1 Un campo d'indefinizione
Uno dei principali problemi degli studi sui “nuovi media” sta proprio nella definizione
dell'oggetto di studio. In particolare si tratta di definire in cosa consiste la “novità” nei
confronti del sistema dei media preesistenti.
NUOVO MEDIUM: la natura digitale e la convergenza fra computer e tecnologie di rete.
3 approcci principali:
1. TECNOCENTRICA: il campo dei nuovi media è la sommatoria dei propri singoli
componenti(basata sull'accostamento e descrizione di oggetti): in questi testi si propone
un elenco di voci, utilizzando categorie discriminatorie di
natura prevalentemente tecnica, di cui si da una descrizione di tipo
storico/funzionale organizzata all'interno di alcune opposizioni
salienti(digitale/analogico, new media/old media; online/offline). I difetti:
- non considerazione degli aspetti sistemici
- sopravvalutazione degli elementi tecnici
- rapida obsolescenza delle definizioni a causa dell'innovazione tecnologica(la
spinta innovativa, almeno allo stato attuale, incide su prodotti e tecnologie con una
notevole rapidità)
I nuovi media sono spesso letti solo in relazione alla novità tecnologica, senza del resto
mettere a tema la complessità del tecnologico.
2. tentativo di disciplinare il campo dei nuovi media individuando alcuni criteri/ livelli
di aggregazione al suo interno:
- grado di interattività con il sistema e delle possibilità o meno di interagire fra
utenti;
- destinazione d'uso dei singoli media(l'universo dei nuovi media è stato segmentato
in: media destinata alla rappresentazione: computer grafica, immagini digitali e realtà
virtuale; alla comunicazione: reti telematiche; alla
conoscenza: banche dati e supporti ottici).
il problema è trovare principi di catalogazione validi e univoci
3. L'universo dei nuovi media è stato definito attraverso l'utilizzo di etichette-
ombrello che ne individuassero i tratti salienti senza definirne nettamente confini,
contenuti, funzionalità: ad es. digital media, cybermedia, oppure
focalizzando sugli aspetti linguistici multimedia, hypermedia, interactive media,
oppure ancora global media, personal media, computer media. Pur avendo tutte come
comune denominatore la digitalizzazione, queste
definizioni finiscono per essere o troppo generalizzanti o troppo esclusive, allargando
o restringendo troppo il campo dei “Nuovi media”.
Rimane quindi la definizione pura e semplice di “nuovi media” per quei media che
nascono dalla convergenza fra digitale e telecomunicazioni, tenendo presente comunque
la precarietà e la contingenza di questa realtà, in cui il tema dell'interconnessione e della
convergenza diviene cruciale.
Per definire i “nuovi” media, bisogna innanzitutto definire i “media” tout-court
, rispetto
ai quali viene dichiarata la novità. Esiste un universo, quello dei nuovi media, che si
distingue dai media tout court in termini di specificazione, e dai vecchi media in termini
di differenziazione, e tale distinzione è connotato come novità.
Anche qui si incontrano difficoltà dovute alla diffusa identificazione tra media e
comunicazione (concetto anch'esso sottoposto a innumerevoli studi e interpretazioni da
parte delle più varie discipline: sociologia, semiotica, economia, storia, ecc.), nonché ad
una sorta di “principio di indeterminazione” dovuto al fatto che i media permeano la vita
quotidiana degli stessi ricercatori e ne condizionano il comportamento.
1. Una prima difficoltà inscritta nei presupposti delle dizione "nuovi media" risiede
in relazione al quale si propone una specificazione: i punti di vista
nell'oggetto - i media -
addottati, le pertinenze e i tratti distintivi prescelti nella definizione dei media tout court
hanno condizionato e condizionano anche la descrizione e definizione dei nuovi media.
L'avvento di un nuovo medium agisce nel sistema in cui va a collocarsi attraverso la
ridefinizione delle relazioni interne al sistema.
2. Lo stesso concetto di “nuovo” inoltre, porta con sé il rischio di configurarsi come
culmine o apoteosi del vecchio, portando al profilarsi di utopie o distopie. Il problema
risiede nel permettere una differenziazione fra vecchio e nuovo senza dare origine a una
narrazione totalizzante.
