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individuata la struttura enunciativa del messaggio e viene attribuito ad esso un primo

provvisorio significato, nella seconda fase l’interprete valuta i risultati della prima interpr,

decide il significato del testo normativo scegliendo una tra le diverse interpr possibili e

precisandone il contenuto.

Controversie epistemologiche sull’interpretazione

In quanto attività mentale essa non è suscettibile di analisi, poiché non si vede come sia

possibile penetrare nelle menti degli interpreti. Conviene allora considerare l’interpr non come

attività mentale ma come attività discorsiva.

Tre principale teorie si contendono il campo nel pensiero giuridico moderno: una teoria

cognitiva, una scettica, una mista (o eclettica) che tenta di conciliare le due precedenti. Esse si

limitano ad offrire una risposta alla domanda se l’interpr sia atto di conoscenza o di volontà.

La teoria cognitiva: qui l’interpr è atto di conoscenza. Il significato deve ritenersi incorporato ai

testi normativi, ogni teso normativo è suscettibile di una sola interpr vera, ed ogni questione di

diritto è suscettibile di una sola soluzione corretta.

La teoria scettica: linterpr è atto di scelta, e quindi di volotnà. Oggetto di scelta è il significato.

Vi sono due varianti, la prima è estrema: i testi normativi non hanno altro significato che quello

deciso discrezionalmente dagli interpreti, e gli interpreti sono interamente liberi di attribuire

qualunque significato a qualunque testo; la seconda variante è moderata: ciascun testo esprime

potenzialmente non un solo significato, ma una pluralità, l’interpr consiste nella scelta di uno di

questi significati a preferenza di altri (in modo discrezionale).

La teoria eclettica: l’interpr è talora atto conoscitivo altra volte atto di volontà. Vi sono anche

qui due versioni: la prima sottolinea l’irriducibile trama aperta (open texture) ossia la vaghezza,

l’indeterminatezza, l’imprecisione di qualunque disposizione giuridica e distingue, entro il

significato di ogni disposizione normativa, accanto ad un nocciolo di significato stabile e

accertato, una penombra di incertezza. Quindi vi sono casi che certamente ricadono nel, o

altrettanto certamente fuoriescono dal, suo campo di applicazione (casi facili e chiari), come

pure controversie marginali per le quali l’applicazione della norma è dubbia, discutibile,

controversa. L’interpr è atto di conoscenza allorché si tratta di decidere la qualificazione

giuridica di un caso chiaro, è atto di volontà quando si tratta di decidere la qualificazione di un

caso dubbio.

La seconda versione della teoria distingue non tra casi facili o difficili, ma tra testi chiari o

oscuri. Quando il teso è chiaro non vi sono dubbi circa il significato (atto di conoscenza),

quando il testo è oscuro l’interpr consiste nella scelta tra più significati in competizione (atto di

volontà)

Analisi della teoria cognitiva

Essa suppone e sostiene tre tesi rilevanti: 1) il significato è cosa precostituita all’interpretazione

(esiste prima dell’interpr e indipendentemente da essa); 2) ogni testo normativo ha un solo

significato univoco e preciso; 3) tale significato è suscettibile di conoscenza.

Analisi della teoria scettica

La teoria esrema sostiene e suppone: 1) i testi normativi non incorporano alcun significato

determinato fino a quando l’interprete non glielo attribuisca; 2) il significato non è cosa

precostituita all’interpr, ma è il suo prodotto o risultato; 3) prima dell’intepr non c’è alcun

significato suscettibile di conoscenza. La teoria moderata sostiene: 1) i testi normativi

incorporano non un solo significato ma una molteplicità di significati in competizione tra loro;

2) tali significati sono suscettibili di conoscenza; 3) il significato che risulta dall’interprete è

frutto di una scelta tra i più significati.

Per entrambi i cari gli enunciati intepretativi non sono né veri né falsi, essi non descrivono ma

ascrivono (decidono) un significato.

Analisi della teoria eclettica sia parzialmente precostituito all’interpretazione

La prima variante sostiene che: 1) il significato

e suscettibile di conoscenza; 2) che ogni testo normativo incorpori un solo significato, univoco,

ma fatalmente vago indeterminato impreciso. Gli enunciati interpretativi sono nei casi facili

enunciati del linguaggio descrittivo, come tali veri o falsi, nei casi difficili sono enunciati del

linguaggio ascrittivo o decisorio, come tali né veri né falsi. Nei casi facili è atto di conoscenza,

nei casi difficili è atto di decisione. La seconda variante sostiene: 1) il significato è talvolta

precostituito all’interpretazione e suscettibile di conoscenza, talaltra no; 2) alcuni testi normativi

incorporano, in virtù della loro formulazione, un significato univoco e preciso, mentre altri no.

cognitiva. E’ plausibile che il significato sia cosa precostituita all’interpr, ma

Critica sulla teoria

è insostenibile che ogni testo normativo esprima un solo significato univoco e preciso, ciò

contrasta in modo stridente con due fondamenti comuni a qualunque esperienza giuridica: i

contrasti interpretativi e i mutamenti di interpretazione. In realtà la teoria cognitiva è oggi ormai

screditata.

