Partire dalla ricerca
L’organizzazione, la progettazione e la valutazione di un curricolo scolastico corrispondono a una situazione problematica che la comunità dei docenti si trova a dover risolvere ogni anno. Organizzare e progettare l’offerta formativa significa prendere delle decisioni, compiere delle scelte, selezionare delle metodologie. La ricerca educativa si pone come intermedio tra la mente degli insegnanti e l’azione didattica, come mediazione tra il pensiero, le intenzioni, gli atteggiamenti dei docenti e i loro comportamenti didattici. Una mediazione necessaria e indispensabile affinché l’azione didattica non degradi in comportamenti irriflessi, meccanici, abitudinari, del tutto incompatibili con la gestione dell’evento didattico, carico di dimensioni etiche, da un’elevata presenza di variabili di cui tenere conto.
Il ricorso ai risultati e alle pratiche della ricerca educativa muove da due esigenze dei docenti: l’esigenza di organizzare e progettare l’offerta formativa in modo razionale e quella di realizzarla attraverso modalità favorevoli ai soggetti che apprendono e alla comunità sociale.
Tipologie di ricerca
- Ricerca teorica, finalizzata all’analisi dei concetti di infanzia, educazione, istruzione, formazione, insegnamento, curricolo, ecc.
- Ricerca storica, orientata a comprendere i mutamenti nel tempo e nello spazio delle condizioni di vita dell’infanzia, del funzionamento delle istituzioni per l’educazione dell’infanzia, ecc.
- Ricerca sperimentale e operativa, relativa alle indagini inerenti al funzionamento della mente infantile e all’elaborazione di strumenti e metodologie affidabili per l’organizzazione e la valutazione dell’offerta formativa.
Attualmente troviamo anche un’altra prospettiva di ricerca: la ricerca internazionale sulla qualità dei servizi educativi prescolastici.
La ricerca teorica
La teoria illumina la pratica rivelandone gli aspetti teorici impliciti dei quali gli insegnanti possono essere inconsapevoli; media l’azione dell’insegnante incoraggiandolo nell’uso di concetti e linguaggi specialistici necessari a comprendere l’evento didattico. Le discipline pedagogiche di riferimento nell’ambito della ricerca teorica in educazione sono:
- La filosofia dell’educazione: si occupa della semantica pedagogica, il significato dell’educazione e della sintassi dell’educazione, cioè i rapporti esistenti tra gli elementi del discorso e della pratica educativa, analizzando i concetti di base dell’agire educativo (istruzione, formazione, educazione).
- La pedagogia generale: analizza le condizioni attuali dell’educazione, concentrandosi sui soggetti dell’educazione e sulle condizioni sociali, politiche, culturali nelle quali essi partecipano al processo formativo.
- La didattica generale: studia il funzionamento dei contesti educativi, degli ambienti formativi intenzionalmente organizzati per realizzare l’evento educativo. Si occupa degli aspetti strutturali tipici dei contesti scolastici.
Senza la dimensione teorica generale, la pratica è ridotta a pura tecnica, strumentale al raggiungimento di qualsiasi finalità, comprese quelle sfavorevoli al soggetto in formazione. Ne è un esempio il concetto di cura: questo concetto può essere al tempo stesso sinonimo di un atteggiamento esplicitamente rivolto alla conformazione dei soggetti in formazione verso modelli comportamentali, cognitivi e sociali, ritenuti normali o comunque sani, e di una disposizione pedagogica che invece mette al centro del proprio interesse l’emancipazione del soggetto attraverso pratiche e stimoli educativi in grado di sollecitare percorsi di autoformazione fondati sul riconoscimento del soggetto come singolarità irripetibile che nella relazione con il tessuto sociale di cui fa parte trova i vincoli e le opportunità per un’integrazione armoniosa e dialettica delle istanze personali con quelle sociali; il concetto di cura può anche essere inteso come mediazione, relazione, comunicazione di un rapporto tra due o più soggetti, per cui “cura” diventa farsi carico dell’altro senza adattarlo con forza alle istanze pedagogiche a lui estranee o avverse, bensì mettendolo nelle condizioni di sperimentare la cura come forma di educazione al sé e all’altro.
