Riassunto – Giornalismo e nuovi media
Introduzione
Indietro non si torna
Stiamo cambiando, siamo già cambiati. I mezzi di comunicazione, dalla stampa alle nuove tecnologie, ci hanno cambiato in profondità, incidendo sul modo in cui la società ha guardato e organizzato se stessa. Internet si è dimostrato un fenomeno di massa da meno di un decennio e si sta insinuando in ogni piega della vita collettiva. La società in Rete sta imparando a comunicare, a informarsi, a condividere cultura: tutti i processi di massa vanno ripensati un po’ alla volta a misura di individuo, in una sfera di relazioni che è locale e globale insieme.
Il nuovo ecosistema
Storie dalla frontiera – Dal nostro inviato nella società reticolare e interconnessa
Nel 2009 Janis Krums scrive sul suo blog 5 propositi per l’anno nuovo, tra i quali raggiungere 1000 contatti su Twitter. Nell’inverno di quell’anno, si trova ad ammirare la catastrofica immagine di un aeroplano della US Airways ammarato nel fiume Hudson. Fortunatamente non ci sono stati morti e i vari battelli che passano sul fiume portano in salvo i passeggeri. Mentre l’imbarcazione in cui si trova Krums si avvicina al relitto, scatta una foto con il suo iPhone e la spedisce in rete. In 7 minuti si è già diffusa la notizia in tutto il mondo.
Questo fatto viene spesso indicato come una pietra miliare nell’evoluzione dei media sociali. C’è chi lo giudica come una dimostrazione di come i vecchi e nuovi media siano destinati a collaborare e chi invece nota come i vecchi media abbiano avuto la fortuna di avere avuto un inviato speciale in primissima linea e non hanno nemmeno dovuto pagarlo. Krums ha messo solo la prontezza di riflessi nello scattare la foto e lo spirito di condividerla in rete. La foto è una sola perché mentre la rete e i giornalisti di mezzo mondo impazzivano per la notizia, Krums prestò il telefono a un passeggero che voleva rassicurare la famiglia.
Quando la terra trema
Alla domanda “Qual è stata la prima cosa che hai fatto quando hai sentito un terremoto?”, ultimamente si sentono risposte come “Ne ho scritto subito su Twitter”. Dall’apertura del suo sito Internet, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia chiede ai cittadini di condividere quante più informazioni e sensazioni sui movimenti sismici, in modo da capire se si tratti di faccende serie o assestamenti lievi. Il 5 aprile del 2009 è un drammatico esempio. Intorno alle 22.20 si avverte nel Centro Italia una forte scossa: magnitudo 4.6 gradi Richter. Più tardi, intorno alle 3 e mezza, il sisma da 5.8 gradi Richter si abbatte su L’Aquila. Mentre i canali si accaniscono con fatica sulla notizia, i social network esplodono di commenti. In piena notte il Web sociale comincia a dare una lettura collaborativa delle poche informazioni disponibili, condizionata dall’emotività. Non è informazione completa ma è il primo contatto col fatto e lo si commenta in modo informale.
La rivoluzione sarà twittata
Quando il 13 giugno 2009 dalle urne iraniane esce la maggioranza per il presidente Mahmoud Ahmadinejad, le vie di Teheran si riempiono di persone vestite di verde a simboleggiare la campagna di Mir-Hossein Mousavi, il principale candidato di opposizione, destinato a diventare simbolo anche di rivoluzione. La protesta cresce di giorno in giorno, sfidando la violenta repressione della milizia. I pochi giornalisti stranieri che decidevano di rimanere anche dopo le elezioni vennero espulsi dal paese. Dall’Iran arrivano solo informazioni gestite dal governo ed è qui che entra in gioco Internet che investe un ruolo importantissimo nella genesi e diffusione della rivoluzione verde. I giovani e acculturati manifestanti sono permeabili agli stimoli che arrivano dal mondo e conoscono bene le grammatiche dei network digitali.
In Iran è presente una comunità di blogger molto vivace che dà vita a una rete di relazioni. I manifestanti agiscono in modo reticolare, sono un movimento compatto e indipendente. La loro forza sta nella quantità di persone disponibili a scendere in piazza, nella loro capacità di auto-organizzarsi e nella loro determinazione a resistere. Internet diventa un eccezionale amplificatore di messaggi e di aggiornamenti dai luoghi della contestazione. Nonostante un accurato sistema nazionale di filtraggio dei contenuti, la rete non viene completamente inibita in Iran: si teme che un blocco totale delle comunicazioni possa estendere i malumori alle leadership filogovernative e provocare tensioni tra i vari paesi arabi.
