Che materia stai cercando?

Riassunto esame Tecniche dell'interpretazione, prof. Guastini, libro consigliato Interpretazione dei documenti normativi Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Tecniche dell'interpretazione e dell'argomentazione, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Interpretazione dei documenti normativi di Guastini. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: interpretazione dei testi normativi, interpretazione delle consuetudini,controversie,... Vedi di più

Esame di Tecniche dell'interpretazione e dell'argomentazione docente Prof. R. Guastini

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Nel linguaggio dei giuristi, il vocabolo norma è largamente usato in riferimento sia agli

enunciati che si incontrano nelle fonti del diritto, sia ai loro significati. Va chiarito che la

“disposizione” è l’oggetto dell’interpr, mentre la norma è il suo risultato; non sono quindi

sinonimi. Molte disposizioni esprimono non una sola norma ma una molteplicità di norme

congiunte. Per es art 25 II c. cost. “nessuno può essere punito se non in forza di una legge che

sia entrata in vigore prima del fatto commesso” 1) riserva assoluta di legge in materia penale;

2) principio di irretroattività della legge penale.

Molte disposizioni sono ambigue, infatti possono essere interpretate in diversi modi. Ogni

interpr corrisponde a un diverso significato e per tanto una diversa norma.

Vi sono poi le disp sinonime: può accadere che due disposizioni siano perfettamente sinonime,

abbiano cioè il medesimo significato o siano parzialmente sinonime. Nel senso che esse

esprimono due insiemi di norme che si sovrappongono in parte; ovvero ciascuna di esse esprime

una pluralità di norme, tale che una o più norme espresse dalla prima disposizione siano anche

espresse dalla seconda.

Norme ricavate da più disposizioni: accade che una norma sia ricavata per via interpr non da

una singola disposizione, ma da una pluralità di disp combinate, ciò è il combinato disposto

Disposizioni senza norme: può accadere che una disp non esprima alcuna norma, è cioè priva di

significato normativo, o che il suo contenuto normativo se mai sussiste è tuttavia

incomprensibile e non è suscettibile di identificazione in sede interpr.

Norme prive di disp. Sono ad es prive di disp le norme di origine consuetudinaria, ma

soprattutto ne è priva ogni norma che non possa essere riferita ad una precisa disp come suo

significato, essendo meramente implicita o inespressa. Al contrario è espressa ogni norma che

possa essere imputata ad una specifica disp come suo significato. Ogni norma inespressa è

ricavata da una o più norme espresse mediante un ragionamento, ove appunto una o più norme

espresse costituiscono premesse e la norma inespressa costituisce conclusione. Vi sono 4 tipi di

norme inespresse: 1) vi sono norme inespresse che sono da ricavare a partire da norme espresse

mediante ragionamenti logicamente validi (ossia deduttivi), in cui non compaiono premesse che

non siano norme espresse (per es: i maggiorenni hanno diritto al voto, i diciottenni sono

maggiorenni = i diciottenni hanno diritto al voto). 2) vi sono norme inespresse che sono ricavate

da morme espresse mediante ragionamenti logicamente validi, in cui compaiono premesse che

non sono affatto norme espresse, ma sono enunciati interpretativi: per es definizioni di termini

usati nella formulazione di norme espresse. 3) vi sono norme inespresse che sono frutto di

ragionamenti tra le cui premesse figurano enunciati che non sono affatto norme espresse, ma

sono piuttosto tesi dogmatiche costruite previamente e indipendentemente dall’interpr di

qualsivoglia specifico enunciato normativo. 4) vi sono norme inespresse che sono ricavate, più o

meno, persuasivamente, a partire da norme espresse secondo schemi di ragionamento non

deduttivi, logicamente validi.

Le norme inespresse del primo tipo possono essere considerate implicite in senso stretto (cioè in

senso logico), e quindi per così dire, positive, sebbene non formulate. Le norme di secondo tipo,

per contro, sono il prodotto di un lavoro di interpr; nascono, più precisamente, da una

combinazione di deduzione logica e interpr. Le norme del terzo e del quarto tipo, infine sono il

frutto di creazione di diritto da parte degli interpreti. Quelle del terzo tipo, in particolare, sono il

prodotto di una lavoro di “costruzione giuridica”: nascono insomma da una combinazione di

interpr e dogmatica.

