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degli eventi e di produzione delle notizie in modo immediato e flessibile, in sintonia con

l'imprevedibilità e la rapidità degli eventi.

I valori-notizia relativi all'effettiva salienza degli eventi notiziabili riguardano

importanza degli attori coinvolti

• entità

• estensione dell'impatto nell'immediato o nel futuro

• numero di individui che ne subiscono le conseguenze

Valori notizia e routine produttive

La notizabilità di un evento dunque dipende anche dalla sua adattabilità alle routine del

newsmaking: di conseguenza, nel caso di fatti non eccezionali, ha la maggiore probabilità di

venire selezionato l'evento che può essere lavorato secondo le abituali procedure senza alterare

il ciclo produttivo.

Questa necessità di “piegare” i fatti fa sì che si producano inevitabilmente distorsioni degli

eventi, ricostruiti e rappresentati a seconda delle esigenze.

Decontestualizzazione e ricontestualizzazione sono i processi tipici delle pratiche giornalistiche: i

fatti vengono rimossi dal loro contesto originario, trasformati in notizie ed introdotti in un

contesto artefatto che ne determina la rilevanza ed il significato.

Sono anche altri i criteri che determinano la notiziabilità di un evento, criteri che derivano dalla

necessità di tenere conto delle pressioni dei gruppi esterni, affrontare la concorrenza e

soddisfare le aspettative del pubblico.

I media come costruttori di realtà

Risultati analoghi sono emersi dalle ricerche condotte sulle routine di altri prodotti mediali (es.

fiction televisiva).

Ha preso corpo una teoria secondo cui i media vadano considerati non come “specchi” che

riflettono la realtà in modo fedele/infedele ma come costruttori di un'altra realtà in base a

regole produttive e di genere.

Le regole di genere in partcolare non potendo essere codificate, sono note sia agli operatori che i

fruitori.

Per esempio la fiction televisiva ha modalità particolari per ogni genere creano una realtà fittizia

che però può produrre effetti sull'immaginazione degli spettatori

3. Alla conquista dell'audience

Recentemente la ricerca sulle aziende dei media ha seguito percorsi non più circoscritti alla

professione, all'organizzazione o al processo produttivo ma concentrati sul rapporto con i

consumatori.

Le dimensioni dell'audience diventano un problema centrale per tutti i media per i quali gli

introiti della pubblicità rappresentano la principale risorsa: l'audience è condizione essenziale

non solo per la sopravvivenza economica ma anche per la legittimazione culturale.

Le aziende dei media si fanno promotrici tramite pubblicità in televisione, internet e giornali,

ecc..

Audipress

La lettura dei giornali è oggetto di studio da parte di Audipress, una società che si propone di

realizzare in maniera oggettiva ed imparziale indagini collettive sulla lettura di giornali,

sopratutto se in grado di definire il profilo die destinatari. Ad Audipress aderiscono imprese di

comunicazione, utenti di pubblicità, giornali ecc...

Le rilevazioni di Audipress

L'indagine di audipress include 2 rilevazioni:

sulla lettura di quotidiani

• sulla lettura di periodici

Entrambi raggiungono campioni rappresentativi di cittadini italiani: uomini e donne che hanno

superato i 14 anni, vivono in territorio nazionale e utilizzano un questionario somministrato nel

corso di interviste faccia a faccia.

Le interviste si svolgono nelle abitazioni degli intervistati ed effettuate tramite il sistema CAPI

(computer-assisted personal interview) da parte di intervistatori dotati di PC.

L'intervista di articola in due fasi:

1. fase di filtro: destinata a individuare per ciascun intervistato le testate lette in un periodo

“lungo” (3 mesi), indipendentemente da dalla provenienza e dalla data di uscita

2. rilevazione della frequenza di lettura delle testate selezionate nella fase precedente, in

ordine casuale in un questionario. Nel questionario compaiono caratteristiche volte a

rilevare le caratteristiche sociodemografiche dell'intervistato ed il ruolo svolto da

ciascuno nelle decisioni relative agli atti di acquisto e domande volte a rileare

informazioni riguardo agli stili di vita secondo il modello dell'istituto Eurisko per

l'indagine psicografica “Sinottica”.

Secondo questo modello i principali lettori sono:

lettori totali dei quotidiani: quanti leggono o sfogliano il quotidiano almeno una volta

• in 3 mesi

Lettori nel giorno medio dei quotidiani: quanti leggono o sfogliano il quotidiano

• almeno una volta in media, in un giorno, nel corso della settimana

lettori totali dei periodici e dei supplementi di quotidiani: quanti leggono o sfogliano

• una almeno una volta in 3 mesi se settimanale o supplemento settimanali di

quotidiano, oppure in 12 mesi se mensile o supplemento mensile del quotidiano

lettori nell'ultimo perioso dei periodici e dei supplementi di quotidiani quanti leggono

• o sfogliano la testata almeno una volta in 7 giorni se settimanale o supplemento

settimanale di quotidiano oppure 30 giorni se mensile

L'audience della radio e della televisione

Fino agli anni '80 protagonista delle ricerche sull'ascolto di radio e televisione è stata la RAI, con

l'obiettivo di sondare l'esposizione ed il gradimento nei confronti dei programmi, prima del

pubblico radiofonico e poi televisivo.

Metodi di rilevazione

Due le indagini principali condotte con continuità:

giornaliera: il cosiddetto “Barometro d'ascolto”, raggiungeva un campione di 1000

• abitanti abbonati per rilevare ocn interviste “faccia a faccia” l'ascolto della giornata

precedente sui diversi canali e nelle diverse fasce orarie, con riferimento a unità

temporali di 15 minuti

gradimento: raggiunge un panel (individui intervistati più volte in rilevazioni successive)

• periodicamente rinnovato, si rileva il gradimento nei confronti di programmi con

domande esplicite

Indgini sul gradimento

In altri paesi le indagini aziendali sul gradimento venivano effettuate fin dagli anni '40

costituendo per molti anni l'unica fonte di informazioni sulle reazione del pubblico al di là degli

indici d'ascolto.

Sono ricerche che utilizzano una modalità di raccolta dati semplice, ciò nonostante, questi indici

hanno permesso di evidenziare alcune tendenze interessanti:

gli indici di gradimento non sono correlati a quelli di ascolto

• gli indici di gradimento di programmi “seri” sono più elevati rispetto a quelli di evasione

• gli indici di gradimento di programmi specifici sono più alti rispetto a quelli rivolti ad un

• andience di massa

Le rilevazioni di Auditel

In italia le rilevazioni sull'ascolto televisivo sono effettuate da Auditel.

Auditel è una società super partes che rileva 24/24 l'ascolto della televisione con riferimento a

tutte le diverse modalità di trasmissione e ricezione (terrestre, satellitare, anaogica, digitale...).

In essa sono rappresentate le 3 componenti del mercato televisivo:

utenti di pubblicità: devono disporre di dati sui quali fondare la pianificazione degli spazi

• pubblicitari

imprese emittenti: per loro la pubblicità è la più importante risorsa

• agenzie dei media operanti nel paese

Metodi di rilevazione

Attualmente la rilevazione è effettuata su un panel rappresentativo di 14.000 individui, le

famiglie panel sono dotate di un'apparecchiatura elettronica “people meter” comporta da 3

unità: unità di identificazione che riconosce e registra il canale televisivo

• telecomando che segnala le presenze individuali di ciascun etlevisore

• unità di trasmissione che raccoglie i dati e li trasmette per via telefonica

I dati rilevati consentono di calcolare indici che corrispondono:

audience media: numero di telespettatori di un programma, dato dal rapporto tra la

• somma dei telespettatori all'ascolto di un programma di un dato intervallo di tempo e la

durata in minuti dell'intervallo

share: rapporto percentuale tra ascoltatori di una certa emittente ed il totale degli

• ascoltatori che stanno guardando qualunqu altro programma sulle altre reti

penetrazione: rapporto percentuale tra gli ascoltatori di una certa categoria ed il loro

• universo statistico di riferimento (es. quanti 15enni guardano un programma rispetto a

tutti gli altri 15enni che non stanno guardanto la tv al momento)

contatti netti: numero di tutti i telespettatori che vedono almeno 1 minuti di un certo

• proframma (contati una sola volta)

minuti visti: numero medio di minuti visti dai telespettatori per ogni programma dato dal

• rapporto tra l'ascolto medio, moltiplicato per la durata in minuti e diviso per i contatti

netti

permanenza: rapporto percentuale tra il numero di minuti visti in media dagli ascoltatori

• di un certo programma e la durata dello stesso (indicatore della fedeltà di visione)

Le rilevazioni Audiradio

In Italia le rilevazioni sull'ascolto radiofonico sono effettuate da Audiradio.

Audiradio è una società simile ad Auditel, tra i suoi soci troviamo:

utenti di pubblicità

• emittenti radiofoniche

• organizzazioni dei media

Promuove indagni campionarie annuali sull'ascolto delle radio RAI e private, nazionali e locali ed

il profilo degli ascoltatori.

Metodi di rilevazione

Ogni anno vengono effettuate 120.000 interviste con questionario a soggetti di età superiore agli

11 anni rappresentativi della popolazione nazionale. Le interviste sono suddivise in 6 bimestri e

vengono effettuate per telefono con sistema CATI (Computer-Assisted Telephone Interview).

Per ciascuna emittente iscritta ad Audioradio, l'intervista rileva l'ascolto degli ultimi 7 giorni,

l'ascolto del giorno medio e le caratteristiche sociodemografiche degli intervistate per poter

riferire ad esse i dati relativi all'ascolto.

Le definizioni di ascoltatore di Audioradio sono:

ascoltatori negli ultimi 7 giorni: quanti dichiarano di aver ascoltato la radio x in almeno

• uno dei 7 giorni precedenti all'intervista

ascoltatori del giorno medio: quanti dichiarano di aver ascoltato la radio x per almeno un

• quarto d'ora nelle 24 ore precedenti

Oltre a questa rilevazione sistematica, Audiradio realizza ricerche mirate sugli ascoltatori su

commissione delle emittenti radiofoniche avvalendosi di diversi procedimenti di raccolra dati

caratteristici della ricerca quantitativa e qualitativa.

Dati sull'audience e immagine del pubblico

Critiche al sistema Auditel

Queste modalità di rilevazione dell'audience corrispondono ad un approccio descrittivo tipico

del marketing tradizionale e influenzano l'agire dei media.

I limiti di queste indagini sono evidenti: l'immagine del pubblico è quella di una sommatoria di

individui considerati nell'esito finale dei loro comportamenti di consumo, prescindendo il

contesto ed i processi psicologici in cui il comportamento si manifesta.

Conservando la televisione il primato dei consumi mediali italiani, Auditel è spesso oggetto di

critiche:

le più estreme negano l'attendibilità del sistema di rielvazione

• le più caute propongono integrazioni di diverse procedure di elaborazione e analisi dei

• dati

Le stesse aziende dei media sono consapevoli della necessità di introdurre altri parametri di

riferimento accanto alle misure dell'audience, ad esempio l'opportunità di indagare la

valutazione della qualità dei loro prodotti da parte del pubblico come avviene in altri settori

produttivi

La qualità televisiva percepita

Sono soprattutto le aziende televisive ad essere interessate alla qualità televisiva percpita.

Il ritardo tuttavia è evidente in più aspetti:

professionale: per i responsabili e gli operatori della televisione

• marketing: in termini di customer satisfaction

• istituzionale: per i politico che devono fare norme e controllare il servizio pubblico

• scientifico: ricercatori che fuori dalle aziende svolgono indagini sul rapporto pubblico-tv

Le ragioni del ritardo sono molteplici

dinamiche interne al sistema televisivo: le aziende televisive sono reticenti ad

• approfondire riflessione sulla qualità dei propri programmi per via del maggiore interesse

verso la rilevazione sistematica dell'ascolto. Questo interesse ha comportato la rinuncia

allo studio delle motivazioni della soddisfazione degli utenti seguendo l'ipotesi che

l'ascolto può essere considerato come indice di soddisfazione

difficoltà teoriche e metodologiche: è difficile stabilire cosa sia la qualità televisiva. Da

• questa incertezza derivano difficoltà per la definizione operativa di questa stessa

proprietà e per l'individuazione degli indicatori mpirici da utilizzare nella ricerca per

rappresentarla.

La ricerca sulla qualità televisiva percepita hanno portato a risultati interessanti:

emerge che i telespettatori ricorrono a criteri di valutazione diversi nell'un caso e

• nell'altro, con il conseguente riscontro di indici di qualità più bassi e selettivi ripetto agli

indici di gradimento

nelle graduatorie di programmi di generi diversi, ai primi posti compaiono generi

• considerati “interessanti” come quelli di formazione, attualità, documentari, fiction e

intrattenimento leggero.

Quanto ai requisiti della qualità della programmazione televisiva nel suo complesso, quelli più

indicati sono la varietà, la professionalità, la capacità di coinvolgere il pubblico e l'arricchimento

delle conoscenza.

Una ricerca sulla qualità televisiva percepita

Sulla qualità televisiva percepita è stato diretto un programma pluriennale di ricerca avviato nel

1997 e conclusosi nel 2001. Le fasi:

1. creazione di un questionario semistruttirato con domande “aperte” e “chiuse”, alcune

delle quali poste in scala.

2. Nella fase finale di rilevazione il questionario è stato somministrato da intervistatori

opportunamente addestrati a un campione per quote, definite in base al genere sessuale

e all'età.

La strategia seguita per rilevare i requisiti della qualità televisiva secondo gli intervistati è stata di

tipo induttivo: per ciascuno dei macrogeneri televisivi, è stata posta una domanda aperta con la

quale si chiedeva a ogni intervistato di indicare quelli che riteneva dovessero essere gli attributi

di un programma di qualità di quel determinato genere.

Considerando gli attributi più frequentemente citati dagli intervistati, si traggono due

indicazioni: una relativa all'estrema varietà e l'altra alla loro pertinenza.

I requisiti di qualità percepita sono generalmente in sintonia con il modo di intendere la qualità

televisiva di critici ed esperti (professionalità, originalità, varietà, divertimento, verosimiglianza

contenuti e rispetto del pubblico).

