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Teorie e tecniche dei linguaggi audiovisivi - l'avventura del cinematografo Appunti scolastici Premium

Appunti di Teorie e tecniche dei linguaggi audiovisivi per l'esame del professor Alovisio. Gli argomenti trattati sono: la costruzione di un linguaggio: i maestri del cinema muto americano, il cinema come arte sovversiva: il futurismo italiano e la Rivoluzione russa: avanguardie italiane e avanguardie russe.

Esame di Teorie e tecniche dei linguaggi audiovisivi docente Prof. S. Alovisio

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Le teorie futuriste furono fonti molto importanti per tutte le avanguardie successive, francesi, russe e tedesche. Il

futurismo è la prima corrente artistica che s’interessa al cinema come linguaggio e come movimento del linguaggio.

Ma in Italia non c’è solo il futurismo che influenza il cinema. La pittura moderna, liberty o Art nouveau, sono fonte di

ispirazione per un altro genere del cinema italiano: il diva-film (Thais) in cui tutto era assolutamente stravagante ed

eccessivo. Un pregio di questo genere fu di creare una nuova figura di diva o di donna: seduttrici tristi e dolenti, vittime

di amori sconfinati. Le nuove dive dominarono il cinema italiano ed europeo, creando i presupposti x il grande

fenomeno del divismo in America.

Un altro genere del cinema italiano, il diva-film e la scoperta del primo piano

In Italia, il periodo tra il 1915 e il 1921,sarà molto significativo per la creazione del divismo e per la scoperta del primo

piano e delle sue infinite possibilità espressive. Attorno alla figura della diva si sviluppa un genere: il diva-film, dramma

aristocratico elegante, raccontato con inquadrature lunghe, con rari e linghissimi piani delle protagoniste femminili,

ambientato in ville settecentesche o neoclassiche. Questo genere lancia grandi figure femminili come Pina Menichelli,

Leda Gys, Francesca Bertini. Nascono anche diversi e opposti tipi di recitazioneda quella naturalistica, semplice e

distesa, a quella eccessiva ed esasperata, con lunghe pose d’amore e passione. Anche i primi piani sono

straordinariamente lunghi e intensi, diversi da quelli narrativi del cinema americano contemporaneo.

AVANGUARDIE RUSSE

• Il futurismo russo e la rivoluzione come festa

Diverso dal futurismo italiano, il futurismo russo, si proponeva di non estetizzare la vita, ma di trasformare realmente

sia l’arte che la vita, costruendo un’arte nuova in un mondo nuovo.

Bisogna sottolineare l’importanza culturale della rivoluzione russa, culminata nel 1918 con la presa del Palazzo

d’Inverno (residenza degli zar). La rivoluzione fu un grande evento distruttivo, di liberazione sociale, ma anche

costruttivo, di rinnovamento artistico e di creazione di nuovi modelli espressivi.

Ogni rivoluzione è sempre all’inizio una grande festa. In tutte le rivoluzioni si libera un potenziale di ricchezza

intellettuale, la forza di ogni rivoluzione sta nella rottura di tutti i vincoli e nella creazione di nuovi rapporti umani. Ma

per vivere insieme gli uomini hanno bisogno di leggi che regolano i rapporti tra di loro, frenando l’anarchia per il bene

collettivo. Quindi da ogni rivoluzione nascono nuove istituzioni, nuove tradizioni, e nuovi sistemi di potere. Dalla

libertà assoluta si ritorna al potere centrale.

Così fu anche in Russia: la rivoluzione in pochi anni iniziò a diventare una formula rigida, ad esempio: la presa del

Palazzo d’Inverno del 1918 veniva ripetuta tutti gli anni; così già l’anno dopo, la ripetizione di questo avvenimento era

diventata un “autodramma”, uno spettacolo grandioso in cui tutta la città recitava rievocando la propria impresa. Questo

si ripeteva ogni anno, fino a quando non diventò uno spettacolo come gli altri, e dopo 10 anni la rivoluzione era solo un

ricordo.

