Estratto del documento

Parte prima - La stampa popolare e la paraletteratura

L’oggetto di studio: la produzione paraletteraria

Il termine paraletteratura designa una serie di testi letterari distinti da una più seria e colta letteratura, sono romanzi popolari, fantascienza, d’appendice, rosa, polizieschi, lettura disimpegnata. La qualità di questi testi deriva dal successo, dalle vendite e dal profitto che ne deriva. Dalla seconda metà dell’800 la lettura non è più solo privilegio delle classi elevate ma diviene di dominio popolare, sviluppando così narrative stereotipate e ripetitive che conquistano il popolo di massa. Il compito primario di questi testi è quello di acquietare i conflitti etici sociali del lettore, fornendogli l’evasione attraverso una struttura consolatoria. A ciò si accompagna anche la presa di coscienza della propria situazione e delle problematiche sociali portando questi testi ad essere efficaci strumenti di circolazione di idee. Si attua così la mercificazione dell’opera letteraria dove l’autore è semplicemente un operaio della penna, perdendo così il rapporto sacrale con la propria opera. L’elemento di maggior modernità diviene ora la serialità, creazione di sequel di un'opera.

Il metodo di studio: l’approccio sociologico all’industria culturale

In Italia manca in questo periodo la cultura della letteratura popolare, infatti i critici consideravano solo i testi illustri, i capolavori. Gramsci è il primo ad interessarsi della paraletteratura, nei suoi scritti si esprime come intellettuale, e cioè organizzatore di cultura ed elaboratore della coscienza morale del popolo. Egli critica appunto la tradizione umanistica dei letterati italiani con una concezione aristocratica della letteratura. L’analisi dei prodotti culturali paraletterari da un punto di vista sociologico mira quindi a cogliere dei testi la loro rappresentatività socio-culturale, individuando le modalità di costruzione del testo e le caratteristiche del contesto in cui sono prodotti e consumati.

Analisi del caso: il settimanale "La Domenica – Cronica della settimana"

Tra i prodotti culturali che appartengono alla letteratura di consumo si è scelto di ricostruire la storia editoriale di un settimanale napoletano intitolato "La Domenica – Cronaca della settimana" e pubblicato nel 1866. È interessante perché l’epoca e il luogo della sua pubblicazione costituiscono l’ambiente culturale entro cui si collocano la nascita della letteratura popolare di consumo e l’affermarsi di un mercato culturale diffuso. Negli anni 50 Napoli è una grande capitale in cui esistono un’offerta e un consumo culturale popolari (Teatro – festival – almanacchi – cantastorie ambulanti). In più questo settimanale è al centro del processo di sviluppo della stampa visto come unico mezzo di dibattito politico, incentrato sul significato e sulle conseguenze dell’unità. Il contatto tra scrittura giornalistica e letteraria avviene attraverso la pubblicazione tra le colonne dei giornali di scritti di argomento leggero, come le novelle e i racconti. Si pubblicano anche romanzi d’appendice. Queste due scritture si sviluppano una in favore dell’altra. Infine l’interesse verso questo giornale è determinato dalla presenza di un unico scrittore: Francesco Mastriani, esso viene riconosciuto come l’unico vero romanziere d’appendice in Italia di un certo livello, capace di conquistare la folla. Questo suo lavoro è dovuto alla necessità di guadagnarsi da vivere e tramite ciò di entrare nell’industria culturale.

La "Domenica": giornale o romanzo?

Viene pubblicato con lo scopo di offrire al suo pubblico un ra di svagamento (?) per la domenica attraverso il racconto di tutto ciò che accade in Napoli e nei dintorni nel corso di una settimana, grazie al quale si ottiene un interessante spaccato della società del tempo. Era formata da 8 facciate con un totale di 24 colonne, la prima e in parte la seconda facciata erano occupate da 2 articoli d’opinione, uno sui fatti seri (affitti delle case, strade) e uno più leggero (mode, balli, villeggiature); vi erano poi 5 rubriche fisse, in numero era arricchito da brevi novelle o racconti, in più vi era un articolo tratto da un giornale parigino. In fondo vi erano degli avvisi di pubblicità. Gli aneddoti venivano riportati servivano per soddisfare il piacere della lettura senza considerare molto la veridicità dell’evento narrato, la notizia reale serviva solo come pretesto per la riuscita di un buono scritto.