Decisioni interpretative

La differenza tra disp e norme è nette nelle decisioni interpr del giudice cost. una decisione

interpr è infatti una sent dove il giudice cost si pronuncia non su una disp ma su una interpr di

una disp, ossia su una norma. In particolare, nelle sent interpr di rigetto, il giudice cost dichiara

che una certa disp non è costituzionalm illegittima se essa è interpr in un certo modo, cioè se da

essa si ricava una norma e non un’altra. La disp sarebbe costituzionalm illegittima, qualora fosse

interpr diversamente. Ma proprio perché quella disp può essere interpr in modi diversi e almeno

una delle sue interpr è conforme all’interpr, non vi sarà ragione di dichiararla illegittima, barserà

raccomandare che essa sia interpr in modo conforme alla cost. nelle sent di accoglim (dove il

giudice dichiara l’illegittimità cost di una norma ma non anche della disp), l’effetto della sent

annulla la norma incostituz ma no la o le disp corrispondenti che restano valide.

Le sent di accoglimento che vertono su norme e lasciano inalterate le disp possono essere di 3

tipi: 1) sent interpr di accoglim in senso stretto. Tali sono le sent che dichiarano invalidità non

delle disp ma solo una delle possibili interpr alternative. La disp conserva pertanto la sua

validità. Una delle possibili interpr sarà ormai preclusa. 2) sent interpr di accoglim parziale. Qui

le sent che dichiarano invalidità non della disp, ma solo una delle norme congiuntamente

espresse dalla disp. Anche in questo caso, la disp resta valida. L’annullamento colpisce solo una

delle molteplici norme che asse esprime. Quindi il contenuto normativo della disp risulta ormai

ridotto. 3) sent che annullano una norma implicita, inespressa. Qui le sent dichiarano invalida

una norma che non costituisce il significato di alcuna specificadisp, ma è ricavata dalla

combinazione da una pluralità di disp. Anche qui nessuna disp perde di validità.

CAPITOLO VIII INTERMEZZO SUL RAGIONAMENTO GIORIDICO

Il ragionamento può essere una processo mentale attraverso cui si perviene ad una conclusione o

decisione, o un discorso con cui si giustifica tale conclusione o decisione. Qui interesse il

ragionamento come discorso.

I ragionamenti posso essere classificati in due modi: ragionamenti aletici e ragionamenti

normativi. Il ragionam aletico o teorico si compone di premesse e conclusione, sono enunciati

del discorso conoscitivo o descrittivo e come tale né vero né falso. O ragionamenti deduttivi e

non deduttivi. Qui si tratta della struttura logica dei ragionamenti e per conseguenza della loro

forza persuasiva. Un ragionamento ha struttura deduttiva allorché la conclusione è logicamente

implicita nelle premesse. Un ragionamento ha struttura non deduttiva in ogni altro caso. I

ragionamenti deduttivi sono altresì cogenti o stringenti, nel senso che, se si accettano le

premesse, non si può non accettare la conclusione, qui le premesse garantiscono la conclusione.

I ragionamenti non deduttivi sono invece, non stringenti, nel senso che di essi si può (senza

contraddirsi) rifiutare le conclusioni pur accettando le premesse: le premesse non garantiscono

le conclusioni.

Scoperta e giustificazione della decisione. In relazione alle decisioni giudiziali si distingue tra il

processo psicologico attraverso cui il giudice perviene alla decisione e il discorso attraverso cui

l’argomenta o la giustifica pubblicamente. Non necessariamente la giustificazione riflette il

processo psicologico. Il discorso giustificatorio può essere la “razionalizzazione” ex post di una

decisione a cui il giudice è arrivato con una processo psicologico del tutto irrazionale (emozioni,

preferenze ideologiche). Negli ordinamenti in genere le sent presentano i caratteri del

dispositivo e della motivazione. Il dispositivo è la conclusione di un ragionamento, la

motivazione è l’insieme degli argomenti addotti a giustificazione della decisione.

Giustificazione interna ed esterna. La giustificazione interna è costituita dalle premesse

necessarie e sufficienti a fondare logicamente la decisione, tali premesse devono includere una

norma. La giustificazione estrerna è costituita dall’insieme delle ulteriori premesse che sono

necessarie a fondare la scelta delle premesse che costituiscono la decisione interna. La

giustificazione interna è sempre necessaria altrimenti la decisione sarebbe priva di fondamento.

La giusitificazione esterna è necessaria se e in quanto le premesse della giustificane interna

siano di fatto contestate o contestabili la giustificazione interna ha carattere logico deduttivo, la

giustificazione esterna ha piuttosto carattere retorico.

La giustificazione interna: si possono immaginare 2 modelli di giustificazione delle decisioni

giudiziali; un modello deontologico ed un modello teleologico (strumentale) per il primo la

decisione è giustificata se è logicamente fondata su una norma previa (richieste necessariamente

per decisioni giurisdizionali), per il secondo se la decisione è giustificata se è teleologicamente

congruente rispetto al fine prefissato (ammesse per le decisioni amm). Si può dire che la

giustificazione interna delle decisioni giurisdizionali deve avere struttura certamente deduttiva e

deve includere una norma tra le premesse, più precisamente, il contenuto della decisione deve

essere logicamente dedotto da una norma in congiunzione con una proposizione conoscitiva.

