Tecniche cromatografiche
Introduzione alle tecniche cromatografiche
Esistono diverse tecniche cromatografiche che vengono utilizzate a seconda delle esigenze specifiche dell'analisi. La cromatografia gassosa e quella liquida sono le tecniche principali.
Cromatografia gassosa
La cromatografia gassosa è spesso preferibile perché più riproducibile. Quando si acquista una colonna gascromatografica, vengono fornite informazioni su gas carrier, pressione, velocità e temperatura dell'iniettore. Inoltre, questa tecnica non causa fenomeni di solvatazione e microaggregati.
Cromatografia liquida
Per ottenere un'ottimizzazione del picco nella cromatografia liquida, è necessario variare di volta in volta il rapporto tra le fasi. Spesso, alla cromatografia si associa la massa, che fornisce una frammentazione caratteristica. In questo modo, anche se il picco ha un tempo di ritenzione diverso o si utilizza una miscela di solventi con rapporti diversi, si riesce comunque a identificare un composto.
Composti termolabili e spazio di testa
Se ci si trova in presenza di composti termolabili, è opportuno utilizzare una cromatografia liquida, poiché con quella gassosa si denaturerebbero nel momento in cui vengono scaldati nell'iniettore per essere portati in fase vapore.
Nel caso in cui non si disponga di un campione solido o liquido, è possibile portarlo nel cromatografo attraverso lo spazio di testa. Spesso i campioni sono adsorbenti e catturano molecole che possono essere desorbite per trattamento termico.
Generazione dello spazio di testa
- Spazio di testa statico: Si aspetta che il sistema raggiunga l'equilibrio e si prende ciò che si è raccolto nella fase vapore (non passa tutto al 100% allo stato vapore).
- Spazio di testa dinamico: Il sistema viene continuamente sollecitato per fare in modo che tutto ciò che è stato adsorbito nella fase solida passi in fase vapore (passa tutto).
Lo spazio di testa viene poi raccolto e inserito nell'iniettore, dove avviene un desorbimento termico.
SPME - Solid Phase Microextraction
Lo spazio di testa presuppone l'utilizzo di una grande quantità di campione. Se se ne ha poco a disposizione o c'è bisogno di selettività, si utilizza l'SPME (Solid Phase Microextraction), che utilizza le fibre. La fibra (composta da polimetilsilossani) è la parte terminale dell'SPME e viene esposta all'interno di un ambiente confinato dove si è generato lo spazio di testa, per poi essere inserita nell'iniettore per l'analisi.
Analisi quantitativa e qualitativa
Per un'analisi quantitativa e qualitativa, è fondamentale mantenere dei parametri costanti: pH di estrazione, agitazione, concentrazione dell'analita, volume del campione e dello spazio di testa, temperatura di estrazione e tempo di campionamento. Il tempo di esposizione della fibra è proporzionale alla capacità della fibra stessa di catturare analiti. Per ottenere una valutazione quantitativa, bisogna standardizzare la procedura: tipologia di fibra, solventi, tempo di esposizione, e tempo di desorbimento.