Teoria e storia della traduzione LM 37 - A.A. 2016/2017
Argomenti principali affrontati a lezione
- Il concetto di “traduzione didattica”
- Il ruolo della traduzione nei vari metodi di insegnamento delle lingue moderne a partire dal Grammar Translation Method (dalla fine del Seicento alla seconda metà dell'Ottocento) al ruolo della traduzione nei più moderni approcci comunicativi e nel lexical approach
- Il ricorso alla lingua madre degli apprendenti nella classe di lingua straniera
- La “didattica della traduzione”, prospettive teoriche e apparato concettuale
- F. Schleiermacher: Sui diversi modi del tradurre, 1813. [dolmetchen (interpretariato) / übersetzen (tradurre)]
- B. Malinowsky: The Problem of Meaning in Primitive Language, 1923: difficoltà di rendere in inglese moderno alcune espressioni del Kiriwiniano, la lingua dei Trobriandesi (gli abitanti delle isole Papua nell'arcipelago delle Figi) studiati dall'antropologo polacco - nota con riferimento al contesto situazionale
- R. Jakobson: On Linguistic Aspects of Translation, 1959 traduzione
- Endolinguistica/intralinguistica
- Interlinguistica
- Intersemiotica
- E. Nida: Principles of Translation as exemplified by Bible Translating (1959) Message and Mission (1960) Toward a Science of Translation (1964): struttura superficiale del messaggio (frase) nella lingua originale nella nuova lingua ➡ struttura profonda nuova lingua
- N. Chomsky: Syntactic Structures (1957), Aspects of the Theory of Syntax (1965) Equivalenza dinamica e non formale
- La ricezione di Nida in Europa Wills
- Traduzione semantica e comunicativa
- Le competenze traduttive
- La linguistica del testo dai suoi inizi a oggi
- Le grammatiche del testo generative
- Lingua e testo: decodifica e inferenza
- La sostanza del testo: contenuti espliciti e impliciti
- L'organizzazione del testo: le relazioni tra le unità del testo
- La sostanza semantica del testo (il contesto: co-testo, contesto situazionale, enciclopedia)
- Il principio di cooperazione (le quattro massime di Grice)
- Presupposizioni
- Implicature
- Le unità del testo (unità comunicative, enunciato e movimenti testuali)
- Le connessioni testuali: implicite, esplicite, i tipi di relazioni testuali
- Coerenza e coesione
- La dimensione logica del testo: I connettivi
- La dimensione referenziale del testo: Anafora e catafora
- La dimensione enunciativa del testo
Tipologia testuale
Classificazione di Werlich:
- Testo descrittivo (spazio, gruppo nominale)
- Testo narrativo (tempo, il verbo)
- Testo argomentativo: giudizio, verbi epistemici: del dire, del credere, del pensare, periodo ipotetico (spesso oggi imperfetto controfattuale). Connettivi (di causa-effetto, di dimostrazione, conclusione, anticipazione, contrapposizione...). Struttura tipica di un testo argomentativo:
- Introduzione / esordio
- Presentazione del problema
- Presentazione della tesi e spesso anche dell'antitesi
- Presentazione di dati o premesse
- Presentazione degli argomenti
- Anticipazione delle obiezioni
- Concessione
- Epilogo (l'ordine cambia tranne che per 1. e 2., non è detto che in un testo argomentativo ritroviamo tutti questi elementi)
- Testo regolativo (regola il comportamento altrui, imperativi, es.: istruzioni d'uso, decreto legge...)
- Testo espositivo/informativo (correlato alla matrice cognitiva della comprensione, rivelata dalla scomposizione/analisi o dalla composizione/sintesi degli elementi costitutivi di concetti, es.: articolo scientifico)
La metafora
Figura retorica che consiste nella sostituzione di un verbum proprium con una parola il cui significato è in rapporto di somiglianza con il significato della parola sostituita, rimandando alla tradizionale classificazione aristotelica dei tropi, dove la metafora figura tra i tropi di sostituzione (immutatio) su singole parole (in verbis singulis)
Ciò che avviene nella metafora è un trasferimento semantico (come suggerisce la stessa etimologia della parola, dal verbo greco metaphérein = trasferire) che consiste nella sostituzione di una parola con un'altra per similarità
L'efficacia della metafora consiste nello straniamento, effetto tanto maggiore quanto lo è la distanza tra i due campi semantici
La categoria di figure retoriche cui appartiene la metafora è quella dei tropi, la cui caratteristica comune è quella di impiegare le parole con significati diversi da quello letterale, anche se ad esso variamente connessi. Esempi di tropo sono, oltre alla metafora, la metonimia, la sinèddoche e la catacresi. (catacresi = uso metaforico di una parola per designare qualcosa che nella lingua non ha una denominazione specifica: es. collo di bottiglia, gamba del tavolo; oppure qualunque uso di una parola o locuzione oltre i limiti del significato proprio, es. “Io venni in luogo d'ogni luce muto”, Dante, Inferno. Inoltre: interdizione => catacresi può funzionare come eufemismo; con la catacresi si usufruisce di materiale linguistico già esistente anziché introdurre neoformazioni => economia linguistica, polisemia)
Traduzione automatica
- Denotazione / connotazione
- Limiti: contesto situazionale, varietà diamesiche, diafasiche, diastratiche...