La ricerca storica
Si tratta di comprendere lo sviluppo dei sistemi educativi e scolastici e dei saperi pedagogici nonché il ruolo degli eventi culturali, politici ed economici che hanno generato ed orientato la domanda e l’offerta di formazione scolastica. I processi formativi sono fenomeni storici prodotti dalla società umana in relazione alle diverse situazioni culturali nelle quali si realizzano.
La ricerca sperimentale e operativa
Nel caso della scuola dell’infanzia, l’apporto della ricerca sperimentale è stato fondamentale per la comprensione del funzionamento della mente dei bambini di età compresa fra i 3 ed i 6 anni, per l’elaborazione di strategie e strumenti didattici validi, per la scelta di forme organizzative dell’ambiente formativo. Per conoscere in senso psicopedagogico i bambini e la qualità della proposta didattica dobbiamo utilizzare strumenti osservativi in grado di rilevare gli aspetti significativi e ricorrenti dei comportamenti dei bambini: è il metodo dell’osservazione sistematica che deve essere applicato anche all’analisi dei comportamenti dell’insegnante.
Un altro settore importante della ricerca è quello degli studi sulla valutazione dei contesti educativi per l’infanzia: per questo ci avvaliamo di alcune scale di valutazione:
- Svalsi: scala di valutazione delle abilità ludico-simboliche infantili;
- Sovasi: scala per l’osservazione e la valutazione della scuola dell’infanzia;
- Avsi: autovalutazione della scuola per l’infanzia.
Sono scale di valutazione finalizzate a conoscere l’organizzazione di tempi, di spazi, di attività dei contesti educativi. Tali scale si fondano sulla concezione ecologica dell’educazione prescolastica, secondo la quale non c’è differenza gerarchica tra tempi, spazi e relazioni all’interno dell’esperienza educativa: ogni momento e qualsiasi tipo di interazione all’interno di una giornata scolastica ha la stessa importanza per il bambino. In quest’ottica, valutare significa riuscire a determinare la qualità delle scelte organizzative effettuate dagli insegnanti in relazione agli obiettivi programmati e ai comportamenti realmente esibiti dai bambini nei tempi, negli spazi e nelle relazioni tra loro e gli adulti.
La ricerca didattica sul campo permette agli insegnanti di studiare in modo sistematico l’evento formativo. Il curricolo viene inteso come un dispositivo in continuo movimento.
La ricerca internazionale sull’educazione prescolastica
Tra i contributi di ricerca internazionale sull’educazione prescolastica, analizziamo:
- Educazione e cura della prima infanzia in Europa: ridurre le disuguaglianze sociali e culturali, pubblicato dall’Agenzia Esecutiva per l’Istruzione, gli Audiovisivi e la Cultura (EACEA, 2009), prende in esame le politiche nazionali in materia di accoglienza ed educazione per la prima infanzia in Europa;
- Come cambia la cura dell’infanzia: un quadro comparativo dei servizi educativi e della cura per la prima infanzia nei paesi economicamente avanzati (UNICEF, Centro di Ricerca Innocenti Firenze, 2008), esamina i rischi e le opportunità inerenti al cambiamento nella cura dell’infanzia e propone dei parametri applicabili a livello internazionale per l’educazione e l’assistenza alla prima infanzia.
Il ricorso ai servizi per l’infanzia, soprattutto per la fascia tre/sei anni, interessa ormai la quasi totalità dei bambini dei paesi industrializzati: si tratta quindi di servizi universali, non obbligatori; gli Stati hanno il dovere di garantire a tutti l’accesso a tali servizi e di assicurarne la qualità. L’universalità dei servizi per l’infanzia viene messa in relazione con gli effetti che l’educazione prescolastica è in grado di produrre sui bambini. Per quanto riguarda i benefici, la frequenza di servizi educativi pre scuola dell’obbligo di qualità, è in grado di assicurare ai bambini un percorso formativo equilibrato ed evolutivo anche nei tempi lunghi.
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