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Genealogia dell'immagine cristiana

Studi sul cristianesimo antico e le sue raffigurazioni

A cura di D. Guastini

Verso una vera arte cristiana?

Di Robin M. Jensen

I confini religiosi erano meno fissati e le identità più fluide, è per questo che il corpus dell’arte cristiana delle origini si può inserire nella categoria dell’arte romana tardo antica. I cristiani si appropriano di tipi presenti nella cultura circostante ma ne sviluppano anche di nuovi. Non abbiamo testimonianza dell’arte figurativa cristiana prima del III sec: alcuni dicono che inizialmente fossero ostili alla rappresentazione ma che poi con l’indebolimento della Chiesa siano emerse le prime immagini; altri la vedono come un progressivo affermarsi di una minoranza religiosa che gradualmente riesce ad esprimere la sua assimilazione sociale.

Critiche teologiche all’arte tra il III e V sec: Lattanzio sostiene che ci si dovrebbe astenere dal creare qualcosa che già in partenza è falso (critica all’idolatria); S. Agostino si lamenta degli errori dell’arte poiché ogni opera offriva una rappresentazione di Cristo irrilevante per la fede e molto diversa dalla verità. Paolino di Nola crede invece che le rappresentazioni figurative attirassero le persone alla Chiesa. Gregorio di Nissa, Prudenzio e Asterio di Amasea descrivono con ammirazione le decorazioni di santuari per la capacità di impressionare gli spettatori.

Differenze tra arte romana e arte cristiana del III e IV sec.: quasi completa assenza di sculture a tutto tondo, assenza di ritratti non narrativi. L’espansione del catalogo iconografico avviene nel IV sec. su oggetti, sarcofagi, mosaici. Incorporano temi religiosi neutrali (es. banchetto, pastori) e personaggi di miti classici riadattati. Poi si passa a rappresentare soggetti sul piano dogmatico. Caratteristica spesso rilevata è la bassa qualità estetica poiché si tralasciano i dettagli in favore di una più immediata trasmissione del messaggio.

Le parole e le immagini

Di Adriano Ardovino

La committenza esercita un ruolo cruciale nell’orientare l’esecuzione delle immagini ma si deve supporre che gli artisti già avessero con sé dei parametri assimilati. Si può pensare che gli artigiani traducessero un testo scritto oppure che riadattassero un sentire comune derivante dall’ascolto di una catechesi. L’immagine è tributaria più di un sentire che di una dottrina. Compresenza di elementi biblici e neutri.

Si può ritenere che l’iconopoiesi sia l’illustrazione di un discorso oppure che il discorso e l’immagine si illuminino a vicenda. Assi discorsivi su cui si basa la comprensione delle immagini paleocristiane: Necessità teologicamente comandata di farsi immagini (come ha fatto Dio con Cristo); tipologia paolina in cui tutto è prefigurazione e controfigura di altro. Il cristianesimo si afferma appropriandosi e riconvertendo elementi cristiani e non-cristiani (unificati ma non dissolti in una conciliazione senza sintesi sono Cristo e gli dei, vd. lapide di marmo sul sarcofago di una donna conservata presso Museo Lateranense del III sec).

Umiltà dell’immagine e pathos del tempo

Di Xavier Vert

Il messaggio cristiano trasgredisce la tripartizione degli stili: si fonde uno stile misto contemporaneamente umile ed elevato. Solo nel XIV sec. appare il ritratto della passione, l’assimilazione iconografica dei temi della condanna, del giudizio e dell’esecuzione, perché si era verificato un difficile ribaltamento concettuale e morale che consiste nell’adottare come immagine sacra la punizione infamante romana.

Humilis opposto a superbus viene a scoprire il campo semantico dell’umiltà. Valorizzazione dell’espressione bassa, consacrazione del brutto (vd. tradizione della bruttezza di Cristo che implica l’antitesi della bellezza di Cristo). Si distinguono due tesi: quella di un Cristo diafano e quella della connaturata bruttezza del Dio incarnato. Agostino distingue tra le due nature di Cristo: forma Dei e forma servi.

Il concilio in Trullo del 691 sotto Giustiniano II sarà il punto di arrivo: viene preferita la fisionomia di Cristo con i capelli lunghi e la barba al fine di avvicinarlo a Giove e all’apoteosi degli eroi immortali. Tertulliano fa della pazienza la summa virtus. È la akolouthia, l’azione del seguire Cristo, che fa riferimento alla sua humilitas. Pazienza dell’umiliazione, della bruttezza, del corpo, della carne che trova il suo modello nella patientia Christi. Prima si preferiva ricordare lo splendore e la vittoria, ora l’ignominia e l’orrore. Questo rovesciamento nella nomenclatura si trova anche nell’arte figurativa.

Dal punto di vista formale esiste un’arte cristiana?

Di Eugenio Russo

I cattolici romani vedono nella natura la perfezione spirituale. Per essi la natura imperfetta è l’unico legame con lo spirito. L’arte paleocristiana probabilmente dà notevole importanza all’elemento organico ma in nessun modo la natura è in competizione con l’uomo: si mostrano entrambi come qualcosa di perituro e li fecero intenzionalmente brutti.

L’incontro di due nuove visioni: la fede cristiana e Plotino

Di Stephane Bigham

Non si sa niente delle prime immagini cristiane. In campo letterario invece possiamo identificare come primo documento gli Atti di Giovanni del 125-150 che presentano alcune analogie con la Vita di Plotino. Come Giovanni, anche Plotino si rifiuta di far dipingere il suo ritratto poiché per entrambi non ha alcun valore l’immagine umana del divino. I loro discepoli però, ne hanno fatta dipingere una a loro insaputa.

Plotino sostiene che la vera bellezza è un’esperienza mistica che si rivela nella dimensione del Nous. Lo scopo dell’immagine artistica è quello di aiutare lo spettatore a risalire verso l’Uno. Alcuni studiosi hanno indicato dei procedimenti che permettono di rappresentare uno spazio metafisico: tutto in primo piano, dettagli secondari, prospettiva rovesciata, eliminazione ombre, smaterializzazione corpi umani, forme geometriche, riduzione profondità spaziale.

Differenze con l’arte greco-romana: rifiuto mimesis, del godimento estetico, immagini volte solo al contenuto senza uso decorativo, adozione della visione frontale per favorire il contatto, riduzione spazio tridimensionale, indifferenza verso il paesaggio, esclusione della visione diretta della morte e del martirio, anonimato degli artisti.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiaracalselli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Guastini Daniele.
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