Teorie dei linguaggi
Prof. Filippo Domaneschi
Ragionamento
Ragionare significa dare ragioni o svolgere inferenze e consiste nell'azione di passare da delle premesse ad una conclusione secondo delle regole. La struttura di tale passaggio è detta schema di inferenza. Di solito seguiamo regole di inferenza implicitamente, alcuni esempi sono il modus ponens e il modus tollens:
- Se P allora Q
- Se P allora Q
- P
- Non Q
- Q
- Non P
Nella logica formale, fin da Aristotele si distinguono i ragionamenti in base alla forma/schema.
Tipi di ragionamento
- Deduzione: conclusione certa, garantisce conseguenza logica, da premesse vere si ottiene una conclusione vera, è una forma di ragionamento valido.
- Induzione: conclusione probabile, da premesse particolari a generalizzazione. Regola generale che ha statuto di probabilità.
- Abduzione: conclusione incerta, inferenza alla miglior spiegazione. Ragionamento probabilistico, la regola probabilistica è assunta come premessa. È la forma di ragionamento più usata.
Valutare un ragionamento
Quando si valuta un ragionamento, bisogna distinguere la verità (contenuto) dalla validità (forma/schema di inferenza):
- Valido/invalido: la conclusione (non) segue necessariamente dalle premesse.
- Corretto/scorretto: le premesse (non) sono vere. Ragionamento valido.
- Buona/fallace: (non) è psicologicamente plausibile.
Un buon ragionamento è plausibile, valido e corretto.
Esempi di ragionamento
Esempio di ragionamento valido:
- Gli italiani sono mafiosi
- I milanesi sono italiani
- I milanesi sono mafiosi
Esempio di ragionamento invalido:
- Gli italiani sono mafiosi
- I milanesi sono mafiosi
- I milanesi sono italiani
Esempio di ragionamento corretto:
- O ti piace il pesto o giochi a calcio
- Non giochi a calcio
- Ti piace il pesto
Esempio di ragionamento scorretto:
- Se Genova è in Francia allora Parigi è in Italia
- Genova è in Francia
- Parigi è in Italia
Come respingere un'argomentazione
La confutazione è finalizzata al dimostrare l'implausibilità di una tesi e lo strumento usato per respingere è il controesempio, che consiste nell'applicare lo stesso schema di inferenza usato nel ragionamento che sembra convincente.
| Ragionamento da confutare | Controesempio |
|---|---|
| I mafiosi sono siciliani | Gli italiani sono europei |
| I palermitani sono siciliani | I francesi sono europei |
| I palermitani sono mafiosi | I francesi sono italiani |
Fallacie
La fallacia è un ragionamento che sembra valido e corretto, ma non lo è pur essendo persuasivo e psicologicamente convincente. Possono essere usate intenzionalmente per ingannare o persuadere. Ne esistono due tipi:
- Fallacie formali: violano regole logiche di inferenza, sono ragionamenti invalidi.
- Fallacie informali: sfruttano espedienti retorici o linguistici che riguardano il contenuto.
Esempi di fallacie formali
- Affermazione del conseguente: Simile al modus ponens.
- Se P allora Q
- Q
- P
- Negazione dell'antecedente: Simile al modus tollens.
- Se P allora Q
- Non P
- Non Q
- Falso dilemma: Assumere che tra diverse alternative ce ne sia una sola vera.
- O P o Q
- Non P
- Q
Fallacie informali
- Di rilevanza: il contenuto delle premesse non è rilevante per trarre le conclusioni.
- Semantiche: uso di un linguaggio intenzionalmente ambiguo o equivoco.
- Induttive: basate su valutazioni induttive o probabilistiche, sono le più frequenti nel ragionamento ordinario.
Esempi di fallacie di rilevanza
- Petitio principii: si assume la conclusione nelle premesse.
- A: Dio esiste perché lo dice la Bibbia.
- B: Come fai a sapere che la Bibbia dice il vero?
- A: Perché è la parola di Dio.
- Ad ignorantiam: si conclude che una proposizione è vera sulla base del fatto che non si hanno prove che sia falsa o viceversa.
- Nessuno ha mai provato che gli OGM siano dannosi.
- Gli OGM non sono dannosi.
