Teoria della traduzione: una visione d'insieme
Che cos'è la traduttologia?
Bisogna innanzitutto distinguere tra teoria della traduzione e traduttologia. La teoria della traduzione è una riflessione sulla pratica atta a generalizzare e utilizzare singoli problemi traduttivi per estrapolare un approccio valido al di fuori di casi e testi concreti. La traduttologia può essere definita come la disciplina che ordina le norme o i criteri cui il traduttore deve attenersi.
La teoria della traduzione si compone di diversi settori i quali spaziano dai tradizionali ambiti storico-critici della ricerca letteraria, alla filosofia del linguaggio, alla teoria computazionale e alle applicazioni informatiche. Di questi settori alcuni sono indagati in chiave descrittiva con le metodologie tipiche delle discipline umanistiche, altre invece sono oggetto di ricerche sui processi. Tutti questi settori si giovano l'uno dell'altro per comprendere i meccanismi della comunicazione e della trasmissione culturale. Il settore primario in senso gerarchico, che dovrebbe costituire la base dalla quale si dipartono gli altri, è quello della epistemologia della traduzione.
Possiamo dunque definire la traduttologia come una disciplina allo stesso tempo ibrida e completa la quale ci mostra quanto la traduzione sia un’attività che ci offre un saggio efficace della versatilità cognitiva dell’essere umano.
Termini e paradigmi
Numerosi termini utilizzati in traduttologia sono parole che vengono utilizzate di continuo come se fossero termini scientifici ma che in realtà non lo sono; infatti questi termini derivano da valutazioni arbitrarie e restano affidati ad una vaga ricezione soggettiva. Nei testi sulla traduzione invece è frequente che, in luogo di definizioni, si utilizzino:
- Formule tautologiche (una cosa si dice scorretta quando non è corretta);
- Pseudo definizioni autoreferenziali (si dice sbagliato ciò che si sarebbe fatto diversamente).
Questo atteggiamento porta ad addestrare gli studenti a considerare le traduzioni giuste o sbagliate laddove le traduzioni giuste sono quelle che più si avvicinano alla soluzione data dal manuale o dal docente. In questo modo lo studente pensa alla traduzione come ad un test di competenza su regole morfosintattiche e lessicali dimenticando l’aspetto più complesso della competenza linguistica vale a dire quello della grammatica delle opzioni.
Tra i concetti più ricorrenti e indefinibili in campo traduttologico troviamo quello di fedeltà. Infatti, parlare di fedeltà riguardo alla lingua è insensato fintanto non si è in grado di dire a chi o a cosa si debba essere fedeli. Con fedeltà spesso si intende il calco cioè l’atto di ricalcare una struttura morfosintattica o il significato lessicale di un segmento testuale senza tener conto che ogni lingua ha funzioni proprie per rendere i significati e i rapporti tra i costituenti della frase.
Pertanto il compito del traduttore sarà quello di definire un proprio criterio difendibile che risponda alle priorità che lui stesso ha stabilito. Sarà lui a ricercare le simmetrie e asimmetrie tra le due lingue. In questo modo alla traduzione orientata all’autore (source oriented) e a quella orientata al lettore (target oriented) si contrappone la traduzione orientata al traduttore (self oriented).
Il termine più menzionato nella letteratura traduttologica è quello di traduzione. Questo è quasi sempre stato utilizzato con riferimento alla attività di ricodifica interlinguistica in forma scritta e si contrappone al termine interpretazione inteso come attività di ricodifica interlinguistica in forma orale.
Mentre l’interpretazione presenta tecniche chiaramente diversificate (interpretazione consecutiva, simultanea, chuchotage e trattativa), la traduzione può essere suddivisa in un numero arbitrariamente grande di categorie tipologiche le quali rispondono ai criteri legati ai cosiddetti generi o tipologie testuali i quali non sono epistemologicamente difendibili in quanto è impossibile stabilire una distinzione assoluta e valida sempre tra diversi generi (parodia e satira ad esempio). Questo accade perché il contesto e le funzioni testuali dipendono da elementi estranei al testo stesso.
Il concetto di traduzione identifica una vasta gamma di fenomeni della comunicazione umana quali:
- Il passaggio da una lingua naturale all’altra;
- La ricodifica in lingua naturale del pensiero.
