Progettare per unità di competenza nella scuola primaria
Dalle indicazioni nazionali alla didattica nella scuola primaria
Giuliano Franceschini
La normativa scolastica non è un testo normativo qualunque. Nonostante preveda molti atti prescrittivi prevede anche al suo interno dei documenti di natura orientativa cioè che suggeriscono, propongono un possibile ventaglio di comportamenti.
È questo il caso delle indicazioni nazionali per il curricolo nella scuola dell'infanzia e del primo ciclo del 2012. Il carattere orientativo delle indicazioni ha una natura politica e pedagogica. Dal punto di vista politico dobbiamo riconoscere che l'istruzione scolastica è un fenomeno sociale complesso dove si integrano diritti e doveri appartenenti a più soggetti. Dal punto di vista pedagogico vediamo che ogni classe è un gruppo sociale irripetibile composto da singolarità individuali. Ecco che diventa difficile pensare a delle norme valide sempre e per tutti.
Le leggi come sottolineato in passato da Dewey hanno un valore indiretto. Questo valore consiste nel provvedere gli strumenti intellettuali che saranno usati dall'educatore. Le indicazioni necessitano di uno studio e di un impianto metodologico che ruota attorno a diverse prospettive:
- Una prospettiva storico-culturale, necessaria per cogliere le relazioni tra la cultura contemporanea e le scienze pedagogiche operate per scrivere le indicazioni.
- Una prospettiva pedagogica e filosofico-educativa, utile per individuare una visione generale il ruolo e le funzioni della scuola.
- Una prospettiva didattica, finalizzata a cogliere gli orientamenti metodologici che dovrebbero essere alla base delle attività didattiche.
Lo scopo di un simile impianto metodologico è quello di facilitare una lettura delle indicazioni di tipo metacognitivo costruttivo e critico. In questo capitolo si tenta una lettura delle indicazioni attraverso gli occhi della didattica generale utilizzando tre dispositivi metodologici:
- La metacognizione (conoscenza che l'individuo ha dei propri processi cognitivi esempio: controllo esecutivo con cui progetta verifica e valuta un'attività cognitiva).
- Il costruttivismo (operare una soggettiva costruzione di significato).
- La critica.
Le indicazioni sono organizzate in due sezioni dipendenti tra di loro:
- Una prima parte nella quale vengono presentati i riferimenti sociali e culturali di fondo.
- Una seconda parte, distinta per ordini di scuola, nella quale vengono indicati in modo dettagliato i traguardi formativi per lo sviluppo delle competenze, gli obiettivi di apprendimento e, a grandi linee, le indicazioni metodologiche necessarie a raggiungerli.
In questo capitolo verrà analizzata in particolare la prima parte del testo delle indicazioni. La struttura di questo capitolo è articolata in 4 sezioni:
- La prima sul rapporto esistente tra cultura scuola e persona descritto nella prima parte delle indicazioni.
- La seconda è centrata sugli articoli della Costituzione che affrontano il tema dell'istruzione.
- La terza è una riflessione pedagogica e didattica sulle finalità e le metodologie proposte nelle indicazioni.
- L'ultima parte prevede un'analisi dedicata alla storia.
Cultura, scuola, persona: dalla scuola classista alla scuola democratica
In tutta la prima parte della storia della scuola italiana & in particolare nel periodo della sua istituzione (legge Casati 1859-fine della dittatura fascista), il rapporto tra cultura scuola e persona vedeva la scuola come uno spazio specifico e isolato dal contesto che lo circonda. La Scuola italiana nasce considerando come modello le scuole europee. Il processo di formazione degli stati nazionali europei, avviato alla fine della guerra dei Trent'anni, vede la scuola statale sottrarre alle istruzioni religiose il primato sulla formazione. La scuola statale viene organizzata in modo centralizzato e capillare. Questo centralismo burocratico è la caratteristica più evidente delle scuole europee e verrà assorbito anche da quelle del Regno d'Italia.
