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La scoperta dell’infanzia: in Europa, nel periodo storico che segna il passaggio da

1- una società agro-silvo-pastorale verso una società mercantile ed industriale, nasce

l’esigenza di organizzare delle istituzioni scolastiche antecedenti la scuola primaria

e la diffusione di una pedagogia dell’infanzia specifica per bambini in età

prescolare. Nella famiglia contadina è il sistema parentale ad occuparsi dei più

piccoli ed il concetto di infanzia è limitato poiché i bambini vengono precocemente

utilizzati come forza lavoro. Nelle famglie più abbienti si afferma il precettorato. La

situazione muta drasticamente con l’avvento delle prime industrie e

dell’urbanizzazione: la migrazione dalle campagne alle città comporta una

disgregazione dei nuclei parentali; nasce l’esigenza di un’istituzione dedicata ai

bambini molto piccoli. In molte nazioni europee nascono i primi asili d’infanzia, le

sale di custodia, le scuole materne; contemporaneamente si sviluppa una

pedagoga per l’infanzia originale: i bambini non rappresentano più forza lavoro,

bensì un soggetto sul quale investire, specialmente dal punto di vista dell’istruzione,

in particolar modo nelle famiglie borghesi. Sussistono per molto tempo forti

incongruenze culturali: la patria potestà; si escludono le femmine dall’istruzione

scolastica. Per molto tempo gli asili restano luoghi malsani e inospitali gestiti da

personale poco preparato, finanziati da filantropi o istituzioni per l’assistenza alle

classi sociali più povere, avversati dalla Chiesa cattolica. Nel ‘600 Comenio segna il

passaggio da una pedagogia antica e medievale a quella moderna dando origine

alla pedagogia dell’infanzia. Nel ‘700 troviamo la diffusione delle opere di

Rousseau, la cui pedagogia rivoluziona il modo di considerare il bambino ed il

processo educativo. Fra i vari autori che hanno caratterizzato ‘700 e ‘800 troviamo:

Aporti, che aprì la prima scuola infantile in Italia; Froebel, ideatore dei Giardini di

infanzia; le sorelle Agazzi; per arrivare poi al ‘900 con la pedagogia di Maria

Montessori, la quale sviluppa una psicopedagogia dell’infanzia scientifica applicata

nelle Case dei Bambini. Le motivazioni di fondo di tutti questi autori sono:

La volontà di migliorare le condizioni di vita dei bambini;

- L’intento di migliorare la società attraverso l’educazione dei più piccoli;

- La determinazione nell’organizzazione di esperienze educative concrete.

-

A partire dal ‘600 si assiste ad una vera e propria scoperta dell’infanzia, che

significa riconoscere l’infanzia non più come una miniatura dell’adulto, bensì come uno

stadio della vita umana caratterizzato da specifiche forme di comportamento, mentale e

relazionale; inizia a farsi strada la prospettiva pedagogica secondo la quale un precoce

avvio dell’esperienza scolastica può facilitare sensibilmente tutte le esperienze formative

successive. questo percorso di scoperta dell'infanzia è sostenuto per tutto l’800 dalla

psicologia sperimentale. Per rispettare la gradualità dello sviluppo è necessario

organizzare una didattica razionale, progressiva, evolutiva, che si adatta alle mutevoli

esigenze dei bambini attraverso una pianificazione razionale delle attività: inizia a

diffondersi l’idea e la pratica della programmazione educativa e didattica. Alla scoperta

dell’infanzia segue quella del gioco, attività specfica dei bambini e potente strumento

didattico. Viene riconosciuti che i bambini, specialmente quelli molto piccoli, imparano

facendo, non ascoltando, e si gettano le basi di una didattica laboratoriale.

Emerge poi la necessità di predisporre di materiali didattici in grado di stimolare i

processi d apprendimento infantili: Montessori propone un materiale strutturato; le sorelle

Agazzi le cianfrusaglie: si basano sulle medesime convinzioni, cioè che i bambini

apprendono attivamente nella relazione con gli oggetti, manipolandoli e confrontandoli,

osservandoli e descrivendoli, attraverso i sensi e l’uso del linguaggio.

Gli autori presi in considerazione, prestano una forte attenzione all’organizzazione

di un ambiente scolastico a misura di bambino: è necessario strutturare dei contesti in cui i

bambini possano muoversi in libertà; nel quale i materiali e gli arredi siano direttamente

accessibili.

Il mestiere dell’insegnante inizia ad essere inteso come un lavoro specialistico,

caratterizzato dalla capacità di utilizzare intenzionalmente il linguaggio, la comunicazione

e la didattica per raggiungere obiettivi individuali e sociali. Inizia ad indebolirsi il rapporto di

autorità.