Per alleggerire la pressione sui cittadini iraniani, in tutto il mondo vengono messi a disposizione proxy indipendenti, ovvero servizi di smistamento delle comunicazioni di Rete che aggirano almeno in parte le limitazioni imposte dai server di Stato della censura iraniana. Sui contenuti dei siti web è battaglia continua e i siti dell’opposizione vengono controllati dai servizi segreti. È dai social network che il 20 giugno in pochi minuti si diffondono le immagini dell’assassinio della 27enne Neda Agha-Soltan durante una manifestazione a Teheran.
La quantità di comunicazioni è impressionante, ma non scoraggia un esercito pacifico di volontari che in tutto l’Occidente comincia a mettere insieme i pezzi del racconto, a unire i testi con fotografie e video. Soltanto i messaggi confermati da più fonti vengono ripresi e amplificati. Tra la fine di giugno e luglio, quando le elezioni vengono definitivamente convalidate e la repressione si incattivisce, le proteste di piazza si diradano in tutto il paese. La rivoluzione verde del giugno 2009 porta a una nuova fase democratica.
Se una notte d’estate un blogger
Nel giugno 2009, Alberto Macaluso, progettista web, guarda come il cielo cambia colore a circa 300 metri da una stazione ferroviaria, a Viareggio. Non è nemmeno il rumore che lo colpisce, ma l’alterarsi improvviso dei colori. Il primo pensiero è che nel palazzo di fronte possa essere scoppiata una caldaia o cose del genere. La scena è spaventosa abbastanza perché il gruppo di Macaluso si riversi fuori di casa in preda al panico. Macaluso si avvicina tuttavia allo stabile vicino ma le fiamme sono ancora più indietro, verso la ferrovia.
Armato di macchina fotografica e congegni tecnologici, Macaluso vuole documentare la vicenda. I primi messaggi che condivide in Rete parlano di un’esplosione apocalittica. Grazie a ShoZu, che permette di condividere tramite diversi social, Macaluso (sotto lo pseudonimo di Raben) dissemina le sue testimonianze. Le redazioni dei giornali sono in difficoltà. Il disastro è stato causato dal deragliamento di un treno merci, provocando la fuoriuscita di GPL da una cisterna. Il gas si è propagato nella zona e alla prima occasione d’innesco è esploso.
30 morti, 25 feriti e migliaia gli sfollati. A questo punto Macaluso viene arruolato dalla macchina dell’informazione: a una cronista del Tirreno serve un fotografo e gli viene proposto di collaborare come fotoreporter. Tra i video che carica dal cellulare dopo le tre di notte, compaiono delle interviste al sindaco di Viareggio. È un’informazione spontanea e improvvisata ma efficace. In piena notte lo chiamano tre diverse redazioni estere per informazioni e conferme e c’è anche chi lo avrebbe pagato. Alberto Macaluso diventa la voce spontanea di un cittadino che raccoglie e diffonde un briciolo di verità per conto degli altri cittadini. Della sua esperienza è il primo a riconoscere la qualità non professionale e la dimostrazione di una via più umana alla produzione e alla fruizione dell’informazione ai tempi di Internet.
La determinazione di una mamma
Nel luglio 2009, il giudice Caruso del Tribunale di Ferrara legge ai 4 poliziotti accusati dell’omicidio colposo di Federico Aldrovandi la sentenza di condanna in primo grado a tre anni e sei mesi. Nella notte del 25 settembre 2005, una volante della polizia risponde a una segnalazione di un ragazzo che urla e prende a calci ciò che trova e così arresta un diciottenne che aveva assunto dosi moderate di alcol e droga, Federico Aldrovandi. Gli amici racconteranno di averlo lasciato tranquillo. Quando il ragazzo vede i poliziotti li assale e soltanto dopo una colluttazione questi ultimi hanno la meglio. Immobilizzato e ammanettato, il ragazzo morirà pochi minuti dopo, probabilmente per l’asfissia causata da almeno un poliziotto. L’autopsia rivelerà anche segni di percosse non del tutto compatibili al racconto degli agenti.
È in questa fase di stallo del caso, che la madre di Aldrovandi apre un blog che racconta la storia del ragazzo in modo composto e circostanziato. Subito il blog trova i suoi lettori, tra i quali Kataweb, il portale del Gruppo Editoriale L’Espresso, che prepara uno speciale multimediale e ci mette dentro tutti i materiali disponibili sul caso. Nel giro di una settimana, la morte di Federico Aldrovandi diventa un caso nazionale e impossibile da ignorare. Nel marzo 2006 i quattro agenti responsabili dell’intervento vengono registrati come indagati e successivamente processati.
