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Tecnica professionale

Appunti di Tecnica professionale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Manelli dell’università degli Studi del Politecnico delle Marche - Univpm, facoltà di economia, Corso di laurea magistrale in economia e management. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Tecnica professionale docente Prof. A. Manelli

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ESTRATTO DOCUMENTO

- Le spese di manutenzione ordinaria sono a carico dell’affittuario, mentre quelle di

- manutenzione straordinaria devono essere sostenute dal concedente; le parti possono

derogarvi espressamente nel contratto di affitto d’azienda.

costituiscono “spese su beni di terzi” e, pertanto, sono

- Le spese di manutenzione ordinaria

deducibili nell’esercizio di competenza (non è applicabile l’art. 102, c.6, DPR 917/86).

- Le spese di manutenzione straordinaria sono deducibili in funzione della durata residua del

di affitto d’azienda.

contratto

La deducibilità degli ammortamenti è disciplinata in funzione del regime civilistico adottato:

ORDINARIO: l’ammortamento dei beni affittati, pur rimanendo iscritti nella contabilità del

- concedente, non è effettuato da quest’ultimo. L’affittuario opera degli accantonamenti ad uno

specifico fondo di ripristino la cui entità corrisponde alle quote di ammortamento

individuate in base ai coefficienti del D.M. 31.12.1988, deducibili ex art. 102, c.8 e art. 103,

c.4, TUIR. Il costo corrispondente (anche se qualificato come accantonamento voce B.13)

rileva anche ai fini IRAP mediante una variazione in diminuzione.

tramite previsione contrattuale, secondo cui l’affittuario non è tenuto a

- DEROGATORIO:

conservare il valore dei beni aziendali, è possibile escludere l’obbligo di corresponsione di

conguagli tra le parti. L’ammortamento viene effettuato dal concedente, che deduce le relative

quote secondo i criteri ordinari, mentre nessun accantonamento viene effettuato

dall’affittuario. L’autonomia contrattuale delle parti può stabilire il soggetto obbligato alla

manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni, alla loro sostituzione ed alle modalità di

determinazione dei conguagli.

- Il conguaglio finale (dovuto nel regime ordinario) è pari alla differenza tra il valore corrente

iniziale e quello finale del complesso produttivo; tale valore avendo natura risarcitoria non è

soggetto ad IVA.

Se l’ammontare delle quote accantonate nel corso del rapporto è insufficiente a coprire il

- conguaglio, la differenza costituisce una sopravvenienza passiva per l’affittuario ed attiva per

il concedente, entrambe fiscalmente rilevanti.

- Qualora le quote accantonate sono superiori al conguaglio, la differenza costituisce una

sopravvenienza attiva per l’affittuario e passiva per il concedente, entrambe fiscalmente

rilevanti.

Nel caso di successiva cessione dell’unica azienda affittata dall’ex

- imprenditore individuale,

la plusvalenza è determinata a norma degli artt. 58 e 86 TUIR e l’importo concorre a formare

il reddito complessivo quale reddito diverso ex art. 67, c.1, lett. h). TUIR. Non è applicabile

ex art. 86, c.4, TUIR. La cessione dell’unica

il regime di rateizzazione della plusvalenza

azienda concessa in affitto può beneficiare della tassazione separata qualora ricorrano le

condizioni ex art. 17, c.1, lett. g) TUIR. i relativi canoni,

- Nel caso in cui il curatore abbia stipulato un contratto di affitto d’azienda

qualora fosse l’unica azienda dell’imprenditore individuale, costituiscono un reddito diverso.

La dichiarazione viene presentata dal curatore, nei termini ordinari, in quanto non si è in

presenza di un reddito d’impresa.

altri casi i canoni di affitto d’azienda concorrono alla formazione del reddito d’impresa

- Negli

dell’unico periodo d’imposta della procedura, decorrente dalla data della sentenza di

fallimento alla chiusura dello stesso, ai sensi dell’art. 183 L.F.

MOTIVAZIONI ECONOMICHE LOCATORE

Sospensione dell’attività imprenditoriale e sostituzione di una remunerazione variabile (quella

- relativa alla gestione dell’azienda) con un canone di locazione fisso;

(inadempimento dell’affittuario riguardo al

- modifica del profilo del rischio reddituale

pagamento del canone di affitto dell’azienda) e del rischio patrimoniale (perdita

dell’avviamento che può intaccare il patrimonio della stessa);

conguaglio a carico dell’affittuario per indennizzare il locatore dell’eventuale diminuzione del

- valore economico dell’azienda affittata al termine del contratto;

rischio di insolvenza dell’affittuario;

-

- motivazioni economico-strategiche del locatore, in particolare motivazioni personali

(imprenditore che intende modificare la combinazione rischio-remunerazione) e motivazioni

reddituali-finanziarie (si considera più conveniente limitare le proprie attese al solo canone,

lasciando ad altro soggetto con caratteristiche più consone [sia in termini di consistenza

patrimoniale, sia in termini di conoscenze specifiche tecniche e/o commerciali] affrontare la

competizione dell’ambito del settore in cui opera).

