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Curricolo nella scuola dell'infanzia: prospettive di ricerca e modelli operativi

Introduzione: costruire curricoli educativi

Il concetto di evoluzione è molto complesso. In ambito sociale, esso giustifica l’esclusione, l’emarginazione e la soppressione di altri popoli. In ambito economico, associato al mito del liberalismo, il concetto di evoluzione sottolinea che gli individui, le istituzioni, le nazioni e i popoli più ricchi e potenti hanno il diritto di sopravvivere e di trasmettere il loro patrimonio.

Il tipo umano al quale si rivolge l’ideologia economica liberista è l’homo consumens, un soggetto che possiede ideologie quali la competizione, la concorrenza, il profitto, il possesso e il consumo dei beni. Il mercato porta solo a disuguaglianze, sfruttamento, miseria e disagio sociale.

Un altro modo di concepire l’evoluzione è quello anticipato da Darwin, che considera l’uomo come un animale capace di coniugare la razionalità logica agli istinti sociali, la conoscenza con la condivisione, il benessere individuale con la distribuzione delle risorse. Il problema è che la razionalità non si trasmette per via genetica, ma per via culturale. Oggi è necessario educare alla razionalità e alla socialità, ovvero ai due caratteri che hanno consentito l’evoluzione della specie e delle varie culture umane.

I presupposti affinché si realizzi una mutazione alternativa a quella dell’homo consumens ci sono tutti: in Occidente, i comportamenti cooperativi e solidali sono molto diffusi e la formazione di base è un servizio universale. Si tratta dunque di transitare da un canone pedagogico e didattico orientato alla sola formazione di competenze, abilità e conoscenze (che si insegnano direttamente) a uno caratterizzato dall’intenzione di formare individui competenti, solidali, razionali, sociali, intelligenti e collaborativi (indirettamente, in tempi lunghi e distesi).

Con questi presupposti, prende campo l’idea di un curricolo evolutivo. Gli apprendimenti e gli insegnamenti indiretti coinvolgono attivamente il soggetto in formazione nella costruzione del curricolo formativo, affinché si possa sperimentare la razionalità e la socialità nella quotidianità scolastica, familiare e sociale. Un curricolo evolutivo rispetta e favorisce l’evoluzione di ogni alunno nel contesto in cui avviene al fine dell’evoluzione della specie.

Il contesto scolastico sembra particolarmente adatto all’attivazione di curricoli evolutivi. La scuola è un’istituzione comunitaria, cioè nella quale sono presenti le dimensioni del gruppo, della socialità e delle interazioni. Gli alunni sono poi sempre in relazione con un personale preparato per la loro formazione relazionale e sociale.

Perché molti denunciano il fallimento della scuola nella società contemporanea?

  • Perché molti paesi tagliano gli investimenti nell’istruzione;
  • Perché non si investe sulla formazione dei docenti;
  • Perché non vengono aggiornati i saperi, le discipline, le competenze, i contenuti da proporre alle nuove generazioni.

La prospettiva neoliberista applicata alla scuola (solo le scuole migliori e gli alunni più dotati avranno la meglio) determina un intervento dello Stato che consiste nel garantire un servizio minimo per coloro che non possono permettersi di pagare le rette degli istituti di qualità. In questo modo la formazione cessa di essere uno strumento di evoluzione della specie per trasformarsi in uno strumento che trasmette le disuguaglianze e che disgrega la specie anziché unirla.

In una prospettiva democratica, razionale e solidale, la formazione è laica e pubblica, aperta a tutti, dando a tutti le stesse opportunità. La formazione è un bene comune, necessario a ogni individuo per realizzarsi in quanto uomo e per questo non può essere ridotta a merce come nel caso del neoliberismo.

Insieme al nido educativo, la scuola dell’infanzia è il primo contatto dei bambini con l’istituzione formativa. La qualità della sua esperienza è in grado di influenzare l’intera carriera scolastica dei bambini. Essa è ormai frequentata dalla totalità dei bambini dai 3 ai 6 anni d’età ed è un servizio universale anche se non è obbligatoria. I bambini di questa fascia d’età attraversano uno dei periodi più importanti della loro vita, denso di occasioni formative che non si presenteranno mai più nel corso della loro vita.

Capitolo 1: partire dalla ricerca

Le pratiche didattiche sono efficaci nel momento in cui raggiungono obiettivi educativi individualmente e socialmente desiderabili. La questione dell’efficacia della pratica didattica è una domanda che l’insegnante si deve porre all’inizio, durante e al termine di un anno scolastico. L’organizzazione, la progettazione e la valutazione di un curricolo scolastico rappresentano una situazione problematica che i docenti si trovano a dover risolvere ogni anno, come un programma di ricerca. Organizzare e progettare l’offerta formativa significa prendere delle decisioni, delle scelte, selezionare delle metodologie.

