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Capitolo1: Partire dalla ricerca

Le pratiche didattiche sono efficaci nel momento in cui raggiungono obiettivi educativi

individualmente e socialmente desiderabili.

La questione dell’efficacia della pratica didattica è una domanda che l’insegnante si deve porre

all’inizio, durante e al termine di un anno scolastico. L’organizzazione, la progettazione e la

valutazione di un curricolo scolastico rappresentano una situazione problematica che i docenti si

trovano a dover risolvere ogni anno, come un programma di ricerca. Organizzare e progettare

l’offerta formativa significa prendere delle decisioni, delle scelte, selezionare delle

metodologie.

La ricerca educativa si pone come elemento intermedio tra la mente dell’insegnante e l’azione

didattica, affinché l’azione didattica non degeneri in comportamenti meccanici e abitudinari.

Partire dalla ricerca per organizzare l’offerta formativa significa convertire l’attività di

insegnamento in attività di ricerca attente alle dimensioni universali dell’educazione (formare

un futuro uomo e cittadino) e particolari dell’azione didattica (facilitare i processi di

apprendimento e socializzazione).

Per migliorare l’offerta formativa, bisogna individuare le aree della ricerca educativa

contemporanea:

1. la ricerca teorica, finalizzata all’analisi dei concetti di infanzia, educazione, istruzione,

formazione, insegnamento, curricolo…;

2. la ricerca storica, orientata a comprendere i mutamenti delle condizioni di vita dell’infanzia,

del funzionamento delle istituzione dell’educazione per l’infanzia…;

3. la ricerca sperimentale e operativa, relativa al funzionamento della mente infantile e

all’elaborazione di tecniche affidabili per l’organizzazione e la valutazione dell’offerta

formativa;

4. la ricerca internazionale sull’educazione prescolastica, che descrive le modalità di cura e di

educazione per i bambini in età prescolare adottati in alcuni paesi.

La ricerca teorica è volta ad approfondire con strumenti teorici i concetti che stanno alla base

della ricerca educativa. La teoria illumina la pratica, rivelandone aspetti teorici impliciti dei

quali gli insegnanti possono essere inconsapevoli e incoraggiano l’insegnante nell’uso di linguaggi

e termini specialistici.

Nell’ambito della ricerca teorica, le discipline di riferimento sono:

la pedagogia generale, che si occupa del concetto di infanzia nel contesto sociale

• contemporaneo e delle relative emergenze educative;

la didattica generale, che si occupa della storia e dell’epistemologia della didattica. Essa

• studia il funzionamento dei contesti formativi internazionali, degli aspetti generali e

trasversali dell’insegnamento;

la filosofia dell’educazione, che si occupa dei valori che guidano l’educazione, del rapporto tra

• i mezzi e i fini dell’educazione.

Si tratta di tre settori tra loro strettamente connessi e legati con la pratica didattica e la ricerca

sul campo. Ma soprattutto essi concorrono a definire una pedagogia e una didattica dell’infanzia

in grado di studiare e prevenire l’evento didattico.

La riflessione e la ricerca rappresentano un riferimento essenziale per la formazione dei docenti

e per l’organizzazione dei servizi formativi, perché consentono di legare il particolare, le singole

situazioni educative, con l’universale, i concetti, i linguaggi e le pratiche generali.

La ricerca storica vuole comprende lo sviluppo dei sistemi educativi e scolastici e dei saperi

pedagogici. Infatti i processi formativi sono fenomeni storici prodotti dalla società umana in

relazione alle diverse situazioni culturali nelle quali si realizzano. Non è possibile comprendere il

ruolo della scuola dell’infanzia contemporanea senza conoscerne la storia. L’importanza della

ricerca storica non si limita a riconnettere il presente con il passato, ma contribuisce alla

formazione di un atteggiamento pedagogico, manipolabile a favore dell’insegnante. In

quest’ottica oggi è possibile comprendere fenomeni educativi contemporanei e prevedere quelli

futuri.

La ricerca sperimentale e operativa è fondamentale per la comprensione del funzionamento

della mente dei bambini, per l’elaborazione di strategie e strumenti didattici validi e affidabili.