In generale è comunque invalsa la tripartizione proposta da Jackobson:
- Traduzione endolinguistica o intralinguistica: ricodifica di un messaggio all’interno di una stessa lingua naturale;
- Traduzione interlinguistica: passaggio di un messaggio tra due lingue naturali comprese le situazioni di diglossia;
- Traduzione intersemiotica: passaggio di un messaggio da un codice ad un altro quando almeno uno dei due sia una lingua naturale.
Guardando alla traduzione in questa prospettiva si nota quanto essa faccia parte della quotidianità della nostra vita. La teoria della traduzione non deve essere vista come il risultato di un’applicazione di regole ma come un processo che funziona in base ad una logica testuale. In quest’ottica essa si ricollega alla tecnica della traduzione che sarebbe quell’esercizio di un’attività di deduzione che, dalla rappresentazione generale di un problema, permette di estrapolare le istruzioni non tanto per risolverlo quanto per impostarlo in modo rigoroso.
Tra queste istruzioni avremo:
- Il modo di tarare un testo da tradurre (TP) secondo una complessa rosa di parametri interrelati (registri, contesto, autore, destinatario etc.) interamente soggetti a interpretazione;
- Il modo di attribuire al TP il valore di messaggio selezionando senso e significati in un processo esegetico dinamico e storicamente fondato;
- Il modo di selezionare le varie opzioni secondo criteri organizzati gerarchicamente, secondo una gerarchia simile a quella seguita dai PC per cui un file sta dentro a una directory e non viceversa;
- La consapevolezza della liceità di selezionare o inibire qualsiasi opzione, a patto di seguire con coerenza l’ordine gerarchico prestabilito su cui si è costruito il progetto.
Il prodotto della traduzione (TA) sarà dunque sempre e solo uno dei testi possibili, se sarà un buon prodotto, dipenderà dalle strategie per rendere coesi e non contraddittori i parametri di partenza. Viceversa la valutazione e il successo di una traduzione dipenderanno da un numero elevatissimo di fattori causali e casuali tra cui i vincoli presenti tra cultura e mercato. La traduzione dovrebbe pertanto essere considerata come un prodotto culturale soggetto tanto alle leggi quanto all’arbitrio del mercato della cultura al fine di favorire una moderna concezione di traduttologia.
Consapevolezza e rigore
Sono due requisiti essenziali in campo traduttologico.
- Il processo di consapevolezza è legato all’atto epistemologico che teorizza elementi indispensabili ad ogni indagine.
- Il rigore consente che un ragionamento, non necessariamente condivisibile nelle sue premesse e conclusioni, risulti almeno proceduralmente accettabile a chiunque voglia farsi interlocutore o destinatario di un messaggio.
Secondo la Salmon è nella consapevolezza della propria soggettività e della conseguente responsabilità di fronte alle proprie scelte che si rinviene una possibile garanzia di rigore. Perché la traduzione acquisti visibilità sociale, i traduttori devono percepire consapevolmente ciò che fanno. Solo dopo aver attraversato tutte le fasi consapevoli dell’attività si potrà gradualmente automatizzarle ma solo in certe particolari condizioni. Pertanto è urgente che ai tradizionali pseudoconcetti, attaccabili in quanto non difendibili in termini fisici e materiali, vengano sostituite alcune proposizioni argomentabili in modo, se non logico, almeno razionale.
Visibilità
Una delle finalità della teoria della traduzione è quella di poter contribuire alla crescita del senso di responsabilità dei traduttori, al rigore delle traduzioni e alla formazione di una classe di critici competenti che modifichi le attese e pretese del mercato. Tuttavia a causa di un atteggiamento accademico sprezzante, la traduzione è stata per decenni considerata alla stregua di un esercizio semiprivato. Di conseguenza la professione del traduttore è stata declassata ad attività secondaria cui tutti potevano accedere senza neppure disporre di un bilinguismo esperto. Inoltre questo declassamento ha contribuito a scoraggiare l’investimento di sforzi in un lavoro mal retribuito e poco apprezzato, tanto a livello sociale quanto a livello culturale.