I romanzi d'appendice

Nel periodo di pubblicazione furono offerti ai lettori 3 romanzi del Mastriani, “La brutta” “La figlia del croato” e “Le ombre”. La pubblicazione dei romanzi non era un mezzo per fruire l’opera a una gamma più vasta di lettori (scopo di giornali politici), ma per variare la monotonia dello stile di un giornale scritto da uno solo (essendo già un giornale d’intrattenimento). Il romanzo non era scritto in funzione della sua pubblicazione a puntate e perciò non presenta la netta divisione con suspense tipica del feuilleton francese ma una artificiosa e semplice divisione del testo in capitoli tipica della struttura del romanzo. Il sistema di interrompere la storia nel punto giusto, studiato appositamente per tenere il lettore col fiato sospeso e invogliarlo all’acquisto del giornale successivo si sarebbe sviluppato nel decennio successivo, ora invece il Mastriani conclude addirittura i capitoli con anticipazioni del capitolo successivo. La pubblicazione del romanzo “Le Ombre” consentì un importante evoluzione di questa forma letteraria con l’introduzione di illustrazioni nel foglio. In questa introduzione è possibile individuare l’attuarsi di due importanti meccanismi della cultura di massa, cioè quello dell’identificazione e del passaggio dalla verbalizzazione all’immagine, che si sarebbero poi evoluti con il linguaggio della pubblicità e dei rotocalchi. Per vendere i giornali spesso si promettevano i volumi dei romanzi in appendice in regalo; conservare il volume infatti era più piacevole per i lettori, perciò spesso per gli editori il romanzo diventava un duplice guadagno.

Il teatro popolare

Ogni numero dedicava alcune colonne alla rubrica “Il Teatro” per offrire un esauriente panorama delle performance teatrali rappresentate nella settimana. Il Mastriani dopo aver visionato personalmente le rappresentazioni, formulava i suoi giudizi sulla qualità dell’opera, della compagnia teatrale e del gradimento del pubblico. Lamentava spesso l’impossibilità per il ceto popolare di recarsi a teatro sia per il costo elevato dei biglietti sia per l’orario in cui si svolgevano. Era un convinto assertore dell’utilità delle rappresentazioni popolari sia per scopo educativo sia per divertimento.

Conclusioni

Il 27 ottobre 1867 un avviso firmato dal Mastriani annunciava la fine della pubblicazione della “Domenica”. Aveva deciso di chiuderlo per dedicarsi alla professione di romanziere e trovare una collocazione più sicura nella struttura produttiva della nascente industria culturale. La singolarità dell’azione di Mastriani risiede nell’essere riuscito ad adattarsi ai nuovi tempi, per inserirsi nel mercato culturale sfruttando la popolarità del suo nome derivante dal successo dei precedenti romanzi. La sua produzione paraletteraria ottiene un discreto successo nella Napoli del secondo 800 poiché riesce a mediare abitudini di consumo con nuove forme culturali (rendendolo il primo creatore di bestseller nell’epoca preindustriale).

La stampa popolare e il cinema

L’oggetto di studio: le riviste di cinema come paratesti cinematografici

Si definiscono paratesti tutti gli elementi e prodotti che anticipano, affiancano e prolungano la produzione e il consumo di un oggetto culturale. Nel caso di un film possono essere inclusi le anticipazioni fatte durante le riprese, i promo, i manifesti, le interviste, le critiche, i fumetti, i libri, le riviste, i giochi e tutto ciò che è ispirato al film. La rivista cinematografica è un paratesto di grande interesse. Da un lato è un contenitore di paratesti di diversi film e dall’altro è un paratesto nei confronti del dispositivo cinematografico preso nel suo complesso, dove si raccontano le vite degli attori, i trucchi cinematografici e si dialoga col pubblico. L’interesse principale verso la rivista cinematografica è il rapporto che essa ha (vista come prodotto culturale) con il mondo sociale. La stampa cinematografica assume un interesse che va oltre l’interpretazione del singolo film per entrare in relazione con la società e la cultura di un'epoca con i suoi stili di vita e le sue norme sociali.