MOTIVAZIONI ECONOMICHE AFFITTUARIO

Interesse ai frutti dall’azienda gestita a titolo di affitto;

-

- possibilità di integrare combinazioni produttive preesistenti e quelle condotte in locazione; -

valutazione delle proprie capacità imprenditoriali;

forma preliminare ad un’eventuale acquisizione dell’azienda (trasferimento a titolo

- definitivo).

MOTIVAZIONI ECONOMICHE

successo dell’operazione di affitto d’azienda presuppone l’individuazione e la composizione

- Il

degli interessi del locatore e dell’affittuario;

L’affitto d’azienda si può utilizzare in operazioni di ristrutturazione conseguenti a situazioni

- patologiche d’impresa.

IL CONFERIMENTO D’AZIENDA

DESCRIZIONE OPERAZIONE

Il conferimento d’azienda non è un istituto espressamente contemplato nel codice civile, dove

- troviamo solamente la disciplina relativa al conferimento di singoli beni.

d’azienda consiste in una delle particolari fattispecie del trasferimento

- Il conferimento

d’azienda.

La peculiarità dell’operazione consiste nel fatto che il soggetto conferente, in cambio

- dell’azienda conferita, non riceve denaro, bensì azioni o quote della società conferitaria,

strumenti che gli consentono di esercitare i propri diritti di socio.

con l’operazione di conferimento d’azienda, la società o l’imprenditore individuale

Conferente:

conferente, trasferisce tutto o parte del suo patrimonio alla società conferitaria che in questo modo

costituisce (incrementa) il proprio capitale sociale liberandolo mediante il ricevimento di detto

patrimonio aziendale (azienda).

la società conferitaria attribuisce le nuove azioni/quote, frutto dell’incremento del

Conferitaria:

capitale sociale, al soggetto conferente consentendogli in tal modo di entrare nella compagine sociale.

MOTIVAZIONI OPERAZIONE

- Dissesto assetto organizzativo

- Realizzazione di nuovi investimenti

- Motivazioni finanziarie

Partecipazione all’impresa di persone esterne

- - Passaggio generazionale

Quotazione in borsa di un ramo d’azienda

-

DISCIPLINA CIVILISTICA

Il conferimento d’azienda può essere effettuato:

- in sede di costituzione di una nuova società;

- in sede di aumento del capitale sociale di una società già esistente.

Dal punto di vista procedurale occorre distinguere tra:

- conferimenti effettuati a favore di una società di persone; - conferimenti effettuati a

favore di una società di capitali. - Nel caso di società di persona conferitaria non è richiesta

alcuna formalità procedurale ulteriore o, comunque, diversa rispetto a quelle che devono

essere seguite nel caso in cui oggetto del conferimento fosse una somma di denaro.

- Nel caso di società di capitali conferitaria si rende necessario seguire un particolare iter

procedurale che ha come essenziale finalità quella di offrire adeguate garanzie in ordine

all’effettiva consistenza patrimoniale del complesso aziendale conferito.

- I primi destinatari della garanzia sono i terzi (creditori attuali e futuri della società).

Conferimento d’azienda in S.p.A. newco

- Se la società conferitaria è un S.p.A. che si costituisce contestualmente al conferimento,

c.c. L’operazione può essere

rilevano le disposizioni degli artt. 2343, 2343-ter. 2343-quater

distinta in due fasi:

- fase prodromica alla costituzione della società;

- fase di successivo controllo delle stime da parte degli amministratori della società conferitaria.

Fase di costituzione

In fase di costituzione, l’aspetto che caratterizza il conferimento d’azienda rispetto al normale

conferimento di denaro, consiste nell’allegazione all’atto costitutivo:

- di una perizia giurata di stima sul complesso aziendale conferito, redatta da un espero

nominato dal tribunale territorialmente competente in ragione della sede della costituenda

società conferitaria

in alternativa della documentazione prevista dall’art. 2343-ter,

- c.2, c.c.