Sulla teoria scettica. Essa può avere due varianti o prima dell’interpr non esiste alcun significato

o che prima dell’interpr non ne esiste uno solo. Nel primo caso è implausibile, a proprio favore

esse non può addurre se non l’assunzione che il significato sia il prodotto e non l’oggetto

dell’interpr, contro di essa si può addurre che la tesi dell’indeterminatezza radicale del

significato rende impossibile distinguere tra espressioni significanti e espressioni prive di

significato. Intesa nel secondo modo la tesi è indiscutibile.

Sulla teoria eclettica. La prima variante richiama l’attenzione sulla irriducibile vaghezza del

ma ne restano fuori i fenomeni dell’equivocità. Così le questioni interpretative

significato

restano circoscritte ai problemi di sussunzione di fattispecie o casi concreti (casi difficili) sotto

norme che per ciò stesso devono essere state già previamente identificate. Quanto alla tesi che

gli enunciati interpretativi abbiano carattere ora descrittivo ora ascrittivi a seconda che il

significato attribuito al testo sia pacifico o controverso, si può osservare che non si vede come il

carattere descrittivo o ascrittivi di un enunciato interpretativo possa dipendere dal significato

(indiscusso o controverso) che esso attribuisce al testo interpretato. Comunque sia, se è vero che

ogni testo normativo incorpora molteplici significati allora è anche vero che l’interpr giudiziale

consiste in una scelta fra tali significati e per tanto in un atto di volontà; e se così è allora è

anche vero che gli enunciati interpretativi giudiziali hanno necessariamente carattere decisorio o

ammette l’equivocità come proprietà

ascrittivi e non mai descrittivo. La seconda variante

oggettiva dei testi stessi, ma in realtà l’equivocità dei testi normativi è il prodotto non solo della

loro formulazione ma anche e soprattutto di altri due fattori, il primo è che il gioco dell’interpr

un gioco non cooperativo ma di conflitto, l’interpr non è mai neutrale, lo scopo non è

giuridica è

mai comprendere ciò che veramente è detto ma piuttosto volgere le parole del legislatore a

proprio favore; il secondo fattore è la circostanza che sull’interpr dei testi giuridici si proiettano

le dottrine dei giuristi. Per cioò tutti i testi sono potenzialmente equivoci e l’enunciato che

esprime la scelta tra i significati ha necessariamente carattere decisorio e non descrittivo.

CAPITOLO III INTERPRETAZIONE E DEFINIZIONE

Mentre il concetto di interpr è controverso nella letteratura giuridica, vi è accordo generale nella

letteratura logico-filosofica sulla tipologia e sul concetto di definizione. Definire e interpr

sembrano essere due nomi diversi per una stessa attività. Si parla di definizione in riferimento

alla determinazione del significato di singoli vocaboli, mentre si parla di interpr per la

determinazione del significato di un enunciato.

Definizioni lessicali. Esse descrivono il modo in cui un dato sintagma o vocabolo è

effettivamente usato da qualcuno, sono lessicali le definizioni contenute nei dizionari. Esse sono

descrittive e come tali vere o false.

Definizioni stipulative. Sono definizioni che propongono di usare un certo vocabolo in un modo

determinato a preferenza di altri, compie una stipulazione che decida di usare un termine o di

intendere una data espressione in un dato modo. Una definizione stipulativi è necessaria

ogniqualvolta si introduca nel discorso un vocabolo nuovo. Le definizioni stipulative sono

enunciati né veri né falsi, perché non descrivono alcunché. Si possono trovare stipulazioni pure

quando si attribuisce ad un vocabolo un significato nuovo che non trova alcun riscontro negli

usi linguistici preesistenti come pure l’attribuzione di un significato ad un vocabolo di nuovo

conio. Ridefinizione: tutti o quasi i vocaboli hanno un significato impreciso, si ha ridefinizione

quando si attribuisce a un vocabolo in uso di un significato non ambiguo.

Interpretazione cognitiva e decisoria

Nella interpr cognitiva si accerta ovvero si fa una congettura sul significato o significati di una

data espressione. Essa è del tutto analoga alla definizione lessicale ed è atto di conoscenza.