In Italia iniziative in questa direzione possono essere notate con l'istituzione della Consulta per la

Qualità televisiva e la rilevazione dell'indice di qualità e soddisfazione (IQS) da parte della RAI

L'audience

Il settore della conquista dell'audience va considerato come un filone di indagine che si propone

di individuare

coinvolgimento del pubblico: le modalità con cui la televisione tenta di stabilire un

• contatto con il pubblico il più diretto possibile coinvolgendolo nei programmi

l'immagine dell'audience: le rappresentazioni implicite dell'audience di cui le emittenti

• sono portatrici

Il coinvolgimento del pubblico

Rispetto al primo obiettivo Casetti si pone degli interrogativi:

in che modo i network della tv italiana coinvolgono il pubblico?

• in che maniera essi dichiarano di andare verso lo spettatore e gli chidono di sentirsene

• partecipe?

in che maniera la televisione suggerisce un patto comunicativo?

Il patto comunicativo

Il patto comunicativo a cui si riferisce Casetti si manifesta con 3 strategie ricorrenti:

riprodurre le modalità di interazione tipiche della quotidianità (chiaccherata, confidenza)

• insistere costantemente sulla fiducia del telespettatore

• promozione dei programmi proposti come un'occasione di incontro da non perdere

Di queste 3 strategie quella che rappresenta meglio il profilo della neotelevisione è la prima,

basata sulla quotidianità, tratto tipico della progammazione di flusso.

La quotidianità non si palesa soltanto nelle modalità di interazione con i telespettatori ma anche

in una continua osmosi tra il “dentro” ed il “fuori” del piccolo schermo:

da un lato il telespettatore comune “entra” nella televisione

• dall'altro i programmi “escono” dalla televisione abbandonano le modalità di rapportarsi

• al pubblico tradizionali

Questo scambio si manifesta nella simulazione degli spazi quotidiani.

I livelli dello scambio

Quanto agli altri livelli in cui lo scambio è ricercato, Caprettini sottolinea:

livello temporale: le trasmissioni dichiarano esplicitamente il loro inserimento nel ritmo di

• vita dello spettatore (es. uno mattina, pomeriggio cinque ecc...).

livello di stili di interazione: tra personaggi televisivi non c'è più rigidità di ruoli conduttore-

• ospite o conduttore-concorrente ma l'intercambiabilità di parti e funzioni in una situazione

di convivialità.

livello di personaggi e caratteri: lo spettatore reale entra nello schermo e acquisisce

• sempre più peso.

Sulla questione del patto cominicativo è opportuno fare un ulteriore consideraizone: la vecchia

televisione generava testi in funzione di uno telespettatore-tipo il cui profilo era tracciato con

riferimento a quelle che si riteneva fossero le finalità pedagogiche del mezzo.

La neotelevisione al contrario ha a che fare con telespettatori reali a cui essa è più vicina. La

televisione alla ricerca disperata dell'audience riproduce anche la quotidianità più incolta e

volgare, sottolineandone gli aspetti peggiori.

L'immagine dell'audience

Per quanto riguarda la rappresentazione del pubblico, l'oggetto di indagine è l' “intended

audience”, il pubblico modello che la televisione costruisce nei suoi programmi.

Questo filone può consentire di mettere a fuoco le modalità di una possibile dinamica dialogica e

pseudodialogica nel rapporto tra televisione e pubblico, sebbene una ricerca condotta in Italia su

questo tema giunge alla conclusione che lo spettatore-modello risulta essere “senza qualità”,

cioè né competente né incompetente, perchè sconosciuto alla tv.

Da questa conclusione emerge che le aziende televisive sono interessate non solo ad attrarre

pubblico ma anche a stabilire un rapporto dialogico.

Sintesi: La ricerca sociale sulle aziende e gli operatori dei media ha intrapreso due percorsi di

• indagine, prima distinti e poi convergenti:

basandosi sulla sociologia delle professioni

◦ basandosi sulla sociologia del lavoro e delle organizzazioni

Oggetti prevalenti d'indagine sono

• le concezioni della professione giornalistica

◦ le modalità e gli esiti della socializzazione alla professione

◦ finalità delle organizzazioni dei media

◦ i processi produttivi

Più recentemente la ricerca sulle aziende dei media ha seguito ulteriori percorsi,

• interrogandosi sul rapporto tra media come aziende produttrici e il pubblico. Le

dimensioni, caratteristiche e reazioni dell'audience diventano un problema centrale per

tutti i media.

Alle ricerche tematiche sul pubblico dei media si affiancano le rilevazioni sistematiche di

• istituti come Audipres, Audirario e Auditel

L'immagine del pubblico di fatto proposta dal lavoro di questi istituti è quella di una

• sommatoria di individui considerati ed indagati esclusivamente nell'esito finale dei loro

comportamenti di consumo mediale, prescindendo i contesti materiali ed immateriali in

cui tali comportamenti si manifestano e fattori psicologici, culturali e sociali che li

motivano.

C.4 - L'OFFERTA MEDIALE

L'offerta mediale, fin dalla nascita dell'industria culturale, è oggetto di un dibattito in cui si

alternano posizioni critiche e positive, che la identifica con la cultura di massa.

Questo dibattito, anche se astratto, ha affrontato questioni complesse riferite alla dimensione

macrosociale che come tali non sono state tradotte in concreti oggetti di indagini empiriche.

La ricerca tuttavia ha raccolto dati che hanno consentito di individuare “dal basso” elementi utili

a specificarle.

È il caso della ricerca sui contenuti, cha ha contribuito a evidenziare il ruolo dei media nella

costruzione della cultura di massa. L'analisi del contenuto si è imposta come filone

caratterizzante la ricerca dei media, con una tradizione ormai consolidata e prospettive

d'indagine ancora grandi.

1. La cultura di massa e i media tradizionali

L'idea secondo cui il sistema dei media crei “prodotti culturali” secondo a regole simili ai vari

apparati produttivi prende corpo dalle riflessioni sulla società di massa. Nel dibattito, vivace fino

agli anni '60, era composto di voci contrastanti, più o meno legate alle ideologie politiche.

Contro la società e la cultura di massa

Ortega y Gasset: la critica di “destra”

Valutazione esplicitamente negativa è quella del filosofo spagnolo Ortega y Gasset: si apre con

una preoccupata descrizione del fenomeno dell'agglomerazione, sostenendo l'idea della nascita

di una “massa sociale” costituita da uomini medi, generici ed indifferenziati.

Questa massa impone i suoi usi e aspirazioni, minacciando la cultura e distriggendo i valori

tradizionali, annullando quindi tutto ciò che è diverso e originale.

Si è concordi a considerare la posizione critica di Ortenga di destra, espressa nell'avversione e

nei timori dei ceti sociali dominanti nei confornti del nuovo ruolo assunto dai ceti popolari.

Contro la società e la cultura di massa: la critica di sinistra

Di altro genere è la critica di sinistra, anche se con assonanze con quella di destra per quanto

riguarda il modo di intendere la massa e la sua cultura.

Il “Social criticism” statunitense di Riesman e Wright denuncia le contraddizioni della società

opulenta apparentemente confortevole in cui una “folla solitaria” è in costante ricerca di

soddisfazioni per falsi bisogni impostigli dai mass media.

A questa “folla solitaria” Mills attribuisce una precisa identità: quella dei “colletti bianchi”, la

classe media americana al suo interno eterogenea per quanto riguarda reddito e lavoro ma

omogenea nelle mete culturali e valori, con una spiccata propensione allo status quo.

Scuola di francoforte

Più radicale ed esplicitamente ideologica è la posizione della Scuola di Francoforte, in cui

l'oggetto di analisi è la società americana degli anni '40-'50-'60.

Essi sottolineano la contraddizione strutturale della società opulenta: la civiltà giunta al massimo

del suo sviluppo, pur disponendo di risorse per soddisfare bisogni reali ed emancipare da essi gli

esseri umani, rinuncia al progresso e lo trasforma in barbaria: la razionalità illuministica

regredisce ad una ragione formalizzata a strumento delle classi dominnenti per la legittimazione

del loro dominio.

I mass media sono una parte integrante di questo apparato: immemttono nel mercato prodotti

fabbricati in serie destinati ad un pubblico culturalmente ed ideologicamente omogeneo che essi

stessi contribuiscono a rendere tale.

Il livello dei mass media non è unicamente culturale ma anche politico, in quanto rappresenta

una necessaria condizione per indurre una passiva accettazoine dell'ideologia dominante. I mass

media in questa visione hanno una funzione di collante ideologico

L'uomo a una dimensione

20 anni più tardi, nel 1964, a seguito di movimenti studenteschi un USA e EU Marcuse propone

la teoria del “one dimensional man”. L'uomo a una dimensione, prodotto della società

industriale avanzata, è l'individuo isolato in una massa anonima, indottrinato e manipolato dalla

classe dominante con la complicità dei mass media abilitato soltanto a lavorare e consumare,

incapace di dissentire e reagire.

Consumi, mass media e controlli sociali

La possibilità di scegliere liberamente tra un'ampia gamma di beni e servizi non è libertà ma

asservimento, perchè attraverso il consumo di beni e servizi viene esercitato il controllo sociale.

Il precondizionamento non incomincia con la produzione di massa di prodotti radio-televisivi ma

con l'accentramento del controllo di questi mezzi.

Quando si arriva a questa fase le persone sono esseri condizionati da molto tempo: quando tutti

svolgono una stessa attività o hanno lo stesso oggetto, indipendentemente da età, sesso o razza,

non significa che le classi stiano scomparendo quanto la misura in cui i bisogni e le soddisfazioni

che servono a conservare gli interessi costruiti sono fatti propri dalla maggioranza della

popolazione.

A favore della società e della cultura di massa

Sul fronte opposto il tema ricorrente è quello del processo di democratizzazione.

Questo processo di integrazione porta con sé un graduale ridimensionamento del potere

coercitivo della tradizione, un'enfasi sulla dignità e sui diritti individuali, coesione ed il venir

meno delle forme più radicali e distruttive di coflitto sociale

Anche in questo caso il riferimento prevalente è la società americana, considerata come il

migliore dei mondi possibili. Sullo sfondo è implicito il riferimento all'american way of life.

In questa società i mass media lavorano in sintonia con gli altri agenti del processo di

democratizzazione e integrazione perchè diffondono il sapere, offrono a tutti le stesse

opportunità di divertimento, si fanno portavoce di mete culturali e valori condivisi e si

impegnano nel creare un'opinione pubblica estesa e consapevole.

Posizioni intermedie

La cultura di massa vista dall'interno: eclettismo e sincretismo culturale

Questa curiosità, accompagnata da una simpatia intellettuale critica, si può riscontrare in autori

che non hanno assunto posizioni schierate nettamente da una parte o dall'altra.

Ad esempio Morin (francese) riconosce la complessità antropologica e sociologica da altri

ignorata: la cultura di massa è cultura perchè è un insieme integrato di simboli, miti, un sistema

di proiezioni ed identificazione che si affianca ad altre culture, entrando in competizione.

Chi intende studiare la cultura di massa non può essere un osservatore distaccato.

L'industria di massa deve raggiungere un pubblico il più ampio possibile, da qui l'eclettismo dei

contenuti che caratterizza l'offerta complessiva e l'omogenizzazione che risponde all'esigenza di

rendere questi stessi contenuti appetibili a tutti.

Per questo la cultura di massa di configura come “cosmopolita per vocazione” e “planetaria per

estensione”: nata negli USA, acclimatasi in tutto il mondo occidentale, pone i primi problemi

della cultura universale della storia dell'umanità.

Gli dei della mitologia contemporanea

Altro tratto fondamentale della cultura di massa è il sincretismo, che si palesa nella continua e

reciproca contaminazione del reale e dell'immaginario.

Nel punto d'incontro si collocano i divi moderni, per cui Morin usa il termine olympiens.

Nella costruzione discorsiva dei divi proposta dai media essi si collocano sia nella dimensione

dell'immaginario che del reale, perchè presentati allo stesso tempo come ideali inimitabili e

modelli imitabili.

La cultura di massa ha dunque un duplice radicamento, nell'immaginario e nel reale.

Dal dibattito teorico alla ricerca empirica

Nel dibatito sulla società di massa il riferimento alla ricerca empirica è assente.

Questa omissione è da imputare:

complessità dei temi affrontati

• problemi di metodo

• non familiarità con la ricerca sociale di alcuni dei protagonisti, come Ortega e Gasset

• rifiuto degli altri come nel caso della scuola di Francoforte

Studi di Lazarsfeld e Merton

Un'eccezione sono Lazarsfeld e Merton che in un saggio 1948 fanno riferimento esplicito alla

società, al sistema dei media e del pubblico degli anni '40. Essi evidenziano i fondamenti delle

preoccupazioni suscitate dalla diffuzione dei mezzi di comunicazione di massa:

l'ubiquità dei media genera la convinzione che essi posseggano un potere

• “soprannaturale”

gruppi di potere e potenti coalizioni di interesse, prime tra tutte le organizzazioni

• commerciali e industriali, esercitano attraverso i media diversi tipi di controllo sociale.

Diversamente dal passato, nelle attuali società democratiche il controllo sociale fa uso

dell'intimidazione ma alla persuasione di massa

i mass media inducono un deterioramento della cultura popolare e del gusto estetico del

• pubblico

La posizione di Lazarsfeld e Merton non è né apocalittica né integrata e si distingue per la

reiterata affermazione del fatto che il dibattito sui media, per quanto stimolante, non può

limitarsi al confronto tra disamine teoriche.

La funzione sociale del sistema dei media

Un primo tema è la funzione sociale del sistema dei media, che può essere affrontato ricorrendo

ad analisi teoriche e non alla ricerca empirica per via della sua complessità.

L'ipotesi di Lazarsfeld e Merton è che gli effetti dei mezzi di comunicazione siano stati

sopravvalutati.

La sopravvalutazione e le preoccupazioni non hanno reale fondamento ma sono da imputare a

una sorta di speranza tradita, secondo cui i ceti popolari si sarebbero potuti affrancare

dall'ignoranza grazie ad essi.

La conclusione è che la natura privatistica del possesso dei media, destinati a perseguire obiettivi

di mercato, impedisce a diffusione delle conoscenze e dei modelli estetici della cultura

superiore, che sarebbero incompatibili con il basso livello del sapere e dei gusti popolari.

Il conformismo dei media

Il richiamo alla necessità di non sopravvalutare l'impatto sociale dei media non significa

disconoscerne i possibili effetti sulla società, sulla cultura e sulla struttura economica nella quale

sono inseriti.

Le politiche editoriali sono fortemente influenzate dalle aziende produttrici di beni di consumo

che tramite della pubblicità, rappresentano per i media la loro principale fonte di

finanziamento.