Questa situazione in parte sta cambiando ma, secondo la Salmon, si avranno risultati concreti solo se una prima generazione di epistemologi riuscirà a trasmettere ai più giovani un bagaglio teorico, tecnico e professionale che divenga la base per la crescita sociale, culturale, artistica e scientifica della traduttologia e della pratica traduttiva.
Gli studi: una sintesi tipologica
Storia della teoria e storia della traduzione pur avendo parecchi punti di convergenza, costituiscono due settori del tutto distinti. Secondo un quadro sintetico, le opere dedicate alla storia della teoria possono essere suddivise in tre categorie:
- Opere ontologiche: raccolte utili per accedere alle pagine più significative e citate che noti pensatori della storia occidentale ci hanno lasciato, per lo più a commento della loro personale attività traduttiva come ad esempio Translation/History/Culture di André Lefevere;
- Saggi storico-critici i quali si dividono a loro volta in due categorie:
- Quelle che riguardano il pensiero contemporaneo; nel suo complesso, a partire dall’antichità;
- Quelle che ripercorrono il pensiero traduttologico greco-latina e che privilegiano la storia della riflessione sui testi letterari;
- Opere composite: raccolte di saggi e articoli editi per lo più a conclusione di convegni e seminari nazionali e internazionali di cui la maggior parte è dedicata prevalentemente alla tecnica della traduzione orientata a tematiche ristrette quali un preciso contesto linguistico e una precisa tipologia testuale.
Il limite consapevole di queste opere è quello di trascurare una riflessione approfondita sulle premesse epistemologiche che affronti la teoria in modo più ampio ovvero olistico. Inoltre fanno parte di questa categoria anche quelle opere più provocatorie della traduttologia contemporanea sul piano accademico e tecnico-professionale.
La periodizzazione
La teoria della traduzione è periodizzata da Steiner che la divide in quattro periodi.
Il primo periodo parte da Cicerone (colui che dà vita alle prime riflessioni teoriche sulla traduzione) e termina verso gli inizi del 1700 con l’opera di Tytler. Cicerone assimila sia l’orator che l’interpres nell’ambito della scrittura e della creatività. L’orator è la massima figura culturale del mondo classico mentre l’interpres è sia l’interprete che il traduttore. Pertanto Cicerone sostiene che l’interpres debba acquisire i modi dell’orator e cioè deve essere un buon retore e un buon oratore. Per questo quando egli traduce le opere greche deve tradurre il senso di tali opere. Tradurre secondo il senso vuol dire tradurre quello che l’autore originale vuole dire ma con le forme e i modi della lingua e della cultura di arrivo.
Con Cicerone abbiamo quindi una prima distinzione fra traduzione secondo il senso e traduzione parola per parola. Cicerone traduce il pensiero filosofico greco creando la retorica in latino in quanto mediante la traduzione la lingua latina si arricchisce delle forme stilistiche del greco diventando una lingua capace di esprimersi a livello retorico.
Sempre nel primo periodo, compiendo un salto di alcuni secoli abbiamo un inizio importante di formalizzazione della teoria della traduzione con San Gerolamo. Egli opera nel IV sec. d.C. traducendo la Bibbia dal greco in latino e per questo viene tacciato di eresia. Per difendersi dalle accuse San Gerolamo sostiene di aver tradotto parola per parola seguendo anche l’ordine delle parole in quanto nella Bibbia l’ordine delle parole è mysterium cioè sacramento.
Questo a livello teorico ma a livello pratico non è così perché la Bibbia non è tradotta parola per parola in quanto questo tipo di traduzione è impossibile essendo le lingue anisomorfe e asimmetriche. Pertanto una cosa è quello che si sostiene di poter fare in teoria e un’altra cosa è quello che si può realmente fare nella pratica. Secondo Steiner, nel primo periodo fino a Tytler si riflette sulla traduzione in quanto si pratica la traduzione e il traduttore illustra qual è stato il suo comportamento traduttologico.