L’interpr decisoria: consiste nel proporre o decidere di attribuire ad una data espressione un

significato determinato a preferenza di altri, è un atto di volontà e non di conoscenza.

Tutte le disposizioni normative ammettono una pluralità di interpr, nel senso che tutte hanno un

significato equivoco, e che tutte hanno un signif dai confini indeterminati; ebbene un primo tipo

d’interpr decisoria consiste nello scegliere un significato univoco a preferenza di altri

nell’ambito di quelli ammissibili. Un secondo tipo di interpr decisoria consiste nell’attribuire ad

un testo normativo un nuovo significato, che non trova riscontro negli usi linguistici esistenti e/o

nelle decisioni interpretative precedenti o che non è argomentabile secondo i metodi

interpretativi comunemente accattati.

CAPITOLO IV ANCORA SULLA TEORIA SCETTICA

La tesi scettica moderata è semplice: ogni testo normativo è di fatto interpr in modi diversi e

configgenti dai diversi operatori. Se tutti i testi normativi sono di fatto interpr in modi diversi,

allora tutti i testi normativi sono suscettibili di interpr diverse. Ogni diversa interpr attribuisce al

testo interpr un diverso significato. Per tanto ogni testo normativo esprime, potenzialmente non

già un solo univoco significato ma una pluralità di significati in competizione. Nessuna

questione di diritto ammette sola risposta corretta (no right answer), una questione di dirtto

ammette una pluralità di risposte tutte egualmente corrette e nessuna vera. Gli scettici dicono

che non vie è alcun significato prima dell’interpr, ciò non nel senso che non esistono significati,

ma nel senso che ogni testo ne esprime più di uno, l’interpr ne sceglie uno tra questi. La

molteplicità di interpr dipendono non tanto dalla equivocità oggettiva del linguaggio in cui gli

enunciati normativi sono espressi, ma: 1) dal contesto in cui ciascun enunciato si inserisce; 2)

dalle tesi dogmatiche elaborate dai giuristi prima e indipendentemente dall’interpr; 3) dalla

molteplicità delle tecniche interpretative che producono risultati diversi.

Una obiezione anti-scettica e una contro-obiezione

Contro la tesi scettica è lecito sollevare un dubbio: ma davvero tutti i testi normativi sono

soggetti a interpr configgenti? Dopo tutto sembrerebbe di no, vi sono enunciati normativi il cui

significato è pacifico. Cio però non persuade. L’esistenza di dissensi interpr non esclude affatto

l’esistenza di consensi interpr, ma è vero anche il contrario. D’altro canto le controversie interpr

non sono destinate a restare prive di soluzione. Al contrario è abbastanza normale che le

e che l’interpr di una certa disposizione di stabilizzi. Ciò non esclude

controversie si plachino

tutta via che nuove controversie possano nascere rimettendo così in discussione un significato

che ormai sembrava acquisito.

La tesi dello scetticismo estremo è che anything goes, nel senso che gli interpreti possono

attribuire a qualunque testo normativo qualsiasi significato a che, d’altra parte, non vi è modo di

discriminare tra genuina interpr, ossia scelta tra più significati possibili, e creazione di

significati nuovi.

Kelsen: 1) ogni testo normativo offre agli interpreti non una sola possibilità di interpr ma una

cornice di molteplici interpr diverse egualmente possibili o ammissibili. 2) costituisce interpr

cognitiva l’accertamento di tali significati. 3) costituisce interpr decisoria la scelta di uno di tali

significati. 4) l’interpr decisoria può essere compiuta dai giuristi che dagli organi di

applicazione. 4.1) l’interpr decisoria compiuta dai giuristi è priva di effetti giuridici, quella

compiuta dagli organi decisori, costituisce interpr autentica e produce effetti giuridici almeno

provvisori e almeno tra le parti. 5) talvolta gli interpreti attribuiscono al testo normativo un

nuovo significato che non rientra tra quelli accertati o accertabili in sede d’interpr cognitiva. 6)

il diritto positivo non distingue tra tesi che cadono fuori o dentro la cornice, anche l’interpr che

attribuisce al testo un significatodel tutto nuovo è autentica e produce gli effetti giuridici suoi

propri come qualunque altra interpr.

Un obiezione moderata: la cornice presa sul serio.