Per questa ragione i media contribuiscono alla produzione ed al mantenimento del consenso nei

confronti dell'assetto economico della società: i media legittimano lo status quo e trascurano ciò

che potrebbe metterlo in discussione. Questo non osignifica che siano del tutto assenti istanze

critiche, ma che esse si perdono nella produzione conformista.

Funzione normativa dei media

Lazarsfeld e Merton associano ai media anche il rafforzamento delle norme sociali, in quanto

danno pubblico annuncio della devianza, che nella sfera privata crea una tensione intollerabile

che va risolta sanando il dissidio tra atteggiamenti privati e moralità pubblica.

Per questo i media, facendo pubblicità alla devianza, esercitano una pressione in favore di una

morale unica piuttosto che doppia e sollecitano dunque l'approvazione e l'osservanza delle

regole sociali.

Funzione di legittimazione dei media

Altrettanto può valere per la funzione di attribuzione di uno status privilegiato a persone, gruppi

ed organizzazioni. I mezzi di comunicazione di massa conferiscono prestigio e accrescono

l'autorità di individui e gruppi, legittimando il loro status.

Funzione narcotizzante

Si tratta piuttosto di una “disfunzione”: l'ampiezza e la disponibiltà dell'offerta induce le persone

a dedicare ai media una parte consistente del loro tempo, che dovrebe essere invece dedicato

all'azione e partecipazione sociale e politica. I cittadini considerano il loro contatto con i mezzi di

comunicazione un surrogato dell'azione.

2. I contenuti dell'offerta mediale

La ricerca sui contenuti dei testi mediali rappresenta uno dei primi e più consistenti filoni

d'indagine della sociologia delle comunicazioni di massa.

Una proposta di Max Weber

Nel 1910 Max Weber propone in Germania un programma di ricerca sulla stampa, mai

realizzato, indicandone le principali finalità:

Analisi quantitative:

misurare le variazioni quantitative del contenuto dei giornali specialmente per la

• pubblicità

osservare le variazioni quantitative tra feuilletton ed editoriali, tra editoriali e notizie, tra

• ciò che viene riportato e cosa no

Analisi qualitative:

tipizzazione degli stili dei vari giornali

• riscontrare differenze nella trattazione di uno stesso problema da parte di più giornali

• riscontrare le differenze nella tra la trattazione del giornale e quella nella società

• osservazione della repressione dell'emotività

Nel frattempo negli USA si delinea un approccio quantitativo di analisi dei contenuti di quotidiani

e periodici, parallelamente alla diffusione delle scuole di giornalismo.

Tra le ricerche più significative vanno ricordate quelle della Columbia University, impegnati a

rilevare la frequenza con cui argomenti di particolare interesse per l'opinione pubblica venivano

trattati dalla stampa, il rilievo, lo spazio ad essi dedicato e così via...

L'analisi della propaganda e della comunicazione politica di Lasswell

Con lo scoppio del primo conflitto mondiale e l'avvento dei regimi totalitari l'attenzione si

concentra sulla propaganda ed in generale sulla comunicazione politica.

E' esemplificativa a questo proposito lo studio di Lasswell, scienziato sociale americano, tra i

primi ad occuparsi estesamente della comuncazione politica.

Durante la I guerra mondiale egli studiò la propaganda delle potenze belligeranti,

sottoponendola a un'approfondita analisi qualitativa priva dei necessari requisiti di sistematicità

e corretezza metodologica.

L'autocritica di Lasswell è tanto esplicita e radicale da cambiare la rotta dell'autore.

L'analisi del contenuto come semantica quantitativa

Nel 1948 Lasswell, studia come la politica possa progredire facendo uso dell'analisi quantitativa

del linguaggio politico (Si ricorre all'analisi qualitativa per via dei limiti delle analisi qualitative

dell'autore stesso).

All'assenza di sistematicità è possibile porre rimedio solo facendo ricorso a un procedimento

quantitativo di analisi consistente nell'individuare nei messaggi simboli chiave.

Dalle frequenze dei simboli chiave è possibile trarre inferenze non solo sulle strategie e le finalità

della propaganda ma anche sulle relazioni che intercorrono tra determinate caratteristiche di

contenuto e le caratteristiche di chi comunica, il destinatario, il mittente e della situazione

comunicativa.

Lasswell denomina questo procedimentto “analisi del contenuto” (content analysis),

assimilandolo a una semantica quantitativa del linguaggio della politica e solo più tardi con

questa stessa denominazione è stata utilizzata per designare qualunque tipo di ricerca sui

contenuti di diversi tipi di comunicazione.

Per Lasswell il “simbolo chiave” è quella parte di contenuto di un messaggio capace di colpire il

centro dell'attenzione (attention frame) degli individui e dell'opinione pubblica.

Da qui l'idea che la content analysis possa costruire un efficace strumento per lo studio su base

empirica del mito politico, ossia l'insieme di istanze ideologiche alle quali si fa ricorso, in un

determinato contesto, per spiegare e giustificare specifiche pratiche di potere.

Il concetto di “mito politico” viene chiarito da Lasswell: mito non implica l'attribuzione di un

carattere fittizio ma si ricollega a concetto che hanno avuto un ruolo importante nelal letteratura

politica classica (es. la nobile menzogna di Platone, l'ideologia di Marx ecc..)

Simboli chiave e mito politico

Del mito politico sono espressione diretta i simboli chiave (es. USA: libertà, democrazia).

La funzione principale dei simboli chiave è quella di fornire un'esperienza comune a tutti

all'interno dello Stato: una delle poche esperienze che legano gli uomini a prescindere da fattori

sociali-economici-politici è l'esposizione alle stesse parole chiave, intorno alle quali aggregano e

sviluppano sentimenti di lealtà che contribuiscono alla coesione della comunità.

La ricerca sui contenuti delgi slogal del 1 maggio in Unione Sovietica

Le più importanti ricerche di Lasswell sono raccolte in “The Language of Politics”.

In particolare analizzano i contenuti degli slogan formulati dal 1918-1943 in URSS per la festa del

1 maggio alla ricerca dei cambiamenti dei contenuti degli slogan, che secondo la sua ipotesi,

riflettono i cambiamenti di orientamento della linea politica ufficiale del Partito Comunista.

I simboli chiave individuati vengono classificati in 11 categorie di contenuto:

rivoluzionari: esaltano la rivoluzione comunista auspicandone la diffusione nel mondo

1. (rivoluzione d'ottobre, vittoria del proletariato, rivoluzione mondiale ecc...)

controrivoluzionari: deninciano gli oppositori della rivoluzione

2. (capitalismo, borghesia, fascismo ecc...)

nazionali: si riferiscono all'URSS come naizone

3. (nostra patria, nostra terra ecc...)

universali: espressione dell'internazionalismo del comunismo rivoluzionario

4. (internazionale comunista, umanità ecc...)

di politica interna: relativi ai problemi politici, economici e sociali del paese

5. (piano quinquennale, disoccupazione ecc...)

di politica estera: relazioni internazionali dell'URSS

6. di gruppo sociale: entità collettive operanti in URSS ed al di fuori

7. (armata rossa, intellettuali, proletari ecc...)

8. nomi di persone

(Marx, Lenin, Hitler ecc...)

9. liberali tradizionali

(libertà, democrazia, cittadino ecc...)

morali: evidenziano i requisiti e norme delle condotte individuali e collettive

10. (onestà, lealtà, responsabilità ecc...)

d'azione: sollecitano coinvolgiento emotivo e partecipazione

11. (viva.., abbasso.., vittoria! Ecc...)

Sulla base dell'andamento delle frequenze dei simboli, Lasswell evidenzia nel periodo

considerato, alcune tendenze significative: sia pure in modo discontinuativo i simboli di politica

interna e nazionali registrano un sensibile incremento, mentre diminuiscono quelli

controrivoluzionari e universali.

Questi dati sono indicativi del cambiamento della la linea politica del PCUSS: ridimensionata

l'originaria posizione internazionalista, si delinea un ripiegamento sulla realtà interna del paese

all'insegna del localismo.

Queste conclusioni trovano ulteriore sostegno nei risultati dell'analisi delle frequenze di 6 altre

categorie usate su slogan in base alla strategia comunicativa e quindi la funzione ad essi

attribuita per attirare l'attenzione e influenzare i destinatari

1. descrizione

2. sostegno

3. denuncia

4. ammonizione

5. indirizzo

6. autoidentificazione

Mentre diminuiscono le frequenze dei simboli di denuncia, associati ai nemici della rivoluzione,

aumentano i simboli di indirizzo e sostegno, destinati a richiamare e esaltare i protagonisti delle

attività interne.

La ricerca sui contenuti del “The Galileian”

Ricerca sempre pubblicata in “The Language of Politics”, ha un interesse storico oltre che

scientifico.

Su incarico del governo federale, Lasswell sottopone ad analisi i contenuti del periodico degli

anni '40 di estrema destra “The Galileian” al fine di riscontrare eventuali analogie con la

propaganda nazista.

In questa ricerca anziché considerare i simboli chiave, come unità d'analisi vennero utilizzati i

“temi”, cioè proposizioni semplici che sintetizzano (riproducendone fedelmente il significato)

proposizioni più lunghe.

Questi temi furono classificati da Lasswell in 14 categorie, ciascuna corrispondente ad un

argomento di carattere più generale, definite dal servizio investigativo della commissione

federale per le comunicazioni sulla base di registrazioni dei programmi radiofonico di

propaganda trasmessi su onde corte dalla Germania e dirette agli USA.

Sulla base di questa ricerca, il direttore del “The Galileian” fu riconosciuto come colpevole di

svolgere attività di propaganda antidemocratica e condannato.

Una tecnica di ricerca obiettiva, sistematica e quantitativa

Dopo Lasswell le ricerche di analisi del contenuto tra gli anni '40 e '50 diventano via via più

numerose.

Ad essere prese in esame non sono più soltanto la propaganda e la comunicazione politica in

genere ma insiemi di testi di differente natura, relativi alla gran parte dei generi dell'offerta

mediale.

In questo periodo vennero pubblicati i primi manuali di analisi del contenuto, tra i quali vanno

menzionati “The Analysis of Communication Content” di Berelson e Lazarsfeld e “Content

Analysis on Communication research” di Berelson (che era stato uno dei principali collaboratori

di Lasswell).

Content analysis on Communication research

In quest'ultima opera Berelson definisce l'analisi del contenuto una “tecnica di ricerca capace di

descrivere in modo obiettivo il contenuto manifesto della comunicazione”, evidenziando quelli che

allora venivano considerati requisiti metodologici imprescindibili per questo tipo d'indagine:

sistematicità: Conformità costante a un criterio preciso di completezza

• approccio quantitativo: vedi Lasswell

• obiettività: secondo Berelson una procedura di analisi del contenuti è obiettiva se analisti

• diversi, applicandola sullo stesso insieme di unità di analisi, ottengono esattamente gli

stessi risultati. In realtà questa pratica è tutt'altro che scontata. L'analisi obiettiva a cui

pensa Berelson è priva di interpretazione, un agire meramente applicativo da parte di

rilevatori.

Perchè il contenuto manifesto?

Dall'obiettività di Berelson deriva dalla limitazione del solo contenuto “manifesto” della

comunicazione.

Berelson da per scontato una completa corrispondenza tra codifica della fonte e decodifica del

destinatario e con essa, la capacità dell'analista di cogliere il contenuto “vero” di qualunque

testo mediale.

Non mancano tuttavia, in questa fase iniziale della content analysis, indagini condotte con

maggiore problmaticità e impostazione critico-interpretativa.

Morris e Schulze nel 1966 osservano che le analisi del contenuto più interessanti sono quelle in

cui il momento intepretativo non è subordinato all'applicaizone delle procedure quantitative.

Un convegno importante: Allerton House Conference

Un ripensamento sui metodi utilizzati nell'analisi del contenuto si registra in occasione di un

importante convegno tenutosi nel 1955 presso l'Università dell'Illinois, in cui si evidenziano i

limiti dell'approccio quantitativo tradizionale e si sottolinea la necessità di indagare non solo i

contenuti manifesti ma anche la dimensione intenzionale dei testi veicolari dai mass media.

Alle tecniche usuali di analisi (scomposizione, classificazione e calcolo), che prevedono la

distruzione del testo per analizzarne i dettagli, si sostituiscono procedure capaci di

salvaguardarne la struttura.

Non mancano in ogni caso richiami al recupero dell'analisi qualitative con strategie d'indagine

basate sulla registrazione della presenza ed asseza adi elementi testuali di particolare rilevanza,

tali da poter essere considerati indicatori delle finalità e dei significati non esplicitati dal testo.

Gli sviluppi successivi non furono contrassegnati da un abbandono dell'approccio quantitativo.

A partire dalla 2° metà degli anni '60 con l'uso sempre più diffuso dei computer nell'analisi del

contenuti (computer-aided content analysis) ne hanno reso possibile un significativo

affinamento, offrendo nuovi strumenti di indagine.

L'analisi del contenuto come inchiesta

Sempre a partire dagli anni '60, accanto al rinnovamento dell'approcio ai testi verbali, si afferma

un nuovo orientamento nell'analisi del contenuto in cui viene attribuita maggiore rilevanza alla

dimensione intepretativa degli analisti.

Sotto analisi sono testi di diversa natura (programmi radiofonici, film, spot, fumetti ecc...), in

grado di costruire determinati aspetti della realtà, rappresentandoli secondo linguaggi e routine

produttive proprie.

In questo tipo di analisi, i contenuti a cui si fa riferimento sono quelli linguistici ed extralinguistici

e anziché scomporre il testo in unità elementari lo si prende in esame nella sua totalità,

utilizzando una scheda di analisi appositamente progettata simile ad un questionario: il

ricercatore è come se “intervistasse” i testi utilizzando la scheda. Non si bada più alla struttura

linguistica del discorso ma soltanto ai significanti, i risultati sono giudizi.

Analisi del contenuto e interpretazione

Alla pretesa di rispecchiare fedelmente il contenuto si sostituisce una più ragionevole finalità di

effettuare un'intepretazione corretta del testo in considerazione ai diversi significati.

Quest'analisi prende il nome di “analisi del contenuto come inchiesta”, in quanto come

l'inchiesta, si basa sul ricorso a tecniche di raccolta dei dati a un elevato livello di

standardizzazione. Ciò consente la formalizzazione dei dati raccolti, il loro inserimento in una

matrice e l'analisi dei dati stessi tramite procedimenti statistici.

L'analisi del contenuto come inchiesta è ormai l'approccio prevalente della ricerca sociale sui

testi mediali.

Grazie ad essa disponiamo di una consistente base empirica per una conoscenza più informata,

realistica e meno ideologica della cultura di massa.