Le persone dietro ai fatti
Queste storie raccontano di persone comuni che vivono vite comuni. Ciò che cambia è lo spazio pubblico in cui i riflessi delle loro vite ordinarie trovano propagazione nel dominio pubblico. Janis Krums difficilmente avrebbe avuto con sé una macchina fotografica e, anche se avesse scattato una foto all’aeroplano, se ne sarebbe vantato tutt’al più al bar con gli amici. Il curiosare di Macaluso sarebbe rimasto soddisfazione di un banale istinto personale e in Iran le proteste non avrebbero raggiunto una dimensione sufficiente a costituire motivo di imbarazzo per il governo o sarebbero state represse con facilità. La digitalizzazione di testi, audio e video fa sì che i contenuti siano immediatamente utilizzabili, trasmissibili, riproducibili.
La separazione tra professionismo e amatorialità arriva ad annullarsi. L’opinione pubblica è stata “hackerata” da tecnologie a basso costo e potenzialmente nelle mani di tutti. Da questi processi ogni dinamica sociale esce stravolta. L’idea di cittadinanza si evolve verso una dimensione più ricca e completa.
Familiarizzare con l’ambiente – Un sistema operativo per le relazioni
Negli USA un ricercatore della Standard Bible Society ha provato a disegnare la rete sociale di Gesù Cristo. In quest’immagine, Gesù è un ottimo esempio di hub, ovvero un punto centrale che collega tanti nodi: un connettore di persone. Il modellino ha alcuni limiti: nonostante sia stata risolta l’ambiguità di alcuni omonimi, la definizione di relazione resta superficiale, perché legata alla compresenza di nomi nell’ambito dello stesso capitolo. Quest’analisi è soltanto una visualizzazione differente di un universo noto e condiviso di informazioni.
Nel 2005, l’uragano Katrina colpisce l’America. La città di New Orleans finisce per gran parte sott’acqua e diventa il simbolo della tragedia. Katrina si rivela il peggior disastro naturale che abbia colpito gli USA. Nessuno vuole prendersi la responsabilità della mancata prevenzione e protezione: il New York Times ha provato a ricostruire un grafo sociale in cui si vedono il presidente Bush che rimprovera il sindaco di New Orleans Ray Nagin, che a sua volta se la prende con il responsabile della protezione civile Brown. Brown parla al governatore della Louisiana Blanco che rispedisce le accuse al mittente. I giornalisti prendono di mira i vertici della protezione civile americana. La FEMA suggerisce che le parrocchie avrebbero dovuto dare il loro sostegno. Alla fine Bush se la prende con se stesso riconoscendo le omissioni del governo federale che lui stesso presiedeva. Il New York Times non ha fatto altro che costruire un’efficace rappresentazione grafica sulla base di cronache già diffuse.
I grafi sociali parlano di noi, della nostra vita, non sono concetti astratti. Diamo troppo spesso per scontato di trovarci accanto a estranei, ma indagando un po’ più a fondo si scopre che c’è sempre una relazione. Quello che ci serve per trasformare il groviglio delle nostre vite a sistema è un sistema operativo per le relazioni che oggi è rappresentato da Internet. Dentro Internet, ciascuno è nodo attivo di una rete per l’esplorazione della conoscenza. Ciascuno è libero di creare, rappresentando se stesso, pubblicando immagini, video e così via con grande facilità. Con il nostro computer abbiamo l’accesso a una rete di comunicazione che connette persone, aziende e oggetti di tutto il mondo. In Rete noi siamo ciò che raccontiamo.
Individui, non masse
Spesso Internet viene inteso come un nuovo mezzo di comunicazione di massa, dentro il quale replicare le stesse caratteristiche della stampa o della radio. In realtà, il Web sta ridisegnando i processi creazione, mediazione e consumo dell’informazione.
Flussi di comunicazione
Al giorno d’oggi la televisione riceve qualche centinaia di canali. Aprire un’emittente televisiva richiede grandi spese: diffondere un segnale di qualità presuppone attrezzature di qualità. L’annosa vicenda di Europa 7, pronta a trasmettere ma ancora in attesa di frequenza dal 99, racconta bene le difficoltà amministrative e imprenditoriali che incontra chi vuole inserirsi nel mercato tv. Altrettanto complesso è il sistema delle trasmissioni satellitari, dove le specializzazioni sono ancora più rigide.
