La chimica è una scienza che ha per scopo lo studio della materia e le sue trasformazioni.
La materia è tutto ciò che ci circonda e che dunque occupa uno spazio, essa può essere costituita da
sostanze di origine naturale o sintetica.
Le proprietà fisiche sono le proprietà che una sostanza possiede quando non interagisce o non si
trasforma in altre sostanze (ad esempio quando il ghiaccio si scioglie e diventa acqua).
Le proprietà chimiche, invece, sono le proprietà che una sostanza presenta quando interagisce con
altre sostanze o si trasforma in altre sostanze (ad esempio quando l’idrogeno e l’ossigeno si uniscono
per formare l’acqua).
La materia presenta in natura tre stati di aggregazione: solido, liquido e aeriforme. Quando la materia
si presenta nello stato solido possiede una forma, un volume ed una massa definiti, inoltre non è
comprimibile. Quando la materia si presenta nello stato liquido possiede un volume ed una massa
definiti, mentre assume la forma del recipiente che la contiene, inoltre è poco comprimibile. Quando la
materia si presenta nello stato aeriforme possiede una massa definita ma si diffonde in tutto il volume
a disposizione, inoltre è altamente comprimibile.
Una porzione di materia è definita corpo; un corpo può essere di due tipi: un corpo puro (ovvero
composto da una sola sostanza) o una miscela (ovvero composto da più sostanze).
Le sostanze a loro volta possono essere di due tipi: sostanza semplice (ovvero composta da elementi
dello stesso tipo, ad esempio , , ) o sostanza composta (ovvero composta da due o più elementi
diversi, ad esempio , ).
Le miscele a loro volta possono essere di due tipi: miscele omogenee (ovvero comprendono sostanze
di una stessa fase cioè in un solo stato di aggregazione) o miscele eterogenee (ovvero comprendono
sostanze di due o più fasi, ad esempio acqua e sabbia).
L’atomo è la più piccola particella che costituisce la materia ed il suo nucleo ne caratterizza la sua
intera massa.
Il numero di massa fornisce indicazione sul numero di protoni e neutroni presenti nel nucleo,
essendo esso la somma degli stessi. Il numero atomico fornisce, invece, indicazione sul numero di
protoni (e pertanto sul numero di elettroni) presenti nel nucleo.
Gli isotopi sono atomi che possiedono lo stesso numero atomico ma presentano differenti numeri di
massa, pertanto hanno lo stesso numero di protoni ma un numero differente di protoni.
Teoria atomica
Le leggi ponderali della chimica sono leggi che hanno portato a definire teorie e a verificarle
sperimentalmente, esse hanno poi portato alla creazione della teoria atomica.
Prima legge ponderale La prima legge ponderale, chiamata anche legge di Lavoisier, dice che se una
sostanza si trasforma in una sostanza , la massa di è uguale alla massa di .
Per comprendere meglio si fa riferimento alle reazioni chimiche: una reazione chimica è una
trasformazione di elementi o composti (chiamati reagenti) per dare luogo a nuovi elementi o
composti (chiamati prodotti di reazione).
Lavoisier sosteneva che in ogni reazione chimica la massa totale dei reagenti doveva essere uguale
alla massa totale dei prodotti di reazione, quindi in una reazione chimica c’è solo trasformazione di
materia senza dispersione.
Seconda legge ponderale. Essa, chiamata anche legge delle proporzioni definite o legge di PROUST,
afferma che in un dato composto, gli elementi che lo costituiscono sono sempre presenti secondo
rapporti in peso costanti.
Ad esempio se si prende un campione di acqua, H O, si noterà che vi è presente l’11,2 % di H e l’88,8
2 2
, .
% di O, pertanto il rapporto Un rapporto diverso porterebbe ad un eccesso di uno dei
,
due reagenti.
Postulati di Dalton. Sulla base delle leggi ponderali, Dalton formulò tre postulati:
1. Il primo postulato afferma che la materia è composta da atomi indivisibili.
2. Il secondo postulato afferma che atomi di elementi diversi possiedono masse diverse.
3. Il terzo postulato afferma che gli atomi si combinano tra loro secondo rapporti definiti e
costanti espressi da numeri interi piccoli.
Da questi postulati vi è la risposta alla legge dell’invarianza della massa in una reazione chimica
formulata nella prima legge ponderale, poiché se ogni reazione chimica non è altro che una
ricombinazione degli stessi atomi messi a reagire allora la massa rimane costante e pertanto la massa
totale rimane invariata.