Fase di controllo

Successivamente al perfezionamento della costituzione S.p.A., mediante conferimento a suo favore

di un complesso aziendale, gli amministratori della conferitaria risultano gravati dall’obbligo di

controllo circa l’effettività dei valori assunti ai fini della patrimonializzazione della società. Occorre

distinguere se in sede di costituzione:

- venga allegata la perizia ex art. 2343 c.c.;

- vengano allegati uno dei documenti ex art. 2343-ter, c.2, c.c.

Procedura di costituzione ordinaria

L’art. 2343, c.1, c.c. prevede che gli amministratori della società conferitaria sono tenuti ad operare i

controlli previsti dal comma 3.

Entro 180 giorni dall’iscrizione della società devono controllare le valutazioni contenute nella

relazione di stima.

La revisione della stima può determinare:

- conferma del valore indicato nel conferimento;

- emersione di un minor valor del complesso aziendale conferito oltre 1/5 del valore.

Nell’ultima ipotesi la società deve proporzionalmente ridurre il capitale sociale, annullando le azioni

che risultano scoperte. In alternativa, l’art. 2343, c.4, c.c. rimette alla discrezionalità del socio

conferente la decisione di versare la differenza in denaro o di recedere dalla società.

Procedura di costituzione alternativa

- Qualora gli amministratori non riscontrino fatti nuovi rilevanti e ritengano pienamente idonei

i requisiti di professionalità o indipendenza dell’esperto di cui all’art. 2343-ter, c.2, lett. b),

c.c. stabilisce che entro 30 giorni dall’iscrizione della società devono depositare presso il

registro delle imprese un’apposita dichiarazione.

- Qualora gli amministratori ritengano che siano intervenuti fatti nuovi rilevanti e/o ritengano

non idonei i requisiti di professionalità o indipendenza dell’esperto di cui all’art. 2343-ter, c.2,

lett. b) e all’art. 2343-quater, c.2, c.c. stabilisce che si procede, su iniziativa degli

amministratori, ad una nuova valutazione ai sensi e per gli effetti dell’art. 2343 c.c.

Conferimento d’azienda in S.p.A. preesistente

società conferitaria è una S.p.A. preesistente che riceve il conferimento d’azienda in sede di

Se la

aumento del capitale sociale, oltre alle disposizioni degli artt. 2343, 2343-ter, 2343-quater c.c.

rilevano anche le disposizioni recate dagli artt. 2440, 2441, 2443, 2444 c.c.

Fase prodromica alla delibera di aumento di capitale sociale

Il diritto d’opzione è escluso per le azioni di nuova emissione che, secondo la deliberazione di

aumento di capitale, devono essere liberate mediante conferimento in natura (art. 2444, c.4 c.c.).

Nel caso di conferimento d’azienda in una S.p.A. preesistente ai vecchi soci della società conferitaria

non spetta il diritto d’opzione sulle nuove azioni che vengono emesse a fronte del conferimento. In

di tutela dei soci, il legislatore ha previsto l’assolvimento di una serie di

questa ipotesi, per esigenza

obblighi procedurali per consentire ai medesimi soci una corretta valutazione delle logiche sottostanti

all’operazione.

Gli adempimenti procedurali sono riepilogabili come segue:

predisposizione da parte dell’organo amministrativo della società conferitaria di una relazione

- illustrativa;

scelta da parte dell’organo amministrativo per la modalità di stima (art. 2343 ovvero 2343ter,

- c.2, c.c.);

- predisposizione da parte del collegio sindacale di un parere di congruità; - deposito

presso la sede sociale dei documenti sopra esposti.

Fase deliberativa dell’aumento di capitale

La delibera di aumento di capitale sociale, in quanto modificativa dello statuto, è di competenza

dell’assemblea straordinaria dei soci ex art. 2365 cc. a meno che tale competenza non sia

espressamente delegata all’organo amministrativo nel rispetto delle condizioni ex art. 2443 c.c. La

delibera dell’assemblea straordinaria ex art. 2436 c.c. deve essere verbalizzata a cura di un notaio e

da questi depositata entro 30 giorni presso il registro delle imprese ed è efficace dopo la sua iscrizione

nel registro delle imprese (art. 2436, c.5, c.c.).