- Differenze tra traduzione automatizzata e CAT (computer assisted translation)
- Software di supporto (traduzione di segmenti di testi paralleli)
- Software adiuvanti per la traduzione
- Matecat combina la traduzione automatica e le memorie di traduzione
Riferimenti bibliografici
- Beccaria G. L. (diretto da) (2002), Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi, Torino.
- D'Angelo M., 2012, Traduzione didattica e didattica della traduzione, Urbino, QuattroVenti.
- Newmark P. (1988), La traduzione: problemi e metodi, Milano, Garzanti
- Lakoff, G.-Johnson M. (1980), Metaphors We Live By, Chicago, University of Chicago press, (Traduzione italiana: Metafora e vita quotidiana, Milano, Bompiani, 1998).
- Lausberg H. (1973, 2a edizione), Handbuch der literarischen Rhetorik. Eine Grundlegung der Literaturwissenschaft, München, Max Hueber Verlag, §§ 558-564.
Teoria e storia della traduzione: 21-02-17
Che cosa si intende per traduzione didattica
L'espressione traduzione didattica indica l'uso della traduzione come tecnica didattica ovvero l'utilizzo della traduzione nella didattica delle lingue straniere/moderne. Uso della traduzione nella didattica delle lingue. Ovvero la traduzione come strumento, come teaching tool per l'insegnamento. La traduzione come strumento didattico che gli insegnanti possono utilizzare per insegnare le lingue straniere. In inglese è reso il termine con pedagogical translation che a sua volta viene ripreso dal francese traduction pedagogic. Questi termini designano lo stesso concetto, la stessa denominazione/l'espressione: Traduzione didattica.
A partire dalla metà del '600 nasce la didattica delle lingue moderne e vengono redatti i primi manuali delle lingue moderne. Tra la fine del '700 e il secolo successivo, fattori d'ordine politico-commerciale determinano l'esigenza di apprendere rapidamente le lingue moderne, insegnate sulla base di un modello didattico simile a quello adottato per l'insegnamento delle lingue classiche. Questa scelta metodologica risponde anzitutto a ragioni di prestigio in quanto la comune impostazione didattica avrebbe innalzato implicitamente anche le lingue europee a rango di lingue di cultura fino ad allora appannaggio esclusivo del greco e del latino. Inoltre si era ormai diffusa la convinzione delle potenzialità formative delle lingue classiche non solo a livello estetico espressivo ma soprattutto logico formale, riconoscendo che il loro studio avrebbe apportato notevoli vantaggi allo sviluppo delle capacità logico analitiche dell'apprendente.
Le origini di tale assunto risalgono alle elaborazioni teorico-filosofiche dei grammatici di Port Royal costoro diffusero appunto la convinzione di dover insegnare le lingue moderne sulla base dell’insegnamento delle lingue classiche. Secondo questi grammatici nella perfezione dell’ordine formale/della struttura delle lingue è possibile ammirare il riflesso della ragione. I primi manuali didattici per l'insegnamento delle lingue moderne redatti erano organizzati sulla scia del metodo per insegnare le lingue classiche (non più utilizzate per la comunicazione orale scritta eccetto qualche occasione più formale o ecclesiastica). Questo metodo prevedeva quindi liste di parole, lemmi, regole grammaticali, paradigmi per i verbi... Il processo cognitivo deduttivo è stato il metodo da sempre usato.
Fino a qualche tempo fa gli insegnanti parlavano la lingua 1 dell'apprendente e il loro metodo era basato sulla spiegazione di regole e regole, dopo questa spiegazione delle regole si traduceva, quindi la traduzione era uno strumento didattico (la traduzione per lo più di testi letterari rappresentativi di una nazione, non vi erano quindi testi che rappresentavano la comunicazione quotidiana). Gli esponenti della nuova glottodidattica chiamarono questo metodo precedente Grammar Translation Method e lo criticarono molto definendolo metodo vecchio. Per gli esponenti della nuova glottodidattica bisogna basarsi sui Direct methods: “teach the language and not about the language” metodi diretti appunto dove l'insegnante di lingua è native speaker, parla la propria lingua madre quella cioè che deve insegnare. Prima negli approcci precedenti c'era il metodo deduttivo ora c'è il metodo induttivo.