In Italia dopo l'esordio nella seconda metà degli anni '60, l'analisi del contenuto come inchiesta

si è venuta affermando sia per un autonomo interesse in ambito accademico grazie alla

committenza della RAI.

Limiti e vantaggi dell'analisi del contenuto

Resta aperto il dibattito su alcuni limiti dell'analisi del contenuti che per quanto la svolta deli

anni '60 ha contribuito a ridimensionare, ma non ad eliminare dl tutto.

Confronto tra sociologia dei media e semiotica:

• semiotica avverte che c'è la necessità di tener conto oltre che l'unità testuale, anche

◦ l'intreccio dei diversi sistemi di significazione e delle modalità e delle conseguenze dei

processi di connotazione

Emblematico è stato il dibattito nel corso di un seminario organizzato dal CISC (Centro

Interdisciplinare di Scienze della comunicazione): in quell'occasione si discusse delle

“amputazioni” inflitte ai testi di tutti i tipi di analisi alle quali vengono sottoposte.

Tra i sociologi protagonisti del dibattito c'era Franco Rositi, il quale ribadì che ogni approccio di

ricerca deve necessariamente commisurare gli obiettivi da perseguire con le effettive

potenzialità conoscitive dei procedinemnti che ad esso competono e che può proficuaente

utilizzare.

Utilità conoscitiva dell'analisi del contenuto

A 25 anni di distanza, queste considerazioni sono ancora attuali.

L'analisi del contenuto è diversa dall'analisi semiotica e qualunque altro tipo di analisi testuale: si

ripropone di conseguire obiettivi descrittivi e ha una portata euristica delimitata che non può

investire ambiti di altre competenze disciplinari.

Resta l'unico procedimento di ricerca ideoneo ad affrontare simultaneamente insiemi estesi di

testi mediali.

La sua utilità conoscitiva dipende, come come qualunque altro procedimento scientifico, da

come vengono affrontate e risolte le questioni di metodo quali:

criteri di selezione del materiale da esaminare

• la costruzione e l'utilizzo degli strumenti di raccolta dei dati

• validità e affidabilità di tali strumenti

• rilevanza dei risultati ottenuti

• legittimità delle inferenze che da tali risultati è possibile trarre

L'analisi del contenuto è rilevante non solo per le finalità riferite alle caratteristiche dell'offerta

mediale ma anche perchè premessa indispensabile per qualunque indagine sulle intenzioni e le

strategie delle aziende dei media, processi di fruizione dei prodotti mediali da parte del pubblico

e possibili effetti dei media.

3. La cultura postomoderna e i media digitali

La postmodernità

JeanFrançois Lyotard nel 1979 indica come tratto distintivo dell'età post-moderna la rinuncia a

qualsiasi tentativo di spiegare la realtà mediante sistemi di pensiero onnicomprensivi, con il

conseguente venir meno delle certezze.

L'incertezza diviene l'atteggiamento prevalente che dalla sfera del sapere si trasferisce a quella

dell'agire.

La costruzione dell'identità diviene un processo incessante e problematico, una continua

ridefinizione del sé in contesti sociali e culturali in costante cambiamento.

I media digitali

L'industria dei media ha subito una radicale trasformazione con l'avvento e la diffusione dei

media digitali.

Questa trasformazione, avviata dal computer, ha comportato cambiamenti sia nel consumo

mediale che nei processi di formazione e diffusione dell'informazione, cultura, interazioni e

tempo libero.

Menduni afferma che i media digitali sono in parte fenomeni del tutto nuovi (es. interne,

playstation ecc..), in parte invece sono media preesistenti che sono diventati digitali trasformando

i loro linguaggi.

Al cospetto di questo complesso scenario, la ricerca sociale si certa di aggiornare il sapere già

collaudato sui media tradizionali e considerare in base ad esso sia gli interrogativi che si pongono

in modo analogo per i media digitali che gli interrogativi differenti: utenti, nuovi percorsi del

consumo mediale, motivazione, usabilità e effetti.

Gli utenti di internet

Esiste un “divario digitale”: l'accesso ai nuovi media è diseguale, con categorie sociali e

popolazioni escluse.

In Italia emerge che l'affluenza maggiore proviene dal Nord Italia, seguito dal Centro ed infine

dal Sud e le isole.

Consistenti sono anche le differenze tra le diverse fasce d'età, con un prevalere di adulti rispetto

agli adolescenti e gli anziani. Sono gli utenti con livelli medi e alti di scolarità e reddito ad

accedere più frequentemente, mentre le donne sono alla “rimonta” già dal 2000.

Nuovi percorsi del consumo mediale

Un secondo insieme di interrogativi è quello relativo ai cambiamenti del consumo mediale,

caratterizzati da un'offerta ampia e differenziata ed un'esposizione sempre più selettiva.

Si ipotizza che i percorsi di consumo mediale possano essere:

Chiusi: centrati su pochi mezzi tradizionali ed un genere dominante, destinati a rimanere

• tali.

Aperti: eterogenei al loro interno per mezzi e generi, destinati a diversificarsi

• ulteriormente.

Il gap tra i diversi stili di consumo mediale è destinato ad accentuarsi.

Si può notare in questi mezzi il riemergere di:

fruizione collettiva: es. tentativi di alfabetizzaizone informatica degli anziani

• flusso comunicativo a due fasi (two-steps flow): flussi di contenuti in nuclei familiari in cui

• convivono utenti con diverse competenze mediali e accessi ai nuovi media

leadership d'opinoine

Motivazioni all'uso dei nuovi media

Le motivazioni all'uso dei nuovi media, con riferimenti ai bisogni che essi soffisfano, nella

prospettiva dell'approcio “usi e gratificazioni”, sono parte degli interrogativi della ricerca

I problemi derivanti dalla ricerca sono quello dei tempi e dei modi dell'uso dei nuovi media in

ambiente domestico secondo le linee d'indagine dell'approccio etnografico.

Usabilità dei siti internet

Il tema dell'usabilità dei siti internet è relativamente nuovo e assume rilevanza nell'analisi dei

tipi di interazione su internet. I requisiti di usabilità di un sito sono:

navigabilità: presenza di elementi che facilitino la navigazione ed il reperimento delle

• informazioni

apprendimento e memoria: facilità con cui l'utente apprende le regole e gli strumenti di

• navigazione

utilità attesa: l'utente deve accedere a informazioni e servizi che corrispondono alle

• proprie attese

completezza dei contenuti: presenza nel sito di contenuti pertinenti e dettagliati

• comprensibilità: ricorso a un linguaggio semplice nei registri verbali e iconico

• attrattività visiva: qualità della grafica e delle animazioni

Si tratta di requisiti che possono essere ricondotti a 3 fondamentali dimensioni:

efficienza nell'uso dei siti

• efficacia della comunicazione

• soddisfazione dell'utente

Effetti e contenuti dei nuovi media

Altri interrogativi di ricerca riguardano i possibili effetti dei nuovi media:

quelli specifici a breve termine

• quelli aspecifici a lungo termine

Questi interrogativi riguardano sia l'ipotesi dell'influenza mediata e dal ruolo attivo del fruitore

sia quella dei powerful media e riguardano anche i contenuti del web da non indagare con

finalità descrittive ma in funzione della ricerca sugli effetit ricostruendo le rotte abituali dei

navigatori assidui.

La comunicazione mediata dal comuter (CMC)

Considerando coloro che utilizzano abtualmente i nuovi media, l'oggetto d'indagine attualmente

di maggiore interesse è la comunicazione mediata da computer (Computer-Mediated

Communication).

Esistono due tipi generali di CMC:

comunicazione testuale asincrona

• comuinicazione testuale sincrona

Il trasformismo di rete

Ci si può proporre agli altri perfezionando la propria identità reale in base a come si vorrebbe

che essa fosse oppure costruendo una nuova identità fittizia lontana da quella reale.

In entrambi i casi tuttavia non si diventa ciò che si desidera essere nel mondo virtuale, ma ciò

che gli altri percepiscono: come nell'interazione reale, anche nell'interazione via computer

l'identità percepita è l'esito di processi di negoziazione compelssi e variabilmente articolati.

Nicknames: Lo pseudonimo

assunto nell'interazione in rete

rappresenta in estrema sintesi il

tratto saliente dell'identità che si

vuole assumere.

Roversi propone la seguente

tipologia dei nicknames usati dagli

utenti italiani nelle chat rooms:

Comunità virtuali

Le comunità virtuali sono spazi

sociali in rete ai quali possono

accedere persone interessate a

incontrare altre e discutere.

Il termine “comunità” è

contrapposto a quello di società

perchè questi rappresentano non

solo una comunicazione uno a

molti ma anche entità sociali nel cui

ambito sperimentare un agire

partecipativo sostenuto da norme e valori interiorizzati orientati verso finalità comuni.

In rete sono numerose le comunità virtuali che presentano queste caratteristiche comunitarie,

ma sono altrettanto numerose quelle che si propongono come tali solo per il fatto di

coinvolgono più utenti contempoeaneamente con finalità meramente commerciali (es. fanpage

coca cola ecc..).

Sul piano del metodo i procedimenti da applicare sono riconducibili sia alla ricerca quantitativa

che qualitativa (es. questionario + osservazione partecipante iscrivendosi alla comunità).

Sintesi: Nel dibattito sulla cultura di massa, che ha visto contrapposte posizioni pro e contro:

• pro: industria culturale e offerta mediale come agenti di modernizzaizone e

◦ democratizzazione della società

contro: industria culturale e offerta mediale come complici di progetti tesi

◦ all'omologazione, alla manipolazione ed alla repressione

Altre posizione, non palesemente schierate e più attente alla necessità di riportare lo

• studio della cultura di massa e dell'offerta mediale su binari percorribili dalla ricerca

sociale empirica, hanno offerto spunti e sollecitazioni che hanno rappresentato un utile

punto di riferimento per l'individuazione id concreti oggetti d'indagine

in questa prospettiva l'offerta mediale comuncia ad essere esplorata estesamente e

• approfonditamente dalle ricerche di analsi del contenuto (content analysis) che

forniscono gli elementi necessari per ricostruire il complesso mosaico della cultura di

massa

Con l'avvento dei media digitali, nel clima contrassegnato dalla cultura postmoderna, si

• profilano nuovi interessanti percorsi d'indagine.

Internet, in particolare, e gli usi che le persone fanno della comunicazione mediata dal

computer, rappresentano la nuova frontiera per la ricerca sociale sui media.

C.5: PREMESSE, CONCETTI E PROCEDIMENTI FONDAMENTALI

1. Teoria e ricerca

L'integrazione di teoria e ricerca

Un tema centrale nel dibattito sui fondamenti della sociologia come scienza è quello del

rapporto tra teoria e ricerca empirica, complesso per le sue implicazioni epistemologiche e

metodologiche.

Teoria e ricerca devono sostenersi a vicenda:

la teoria deve avere un fondamento empirico che possa orientare proficuamente la

• ricerca

la ricerca deve avere un fondamento teorico e la capacità di produttre risultanti

• pregnanti capaci di consolidare o cambiare la teoria

Tuttavia raggiungere questo risultato è difficile.

Le ricerche del I dopoguerra

È la sociologia americana la prima ad affrontare il problema.

A partire dal I dopoguerra la Scuola di Chicago, la Columbia University e la Harvard University

svolgono indagini fonte di conoscenza diretta sui temi concreti di rilevanza sociale e

sperimentazione di metodi di ricerca empirici nuovi.

È la ricerca quantitativa a conoscere gli sviluppi più significativi, a cui si ricorre più spesso.

Al contrario la ricerca sociale che studia i problemi concreti sembra inadeguata perchè incapace

di soddisfare esigenze conoscitive più estese.

La continua attenzione a tecniche di ricerca quantitativa spaventa alcuni perchè generatrice di

formalismo metodologico fine a se' stesso e staccato dalla teoria.

Critiche alle ricerche:

Ricerca per fare che?

Nel 1939 Lynd pubblica “Knowledge for What?”, analisi fortemente critica della sociologia

americana, in cui sottolinea i rischi di una ricerca finalizzata alla raccolta di informazioni

frammentarie non riconducibili a quadri teorici e quindi privi di significato sociologico.

Contro la “quantofrenia”

La sociologia sotto l'iperempirismo secondo Lynd sarebbe incapace di affrontare i grandi temi

della realtà sociale che non può essere ridotta alla somma di eventi frammentari ed isolati.

Sorokin sostiene che la sociologia sia in mano ai “maniaci della quantificazione” gravemente

affetti dalla “quantofrenia”.

La ricerca sui media e le esigenze della committenza

Nella sociologia dei media le esigenze della commettenza determinano un proliferare di indagini

su problemi circoscritti.

Vengono condotte ricerche empiriche sulle aziende dei media (fonte), sui contenuti (messaggio),

sull'esposizione del pubblico (destinatario), sull'influenza sul pubblico (effetti).

In particolare prevalgono ricerche su effetti e contenuti in modo da disporre di dati empirici per

la messa a punto di prodotti confezionati e strategie di propaganda commerciale e politica.

Ricerca “amministrativa” e ricerca “critica”

Per questi motivi la mass communication research diviene oggetti di discussioni e confronti

polemici.

Ricerca amministrativa: obiettivi di conoscenza immediatamente utili per le aziende dei

• media.

Ricerca critica: studio del sistema dei media con riferimento all'intera società che ne

• determinano le azioni e gli effetti.

Ricordiamo il dibattito tra Adorno e Lazarsfeld:

Accuse di Adorno...

Adorno accusa la ricerca “amministrativa” e quantitativa di perseguire obiettivi conoscitivi

irrilevanti e sottolinea che il suo apparato metodologico de-contestualizza l'oggetto di indagine.

In particolare contesta l'uso “feticisitco” di strumenti standardizzati di raccolta dati (questionari

ecc..) che secondo lui non raccolgono i processi della realtà sociale ma il modo in cui gli

intervistati vedono la realtà e se' stessi, scambiando quindi le opinioni soggettive per realtà

oggettiva.

La critica di Adorno non riguarda l'assenza di teoria ma il mancato riferimento a una teoria

generale della società.

...Risposte di Lazarsfeld

Lazarsfeld ribatte affermando che “nessuna scienza considera il proprio oggetto nella sua

pienezza reale ma ne sceglie alcune proprietà e cerca di stabilire relazoini tra di esse”

Scelte le proprietà da considerare, esse devono essere tradotte in variabili di ricerca, “in modo

da esprimere concetti in termini di indici empirici in 4 fasi:

1. rappresentazione figurata del concetto

2. specificazione delle dimensioni

3. scelta degli indicatori osservabili

4. sintesi degli indicatori per la formazione deli indici”.