Aumento deliberato dall’assemblea con perizia di stima giurata Gli

amministratori sono tenuti a:

depositare per l’iscrizione nel registro delle imprese (art. 2444, c.1, c.c.) un’attestazione da

- cui risulti che l’aumento di capitale è stato eseguito ovvero che è avvenuta la sottoscrizione

delle nuove azioni entro 30 giorni dalla data di avvenuta sottoscrizione delle

azioni/perfezionata efficacia traslativa dell’atto di conferimento;

180 giorni dalla data di esecuzione dell’aumento di capitale i controlli

- effettuare entro

previsti dall’art. 2343 c.c. sulla relazione giurata dell’esperto nominato dal tribunale.

Aumento deliberato dall’assemblea senza perizia di stima giurata Gli

amministratori sono tenuti a:

effettuare, entro 30 giorni dall’esecuzione del conferimento, ovvero se successiva dalla data

- di iscrizione nel registro delle imprese, della delibera dell’aumento di capitale sociale, tutti i

controlli ex art. 2343-quater c.c.;

per l’iscrizione nel registro delle imprese (art. 2444, c.1, c.c.) un’attestazione da

- depositare

cui risulti che l’aumento di capitale è stato eseguito allegando anche la dichiarazione prevista

dall’art. 2343-quater, c.3, c.c. riguardante l’esito positivo dei controlli effettuati.

Conferimento d’azienda in S.r.l.

Se la società conferitaria è una S.r.l. rilevano le disposizioni recate:

dall’art. 2465 c.c. se il conferimento d’azienda ha luogo in sede di costituzione della S.r.l.;

- c.c. se il conferimento d’azienda ha luogo in sede di aumento del

- dagli artt. 2481 e 2481-bis

capitale sociale della S.r.l.

Le norme che disciplinano i conferimenti nelle S.r.l. non prevedono alcun obbligo di controllo ed

eventuale revisione della stima in capo agli amministratori.

Le norme che disciplinano il capitale sociale di una S.r.l. mediante conferimenti in natura non

specificano alcun tipo di obbligo procedurale prodromico all’assemblea come avviene nelle S.p.a.

L’art. 2481-bis c.c. prevede:

- in caso di aumento di capitale mediante nuovi conferimenti spetta ai soci sottoscriverlo in

proporzione delle quote possedute;

l’atto costitutivo può preveder che l’aumento possa essere attuato anche mediante offerte delle

- quote a terzi. In questo caso i soci che non acconsentono alla decisione possono esercitare il

diritto di recesso ex art. 2473 c.c.

Viene richiesta relazione giurata di stima ex art. 2465 c.c.

Conferimento d’azienda in società di persone

Se la società conferitaria è una società di persone, il perfezionamento di un’operazione di

conferimento non comporta obblighi procedurali specifici applicandosi la medesima disciplina che

trova applicazione nel caso di un normale conferimento in denaro.

Il conferimento d’azienda, in quanto modificativo del contratto sociale, può essere attuato solo con il

consenso unanime dei soci, ai sensi dell’art. 2252 c.c.

L’assenza di specifici obblighi estimativi è giustificata dal fatto che le società di persone non

attribuiscono ai soci il beneficio della responsabilità limitata per le obbligazioni sociali.

Perfezionamento del conferimento d’azienda

Nel caso di società conferitaria avente natura giuridica di società di capitali, gli effetti giuridici (e

dell’operazione di conferimento d’azienda si hanno in corrispondenza dell’iscrizione nel

fiscali)

registro delle imprese dell’atto costitutivo (conferitario newco) o della delibera di aumento di capital

sociale (conferitaria preesistente).

Nel caso di società conferitaria avente natura giuridica di società di persone, gli effetti giuridici (e

fiscali) dell’operazione di conferimento d’azienda si hanno in corrispondenza della data di stipula del

relativo atto.

Le parti possono prevedere il differimento dell’efficacia del conferimento d’azienda rispetto alla

normale efficacia giuridica; in questo caso si ha un inevitabile differimento degli effetti fiscali e

contabili. Il differimento degli effetti del conferimento sembra precluso quando l’operazione di

conferimento si inserisce in un contesto di costituzione della conferitaria (newco). Tutto ciò in

analogia alle previsioni dell’art. 2504-bis c.c.

È inammissibile l’ipotesi di retrodatazione dell’operazione di conferimento d’azienda.

DISCIPLINA FISCALE

d’azienda costituisce un’operazione:

Il conferimento

- NEUTRALE ai fini delle imposte sul reddito (art. 176 TUIR);

- IRRILEVANTE ai fini IRAP;

- ESCLUS dal campo di applicazione IVA;

SOGGETTA alle imposte d’atto in misura fissa.