Il secondo periodo (che va dal 1813 al 1923) è un periodo di riflessione ermeneutica. L’ermeneutica risale alla scuola di Alessandria del II secolo d.C. e cerca di analizzare il testo dal punto di vista della struttura linguistica ma soprattutto dal punto di vista dell’interpretazione secondo profili di studio diversi a seconda di quello che si vuole ottenere. Ad esempio l’ermeneutica biblica leggeva e interpretava il testo biblico secondo la teoria dei quattro sensi:
- Senso storico: la Bibbia letta come testo storico che narra la storia del popolo ebraico;
- Senso letterale: la Bibbia raccontata per quello che è;
- Senso anagogico: la lettura non per quello che dice ma per quello cui si riferisce dal punto di vista della lettura teologica (il significato delle parabole per esempio);
- Lettura superiore: lettura interpretativa che appartiene a pochi eletti (vescovi, presbiteri etc.).
Dall’ermeneutica religiosa deriva quella filosofica applicata alla lettura e interpretazione dei classici. Il secondo periodo è pertanto contrassegnato dalla riflessione traduttologica che si inserisce nell’ambito dell’interpretazione del testo originale dal punto di vista ermeneutico.
In questo contesto si dà grande importanza a come si traduce perché si guarda moltissimo all’originale sia nella sua struttura compositiva che nella sua capacità di trasmettere un contenuto. I testi scelti per questo tipo di riflessione sono i testi classici greci, in particolar modo le tragedie che non sono solo una composizione architettonica formale ma anche un modo di trasmettere le passioni umane, il destino e come l’uomo affronta il destino. Quello che conta è il modo formale della prosa e della poesia greca e pertanto i romantici tedeschi cercano di riproporre in tedesco la forma del verso greco in quanto quest’ultima è per loro l’espressione emblematica della rappresentazione delle passioni umane.
I filosofi che propongono e analizzano questo tipo di traduzioni sono Humboldt, Goethe, e soprattutto Schleiermacher. Questa proposta affonda le radici nel desiderio di riscattare la lingua tedesca e di darle un’identità nazionale in quanto nel periodo in cui opera Schleiermacher, in Prussia si parla la lingua francese e si vive la cultura francese come prioritaria (siamo in pieno periodo napoleonico). Pertanto Schleiermacher, da buon intellettuale, si sente usurpato nella propria identità linguistica e crede nella necessità di diffondere la lingua tedesca a livello culturale e non solo colloquiale. La traduzione di questo periodo si veicola quindi con questo bisogno di identità nazionale.
Il secondo periodo è chiuso da Walter Benjamin e dal suo saggio “Il compito del traduttore” in cui Benjamin apre ad una speculazione filosofica sulla funzione del traduttore che sarà poi riscoperta dalla neoermeneutica circa settanta anni dopo. In questo saggio Benjamin parla di lingua pura intesa come sorta di somma di possibilità della traduzione che fa emergere tutti gli aspetti possibili di un testo anche quelli non detti o impliciti perché le traduzioni interpretando il testo originale possono far emergere aspetti che nell’originale sono nascosti, fanno parte di un contesto situazionale storico della lingua e della cultura di partenza. Quindi la lingua pura secondo Benjamin è data dalla somma di tutte le varianti traduttive che contribuiscono a far emergere il senso completo ed esaustivo dell’originale.
Il terzo periodo è contrassegnato dall’emergere delle traduzioni automatiche. Ci troviamo nel periodo interbellico e la situazione nasce per esigenze militari cioè per intercettare i messaggi del nemico e decrittarli. Si fanno tentativi di traduzione automatica in Russia e in America (periodo guerra fredda) ma senza risultati. Questo accade perché la traduzione automatica è una traduzione free contest quindi il fatto che i testi da tradurre che vengono inseriti nel computer non possono essere agganciati al contesto d’uso, fa sì che il computer non possa operare correttamente. Pertanto la traduzione automatica non può essere altro che un aiuto che velocizza il lavoro del traduttore umano ma che non può sostituirlo.
Il quarto periodo che va dagli anni Cinquanta in poi è quello dell’elaborazione teorica vera e propria della traduzione e della nascita, a partire dalla seconda metà del Novecento, della teoria linguistica sulla traduzione. In Canada (paese bilingue) nel 1952 due linguisti Vinay e Darbelnet scrivono un libro di stilistica comparata dell’inglese e del francese il quale segna un’epoca nella teoria della traduzione.
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