Il rapporto tra istruzione ed educazione nei regimi politici liberali e autoritari riconosce l'importanza del tempo si teme il rischio dell'emancipazione del popolo. Questo dualismo di fondo genera un sistema formativo classista e selettivo finalizzato a distribuire solo minime conoscenze di base alla maggior parte della popolazione, eliminando il più precocemente possibile gli alunni in difficoltà, nella maggior parte dei casi provenienti dalle classi meno abbienti.
L'altro fronte attraverso il quale la scuola cerca di limitare gli effetti emancipativi è quello dei contenuti e dei metodi di insegnamento. Tutto ciò che si insegna viene piegato agli interessi nazionali e agli interessi delle classi dominanti. I contenuti dell'insegnamento venivano così utilizzati in senso moralistico per indurre nei giovani un atteggiamento passivo.
Nello scenario liberale e fascista, dunque, la cultura viene intesa come l'insieme di conoscenze e di comportamenti stabiliti dalla classe dominante e finalizzati a mantenere un ordine sociale rigidamente suddiviso in classi separate. La scuola è un organismo amministrativo centralizzato finalizzato a trasmettere la cultura dominante attraverso una forte selezione di ingresso & in itinere oltre che in uscita degli alunni. La persona è considerata come un cittadino completamente formato alla cultura dominante in base alla classe sociale di appartenenza.
Nel dopoguerra, probabilmente come reazione alla disastrosa esperienza nel regime totalitario, inizia un percorso di ripensamento del ruolo dell'educazione e dei diritti dei bambini che ritroviamo anche nella nostra Costituzione. In primo luogo, i termini cultura persona non sono più separati perché la cultura non è qualcosa che esiste solo all'esterno della scuola. Su questo si espresse Antonio Gramsci sottolineando che l'educazione e l'istruzione non hanno più il ruolo di conformare gli individui per trasformarli in sudditi ma mirano a formare cittadini liberi consapevoli e responsabili.
Nella scuola democratica tutti hanno diritto al successo formativo e la scuola rappresenta una piccola comunità democratica con i suoi organi di governo, ossia gli organi collegiali. La scuola diventa un luogo dove si ricerca continuamente la verità su base scientifica e le conoscenze non sono semplici nozioni da apprendere ma strumenti per favorire lo sviluppo di competenze che permettono al singolo di orientarsi in modo autonomo. In uno Stato democratico educazione e istruzione non sono intese in modo contraddittorio. Lo stato non ha paura dell'educazione, intesa come promozione degli atteggiamenti e comportamenti razionali, né dell'istruzione intesa come apprendimento di conoscenze vere e sviluppo di competenze autentiche.
Gli articoli della Costituzione e il ruolo dell'istruzione
La consapevolezza del disastro post bellico, spinse i padri costituenti a dedicare molto spazio all'istruzione in tutto il testo della Carta. Ecco gli articoli che implicano in qualche misura un riferimento alla scuola e all'istruzione:
- Articolo 3: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano l'uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Come insegnanti cogliamo l'invito a considerare tutti gli alunni uguali in termini di diritto all'accesso all'istruzione e al successo formativo (alunni come cittadini dalla nascita).
- Articolo 4: Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società. Ai tempi delle società statiche e suddivise in rigide classi ogni individuo ereditava senza via di scampo la professione dei genitori. La scuola obbligatoria e gratuita consente a tutti di accedere ad ogni grado di istruzione.
- Articolo 9: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Questo articolo cerca di affrontare un problema preciso: La storia culturale dell'Italia e le sue eccellenze non sono diventate un patrimonio comune, condiviso e conosciuto da tutto il paese. La cultura è stata trasmessa in modo pedante e respingente, la scuola è stata organizzata in modo selettivo e classista, i finanziamenti sono stati insufficienti. L'Italia possiede un vero e proprio patrimonio. Tuttavia, come suggerisce il termine, un patrimonio è una realtà deteriorabile. In questo caso, il ruolo della scuola è duplice: Diffondere la conoscenza di tale patrimonio & educare al rispetto dei Beni Ambientali e artistici attraverso una riflessione continua sui comportamenti individuali.
