UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA
Corso di laurea magistrale in Ingegneria
Meccanica
A. A. 2017/2018
SENSORI E STRUMENTI PER MISURE MECCANICHE E
TERMICHE
Andamento qualitativo della distribuzione
di stress tramite analisi TSA
DOCENTE: STUDENTI:
Prof. Gianluca Rossi Marco Maurizi
Giovanni Bellucci
Emanuele Solfiti
Federico Sormani
Indice
1. Introduzione ………………………………………………………………………………………………………..………3
2. Aspetti teorici TSA ……………………………………………………………………………………………….……...4
2.1 Il principio termoelastico ..…………………………………………………………………………..…..4
2.2 Sistema di acquisizione per il sistema termoelastico ………………………..………………6
2.3 Sistema di acquisizione lock-in …..…………………………………………………………………..6
2.4 Rappresentazione delle immagini ………..…………………………………………………………..9
2.5 Problemi pratici nell’utilizzo della termografia differenziale …………………………..…9
3. Catena di misura …………………………………………………………………………………………………………….……….11
3.1 Sistema di eccitazione del provino ……………..…...………………………………………………………….11
3.2 Termocamera ………………………………………………………………………………………………………………12
3.3 Sistema di acquisizione ed elaborazione dati ……………………………………………………………….13
4. Prove sperimentali …………………………………………………………………………………………………………………..15
5. Post-processing dei dati …………………………………………………………………………………………………………..18
5.1 Ricerca della frequenza di eccitazione e applicazione dell’algoritmo di LOCK-IN ...………..18
5.2 Risultati del post-processing ……………………………….…………………………………………………………25
6. Modello FEM provini ………………………………………………………………………………………………………………..32
7. Confronto FEM e TSA ……………………………………………………………………………………………………………….34
8. Limiti prove sperimentali……..……………………………………………………………………………………………….….36
9. Conclusioni ………………………………………………………………………………………………………………………………39
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1.Introduzione
La tecnica di misura di stress nota come TSA (Thermoelastic Stress Analysis), basata sulla teoria della
termoelasticità ampiamente sviluppata e analizzata da circa 150 anni, è di relativamente recente sviluppo
in quanto legata all’utilizzo di termocamere ad alta risoluzione termica ed elevato frame rate.
La tecnica utilizzata, ampliamente descritta nel seguito, è applicata solitamente per ottenere distribuzioni
di stress e quindi anche per la rilevazione di difetti su strutture e componenti meccanici a geometria
complessa sia in materiali metallici che compositi. Essa mostra notevoli vantaggi in quanto non distruttiva,
senza contatto e full-field (limitatamente alla risoluzione spaziale della termocamera), ma presenta alcuni
svantaggi come vedremo nel seguito, tra cui il principale risiede nell’impossibilità intrinseca alla tecnica di
lock-in di eliminare rumore sincrono con il carico periodico, ovvero alla stessa frequenza; si è evidenziato
tale fenomeno proprio in alcune dei test eseguiti.
Obiettivo della trattazione seguente è stato quello di mostrare la potenzialità della suddetta tecnica di
misura per determinare una distribuzione qualitativa del primo invariante di stress su provini,
adeguatamente selezionati, sollecitati con un carico sinusoidale a varie frequenze di eccitazione.
Peculiarità del lavoro svolto sono state la non conoscenza esatta della frequenza di eccitazione (si
spiegherà in seguito) e l’assenza di lock-in “real time”, ovvero di un amplificatore lock-in; la
determinazione della pulsazione e l’implementazione della tecnica di lock-in sono state il fulcro di questa
trattazione, evidenziando come nella TSA sia fondamentale la conoscenza della frequenza di eccitazione,
quindi di risposta del sistema, per ottenere un risultato apprezzabile.
L’obiettivo che si è perseguito è stato perciò l’ottenimento di una “mappa di stress” che renda visibile a
colpo d’occhio le zone maggiormente sollecitate sulla superficie del provino oggetto di misura.