La teoria kelsiana si esaurisce nei 5 primi punti, il sesto non dice nulla sull’interpr, il suo

oggetto non è l’interpr ma l’efficacia giuridica che il diritto positivo connette, alle decisioni

Per la teoria dell’interpr si deve distinguere: per un verso,

interpr degli organi dell’applicazione.

l’interpr di testi normativi, ossia l’identificazione delle norme, dall’applicazione di norme

previamente identificate, per un altro verso, la scelta di un significato dalla creazione di

significati nuovi. L’attribuzione ad una disposizione di un significati nuovo, che non rientra

nella cornice ha per effetto di allargare la cornice stessa (agli interpreti futiri si presenterà una

cornice che lo include). Per lo scetticismo è sufficiente mostrare che i giudici sempre hanno

discrezionalità poiché sempre hanno possibilità di scelta tra una pluralità di significati.

Anti-scetticismo

Tuttavia la teoria contemporanea dell’interpr sembra dominata da un paradigma anti-scettico,

teoria detta eclettica, il cui nocciolo è costituito dalla distinzione, casi facili e casi difficili, i

giudici non sempre hanno discrezionalità, dato che non tutti i casi sono difficili o dubbi, per i

casi chiari vi è una sola soluzione corretta. L’idea di fondo nella distinzione tra casi chiari e casi

difficili è che i problemi di interpr derivino dalla “open texture” ossia dalla vaghezza del

riferimento, propria del linguaggio in cui le norme giuridiche sono formulate, e più

precisamente dalla vaghezza dei predicati, ossia dei termini che denotano classi. Una volta

individuata la norma, alcuni casi ammettono una soluzione, ossia ricadono univocamente nel

campo di applicazione della norma in questione. Ma è proprio nell’individuazione della norma,

all’uno o all’altro caso concreto, che si esercita primariamente la

non nella sua applicazione

discrezionalità interpretativa. Il diritto presenta una duplice indeterminatezza, cui corrispondono

due distinti problemi di interpr; indeterminatezza dell’ordinamento e indeterminatezza di ogni

singola norma. L’indeterminatezza dell’ordinam, solleva problemi di identificazione delle

norme vigenti. L’indeterminatezza delle norme solleva invece problemi di sussunzione, ossia

problemi di accertamento del contenuto di norme previamente identificate come vigenti, la

teoria dell’open texture vede solo questo fenomeno. I problemi di indeterminatezza

dell’ordinamento sono antecedenti ai problemi di indeterminatezza di ciascuna norma, nel senso

E’ altresì chiaro che i problemi dell’uno e

che esigono una soluzione previa e indipendente.

dell’altro tipo sono intrecciati in qualunque pratica interpretativa. Non di meno si tratta di

problemi concettualmente distinti. Occorre insistere che l’interpr in concreto presuppone quella

anti scettica dell’open texture è una teoria monca che circoscrive il suo

in astratto. La teoria

orizzonte all’interpr in concreto e nulla dice dell’interpr in astratto.

PROBLEMI D’INTERPRETAZIONE

CAPITOLO V

Le norme non sono l’oggetto ma piuttosto il prodotto dell’interpretazione di un enunciato

normativo.

Mai o quasi mai un enunciato normativo si presenta univoco, di solito sono equivoci, cioè

esprimono potenzialmente più di un significato. Ogni interpr ricava da un enunciato un

significato diverso. In molti casi i problemi interpretativi degli enunciati normativi non

dipendono dalla loro formulazione linguistica, ma da 3 altri fattori: 1) il primo fattore di

equivocità è il contesto in cui ciascun enunciato si colloca; 2) altro fattore di equivocità è la

senso che gli interpreti in genere e i giudici in specie si accostano all’intepr dei

dogmatica. Nel

testi normativi assistiti da presupposizioni teoriche destinate a condizionare e ad orientare le

loro decisioni interpretative; 3) il terzo e forse più importante fattore di equivocità è la pluralità

delle tecniche interpretative. Un medesimo enunciato normative, esprime diversi significati a

seconde della tecnica interpretativa adottata.

Non tutti i problemi di equivocità dei testi normativi nascono da intrinseci difetti del linguaggio

delle fonti. Molti di essi dipendono dal fatto che i giuristi sovrappongono ai testi normativi le

loro costruzioni dogmatiche che condizionano le lorointerpr almeno in due modi: 1) rendendo

equivoche le formulazioni che di per sé, fuori dalla cultura giuridica non lo sarebbero; 2)

orientando le decisioni interpr in un senso di preferenza di altri.

Risolta l’equivocità i problemi di interpr non sono ancora terminati; gicchè all’interpr si

presentano delle norme, ma ogni norma ha una trama aperta, ossia contorno indefiniti, quindi

possono darsi casi rispetto ai quali l’applicabilità della norma è dubbia. La vaghezza del

linguaggio usato fa sì che l’interpr di fronte ad un caso marginale, cioè ad un caso che cade ai

margini della trama, possa decidere discrezionalmente se la fattispecie in esame debba o no

essere considerata inclusa nel campo di applicazione della norma in questione.