- Articolo 11: L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla sovranità degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Si riconosce nella guerra un oggetto fondamentale dell'insegnamento scolastico, anche nella scuola primaria. Favorire un approccio razionale a questo tema, rivelandone le cause economiche e politiche spesso nascoste, permette di introdurre elementi di cittadinanza attiva. È legato anche all'ambito della didattica in classe inerente la gestione dei conflitti interni ai gruppi.
- Articolo 21: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Questo articolo si lega all'importanza delle competenze linguistiche. Non c'è democrazia senza competenze linguistiche perché la verità e la razionalità richiedono sempre l'uso corretto della lingua. Ecco l'importanza dell'educazione linguistica e delle competenze comunicative in madrelingua elemento che le indicazioni ribadiscono in più punti. Il giusto utilizzo della lingua viene stimolato da tutti gli insegnanti che insegnano parlando e scrivendo quotidianamente.
- Articolo 30: È dovere e diritto dei genitori mantenere istruire ed educare i figli anche se nati fuori dal matrimonio. In caso di incapacità dei genitori la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. L'articolo 30 stabilisce la corresponsabilità tra scuola e famiglia nell'educazione dei bambini. Si parla di un diritto-dovere da parte dei genitori: Dovere di consentire ai loro figli di frequentare la scuola, diritto di avere un sistema formativo in grado di soddisfare le loro esigenze formative. Lo stato si impegna a sostituirsi ai genitori in caso di una loro incapacità.
- Articolo 33: L'arte e la scienza sono libere e libero né è l'insegnamento. La repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. I costituenti dispongono la libertà di insegnamento collegandola alla libertà della scienza e dell'arte. L'insegnamento è una pratica scientifica e nel contempo artistica: è sistematica e razionale, basata sull'evidenza sperimentale ma allo stesso tempo legata a peculiarità comunicative culturali. La libertà di insegnamento di un docente è legata alla possibilità di utilizzare diverse metodologie didattiche riconosciute dalla comunità scientifica e dagli insegnanti, con lo scopo di realizzare un successo formativo per tutti gli alunni. Si tratta quindi di una libertà funzionale. Importante è anche la collegialità dell'insegnamento: l'insegnante non è un professionista solitario ma spetta alla comunità scolastica decidere le scelte di fondo.
- Articolo 34: La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze. Con la semplice espressione iniziale "la scuola è aperta a tutti" viene sottolineato il carattere della scuola democratica che si apre all'ambiente che la circonda e non è ostile agli alunni, anzi si propone di aiutarli tutti senza distinzione. Un tale obiettivo può essere raggiunto solo con una scuola gratuita oltre che obbligatoria. Capacità e merito, soprattutto in età evolutiva, dipendono in larga misura dalle condizioni economiche e culturali nei quali i bambini vivono ed è compito della Repubblica rimuovere gli eventuali ostacoli.
Evoluzione storica e pedagogica della scuola italiana
Nel 1955 vengono promulgati i programmi per la scuola elementare rimasti in vigore fino al 1985. Un testo che esprime una pedagogia di stampo cattolico che assegna, ancora una volta, un ruolo centrale alla religione cattolica nel curricolo scolastico e ripropone un'idea di bambino astratta. Un ritorno al passato se si pensa ai programmi del 1945 molto più laici e sperimentali.
Nel 1962 viene istituita la scuola media nazionale unica e gratuita, necessaria ad assicurare il completamento dell'obbligo scolastico. Nel 1968 viene istituita la scuola materna statale anch'essa gratuita.
Si arriva poi al 1974, anno dei decreti delegati che, di fatto, riformano la scuola trasformandola definitivamente in un organo democratico. Essi scardinano l'organizzazione verticistica e autoritaria dell'organizzazione scolastica e introducono la pratica della legalità in tutti i livelli decisionali. Anche gli ispettori hanno un ruolo più pedagogico e didattico anziché burocratico: coordinano centro e periferia, ministero e singole scuole.
Inoltre, i decreti delegati prescrivono la programmazione educativa e didattica e la valutazione formativa. Introducono la pratica della sperimentazione con gli istituti regionali per la ricerca e la sperimentazione educativa.