Sono particolarmente rilevanti le ricerche svolte in ambito psicologico inerenti allo sviluppo

della mente dei bambini, l’epistemologia genetica di Piaget, le ricerche di Bruner e le indagini

sul funzionamento dei processi mentali. Siccome nella scuola dell’infanzia la mente dei bambini

attraversa un momento di forte sviluppo, l’insegnante deve conoscere i risultati di tali ricerche

per impostare le attività didattiche. 2

Piaget affrontò il complicato rapporto tra sviluppo cognitivo e sociale e pratica didattica. Lo

sviluppo procede in relazione alla qualità delle stimolazioni ambientali. In questa prospettiva, le

conoscenze pedagogiche da un lato consentono di rivelare il livello di sviluppo di ogni bambino,

dall’altro indicano agli insegnanti come progettare ed elaborare le proposte didattiche.

La scuola dell’infanzia è un punto di osservazione del rapporto esistente tra ricerca e pratica. I

risultati della ricerca psicologica possono essere utilizzati per legittimare le scelte didattiche.

Per risolvere la questione del rapporto tra offerta formativa e sviluppo psicologico dei bambini,

nasce e si sviluppa l’osservazione dei bambini nei contesti educativi. Il metodo dell’osservazione

non deve essere applicato solo nei confronti dei bambini, ma anche nei confronti dell’insegnante

e dei rapporti bambino-insegnante. La capacità di osservare i bambini, gli insegnanti, le

situazioni didattiche si apprende nel tempo, attraverso una progressiva pratica guidata.

Più recentemente, gli studi sulla valutazione dei contesti educativi nella scuola dell’infanzia

hanno dato vita a scale di valutazione finalizzate a conoscere l’organizzazione della scuola

dell’infanzia. Nella scuola dell’infanzia, ogni momento, ogni luogo e ogni interazione hanno la

stessa importanza per il bambino. Valutare significa determinare la qualità delle scelte. Il

curricolo viene inteso come un dispositivo educativo in continuo movimento.

Tra le tante ricerche internazionali sull’educazione prescolastica, dedichiamo attenzione:

1. Educazione e cura della prima infanzia in Europa: ridurre le disuguaglianze sociali e

culturali;

2. Come cambia la cura dell’infanzia. Un quadro comparativo dei servizi educativi e della cura

per la prima infanzia nei paesi economicamente avanzati.

Entrambi i documenti elaborano analisi e proposte sulle modalità di educazione dell’infanzia a

partire da ricerche nazionali e internazionali sull’educazione prescolastica. Inoltre entrambi i

documenti affrontano la questione dell’educazione prescolare attraverso una prospettiva

culturale e pedagogica contemporanea.

Entrambe le ricerche evidenziano che il ricorso ai servizi dell’infanzia interessa la quasi totalità

bambini dei paesi industrializzati (più del 90% in Europa). Sono servizi universali, utilizzati da

quasi tutte le famiglie con bambini in età prescolare e di importanza strategica per lo sviluppo

sociale ed economico di ogni paese. Gli Stati hanno il dovere di garantire a tutti l’accesso a tali

servizi e di assicurarne la qualità. In particolare è necessario assicurare la cura, cioè i bisogni

socio-affetti, e l’educazione, cioè le potenzialità di sviluppo cognitivo. Una scuola dell’infanzia

che assicura equilibrio tra cura ed educazione è un’opportunità formativa di grande valore.

L’educazione prescolastica universale presenta potenzialità e rischi.

Le potenzialità sono assicurare ai bambini un percorso formativo equilibrato ed evolutivo: la

capacità di autoregolazione delle emozioni e delle relazioni con gli altri e lo sviluppo delle

competenze emergenti.

I rischi invece sorgono se i tempi della scolarizzazione precoce superano quelli delle relazioni

parentali. In questo caso i benefici precedenti non si verificano, ma potrebbero sorgere dei

problemi socio-affettivi, di dialogo, emotivi. Al fine di evitare ciò, è necessario un giusto

equilibrio tra i tempi delle relazioni parentali e i tempi dell’educazione della scuola

dell’infanzia.