Antinomia e lacune.

Anch’esse sono annoverate tra i problemi di interpr. Antinomia: può accadere che 2 norme

statuiscono per una medesima fattispecie singolare e concreta conseguenze giuridiche

incompatibili tra di loro. Il caso ammettendo due soluzioni può essere deciso discrezionalmente

in un modo o nell’altro, un giudice potrà decidere in un modo, un altro giudice successivamente

potrà decidere in un altro, o anche lo stesso giudice successivamente potrà pronunciarsi in modo

diverso, ciò contravviene al principio di uguaglianza.

Lacuna: vi sono più tipi di lacune, qui si parla delle lacune normative. Si dice che in u

ordinamento giuridico vi sia una lacuna normativa ogni qual volta si presenti una fattispecie per

la quale nessuna norma dell’ordinamento preveda una qualsivoglia conseguenza giuridica.

Per tanto mentre l’equivocità richiede soluzioni interpretative, le lacune e le antinomie

richiedono altro. Una antinomia non può essere risolta se non rifiutando l’applicazione di una

delle due norme in conflitto (o perché abrogata, illegittima o derogata); una lacuna non può

essere superata se non colmando il vuoto normativo, aggiungendo una nuova norma (inespressa)

che connetta una qualche conseguenza giuridica alla fattispecie non prevista; ma ciò non è

propriamente interpr ma creazione di diritto nuovo o integrazione del diritto.

L’ATTIVITA’ INTERPRETATIVA

CAPITOLO VI

Il diritto presenta una duplice indeterminatezza cui corrispondono due distindi problemi di

interpretazione. 1) è indeterminato l’ordinamento: nel senso che dubbio quali norme

appartengono all’ordinamento, 2) è indeterminata ogni singola norma vigente: nel senso che è

dubbio quali fattispecie ricadano nel suo campo di applicazione. L’indeterminatezza

dell’ordinamento solleva problemi di identificazione delle norme vigenti (interpr in astratto),

l’indeterminatezza delle norme solleva problemi di sussunzione, ossia problemi di accertamento

del contenuto di norme previamente identificate come vigenti (interpr in concreto).

Interpr cognitiva, decisoria, creazione normativa

L’interpr cognitiva può consistere o nel constatare le diverse interpr che un certo enunciato

normativo di fatto ha ricevuto; i diversi significati che gli sono stati attribuiti da giudici, giuristi

ecc. o nel congetturare i diversi significati possibili di un enunciato, tenendo conto delle regole

delle tesi dogmatiche. Nel primo caso l’interpr

delle lingua, delle tecniche interpretative,

cognitiva altro non è che rilevazione e descrizione di interpretazioni passate; nel secondo caso è

piuttosto predizione di interpr future. (è cmq descrittiva, come detto sopra e per ciò vera o

falsa).

L’interpr decisoria, consiste invece nel decidere il significato di un enunciato normativo, ossia

nello scegliere un significato determinato. L’interpr decisoria presuppone quella cognitiva. La

cognitiva mette in luce, l’indeterminatezza dell’ordinamento, ossia l’equivocità dei testi

normativi, l’interpr decisoria la risolve (è ascrittiva).

L’interpr creativa, consiste non di attribuire all’enunciato l’uno o l’altro dei significati accertati

in sede d’interpr cognitiva, ma nell’attribuire ad esso un significato del tutto nuovo, non incluso

nel novero dei significati accertati. Qui non si accerta (interpr cognitiva) né si sceglie (interpr

decisoria) ma si crea un nuovo significato, allargando il novero dei significati accertabili in sede

interpr cognitiva. Essa è ascrittivi.

Interpr dei testi normativi e integrazione del diritto

L’interpr va tenuta distinta dalla integrazione, un conto è ricercare il significato della legge,

altro conto è la ricerca del principio giuridico da applicare a un caso dalla legge non previsto.

Integrazione consiste nella formulazione di norme inespresse cioè norme che non costituiscono

il significato di di alcuna disposizione.

L’interpr in astratto: consiste nel determinare il significato di un testo normativo, cioè

determinare quali norme esso esprime senza riferimento ad alcun caso concreto (può essere

cognitiva, decisoria o creativa). In particolare l’interpr in astratto decisoria è analoga alla

traduzione, perchè consiste nel riformulare l’enunciato interpretato, il risultato sarà un nuovo

enunciato che per l’interprete è sinonimo dell’enunciato interpretato. Interpr in concreto, qui si

applica o no ad una singola fattispecie la norma previamente individuata in sede di interpr in

astratto, ossia nel decidere se una data fattispecie concreta ricada o non nel campo di

applicazione della norma. L’interp in astratto mette in luce l’equivocità dei testi normativi,

l’interpr in concreto riduce o risolve la vaghezza delle norme. L’interpr in concreto presuppone

quella in astratto. L’interpr in concreto si rifà ai fatti, quando viene svolta da un giudice si ha

l’applicazione del diritto ad un caso concreto.

