Una visione d'insieme
Non di rado i termini teoria della traduzione e traduttologia vengono scambiati fra loro, quasi come se fossero parole sinonimiche, tuttavia vi è una, seppur piccola, differenza fra l'una e l'altra. La prima si rifà all'aspetto interpretativo e speculativo della traduzione, perciò attua una riflessione sulla pratica dalla quale poi generalizzare i singoli problemi traduttivi per creare un approccio verso altri testi. La seconda invece si rifà più alla linguistica, cioè a tutte le norme e ai criteri ai quali il traduttore si deve attenere. Ad ogni modo, entrambe si rifanno ai diversi settori che indagano i processi e i prodotti traduttivi – cioè al grande ambito della traduzione. Tutti questi settori si distinguono fra loro per presupposti, metodologia e aree tematiche; infatti alcuni si occupano di linguistica, altri di psicolinguistica, altri di semiotica, altri di sociologia e altri ancora di teoria computazionale.
Settori della traduzione
Tuttavia, minore è la posta in gioco, maggiori sono i risultati; infatti i risultati “maggiori” sono stati acquisiti soltanto dall'analisi dei prodotti traduttivi, mentre per quanto riguarda l'oggetto della teoria della traduzione, cioè lo studio e l'analisi dei processi traduttivi (che richiamano anche l'ambito scientifico, con i particolari processi cerebrali che lo distinguono), ci si trova di fronte a teorie grossolane e astratte.
Primo fra tutti i settori è sicuramente l'epistemologia, la quale, comunque, risulta essere caratterizzata da importanti lacune, per l'incapacità di creare le basi per il dibattito sulle idee e sulle divergenze, quindi manca una base di riferimento, dalla quale partire. Questo provoca il non avanzamento della disciplina di fronte all'apertura al dialogo scientifico, per trovare quei criteri di verificabilità empirica particolari della scienza.
Storia e cultura della traduzione
Settori quali storia della traduzione, storia della teoria e cultura della traduzione dimostrano un approccio alla materia di tipo descrittivo, umanistico, con strumenti tipici della ricerca storico-letteraria o storico-critica. Gli altri ambiti, quali linguistica della traduzione e dell'interpretazione, didattica o tecnica della traduzione, traduzione automatica o computazionale, studi sui processi traduttivi e studi sugli strumenti mostrano un approccio di tipo prescrittivo, dominato dal principio binario giusto/sbagliato. Nell'ambito cognitivo invece, la ricerca è orientata all'intero funzionamento del linguaggio, alla semiosi (cioè la codifica del messaggio da un emittente a un destinatario) e all'interrelazione fra gli individui e la realtà fisica (mondo soggettivo e mondo reale).
La critica della tradizione deriva pragmaticamente dagli altri ed è modellata esclusivamente sulla base del progetto, della coerente selezione delle strategie e delle congetture in base ai postulati di partenza.
L'attività della traduzione
La traduzione, come attività applicata, risulta essere la perfetta commistione fra teorico e pratico, una disciplina particolarmente interessante per le abilità cognitive dell'uomo dal punto di vista epistemologico.
Pensieri/concetti => TP → processo → TA (prodotto) → critica
Processo e prodotto = epistemologia
TA e critica = didattica
Critica = mercato
La distinzione epistemologica fra scienze pratiche e scienze teoriche risulta essere troppo semplicistica nel caso delle attività applicate – è meglio definirle interdisciplinari.
Termini e paradigmi
La terminologia è convenzionale, provvisoria e instabile, sempre pronta a rinnovare i nomi delle cose e dei concetti, mano a mano che questi si evolvono. Molti termini usati in traduttologia sono in realtà semplici parole mai usate in modo convenzionale (originale, fedele, equivalenza, errore).
L'importanza delle definizioni però è inversamente proporzionale al livello di avanzamento di una scienza. Quando ormai le cose sono chiare a tutti coloro che partecipano al dibattito scientifico, i termini sono meno importanti perché è chiaro a che concetti fanno riferimento. Ma quando si indagano altri fenomeni, come la cultura, complessa e incerta, le definizioni diventano particolarmente importanti. Per queste ragioni è importante avere definizioni chiare ed esplicite, non facendo quindi riferimento a forme tautologiche (una cosa è scorretta in quanto non corretta) o pseudodefinizioni autoreferenziali (si definisce sbagliato quello che sarebbe stato fatto diversamente). Questo porta gli studenti a percepire il loro operato come giusto/sbagliato, dove è più giusto più si avvicina alla soluzione del docente. Il risultato è un test di competenza, nel quale ci si dimentica della grammatica delle opzioni.
