Tecniche
Microbiologiche
Enrico Masotto
Scienze e tecnologie alimentari
III UNIPR A.A 2018/2019 TECNICHE MICROBIOLOGICHE
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TECNICHE MICROBIOLOGICHE
INTRODUZIONE 5
ALIMENTI COME ECOSISTEMI MICROBICI 5
ANALISI QUANTITATIVA CULTURE DEPENDENT 10
Tipologia di dato 11
Preparazione del campione 13
Metodo di analisi 15
La scelta del terreno 16
Pregi e difetti dell’analisi culture dependent 18
ANALISI QUALITATIVA MEDIANTE APPROCCIO CULTURE DEPENDENT 20
Identificazione di un isolato 20
1. Estrazione degli acidi nucleici 22
2. Polymerase chain reaction (PCR) 24
3. Rivelazione 28
Applicazione della PCR 29
TECNICHE DI IDENTIFICAZIONE E TIPIZZAZIONE DI UNA SPECIE 30
Organizzazione dell’operone ribosomiale 30
Enzimi di restrizione 31
A. PCR specie-specifica 31
B. RFLP (Restriction Fragment Length Polymorphism) 33
C. ARDRA (Amplified Ribosomal DNA Restriction Analysis) 34
D. AFLP (Amplified Fragment length polymorphism) 36
E. RAPD (Random Amplification of Polymorphic DNA) 37
F. Ribotyping 38
ANALISI QUALITATIVA MEDIANTE APPROCCIO CULTURE INDEPENDENT39
1. T-RFLP (Terminal-Restriction Fragment Length Polymorphism) 39
2. DGGE-TGGE (Denaturing Gradient Gel Electrophoresis - Temperature Gradient Gel
Electrophoresis) 40
3. LH-PCR (Lenght Heterogeneity-PCR) 43
FISH (fluorescenti in situ hybridization) 44
ANALISI QUANTITATIVA MEDIANTE APPROCCIO CULTURE INDEPENDENT: la real
time-PCR 47
HIGH THROUGHPUT SEQUENCING 52
Illumina Next-Gen Sequencing 54
ESPERIENZE DI LABORATORIO 58
Semina in piastra ed isolamento di una coltura pura 58
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TECNICHE MICROBIOLOGICHE
Estrazione di DNA dall’isolato 61
Preparazione ed esecuzione della reazione di PCR 63
Elettroforesi su gel di agarosio 66
Estrazione di DNA dalla matrice alimentare 68
Real-time quantitativa (qPCR) 70
ACCENNI DI BIOINFORMATICA, ALLINEAMENTI E BANCHE DATI 76
Banche dati primarie 77
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TECNICHE MICROBIOLOGICHE
TECNICHE MICROBIOLOGICHE
INTRODUZIONE
L’obiettivo del corso è quello di andare a vedere con tecniche di biologia molecolare come si fa a
caratterizzare ed identificare un microorganismo (m.o.). Si seguono due tipologie di approccio:
Culture dependent: determinazione mediante coltivazione; sono tecniche che hanno il
• vantaggio di poter ottenere delle micro-colture pure di microorganismi, da poter conservare ed
inserire in collezioni microbiche. Mediante procedure di isolamento e purificazione posso
arrivare all’ottenimento di un genotipo o una coltura pura specifica ed unica (processo per 3
volte, mediante la tecnica dello striscio, di prelievo della coltura e reinoculo in terreno).
Utilizzare questi approcci, tuttavia, richiede molto tempo, fino a diverse settimane per una
procedura di isolamento e purificazione. Una volta arrivati alla coltura pura, queste si possono
conservare nello stesso brodo di isolamento, con aggiunta di glicerolo (un crioprotettore).
Successivamente si conserveranno a -80°C.
Culture indipendent: analizzare il DNA presente all’interno di una matrice, mediante
• l’estrazione di un pool di DNA di tutti i microorganismi presenti. Uno dei vantaggi è quella di
poter stimare la popolazione VBNC (vitali ma non coltivabili) e tutti i microorganismi non vitali.
Alla fine del processo in mano non si ha nulla, se non un dato (non posso costruire una
collezione microbica). Richiedono molto meno tempo rispetto ai metodi culture dependent.
Tutti e due questi approcci possono essere utilizzati per analisi sia qualitativa che quantitativa.
L’analisi qualitativa che si basa su tecniche di biologia molecolare, si effettua a partire
dall’amplificazione e sequenziamento del frammento di 16srRNA (che è una sequenza specifica ed
identificativa di ogni m.o.).
Oltre alla caratterizzazione genotipica è possibile fare una caratterizzazione fenotipica (ad
esempio la caratterizzazione del profilo fermentativo, la capacità di crescere su alcuni substrati,
resistenza al sale, capacità di crescita a diversa temperatura…).