Le due argomentazioni vogliono proporre dei fattori di qualità in grado di trasformare i servizi

educativi per l’infanzia in occasioni di formazione. Distinguiamo quindi:

i fattori della qualità di processo, cioè l’insieme delle qualità dell’esperienza educativa, della

• didattica, del rapporto genitori-bambini… . Per lo sviluppo delle qualità di processo, è

necessario offrire ai bambini delle occasioni di apprendimento indirette centrate sulle loro

esigenze, organizzare un ambiente educativo idoneo e proporre attività autentiche.

i fattori della qualità di struttura, cioè l’insieme delle condizioni più statiche, strutturali,

• come la preparazione del docente, gli investimenti nella scuola, la qualità delle strutture… .

Per lo sviluppo delle qualità di struttura, è necessario una buona retribuzione (che garantisce

una maggiore stabilità, serenità e sicurezza del docente nel luogo di lavoro) e preparazione

universitaria a lungo termine (che garantisce una qualità didattica) degli insegnanti.

È necessario sottolineare la relazione tra ricerca pedagogica e sviluppo delle istituzioni

educative. La ricerca deve sempre fare i conti con la dimensione politica ed economica: senza la

volontà politica e la disponibilità economica, i risultati della ricerca vengono ridotti a pura

retorica per organizzare i convegni. Le due ricerche infatti sono state diffuse agli inizi di una

crisi economica che dura tutt’oggi: in un simile contesto, la riflessione sui servizi educativi è

centrale per comprendere gli effetti di politiche economiche restrittive.

Capitolo2: Finalità della scuola dell’infanzia dalla modernità ai giorni nostri 3

Per comprendere le finalità della scuola dell’infanzia contemporanea è necessario analizzare il

panorama sociale, culturale, pedagogico e didattico nel quale si inseriscono le prime istituzioni

prescolastiche e come esse si sono sviluppate durante la modernità.

La scoperta dell’infanzia è collocabile agli albori della modernità, quando inizia a prendere vita

l’dea dell’infanzia come momento autonomo e specifico della vita dell’uomo.

L’esigenza di organizzare delle istituzioni prescolastiche si afferma in Europa durante il

passaggio da una società contadina ad una industrializzata collocabile nella prima parte della

modernità, per poi realizzarsi tra l’Ottocento e il Novecento. L’avvento delle prime industrie e

dell’urbanizzazione fanno sorgere la necessità di un’istituzione dedicata specificatamente ai

bambini molto piccoli: nascono così i primi asili per l’infanzia, le sale di custodia, le scuole

materne e si sviluppano una pedagogia e una didattica per l’infanzia orientate verso un discorso

scientifico e psicologico. I bambini non rappresentano più una fonte di forza lavoro da utilizzare

per aumentare il reddito, ma sono dei soggetti sui quali investire, dal punto di vista

dell’istruzione, per assicurargli un futuro dignitoso e per proseguire l’ascesa sociale della

famiglia d’origine.

Ma per molto tempo asili e sale di custodia restano luoghi malsani e inospitali, gestiti da

personale spesso poco preparato o inadeguato. Tuttavia, la pedagogia moderna per l’infanzia

detiene il primato di originalità e innovatività: Comenio segna il passaggio dalla pedagogia

antica a quella moderna, Maria Montessori si occupa più sotto un punto di vista scientifico

dell’organizzazione delle Case dei bambini, Rousseau privilegia accanto alla riflessione teorica

l’impegno operativo sul campo, Aporti apre la prima scuola infantile in Italia, Froebel idea i

Giardini d’infanzia, le sorelle Agazzi fondano un asilo nido internazionale. Tutti loro sono uniti

da:

- la volontà di migliorare le condizioni di vita dei bambini, cioè diminuire la mortalità infantile,

l’abbandono minorile e lo sfruttamento del lavoro minorile;

- l’intento di migliorare la società, attraverso l’educazione dei più piccoli, in direzione del

progresso;

- l’organizzazione di esperienze educative concrete, strutturate in base a principi e riflessioni

pedagogiche e didattiche.