La giustificazione esterna: a differenza di quella interna non ha carattere logico deduttivo, per

ciò può essere più o meno persuasiva ma in nessun caso “stringente”. La giustificazione esterna

consite in due catene distinte di argomenti: 1) la prima è costituita dall’insieme degli argomenti

addotti a sostegno della scelta della premessa normativa (ossia della norma cui si da

applicazione); 2) la seconda è costituita dall’insieme degli argomenti addotti a sostegno della

premessa conoscitiva.

La giustificazione esterna della premessa normativa, essa solleva 5 problemi: 1) attiene alla

validità formale dei testi normativi (leggi, regolamenti etc) da cui la norma assunta come

premessa nella giustificazione interna è ricavata. Un testo normativo è valido per lo più se è

emesso dall’autorità competente secondo il procedimento prescritto (negli ordinamenti moderni

si ha la pubblicazione del testo). La validità formale del testo normativo deve essere

argomentata adducendo la “storia istituzionale” del testo in questione. 2) problema sull’interpr

dei testi normativi da cui ricavare la norma di cui si darà applicazione (questo è il problema

centrale della giustificazione esterna). I testi normativi come detto, sono equivoci, per ciò

l’interpr prescelta dovrà essere argomentata, perlomeno, ogniqualvolta si discosti dal significato

più ovvio e immediato delle parole e/o dalla eventuale interpr ormai consolidata del testo in

questione. Il diritto poi è incoerente, per ciò ogni ordinamento include norme che offrono criteri

di soluzione delle antinomie, e per scegliere la norma applicabile, essi sono : la norma superiore

deroga all’inferiore, la norma successiva deroga alla precedente, la legge speciale deroga alla

generale. Ma vi sono antinomia che non hanno soluzione oppure antinomia che hanno più di una

soluzione (concorrenti e configgenti). Quindi si può dire che anche la soluzione di antinomie,

almeno in alcune circostanze, esige argomentazione. 3) Il diritto è anche lacunoso, per ciò si

esige che il giudice, con opportune strategie argomentative, ricavi dai testi normativi una norma

“implicita”, inespressa. 4) compiuta l’interpr testuale, il lavoro del giudice nontermina, la norma

generale e/o astratta determinata per via d’interpr deve essere applicata ad un caso concreto, la

norma richiede perciò “concretizzazione”. Ogni norma presenta una trama aperta, vi saranno

casi che certamente vi rientrano altri che cadono fuori dal suo campo di applicazione, altri che

sono casi dubbi. Anche la concretizzazione richiede argomentazioni per lo meno quando la

controversia da decidere si trovi in una zona “incerta” per l’applicazione della norma. 5) si tratta

qui della validità materiale della norma assunta come premessa nella giustificazione interna.

Una norma espressa è materialmente valida quando non sia in contrasto con altre norme

“superiori”. Una norma inespressa è materialmente valida se è ricavabile in modo persuasivo da

una o più nerme espresse mediante un procedimento argomentativi espressamente prescritto o

consentito dal diritto stesso e/o comunemente accettato nella cultura giuridica (oltre a non essere

contraria ad altre norme).

Negli ordinamenti di common law si parla di precedenti. Si parla di decisioni prese dai giudici

su casi precedenti che si somigliano, cioò è molto vago perché il giudice non è indirizzato ad

una interpr.

L’argomentazione interpretativa. Essa è la parte più importante e problematica della

giustificazione esterna della premessa normativa. Il lavoro interpretativo si svolge in due fasi

distinte: 19 identificazione delle norme vigenti; 2) concretizzazione della norma applicabile. Il

diritto appare talvolta lacunoso e per ciò il giudice dovrà ricavare una norma implicita o

inespressa, vi sono 4 tipi di norme inespresse (detti sopra).

Giustificazione esterna della premessa conoscitiva. Qui si deve distinguere tra il ragionamento

dei giudici di merito e quello dei giudici di legittimità. Nei giudici di merito la premessa

conoscitiva della giustificazione interna è un asserto fattuale, assunto come vero (tizio ha

cagionato la morte di caio), non può essere a sua volta argomentata se non adducendo

osservazioni empiriche. E’ opportuna osservare che: i procedimenti di accertamento fattuale del

giudice non sono del tutto liberi ma sono condizionati da norme giuridiche, in particolare da

norme che disciplinano la raccolte e l’uso delle prove; inotre i fatti che il giudice accerta

direttamente sono solo prove e non i fatti provati. Una prova è un fatto che induce a ritenere che

è avvenuto un altro fatto, quest’ultimo non può essere osservato direttamente dal giudice.