I postulati di Dalton spiegano anche la seconda legge ponderale poiché se la massa degli atomi varia
da elemento a elemento, ma rimane costante per lo stesso elemento, allora ogni composto è
caratterizzato da un rapporto ponderale fisso tra gli elementi costituenti.
Terza legge ponderale. La terza legge ponderale, chiamata anche legge delle proporzioni multiple,
afferma che quando due elementi si combinano in rapporti in peso diversi per creare diversi composti
allora le quantità in peso dell’elemento che si combina con una quantità fissa dell’altro stanno fra loro
secondo numeri interi piccoli.
Legge di Gay-Lussac La legge di Gay-Lussac sostiene che le relazioni e le leggi ponderali possono
.
essere utilizzate anche per i rapporti dei volumi gassosi, pertanto la legge di Dalton è applicabile
anche ai gas.
Quando due gas, misurati nelle stesse condizioni di temperatura e pressione, reagiscono tra loro per
formare una serie di composti, i volumi di una specie che reagiscono con un volume fisso dell’altra,
stanno fra loro secondo numeri interi generalmente piccoli. Se, inoltre, il prodotto della reazione è pur
esso gassoso anche il rapporto fra il suo volume e quello di ciascuna specie gassosa reagente è dato da
numeri interi semplici.
Secondo questa legge, sommando un’ unità di volume di un elemento (ad esempio idrogeno) con
un’altra unità di volume di un altro elemento (ad esempio cloro), si ottiene un prodotto composto da
due unità di volume. Ragionando in termini di atomi, gli atomi di idrogeno sommati agli atomi di
cloro forniscono un prodotto composto da 2 atomi. Vi era però un problema, se infatti, come sostiene
Dalton, gli atomi sono indivisibili dalla materia come si possono ottenere 2 atomi da atomi?
Secondo i postulati di Dalton, atomi di idrogeno sommati agli atomi di cloro devono fornire un
prodotto con atomi.
Legge di Avogadro. La soluzione si ebbe nel 1811 grazie ad Avogadro, il quale introdusse la molecola e
riformulò la legge di Gay Lussac.
Avogadro sostiene che volumi uguali di gas differenti, nelle stesse condizioni di temperatura e
pressione, contengono lo stesso numero di molecole.
La molecola è la più piccola quantità di sostanza capace di esistenza indipendente.
Le particelle di elementi gassosi possono essere poliatomiche, ovvero possono essere costituite da
atomi uguali. H + Cl HCl Dalton
H + Cl 2HCl Avogadro
2 2
Legge di Cannizzaro. Poiché nella molecola di un dato composto un elemento può entrare solo con un
numero ben definito di atomi, le quantità in peso di un elemento contenute in una quantità del
composto pari al suo peso molecolare o sono uguali al suo peso atomico o sono dei multipli interi di
questo.
Dal 1962 si è deciso di adottare come standard l’isotopo 12 del carbonio e si è scelta come u.m.a. la
dodicesima parte dell’isotopo stesso.
La mole è la quantità di sostanza che contiene tante particelle (atomi, ioni o molecole) quanti sono gli
atomi contenuti in 12g dell’isotopo 12 del carbonio.
Il peso molecolare è la somma dei pesi atomici degli elementi presenti nella formula del composto.
Composizione percentuale di un composto chimico. Conoscendo la formula chimica di un composto si
può determinare la percentuale in peso di ciascun elemento in esso contenuto dal momento che la
somma delle masse molari degli elementi che lo costituiscono moltiplicata per il deponente con cui
l’elemento compare nella formula è uguale alla massa di una mole di composto.
Esempio.
Calcolare la percentuale in peso degli elementi della piridina.
= 5PA + 5PA + PA = 5∙12 + 5∙1 + 14 = 79 g/mol
C H N
5 PA : = x : 100
C ∙ 12 ∙1 6 %
% 9
∙1 6 %
% 9
1 6 6 18 %
%
Come dalla conoscenza di una formula chimica è possibile risalire alla composizione percentuale
viceversa, dalla composizione percentuale è possibile ricavare la formula minima (o formula grezza)
della sostanza.
.
Esempio
Ricavare la formula molecolare.
C = 63,12
%
H = 8,85
%
O = 28,03
%
Il peso molecolare del composto è pari a 124,2 g/mol.
6 ,12
% ,2 6 1
12
8,8
% 8,8 1
1
28,
% 1, 2 1
16
1,752 = 1
8,8
1, 2
,2 6
1, 2 C H O
Quindi la formula grezza è .
3 5
PM = 3∙12 + 5 + 16 = 57 g/mol
C3H5O
12 ,2 2 C H O
Quindi la formula molecolare è .