Un termine ricorrente nella letteratura sulla traduzione è fedeltà, potremmo dire insensato in quanto con esso si vuole definire ingenuamente il calco, cioè il ricalcare una struttura morfosintattica o il significato lessicale di un segmento testuale, indipendentemente dal fatto che ogni lingua ha soluzioni proprie per rendere i significati e i rapporti fra i costituenti della frase. Tuttavia fedeltà su un livello implica infedeltà su un altro, come il calco semantico, che preclude la funzionalità sintattica, il calco funzionale può non rispettare la prosodia, la riproduzione prosodica può essere asimmetrica dal punto di vista dei canoni.
Ruolo del traduttore
Il traduttore tuttavia si dovrebbe principalmente basare sui suoi parametri difendibili di fedeltà, che lui stesso ha stabilito, dando priorità per esempio al realizzare una simmetria rispetto all'occorrenza dell'unità traduttiva oppure tradurre con un'espressione non marcata (neutrale) nel TA l'espressione non marcata del TP. Sarà il traduttore a definire le asimmetrie fra le due lingue e a definire, sulla base della sua memoria e delle sue conoscenze, ciò che è marcato e ciò che non lo è, sulla base del gergo, della scurrilità, dell'essere popolare o sgrammaticato. Il database più affidabile resta sempre il cervello, è il principale critico della sua stessa traduzione, che misura su se stesso e con se stesso. Sulla base di ciò la teoria di Schleiermacher, poi ripresa da Eco, che la traduzione possa essere source-oriented o target-oriented viene meno, in quanto essa si deve orientare sempre su chi l'ha creata e definisce se vada bene o meno, se sia soddisfatto o meno del TA. Se anche cede a condizionamenti esterni, sono pur sempre legati a lui.
Evoluzione del concetto di traduzione
Il termine traduzione è passato nel suo percorso diacronico dall'idea di azione paradossale impossibile a quella di procedimento algoritmico riducibile a linguaggio logico-formale. Il termine traduzione poi è quasi sempre riferito all'attività della ricodifica interlinguistica in forma scritta; fino al rinascimento infatti veniva distinta dalla traduzione orale, che secondo Schleiermacher, era definita come dolmetschen – traduzione orale della quotidianità (opposto a uebersetzen – la traduzione vera e propria della scienza e dell'arte). Questa differenziazione oggi è libera da giudizi sul valore ed è definita da un ramo di studi, quelli sull'interpretazione. Le diverse tecniche che vi si ricollegano sono: consecutiva, simultanea, chuchotage e trattativa.
Le categorie tipologiche della traduzione scritta sono arbitrarie e soggettive, le quali a loro volta si distinguono in sottocategorie, altrettanto soggettive. Queste distinzioni rispondono a criteri legati ai cosiddetti generi o tipologie testuali, che hanno utilità pragmatica e contingente, ma che non sono epistemologicamente difendibili. È infatti impossibile stabilire una distinzione assoluta e valida sempre tra letteratura e trattatistica, tra parodia e satira, tra testo impegnativo e testo divulgativo e persino tra poesia e prosa. La traduzione in generale non è il solo passaggio da una lingua naturale all'altra, ma anche la ricodifica in lingua naturale del pensiero (tradurre poi non è limitato a questa sola disciplina).
Modelli di traduzione secondo Jakobson
In generale vale la tripartizione di Roman Jakobson, per cui esiste:
- Traduzione endolinguistica/intralinguistica (riformulazione), cioè la ricodifica di un messaggio all'interno della stessa lingua naturale, compreso ciò che viene detto a qualcuno, riferito a un altro, che giunge modificato a un terzo.
- Traduzione interlinguistica, passaggio di un messaggio tra due lingue naturali, comprese le situazioni di diglossia (l'utilizzo parallelo di lingua e dialetto) – la traduzione tra due lingue può essere passiva o attiva.
- Traduzione intersemiotica (trasposizione/trasmutazione), cioè il passaggio da un codice a un altro quando almeno uno dei due codici non è una lingua naturale (dal testo scritto a quello cinematografico, dall'immagine alla musica).