Nel caso della radiofonia, i costi sono più abbordabili, ma non meno industriali sono i criteri di accesso al mercato. È sempre una questione di mezzi. Per quanto riguarda i giornali, l’impresa commerciale ha meno vincoli legislativi, ma il costo della carta e degli impianti, e le difficoltà di distribuzione e saturazione del mercato riducono la scelta. Quando parliamo di Internet non possiamo parlare di canali, ovvero di flussi di comunicazione stabili tra un produttore di contenuti e chi ne usufruisce. I canali di Internet sono tanti quanti sono i soggetti interessati a utilizzarli. Il costo è decisamente basso e non servono né autorizzazioni né licenze.
Tutti ricevono, quanti producono contenuti?
La stragrande maggioranza della popolazione del mondo possiede un televisore o comunque riesce a seguire una serie di programmi. Anche la radio è molto diffusa e ogni mattina milioni di persone comprano almeno un giornale o una rivista. Grazie ai mezzi di comunicazione di massa, tutti sono raggiunti da contenuti. Il potere di diffondere informazioni al pubblico tuttavia rimane in mano a élite industriali e intellettuali: pochi editori e un ristretto manipolo di addetti professionali ai contenuti. Tutti ricevono ma non tutti diffondono.
Da un punto di vista tecnologico e imprenditoriale, dentro Internet tutti possono essere “emittenti”: tutti sono destinatari di comunicazioni, ma al tempo stesso tutti sono in grado a loro volta di originare comunicazioni. La semplice disponibilità di una connessione a Internet abilita di per sé chi la utilizza a ricevere. Tutti sono autori e lettori. Il canale di comunicazione diventa bidirezionale: l’informazione non circola soltanto da chi la produce a chi la consuma, ma può tornare anche indietro. Le parole in Rete sono modificabili da chiunque.
Tempo, spazio e qualità
I capitali necessari per attivare il canale di comunicazione nel modello di comunicazione di massa hanno costi molto elevati. Le informazioni dirette al pubblico sono selezionate all’origine da una redazione, un gruppo di lavoro, deputata a discriminare tra ciò che risponde al piano editoriale e ciò che può invece essere scartato. Tra ciò che risponde a criteri contingenti di qualità e ciò che invece non merita di essere amplificato.
I vincoli riguardano anche le tecnologie di diffusione: la tv non può superare le 24 ore giornaliere e i 7 giorni settimanali di trasmissione, la foliazione dei giornali varia a seconda del carico pubblicitario che li sostiene o un giornale difficilmente supera le 100 pagine. Anche il vincolo geografico ha la sua importanza: più un gruppo editoriale investe più può espandersi. Le emittenti all news come CNN o BBC, visibili ovunque con parabola satellitare, sono talmente poche da rappresentare un’eccezione, come per i giornali: poche testate sono distribuite in tutto il mondo.
In Internet i limiti di tempo diventano soggettivi. Lo spazio è infinito: la Rete è liberamente estensibile e i suoi costi di memorizzazione diminuiscono. La quantità di spazio a disposizione per la pubblicazione di contenuti è sufficiente a soddisfare le esigenze di chiunque. Internet rimane identica da qualunque parte del mondo la si guardi, tranne dove si impongono delle censure. L’area geografica non ha nessuna influenza sulla qualità e tipologia dei contenuti.
La competizione tra produttori di contenuto
Ogni emittente televisiva, ogni stazione radio, ogni giornale è in competizione con tutti gli altri. Il tempo che un telespettatore dedica a un’emittente è tempo sottratto a tutte le altre concorrenti. L’acquisto di un quotidiano abbassa il potere di acquisto del lettore.
Nella logica del web, i siti sono spesso collegati tra di loro: la Rete assomiglia a un mosaico collettivo composto di volta in volta secondo i gusti e necessità di chi lo consulta.
Il Web evoluto: un “canale” per persona
Il Web sociale è quella parte del Web popolata da blog e social network. I canali di questo web corrispondono spesso ai singoli produttori di contenuti. Ogni persona può avere il proprio flusso di comunicazione personalizzato e le persone popolano il proprio nodo nella miriade di contenuti che loro stessi pubblicano. Il sito web diventa il punto di partenza dell’individuo. Il contenitore perde il suo ingombrante protagonismo a favore dei contenuti stessi. La Rete diventa una mappa della complessità in cui ci immergiamo.
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