6 10 2
Elettroni.
Gli elettroni sono le particelle fondamentali, poiché è a loro che si attribuisce la responsabilità delle
reazioni chimiche ed inoltre essi sono coinvolti nei legami chimici che si realizzano con l’aiuto degli
elettroni più esterni dell’atomo. I nucleoni, invece, non vengono influenzati da temperatura e
pressione ed inoltre non prendono parte nelle reazioni chimiche; in realtà, essi sono coinvolti nella
sintesi di nuovi elementi (ad esempio nella formazione di isotopi stabili o radioattivi); ad essi è inoltre
attribuita l’abbondanza e la sintesi di tutti gli elementi presenti in natura.
La scoperta dell’elettrone si deve a Thomson, il quale condusse una serie di esperimenti facendo
passare attraverso un tubo di vetro, contenente un gas rarefatto (ad alta temperatura e a bassa
pressione), delle cariche elettriche, collegando alle estremità due elettrodi ad una tensione di
1 . . Attraverso poi un foro effettuato sull’anodo, egli si accorse della fuoriuscita di un fascio di
raggi (detti raggi CATODICI). Questi raggi attraversavano poi un campo elettrico, generato da due
piastre, e finivano per urtare una parete coperta da un composto fluorescente, producendo una
luminosità. Modulando poi l’intensità del campo, i raggi subivano delle deviazioni: in particolare i
raggi che deviavano verso la piastra negativa trasportavano particelle cariche positivamente
(chiamate particelle ALFA), quelli che deviavano verso la piastra positiva trasportavano invece
particelle cariche negativamente (chiamate ELETTRONI). Un'altra parte di questi raggi non subivano
invece alcuna deviazione ed erano costituiti da raggi ad altissima energia (chiamati raggi GAMMA).
Egli propose dunque un primo modello
dell’atomo, secondo il quale esso era sferico, di
dimensioni nell’ordine dei nanometri; con le
cariche positive distribuite uniformemente e
con gli elettroni disposti casualmente; il nucleo
era inoltre neutro.
Lo scienziato Ernest Rutherford e i suoi collaboratori, dopo aver determinato la natura delle particelle
alfa (atomi di elio privi di due elettroni), le utilizzarono per bombardare gli atomi di oro di una
sottilissima lamina. Dopo l’urto con gli atomi di oro, le particelle alfa venivano raccolte da un apposito
capace di evidenziare la loro presenza. I risultati dell’esperimento furono i seguenti:
o gran parte delle particelle alfa attraversava la lamina senza subire alcuna deviazione;
o alcune particelle venivano deviate di angoli più o meno grandi rispetto alla direzione inziale;
o pochissime rimbalzavano indietro, erano cioè riflesse dalla lamina; quelle che rimbalzavano
indietro lo facevano con grande violenza. Rutherford propose per l’atomo il seguente
modello:
o l’atomo è composto da un nucleo
centrale in cui sono concentrata la
carica positiva e la massa dell’atomo;
o i leggerissimi elettroni occupano lo
spazio vuoto attorno al nucleo e
ruotano;
Le poche particelle alfa che arrivano molto vicino al nucleo sono respinte violentemente dalla sua
carica positiva, come se fosse un muro impenetrabile, e tornano indietro. Quasi tutte le altre sono
soltanto deflesse, o proseguono indisturbate, perché lontano dal nucleo la forza repulsiva è minore ed
attenuata dalla presenza deli elettroni.
Per i princìpi dell’epoca però questo modello era difficilmente sostenibile. Secondo il modello, infatti,
se l’elettrone fosse fermo ad una certa distanza dal nucleo, nulla gli impedirebbe di precipitare; se,
invece, egli dovesse ruotare si dovrebbe avere una forza centrifuga che riesca a bilanciare quella di
attrazione del nucleo. Però, secondo i principi dell’epoca, una particella carica che si muoveva avrebbe
dovuto emettere energia, diminuendo il moto e poi collassando, tutto ciò era in contrasto con la
stabilità dell’atomo.
Teoria quantistica. La radiazione elettromagnetica è una forma di energia che viaggia nel vuoto alla
velocità della luce generando campi elettrici e magnetici alternati. Essa è caratterizzata da alcune
grandezze:
Lunghezza d’onda (λ): distanza tra due
creste e viene espressa in unità di
lunghezza (µm, nm);
Frequenza (ν): numero di vibrazioni per
lunghezza d’onda; viene espressa in
unità di tempo ( );
Ampiezza ( ): intensità di un’onda e
viene espressa in .