Uno dei tratti caratteristici della pedagogia moderna è il concepire la scuola

dell’infanzia come luogo per la prevenzione sociale primaria.

La scuola dell’infanzia per tutto l’800 e la prima parte del ‘900 è un ambiente morale

organizzato, costruito per modellare la prima identità del bambino. Per raggiungere questo

scopo si seguono due vie: la prima è inculcare in modo collettivo un insieme di idee, di

modi di comportarsi e di condotte secondo una base di valori comuni; la seconda consiste

nel fornire al bambino delle categorie di pensiero tal da orientare i suoi punti di vista per

tutta la vita.

Caratteri fondamentali della pedagogia moderna per l’infanzia:

La scuola dell’infanzia come servizio educativo e sociale;

- L’insegnante specialista esperto nei processi formativi;

- La natura come modello educativo;

- Organizzazione del contesto educativo;

- Materiale didattico e apprendimento;

- Gioco e lavoro come occasioni di apprendimento;

- Gradualità dello sviluppo e razionalità dell’educazione;

- Specificità ed educabilità dell’infanzia.

-

La liberazione dell’infanzia: dopo la Seconda guerra mondiale, la scuola

2- dell’infanzia si trasforma in un servizio sociale e pedagogico pubblico e statale,

destinato a bambini di ogni classe sociale. Le scuole dell’infanzia iniziano così ad

essere comprese all’interno dei sistemi nazionali d’istruzione europei.

Contemporaneamente assistiamo ad un profondo processo di revisione e

aggiornamento della pedagogia e della didattica dell’infanzia. Dopo il 1945 si parla

di liberazione dell’infanzia, poiché comincia il riconoscimento del bambino come

soggetto giuridico che ha diritto ad un’infanzia felice, alla salute e all’istruzione.

Importanza dell’articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo,

approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948: la maternità e

l’infanzia hanno diritto a speciali cure e assistenza. Tutti i bambini nati nel

matrimonio o fuori di esso devono godere della stessa protezione sociale. Questo

pone le premesse della successiva Dichiarazione dei diritti del bambino del 1959:

documento di capitale importanza nella storia dei diritti per l’infanzia, che ribadisce i

diritti già sanciti in precedenza, precisandoli ulteriormente, e ne riconosce altri, quali

il diritto a non essere discriminati e ad avere un nome e una nazionalità; il diritto

all’istruzione, alla disponibilità alle cure mediche e ad una protezione speciale.

Questa nuova sensibilità per l’infanzia è correlata anche al mutamento della

condizione femminile. Un altro elemento che concorre a trasformare le scuole

d’infanzia in scuole di massa è quello legato alla forte ripresa economica postbellica

che culmina nel boom degli anni ’60. Il periodo delle contestazioni giovanili

ridefinisce completamente i rapporti parentali; si assiste ad una sorta di

redistribuzione dei poteri all’interno della famiglia e della società. Le teorie

comportamentiste, psicoanalitiche, cognitiviste e l’epistemologia genetica diventano

un asse fondamentale della cultura pedagogica contemporanea, grazie alla

pubblicazione e diffusione di massa delle opere di Skinner, Freud, Piaget, Bruner.

La psicologia dello sviluppo diventa un tassello fondamentale per la formazione

delle nuove generazioni di insegnanti. Il linguaggio verbale e non verbale diventa lo

strumento principale per la gestione del rapporto tra insegnanti e bambini; il gioco

rappresenta lo strumento per comprendere e sostenere lo sviluppo psichico e

sociale: il gioco simbolico e di finzione viene considerato la prima esperienza di

astrazione mentale del bambino sulla quale poi si svilupperà il pensiero logico e

razionale. L’insieme dei servizi riservati all’infanzia comincia ad essere inteso come

espressione del Welfare State.

La scomparsa dell’infanzia: dal punto di vista economico, verso la fine degli anni

3- settanta inizia un periodo caratterizzato da ripetute crisi finanziarie, che

ciclicamente colpiscono gli Stati Uniti, l’Europa, il Giappone. Per la prima volta dalla

fine della Seconda guerra mondiale si assiste ad una cessione di sovranità

nazionale a favore di organismi sovranazionali: viene messa in discussione la

percezione dello status di cittadino nazionale. Dal punto di vista culturale, la

mutazione del capitalismo, da industriale e nazionale a finanziario e planetario, si

traduce nella diffusione su scala mondiale del consumismo: un insieme di abitudini

mentali e sociali fondato sull’acquisto e sul consumo di beni materiali e immateriali.