Nel mettere in atto questo processo, il ricercatore ha bisogno di un riferimento alla realtà

empirica e di una teoria che lo sostenga nella definizione concettuale delle proprietà indagate.

Lazarsfeld quindi è convinto della necessità di sostenziare la ricerca non con la teoria ma ogni

ricerca con una teoria: una teoria non ai massimi livelli di astrazioni ma a un livello di astrazione

tale da consentire di trarre da essa orientamento e legittimazione e di trovare per essa un

adeguato controllo empirico (teoria a medio raggio)

Teorie a medio raggio: contribuiscono a eliminare equivoci nel rapporto tra teoria e ricerca, sono

teorie intermedie tra

teorie generali dei sistemi sociali, tropo remote da particolari categorie di

• comportamento da poter fornire una spiegazione di quanto osservato

dettagliate descrizionoi di particolari che non vengono minimamente generalizzate

In sociologia vengono utilizzate per guidare la ricerca empirica.

Sociologia della conoscenza eurpea e mass media communication research

Merton pone a confronto la mass communication research americana con la sociologia della

conoscenza europea degli anni '50.

Sociologia della conoscenza europea: studia il condizionamento sociale del pensiero

• secondo un approccio teorico senza preoccuparsi di trovare sostegno empirico

Sociologia delle comunicazioni di massa americana: studia l'influenza dei media sul

• pubblico con riferimento ai processi di formazione e mutamento delle opinioni secondo

un approccio empirico non sempre sostenuto dal piano teorico.

Da questo confronto Merton prende spunto per auspicare che la ricerca sui media possa

abbandonare la “pratica autolesionsta” di non prendere in considerazione le tendenze più

generali che caratterizzano l'influenza delle comunicazioni di massa sulle idee e sul loro

cambiamento nella convinzione che sia impossibile rilevare e descrivere su base empirica gli

effetti a lungo termine di più vasta portata.

La Grande teorizzazione e l'empirismo astratto

Alla fine degli '50 inteviene nel dibattito Wrigt Mills che individua 2 “disgraziate tendenze”:

grande teorizzazione: guidata da Talcott Parson, impegnata a un livello di pensiero così

• generale che la pratica non riesce proseguire all'osservazione empirica

empirismo astratto: guidata da Lazarsfeld, è così impegnata nella rilevazione del dato

• empirico da non porsi preoccupazioni di ordine teorico, finendo così con l'ottenere

risultati irrilevanti.

Riferendosi alla mass communication research Mills afferma che essendo molto costosa ha

dovuto modellarsi agli interessi dei finanziatori, non potendo quindi conseguire un risultato

globale significativo.

In realtà per quanto riguarda la mass communication research si può osservare che, accanto a

molte indagini empiriche povere dal punto di vista teorico, ce ne sono state molte altre che al

contrario hanno contribuito in modo rilevante allo sviluppo della teoria.

L'empirismo e Lazarsfeld

Considerato in questa prospettiva, l'empirismo di Lazarsfeld è tutt'altro che “astratto”, in quanto

la rilevanza teorica delle sue ricerche, poi attestate da prove empiriche, portano alla conferma

della teoria dell'influenza mediata dei mezzi di comunicazione:

vengono evienziati i processi selettivi di esposizione ai testi mediali

• viene ribadita la mediazione dei rapporti interpersonali

• viene scoperta la leadership di opinione

• viene precisato che è più frequente l'effetto di rafforzamento piuttosto che la

• conversione

si legittima su base empirica il riconoscimento del ruolo attivo del pubblico.

2. Ricerca qualitativa e quantitativa

Un problema mal posto

La contrapposizione tra ricerca quantitativa e qualitativa delinea un contenzioso metodologico.

Questa contrapposizione si è accentuata a tal punto da configurare, secondo alcuni, la

contrapposizione tra 2 diversi modi di intendere la ricerca sociale e lo statuto teorico della

sociologia:

ricerca quantitativa: sociologia “scientifica” che costruisce dati ricorrendo a procedure

• formali ed impersonali con l'intento di cogliere tendenze generali e generalizzabili

ricerca qualitativa: espressione di una sociologia “individualistico-intepretativa” che

• osserva dal basso senza la mediazione di costruitti preorginati l'interazione sociale per

come essa è soggettivamente percepita e vissuta dai protagonisti

Con riferimento al metodo, talvolta si assume che la contrapposizione abbia soltanto a che fare

con l'assenza/presenza dell'elemento numerico, l'una scende in profondità, l'altra la superficie.

Tratti distintivi della ricerca qualitativa e quantitativa

Da questo modo riduttivo di intendere e la propensione di contrapporle, sono nati molti

fraitendimenti.

Sono infatti tratti distintivi della ricerca qualitativa

procedure di raccolta di informazioni a basso livello di standardizzazione su un numero

• limitato di casi

assenza di matrici di dati

• ricorso a procedimenti di classificazione a più livelli e all'analisi ermeneutica

Sono invece tratti distintivi della ricerca quantitativa

costruzioni di variaibli medianti definizioni operative

• utilizzazione di strumenti di raccolta delle informazioni a alto livello di standardizzazione

• costruzione di matrici di dati e ricorso ad analisi statistica su un numero ampio di casi

• (come nell'inchiesta)

I punti indicati in alcuni casi sono in relazione tra loro.

Strumenti di rilevazione e livelli di standardizzazione

Per quanto riguarda le procedure di raccolta delle informazioni e l'intervista, l'assenza/presenza

di standardizzazione è considerata come l'elemento più importante di distinzione tra ricerca

qualitativa e quantitativa, con una conseguenza terminologia tra “standard” e “non standard”.

In entrambi gli approcci si pone sempre di più l'enfasi sulla conduzione dell'intervista prima che

sugli strumenti utilizzati: quando è presente l'intervistatore, a un elevato livello di

standardizzazione dello strumento non deve corrispondere necessariamente una modalità

altmente direttiva. La conduzione dell'intervista non può che essere sempre aperta e dialogica.

Compiti dell'intervistatore

E' importante accertarsi che la domanda posta sia adeguatamente compresa da tutti gli

intervistati allo stesso modo: se così non fosse verrebbe meno la validità della domanda, ovvero

l'utilità conoscitiva della stessa.

I compiti dell intervistatore sono:

formulare la domanda nel modo più adeguato caso per caso, così che tutti possano

• comprenderla

ascoltare attentamente la risposta e intervenire nel caso per sollecitare approfondimenti

• intepretare la risposta, sintetizzarla e classificarla.

Quanto all'intervistato egli non deve vedere il questionario se non in casi particolari.

Critiche estreme alla ricerca quantitativa...

l'intervista a questionario è una modalità “inquisitiva” che ha la pretesa di estorcere agli

• intervistati una verità prestabilita: gli intervistati non sono liberi di rispondere alle

domande come meglio credono ma sono obbligati a scegliere tra un elenco di risposte

preconfezionate

intervistato come cavia costretta a dare sostegno empirico a paradigmi teorici definiti a

• tavolino

il questionario e gli strumenti tipici di ricerca quantitativa spingono il ricercatore in un

• circolo vizioso di pretendere di indagare un determinato fenomeno per come è usando

procedimenti che invece determinano essi stessi cosa quel fenomeno debba essere

… Critiche estreme alla ricerca qualitativa

impressionistica e asistematica, più simile ad un inchiesta giornalistica

• inutile perchè esplora situazioni circoscritte senza possibilità di generalizzare

• inaffidabile per l'arbitrio della soggettività del ricercatore e impossibile da controllare per

• inferenza perchè disorganizzata e non accessibile alla comunità scientifica

Al di là delle differenze di impostazioni e procedure, la rigida contrapposizione non sembra avere

un reale fondamento: è possibile recuperare una unità metodologica.

3. Proprietà, concetti e variabili

Nella ricerca sociale vengono prese in considerazione le proprietà che contraddustinguono gli

oggetti di studio.

La proprietà è definita dal “concetto” che il ricercatore usa per raffigurarla e può assumere 2 o

più stati (es. proprietà: genere sessuale, stato: maschile o femminile)

La diversità nella conoscenza scientifica dipende dal particolare punto di vista del ricercatore nei

confronti del fenomeno studiato (es. proprietà: intelligenza.. ma cos'è?). La definizione

concettuale che egli dà ad ogni prorpietà sono definizioni convenzionali.

La definizione operativa

Nella ricerca quantitativa una proprietà deve soddisfare due condizioni per essere considerata:

deve poter variare, quindi assumere stati diversi, nell'insieme delle unità di rilevazione

• considerate

deve poter essere trasformata in una variabile della ricerca attraverso una definizione

• operativa

Per definizione operativa si intende il complesso di regole che guidano le operazioni con cui lo

stato di ciascun caso sulla proprietà x viene rilevato assegnato a una delle categorie stabilite in

precedenza e registrato nel modo necessario a permetterne la successiva analisi con le tecniche

che si intendono usare.

Tipi di proprietà

Nella sicerca sociale ci sono diversi tipi di proprietà, ciascuna applicabila a deterinate opzioni di

ricerca. Proprietà discreta: assume un numero finito di stati nettamente distinti l'uno dall'altro

• (es. genere sessuale, titolo di studio ecc..)

Proprietà continua: assume un numero teoricamente infinito di stati lungo un continuum

• che va da un minimo ad un massimo di intensità con cui la stessa proprietà si presenta

nei casi in esame (es. atteggiamento postitivo/negativo v/pubblicità)

Proprietà discrete

Considerando il tipo di relazioni che è possibile stabilire tra gli stati le proprietà si distinguono in:

proprietà discrete categoriali: proprietà con categorie non ordinate, in numero finito e

• generalmente non ordinabili lungo una determinata dimensione concettuale.

È possibile stabilire relazioni di uguaglianza tra casi che presentano la stessa modalità e

relazioni di diversità tra casi che presentano modalità differenti.

Ad esempio modalità “maschile” e “femminile” della variabile “genere sessuale” sono

categorie non ordinate, quindi non possibile da ordinare in modo crescente/decrescente

proprietà discrete ordinali: proprietà con categorie ordinate, un numero finito e limitato

• di stati che possono però essere essere ordinati lungo una cerca dimensione concettuale.

La variabile ordinale costruita per questa proprietà ha dunque modalità che

corrispondono a categorie ordinata alle quali viene attriubto un valore che non ha

soltanto la funzione di designarle ma indicarne la posizione in un ordinamento.

Es. titolo di studio: 1. licenza elementare 2. licenza media inferiore 3. diploma di scuola

media superiore 4. laurea

proprietà discrete cardinali: proprietà con stati enumerabili ovvero stati che consistono

• nel numero di determinati elementi o eventi con i quali la proprietà è in relazione.

La definizione operativa un questa proprietà consiste nel conteggio di questi elementi o

eventi il cui esito è un valore che corrisponde ad un numero intero. La variabile costruita

con questa proprietà può essere denominata variabile cartinale naturale, dove l'attributo

naturale indica che è basata su un conteggio e a distinguerla da una variabile cardinale

che invece deriva da una proprietà continua misurabile attraverso un'unità di misura.

Es. è possibile affermare che un determinato programma televisivo ha un numero di

contatti netti pari al doppio di quelli registrati per un altro programma

Proprietà continue

Le proprietà pensate come continue possono, a loro volta, essere distinte in

proprietà continue misurabili: la definizione operativa comporta la costruizione di

• un'unità di misura convenzionale applicando la quale è possibile misurare l'intensità con

cui la proprietà considerata si presenta da caso a caso.

L'operazione di misura comporta l'assegnazione a ogni caso di un valore che corrisponde

all'approssimazione di un numero reale a un numero intero o a un decimale.

Per una proprietà di questo tipo la variabile costruita con la definizione oerativa è una

variabile cardinale metrica.

Solo per questo tipo di variabili è legittimo parlare di misura

proprietà continue non misurabili: proprietà continua per la quale l'indisponibilità di

• un'unità di misura non consente la misurazione. In questo caso i valori sono attribuiti

ricorrendo a tecniche di differenziazione scalare (scaling) che consistono nell'associare a

ciascuna modalità un numero cardinale in relazione monotonica diretta con l'ordine delle

modalità stesse.

Nonostante i limiti della scaling, sono usate frequentemente nella ricerca sociale, ad

esempio: soddisfazione nei confronti di un programma televisivo, le proprietà vengono

trafotte in variabili ordinate da “per niente soddisfatto” a “molto soddisfatto alle quali

vengono attribuite in fase di codifica i valori nuemrici 1, 2, 3 ecc...

Essendo la percezione di equidistanza non dimostrabile e soltanto supposta dal

ricercatore le variabili costruite in questo modo sono quasi-cardinali

La costruzione delle variabili

Lazarsfeld fa una descrizione dettagliata del procedimento per la costruzione delle variabili nella

ricerca sociale:

1. raffigurazione della prorpietà considerata mediante un concetto

2. specificazione del concetto

3. scelta degli indicatori

4. costruzione di un indice

1. La raffigurazione della prorpietà mediante un concetto e la corrispondente definizione

lessicale costituiscono il primo indispensabile passo per la costruzione di una variabile. È

necessario stabilire in via preliminare in che cosa consiste la proprietà considerata perchè, in

assenza di un concetto che la raffiguri, non è possibile dare di essa una definizione operativa: a

rigore con una definizione operativa trasformiamo in una variabile della ricerca non una

prorpietà ma il concetto ad essa associato.

A proprietà semplici corrispondono concetti semplici a basso livello di astrazione (es. fare

domanda chiusa con 2 possibili risposte: “maschile” “femminile”).

Se la proprietà è complessa,ad essa corrisponde un concetto a più elevato livello di astrazione,

tale da non consentire un passaggio diretto alla definizione operativa.

In questo caso è necessario effettuare un'analisi dimensionale, individuando gli aspetti più

significativi.

Qualora le dimensioni individuate risultassero troppo generali da richiedere specificazione si

procede all'individuazione di sottodimensioni analitiche.

Indicatori ed indici

Ciascuna di queste dimensioni rappresentano un'area semantica particolare in corrispondenza

della terza fase dello schema di Lazarsfeld (3. scelta degli indicatori).

Un indicatore empirico è una proprietà semplice raffigurabile mediante un concetto che a livello

di astrazione consente il passaggio diretto alla definizione operativa.

La scelta degli indicatori e delle dimensioni deve rispondere a precise esigenze logico-

metodologico.

