predestinazione.

Ma ora ci si domanda come mai le varietà , che Darwin chiama specie incipienti, a lungo

andare si trasformano in specie vere e proprie ben distinte? Tutto questo grazie alla lotta

per la vita; perché qualsiasi variazione, anche se lieve, (purché risulti in qualche maniera

utile all’individuo), contribuirà alla conservazione di quell’ individuo e in genere sarà

ereditata dai suoi discendenti.

È come se la selezione naturale scruta di giorno in giorno, in tutto il mondo, anche la più

leggera delle variazioni, rifiutando quel che è inutile ed accumulando quel che è utile. A

lungo andare, con tempi infinitamente lunghi, si tenderà al perfezionamento di ciascun

vivente.

Un altro avvenimento sicuramente influisce su queste considerazioni: la morte prematura

della figlia Annie. Il tragico evento porta il naturalista a riflettere sul fatto che in natura è

presente una sofferenza cosmica inutile e che non può essere compresa in un disegno

provvidenziale bonario. Anche per questo Darwin elimina la teologia dalle sue teorie,

divenendo un agnostico che non riconosce l’esistenza di un piano divino in natura.

• LE IDEE EVOLUZIONISTICHE: CRITICHE E APPROVAZIONI

L’evoluzionismo ha ispirato due opposte tendenze per quanto riguarda l’ambito politico: da

un lato ha rafforzato le speranze dei rivoluzionari, dei riformisti e degli utopisti – se

l’umanità avanza verso il progresso, l’idealista politico non ha che aspettarsi un destino

migliore. L’evoluzionismo ha inoltre incoraggiato molti altri movimenti politici ed ideologici

dell’ottocento, tra cui il socialismo, il marxismo e l’anarchismo. Per quanto riguarda i

conservatori e i gradualisti, l’evoluzionismo diventa uno degli argomenti preferiti; perché se

le società umane evolvono naturalmente verso le forme superiori, meglio non intervenire

lasciando andare le cose per conto proprio.

Ma nonostante questo, ci sono stati molti attacchi all’evoluzionismo che hanno fatto

appello alle conseguenze pericolose in morale, politica, religione. Nonostante il

procedimento sia logicamente errato, queste critiche hanno finito per pesare molto sulla

fortuna dell’evoluzionismo.

In campo religioso la teoria biologica dell’evoluzione è stata accusata di essere

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anticristiana. La tesi che le specie derivino l’una dall’altra contraddice il racconto biblico

della creazione. Tradizionalmente le teorie della salvezza consideravano l’uomo

destinatario del disegno divino in quanto distinto dal resto del mondo per la sua peculiare

spiritualità. Una ragione ancora più profonda per cui la teoria biologica dell’evoluzione è

apparsa anticristiana è che propone una visione meccanica della storia della vita sulla

terra. Tutto accade perché il caso e i processi adattativi tendono a far emergere certe

specie piuttosto che altre; arà solo la selezione a intervenire a posteriori conservando o

eliminando ciò che di volta in volta risulterà utile o dannoso all’individuo e di conseguenza

alla specie. Per quanto riguarda i poveri, i malati, i falliti e i deboli Darwiin risponde che

l’aiuto che ci sentiamo costretti di adrae a chi non ce la fa è un risultato incidentale

dell’istinto di simpatia, ch fu acquisito originariamente come parte dell’istinto sociale.

Pericolose sono state soprattutto le errate interpretazioni della teoria Darwiniana perché

per gli intellettuali dell’ottocento e del novecento sembrò che qsuesta giustificasse il

razzismo e le guerre. Basti pensare che così credono ancora molti storici che vedono nel

nazismo e nel fascismo la manifestazione estrema e per eccellenza del darwinismo

sociale. In realtà “quella” guerra attinse ben poco dalle idee darwiniane.

L’errore del darwinismo sociale sta nell’aver visto nella selezione un fattore di eliminazione

dei più deboli, dei non adatti piuttosto che un fattore di conservazione dei più adatti; gli è

stata attribuita un’azione esclusivamente negativa, dimenticando quella positiva di

accumulazione e rafforzamento delle variazioni vantaggiose. I darwinisti sociali intendono

vedere lo sviluppo della società sulla base della lotta vista come mezzo per giungere al

progresso.

Per concludere le teorie elaborate da Malthus forniscono a Darwin un importante spunto

per la sua dottrina rivoluzionaria della selezione naturale inclusa nell’ Origine delle specie,

pubblicata solo nel 1859, ben ventuno anni dopo la formulazione di tale teoria. Il

naturalista stesso, nella sua opera, riconosce l’apporto fornitogli dall’economista

inglese:”[…] è questa la dottrina di Malthus in un’energica e molteplice applicazione estesa

all’intero regno animale e vegetale. Infatti, in questo caso non vi può essere né un

incremento artificiale della quantità di alimenti, né un’estensione a scopo prudenziale del

matrimonio”. Perciò è opportuno riconoscere l’importanza delle teorie malthusiane non

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze psicologiche applicate
SSD:
Università: L'Aquila - Univaq
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marlene87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della scienza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università L'Aquila - Univaq o del prof Di Gregorio Mario Aurelio Umberto.

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