L’ attività è stata strutturata in tre fasi:
Allestimento banco prova e acquisizione dei dati, svoltasi all’interno del laboratorio di Misure del
Dipartimento di Ingegneria con la strumentazione messa a disposizione dalla facoltà stessa;
Elaborazione e analisi dei dati sperimentali;
Interpretazione e sintesi dei risultati ottenuti.
Sono emerse alcune limitazioni ai test eseguiti sui provini dovute a vari fattori ambientali e non, come
sarà spiegato nel seguito, a dimostrazione del fatto che vi sono anche degli svantaggi nell’uso di tale
tecnica; non è ovviamente in discussione la bontà di suddetto sistema di misura, in quanto applicabile in
molteplici campi dell’ingegneria, dell’industria e strumento fondamentale per la meccanica sperimentale.
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2. Aspetti teorici TSA
2.1 Il principio termoelastico
La Thermoelastic Stress Analysis è una tecnica per la misurazione indiretta dell’andamento delle tensioni
superficiali in un corpo, che sfrutta il principio termoelastico: ogni sostanza presente in natura, se soggetta
ad una variazione di volume per effetto di forze esterne, subisce un gradiente reversibile di temperatura
direttamente proporzionale alla variazione di volume che accompagna la deformazione. Tale fenomeno,
da tempo noto per i gas, i quali se compressi aumentano la loro temperatura mentre la diminuiscono se
rarefatti, è ben più evidente rispetto ai solidi dove la variazione di temperatura è dell’ordine di centesimi
di grado. La relazione che lega la variazione di volume di un corpo sollecitato alla relativa variazione di
temperatura è noto come “effetto termoelastico”. L’effetto termoelastico è valutabile mediante la
seguente relazione che lega la variazione di temperatura dT al campo tensionale, nel caso di un solido
omogeneo, elastico e lineare
= − ( + + )
dove:
− = ;
= ;
- = à ;
- = ;
- , , = .
- =0
Dato che le misure si effettuano in superficie, si ha in generale e quindi la precedente diventa:
= − ( + )
0
∝
=
Avendo introdotto la costante termoelastica , che rappresenta la sensibilità del materiale in
0
esame all’effetto termoelastico. Le equazioni sono strettamente legate alle ipotesi di adiabaticità del
processo, e quindi all’assunzione che tutto il calore generato in un qualsiasi punto del corpo, generi un
incremento locale di temperatura, senza fenomeni di dispersione. Le principali cause che impediscono
questa condizione sono:
- Conduzione del calore all’interno del materiale
- Convezione ed irraggiamento verso l’ambiente circostante
La prima causa è la forma di dispersione che maggiormente impedisce la condizione di adiabaticità del
processo, mentre la seconda è poco critica, in quanto dipende dalla temperatura dell’ambiente
circostante ed usualmente fornisce perdite influenti solamente alle frequenze inferiori ad 1 Hz. Se il carico
venisse applicato in maniera statica, il calore prodotto per effetto termoelastico, si propagherebbe da una
parte all’altra del corpo ed eventualmente anche nell’ambiente circostante e quindi la temperatura si
uniformerebbe rapidamente. Invece facendo variare il carico in maniera ciclica con una frequenza
adeguata, si raggiunge una condizione per cui l’inerzia termica impedisce al calore di propagarsi e si
possono così raggiungere le condizioni di sollecitazione adiabatica, il problema principale è quindi la
determinazione della minima frequenza di carico per la quale l’inerzia termica del processo impedisce il
trasferimento di calore. Di solito, per i materiali isotropi, le prove vengono effettuate con carichi ciclici
sinusoidali ad una frequenza di soglia di 2-5 Hz.
Inoltre, per poter considerare valida l’ipotesi di adiabaticità, si deve prestare molta attenzione alle zone
che presentano elevati gradienti di temperatura ΔT (perché il calore scambiato per conduzione è
proporzionale al gradiente di temperatura), alle strutture sottili, in cui si ha un maggior flusso di calore, e
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ai materiali caratterizzati da un’elevata conducibilità termica. Andando a graficare l’andamento
sinusoidale dell’invariante lineare delle tensioni si può notare che anche la variazione delle temperature
∆, ∆
assume lo stesso andamento, e i termini rappresentano le variazioni picco-picco delle onde
sinusoidali, relative alla somma delle tensioni principali e alla temperatura; tuttavia è evidente che
l’andamento del campo termico in relazione ad un carico sinusoidale a bassa frequenza, ha sì lo stesso
andamento del carico, ma con uno sfasamento temporale ϑ.