Prodotto dell’interpr.

Il prodotto altro non è che il significa attribuito al testo interpretato. Vanno fatte delle

distinzioni: significato oggettivo e significato soggettivo. Il primo intende il contenuto

concettuale di un testo preso da sé, astraendo da ogni altra possibile considerazione (significato

testuale, linguistico letterale). Il secondo soggettivizza l’intenzione del legislatore (significato

intenzionale)

Significato originario e significato odierno: il priimo è quello che il testo normativo ha al

momento della sua entrata in vigore, il secondo è quello che un teso normativo assume nel

momento in cui viene interpretato. Si tratta di significati potenzialmente diversi, specie quando

il teso normativo interpr sia molto risalente nel tempo.

CAPITOLO VII DALLE DISPOSIZIONI ALLE NORME

Nel linguaggio dei giuristi, il vocabolo norma è largamente usato in riferimento sia agli

enunciati che si incontrano nelle fonti del diritto, sia ai loro significati. Va chiarito che la

“disposizione” è l’oggetto dell’interpr, mentre la norma è il suo risultato; non sono quindi

sinonimi. Molte disposizioni esprimono non una sola norma ma una molteplicità di norme

“nessuno può essere punito se non in forza di una legge che

congiunte. Per es art 25 II c. cost.

sia entrata in vigore prima del fatto commesso” 1) riserva assoluta di legge in materia penale;

2) principio di irretroattività della legge penale.

Molte disposizioni sono ambigue, infatti possono essere interpretate in diversi modi. Ogni

interpr corrisponde a un diverso significato e per tanto una diversa norma.

Vi sono poi le disp sinonime: può accadere che due disposizioni siano perfettamente sinonime,

abbiano cioè il medesimo significato o siano parzialmente sinonime. Nel senso che esse

esprimono due insiemi di norme che si sovrappongono in parte; ovvero ciascuna di esse esprime

una pluralità di norme, tale che una o più norme espresse dalla prima disposizione siano anche

espresse dalla seconda.

Norme ricavate da più disposizioni: accade che una norma sia ricavata per via interpr non da

una singola disposizione, ma da una pluralità di disp combinate, ciò è il combinato disposto

Disposizioni senza norme: può accadere che una disp non esprima alcuna norma, è cioè priva di

significato normativo, o che il suo contenuto normativo se mai sussiste è tuttavia

incomprensibile e non è suscettibile di identificazione in sede interpr.

Norme prive di disp. Sono ad es prive di disp le norme di origine consuetudinaria, ma

soprattutto ne è priva ogni norma che non possa essere riferita ad una precisa disp come suo

significato, essendo meramente implicita o inespressa. Al contrario è espressa ogni norma che

possa essere imputata ad una specifica disp come suo significato. Ogni norma inespressa è

ricavata da una o più norme espresse mediante un ragionamento, ove appunto una o più norme

espresse costituiscono premesse e la norma inespressa costituisce conclusione. Vi sono 4 tipi di

norme inespresse: 1) vi sono norme inespresse che sono da ricavare a partire da norme espresse

mediante ragionamenti logicamente validi (ossia deduttivi), in cui non compaiono premesse che

non siano norme espresse (per es: i maggiorenni hanno diritto al voto, i diciottenni sono

maggiorenni = i diciottenni hanno diritto al voto). 2) vi sono norme inespresse che sono ricavate

da morme espresse mediante ragionamenti logicamente validi, in cui compaiono premesse che

non sono affatto norme espresse, ma sono enunciati interpretativi: per es definizioni di termini

usati nella formulazione di norme espresse. 3) vi sono norme inespresse che sono frutto di

ragionamenti tra le cui premesse figurano enunciati che non sono affatto norme espresse, ma

tesi dogmatiche costruite previamente e indipendentemente dall’interpr di

sono piuttosto

qualsivoglia specifico enunciato normativo. 4) vi sono norme inespresse che sono ricavate, più o

meno, persuasivamente, a partire da norme espresse secondo schemi di ragionamento non

deduttivi, logicamente validi.