Nel ragionamento dei giudici di legittimità la premessa conoscitiva della giustificazione interna

è una proposizione che asserisce l’esistenza di una contraddizione, secondo i casi, tra una

decisione individuale e una norma o tra due norme. L’accertamento di una contraddizione tra

una decisione individuale e una norma suppone l’identificazione della norma di cui trattasi.

L’accertamento della contraddizione tra 2 norme suppone a sua volta l’identificazione delle 2

norme in questione. L’identificazione di norme esige per tanto un lavoro d’interpr di testi

normativi.

Ponderazione di principi. Essa si ha quando si ha un’antinomia tra una legge e la costituzione.

CAPITOLO IX TECNICHE INTERPRETATIVE

Le tecniche interpr che possono essere adottate dai giudici o dai giuristi sono molta, malgrado la

loro diversità possono essere divise in 2 categorie: 1) la prima è occupata da una sola tecnica,

l’interpr letterale, essa fa riferimento al significato comune delle parole o argomentando “a

contrario”. Il significato letterale che le parole avevano al momento dell’entrate in vigore del

testo normativo non sempre coincide con il significato letterale che le parole assumono nel

momento in cui il testo è interpr o applicato. 2) comprende tutte le rimanenti tecniche interpr

cioè quelle che conducono ad un risultato diverso da quello letterale. Esse sono riconducibili ad

un qualche uso dell’argomento della intenzione del legislatore. L’argomento dell’intenzione del

legislatore può essere usato in due modi: come argomento autonomo e per se concludente.

Come argomento ausiliario, parte di una più ampia strategia argomentativi.

Per interpr letterale possono intendersi fondamentalmente due cose: 1) un intepr prima facie “a

prima vista” 2) un’ interpr non contestuale o a-contestuale che si contrappone a quella testuale,

che è quella che nell’attribuire significato ad un testo normativo tiene conto degli elementi extra

testuali come la supposta interp del legislatore, le circostanze di fatto in cui il testo è stato

emenato, altri testi contigui. A-contestuale è l’interpr che si limita ad applicare regole

semantiche e sintattiche della lingua di cui si tratta, si guada dunque al contenuto concettuale del

testo. Un terzo senso di interpr letterale può essere un’ interpr non correttiva che né estende né

restringe il supposto significato “naturale”, oggettivo, del testo normativo.

L’interpr correttiva può estendere la disp non solo alle fattispecie letteralmente incluse in essa

ma anche ad altre fattispecie, e può restringere cioè non applicare a tutte le fattispecie comprese

nella disp ma solo ad una sotto classe di esse.

Un quarto senso dell’interpr letterale può essere un’interpr che si astiene dal costruire norme

inespresse.

Un quinto senso può essere un’interpr che riproduce la disp interpretata, evitando di parafrasarla

o riformularla con l’aggiunta o la sostituzione di qualsivoglia parola.

Il significato proprio delle parole. Consiste nel fare appello alle regole semantiche e sintattiche

della lingua o del linguaggio settoriale in cui il testo normativo è formulato. – per testi del

linguaggio comnune, quando non siano fatti oggetto di definizione legislative o dottrinali,

costituisce interp letterale l’uso delle regole semantiche desumibili dai dizionari di lingua. – per

i termini tecnici, propri dell’una o dell’altra disciplina scientifica che non siano fatti oggetto di

definizioni legislative, si useranno le regole semantiche proprie della disciplina di riferimento. –

per termini tecnico giuridici costituiscono interpr letterale l’uso delle regole semantiche

determinate, secondo i casi, o dallo stesso legislatore per i termini da esso definiti, o dalla

dottrina per i termini rimanenti.

L’argomento a contrario. Si fonda sull’assunto che il legislatore abbia detto esattamente ciò che

voleva dire, quindi ciò che il legislatore non ha detto, non intendeva dirlo. Chi argomenta a

contrario si attiene al significato naturale del testo e si rifiuta di estenderlo.

L’intenzione del legislatore. Tale argomento può essere usato come argomento autonomo o arg.

Ausiliario. In quanto argomento autonomo l’intenzione del legislatore vale a sostenere

direttamente una conclusione interpr “ la disp D esprime la norma N perché questa era

l’intenzione del legislatore”. Volontà del legislatore è l’intenzione del legislatore stociro, si

dovrà indagare sui lavori preparatori. Al contrariala volontà della legge è la ratio legis ossia la

ragione, il motivo e lo scopo, il risultato pratico, per cui una certa norma è stata emanata.