- Ad verecundiam: appello ad un'autorità non competente in materia.
- Tizio sostiene che i vaccini non servono.
- I vaccini non servono.
- Ad hominem (tu quoque): accusare chi sostiene una tesi di essere disonesto, incoerente ecc.
- Tizio sostiene che fumare fa male, ma Tizio fuma.
- Non è vero che fumare fa male.
- Ad hominem (circostanziale):
- Tizio sostiene che la pena di morte è sbagliata, ma si trova nel braccio della morte.
- Non è vero che la pena di morte è sbagliata.
- Ad populum: appello all'opinione della maggioranza.
- Tutti sanno che i politici rubano.
- I politici rubano.
- Ad baculum: appello al timore dell'interlocutore.
- Se lei non è d'accordo con il Direttore... dovremo rivedere il suo contratto di lavoro.
Un esempio di fallacia semantica
- Di equivocazione: uso di un linguaggio ambiguo o equivoco.
- È immorale uccidere una persona.
- Un feto è una persona.
- È immorale uccidere un feto.
Un esempio di fallacia induttiva
- Generalizzazione impropria: basata su valutazioni induttive o probabilistiche.
- Quattro immigrati nell'ultimo mese hanno aggredito una persona.
- Tutti gli immigrati sono delinquenti e aggressori.
Come ragioniamo?
Non ragioniamo quasi mai in modo valido o corretto, ma ci affidiamo a strategie di ragionamento che si sono dimostrate affidabili. L'essere umano non è un animale razionale, tende a produrre inferenze le cui conclusioni vanno incontro alle proprie credenze e che confermano le ipotesi che abbiamo già.
Comunicazione
Comunichiamo con segni di diversa natura, come il linguaggio verbale, le espressioni facciali, il linguaggio del corpo o l'abbigliamento. Tutto ciò che ci circonda è fonte di significati, vediamo sempre le cose che ci circondano secondo certe categorie o etichette tramite cui esso ci appare sensato. Produciamo inferenze sulla base di questi significati e categorie concettuali.
Occorre distinguere tra comunicazione e significazione:
- Comunicazione: vi è un emittente che intenzionalmente invia un messaggio ad un destinatario che ricostruisce l'intenzione comunicativa.
- Significazione: un destinatario autonomamente interpreta (es. un cielo in tempesta "significa" pioggia).
Modello della comunicazione di Jakobson
Lo scambio comunicativo consta di un emittente ed un destinatario. Jakobson, nel 1966, si chiese quali siano le componenti di ogni scambio comunicativo (verbale e non) e elaborò il "Modello della comunicazione di Jakobson", il quale consta di 6 componenti:
- Il codice è costituito dalle convenzioni segniche, mentre il contatto è la connessione fisica, il supporto fisico che permette la comunicazione (es. suono). Se esso viene meno e ci sono interferenze si compromette la comunicazione.
- Ogni scambio avviene in un ambiente, in un contesto che permette di interpretare le espressioni deittiche (questo, quello ecc.), esso può essere una circostanza fisica, un contesto sociale (es. registri di cortesia, determina le aspettative di comportamento), cognitivo (insieme di assunti condivisi dagli interlocutori o ritenuti tali) o emotivo (assunzioni che facciamo sugli stati emotivi altrui). Il contesto ha luogo nel momento in cui c'è una comunicazione, essa si basa su di un contesto, ma contribuisce a determinarlo.
Per Jakobson, in ogni scambio comunicativo, i parlanti possono esercitare diverse funzioni comunicative che corrispondono alle componenti del modello. Ad ogni componente è associata una funzione linguistica:
- Emittente → funzione emotiva: usata per esprimere gli stati d'animo del parlante (es. tono, interiezioni).
- Destinatario → funzione conativa o persuasiva: persuadere qualcuno a fare qualcosa, esercitare un ordine (azione linguistica).
- Contatto → fàtica: controllo del canale (es. "Pronto?"), assicurarsi che ciò che permette lo scambio funzioni.
- Codice → metalinguistica: parlare del codice stesso, disambiguare la semantica di alcune espressioni e concordare significati.
- Messaggio → poetica: usare il linguaggio per porre l'attenzione su come il messaggio è formulato (es. figure retoriche).