Questo aspetto è rilevante soprattutto considerando l'enfasi sugli aspetti tecnologici e di
immaginario legati ai nuovi media. Nascono quindi teorie che parlano di “rivoluzioni
democratiche” legate al carattere partecipativo dei media, e al contrario vengono
riproposte le classiche distopie del controllo (grande fratello), legate a idee non proprio
aggiornate circa i computer.La tensione all'innovazione, inoltre, sembra portare le
riflessioni sulla “rivoluzione digitale” su un piano a-temporale, dove il cambiamento
sembra essere già avvenuto in un passato prossimo, ma le conseguenze non si sono
ancora completamente dispiegate: una “cristallizzazione nel presente” che non tiene
conto della dimensione diacronica.
Se in realtà si si tiene conto proprio di questa dimensione diacronica, si trova che la
locuzione “nuovi media” non è assolutamente nuova. La convergenza tra
telecomunicazioni e digitalizzazione ha ormai una lunga storia alle spalle, che in termini
di progettazione risale addirittura alla prima metà del novecento. E a partire dagli anni
settanta è stata data l'etichetta “nuovi media” a tutta una serie di nuovi prodotti o servizi
legati al sistema dei mezzi di comunicazione (personal computer, CD-ROM, realtà
virtuale, banche dati, ecc.).
La separazione tra vecchi e nuovi media è spesso frutto di una distorsione prospettica
che, grazie alla retorica del “nuovo”, tende ad appiattire la complessità del “vecchio”. O
addirittura può valere il meccanismo inverso, per cui si tende a sottovalutare l'impatto dei
nuovi media rispetto ad un'idealizzazione dei vecchi (ad es. posta elettronica o chat visti
come degradazione della comunicazione interpersonale faccia a faccia).
Si dovrebbe quindi abbandonare l'idea di separare i due universi del “vecchio” e del
“nuovo” come se l'innovazione provocasse una rottura traumatica di radicale
cambiamento. In realtà i nuovi media si caratterizzano più per la ridefinizione di alcune
istanze già presenti nei vecchi, e le due componenti sono profondamente interconnesse e
coinvolte in processi di reciproca ibridazione.
Si tratta quindi di rifiutare la retorica del nuovo e la focalizzazione tecnocentrica, per
parlare di una ridefinizione del sistema dei media “tout-court”. Questa tocca sia le
tecnologie dell'informazione e della comunicazione che i prodotti simbolici e le pratiche
di consumo, così come le dimensioni istituzionali e organizzative.
L'insieme delle componenti che costituiscono i media: le tecniche, le modalità produttive
e distributive, i contenuti e i consumi.
2. Archeologie
Una volta stabilito che una delle peculiarità tecnologiche dei “nuovi” media è quella della
convergenza tra telecomunicazioni e digitalizzazione, è importante capire come,
storicamente, il computer ha iniziato ad essere considerato non più solo uno strumento di
calcolo ma anche di comunicazione(in termini di media).
La storia comincia negli anni settanta, sono centrali nell'esplosione tecnologica, in
primis per lo sviluppo impetuoso della microelettronica, e poi per il diffondersi di nuove
sensibilità legate ai movimenti controculturali (ecologisti, pacifisti, free speech
movements, ecc.) Palo Alto Research Center della Xerox in California, dove si
Il luogo chiave è il
intrecciano le punte più alte della ricerca della computer science e le istanze della
controcultura. Qui nasce l'idea del computer come mezzo di comunicazione centrato
sull'utente (e nascono tra l'altro le interfacce destinate a segnare il futuro del personal
computer, come mouse, finestre, icone, ecc. Al PARC furono progettati e costruiti Alto e
Star 8010, le prime macchine a interfaccia grafica e a manipolazione diretta).
Dal PARC nasce nel 1977 (Kay e Goldberg) il Dynabook, un vero e proprio personal
computer portatile, interattivo e multimediale, inizialmente pensato per assistere i
bambini nel processo di apprendimento. Il progetto prevedeva per la prima volta una
filosofia di progettazione che intendeva il computer come medium personale, finalizzato
all'espressione, alla creatività individuale e all'interconnessione. personale, portatile,
interattivo e multimediale.
Tale filosofia era lo sbocco più avanzato di una serie di riflessioni già iniziate un
decennio prima, sulla gestione interattiva dell'informazione, l'isomorfismo mente-
macchina e la ricchezza dei codici espressivi (multimedialità), che si andavano
intrecciando con l'attribuzione di valori politici all'informatica: il computer visto come
amplificatore della fantasia, mezzo di emancipazione personale e sociale.