Le riviste di cinema dalle origini all’affermazione dei rotocalchi

Le riviste cinematografiche italiane nascono intorno al 1907, ma sono solo un veicolo pubblicitario per promuovere il cinema. Le più importanti sono “La cinematografia italiana ed estera” e “La vita cinematografica”. Tra il ‘18 e il ‘19 la pubblicazione di “In Penombra” segna una svolta nel dibattito sul cinema in Italia. La fine della guerra segna un passaggio decisivo per la società e per il cinema italiano, le case di produzione nazionali entrano in profonda crisi che porta ad un crollo del numero di film realizzati e al dominio assoluto del cinema americano nel mercato italiano. Le stesse riviste iniziano ad occuparsi soprattutto dei film e dei divi americani, che diventano il simbolo della modernità. Nel periodo fascista si assiste ad un forte rinnovamento di tutta l’industria culturale con l’affermazione di nuove forme di consumo popolare, come la radio e i film americani. Editoria, cinema, radio e pubblicità segnano gli assi portanti di una rinnovata industria culturale quasi già moderna. Negli anni 30 per le riviste cinematografiche un elemento innovatore è l’introduzione di una nuova tecnologia come la stampa a rotocalchi, che permette l’uso di fotografie per l’illustrazione a costi molto contenuti. Grazie ad essa si sviluppano molti rotocalchi dedicati ai divi americani, ai cineromanzi e al mondo di Hollywood. Tra le case editrici è la Rizzoli la predominante grazie ad una strategia editoriale molto accorta che punta ad una diversificazione del prodotto offerto per coprire tutte le esigenze del mercato. Il cinema infatti è il grande protagonista dei consumi culturali degli anni ’30 e per ciò Rizzoli gli dà grande spazio sulle sue riviste. Dopo la parentesi della guerra si avrà una nuova stagione di successo dei rotocalchi anche se negli anni ’60 con l’arrivo della televisione il cinema perderà progressivamente la sua centralità nei consumi mediali.

Metodo di studio: le riviste cinematografiche come prodotti culturali

L’oggetto culturale è un sistema complesso che contiene molti elementi provenienti dal mondo sociale, dal suo creatore e dai suoi stessi consumatori e che a sua volta esercita un potere d’influenza su di essi. Si vuole soprattutto ora analizzare la funzione sociale svolta dalla stampa cinematografica per adattare degli stili di vita americani, o rappresentati come tali nei film, al pubblico e al mondo sociale italiano. Esso però è stato accolto e tradotto in modo diverso da ogni specifica località, perciò si cercherà anche di comprendere i diversi modi di intendere e accogliere questo cinema. I rotocalchi e la stampa femminile presentano le biografie dei divi, diete, abbigliamenti, acconciature e consigli di comportamento, facendo sì che il cinema divenga fonte ed oggetto principale della cronaca e dell’immaginario del tempo, proponendo anche una sorta di galateo sociale; diviene proprio un modello che per essere più vicino al pubblico inserisce rubriche e corrispondenze dirette con i lettori in cui questo mondo diviene più concreto.

Analisi del caso: il rotocalco cinematografico

Il formato standard è di 16 fogli con in copertina la foto di un attore. La periodicità è settimanale. I contenuti sono costituiti da molte fotografie e dall’alternanza di cineromanzi, articoli, novelle, curiosità, cronaca rosa e critiche sui film. Le illustrazioni servono per rendere tutto più realistico, per far conoscere anche i luoghi, gli ambienti, i vestiti. Ulteriore spinta per acquistarli sono i concorsi a premi. Essi diventano pian piano i simboli per la modernizzazione in continua mediazione con le tradizioni italiane. Il rotocalco preso in esame è il “Cinema Illustrazione” di Rizzoli e di maggior successo negli anni ‘30.

"Cinema Illustrazione presenta"

Nasce nel 1930. Contiene oltre ai tratti caratteristici anche articoli d’impegno critico sulla crisi del cinema italiano. Collaborano alla rivista redattori e critici molto importanti, cerca di osservare il fenomeno cinematografico in tutte le sue articolazioni, dal divismo alla critica dei film fino agli aspetti più tecnici (Dizionario cinematografico – Piccola Enciclopedia del cinema). La sua struttura rimane fino al 1938 sempre identica, momento in cui viene introdotto il decreto riguardante l’importazione dei film americani che porta ad una maggiore attenzione nei confronti dei film e attori italiani. Diminuiscono le rubriche dedicate al cinema, mentre i cineromanzi sono sostituiti da romanzi e novelle. Dal 32 al 39 gli si affianca un supplemento mensile con una lunga versione romanzata di un film o la biografia di un attore. Sono fascicoli di 36 pagine ampiamente illustrati.

Piccoli consigli diretti e indiretti ai lettori

Per individuare gli indicatori delle “regole di vita” offerte ai lettori si soffermerà su tre tipologie di testi: la rubrica di corrispondenza con i lettori, gli articoli sulle mode di Hollywood e le biografie dei divi. Si prendono in esame i primi 3 mesi del 1933 dove la rivista è affidata a Marotta e capo-direttore è Zavattini. Quest’ultimo compirà un’importante funzione d’influenza e trasformazione del pensiero americano; egli infatti si spaccia inviato ad Hollywood da dove dovrebbe inviare le notizie relative alla vita nel cinema. In realtà lui scrive tutto da Milano ispirandosi alla stampa americana e riportandola verosimilmente con piena libertà creativa, con interviste mai fatte a personaggi comunque esistenti. I suoi articoli sono perciò una preziosa testimonianza di come viene ricontestualizzato il mondo americano nella cultura italiana.

