Le teorie malthusiane in Charles Darwin
Molti sono gli scienziati e i naturalisti che hanno influenzato, direttamente o indirettamente, il lavoro e le riflessioni di Charles Darwin: basti pensare ad Alexander von Humboldt (1769-1859), al grande studioso scozzese Charles Lyell (1787-1785) e alla sua opera i “Principles of Geology”; oppure ad Erasmo Darwin (1731-1802), nonno di Charles, e al francese J. B. Lamarck.
Questi ultimi due studiosi sono dei precursori della teoria dell’evoluzione: Erasmo Darwin, nei suoi scritti, interpreta lo sviluppo dell’organismo come un crescente determinarsi grazie ad una serie di interazioni contrastanti. Al contrario Lamarck è considerato il primo autore di una teoria completa sull’evoluzionismo poiché formula tre leggi fondamentali:
- La legge della forza chimica interiore (ogni animale ha dentro di sé una forza chimica che agisce sull’organismo modificandolo e permettendo all’individuo di adattarsi all’ambiente circostante);
- La legge dell’uso e del disuso (le nuove strutture originatesi grazie alla forza chimica interiore, vengono utilizzate o meno dal soggetto);
- La legge dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti (l’utilizzo di determinate strutture comporta la loro trasmissione alle generazioni future).
Se sembra naturale che il lavoro, per alcuni aspetti rivoluzionario, di questi studiosi abbia condizionato le teorie di Charles Darwin, può apparire curioso che la teoria della selezione naturale, probabilmente la più importante teoria darwiniana, fu formulata in seguito alla lettura dell’opera di un economista, Thomas Robert Malthus, e non di un naturalista.
Robert Malthus: An essay of the principle of the population - (la vita e il pensiero)
Thomas Robert Malthus nasce il 13 febbraio del 1766 a Dorking, città situata a sud di Londra, nella contea del Surrey. La sua famiglia è benestante, suo padre Daniel è un convinto giacobino, amico di Hume e di Rousseau. Inizialmente Malthus è educato privatamente nella sua casa “The Rookery” sia dal padre, che da alcuni tutori fino a quando, all’età di diciotto anni, nel 1784, viene ammesso al Jesus College dell’Università di Cambridge.
Dopo essersi laureato nel 1791, diviene reverendo della chiesa anglicana prendendo funzioni parrocchiali ad Albury, sempre nel Surrey, dove vive con suo padre. All’età di trentotto anni, nel 1804, si sposa; il suo matrimonio si rivela felice, infatti ha dalla moglie tre figli. Nel 1805 è nominato professore di storia ed economia politica all’Haileybury College, fondato dalla Est India Company per la formazione dei giovani funzionari. Muore il 23 dicembre del 1834 all’età di sessantotto anni.
Sappiamo che fu amico dell’economista David Ricardo con il quale intrattenne rapporti epistolari nel corso della sua vita. I due erano seguaci delle teorie utilitariste di Jeremy Bentham, secondo il quale il bene etico è identificato con l’utile e il male con tutto ciò che può nuocere alla felicità. La morale, quindi, viene concepita come un calcolo sapiente del più fruttuoso interesse di tutti. L’utilitarismo moderno nasce in Inghilterra tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo in un contesto di forte espansione economica e di notevoli cambiamenti in ambito sociale, provocati dallo sviluppo industriale e diviene una vera e propria scuola di pensiero grazie appunto a personaggi del calibro di Jeremy Bentham, Adam Smith, John Stuart Mill, David Ricardo e Robert Malthus.
Quest’ultimo è l’ideatore di alcune delle teorie più importanti in ambito economico di quel tempo. Egli pubblica nel 1798 la sua opera fondamentale, inizialmente in forma anonima, “Trattato sul principio di popolazione”, poi revisionata e nuovamente pubblicata nel 1803, questa volta con il nome dell’autore (successivamente seguirono altre edizioni fino alla sesta pubblicata nel 1826).
Se Adam Smith, nell’opera “La ricchezza delle nazioni”, esamina la natura e l’origine della ricchezza fornendo le basi teoriche per la politica economica del liberismo, si può affermare che Malthus intende considerare le cause della povertà e il modo migliore per cercare di arginare questo fenomeno.
Il famoso “Saggio sul principio di popolazione, sui suoi effetti sul futuro miglioramento della società con osservazioni sulle speculazioni di Godwin, Condorcet e altri autori”, appare come una aperta polemica non solo nei confronti di Jean Antoine de Condorcet, ma anche e soprattutto verso l’anarchico inglese William Godwin che nel 1793 aveva scritto “An inquiry concerning political justice and its influence on general virtues and happiness” e, nel 1797, un altro saggio “Indagine sulla giustizia politica”, in cui sosteneva la possibilità di diffondere il benessere a tutta l’umanità attraverso una più equa distribuzione delle ricchezze, il progresso tecnologico e una diversa organizzazione sociale, sulla base dell’esperienza della Rivoluzione Francese.
Malthus intende proprio confutare la convinzione di coloro che avevano visto nella Rivoluzione una possibilità di affermazione delle dottrine egualitarie. Infatti, egli ritiene che esista un’ineguaglianza sociale fondata sul fatto che non tutti gli individui possono godere nella stessa misura della ricchezza prodotta. E mentre Smith aveva dimostrato che dell’arricchimento di una nazione, ottenuto grazie alla libertà, finivano per trarne giovamento quasi tutti i cittadini, Malthus afferma che la ricchezza può aumentare senza tuttavia migliorare le condizioni di vita di ogni singolo individuo.
Nella sua opera l’economista inglese assume una posizione categorica sul problema della povertà, dando a quest’ultimo un fondamento etico e scientifico. Egli ritiene che le Poor Laws (le leggi sui poveri) avevano sortito l’effetto opposto a quello desiderato: avevano cioè contribuito ad incrementare la miseria piuttosto che a debellarla, determinando un peggioramento delle condizioni di vita. Infatti, avevano provocato l’aumento del costo del cibo e del lavoro poiché, aumentare il reddito delle famiglie più bisognose oltre un livello di mera sussistenza, ha come effetto che i poveri tendono a procreare, facendo sì che aumenti la forza lavoro, portando ad una ulterior
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