La festa (rivoluzione) divenne poco a poco uno spettacolo (tradizione).

Così la rivoluzione perse tutto il suo potenziale creativo, ma in quei primi anni ci fu uno straordinario fermento.

Innanzitutto si voleva liquidare tutta la letteratura e la pittura del passato per creare nuove arti per un mondo nuovo. Poi

la FEKS (Fabbrica dell’Attore Eccentrico), futurista, voleva creare attori-acrobati. Anche per i russi il circo entrava nel

teatro e nel cinema come modello eversivo e dissacrante. Tutto cambiava continuamente: con la rivoluzione tutto

doveva essere rifatto e rinnovato.

È con il teorico Viktor Sklovskij che si concentrano i cambiamenti:

• Sua era la teoria dello “straniamento” che sarebbe un cambiamento del punto di vista, uno spostamento

improvviso, imprevedibile.

• Altra grande idea: il primato della forma: ogni opera d’arte è importante non per il contenuto, ma per la forma

(formalismo).

I grandi cineasti russi: Kulesov, Vertov, Ejzenstejn, Pudovkin, Dovzenko, partono da un rifiuto dello spettacolo

tradizionale in cui lo spettatore si immerge passivamente, e propongono forme di cinema-festa in cui lo spettatore sia

sempre attivo e stimolato da continui cambiamenti.

In questo contesto Vertov lancia nel 1925 la teoria del cine-occhio: secondo cui l’occhio della cinepresa ci permette di

vedere le cose come non le abbiamo mai viste. Egli vede nel montaggio il potere del cinema, la novità assoluta. Crea un

montaggio poetico per scoprire gli aspetti sconosciuti del mondo, il suo mistero. Nel suo film L’uomo con la macchina

da presa del 1929 applica tutte le sue teorie. Vertov non usa il cinema per mostrare il mondo, ma usa il mondo per

mostrare il cinema.

Kulesov, altro autore russo, è il primo a capire che il montaggio sta alla base della produzione di senso. Mostrò lo stesso

identico primo piano di un attore al pubblico dopo tre inquadrature diverse: un piatto di minestra, un cadavere, una

pistola. Interrogato, poi, il pubblico manifestò di aver percepito sfumature opposte nell'interpretazione dell'attore: fame,

dolore, paura. Si accorse così che il senso della stessa immagine cambia a seconda dell’immagine che le sta vicino,

questo è definito “effetto Kulesov”; e il senso è generato dal montaggio piuttosto che dalle inquadrature, e nasce nella

mente dello spettatore.

Pudovkin teorizzò lo specifico filmico, secondo cui ciò che distingue il cinema dalle altre arti è proprio il montaggio.

Egli lo usò in maniera metaforica, per esempio nel film La madre (1926), dove un fiume in piena simboleggia la collera

rivoluzionaria. Inoltre scoprì come il senso di un'azione si racconta spesso meglio "costruendola" in fase di montaggio

piuttosto che filmandola semplicemente: una bomba che scoppia, ad esempio, si capisce meglio mostrando immagini

frammentarie di sassi, polvere, luci, ombre, ecc. Pudovkin scopre anche la forza sovversiva dei raccordi sbagliati: una

persona che esce dall'inquadratura a destra e in quella successiva invece di rientrare da sinistra lo fa dallo stesso lato,

può produrre un effetto originale, così come le ripetizioni possono creare un esito simile alle variazioni musicali.

Anche Dovzenko usò il montaggio per creare grandi poemi sul lavoro umano e sulla lotta verso la libertà. Egli si

propone di andare verso il passato, e non verso il futuro come i suoi colleghi, arrivando a cercare come modello gli

autori classici quali Omero e Esiodo. La sua opera migliore, La terra (1930), è un cinepoema sulla vita dei contadini di

un paese dove ogni novità (come l'arrivo di un trattore) provoca grandi sconvolgimenti.


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AUTORE

N. A.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher N. A. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche dei linguaggi audiovisivi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Alovisio Silvio.

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