"Lo dica a me e mi dica tutto"

È una rubrica tenuta da Marotta, nella quale risponde a domande di lettori tramite l’ironia, mantenendo però i canoni di comportamento e i valori morali più tradizionali opponendosi a volte a quelli troppo trasgressivi americani. La maggior parte riguardano questioni d’amore o di etichetta e spesso le risposte fanno ricorso a proverbi e saggezze popolari per rimanere su una comunicazione basata su stereotipi o forme retoriche. Si nota come venga proposta una piccola grammatica di comportamento dove tutto rimanda al mantenimento di una tradizione consolidata.

Mode americane

Ci si preoccupa sempre di rappresentarle in rapporto con la tradizione locale, criticando cioè i comportamenti troppo libertini o eccessivi americani, ricordando invece i principi morali italiani.

Vite "esemplari", ma non troppo

Spesso i divi vengono rappresentati con una doppia personalità, quella fredda e distaccata di stelle dello schermo e quella di ragazzine simili a tante altre. Anche qui è mantenuto lo stesso distacco moralista che nelle altre rubriche. È l’ambiente di Hollywood che corrompe le persone, ma qualche divo riesce comunque ad uscirne indenne e a conservare i suoi sani principi morali. L’unica possibilità per innamorarsi e per ritrovare se stessi è allontanarsi da Hollywood. Ci si preoccupa sempre di mantenere una situazione d’equilibrio, presentando biografie di divi trasgressivi che spesso si redimono con altri di forte rettitudine morale.

Conclusioni

Si cerca di capire la funzione sociale svolta dal cinema che propone delle vere e proprie grammatiche di comportamento. I rotocalchi perciò non si limitano a una funzione paratestuale di semplici veicoli di propaganda del mondo cinematografico, ma intervengono sulle mode e i valori morali proposti dal cinema hollywoodiano, adattandoli al contesto socio-culturale italiano.

Il fumetto

L’oggetto e il metodo di analisi

Nell’800 con la rivoluzione industriale il mondo si modifica in profondità e le nuove tecnologie diffondono il bisogno di informazione e di diffusione della conoscenza. Nei giornali per rendere più comprensibili gli articoli di cronaca alla popolazione analfabeta si fa ricorso a illustrazioni. È per questo che inizia a svilupparsi una cultura dell’immagine, con la proliferazione della segnaletica cittadina, della grafica d’arredamento, della fotografia e della pubblicità che porta la città ad avvicinarsi al carattere di metropoli. Il medium nasce con il “bambino giallo” pubblicato sulla prima uscita a colori del “New York World” nel 1895, al quale venivano aggiungente a parte o sul vestito giallo le battute fino all’applicazione della tipica nuvoletta. Esso può essere considerato come il cinema e la radio un audiovisivo, infatti arriva col lavoro psicologico del lettore a ricostruire mentalmente il movimento nelle ellissi tra una vignetta e l’altra. Il successo del bambino giallo si basa perciò su una generale modernizzazione dei consumi culturali, la massa aveva bisogno di identificarsi nelle raffigurazioni e il fumetto rispondeva perfettamente a questa domanda. Non a caso i primi protagonisti erano maschere.

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 24
Riassunto esame Teoria e Tecnica del Linguaggio Audiovisivo, prof. Bellavita, libro consigliato Il Prodotto Culturale Pag. 1 Riassunto esame Teoria e Tecnica del Linguaggio Audiovisivo, prof. Bellavita, libro consigliato Il Prodotto Culturale Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teoria e Tecnica del Linguaggio Audiovisivo, prof. Bellavita, libro consigliato Il Prodotto Culturale Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teoria e Tecnica del Linguaggio Audiovisivo, prof. Bellavita, libro consigliato Il Prodotto Culturale Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teoria e Tecnica del Linguaggio Audiovisivo, prof. Bellavita, libro consigliato Il Prodotto Culturale Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Teoria e Tecnica del Linguaggio Audiovisivo, prof. Bellavita, libro consigliato Il Prodotto Culturale Pag. 21
1 su 24
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Enze di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecnica del linguaggio audiovisivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Bellavita Andrea.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community