- Contesto → referenziale: usiamo il contesto per assegnare un'interpretazione (es. per deissi e indicali).
La comunicazione è un processo che consta di componenti alle quali è associata una funzione linguistica (per quale scopo usiamo il linguaggio). Jakobson ha una concezione meccanica della comunicazione, essa ha successo se una delle componenti non viene inficiata. Questo è chiamato anche "modello del codice" e vede lo scambio comunicativo come un processo automatico e simmetrico, si ha accesso diretto i pensieri dell'interlocutore, ma non rende conto delle conversazioni quotidiane e delle componenti intersoggettive.
Segni
La semiotica è lo studio dei segni. Il segno è qualcosa che sta per qualcos'altro, a qualcuno, in qualche modo. Il linguista svizzero Ferdinand de Saussure fornì una teoria del segno e lo descrisse come un'entità a due facce che lega indissolubilmente un significante, che è l'espressione linguistica o non verbale (piano dell'espressione) e un significato che è il contenuto concettuale (pianto del contenuto). Il significante rimanda ad un significato e il segno è dato dal rapporto tra i due. Allo stesso significato si possono associare significanti diversi (arbitrarietà linguistica).
Charles Peirce (filosofo padre del pragmatismo e della semiotica) criticò de Saussure, dicendo che la nozione binaria del segno è incompleta. Tra significante e significato c'è sempre qualcuno o qualcosa che riconosce tale legame. L'associazione non è indipendente, ma è mediata, la relazione segnica deve essere pensata come triadica, per questo presenta il triangolo semiotico:
- Interpretante
- Rappresentamen (significante)
- Oggetto (significato)
L'interpretante non è l'interprete, quest'ultimo usa un segno per indicare la relazione tra significante e significato e questo segno è l'interpretante, che non per forza ha forma verbale, la relazione è mediata da un altro segno (semiosi). L'unico modo per legare significante e significato è passare tramite un altro segno, come una definizione, che interpreti quella relazione, per comprendere il significato di un'espressione devo passarvi attraverso. L'esistenza del legame dipende dalla mediazione di un altro segno. Il processo di comprensione di un significato tramite un altro segno detto interpretante è la semiosi. Esso è un altro significante che richiede un altro interpretante per essere compreso e così via, esso rimanda a sua volta ad un significato. Si ha così, una semiosi illimitata, una concatenazione illimitata di idee.
Pensare è necessariamente collegare segni, la cultura continuamente traduce segni in altri segni producendo una serie ininterrotta di interpretazioni che si "incrostano" su quelle precedenti.
Parola "morbillo"
- Macchie rosse (significante)
- Morbillo (significato)
Peirce fornì la prima classificazione dei tipi di segno:
- Icone: segni il cui significante assomiglia all'oggetto che vuole rappresentare, relazione iconica (es. dipinti, icone, ritratti).
- Indici: segni collegati causalmente a ciò che rappresentano, relazione di contiguità, conseguenza (es. il fumo è un segno indice del fuoco) (es. deittici o indicali).
- Simboli: segni i cui la relazione tra significante e significato è convenzionale, arbitraria (es. campanella = ricreazione).
Strutturalismo
Nell'Europa del 1900, la scienza linguistica si riduceva al mero studio dell'evoluzione delle parole attraverso il tempo, nacque così la glottologia, che consiste nello studio storico delle lingue, delle loro famiglie e gruppi di appartenenza e delle origini etimologiche.
L'approccio strutturalista ha origini nella teoria psicologica della Gestalt, che si propone di definire le norme che la mente umana rispetta nei processi percettivi. Quando mancano degli elementi strutturali, la mente ricostruisce comunque una figura, secondo le ricerche di Wertheimer (1912), la percezione non dipende dai singoli elementi, ma dalla loro strutturazione rispetto ad un insieme organizzato.
Ferdinand de Saussure lottò contro la riduzione della scienza linguistica all'evoluzione delle parole, perché la lingua, secondo lui, non è un mero elenco di vocaboli di cui studiare l'origine storica, essa è una struttura in cui ogni elemento ha un ruolo e un posto nel sistema della lingua, definito rispetto agli altri elementi. La lingua è un prodotto sociale, un insieme di convenzioni. De Saussure distinse tra:
- Langue: sistema di convenzioni linguistiche condivise da una collettività di parlanti (es. italiano).