Ne consegue che gli indicatori sono relativi e che un uso di essi in contesti diversi originalmente

stabiliti può essere fonte di distorsioni e errori.

La fase finale del processo che stiamo descrivendo consiste nella costruzione di un indice che

sintetizzi le informazioni racolte con i diversi indicatori

Indici tipologici e indici sommatori

Se gli indicatori sono variabili categoriali e ordinali, la sintesi delle informazioni a essi relative è

fornita da tabelle di contingenza, ovvero da tabelle a doppia entrata ciascuna delle quali incrocia

le modalità di due variabili utilizzate come indicatori:

nelle righe sono riportate le modalità di una variabile

• nelle colonne le modalità dell'altra e in ogni cella della tabella compare un valore

• numerico che rappresenta una delle possibili combinazioni delle modalità delel due

variabili, cioè un tipo.

Gli indici costruiti con questo procedimento sono indici tipologici.

Nel caso in cui gli indicatori sono invece proprietà trasformate in variabili cardinali o quasi-

cardinali è possibile costruire indici effettuando operazioni matematiche sui valori numerici

associati alle modalità di queste variabili. Trattandosi di sommatorie questi indici prendono il

nome di indici sommatori.

Nel suo insieme dunque il processo di costruzione di una variabile va dunque dal riferimento a

determinate istanze teoriche e a determinate circostanze empiriche alla registrazione di dati che

sono esito di concrete operazioni di ricerca.

Costruzione di un indice tipologico: l'indice di greagrismo

Per illustrare il processo descritto, possiamo utilizzare come esempio la costruzione della

variabile “gregarismo” utilizzata da Katz e Lazarsfeld in “Personal Influence” per descrivere il

profilo dei leader d'opinione.

L'ipotesi centrale di questa ricerca assume che i rapporti interpersonale, in seno ai fruppi

primari, sono grandi fonti di influenza, soprattutto il leader di opinione.

Un leader d'opinione è quel membro del gruppo che ha più frequentemente contatti

interpersonali ed una più accentuata propensione personale a intrattenere rapporti con gli altri.

Quest'ultima caratteristica è denominata da Katz e Lazarsfeld “gregarismo” ed il concetto

utilizzato per rappresentarla è specificato in più dimensioni:

rapporti amicali

• adesione ad associazioni di diverso tipo

Gli indicatori scelti per queste due diemensioni sono:

numero di amicizie

• numero di associazioni a cui si è iscritti

Le domande sono formulate nel modo seguente:

quante sono le persone che non sono mai state sue vicine di casa con le quali lei è in

• rapporti di amicizia o parla spesso? → fornire una misura dell'ampiezza della sgera dei

rapporti interpersonali informali al di la dell'immediato ambiente del vicinato

A quali organizzaiozni, circoli o gruppi è iscitta? → grado di partecipazione ad associazioni

• pubbliche

L'indice così costruito è la nuova variabile “gregarismo” con le modalità basso-medio-alto

Un uso intuitivo e approssimativo degli indicatori

Un secondo esempio mostra come la costruzione delle variabili non venga seguito e giustificato

in tutti i suoi passaggi. Le ricerche di Johnstone, Slawsky e Bowmann individuano due diversi

orientamenti nella professione giornalistica:

neutrale

• partecipante

La validità di un concetto

Per i concetti, le definizioni operative e gli indicatori si pone il problema della validità.

In accordo con la considerazione secondo cui la validità di una categoria teorica è proporzionale

a quanto il ricercatore esperto può imparare attraverso l'uso di questa categoria, possiamo

definire la validità di un concetto in termini di utilità conoscitiva.

Se il concetto raffigura una determinata proprietà nel processo di costruzione di una variabile,

diremo che esso è tanto più utile quanto è più capace di suggerire una definizione operativa che

risponde chiaramente alle esigenze conoscitive del ricercatore.

Secondo questa concezione, la validità di un concetto attiene al suo rapporto con la deginizione

operativa e non la proprietà che rappresenta.

Ogni concetto non rappresenta una determinata proprietà in modo esaustivo ma ne evidenzia

determinati aspetti piuttosto che altri, operando un inevitabile riduzione di complessità

Validità di una definizione operativa

Una definizione operativa è valida se traduce in operazioni adeguate di ricerca il concetto

associato alla proprietà considerata, quindi se specifica questo stesso concetto su base empirica

in relazione al significato che ad esso il ricercatore ha inteso contribuire

Ad esempio facendo riferimento alle domande chiuse di un questionario possiamo definirle efficaci

se rilevano ciò che il ricercatore si ripropone di rilevare e non altro.

Rapporto d'indicazione e validità di un indicatore

Se la costruzione di una variabile richiede il ricorso a indicatori empirici, anche per essi si pone il

problema della validità, ancora definibile in termini di efficacia conoscitiva.

Possiamo considerare la validità di un indicatore come requisito del rapporto di indicazione tra il

concetto relativo alla proprietà indicata e quello relativa alla proprietà utilizzata come indicatore.

Trattandosi di una relazione tra due concetti il rapporto di indicazione può essere considerato

come un rapporto di rappresentanza semantica.

Se tale rapporto esiste, si può considerare legittimo il procedimento con il quale gli stati della

proprietà originaria vengono registrati mediante la definizione operativa della proprietà

indicatrice.

Dalla possibile presenza di una parte estranea in ogni indicatore dipende dal fatto che per

indicatori diversi di uno stesso concetto si possano registrare dati contraddittori su un certo

numero limitato di casi.

Da qui la necessità di ricorrere per uno stesso concetto a più indicatori, uno o più per ciascuna

dimensione di esso, non solo per coprire in tal modo la maggior parte dell'estensione seantica

del concetto stesso ma anche per altre 2 ragioni:

contenere le distorsioni derivanti dalla parte estranea, sia pure ridotta, di ciascun

• indicatore pur considerato valido

per valutare la congruenza interna dell'insieme degli indicatori e considerare la

• congruenza stessa come indizio della loor validità, intendendo per congruenza interna il

fatto che gli indicatori su ciascun caso considerato, salvo le distorsioni comunque possibili

e mputabili alla parte estranea

Affidabilità di una definizione operativa

Per definizioni operative oltre a porsi il problema della validità si pone il problema

dell'affidabilità (reliability).

Se la “validità” di una definizione operativa rigurarda il rapporto con il concetto, l'”affidabilità”

riguarda il rapporto tra gli esiti della stessa definizione operativa e la proprietà originaria.

L'affidabilità di una definizione operativa va dunque riferita alla fedeltà dei dati che produce: una

definizione operativa è affidabile se i suoi esiti consistono in dati fedeli, cioè corrispondenti agli

stati effettivi della proprietà considerata.

Questa corrispondenza è soltanto ipotetica, non essendo possibile nella ricerca sociale stabilire

quali siano gli stati effettivi della gran parte delle proprietà considerate.

La fedeltà di un dato pertanto non può essere dimostrata e tanto meno misutato, non essendo

disponibile l'elemento “oggettivo” con cui confrontare il dato stesso e non potengo di

conseguenza valutare la corrispondenza tra l'uno e l'altro.

Indizi di affidabilità

Se non è possibile disporre di prove è necessario ricercare indizi dell'affidabilità di una

definizione operativa per poter stimare l'affidabilitò stessa e avere rassicurazioni in tal senso.

Un buon indizio di affidabilità è un elevato grado di corrispondenza tra registrazioni diverse

efettuate con la stessa definizione operativa sugli stessi casi.

La corrisondenza tra le registrazioni può essere di 2 tipi:

test-reset: corrispondenza tra registraizoni diverse effettuate in momenti diversi da uno

• stesso rilevatore con lo steso strumento sugli stessi casi

test-test: corrispondenza tra registraizoni diverse efettuate da più rilevatori con lo stesso

• strumento sugli stessi casi

Parliamo di intrasoggettività quanto è elevata la corrispondenza di cui al primo punto e di

intersoggettività quando è elevata la corrispondenza di cui al secondo punto.

L'introsoggettività e intersoggettività possono essere considerate indizi di affidabilità con le

necessarie cautele, richieste dal fatto che ciò sarebbe possibile a pieno titolo solo in presenza di

due condizioni:

che i casi su cui sono fatte le registrazioni rimangano stabili da registrazione a

• registrazione

che i rilevatori siano anch'essi affidabili, cioè capaci di utilizzare lo strumento in modo

• adeguato

4. Classificazione e misurazione

Classificazione

Classificare significa effettuare operazioni analoghe alla classificazione della conoscenza

comune, con la differenza che è necessario rispettare particolari regole.

L'operazione del classificare è un tratto distintivo della ricerca sia quantitativa che qualitativa, in

cui il rispetto delle regole è un obbligo.

Tre concetti e tre corrispondenti operazioni di classificazione

Nella ricerca quantitativa, la classificazione si effettua tramite variabili.

Possiamo parlare di:

classificazione : per indicare il procedimento in base al quale si individuano le modalità

• a

della variabile, che rappresentano le classi il cui insieme corrisponde alla classificazione b

classificazione :

• b

classificazione : registrazione nella matrice dei dati del valore numerico della modalità

• c

cui è assegnato ciascun caso

Esempio:

in un inchiesta si considera la variabile “esposizione giornaliera alla TV” la classiclassificazione è

a

la scelta tra domanda aperta o chiusa.

Se si opta per la seocnda, bisogna definire un ambito di variazione, e si potrebbero definire le

modalità come fino a 1 ora ; da più di 1 a 2 ore ecc... L'insieme di queste modalità è la

classificazione b.

Per effettuare la classificazione , quindi usare queste classi per classificare i casi è necessario ad

c

attribuire a ciascuna classe di un valore numerico.

Regole della classificazione

Le regole da rispettare nell'effettuare le operazioni relative alla classificazione sono:

unicità del criterio di classificazione/unicità del fondamentum divisionis: stabilisce che il

• criterio (fondamento della suddivisione) in base alla quale i casi vengono attribuiti alle

classi deve essere uno soltanto, lo stesso per tutti i casi:

l'esaustività dell'insieme delle categorie: stabilisce che ogni caso deve poter essere

• classificato.

mutua esclusività delle categorie: stabilisce che le classi non devono sovrapporsi e che a

• ogni caso deve essere attribuito a una classe soltanto.

Misurazione e unità di misura

La misurazione a differenza della classificazione riguarda solo la ricerca quantitativa: è un

insieme di operazioni mediante le quali registriamo stati di una proprietà stessa si presenta da

caso a caso.

La misurazione riguarda proprietà pensate come continue che variano per incrementi o

decrementi infinitesimali.

Gran parte delle proprietà continue con le quali ha a che fare la ricerca sociale non è disponibile

un'unità di misura naturale, dunque bisogna ricorrere ad un'unità di misura convenzionale

costruita dal riciercatore.

La misurazione si compone di 4 distinte operazioni:

1. si stabilisce un'unità di misura: di tutte le operazioni è la più complessa, per via degli

aspetti procedurali, extrascientifici di natura psicologica rappresentati dalla non

abitudine a ritenere che sia possibile costruire un'unità di misura per misurare

un'opinione ecc...

2. si decide quante cifre registrate e come arrotondare: ogni posizione su un continuum

corrisponde a un numero reale con infinire cire decimali. Per far corrispondere a questa

posizione una categoria e per associare a essa un valore numerico è necessario stabilire

come approssimare questo numero reale ad uno finito intero decimale

3. si confronta l'unità di misura con l'ammontare della proprietà nel singolo caso:

individuare la posizione di ciascun caso nel contunum suddiviso nelle categorie

individuate con la seconda operazione.

4. si trasforma l'esito della precedente operazione nel numero registrabile corrispondente:

consiste nel concreto classificare i casi associando a ciascuno di essi un numero

registrabile nella matrice dei dati, numero che è il risultato della misurazione effettuata

in precedenza.

Misurazione e conteggio

Marradi ha posto un accento sulla necessità di distunguere tra operazione di misurazione e di

conteggio.

misurazione è possibile per proprietà pensate come continue, variano per incrementi o

• decrementi infinitesimali e per esse va costruita un'unità di misura convenzionale

conteggio per proprietà con stati enumerabili, ovvero con proprietà cardinali, variano per

• “quanti” e per esse l'unità di misura convenzionale è di per sé data ed è la stessa unità in

cui multipli costituiscono la serie dei numeri interi.

Secondo Marradi: la definizione operativa è molto semplice:

1. conta gli oggetti di quel tipo posseduti dal caso ennesimo

2. registra nella matrice il risultato del contagio come il valore di quel caso sulla variabile

In entrambi i casi esse non hanno niente a che fare con la misurazione, è un atto di

classificazione(c) in quanto assegna un oggetto a una categoria prefissata. La serie di categorie

prefissate classificazione(b) è la serie di numeri naturali

Un modo diverso di intendere la misurazione: livelli di misurazione e scale di Stevens

Molti autori usano il termine misurazione in modo improprio ampliandolo a tutti i casi in cui si

attribuiscono numeri a “oggetti” o “eventi” in base a determinate regole.

Questo modo di intendere la misurazione trae origine dalle indicazioni di Stanley S. Stevens che,

a torto o ragione, ha avuto una notevole influenza sugli sviluppi della ricerca sociale:

Il fatto che si possano assegnare dei numeri a regole differenti porta a differenti tipi di scala e

misurazione.

Il problema diventa quello di esplicitare:

le varie regole per l'assegnazione dei numeri

• le proprietà matematiche delle scale che ne risultano

• le operazioni statistiche applicabili alle misure effettuate si ciascun tipo di scala

Le scale sono possibili solo in quanto esiste un certo isomorfismo tra le caratteristiche degli

oggetti e le proprietà delle serie di numeri.

In riferimento alle proprietà dei numeri che è possibile applicare agli oggetti, sarebbe possibile

individuare diversi livelli di misurazioni, a ciascuno dei quali corrisponde un particolare tipo di

scala.

Per ogni tipo di scala Stevens indica:

le operazioni empiriche di base che è possibile effettuare (in un elenco cumulativo, nel

• senso che le operazioni relative a un tipo di scala includono quelle relative ai tipi di scala

che lo precedono)

la struttura matematica dei gruppi, ossia l'insieme delle trasformazioni matematiche che

• sono invarianti per quel tipo di scala

procedure di analisi statistica consentite

Scala nominale

Al primo livello di misurazione, detto scala nominale, corrisponde al sistema della

classificazione(b), in questo una classificazione con categorie non ordinate.