Fig.1 Andamento della tensione e della temperatura in funzione del tempo
Aumentando la frequenza di carico lo sfasamento va progressivamente diminuendo, cioè il massimo di
temperatura tende a coincidere col massimo di tensione applicata. Il fenomeno si può spiegare, come
detto in precedenza, considerando che il lasso temporale in cui prevale la conduzione va diminuendo man
mano che la frequenza di carico aumenta. Supponiamo ora di voler rilevare la temperatura superficiale di
un provino in acciaio soggetto ad una sollecitazione a gradino rappresentata da un carico che parte da
zero ed aumenta fino ad arrivare ad un valore finale costante. A causa della sollecitazione si ha una
variazione della temperatura che parte dalla temperatura ambiente, aumenta di una certa quantità, poi
diminuisce e si riporta al valore della temperatura ambiente per effetto degli scambi termici con
l’ambiente stesso. La variazione della temperatura dovuta allo sforzo superficiale è molto piccola e la sua
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durata è limitata nel tempo perché il calore Q che deve essere smaltito con l’ambiente circostante è
modesto.
Infine, la fluttuazione di stress e di temperatura, per essere correlate tra loro, devono avere la stessa
frequenza. Questo è il concetto alla base della tecnica di acquisizione utilizzata per la TSA, che verrà
spiegata in seguito, chiamata tecnica Lock-In. Tale tecnica permette di estrapolare un segnale molto basso
rispetto ad un rumore di fondo che è anche di un ordine di grandezza maggiore rispetto al segnale.
2.2 Sistema di acquisizione per il segnale termoelastico
I sistemi di misura attualmente utilizzati sono generalmente costituiti da un sistema articolato in più
componenti: una termocamera, un amplificatore operazionale, il sistema lock-in ed un software apposito
per l’elaborazione dell’immagine. Non è possibile utilizzare la termografia standard (DC) per fare misure
di stress, a causa del fenomeno dinamico e transitorio dell’effetto termoelastico, pertanto si rende
necessario l’utilizzo di un sistema termografico differenziale (AC). La termografia differenziale utilizzata
negli strumenti TSA, quindi, è in grado di rilevare solamente oscillazioni di temperatura: di conseguenza,
se un oggetto presenta una temperatura costante, la termografia differenziale non è in grado di
riscontrare nulla di tale corpo.
2.3 Sistema di acquisizione lock-in
L’enorme problema legato all’utilizzo della termoelasticità sta nel fatto che gli strumenti di misura devono
essere così sensibili da rilevare variazioni di temperatura molto basse, il tutto in presenza di un rumore di
fondo molto elevato. La risoluzione delle termocamere utilizzate nella termografia differenziale è molto
elevata, nell’ordine di 1 mK, ed i migliori sistemi termografici hanno un rumore di fondo che si attesta
intorno ai 10 mK come verrà mostrato nella figura seguente; pertanto, risulta molto complesso misurare
le variazioni di temperatura dovute all’effetto termoelastico intorno al mK.
Fig.2 Ampiezza rumore
Per questi motivi è necessario amplificare il segnale della variazione di temperatura ΔT attraverso il
metodo del lock-in. Questo processo è eseguito da una specifica elettronica (SPU Signal Processing Unit).
La SPU riceve, contemporaneamente al segnale in un’uscita da ogni pixel della termocamera, un segnale
di riferimento che rappresenta, sia in forma che in frequenza, il carico che sollecita la struttura. Tale
segnale può essere fornito o dallo stesso dispositivo che sollecita il provino, o da trasduttori di forza,
pressione, deformazione, etc. 6
Attraverso il segnale di riferimento della frequenza , si generano due repliche ad onda quadra sfasate
fra loro di 90°; tramite due mixer esse vengono poi moltiplicate per il segnale di output proveniente da
ciascun pixel dalla termocamera. Il segn
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