A partire dal Seicento è possibile assistere alla “scoperta dell’infanzia”: l’infanzia non è più una

miniatura dell’età adulta, ma è uno stadio della vita umana caratterizzato da specifiche forme

di comportamento e particolarmente sensibile alle influenze derivanti dall’ambiente esterno.

L’educazione dei bambini è un processo graduale al quale devono corrispondere determinate

attività didattiche. Anche il gioco, inteso come un’attività tipica dei bambini, può essere un

potente strumento didattico a disposizione degli educatori. Pure il lavoro è un’attività didattica

che serve ad orientare il comportamento dei piccoli verso le abitudini degli adulti. Gioco e

lavoro dimostrano che i bambini molto piccoli imparano facendo, non ascoltando. Per realizzare

ciò sono necessari materiali didattici idonei a sollecitare i processi di apprendimento infantile,

che possono essere strutturati come quelli di Maria Montessori o non strutturati come le

cianfrusaglie delle sorelle Agazzi. In entrambi i casi i bambini apprendono attivamente nella

relazione con gli oggetti. L’ambiente scolastico deve essere organizzato a misura di bambino, in

grado di facilitare l’autoeducazione. Affinché ciò si realizzi, è necessario un insegnante

specialista ed esperto nei processi formativi. Infatti il lavoro dell’insegnante non consiste solo

nel custodire i bambini durante il periodo lavoro dei genitori, ma consiste anche nello sviluppo

della socialità dei bambini.

La liberazione dell’infanzia coincide con il periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. La

scuola dell’infanzia, prima gestita da ordini religiosi, diventa un servizio sociale e pedagogico

pubblico e statale, destinato alle famiglie e ai bambini di ogni classe sociale. La Seconda guerra

mondiale portò alla morte di molti bambini. Quelli sopravvissuti rimasero invalidi, mutilati o

orfani.

Solo dopo la Seconda guerra mondiale possiamo parlare di una vera e propria scoperta

dell’infanzia, intesa come una liberazione dell’infanzia, poiché i bambini vengono riconosciuti

come soggetti giuridici che hanno dei diritti.

Questa nuova sensibilità dell’infanzia si sviluppa di pari passo all’emancipazione della donna,

alla quale è consentito lasciare negli asili i loro bambini affinché possano dedicarsi al lavoro, in

mancanza del marito morto o invalido di guerra. Inoltre si assiste ad una forte ripresa economica

che porta un miglioramento delle condizioni di vita.

Anche la diffusione delle ricerche psicologiche in età evolutiva favoriscono il successo della

scuola dell’infanzia. La psicologia dello sviluppo diventa fondamentale per la formazione degli 4

insegnanti: l’insegnante non conosce più solo i contenuti da insegnare, ma conosce anche gli

stadi evolutivi della mente degli alunni e le proposte didattiche. Le ricerche sulle dinamiche

evolutive del bambino insistono sull’importanza decisiva dei primi anni di vita nella

strutturazione della personalità e nell’evoluzione del sistema cognitivo.

La scomparsa dell’infanzia è un’espressione con la quale vogliamo riferirci alla condizione

attuale dell’infanzia, sempre più assediata dai prodotti del consumismo di massa, con sempre

meno tempo a disposizione per le relazioni parentali e con l’ambiente naturale.

Dal punto di vista economico, verso la fine degli anni 70 inizia un periodo caratterizzato da crisi

finanziarie. Il capitalismo, fondato sulla produzione e sulla vendita di beni di consumo di massa,

diventa un sistema di organizzazione delle relazioni economiche mondiali. Poche società

multinazionali producono i beni di consumo per poi rivenderli in tutto il mondo. Il cittadino è

quindi obbligato ad obbedire alle direttive provenienti da organismi sovranazionali.