La ricerca educativa si pone come elemento intermedio tra la mente dell’insegnante e l’azione didattica, affinché l’azione didattica non degeneri in comportamenti meccanici e abitudinari. Partire dalla ricerca per organizzare l’offerta formativa significa convertire l’attività di insegnamento in attività di ricerca attente alle dimensioni universali dell’educazione (formare un futuro uomo e cittadino) e particolari dell’azione didattica (facilitare i processi di apprendimento e socializzazione).

Migliorare l'offerta formativa

Per migliorare l’offerta formativa, bisogna individuare le aree della ricerca educativa contemporanea:

  • La ricerca teorica, finalizzata all’analisi dei concetti di infanzia, educazione, istruzione, formazione, insegnamento, curricolo;
  • La ricerca storica, orientata a comprendere i mutamenti delle condizioni di vita dell’infanzia, del funzionamento delle istituzioni dell’educazione per l’infanzia;
  • La ricerca sperimentale e operativa, relativa al funzionamento della mente infantile e all’elaborazione di tecniche affidabili per l’organizzazione e la valutazione dell’offerta formativa;
  • La ricerca internazionale sull’educazione prescolastica, che descrive le modalità di cura e di educazione per i bambini in età prescolare adottate in alcuni paesi.

La ricerca teorica è volta ad approfondire con strumenti teorici i concetti che stanno alla base della ricerca educativa. La teoria illumina la pratica, rivelandone aspetti teorici impliciti dei quali gli insegnanti possono essere inconsapevoli e incoraggiano l’insegnante nell’uso di linguaggi e termini specialistici.

Nell’ambito della ricerca teorica, le discipline di riferimento sono:

  • La pedagogia generale, che si occupa del concetto di infanzia nel contesto sociale contemporaneo e delle relative emergenze educative;
  • La didattica generale, che si occupa della storia e dell’epistemologia della didattica. Essa studia il funzionamento dei contesti formativi internazionali, degli aspetti generali e trasversali dell’insegnamento;
  • La filosofia dell’educazione, che si occupa dei valori che guidano l’educazione, del rapporto tra i mezzi e i fini dell’educazione.

Si tratta di tre settori tra loro strettamente connessi e legati con la pratica didattica e la ricerca sul campo. Ma soprattutto essi concorrono a definire una pedagogia e una didattica dell’infanzia in grado di studiare e prevenire l’evento didattico.

La riflessione e la ricerca rappresentano un riferimento essenziale per la formazione dei docenti e per l’organizzazione dei servizi formativi, perché consentono di legare il particolare, le singole situazioni educative, con l’universale, i concetti, i linguaggi e le pratiche generali.

La ricerca storica vuole comprendere lo sviluppo dei sistemi educativi e scolastici e dei saperi pedagogici. Infatti i processi formativi sono fenomeni storici prodotti dalla società umana in relazione alle diverse situazioni culturali nelle quali si realizzano. Non è possibile comprendere il ruolo della scuola dell’infanzia contemporanea senza conoscerne la storia. L’importanza della ricerca storica non si limita a riconnettere il presente con il passato, ma contribuisce alla formazione di un atteggiamento pedagogico, manipolabile a favore dell’insegnante. In quest’ottica oggi è possibile comprendere fenomeni educativi contemporanei e prevedere quelli futuri.

La ricerca sperimentale e operativa è fondamentale per la comprensione del funzionamento della mente dei bambini, per l’elaborazione di strategie e strumenti didattici validi e affidabili. Sono particolarmente rilevanti le ricerche svolte in ambito psicologico inerenti allo sviluppo della mente dei bambini, l’epistemologia genetica di Piaget, le ricerche di Bruner e le indagini sul funzionamento dei processi mentali. Siccome nella scuola dell’infanzia la mente dei bambini attraversa un momento di forte sviluppo, l’insegnante deve conoscere i risultati di tali ricerche per impostare le attività didattiche.

Piaget affrontò il complicato rapporto tra sviluppo cognitivo e sociale e pratica didattica. Lo sviluppo procede in relazione alla qualità delle stimolazioni ambientali. In questa prospettiva, le conoscenze pedagogiche da un lato consentono di rivelare il livello di sviluppo di ogni bambino, dall’altro indicano agli insegnanti come progettare ed elaborare le proposte didattiche.

La scuola dell’infanzia è un punto di osservazione del rapporto esistente tra ricerca e pratica. I risultati della ricerca psicologica possono essere utilizzati per legittimare le scelte didattiche.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

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