Oggi non è ancora stato prodotto un computer in grado di tradurre qualsiasi cosa, o che sia in grado di tradurla da solo, in quanto ha bisogno di assistenza umana – alcuni ritengono che sarà così per sempre, altri pensano che in qualche decennio si supererà il test di Turing, in modo tale che la prestazione del computer non sia distinguibile da quella dell'essere umano.
Gli aspetti cognitivi dei processi di traduzione sono diventati oggetti di studio solo nel XX secolo. Questo ambito potrà diventare in futuro quello più fruttuoso nella ricerca sul funzionamento delle lingue e della trasmissione culturale. Molti dei saggi esistenti oggi mettono in luce quelle che sono le problematiche che necessitano di analisi approfondite. La teoria della traduzione, più che essere teoria sulla teoria dovrebbe essere epistemologia applicata, un modello per la risoluzione di problemi. Il teorico qui è il traduttore che riflette sulla pratica e che giunge per induzione a individuare regolarità, cioè paradigmi, mentre il tecnico è colui che, dopo aver pensato in termini teorici, ottimizza il proprio lavoro deducendo dai paradigmi le applicazioni, cioè i sistemi gerarchici di congetture.
Tecnica della traduzione
La tecnica della traduzione quindi è un'attività di deduzione che dalla rappresentazione generale di un problema, permette di estrapolare le istruzioni non tanto per risolverlo, ma per impostarlo in modo rigoroso. Fra queste istruzioni troviamo:
- Il modo di tarare un testo da tradurre secondo una complessa rosa di parametri (registri, normatività, contesto, coppia di lingue coinvolte interamente soggetti a interpretazioni).
- Il modo di attribuire al TP il valore di messaggio, selezionando senso e significati in un processo esagetico dinamico e storicamente fondato.
- Il modo di selezionare le varie opzioni secondo criteri organizzati gerarchicamente, secondo una gerarchia per cui un file sta dentro a una directory (e non viceversa).
- La consapevolezza della liceità di selezionare o inibire qualsiasi opzione, a patto di eseguire con coerenza l'ordine gerarchico prestabilito, sul quale si è costruito il progetto.
Un prodotto TA sarà considerato buono sulla base delle strategie utilizzate per rendere coesi e non contraddittori i parametri di partenza. Un prodotto ottimale sarà scelto fra vari possibili ottimi testi, e vi saranno poi testi subottimali. La valutazione e il successo di una traduzione però variano a seconda della complessa e intricata realtà culturale e del mercato – è quindi in parte anche definito dalla casualità. Definire la traduzione nel senso di condizionata dall'arbitrio del mercato della cultura significa avere una concezione in termini moderni e avviarsi a nuove ipotesi sui meccanismi di import/export dei prodotti culturali.
Consapevolezza e rigore
La professione della traduzione è legata alla critica della traduzione, che ha un legame più intimo rispetto alla critica letteraria e i testi letterari. In realtà, questo è perché la seconda critica è limitata dalla libera creazione artistica, mentre la traduzione è maggiormente valutabile. La soggettività dell'esperienza è fondamentale, non pregiudica la serietà del metodo, in quanto è proprio nella consapevolezza della propria soggettività e della conseguente responsabilità di fronte alle proprie scelte che si rinviene una possibile garanzia di rigore. Perché la traduzione acquisisca visibilità sociale, i traduttori devono percepire consapevolmente ciò che fanno. Solo dopo aver attraversato tutte le fasi consapevoli dell'attività, si potrà automatizzarle, ma solo in particolari condizioni. Questo stato di vigilanza inconsapevole perdura fino a quando non compaiono ostacoli che fanno disinserire il pilota automatico.
Visibilità
La finalità della teoria della traduzione è poter diffondere nei traduttori un senso di responsabilità, per formare una classe di critici competenti che modifichi le attese e le pretese del mercato. In Italia non solo manca una tradizione della traduzione, ma anche una tradizione della critica. L'ars traductoria nella storia è stata ignorata ed emarginata, talvolta dai suoi stessi fautori, fino a divenire una professione invisibile. Tradurre un testo oggi è considerata un'attività secondaria, per letterati principianti, accessibile a tutti. Questo ha comportato che da un lato la professione del traduttore è stata declassata ad attività secondaria, alla quale tutti potevano accedere senza disporre di un bilinguismo esperto, all'altro ciò ha comportato lo scarso interesse nell'investire sforzi in un lavoro mal remunerato e poco apprezzato, sia a livello sociale che culturale (basti pensare a dove si trova il nome del traduttore nell'opera tradotta). In parte la situazione sta cambiando grazie ai corsi di laurea, i quali hanno incentivato l'attività di ricerca.