A questo livello i valori numerici associati a ogni categoria hanno la funzione nominale, cioè di

designare le categorie stesse, è dunque possibile stabilire relazioni di tipo uguale/diverso tra casi

con riferimento alle caratteristiche considerate:

relazioni di uguaglianza tra casi di stessa categoria con lo stesso valore numerico

• relazioni di diversità tra casi classificati in categorie diverse con diversi valori numerici

Es. atteggiamento v/pubblicità:

positivo/negativo, Sig. Rossi (positivo) =/= Sig. Bianchi (negativo)

Scala ordinale

Secondo livello, corrisponde ancora ad una classificazione che si caratterizza in questo caso per

b

la presenza di categorie ordinate.

È possibile stabilire tra casi non solo la relazione uguale/diverso ma anche maggiore/minore.

In questo caso i valori numerici hanno oltre che la funzione di designare le categorie anche

quella di indicarne l'ordinamento.

Es. atteggiamento v/pubblicità:

positivo/negativo, Sig. Rossi (positivo) Sig.Verdi (positivo)

• maggiore/minore, Sig. Rossi più positivo di Sig. Verdi

Scala a intervalli

Terzo livello, classificazione caratterizzata anch'essa da categorie ordinate con un certo livello di

intensità con cui si presenta la proprietà, si differenzia dalla scala ordinale perchè dista da quello

che lo precede e da quello che lo succede per un intervallo sempre uguale che corrisponde ad

un'unità di misura convenzionale.

Grazie a quest'unità di misura è possibile stabilire tra i casi in esami non solo relazioni

uguale/diverso e maggiore/minore ma anche per differenza tra valori numerici associati alle

diverse categoria, calcolando in tal modo la distanza tra esse.

Es. atteggiamento v/pubblicità:

positivo/negativo, Sig. Rossi (positivo) Sig.Verdi (positivo)

• maggiore/minore, Sig. Rossi più positivo di Sig. Verdi

• quanto Sig, Rossi è più positivo di Sig. Verdi

Scala di rapporti o cardinale

4°livello, è presente oltre all'intervallo che funge da unità di misura convenzionale anche il punto

0 (non arbitrario) che rappresenta la posizione in cui manca la proprietà considerata. La presenza

dello 0 permette di misurare non solo le distanze per differenza ma rapporti tra i valori associati

alle diverse categorie, stabilendo le relazioni tra i casi in termini di dintensità doppia, tripla,

quadrupla ecc.. con cui la proprietà considerata si presenta da caso a caso

L'altro modo più rigoroso di intendere la misurazione considera operazioni in misura soltanto

quelle che implicano la costruzione di un intervallo che possano essere utilizzato com unità di

misura convenzionale.

Soltanto il 3° ed il 4° livello di Stevens sarebbero strumenti di misurazione in senso stretto,

dunque la misurazione sarebbe un'operazione applicabile solo su proprietà pensate come

continue.

Sintesi: Nella ricerca sociale, in particolare quella sui media, la riflessione sulla necessaria

• integrazione di teoria e ricerca e sui modi concreti per realizzarla ha assunto un'evidente

centralità, costituendo anche l'occazione di una disputa: dal confornto/scontro tra ricerca

critica e amministrativa, fino alle prese di posizioni contro la mass communication

research accusata di “empirismo astratto”

Più recentemente la discussione ha assusnto tratti di una più mirata disputa sul metodo.

• Dando per scontato che teoria e ricerca devono necessariamente sostenersi a vicenda, il

problema diventa quello di stabilire quale approccio sia in grado di meglio garantire

l'effettivo conseguimento di questo obiettivo

Sono la ricerca qualitativa e quantitativa a contrapporsi ma in realtà le differenze tra i due

• approcci, pure evidenti, non sono tali da costringere a pensarli come irrimediabilmente

incociliabili. Entrambi condividono alcune fondamentali operazioni di ricerca mentre altre

sono peculiari dell'uno o dell'altro

Comune è il ricorso alla classificazione, con l'applicazione delle regola che la

• contraddistinguono: l'unicità del criterio di classificazione, l'esaustività delle categorie e

la mutua esclisività delle categorie

è caratteristica dela sola ricerca quantitativa la costruzione delle variabili mediante

• definizioni operative.

Una definizione operativa trasforma in una variabile il concetto associato a una

determinata proprietà e consiste in operazioni di rilevazione, classificazione, codifica e

registraizone di dati in una matrice. Quando le proprietà sono tali da consentirle, la

definizione operativa include anche le operazioni di conteggio e misura.

C.6: LA RICERCA QUANTITATIVA: L'INCHIESA E L'ESPERIMENTO

1. L'inchiesta

Tra i tipi di indagine della ricerca quantitativa, l'inchiesta è il più diffuso con una tradizione

consolidata ed un profilo metodologico e tecnico approvato dalla comunità scientifica. Gran

parte delle ricerche sui media lo usano.

L'inchiesta è una ricerca che si avvale di tecniche standardizzate per la raccolta delle

informazioni e per registrare gli stati con cui si presentano determinate proprietà in un insieme

di casi che rappresentano la popolazione oggetto di studio. Generalmente sono interviste con

questionario con domande aperte e chiuse.

Le informazioni rilevate consentono di ottenere dati con cui costruire matrici su cui applicare

procedure statistico-matematiche.

Fasi di un'inchiesta

1. definizione del problema indagato e costruzione del disegno di ricerca

2. definizione del campo di osservazione

3. costruzione degli strumenti di rilevazione e raccolta informazioni

4. controllo e codifica delle informazioni raccolte e costruzione delle matrici dei dati

5. analisi dei dati e intepretazione dei risultati

1. definizione del problema indagato

Definizione del problema indagato

La definizione del problema è necassaria per esigenze di chiarezza teorica e metodologica e per

esplicitare le ragioni per cui il ricercatore ha effettuato la sua scelta.

Viene poi costruio un disegno di ricerca, tenendo conto degli obiettivi da seguire, del contesto

empirico e dei paradigmi teorici di riferimento.

Il disegno di ricerca include l'insieme delle proprietà da prendere in consideraizone, eventuali

ipotesi in merito alle relazioni tra le proprietà, un piano per la costruzione delle variabili ed un

altro per l'analisi dei dati.

Le proprietà del disegno di ricerca devono soddisfare 2 consizioni:

le proprietà devono variariare in almeno due stati nell'insieme dei casi considerati

• si deve poter dare ad ognuna di queste proprietà una definizione operativa

Per rendere possibile la definizione operativa è necessario associare a ogni proprietà selezionata

un concetto e di dare di esso una definizione lessicale.

Sulla base dei concetti associati alle proprietà ed il loro livello di astrazione, si stabilisce per quali

di essi è necessario ricorrere a indicatori empirici, scegliendo certe proprietà più semplici che si

ritiene possano svolegre questa funzione.

Da quali e quante proprietà sono incluse, dipendono il numero e la complessità delle opotesi

sottoposte al controllo empirico, costruzine degli strumenti per la raccolta delle informazione e

la scelta delle procedure di analisi dei dati e la richezza e la qualità dei risultati che sarà possibile

produrre.

1. costruzione del disegno di ricerca e ipotesi

Ipotesi

Le ipotesi sono affermazioni sulla relazione tra due o più proprietà che suggeriscono una risposta

ipotetica al problema oggetto di indagine.

disegno di ricerca descrittivo: se non ha ipotesi

• disegno di ricerca esplicativo:se ha ipotesi

In realtà la differenza tra questi due tipi di rierca non va tanto riferita alla presenza/assenza di

ipotesi ma piuttosto alla generalità/specificità delle stesse.

Piuttosto che contrapporre descrizione a spiegazione è opportuno distinguere tra

disegno di ricerca prevalentemente descrittivo: con finalità esplorativa

• disegno di ricerca prevalentemente esplicativo: con finalità descrittiva (es. usi e

• gratificatzioni di Katz e Lazarsfeld

Requisiti delle ipotesi: Nell'ambito dell'inchiesta e nel caso di disegni di ricerca prevalentemente

esplicativi, un'ipotesi deve avere 2 requisiti:

basarsi su riferimente teorici esplicitati: lo spessore conoscitivo dell'ipotesi dipende dalla

• base teorica su cui poggia, sia essa già definita o provvisoria

poter essere sottoposta a controllo empirico: perchè ciò avvenga ci devono essere 2

• condizioni:

che a ogni proprietà coinvolta sia associato un concetto a un livello di generalità tale

◦ da consentire la traduzione di essa in una variabile mediante una definizione

operativa

che la relazione ipotizzata possa essere studiata con procedure di analisi dei dati

◦ adeguate.

Le ipotesi sono frequentemente formulate a posteriori (es. relazione tra variabili) piuttosto che a

priori (es. relazione tra proprietà).

Ipotesi formulata a priori: l'ipotesi orienta le ricerca e influenza la scelta delle proprietà

• da prendere in considerazione, la scelta dei concetti da associare alle proprietà e le

definizioni operative

Ipotesi formulata a posteriori

Costruzione del disegno di ricerca

La ricerca di sfondo:

La costruzione del disegno di ricerca richiede una fase preliminare di ricerca di sfondo per

raccogliere le informazioni necessarie per la scelta delle proprietà da considerare per l'eventuale

formulazione delle ipotesi.

La ricerca di sfondo è tanto più necessaria quanto meno il problema oggetto di indagine è

conosciuto al ricercatore.

La documentazione sul problema oggetto di indagine deve essere svolta su fonti di diverso tipo

valutandone il grado di affidabilità e ponendole a confronto.

Nel caso di ricerche empiriche condotte da altri ricercatori sullo stesso problema, il lavoro di

documentazione non si limita ai risultati ma anche ad un esame criico della metodologia

utilizzata sia per la valutazione sia per trarre spunti e indicazioni per la decisione delle

procedure.

L'osservazione sul campo è il momento in cui il ricercatore entra in contatto con la realtà

empirica. Ci si avvale spesso di procedure informali (es. interviste libere, osservazione

partecipante). Questa categoria di osservazione ha maturato ua tradizione consolidata nella

ricerca qualitativa.

2. Definizione del campo di osservazione e campionamento

Il campo di osservazione di un'inchiesta è molto ampio e prevede grandi investimenti economici,

dunque è necessario delimitarlo in base a criteri esplicitati

Es. Katz e Lazarsfeld scelgono Decatour nell'Illinois per studiare gli effetti delle comunicazioni di

massa.

Dopo aver delimitato è necessario definire

universo statico di riferimento: popolazione oggetto di indagine

• e un suo campione: sottoinsieme limitato di questo universo utilizzato quando è

• impossibile rilevare su un'intera popolazione. Requisito fondamentale è la sua

rappresentatività, cioè la capacità di riprodurre le caratteristiche salienti dell'universo

statistico da cui è tratto.

I tipi di campioni sono 2:

campioni probabilistici: è possibile determinare la probabilità che ogni elemento

◦ costruttivo dell'universo di entrare a far parte del campioni. Essi sono gli unici a

essere considerati statisticamente rappresentativi, le differenze tra un campione e

l'altro sono determinate dal caso, lo scostamento dell'uno dall'altro può essere

stimato sulla base dell'errore di campionamento che il ricercatore decide di tollerare

campioni non probabilistici: non è possibile determinare la probabilità che ogni

◦ elemento costruttivo dell'universo di entrare a far parte del campioni

La numerosità dell'universo di riferimento ha un'influenza poco consistente sulla

determinazione dell'ampiezza del campione: all'aumentare della numerosità corrisponde

un incremento dell'ampiezza del campione, con margini di errore più elevati.

Campioni proabilistici

I campioni probabilistici più frequentemente usati nella ricerca sociale sono quelli

casuali semplici: selezionati dal corrispondente universo statistico ricorrendo a estrazione

• casuale in modo da garantire a tutti i membri dell'universo la stessa probabilità di nota.

Criteri che offrono questa garanzia sono:

sorteggio

◦ estrazione mediante tavole dei numeri aleatori: colonne e righe paralelle di numeri

◦ composti ed elencati casualmente dal computer

casuali stratificati: identico al campione casuale semplice quanto alla modalità di

• estrazione.

Viene selezionato dopo una fase preliminare di suddivisione dell'universo statistico in più

strati sulla base di una o più variabili note e considerate rilevanti in relazione agli obiettivi

di ricerca.

Es. avendo 2 variabili “maschile” e “femminile” e il comune di residenza “capoluogo” e

“non capoluogo” l'universo può essere suddiviso in 4 strati “maschile”+”capoluogo”,

“maschile”+”non capoluogo”, “femminile”+”capoluogo” e “femminile”+”non capoluogo”.

Da ognuno di questi strati si estrae casualmente il numero stabiliti di casi.

Campione stratificato non proporzionale: casi in cui uno o più strati rappresentano

◦ nel campione una proporzione diversa da quella che rappresentano nell'universo, in

questo caso è necessario attuare una strategia a più strati

Campione stratificato proporzionale

a scelta sistematica: campione propabilistico si seleziona con il criterio più semlice,

• applicabile solo se si è certi che la successione dei casi nella lista sia casuale. Anche il

campione sistematico si provvede all'estrazione di una o ipù riserve per ogni caso

selezionato.

Campioni non probabilistici

I campioni non probabilistici più frequentemente usati nell'inchiesta sono quelli per quote e a

valanga, a cui si ricorre quando non è disponibile una lista di campionamento.

Campione per quote: campione non probabilistico equivalente al campione stratificato

• dal quale si differenzia per la modalità non casuale, ma accidentale, di selezione dei casi

di ciascuna quota.

Una volta definite le quote con riferimento a variabili di base (es. genere sessuale, età,

lavoro ecc...) le persone intervistate vengono individuate direttamente dagli intervistatori

con modalità arbitrarie, può essere proporzionale o non proporzionale

Campione a valanga: selezionato con un procedimento a più fasi:

• 1. raggiungimento un certo numero di persone con certe caratteristiche stabilite dal

ricercatore a gli viene chiesto di indicare altre persone con le stesse

caratteristiche

2. raggiunto il secondo gruppo di persone, gli viene chiesto di individuare un gruppo

di persone uguali a loro

3. così via...

4. fino a raggiungere il numero complessivo di soggetti con le stesse caratteristiche

stabilite inizialmente

2. La raccolta delle informazioni e le operazioni di codifica

Le interviste

L'intervista è la modalità di raccolta informazioni tipica dell'inchiesta, spesso usata anche

nell'esperimento.

Ci sono diversi tipi di interviste in base al grado di standardizzazione.

