Autori trasgressivi nel cinema classico
A partire dagli anni Trenta si sviluppò ad Hollywood un modo di fare cinema con una serie di regole che privilegiassero
l'azione e i dialoghi all'insegna della chiarezza e dell'illusione di realtà che veniva servita allo spettatore: il cinema
classico.
Le autoregolamentazioni (come il Codice Hays), le meccaniche di produzione e gli ingenti sforzi economici avevano
imbrigliato la figura del regista limitando i suoi impulsi creativi e legando la messa in scena più a un lavoro corale, di
più maestranze (sceneggiatori, registi, direttori della fotografia, montatori, attori, produttori) in una rigida divisione del
lavoro, dove il regista (director) era solo colui che "dirigeva" gli attori sul set.
Nonostante ciò non mancarono le eccezioni, anzi alcuni autori godettero di una certa libertà di trasgressione rispetto
allo studio system. Essenzialmente si trattò di tre indiscussi maestri della regia: John Ford, Orson Welles e Alfred
Hitchcock. Ad essi vanno aggiunti alcuni registi europei emigrati a Hollywood, che costruitrono una sorta di "lingua
franca" piuttosto originale rispetto alle regole, come Fritz Lang, Friedrich Wilhelm Murnau, Victor Sjöström, Joseph
von Sternberg, ecc.
• • •
1 Il cinema d' "autore" 4 Orson Welles 7 Anticipatori del cinema
• • moderno
2 Poetica e stile 5 Alfred Hitchcock • 8 Note
• •
3 John Ford 6 Europei a Hollywood: la • 9 Bibliografia
"lingua franca"
Il cinema d' "autore"
Il cinema, a differenza di altre arti come letteratura o pittura, non è mai un'arte individuale, ma richiede lo sforzo di
molti individui, che genera un cospicuo movimento di capitali. Necessario per il ritorno di questi capitali è il successo,
che si basa su un intenso rapporto con il pubblico. Esiste comunque il concetto di film "d'autore", che va comunque
inquadrato come un lavoro di bottega, mai di un unico individuo, dove una personalità però riesce a imprimere al lavoro
finale una serie di idee e pensieri legati alle problematiche del suo tempo.
Il concetto di "autore" non nacque con il cinema, anzi ha avuto significati molto diversi nel corso della storia. In
America i primi autori, capaci di sviluppare uno stile personale nelle proprie pellicole, furono David W. Griffith,
Charlie Chaplin, Buster Keaton e Erich von Stroheim. Essi erano tutti registi, ma avolte anche attori ed autori delle
sceneggiature, che rivendicavano una propria indipendenza dalle interferenze del produttore e di altri soggetti. Nel
cinema tedesco degli anni Dieci e Venti si parlava di "Autorenfilm" nel caso di soggetti tratti da opere letterarie e, in
seguito, le opere di soggettisti come Carl Mayer. Durante gli anni Trenta a Hollywood si svilupparono i conflitti tra
sceneggiatore e regista, tra regista e produttore, che ridimensionarono la figura dell'"autore", domando il suo estro
all'esigenza di creare pellicole sufficientemente standardizzate (ma non per questo scontate o banali) che fossero
espressione di tutto il gruppo di lavoro e che incontrassero facilmente il gusto del pubblico: i clamorosi insuccessi di
von Stroheim avevano infatti messo in crisi più di una casa di produzione e la resa economica delle scelte d'autore. Uno
dei meccanismi per limitare le possibilità dei registi era la cosiddetta "sceneggiatura di ferro", che riportava tutte le
indicazioni per il regista comprese le singole inquadrature (primo piano, campo-controcampo, campo totale di un
ambiente, ecc.) e che una volta approvata dal produttore doveva essere filmata con esattezza puntuale.
Accanto alle regole però era sempre presente la trasgressione, anzi proprio grazie alla contravvenzione di questa o
quella regola (sia nello stile che nel contenuto) si poteva dare al film una connotazione di originalità unica, ma
soprattutto col tempo le trasgressioni diventavano nuove norme, permettendo lo sviluppo e l'aggiornamento dell'arte
cinematografica, finché non nascevano altri tipi di trasgressione a quello che era stato nel frattempo codificato.
Esistevano quindi due esigenze fondamentali:
• il bisogno di regole, che assicurinoi la trasmissione del messaggio (ad esempio la divisione per generi)
• il bisogno di novità, sorprese e cambiamenti.
Tra questi due estremi il regista deveva cercare il proprio stile personale, come scriveva Frank Capra, la propria identità
nella "gabbia" e conquistarsela.
Poetica e stile
I due campi entro i quali il regista poteva giocare la sua partita e connotare una propria autonomia artistica erano
essenzialmente il contenuto, o "poetica", e la tecnica usata per filmare, o "stile".
La poetica era quindi la scelta sulle storie narrate, i temi, i personaggi costruiti. Un regista poteva scegliere le
sceneggiature e scartare quelle a lui non congeniali. La poetica non era necessariamente legata a fare film di un solo ed
unico genere: John Ford, maestro indiscusso del western girò anche film storici, d'avventura e una commedia (Un uomo
tranquillo, 1952), mantenendo però una linea che legava i suoi pe
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