ALIMENTI COME ECOSISTEMI MICROBICI
Per ECOSISTEMA si intende l’insieme di più popolazioni microbiche (comunità microbica) in un
determinato habitat: per popolazione microbica si intende l’insieme di numerosi organismi della
stessa specie che si sono replicate a partire da una cellula madre, mentre per habitat si intende
il luogo in cui la popolazione microbica vive. Più popolazioni costituiscono una comunità
microbica. Più COMUNITÀ + 1 HABITAT = ECOSISTEMA MICROBICO
All’interno di un ecosistema microbico le diverse popolazioni interagiscono tra di loro, e questo
comporta diverse modificazioni all’ecosistema stesso in cui si trovano. Gli ecosistemi, quindi, non
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TECNICHE MICROBIOLOGICHE
sono stabili nel tempo, grazie alle trasformazioni microbiche l’ecosistema gradualmente si
modifica sia chimicamente che fisicamente. I microorganismi di un ecosistema compiono
trasformazioni, ovvero rimuovono nutrienti dall’ambiente e producono prodotti di scarto. Il
numero di cellule e i metaboliti prodotti sono in funzione delle trasformazioni microbiche. Le
trasformazioni microbiche sono condizionate dalla capacità di crescita del microorganismo, quindi
da:
1. Esigenze nutrizionali. Occorre considerare anche che alcuni microorganismi, oltre agli
zuccheri, possono utilizzare molecole azotate come fonti di carbonio per produrre energia.
Questi sono meccanismi accessori che alcuni microorganismi possiedono.
Condizioni ambientali presenti in quel determinato habitat. Alcuni microorganismi hanno
2. range di sviluppo più ristretti in condizioni ambientali avverse (ad esempio concentrazione di
sale).
3. Dalle interazioni che si instaurano tra microorganismi. I microorganismi possono trarre
vantaggi dalla presenza di altri microorganismi o svantaggi (simbiosi, competizione,
antagonismo, …).
Esistono ecosistemi diversi (suolo, oceani, microbiota, ..) tra i quali anche sicuramente gli alimenti,
ed in particolare gli alimenti fermentati, ovvero alimenti ottenuti attraverso l’attività fermentativa
di m.o., Flavour, …
Gli ecosistemi non sono stabili, quindi si evolvono, e questa dinamicità dipende dal fatto che:
A. I m.o. cambiano le dinamiche metaboliche e di crescita in seguito a condizioni di stress che si
verificano nella matrice alimentare (carenza di nutrienti, pH, sale, temperatura, …). Nel
processo di trasformazione di una materia prima in un prodotto finito le condizioni estrinseche
ed intrinseche mutano. I possibili meccanismi di sopravvivenza e di reazione a questo stress
sono diversi:
Possono entrare in stato di VBNC “viable but not coltivable”: viene definito VBNC il
• momento in cui le cellule entrano in una fase in cui nonostante siano ancora capaci
di compiere attività metabolica, non producono colonie (non si riproducono) nel
mezzo di coltura che viene normalmente utilizzato per la loro crescita. Questo è
indotto da condizioni avverse quali la carenza di nutrienti, le basse temperature, il
pH o i trattamenti termici;
Possono entrare in fase stazionaria, ovvero indurre, anche in modo anticipato, una
• fase in cui i microorganismi sono più resistenti a determinati stress (la fase
precedente alla fase di crescita esponenziale logaritmica). È noto che negli alimenti
questo è lo stato fisiologico in cui si trovano la maggior parte dei microorganismi. Le
cellule in questo stadio sono ancora metaforicamente attive e compiono reazioni
biochimiche differenti rispetto a quando crescono in fase esponenziale (es:
metabolismi secondari che portano alla produzione di aromi; spesso in questa fase
stazionaria avvengono i cambiamenti principali e più interessanti che non avvenivano
in fase di crescita esponenziale, trasformando delle fonti alternative di carbonio
come ad esempio composti azotati, acidi grassi e acidi organici per produrre
composti aromatici come aldeidi, alcoli, composti sulfurei, esteri e metilchetoni).