Gli studi: una sintesi epistemologica
Storia della teoria e storia della traduzione sono due ambiti del tutto distinti, molte volte si sono intrinsecati nella storia (quindi oggi è chiaro che venga fatta confusione fra i due e che vengano ritenuti uguali). Le opere dedicate alla storia della teoria sono di 3 tipi: antologiche (Lefevere), saggi storico-critici (due categorie → quelle che riguardano il pensiero contemporaneo, con Fawcett – indicato per ricostruire la storia delle scuole di traduttologia linguistica sviluppatesi a partire dalla seconda metà del XX sec. → quelle numerose che ripercorrono il pensiero traduttologico nel suo complesso, a partire dall'età greco-latina e che privilegiano la storia della riflessione sui testi letterari). L'ambito geoculturale è limitato (inglesi) e ha influenzato tutti gli studi teoretici. Anche la traduttologia russa però ha una sua storia secolare, strutturata e coerente, che alcune recenti monografie ricostruiscono utilmente senza perdere di vista il dibattito internazionale.
Ci sono poi le opere composite, che si dedicano maggiormente alla pratica della traduzione, tradizionalmente orientata a tematiche ristrette (preciso contesto linguistico e precisa tipologia testuale). Un esempio è il volume di Anthony Pym, il quale anche se limitato all'ambito ideologico-sociale, è ricco di indicazioni, dati e grafici che indicano in modo dettagliato l'interazione tra storiografia e sociologia della traduzione. Il volume di Lawrence Venuti, The Translator's Invisibility, è un volume che pur definendosi History of Translation, definisce una nuova concezione di traduzione (nella quale si incontrano pratica e teoria). Il limite di queste opere è quello di trascurare una riflessione approfondita sulle premesse epistemologiche che affrontino la teoria in modo olistico, più ampio, tenendo conto del quadro di insieme e non limitandosi alla ricerca in un solo ambito.
La periodizzazione
Dopo Babele. Il linguaggio e la traduzione di George Steiner è la ricostruzione più dettagliata ed erudita storico-critica dell'attività traduttiva occidentale e delle posizioni teoretiche a essa connesse, è diventato una sorta di punto di riferimento che ha profondamente influenzato gli studi successivi. Steiner offre un quadro storico complessivo e variegato, propone una suddivisione cronologica successivamente mutuata da molti autori. Egli ha evitato la periodizzazione e compartimentazione della storia letteraria, definendo una sola delle sintesi possibili che coniuga il punto di vista ideologico con la cronologia.
Dopo Babele si ha avuto:
- Il primo periodo (focalizzazione empirica immediata), caratterizzato da analisi e dichiarazioni embrionali, partendo da Cicerone, passando per Orazio, arrivando fino alle fine del XVII secolo, con la pubblicazione di Tyler Essay on Translation del 1792.
- Il secondo periodo è segnato dall'opera di Tyler e da quella di Schleiermacher, Ueber die verschiedenen Methoden des Uebersetzens, 1993, che segna lo stadio di teoria e indagine ermeneutica. Questo periodo sarà segnato dall'opera di Benjamin, Die Aufgabe des Uebersetzens, 1923.
- Il terzo periodo, iniziato negli anni '40 è andato avanti insieme al 4, la fase neoermeneutica, isolandosi sempre di più per la mancanza di premesse, intenti e finalità. Essa ha visto grandi contributi dalle scuole slave, sebbene poi i primi risultati di traduzione meccanica e computazionale si abbiano avuti negli anni '40 in America.
- Il quarto periodo può essere inteso come reazione al pensiero forte, deterministico, che ha dominato fino agli anni '60, definito come nuova metafisica, un tentativo di sostituire alla verità dell'arte la verità della scienza.
L'opera di Steiner è stata scritta in un momento cruciale, con la nascita dei translation studies e ha contribuito a influenzare chiunque si addentrasse nella traduttologia.
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