Una seconda coppia di varianti è costituita dall’alternativa intenzione fattuale vs. intenzione

controfattuale, la prima è quella che può essere ricostruita in relazione alla fattispecie che si

suppone la legge abbia disciplinato; la seconda è quella che si può congetturalmente attribuire al

legislatore in relazione a fattispecie che si conviene la legge non abbia disciplinato “se il

legislatore avesse previsto la fattispecie F, avrebbe disposto che..”, mentre l’intenzione fattuale

è un argomento per selezionare un significato, cioè per attribuire ad un testo normativo un

significato a preferenza di altri, l’intenzione controfattuale è una tecnica per colmare lacune; per

trovare congetturalmente la disciplina di fattispecie sulle quali il legislatore non ha avuto, di

fatto, alcuna intenzione.

Una terza coppia di varianti è costituita dall’alternativa intenzione vs.scopo. l’intenzione del

legislatore è ciò che egli intendeva dire con le parole della legge; lo scopo è ciò che il legislatore

intendeva fare mediante la legge. Occorre integrare l’intenzione del legislatore facendo ricorso

ad altre tecniche interpr come l’argomento a contrario per es.

Argomento a contrario –variante produttiva-. Qui data una norma che connette una qualsivoglia

conseguenza giuridica G ad una qualsivoglia fattispecie F si costruisce una norma “implicita”

che riconnette una conseguenza giuridica opposta a “non G” alla fattispecie opposta “non F”.

Argomento analogico. Detto anche “a simili”, si fonda sull’assunto che la formulazione

legislativa non rifletta la reale volontà del legislatore; o che il legislatore, pur non avendo

contemplato una certa fattispecie, l’avrebbe tuttavia contemplata qualora l’avesse presa in

considerazione. L’analogia è un’operazione che si compie risalendo da una norma espressa ad

un principio in essa contenuto e dal quale è dato ridiscendere alla formulazione di una norma

inespressa, quella appunto che contiene la regola del caso “analogo” a quello espressamente

disciplinato. L’argomento analogico può essere raffigurato in due modi: 1) esso serve a dare

sostegno a una tesi strettamente interpr (relativa cioè al significato di una disp.), che si risolve

nella estenzione del campo di applicazione della disp di cui trattasi. 2) esso serve alla

formulazione di una norma nuova, onde colmare una lacuna, si tratta qui non tanto di un

argomento interpretativo ma di un argomento produttivo.

Analogia e interpr estensiva. L’interpr estensiva è un’operazione che consiste nell’attribuire ad

un termine un significato più ampio di quello comune o prima facie; o nell’attribuire ad un

termine vago “open textured” un significato tale da includere nel suo riferimento anche

fattispecie che si situano nella posizione di “penombra”. L’applicazione analogica per contro, è

atto di creazione normativa, consiste nell’applicare una conseguenza giuridica a una fattispecie

non prevista, se simile a quella prevista. Entrambe hanno effetti simili, essi si risolvono nel

connettere una conseguenza giuridica ad una fattispecie che non ricade nel significato letterale

della disp di cui si tratta. In realtà l’estensione per via interpr del campo di applicazione di una

norma può essere raffigurata come creazione di una norma nuova.

Finzioni giurisprudenziali. E’ una tecnica giurisprudenziale diretta a innovare una norma

esistente, ormai percepita come ingiusta o inadeguata, così da adattarla a mutate condizioni

sociali. Vi è pertanto un’innovazione del diritto.

Argomento a “fortiori”. Anche questo come l’analogia è utile ad estendere il campo di

applicazione di una norma oltre il suo significato letterale. Come l’analogia esso, si fonda

sull’assunto (controfattuale) che il legislatore, pur non avendo disciplinato una certa fattispecie,

l’avrebbe tuttavia disciplinata in quel modo qualora l’avesse presa in considerazione. Esso

assume 2 forme diverse a seconda che sia adoperato per interpr disp che conferiscono posizioni

giuridiche vantaggiose per il soggetto o posizioni svantaggiose. Nel primo caso assume la forma

dell’argomento “ a majori ad minus”, per es: se è consentito praticare interessi al 20% allora

sarà consentito anche praticare interessi al 10%; nel secondo caso assume la forma

dell’argomento a minori ad majus; per es: se è vietato introdurre in un locale animali domestici

allora sarà vietato introdurvi anche tigri. La parola chiave per entrambi i casi è “a maggior

ragione”. Sia questo che l’analogia presuppongono una congettura intorno alla ratio legis.

L’argomento a fortori si distingue dall’analogia solo per il fatto che non richiede assunzioni

intorno alla somiglianza delle 2 fattispecie. Anche questo argomento può essere interpretativo o

produttivo.