Deduzione: processo logico che prevede l'applicazione di una regola generale ad un caso particolare. Ad esempio la regola generale dell'inglese di applicare la S alla terza persona singolare dell'indicativo presente noi la applichiamo subito per deduzione quindi negli esercizi ci saranno frasi del tipo: Jane (to eat) an Apple trasformeremo subito Jame eats an Apple.
Induzione: processo logico per cui da tanti processi/elementi particolari si arriva alla regola generale. Chomsky studia la sintassi delle lingue, deve il suo pensiero ai Grammatici di Port Royale ed anche a Cartesio.
Abilità linguistiche fondamentali
- Leggere
- Scrivere
- Ascoltare
- Parlare
All'inizio venivano prese in considerazione solo le abilità riguardanti il grafema, quindi solo le abilità riguardanti leggere e scrivere venivano insegnate con maggiore intensità e avevano maggiore importanza nel metodo vecchio. In seguito si scoprì che per insegnare la lingua straniera non bastava solo comprendere le regole e fare la traduzione erano necessari stimoli ed esercizi che riguardassero anche il way of speaking and listening.
(La traduzione letteraria è la rielaborazione di testi letterari. Da ricordare) La traduzione è stata ‘regina’ (per usare le parole di Renzo Titone) della glottodidattica, l'unico metodo era leggi e traduci. Poi arriva la riforma della didattica delle lingue grazie alla Rivoluzione dell'oralità cioè la fonetica, bisogna ascoltare il suono delle lingue! In linguistica nasce la fonetica e in glottodidattica si ha la riforma.
In questo nuovo approccio non deve mai interferire la traduzione, mai!! La lingua 1 non deve mai uscire fuori nella base dell'insegnamento poi nei livelli successivi magari può subentrare la traduzione. Linguistica e glottodidattica sono scienze affini, i linguisti stessi si interrogano e si sono interrogati sul fatto che forse la traduzione non và bandita del tutto.
I manuali di glottodidattica delle lingue moderne, i libri/manuali per gli insegnanti di lingua per imparare come insegnare le lingue moderne sono manuali per gli insegnanti per aiutarli ad insegnare le lingue: practical studies. Henry Sweet 1840 primo fonetista al mondo parlò di significant e unsignificant sound phonemics.
Da precisare
La fonetica (dal greco φωνή, phônê, "suono", "voce") è la branca della linguistica relativa alla sostanza dell'espressione (secondo la definizione del linguista Ferdinand de Saussure) che studia la produzione e la percezione di suoni linguistici (foni), e le loro caratteristiche. La fonetica linguistica è lo studio dei suoni (o foni; fonetica articolatoria,) prodotti dai parlanti nell’atto di pronunciare una lingua. L'alfabeto fonetico internazionale (conosciuto con la sigla IPA, dall'inglese International Phonetic Alphabet; un tempo chiamato anche AFI) è un sistema di scrittura alfabetico, basato principalmente sull'alfabeto latino, utilizzato per rappresentare i suoni delle lingue nelle trascrizioni fonetiche. L'IPA nasce su iniziativa dell'Associazione fonetica internazionale, con l'intenzione di creare uno standard per trascrivere in maniera univoca i suoni (tecnicamente, i foni) di tutte le lingue conosciute: questo è possibile poiché ad ogni segno IPA corrisponde un solo suono e viceversa, senza possibilità di confusione tra lingue diverse. Per alfabeto fonetico si intende l’insieme dei simboli impiegati per la rappresentazione grafica dei suoni di una lingua. La sua prerogativa essenziale è quella di associare in modo univoco un solo segno grafico a ogni fono (fonetica). L’alfabeto fonetico prescinde infatti dai sistemi ortografici in uso nelle lingue: per questo motivo è l’unica forma di scrittura che non crei ambiguità o ridondanza. L’esigenza di un sistema di codifica fonetica, avvertita dai linguisti sin dalla fine dell’Ottocento, ebbe origine dalla riconosciuta inadeguatezza dei sistemi di scrittura a rendere fedelmente i suoni delle lingue. Qualsiasi inventario grafematico non solo è meno ricco dell’inventario fonetico di una determinata varietà linguistica, ma tende a rimanere pressoché immutato nel tempo per via del suo carattere conservativo. Diversamente, la pronuncia di una lingua è sottoposta alla costante pressione di forze linguistiche.
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