L’uomo non nasce consumatore, ma lo diventa solo grazie a un processo formativo

continuo, che fin dai primi giorni di vita lo stimola ad assumere la caratteristica

mentale e comportamentale tipica del consumatore, ovvero il bisogno di soddisfare

il desiderio di possesso di determinate merci ritenute in grado di renderlo felice.

L’infanzia viene travolta da questo consumismo. L’infanzia contemporanea è

un’infanzia multiculturale, perché i bambini di oggi saranno adulti in un mondo

multiculturale e nel quale le differenze culturali corrono il rischio di trasformarsi in

disuguaglianze. Vera educazione inetrculturale è quella che diventa parte costitutiva

del progetto educativo: creare le condizioni affinché le differenze non degenerino in

disuguaglianze. Negli stati colpiti dalla crisi, una dura politica di austerità ha colpito i

servizi sociali e sanitari di base, tra questi gli asili nido e le scuole dell’infanzia: si

può parlare, in questo scenario, di una scomparsa dell’infanzia nel mondo

contemporaneo.

L’infanzia è una condizione culturale le cui caratteristiche mutano nel tempo e nello spazio.

Con l’avvento dei consumi di massa, assistiamo ad una vera e propria mutazione culturale

o antropologica, cambiamento di atteggiamenti, abitudini mentali e comportamenti dei

bambini contemporanei in seguito alla precoce e prolungata esposizione ai prodotti

dell’industria culturale e dei consumi di massa. Il bambino di tre anni rappresenta un

soggetto in parte già formato da istanze estranee sia al contesto parentale sia a quello del

nido educativo. Il conformismo e l’individualismo sembrano essere gli effetti stabili e

duraturi della formazione del consumatore. Nella stuazione culturale attuale, i bambini

pervengono al reale attraverso l’astratto; l’esperienza concreta come vettore di

apprendimento viene completamente trascurata dalla formazione del consumatore a

favore di stimolazioni del tutto immaginarie.

Oggi la scuola dell’infanzia si proprone come ambiente educativo di apprendimento

alternativo e antagonista a quello promosso dai consumi di massa. L’attenzione si sposta

dalle singole attività didattiche all’organizzazione del contesto educativo di apprendimento,

a misura di bambino. Attenzione per la progettazione del contesto educativo:

progettazione dei tempi, spazi, relazioni, attività.

Il curricolo della scuola dell’infanzia è finalizzato a garantire a ogni bambino spazi e tempi

per potersi esprimere liberamente, sviluppare apprendimenti significativi e relazioni sociali

differenziate. Scuola dell’infanzia come scuola della società.

L’Italia occupa un posto di grande rilievo nel panorama internazionale per l’eccellenza

raggiunta nella riflessione pedagogica e nell’organizzazione didattica delle scuole

dell’infanzia. Queste eccellenze, però, non sono state in grado di guidare l’intero sistema

delle scuole dell’infanzia: molte sono ospitate in strutture fatiscenti; è diffusa una didattica

assistenziale o prescolastica; la formazione e retribuzione dei docenti non è paragonabile

agli standard europei.

Come spiegare questa contraddizione?

Incidenza del dato geografico (scuole dislocate nei vari punti d’Italia, dalla

- costa alla montagna, dalla campagna alla città). La grande varietà di

condizioni in cui possiamo trovare le scuole dell’infanzia ha ostacolato la

diffusione di una pedagogia e didattica di qualità. È impossibile applicare in

tutte le situazioni territoriali i medesimi schemi operativi.

Influenza dei molteplici soggetti istituzionali coinvolti nell’organizzazione delle

- scuole dell’infanzia (Chiesa, stato, enti locali, soggetti privati laici).

Questione del reclutamento e della formazione degli insegnanti.

- Questione organizzativa (nascita degli istituti comprensivi).

-

È necessario attendere il 1968 per avere la prima legge istitutiva della scuola materna

statale e il 1969 per i relativi Orientamenti per le attività educative.

Inizia la diffusione delle scuole dell’infanzia comunali. È l’alternativa laica e progressista al

primato cattolico nell’educazione dell’infanzia.

Tre poli di eccellenza italiani:

Reggio Children;

- Modello toscano con l’attività di ricerca dell’Istituto degli Innocenti;

- Modello lombardo sostenuto dai gruppi di ricerca dell’Ateneo di Pavia.

-

Questi tre casi sono accumunati da alcuni elementi di qualità:

La partecipazione sociale: sono attività radicate nel tessuto sociale all’interno

- del quale prendono vita. Il Comune diventa l’interlocutore privilegiato per


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.bini.96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e metodologie della valutazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Franceschini Giuliano.

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