INTERNET: INTERconnected NETworks, è la rete delle reti, ovvero un sistema di reti
interconesse che deve le sue origini a un progetto realizzato dall'ARPA. è possibile
1958, con la costituzione
individuare il primo impulso alla ricerca informatica nel
dell'ARPA (Advanced Research Project Agency), un'agenzia federale che dipendeva
direttamente dal Dipartimento della difesa degli Stati Uniti, nata come reazione allo
Sputnik sovietico( i cieli degli Stati Uniti sono stati violati, per la prima volta si
manifesta una supremazia sovietica nel campo delle tecnologie spaziali) per ristabilire la
supremazia tecnologica americana, era un centro di ricerca pubblico dotato di cospicui
finanziamenti in grado di promuovere, sostenendo economicamente altri centri di ricerca,
nuovi progetti.
Pur essendo legata a filo doppio con il Dipartimento della Difesa, e quindi alle
applicazioni militari, ARPA ebbe subito una grande autonomia di ricerca e cospicui
finanziamenti per i progetti più innovativi e di avanguardia. In particolare si cercava un
modo diverso di intendere la comunicazione uomo-macchina, dove quest'ultima veniva
intesa come elaboratore di simboli piuttosto che di dati, avvicinandosi quindi all'attività
cognitiva umana e proponendosi come “protesi” migliorativa. In questo senso era cruciale
la condivisione di strumenti e risorse di lavoro. ARPA metteva in contatto diretto gli
organi amministrativi con i ricercatori, scardinando così il sistema fino ad allora in voga
per la concessione di fondi di ricerca: quello della peer review, che prevedeva la
valutazione delle proposte da parte di esperti nel campo di ricerca cui afferiva il progetto.
Uno dei progetti più importanti di ARPA fu quindi lo sviluppo di una rete di connessione
tra computer particolarmente concentrata sul time sharing, denominato Arpanet (1967)fu
la prima rete per lo scambio di dati con grande estensione geografica. Com'è noto
Arpanet, inizialmente costituita da ARPA, un paio di aziende private e alcune
Università: i primi 4 nodi sono le 4 università americane UCLA, UCSB, Università di
Stanford e Università dello Utah., rappresentò il nucleo iniziale di Internet, di cui
protocollo di comunicazione (TCP/IP). Il progetto
definì l'architettura distribuita e il
era basato sugli studi di rete distribuita e a commutazione di pacchetto di Baran della
Rand Corporation, che erano finalizzati a costruire una rete in grado di resistere ad un
attacco nucleare (da qui le leggende su internet)-->il modello di Arpanet di Roberts era
inteso alla costruzione di una rete distribuita e si basava sulle ricerche di Baran della
Rand Corporation: un centro di eccellenza espressamente impegnato nella ricerca
delle reti e sulla commutazione di
militare, e gli studi di Baran sulla topologia - la forma -
pacchetto erano finalizzate a produrre modelli di reti di telecomunicazioni in grado di
funzionare anche in caso di guasto o mal funzionamento di uno o più nodi della rete
stessa. Ma Arpanet non aveva obiettivi militari, anzi. lavoro
In realtà la rete nasceva dall'idea di costruire un mezzo che permettesse il
collaborativo a distanza e, in prospettiva ancora più utopica, la costruzione di comunità
mediate dal computer.
Arpanet vide la sua prima implementazione nel 1969 a seguito degli sforzi congiunti da
ARPA, di 2 aziende private(BBN e la Honeywell) e di 4 sedi universitarie che ne
costruirono il primo nucleo. Arpanet è il nucleo di base della rete internet, la quale ne ha
addottato la tipologia e i protocolli di trasmissione.
Internet ebbe molta fortuna presso il grande pubblico grazie alla nascita del world wide
web(web), i due termini sono usati come sinonimi, in realtà internet è un'infrastruttura di
rete che collega milioni di computer in tutto il mondo grazie a standard id comunicazione
detti protocolli di internet; il web rappresenta una modalità di accesso alle informazioni
disponibili in rete.
il computer come "macchina per pensare" (gli studi di Engelbart e Bush)
Tra le istanze che portarono al progetto Arpanet, è importante individuare il contributo di
1. Douglas Engelbart incentrato sulla dimensione cognitiva e collaborativa dei
computer(interfacce e sul lavoro collaborativo a distanza), e sulla loro
manipolatori di simboli - “macchine per pensare”.
concettualizzazione come
Engelbart fu docente di molti ricercatori poi confluiti al PARC, e a sua volta si rifece ad
un filone di pensiero il cui principale esponente fu negli anni trenta Vannevar Bush,
ricercatore del MIT e capo della ricerca del governo USA durante la Seconda Guerra
Mondiale.