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I m.o. interagiscono tra loro (es: produzione di un composto che favorisce lo sviluppo di un
B. altro m.o., quorum sensing, …). Il quorum sensing è la regolazione dell’espressione genica in
risposta al cambiamento di una densità di popolazione. Il quorum sensing permette a batteri
diversi di coordinare il loro comportamento. Le condizioni ambientali di crescita spesso
cambiano repentinamente ed i batteri hanno bisogno di rispondere a questi cambiamenti
velocemente per poter sopravvivere. In seguito
all’attivazione del quorum sensing possono essere attivate
diverse tipologie di risposta, come un aumento
dell’adattamento a substrati alternativi, aumento della
difesa contro microorganismi che competono per gli stessi
nutrienti o la produzione di composti tossici che
danneggiano altri microorganismi. I batteri per regolare il
quorum sensing producono dei segnali, ovvero delle
molecole definite “autoinduttori” e prodotte verso
l’ambiente esterno. Quando la concentrazione di
autoinduttori in ambiente esterno è elevata, e quindi è
presente un elevato numero di cellule nella popolazione,
queste entrano all’interno della cellula, legandosi al DNA in corrispondenza dei geni coinvolti
nella risposta allo stress, promuovendo o inibendo l’espressione di quel gene (tutti iniziano a
produrre una batteriocina, a utilizzare una fonte alternativa di carbonio, …). Queste molecole
“segnale” sono di origine diversa, definite AHLs e AL-2. Queste molecole si ritrovano e
rilevano negli alimenti e vengono messe in correlazione direttamente con la popolazione
microbica specifica presente nell’alimento (Vasiliki A.Blana et. Al ).
Considerato che gli alimenti sono ecosistemi microbici, uno degli obiettivi dell’industria
alimentare è quello di valutare nel prodotto finito o durante le diverse fasi di trasformazione
questi tre aspetti:
1. Studiare la presenza di microorganismi nel prodotto finito o nelle diverse fasi di trasformazione
(ci sono microorganismi?);
2. Studiarne il numero (valutazione quantitativa) quindi rispondersi alla domanda “quanti sono in
totale?””quanti sono i microorganismi di determinati gruppi microbici?”;
3. Identificarli, quindi rispondersi alla domanda: “quali sono?” In particolare la tecnica utilizzata
permetterà di discriminare a livello di genere, di specie e subspecie (strain-level);
4. Studiarne il tipo cioè individuare particolari ceppi e/o biotipi di interesse tecnologico.
Alcune volte, gli studi di microbiologia che vengono fatti, sono atti a studiare l’evoluzione
dell’ecosistema nel tempo. Spesso questo viene chiesto per alimenti fermentati che vanno in
contro a processi di stagionatura lunga. Da una matrice iniziale al prodotto finito si valuta la
popolazione microbica, e per questo approccio si utilizzano generalmente metodologie culture
indipendent. Conoscere come si sviluppano i microorganismi nel tempo permette di:
Valutare se lo sviluppo è corretto;
• Mantenere la corretta tecnologia di trasformazione;
• Permettere la correzione tecnologica;
• Vedere quali sono gli effetti delle dinamiche di sviluppo microbico sul prodotto.
•
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TECNICHE MICROBIOLOGICHE
Questi diversi livelli di studio possono essere affrontati attraverso due tipologie di approccio:
culture dependent e culture indipendent.
APPROCCIO CULTURE DIPENDENT
I microorganismi vengono coltivati ed isolati mediante impiego di adeguati mezzi di coltura
(terreni). Una volta ottenuti in coltura pura e conservati in collezione, i singoli isolati provenienti
dalla popolazione in studio, vengono analizzati in base al loro genotipo, nonché caratterizzati in
base al loro fenotipo (con analisi chimiche, biochimiche, microbiologiche):
- I mezzi colturali selettivi, differenziali e di arricchimento forniscono ai microorganismi nutrienti
che ne permettono la loro moltiplicazione e la formazione di colonie dopo incubazione in
condizioni e tempi definiti;
- Attraverso la coltivazione in piastra viene valutata e quantificata la presenza di gruppi/generi e
raramente di specie. Quindi è necessario l’isolamento delle colonie dalla piastra e la loro
identificazione/tipizzazione biochimica e/o molecolare.
APPROCCIO CULTURE INDIPENDENT
I microorganismi non vengono più coltivati
ed isolati, ma si rilevano direttamente
all’interno del campione attraverso l’analisi
del loro DNA ed RNA. La principale novità
di questi procedimenti è l’estrazione
diretta degli acidi nucleici dalle matrici in
esame, i quali, successivamente, vengono
analizzati con strumenti molecolari in grado
di definire la loro diversità, la quale è in
stretta connessione con la complessità
microbica del sistema in studio.
Si hanno due diversi target molecolari:
A. A partire dal DNA: si valuta la diversità
tra i microorganismi presenti sia vivi che
morti;
B. A partire dall’RNA: si valuta l’attività
dei microorganismi (quindi solo quelli
vivi e vitali) metaforicamente attivi.