Lo spettro di emissione di un elemento chimico è l’insieme delle frequenze della radiazione
elettromagnetica emessa dagli elettroni dei suoi atomi quando questi compiono una transizione da
uno stato ad energia maggiore verso uno stato ad energia minore. Per ogni transizione tra stati,
l’energia del fotone, chiamata quanto, emesso è uguale alla differenza di energia dei due stati secondo
l’equazione: ν
[ ]
è la costante di Plank ed è pari a 6,6∙1 -7 [ ]
1 1 [ ] 1
che mette in correlazione l’energia della transizione con la frequenza del fotone di luce emesso. Dal
momento che in ogni elemento chimico vi sono numerose transizioni possibili, l’insieme dei fotoni di
diverse frequenze emessi dall’elemento ne costituisce lo spettro. Lo spettro di emissione di ciascun
elemento è unico.
Lo spettro di assorbimento di un elemento mostra la frazione di radiazione elettromagnetica incidente
assorbita in un certo intervallo di frequenze. E’, in un certo senso, l’opposto dello spettro di emissione.
Ogni elemento ha proprie linee di assorbimento corrispondenti a specifiche lunghezze d’onda e
relative alle differenze tra i livelli energetici dei suoi orbitali atomici.
La radiazione elettromagnetica, a seconda della
frequenza e della lunghezza d’onda, si classifica
in: raggi gamma, raggi , raggi ultravioletti,
raggi infrarossi, etc. Se l’energia emessa viene fatta collidere contro
un prisma, la radiazione viene scomposta nelle
sue componenti; dallo spettro di emissione che In particolare si osserva che spostandosi più
si genera, si osserva che la radiazione emessa vicino al nucleo, l’energia diventa sempre più
da un corpo non è continua ma discontinua. A negativa poiché si assume pari a zero l’energia
seconda dell’eccitazione, le radiazioni dello posseduta dall’elettrone posto a distanza
spettro di emissione possono cadere infinita dal nucleo.
nell’infrarosso, nel visibile o nell’ultravioletto. Il minimo di energia si ha quando 1 (stato
Per comprendere meglio la struttura della fondamentale dell’atomo di idrogeno); gli altri
materia, ebbero particolare importanza gli stati possibili sono detti stati eccitati.
studi di Planck ed Einstein nel primo Il risultato ottenuto da Bohr non era tuttavia in
Novecento, che portarono alla TEORIA grado di spiegare le caratteristiche di atomi
QUANTISTICA. polielettronici ovvero la variazione dell’energia
N. Bohr nel 1913 utilizzò le idee di Planck. La in sistemi più complessi.
Equazione di Einstein.
sua teoria è basata sui seguenti postulati:
1. agli elettroni che ruotano attorno al
nucleo sono permessi solo alcuni stati La materia ha un comportamento duale, ha un
(detti stazionari) a ciascuno dei quali carattere ondulatorio oltre che corpuscolare,
corrisponde un valore definito di ovvero composta da più particelle elementari
energia; indivisibili.
2. quando un elettrone si trova in uno
stato stazionario non emette energia;
quando invece un elettrone viene
eccitato ad uno stato stazionario di
contenuto energetico superiore allora
esso risulta instabile e dopo breve
tempo ritorna allo stato iniziale .
Legge di De Broglie Se una radiazione
(fondamentale) emettendo un quanto di elettromagnetica, la quale possiede un
radiazione elettromagnetica di energia comportamento ondulatorio, mostra un
pari alla differenza di energia tra i due carattere corpuscolare allora anche le
stati; particelle elementari indivisibili (come ad
3. in ogni stato stazionario l’elettrone si esempio gli elettroni) che la compongono
muove su un orbita circolare intorno al devono avere un comportamento ondulatorio.
nucleo; A una particella di massa che si muove alla
4. gli stati permessi agli elettroni sono velocità è quindi associata un’onda, chiamata
caratterizzati dalla quantizzazione del onda di materia, la cui lunghezza è data dalla
momento della quantità di moto. relazione:
Il 4° postulato di Bohr, cui deve soddisfare
un’orbita stazionaria, è così definito: Si ricava da Heisenberg che per le particelle di
2 piccola massa non possiamo ricavare né la
o è il momento angolare posizione né la velocità, introduce pertanto il
dell’elettrone; concetto di probabilità.
o è un numero intero (detto numero
quantico) e variabile da 1 a ; 2
o 2 è il valore minimo del momento
angolare; = incertezza nella posizione
o è la costante di Planck. = incertezza nella velocità
Per ogg
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