Progetti che avevano alla base un'unica idea condivisa: l'elaborazione di un diverso
modo, immediato e più intuitivo, di interazione con la macchina, in cui quest'ultima non
era più intesa come un elaboratore di dati ma come un elaboratore di simboli, in grado di
entrare in sinergia con le attività cognitive e di proporsi come loro protesi, migliorandone
l'efficienza.
Bush, in una serie di saggi più vicini alla fantascienza che alla scienza, si occupò
soprattutto di problemi legati all'archiviazione delle informazioni e alla loro
organizzazione in sistemi che “simulassero” il funzionamento associativo della mente
umana. Teorizzando, nel suo progetto “Memex(memory extender)”: una macchina in
grado di immagazzinare, grazie a strumenti quali la microfotografia, qualsiasi tipo di
materiale a stampa, e soprattutto di rispettare la naturale tendenza all'associazione della
mente umana, superano così l'artificiosità dei metodi di archiviazione tradizionali.
attraverso l'utilizzo di 2 schermi, di una tastiera e di un set di bottono e leve, il Memex
“link”
avrebbe consentito all'utente di inserire annotazioni personali e di creare i
e i “trails” (percorsi associativi permanenti tra
(collegamenti temporanei)
documenti), Bush pose le basi della “macchina ipertestuale”.
Bush fissa due principi nella sua concezione “isomorfica” del rapporto uomo-macchina:
simulazione dei processi cognitivi della mente umana e personalizzazione del rapporto
fra utente e macchina. Nonostante la macchina non si amai stata implementata è stata di
2 principi base della ricerca informatica degli anni
fondamentale importanza nel tracciare
successivi: la personalizzazione dell'interazione e la valenza cognitiva dei computer.
Il memex è un calcolatore analogico dotato di un sistema di archiviazione, ideato dallo
statunitense Vannevar Bush negli anni trenta e mai realizzato, da
scienziato e tecnologo
molti considerato il precursore del personal computer e degli ipertesti. Fin dagli anni
trenta, Bush si accorse che la letteratura scientifica si stava espandendo ad una velocità
superiore rispetto alla capacità dell'uomo (e dello scienziato) di comprenderla o di
controllarla. per il suo progetto del memex era partito da un'esigenza concreta, dalla
ricerca della soluzione di un problema specifico: come rendere più efficiente
l'archiviazione ed il reperimento del sapere, dato che l'informazione, nelle università,
organizzata in biblioteche risultava spesso di difficile o impossibile accesso.
Bush descrisse il memex nel suo fondamentale saggio As We May Think "Come
potremmo pensare" nel luglio 1945, negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, ma
in realtà la sua genesi con le intuizioni fondamentali risalivano ai primi anni trenta. Bush
stesso, a posteriori, avrebbe datato il memex al 1932.
Il memex (dalla contrazione di memory expansion) era un sistema nel quale un individuo
avrebbe registrato i propri libri, il proprio archivio e le proprie comunicazioni personali,
meccanizzato in modo da poter essere consultato con eccezionali velocità e versatilità,
una sorta di estensione privata della sua memoria. Le sue caratteristiche e l'uso che Bush
ne prevedeva, di tipo prevalentemente privato, individuale, ne fanno un antenato
dell'odierno personal computer. Nel definire una macchina immaginaria - sapeva
perfettamente che per l'epoca non era ancora realizzabile - Bush operò una selezione tra
le tecnologie del tempo e ipotizzò quale sarebbe stato il loro sviluppo futuro, speculando
inoltre sulle conseguenze che una tale innovazione avrebbe potuto avere.
Bush, che operava nell'epoca precedente all'avvento dell'informatica digitale, aveva
progettato numerosi modelli di macchine analitiche e concepì quindi il suo apparecchio
come un avanzato calcolatore analogico, un dispositivo di tipo elettro-ottico e non più
meccanico, basato sull'uso del microfilm, che all'epoca era la più avanzata e promettente
forma di archiviazione di informazioni.
Nel memex i microfilm, i disposit
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