L’argomento della dissociazione. L’intrerpr restrittiva si fonda su un giudizio di differenza tra

fattispecie (l’interpr estensiva si fonda sulla somiglianza). L’interpr restrittiva consiste:

nell’attribuire ad un termine un significato meno esteso di quello comune o prima facie, così da

escludere dal campo di applicazione della disp interessata fattispecie che secondo l’interpr

letteral vi rientrerebbero, ovvero, nell’attribuire a un termine vago “open textured” un

significato tale da escludere dal suo riferimento fattispecie che si situano nella sua zona

d’”ombra”. La tecnica di dissociazione si fonda: o sull’assunto che il legislatore abbia sottinteso

una certa distinzione; o sull’assunto che il legislatore pur non avendo fatto una certa distinzione,

tuttavia l’avrebbe fatta se avesse preso in considerazione il caso.

L’interpr sistematica in senso lato. Vi rientrano tecniche interpr diverse, il cui tratto comune è

forse quello di fare appello: 1) al contesto entro cui si colloca la disp da interpretare e 2) alla

presunzione di coerenza e congruenza dell’ordinamento giuridico. Si dice sistematica ogni

interpr che mostri di desumere il significato di una disp dalla sua collocazione nel sistema del

diritto. In pratica si fa interpr sistematica ogni volta che, per decidere il significato di una disp,

non si guarda alla disp stessa, singolarmente presa, ma al contesto in cui è collocata. Tale

contesto può essere più o meno esteso, per es gli altri commi di un medesimo articolo, gli altri

articoli di una stessa legge, fino ad arrivare alla totalità delle disp che compongono un

ordinamento giuridico.

Combinato disposto: il tipo più semplice d’interpr sistematica è quello che consiste nel

combinare tra loro diversi frammenti di disp, così da ricavarne una norma completa (essa si dirà

combinato disposto).

In sedes materiae: si usa questo argomento ogni volta che si adduce che una certa disp deve

essere intesa in un dato modo in virtù della sua collocazione nel discorso legislativo.

Costanza terminologica: consiste nel fare appello alla presunzione che nel linguaggio legislativo

vi sia costanza terminologica. Il legislatore impiega ciascun termine sempre con lo stesso

significato, e se impega termini diversi questi non possono avere lo stesso significato.

Incostanza terminologica: ogni espressione del linguaggio legislativo riceve significato dal

contesto in cui si colloca, perciò non è detto che una medesima espressione conservi sempre lo

stesso significato se muta il contesto.

Costruzioni dogmatiche: sono riconducibili all’interpr sistematica tutte quelle soluzione interpr

che dipendono da precostituite costruzioni dogmatiche.

Prevenzione di antinomie: sono tipici dell’interpr sistematica alcuni dei diversi procedimenti

comunemente impiegati per risolvere le antinomie per es, la legge speciale deroga alle generale.

Lo stesso per quei metodi per prevenire e risolvere le lacune come per es l’applicazione

analogica.

L’interpr sistematica in senso stretto. E’ quella interpr che previene le antinomie nell’ambito di

un singolo testo normativo, evitando di ricavare da una data disp una norma che sarebbe in

conflitto con un’altra norma, previamente ricavata da un’altra disp del medesimo testo

normativo. Si esclude una certa attribuzione di significato che se, ammessa renderebbe un testo

normativo interamente incoerente.

L’interpr adeguatrice. È quella interpr che previene le antinomie tra norme espresse da testi

normativi diversi e gerarchicamente ordinati, evitando di ricavare da una data disp, una norma

che sarebbe in conflitto con un’altra norma previamente ricavata da una disp appartenente ad un

testo normativo diverso e gerarchicamente superiore. Si fa interpr adeguatrice ogni volta che si

adatta il significato di una disp al significato di altre disp di rango superiore. Le diverse forme di

interpr adeguatrice rispondono allo scopo di evitare l’insorgere di antinomie e generalmente

producono un effetto di conservazione dei documenti normativi. Per questa ragione, l’interpr

adeguatrice può sempre essere ulteriormente argomentata facendo appello al dogma della

coerenza del diritto.

La reductio ad absurdum. La tecnica di riduzione all’assurdo consiste nello scartare una certa

interpr possibile adducendo l’argomento che tale interpr darebbe luogo ad una norma assurda.

Interpr evolutiva. Si fonda sull’assunto che anche quando i testi normativi restino immutati, la

volontà del legislatore sia tuttavia mutevole, e continuamente si adatti alle circostanze

economiche, sociali, culturali etc. originalista è quell’interpr che attribuisce a ciascun testo

normativo il suo significato originario, appunto, cioè il significato che quel testo aveva nel

momento in cui entrò in vigore. Si dice evolutiva quella interpr che per contro, attribuisce ai

testi normativi significati nuovi, diversi da quello originario, adattati alle mutate circostanze.

CAPITOLO X LA DISCIPLINA POSITIVA DELL’INTERPRETAZIONE

Per i giuristi, come per i privati l’interpr è un’attività libera. Per gli organi d’applicazione

(giudici) non è così, me è disciplinata dal diritto stesso.