Mentre nell'inchiesta nella fase preliminare della ricerca di sfondo si utilizzano interviste non

standardizzate (interviste libere, storie di vita ecc...), nella fase finale di raccolta delle

informazioni è invece necessario utilizzare tecniche di intervista molto standardizzate in modo

da garantire l'omogeneità della rilevazione.

Queste sono le interviste con questionario.

L'intervista con questionario

Insieme di domande esplicitamente formulate e elencate in modo da facilitare la conduzione

dell'intervista

La costruzione di un questionario comporta:

definizione di struttura articolata in aree tematiche omogenee

• elenco, per ogni area tematica, delle proprietà ad essa riconducibili

• indicazione, per ogni proprietà, della variabili ad essa relative

• formulazione di una domanda per ogni variabile

Costruita la struttura del questionario si passa alla formulazione delle domande, possono essere

aperte o chiuse.

I questionari con domande aperte sono “non strutturati”

• I questionari con domande aperte e chiuse sono “parzialmente strutturati”

• I questionari con domande chiuse sono “strutturati”, con il massimo lvl di

• standardizzazione

Domande aperte e chiuse

Aperte → domande in cui non sono previste alternative di risposta codificate, vi si ricorre

• quando:

la natura della domanda non consente la formulazione di una domanda chiusa

◦ ricercatori vogliono cogliere dettagli e particolarità che non sarebbe altrimenti

◦ possibile

non si hanno informazioni sufficienti per prevedere ed elencare a priori le alternative

◦ di risposta

le risposte ottenute per ciascuna domanda dovranno essere classificate in categorie e

ciascuna rappresenterà un'alternativa di risposta postcodificata per quella domanda

Chiuse → domande per le quali sono elencate alternative di risposta pre codificate.

• Vantaggi: Rispetto alle domande aperte consente l'inserimento diretto dei dati nella

◦ matrice senza effettuare operazioni di classificazione e post codifica.

Domande del questionario e regole della classificazione

Nella costruzione di una domanda chiusa e nella chiusura di una domanda aperta è necessario

applicare regole di classificazione.

Unicità del criterio: riguarda la formulazione della domanda. Se la domanda non fosse

1. formulata abbastanza bene da essere compresa allo stesso modo da tutti i partecipanti,

si moltiplicherebbero i criteri di classificazione perchè ciascun intervistato risponderebbe

alla domanda per come l'ha compresa. Verrebbe meno la validità e l'affidabilità della

domanda.

2. Esaustività dell'insieme delle categorie: l'insieme delle alternative poter consentire di

classificare tutte le possibili risposte degli intervistati nel caso si rifiutino di rispondere o

le risposte che vogliono dare siano al di fuori di quelle codificate.

Ciò è possibile introducendo alternative con funzione residuale (es. alternativa “altro”).

Mutua esclusività delle categorie: ogni intervistato deve dare una sola risposta a ciascuna

3. domanda.

Una soluzione per le domande a risposta multipla la si può fare applicando il

criterio di prevalenza: si invita l'intervistato a indicare una sola risposta, quella che

• ritiene più importante. Questa soluzione ha lo svantaggio di costringere l'intervistato

ad una scelta riduttiva

lasciare liberi di rispondere gli intervistati di indicare tutte le risposte che desiderano

• e considerare nella costruzione della matrice ciascuna alternativa di risposta come

una variabile a sé con modalità “presente/assente”.

Una possibile variante è prevedere per ciascuna alternativa di risposta

◦ l'attribuzione da parte degli intervistati di un valore numerico lungo una scala di

rilevanza o accordo o di frequenza

Scale di atteggiamento

In un questionario oltre a domande aperte o chiuse possono esserci delle tecniche di rilevazione.

Nella ricerca sui media è ampiamente diffuso l'uso delle scale di atteggiamento, esistono diversi

tipi di scale:

Scale ordinali

scale ordinali per somma: richiede agli intervistati di indicare per ciascun item il proprio

• accordo/disaccordo, e l'indice di scala di ciascun intervistato viene poi calcolato per

somma.

Scale di Likert: scala ordinale che prevede per ogni item diversi livelli di

• accordo/disaccordo ai quali viene associato un punteggio. Anche nelle scale di Likert

viene calcolato sommando i punteggi

Rischi di distorsione

Come evidenziato da Marradi, sul piano logico-metodoligico queste scale comportano rischi di

distorsione.

Alle distorsioni implicite nell'aggregare sotto la stessa categoria stati individuali diversi si

aggiungono quelle in cui è il ricercatore stesso a collocare, secondo il proprio giudizio, una

categoria in una posizione del continuum nel momento in cui gli si attribuisce un'etichetta

numerica che poi verrà trattata dalle tecniche statistiche come se fosse un numero cartinale.

Problema del numero dei livelli di accordo e disaccordo: accordo e disaccordo sono un

• continuum che viene ridotto a categorie. Si ha una distorsione maggiore quando quanto

più piccolo il numero di livelli.

Presunzione che i livelli indiviuati siano equidistanti

Scale a intervalli

Thurstone mette a punto un procedimento per la costruzione di scale a intervalli

1. formulare in numero elevato items che possano essere considerati indicatori validi della

proprietà che si intende misurare con la scala

2. questi items vengono sottoposti a giudizio di un gruppo numeroso di esperti che

valutano il livello di maggiore/minore intensità con il quale ciascuno di essi indichi la

proprietà considerata

3. in base a valutazione personale, ogni esperti colloca ciascun item in una posizione tra 11

lettere alle quali vengono fatte corrispondere 11 numeri

4. si selezionano gli items originari scartando quelli collocati in posizioni troppo distanti

l'una dall'altra

5. per ciascun item si individua la posizione mediana e la differenza tra il terzo ed il primo

quartile. Tanto è più piccola la differenza intequartilica tanto è più omogenea la

valtazione e viceversa.

6. Si selezionano gli items scegliendo quelli che hanno avuto le valutazione più omogenee

7. gli items prescelti vengono elencati in base all'ordne crescente dei valori delle mediane,

compresi tra 1 e 11. Considerando questi valori si effettua un'ultima selezione degli items

nel numero prestabilito per la costruzione della scala. In questa selezione occorre fare in

modo che ciascuno degli item che lo precede sia equidistante da quello che lo segua

La scala costruita viene presentata a ciascun intervistati con items in ordine casuale

Il differenziale semantico

Riconducibile alla tecnica delle scale, è uno strumento poco noto che associa ad un determinato

stimolo una serie di coppie di attributi opposti che costituiscono per ogni coppia gli estremi

(bello/brutto, buono/cattivo ecc..) di una scala di valutazione a più livelli e nell'invitare gli

intervistati a esprimere un giudizio si ciascuna coppia nei confronti di ciò che lo stimolo

rappresenta.

Questo strumento di rilevazione si basa sull'opinione secondo cui è possibile ricondurre i giudizi

che le persone formulano nei confronti di qualunque oggetto a tre prevalenti dimensioni:

valutazione

• potenza

• attività

Il pre-test e i compiti dell'intervistatore

Il questionario viene messo alla prova nel pre-test, destinato a correggere eventuali errori.

Per sollecitare la collaborazione dell'intervistato è necessario che l'intervistatore: motivi, informi,

legittimi e spieghi il questionario agli occhi dell'intervistato.

L'intervista diretta “faccia a faccia”

Una volta che l'intervistatore ottiene la disponibilità di intervistare il soggetto, deve ascoltare

con attenzione la risposta, interpretarla e classificarla.

Quando per particolari domande i ricercatori ritengono più opportuno leggere direttamente le

alternative di risposta, utilizzano i “cartellini”, ovvero fogli legati ai questionari che riportano una

sola delle domande invece l'intero questionario.

E' infine opportuno che l'intervistatore rediga un “verbale d'intervista” nel quale viene descritto

brevemente l'andamento dell'intervista e la situazione in cui è stata condotta.

Recentemente è stata messo a punto il sistema CAPI (computer assisted personal interview) in

cui l'intervistatore dispone di un PC con i questionari e rivolge le domande sullo schermo senza

interferire nella relazione tra intervistatore e intervistato.

L'intervista telefonica

E' una modalità diffusa di intervista ma con una distanza comunicativa e relazionale che non

favorisce la cooperazione ed il successo dell'intervista.

Per ridurre i rifiuti bisogna fare questionari brevi e semplici che affrontino una gamma limitata di

temi.

Pur con questi limiti l'intervista telefonica è frequente per i suoi vantaggi in termini organizzativi,

pratici, di tempi e costi.

L'intervista telefonica ha conosciuto una significativa evoluzione grazie all'informatica, in

particolare al sistema CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing): nella postazione

telefonica l'intervistatore dispone di un PC con un questionario sul monitor, che compila

direttamente in base alle risposte che ottiene.

I computer delle postazioni sono legati ad ad un server centrale che consente un controllo in

tempo reale dell'andamento della rilevazione e la rilevazione dei dati parziali.

L'autosomministrazione

I vantaggi che derivano dall'utilizzazione di intervistatori competenti e preparati vengono meno

se non si ha la possibilità, per ragioni economiche, di ricorrere al loro operato.

L'autosomministrazione ha come l'intervista telefonica vantaggi evidenti dal punto di vista

economico ma anche controindicazioni: l'assenza dell'intervistatore non consente il controllo

diretto sulla comprensione delle domande e sulla propensione dell'individuo a rispondere in

termini di desiderabilità sociale.

Per evitare questi problemi bisogna potenziare le domande di controllo, che rilevano le stesse

informazioni di altre domande ma con una diversa formulazione.

Altre possibili distorsioni derivanti dall'assenza dell'intervistatore:

le alternative di una domanda chiusa che possono influenzare la compilazione (es.

• suggerire una risposta a cui l'intervistato non avrebbe pensato autonomamente)

risposte a domande aperte possono essere troppo sintetiche, non pertinenti o non

• comprensibili per il ricercatore impegnato allo spoglio dei questionari

rinuncia a utilizzare l'alternativa “altro”

• mancata risposta a talune domande non particolarmente impegnative o delicate.

Il questionario postale

Oltre allo scarso controllo e rifiuto dell'intervista, è possibile che ci sia la “mortalità” del

camapione, ossia il mancato rinvio del questionario compilato, che può raggiungere anche il

70%.

Nonostante i limiti, alcuni sostengono che sia lo strumento migliore per far rispondere a

domande imbarazzanti o moralmente disdicevoli, in quanto garantisce l'anonimato e non crea

disagio nei confronti degli intervistatori.

Il questionario in rete

Viene utilizzata la posta elettronica su particolari segmenti di popolazione per evitare di essere

troppo intrusivi. Si procede così:

ci si iscrive a mailing list e newsgroup destinati a rivecere informazioni su particolari

• argomenti, evitando quelli fuori tema

iniziale messaggio di posta elettronica che richiede l'autorizzazione all'intervista

• si invia il questionario a quanti hanno accettato di collaborare la ricerca

Ci sono evidenti vantaggi pratici ed economici, ma presenta gli stessi limiti di un questionario

postale se non una più accentuata distorsione derivante dalle modalità in cui si costruisce il

campione: vengono preselezionati i potenziali intervistati potenzialmente più infromati e

collaborativi

Spoglio dei questionari

Indipendentemente dalla modalità di somministrazione, una volta terminata si passa allo spoglio

per: individuare e correggere gli errori di complilazione

• individuare mancate risposte

• eliminari questionari con troppi errori e omissioni

• numerare i questionari utili

• controllare, nel caso di domande chiuse, i significati delle risposte “altro” poi da

• classificare

costruire gli indici nel caso delle scale

Chiusura delle domande aperte

Si provvede poi all'analisi delle domande aperte e alla chiusura a posteriori delle stesse.

E' un'operazione di classificazione effettuate tenendo conto di regole prestabilite:

definizione di un criterio di classificazione in base alla proprietà che si intende rilevare

• con la domanda

costruzione in base a questo criterio e in relazione ai contenuti delle risposte ottenute, di

• un insieme esaustivo di categorie mutuamente escludentisi, ciascuna rappresentata da

un determinato valore (classificazioneB)

intepretazione e classificazione di ciascuna risposta in una delle due categorie individuate

• (classificazioneb)

Il piano di codifica e la matrice dei dati

Dopo aver effettuato queste operazioni, si passa alla redazione del piano di codifica che consiste

nell'elenco numerato di tutte le variabili generate dal questionario ciascuna riportata con le

rispettive modalità e valori.

I dati vengono trasferiti in una matrice di dati, ponendo i casi in riga e le variabili in colonna.

Sui dati della matrice è possibile applicare tutte le tecniche di analisi statistica consentite dal tipo

di variabili che compaiono.

3. L'analisi del contenuto come inchiesta

Procedimento che, come l'inchiesta, utilizza uno strumento di raccolta dei dati a un elevato

livello di standardizzazione: una scheda d'analisi analoga al questionario con cui si rilevano le

caratteristiche di un insieme di unità d'analisi selezionate.

Fasi dell'analisi del contenuto come inchiesta

Corrispondono a quelle dell'inchiesta con l'aggiunta di operazioni specifiche a questo tipo di

indagine:

1. definizione dle problema oggetto di indagine e costruzione del disegno di ricerca

2. definizione del materiale da analizzare e il criterio di selezione delle unità di analisi

3. costruzione della scheda d'analisi e raccolta dei dati da parte di uno o più gruppi di

analisti

4. controllo delle operazioni di codifica dei singoli analisti e discussione dei casi di

discordanza

5. costruzione della matrice dei dati

6. analisi dei dati e intepretazoine dei risultati.

1. Il disegno della ricerca

Operazione analoga a quella dell'inchiesta con qualche problema specifico:

proprietà e indicatori: quando il ricercatore deve trasformare proprietà complesse in

• variabili può essere costretto a fermarsi ad un livello di analisi dimensionale del concetto

associato alla proprietà indicata, rinunciando agli indicatori (es. stereotipi delle classi

sociali nelle fiction)

utilizzo di più tipi di unità di analisi in una stessa ricerca di analisi del contenuto: quando

• gli obiettivi della ricerca sono molteplici e con esigenze conoscitive complesse. In questo

caso il disegno di ricerca deve essere strutturato in più parti autonome, una per ciascun

tipo di unità d'analisi, per cui si dovrà costruire una specifica sezione della scheda di

analisi e inserire i dati in una matrice distinta.

Esempio: il programma di ricerca “Cultural Indicators”

Programma pluriennale sugli effetti della “coltivazione” della televisione di George Gerbner negli

anni '70.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in comunicazione interculturale per la cooperazione e l'impresa
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofia_polly di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie dei media, sociologia dei processi culturali e mediali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Pasquali Francesca.

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