Le norme inespresse del primo tipo possono essere considerate implicite in senso stretto (cioè in

senso logico), e quindi per così dire, positive, sebbene non formulate. Le norme di secondo tipo,

per contro, sono il prodotto di un lavoro di interpr; nascono, più precisamente, da una

combinazione di deduzione logica e interpr. Le norme del terzo e del quarto tipo, infine sono il

frutto di creazione di diritto da parte degli interpreti. Quelle del terzo tipo, in particolare, sono il

prodotto di una lavoro di “costruzione giuridica”: nascono insomma da una combinazione di

interpr e dogmatica.

Decisioni interpretative

La differenza tra disp e norme è nette nelle decisioni interpr del giudice cost. una decisione

interpr è infatti una sent dove il giudice cost si pronuncia non su una disp ma su una interpr di

una disp, ossia su una norma. In particolare, nelle sent interpr di rigetto, il giudice cost dichiara

che una certa disp non è costituzionalm illegittima se essa è interpr in un certo modo, cioè se da

essa si ricava una norma e non un’altra. La disp sarebbe costituzionalm illegittima, qualora fosse

interpr diversamente. Ma proprio perché quella disp può essere interpr in modi diversi e almeno

all’interpr, non vi sarà ragione di dichiararla illegittima, barserà

una delle sue interpr è conforme

raccomandare che essa sia interpr in modo conforme alla cost. nelle sent di accoglim (dove il

giudice dichiara l’illegittimità cost di una norma ma non anche della disp), l’effetto della sent

annulla la norma incostituz ma no la o le disp corrispondenti che restano valide.

Le sent di accoglimento che vertono su norme e lasciano inalterate le disp possono essere di 3

tipi: 1) sent interpr di accoglim in senso stretto. Tali sono le sent che dichiarano invalidità non

delle disp ma solo una delle possibili interpr alternative. La disp conserva pertanto la sua

validità. Una delle possibili interpr sarà ormai preclusa. 2) sent interpr di accoglim parziale. Qui

le sent che dichiarano invalidità non della disp, ma solo una delle norme congiuntamente

espresse dalla disp. Anche in questo caso, la disp resta valida. L’annullamento colpisce solo una

delle molteplici norme che asse esprime. Quindi il contenuto normativo della disp risulta ormai

ridotto. 3) sent che annullano una norma implicita, inespressa. Qui le sent dichiarano invalida

una norma che non costituisce il significato di alcuna specificadisp, ma è ricavata dalla

combinazione da una pluralità di disp. Anche qui nessuna disp perde di validità.

CAPITOLO VIII INTERMEZZO SUL RAGIONAMENTO GIORIDICO

Il ragionamento può essere una processo mentale attraverso cui si perviene ad una conclusione o

decisione, o un discorso con cui si giustifica tale conclusione o decisione. Qui interesse il

ragionamento come discorso.

I ragionamenti posso essere classificati in due modi: ragionamenti aletici e ragionamenti

normativi. Il ragionam aletico o teorico si compone di premesse e conclusione, sono enunciati

del discorso conoscitivo o descrittivo e come tale né vero né falso. O ragionamenti deduttivi e

non deduttivi. Qui si tratta della struttura logica dei ragionamenti e per conseguenza della loro

forza persuasiva. Un ragionamento ha struttura deduttiva allorché la conclusione è logicamente

implicita nelle premesse. Un ragionamento ha struttura non deduttiva in ogni altro caso. I

ragionamenti deduttivi sono altresì cogenti o stringenti, nel senso che, se si accettano le

premesse, non si può non accettare la conclusione, qui le premesse garantiscono la conclusione.

I ragionamenti non deduttivi sono invece, non stringenti, nel senso che di essi si può (senza

contraddirsi) rifiutare le conclusioni pur accettando le premesse: le premesse non garantiscono

le conclusioni.

Scoperta e giustificazione della decisione. In relazione alle decisioni giudiziali si distingue tra il

processo psicologico attraverso cui il giudice perviene alla decisione e il discorso attraverso cui

l’argomenta o la giustifica pubblicamente. Non necessariamente la giustificazione riflette il

processo psicologico. Il discorso giustificatorio può essere la “razionalizzazione” ex post di una

decisione a cui il giudice è arrivato con una processo psicologico del tutto irrazionale (emozioni,

preferenze ideologiche). Negli ordinamenti in genere le sent presentano i caratteri del

dispositivo e della motivazione. Il dispositivo è la conclusione di un ragionamento, la

motivazione è l’insieme degli argomenti addotti a giustificazione della decisione.

Giustificazione interna ed esterna. La giustificazione interna è costituita dalle premesse

necessarie e sufficienti a fondare logicamente la decisione, tali premesse devono includere una

norma. La giustificazione estrerna è costituita dall’insieme delle ulteriori premesse che sono

necessarie a fondare la scelta delle premesse che costituiscono la decisione interna. La

giustificazione interna è sempre necessaria altrimenti la decisione sarebbe priva di fondamento.