Vi sono le disp che disciplinano l’interpr in generale, e le disp che disciplinano l’interpr di una

serie circoscritta di fonti o di un singolo testo normativo o di un singolo termine in particolare.

L’art 12 C 1 preleggi C.C dice che “nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro

senso che quello palese del significato proprio delle parole (ossia il significato letterale, interpr

oggettiva) secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore (interpr soggettiva).

Problemi di interpr dell’art 12 C 1. esso fa parte del C.C del 1942, è da intendere che il vocabolo

legge sia da intendere non in senso formale ma materiale, cioè legge in generale e no in senso

stretto. Resta il dubbio, se includere la cost o no, la cost è posteriore al C.C (1948) ed è

sovraordinata al C.C. non è del tutto ovvio che una disp possa dettare regole d’interpr per testi

normativi posteriori o ad essa sovraordinati.

Altro problema è sul significato di “significato proprio delle parole” riguardo a ciò ci sono due

possibilità: 1) il senso che le parole assumono nel linguaggio ordinario (significato comune). 2)

il senso che le parole assumono nel linguaggio giuridico (significato tecnico giuridico).

Un terzo problema riguarda l’intenzione del legislatore. La ricerca dell’intenzione del legislatore

presuppone che ogni documento normativo sia univocamente riconducibile ad un autore, e che

costituisca manifestazione della sua volontà. In realtà un testo legislativo non nesce dalla

volontà unilaterale di un singolo sogg ma da un’attività negoziale tra ministri e le diverse forze

politiche. Si potrebbe, allora pensare di riferirsi ai lavori preparatori, ma anche questi saranno

irrilevanti, dato che in giurispr è diffusa l’idea che per “volontà del legislatore” debba intendersi

non già la “soggettiva” volontà dei legislatori, bensì una cosa misteriosa chiamata “volontà

oggettiva della legge”.

Un quarto problema riguarda il possibile conflitto tra significato proprio delle parole e

significato desumibile dall’intenzione del legislatore. Quale dobbiamo preferire? La giurispr è

più incline a preferire l’intenzione del legislatore. Essa però è nella maggior parte dei casi

inconcludente, dato che i dubbi interpr più frequenti riguardano questioni che il legislatore non

si è neppure posto, non avendole affatto previste. L’interpr, potrebbe congetturare ciò che il

legislatore avrebbe voluto se si fosse posto il problema.

La disciplina dell’integrazione del diritto. Art 12 C 2 preleggi “se una controversia non può

essere decisa con una precisa disp, si ha riguardo alle disp che regolano casi simili o materie

analoghe; se il caso rimane dubbio si decide secondo i principi generali dell’ordinamento

giuridico dello stato”. Tale disp disciplina l’integrazione in presenza di lacune, prevedendo il

ricorso all’analogia o ai princ generali, (in quest’ordine esse sono in sequenza e non alternative).

Tuttavia è vietato il ricorso all’analogia per le norme penali e norme eccezionali. Tra analogia e

applicazione di princ non vi è una netta distinzione, se non che per l’applicazione analogica di

una norma si suppone la previa individuazione del principio che ne sta alla base; l’argomento

analogico è produttivo di diritto. Il diritto penale esclude il ricorso all’analogia (art 14 preleggi),

ciò per limitare la discrezionalità degli organi di applicazione; tale divieto si riferisce alle norme

che prevedono i reati e le pene (cioè che sono a sfavore dell’imputato) e non alle norme a favore

di esso.

Ci si è chiesti poi se il divieto d’applicazione analogica per le disp penali e eccezionali, valga

anche come divieto d’interpr estensiva. L’art 14 preleggi se inteso letteralmente sembra

escludere proprio l’interpr estensiva. C’è poi da notare che, l’interpr estensiva non sia così

rigidamente distinta dall’analogia, e che anzi la distinzione tra esse non abbia altro scopo se non

quello di eludere il divieto d’applicazione analogica. In terzo luogo altro argomento contro

l’interpr estensiva delle norme penali è quello contenuto nell’art 1 cod pen “nessuno può essere

punito per un fatto che non sia espressamente previsto dalla legge”. L’art 14 è comunemente

inteso come esprimente solo il divieto all’anologia. La giurisprudenza ritiene anzi, che l’interpr

estensiva possa riferirsi alle disp eccezionali. La cassazione penale non nutre dubbi sul fatto che

anche le disp penali siano suscettibili a interpr estensiva argomentando che siffatta intepr mira

semplicemente a far coincidere la portata della norma con la reale volontà del legislatore.

Per quanto riguarda l’applicazione dei princ generali, il giudice dovrà applicare quelli di diritto

positivo, cioè quelli che sono direttamente espressi o se inespressi cmq persuasivamente

desumibili da disp positivamente formulate nelle fonti del diritto vigente.