Dal punto di vista culturale, si diffonde il fenomeno del consumismo, inteso come una serie di

abitudini mentali e sociali fondato sull’acquisto e sul consumo di beni. Il consumatore è il

bersaglio della pubblicità, che vogliono orientare e suscitare negli individui un continuo bisogno

di consumo. Se così non fosse, il capitalismo svanirebbe.

Capiamo quindi che l’uomo non nasce consumatore, ma lo diventa solo grazie ad un processo

formativo continuo, che fin dai primi giorni di vita lo stimola al bisogno di soddisfare il desiderio

di determinate merci ritenute in grado di renderlo felice.

L’infanzia viene travolta da questo processo produttivo-formativo. Un consumatore formato fin

da piccolo sarà probabilmente un consumatore fedele e sempre più ricettivo alle proposte

offerte.

Siccome i bambini di oggi saranno adulti in un mondo multiculturale, possiamo considerare

l’infanzia contemporanea come un’infanzia multiculturale. La vera educazione interculturale è

quella che diventa parte costitutiva del progetto educativo. Tutte le fasi del progetto educativo,

dalla scelta degli argomenti all’allestimento degli spazi, devono essere adeguate al fine di

creare le condizioni affinché le differenze non degenerino in disuguaglianze. La scuola

dell’infanzia è un contesto particolarmente efficace, poiché data la giovane età dei bambini è

probabile che gli stereotipi razzisti non ci siano ancora.

Ai giorni d’oggi, negli Stati colpiti dalla crisi è presente una politica inefficiente per far ripartire

l’economia, tagliando i fondi ai servizi sociali e sanitari di base, pubblici e gratuiti. Tra questi gli

asili nido e le scuole dell’infanzia, che cominciano ad avere costi inaccessibili per molte

famiglie. Anche la disoccupazione è un problema: una famiglia composta da membri in parte o

del tutto disoccupati non ha il reddito sufficiente per garantire ai bambini cibo e assistenza

sanitaria. Negli Stati in guerra invece i bambini, se sopravvivono alla fame e alle malattie,

muoiono sotto colpi di armi.

In conclusione, l’infanzia viene sottomessa, nei paesi a economia avanzata, dalla cultura

consumistica, mentre nei paesi in guerra, i bambini rischiano la vita quotidianamente. Per

questo si può parlare di una scomparsa dell’infanzia dal mondo contemporaneo.

Nello scenario contemporaneo, la scuola dell’infanzia è una scuola antagonista alla formazione

del consumatore. I bambini di oggi subiscono una precoce, prolungata e intensa esposizione ai

prodotti dell’industria culturale e dei consumi di massa. Lo scopo di questo complesso intreccio

di stimolazioni è sempre e solo quello di sviluppare comportamenti di acquisto di oggetti sempre

nuovi. Il consumismo è così potente oggi, anche perché si basa su una strategia precoce e

intensa. I messaggi dell’industria culturale e dei consumi di massa sono sempre quasi finalizzati

all’esaltazione del narcisismo e dell’egocentrismo dell’individuo.

La scuola dell’infanzia si pone oggi come ambiente educativo di apprendimento alternativo e

antagonista a quello promosso dall’industria culturale e dei consumi di massa. Se l’ambiente

culturale esterno alla scuola dell’infanzia è a misura del consumatore, all’interno della scuola è

necessario organizzare un ambiente formativo a misura del bambino, ovvero in grado di

riconoscere le reali esigenze infantili e orientare i comportamenti dei bambini verso obiettivi

socialmente e individualmente desiderabili. Inoltre è bene interagire con i genitori, per

comprendere le abitudini di vita e condividere con loro una cultura sana, dedicata alla

solidarietà, all’altruismo e alla generosità.

Le riflessioni proposte finora possono essere riferite al panorama europeo. Il contesto italiano

rappresenta un’occasione per verificare direttamente quanto l’organizzazione dei servizi

educativi per l’infanzia sia sensibile ai contesti storici, culturali, sociali, politici ed economici.

Da una parte, l’Italia occupa un posto di grande rilievo nel panorama internazionale se si pensa

alle recenti esperienze innovative ed eccellenti che sono state e sono tutt’ora oggetto di studio 5


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2015-2016

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