La giusitificazione esterna è necessaria se e in quanto le premesse della giustificane interna

siano di fatto contestate o contestabili la giustificazione interna ha carattere logico deduttivo, la

giustificazione esterna ha piuttosto carattere retorico.

La giustificazione interna: si possono immaginare 2 modelli di giustificazione delle decisioni

giudiziali; un modello deontologico ed un modello teleologico (strumentale) per il primo la

decisione è giustificata se è logicamente fondata su una norma previa (richieste necessariamente

per decisioni giurisdizionali), per il secondo se la decisione è giustificata se è teleologicamente

congruente rispetto al fine prefissato (ammesse per le decisioni amm). Si può dire che la

giustificazione interna delle decisioni giurisdizionali deve avere struttura certamente deduttiva e

deve includere una norma tra le premesse, più precisamente, il contenuto della decisione deve

essere logicamente dedotto da una norma in congiunzione con una proposizione conoscitiva.

La giustificazione esterna: a differenza di quella interna non ha carattere logico deduttivo, per

più o meno persuasiva ma in nessun caso “stringente”. La giustificazione esterna

ciò può essere

consite in due catene distinte di argomenti: 1) la prima è costituita dall’insieme degli argomenti

addotti a sostegno della scelta della premessa normativa (ossia della norma cui si da

applicazione); 2) la seconda è costituita dall’insieme degli argomenti addotti a sostegno della

premessa conoscitiva.

La giustificazione esterna della premessa normativa, essa solleva 5 problemi: 1) attiene alla

validità formale dei testi normativi (leggi, regolamenti etc) da cui la norma assunta come

premessa nella giustificazione interna è ricavata. Un testo normativo è valido per lo più se è

emesso dall’autorità competente secondo il procedimento prescritto (negli ordinamenti moderni

si ha la pubblicazione del testo). La validità formale del testo normativo deve essere

argomentata adducendo la “storia istituzionale” del testo in questione. 2) problema sull’interpr

dei testi normativi da cui ricavare la norma di cui si darà applicazione (questo è il problema

centrale della giustificazione esterna). I testi normativi come detto, sono equivoci, per ciò

l’interpr prescelta dovrà essere argomentata, perlomeno, ogniqualvolta si discosti dal significato

più ovvio e immediato delle parole e/o dalla eventuale interpr ormai consolidata del testo in

questione. Il diritto poi è incoerente, per ciò ogni ordinamento include norme che offrono criteri

di soluzione delle antinomie, e per scegliere la norma applicabile, essi sono : la norma superiore

la norma successiva deroga alla precedente, la legge speciale deroga alla

deroga all’inferiore,

generale. Ma vi sono antinomia che non hanno soluzione oppure antinomia che hanno più di una

soluzione (concorrenti e configgenti). Quindi si può dire che anche la soluzione di antinomie,

almeno in alcune circostanze, esige argomentazione. 3) Il diritto è anche lacunoso, per ciò si

esige che il giudice, con opportune strategie argomentative, ricavi dai testi normativi una norma

“implicita”, inespressa. 4) compiuta l’interpr testuale, il lavoro del giudice nontermina, la norma

generale e/o astratta determinata per via d’interpr deve essere applicata ad un caso concreto, la

norma richiede perciò “concretizzazione”. Ogni norma presenta una trama aperta, vi saranno

casi che certamente vi rientrano altri che cadono fuori dal suo campo di applicazione, altri che

sono casi dubbi. Anche la concretizzazione richiede argomentazioni per lo meno quando la

controversia da decidere si trovi in una zona “incerta” per l’applicazione della norma. 5) si tratta

qui della validità materiale della norma assunta come premessa nella giustificazione interna.

Una norma espressa è materialmente valida quando non sia in contrasto con altre norme

“superiori”. Una norma inespressa è materialmente valida se è ricavabile in modo persuasivo da

una o più nerme espresse mediante un procedimento argomentativi espressamente prescritto o

consentito dal diritto stesso e/o comunemente accettato nella cultura giuridica (oltre a non essere

contraria ad altre norme).

Negli ordinamenti di common law si parla di precedenti. Si parla di decisioni prese dai giudici

su casi precedenti che si somigliano, cioò è molto vago perché il giudice non è indirizzato ad

una interpr.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto pubblico dei servizi, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente L'interpretazione dei testi normativi, Guastini. Argomenti: i concetti, le congetture e controversie, la teoria scettica, i problemi di interpretazione, l'attività interpretativa, dalle disposizioni alle norme, l'intermezzo sul ragionamento giuridico.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vip22 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico dei servizi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Sgroi Antonino.

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