Dagli anni 70 in poi si comincia a sentire l'influsso della cultura industriale. È il periodo delle grandi industrie automobilistiche, delle catene di montaggio e della rigida divisione del lavoro. Nella scuola programmazione e valutazione assumono un significato nuovo: la programmazione didattica serve per adeguare le richieste e le proposte dei programmi nazionali alle esigenze locali e individuali. La valutazione, oltre a rilevare la qualità e la quantità di apprendimenti maturati dal soggetto, è uno strumento in grado di regolare la proposta didattica in base alle risposte del gruppo classe o del singolo alunno.
La pedagogia e la didattica italiana dell'epoca vedevano l'istruzione pubblica come un mezzo per consentire a tutti i migliori risultati possibili. Su questo aspetto si trovavano d'accordo forze centriste e di sinistra e questo permise l'approvazione dei Programmi per la scuola media del 1979, i programmi per la scuola primaria del 1985, gli Orientamenti per le attività educative nella scuola dell'infanzia del 1991.
Si tratta di testi completamente diversi dai precedenti, nuovi testi in cui la programmazione e la valutazione occupano un posto centrale. I programmi del 1985 introducono il concetto di alfabetizzazione culturale ovvero la padronanza di linguaggi simbolico-culturali necessaria ad interpretare la complessità sociale che ci circonda. L'apoteosi di questo indirizzo pedagogico viene raggiunto con gli orientamenti per le attività educative del 1991, un documento pedagogico e didattico di rara chiarezza. La scuola dell'infanzia ha una propria specificità pedagogica & organizzativa circa la gestione quotidiana dei tempi e degli spazi. La scuola dell'infanzia inoltre si configura come una scuola per la formazione dell'identità, caratterizzata da una didattica diretta e organizzata per campi di esperienza.
A partire dal 1974 sull'onda delle innovazioni proposte dai decreti delegati il sistema formativo italiano tende a riunificarsi. La riunificazione degli ordini di scuola si svolge attraverso due canali: uno pedagogico e uno amministrativo.
- Pedagogico: Dal punto di vista pedagogico le leggi insistono sulla continuità educativa ovvero sulla necessità di evitare gli elevati tassi di dispersione scolastica.
- Amministrativo: Dal punto di vista amministrativo nel 1994 si istituiscono i primi istituti comprensivi formati da scuole dell'infanzia primarie e secondarie di primo grado e presiedute da un solo dirigente scolastico.
A favore di una scuola inclusiva per tutti nel 1977 si ha l'abolizione delle classi differenziali e la sostituzione della pagella in voti con la scheda di valutazione attraverso giudizi scritti. L'ultimo tassello è rappresentato dall'autonomia scolastica che, non a caso, viene deliberata nel marzo del 1999. Il DPR numero 275 completa il percorso di sviluppo della scuola democratica di massa. Con l'autonomia scolastica si supera definitivamente il modello scolastico centralistico e questo consente alle singole scuole di elaborare proposte formative che, pur nel rispetto degli obiettivi nazionali obbligatori, offrono percorsi didattici alternativi e personalizzati. L'offerta formativa diventa così una tra le tante presenti nel territorio per cui è necessario costruire alleanze con gli amministratori comunali e con gli altri dirigenti scolastici del territorio.
Le proposte pedagogiche e didattiche delle indicazioni nazionali
Le indicazioni parlano di uno scenario sociale complesso. Viene sottolineato il policentrismo formativo come caratteristica saliente del panorama culturale contemporaneo. La scuola è solo uno dei tanti centri formativi che il soggetto incontra durante la sua vita quotidiana e, il compito della scuola, è proprio quello di dare un quadro formativo d'insieme alle tante stimolazioni ricevute. I rapporti tra docenti, alunni e genitori non sono più scontati ma devono essere faticosamente costruiti. Anche il rapporto con i contenuti culturali deve essere aggiornato vivendo in una situazione nella quale locale e globale si intersecano di continuo anche grazie alle nuove tecnologie. La sezione delle indicazioni nazionali dal titolo per un nuovo umanesimo sottolinea l'importanza di una visione diversa della formazione.
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