- Parole: atto linguistico individuale da parte di un parlante di una certa lingua (enunciato). Lingua parlata da uno specifico parlante in uno specifico contesto d'uso.
Occorre studiare la lingua nei rapporti sistematici delle voci del lessico, in linea di principio matematizzabili, ovvero prendere in considerazione in che rapporto stanno tra loro gli elementi linguistici, non considerarli individualmente. A ogni voce del lessico corrisponde un aspetto fonetico o grafico (significante) e una forma o contenuto, un aspetto semantico (significato). De Saussure propone l'immagine di un tutto indifferenziato, una corrente di suoni e pensieri in cui la lingua produce arbitrariamente dei tagli, dai quali derivano significati (concetti) e significanti (immagini acustiche) la cui associazione costituisce il segno linguistico.
Due concetti fondamentali sono quelli di arbitrarietà e motivazione. Esistono due tipi di arbitrarietà:
- Verticale: non c'è un vincolo naturale e necessario tra significante e significato (simboli).
- Orizzontale: può essere arbitrario anche il rapporto tra significanti o tra significati di diversi segni, non solo tra significante e significato di un segno (es. ship e sheep è una differenza arbitraria, assente in italiano).
Esistono diversi livelli di arbitrarietà e motivazione, alcuni segni linguistici hanno un minor grado di arbitrarietà e uno maggiore di motivazione, come le onomatopee e i fonosimbolismi, i cui significanti imitano il concetto a cui rimandano.
La lingua è un sistema basato sull'opposizione delle sue unità concrete, come negli scacchi tutto sta nella combinazione dei pezzi, il valore oppositivo sta nel fatto che ogni elemento occupa un posto preciso nella struttura della lingua. Per quanto riguarda i significanti, ciò si può vedere nei casi di fonemi diversi in due parole uguali, che le rendono diverse creando una differenza con valore oppositivo e distintivo (es. pèsca/pésca). Riguardo ai significati si può osservare come le voci di campo lessicale si articolino in modo diverso nelle varie lingue, si ha un diverso valore differenziale, ogni comunità sviluppa un lessico relativo ad un campo concettuale (es. l'opposizione tra concetto di legna e di bosco non è presente nel francese, che usa "bois" per indicare entrambi).
De Saussure concepisce la lingua come una struttura di elementi che insieme formano un sistema unitario grazie a rapporti di opposizione. Esistono due punti di vista per studiare la lingua:
- Sincronico: studio di una lingua in un dato momento del tempo (storico-glottologico).
- Diacronico: studio di una lingua nel tempo.
Le principali tesi dello Strutturalismo, quindi, sono:
- Studiare il sistema della langue.
- Sistema (esterno) determinato storicamente e socialmente.
- Struttura di componenti lessicali (semantica).
Generativismo
Il maggiore esponente del generativismo è Noam Chomsky, uno dei più importanti linguisti viventi. Egli distingue tra:
- Struttura superficiale: manifestazione concreta dell'enunciato così come appare (es. "Un bambino mangia la mela").
- Struttura profonda: descrive i rapporti sintattici tra gli elementi linguistici dell'enunciato.
Per descrivere la struttura profonda utilizza la struttura ad albero o alberi sintattici:
Un bambino mangia la mela
- Articolo nome verbo
- Articolo nome
- Gruppo nominale
- Gruppo verbale
- Frase
In altre lingue, la struttura superficiale dell'enunciato cambia, ma quella sintattica profonda è uguale:
A kid eats an apple
- Art
- N
- V
- Art
- N
- GN
- GN
- GV
- F
Esistono enunciati che hanno la stessa struttura superficiale, diversa quella profonda (es. "Una vecchia porta la sbarra").
Chomsky elabora la teoria della grammatica generativa-trasformazionale, secondo cui il linguaggio è un sistema formale che corrisponde ad una struttura sintattica costituita da regole generative e da regole trasformazionali:
- Regole generative: creano la struttura profonda delle frasi nucleari di una lingua:
- Art+N=GN
- V+GN=GV
- GN+GV=F
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