CAPITOLO XI PRINCIPI DI DIRITTO

Si usa distinguere tra norme particolari o specifiche e principi fondamentali e/ogenerali.

Secondo un certo modo di vedere i principi sono norme “a fattispecie aperta” e/o norme

indefettibili. La fattispecie di una norma è chiusa allorché la norma enumera sia i fatti in

presenza dei quali si produce la conseguenza giuridica che essa dispone, sia le eventuali

eccezioni, ossia i fatti in presenza dei quali le conseguenze giuridiche della norma non si

producono. La fattispecie è aperta allorché manchino (cioè non ci siano) i 2 presupposti detti. La

norma è indefettibile allorché non ammetta altre eccezioni oltre a quelle espressamente statuite

dalla norma stessa o da altre norme dell’ordinamento. La norma è defettibile qualora ammetta

eccezioni implicite e perciò indeterminate.

Secondo un diverso modo di vedere i principi sono norme “generiche” che da un lato esigono

l’emanazione di altre norme che diano loro attuazione o concretizzazione, ma per un altro verso

possono essere attuate e concretizzate in modo diversi e alternativi.

Secondo un altro modo di vedere i principi si distinguono dalle norme specifiche per la loro

posizione nell’ordinamento giuridico o in qualche suo particolare settore. I principi sono

fondamentali nel senso che danno fondamento e/o giustificazione ad altre norme, in secondo

luogo i principi sono fondamentali nel senso che non richiedono o sembrano non richiedere, a

loro volta fondamento e/o giustificazione, dato che sono concepiti come ovvi e intrinsecamente

giusti, insomma rivestono speciale importanza.

Classificazione di principi. Essi costituiscono una categoria eterogenea sotto diversi profili. 1)

In primo luogo si distingue tra princ cost e princ di rango legislativo. I primi, essendo la cost

rigida e perciò sovraordinata alla legge sono vincolanti per il legislatore. I secondi possono

essere abrogati o derogati dalla stessa legge. Nell’ambito dei princ cost ve ne sono alcuni detto

“supremi”, che non possono essere derogati, abrogati o sovvertiti in alcun modo, neppure dalla

cost. 2) vi sono poi i princ che riguardano l’intero ordinamento e princ che abbracciano solo uno

specifico settore o una singola materia. I primi sono i “princ generali in senso stretto” (sono per

lo più princ cost) i secondi sono i “princ settoriali” (alcuni sono di rango cost. altri di rango

legislativo). 3) ci sono poi i princ espressi e quelli inespressi. I rpimi sono esplicitamnte

formulati in una disp normativa. I secondi non sono esplcitamente formulati in una disp

normativa, ma soni impliciti, elaborati o “costruiti” dagli interpreti. Gli interpr non si atteggiano

a legislatori ma assumono che tale princ sia implicito, latente, nel discorso delle fonti, essi

integrano il diritto, non interpretano. I princ inespressi sono desunti dagli operatori giuridici: ora

da singole norme, ora da insiemi più o meno vasti di norme, ora dall’ordinamento giuridico nel

suo complesso.

Costruzione dei principi inespressi. Ci sono 3 diverse tecniche. 1) una consiste nella

“induzione” di norme generali a partire da norme particolari, è un procedimento altamente

discrezionale. 2) una consiste nell’avanzare congetture intorno alle ragioni, agli scopi, alle

intenzioni, ai valori, del legislatore. Esse dipendono da valutazioni e perciò sono discrezionali.

3) una terza consiste per un verso nell’elaborare una norma implicita che si suppone strumentale

all’attuazione di un principio; e per altro verso, nell’elevare, poi al rango superiore di principio

la norma implicita così costruita.


ACQUISTATO

8 volte

PAGINE

22

PESO

127.56 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Tecniche dell'interpretazione e dell'argomentazione, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Interpretazione dei documenti normativi di Guastini. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: interpretazione dei testi normativi, interpretazione delle consuetudini,controversie, analisi della teoria scettica, problemi d'interpretazione, l'attività interpretativa, tecniche interpretative. Un utile appunto per ripassare i temi dell'interpretazione illustrati dal prof. Riccardo Guastini dell'Università di Genova.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecniche dell'interpretazione e dell'argomentazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Guastini Riccardo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Tecniche dell'interpretazione e dell'argomentazione

Appunti completi lezioni del Prof. Ratti di Tecniche dell'interpretazione e dell'argomentazione
Appunto
Fondamenti del diritto europeo - Pavese
Appunto
Sistemi giuridici comparati - Appunti
Appunto
Procedura penale - Schemi e sunti, prof. Della Casa
Appunto