L’obiettivo del corso, quindi, è quello di andare a studiare e vedere i diversi livelli analitici utilizzati
in microbiologia, quali:
1 LIVELLO: ANALISI QUANTITATIVA
Culture dipendent: conta in piastra;
• Culture indipendent: quantitative PCR;
•
2 LIVELLO: ANALISI QUALITATIVA (domanda: quali SPECIE?)
Culture dipendent: estrazione DNA dagli isolati, amplificazione del gene
• 16S (o geni diversi la cui diversità permetta di identificare una o più specie)
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TECNICHE MICROBIOLOGICHE
Culture indipendent: pyrosequencing, LH-PCR, DGGE.
•
3 LIVELLO: ANALISI QUALITATIVA (domanda: quali GENOTIPI/BIOTIPI?) al terzo livello lo scopo è
quello di vedere se tutti i m.o. appartenenti alla stessa specie caratterizzata in secondo livello,
sono geneticamente o biotipicamente simili o differenti. L’approccio culture indipendent al terzo
livello è ancora poco studiato e conosciuto, ma comunque non molto utilizzato in quanto è molto
difficile arrivare a questo livello di sensibilità.
Culture dependent: estrazione DNA da isolati, tecniche di fingerprinting,
• prove fenotipiche/tecnologiche;
Culture indipendent: pyrosequencing
•
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TECNICHE MICROBIOLOGICHE
ANALISI QUANTITATIVA CULTURE DEPENDENT
Nel momento in cui si parte con un’analisi quantitativa il primo step è quello di fare una
preparazione del campione, sia nel caso in cui si parli di campione solido che di campione liquido
(differente tra campione solido e liquido). La seconda fase è quella di diluire il campione, e
definire quali diluizioni effettuare per arrivare ad un carico microbico contabile in piastra (massimo
200 UFC in una piastra da 90): è possibile alla fine dell’analisi microbiologica determinare quante
colonie sono presenti nella piastra per risalire al numero di cellule iniziali. Il terzo step è quello di
scelta del terreno e l’inoculo dell’aliquota di campione nel mezzo agarizzato appropriato; si va ad
incubare la piastra in modo tale da far crescere le cellule lasciando il tempo per formare le colonie
alle opportune condizioni di crescita. L’ultimo step è quello di quantificazione delle colonie.
Ci sono dei fattori che vanno tenuti in considerazione, ovvero una analisi quantitativa può essere
come descritta, ma anche analisi effettuate attraverso procedure di arricchimento per determinare
la carica microbica di patogeni: in questo caso non si determinano le colonie ma l’assenza o la
presenza di un patogeno in un alimento (es: assenza di Listeria in 25g di alimento). La tipologia
del dato più frequente è il numero di UFC per mL o grammo di campione, ma anche un dato
quantitativo può essere presenza o assenza di patogeni in una aliquota di campione. Anche il
metodo di preparazione del campione deve essere tenuto in considerazione, a seconda che si
parli di campione liquido (dove è possibile analizzare una aliquota del tal quale) o solido dove si
ha la necessità di almeno una diluizione: si hanno poi protocolli specifici per campioni bifasici o
per alimenti specifici. Il metodo di analisi è differente a seconda della tipologia che si vuole
ottenere: il metodo delle diluizioni viene effettuato quando si vuole andare a fare una analisi
quantitativa contando il numero di UFC, mentre il metodo di arricchimento del terreno viene
solitamente fatto per andare a valutare la presenza o l’assenza del patogeno nell’alimento. In
funzione del terreno che si utilizza si possono ricercare microflore diverse: si utilizzano terreni
generici per la ricerca di gruppi di microorganismi, oppure elettivi, selettivi o differenziali che
permettono in modo specifico di ricercare microorganismi appartenenti a particolari generi
microbici restringendo l’analisi al genere o famiglia.
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TECNICHE MICROBIOLOGICHE
Tipologia di dato
Il dato può essere espresso in due modi differenti, e richiede metodiche analitiche a loro volta
differenti:
DATO QUANTITATIVO ESPRESSO IN UFC/g O Log O UFC/mL: dalle colonie attraverso la
• formula della media pesata si risale al quantitativo presente e si esprime il dato in UFC/g. Il
numero delle unità formanti colonie nel campione in esame viene riferito all’unità di peso (UFC/
g) o di volume (UFC/mL) e viene dedotto dal calcolo combinato del numero delle colonie
isolate e contabili presenti in una determinata piastra:
∑c è la somma di tutte le colonie contate in tutte le piastre contabili. Na è il numero di piastre
della prima diluizione contabile (analisi in singolo, doppio, triplo, …), nb è il numero delle piastre
della seconda diluizione contabile e d è il fattore della prima diluizione contabile. Qui viene
riportato un esempio di calcol
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