-

Ambito di applicazione

Sul piano soggettivo, il regime ex art. 176 TUIR si applica:

- ai sensi del comma 1, ai conferimenti effettuati tra soggetti residenti nel territorio dello Stato

nell’esercizio di imprese commerciali;

- ai sensi del comma 2, ai conferimenti effettuati tra un conferente ed una società conferitaria

di cui uno dei due non sia residente, qualora il conferimento abbia ad oggetto aziende situata

nel territorio dello Stato.

Effetti in capo al conferente

Il conferimento d’azienda fiscalmente neutrale, ai sensi dell’art. 176 TUIR implica per il conferente

che:

- non genera alcuna plusvalenza imponibile o minusvalenza deducibile, ivi compreso il caso in

cui l’operazione faccia emergere maggiori o minori valori sul piano contabile;

- la partecipazione ricevuta in cambio nella conferitaria deve essere assunta per un valore fiscale

pari all’ultimo valore fiscalmente riconosciuto dell’azienda conferita e si considera iscritta

come immobilizzazione finanziaria nei bilanci in cui risultavano iscritti i beni dell’azienda

conferita.

Caratteristiche fiscali delle partecipazioni ricevute in cambio

La partecipazione che il conferente riceve in cambio nella conferitaria possiede dal punto di vista

fiscale le seguenti caratteristiche:

costo fiscale pari all’ultimo valore fiscalmente riconosciuto in capo all’azienda conferitaria;

-

- decorrenza del possesso della partecipazione retrodatata al primo bilancio da cui risultavano

iscritti i beni dell’azienda conferita; dall’effettiva

- una prima iscrizione tra le immobilizzazioni finanziarie a prescindere

classificazione della partecipazione in occasione del primo bilancio chiuso dal conferente

successivamente al perfezionamento dell’operazione.

Nel caso in cui il conferente sia un imprenditore individuale e la partecipazione sia stata da questi

ricevuta in cambio del conferimento della sua unica azienda, l’art. 176, c.2-bis “in

TUIR prevede che

caso di conferimento dell’unica azienda dell’imprenditore individuale, la successiva cessione delle

partecipazioni ricevuta a seguito di conferimento è disciplinata dagli artt. 67, c.1, lett. c) e 68,

assumendo come costo delle stesse l’ultimo valore fiscale dell’azienda conferita”.

Effetti in capo alla conferitaria

L’effettuazione di un’operazione di conferimento d’azienda fiscalmente neutrale, ai sensi dell’art.

176 TUIR, implica per la società conferitaria:

il subentro nella posizione del conferente in ordine agli elementi dell’attivo e del passivo

- dell’azienda;

l’obbligo di compilare un apposito prospetto

- della dichiarazione dei redditi per la riconciliazione

tra i dati esposti in bilancio ed i valori fiscalmente riconosciuti, se divergenti. In alternativa al

subentro, senza soluzione di continuità, nei valori fiscalmente riconosciuti in capo al conferente,

la società conferitaria può optare per il riconoscimento dei maggiori valori contabili iscritti sulle

attività del complesso aziendale ricevuto, esercitando l’opzione per il regime di affrancamento

ex art. 176, c. 2-ter, TUIR.

L’art. 176, c.1, TUIR prevede “il soggetto conferitario subentra nella posizione di quello

che

conferente in ordine agli elementi dell’attivo e del passivo dell’azienda” conferita.

La società conferitaria eredita senza soluzione di continuità tutte le posizioni fiscali concernenti gli

elementi dell’attivo e del passivo dell’azienda conferita tali e quali esse rilevanti in capo al conferente.

Il primo riflesso del subentro consiste nel fatto che, a prescindere dal valore cui la società conferitaria

iscrive i singoli elementi nella propria contabilità, il loro valore fiscalmente riconosciuto rimane

quello ereditato presso il conferente, in regime di continuità fiscale.

L’art. 176, c.4, u.c., TUIR stabilisce che “le aziende acquisite in dipendenza di conferimenti effettuati

con il regime di cui al presente articolo si considerano possedute dal soggetto conferitario anche per

il periodo di possesso del soggetto conferente”.

Se la conferitaria cede un’immobilizzazione ricevuta nell’ambito di un conferimento d’azienda essa

può tener conto del periodo di possesso del bene da parte della conferente ai fini delle disposizioni ex

art. 86, c.4, TUIR.

L’art. 176, c.1, TUIR obbliga la società conferitaria alla predisposizione di un prospetto di

riconciliazione, in sede di dichiarazione dei redditi, tra valori di bilancio e valori fiscalmente

riconosciuti.

Tale prospetto è stato formalizzato dall’amministrazione finanziaria nel quadro RV del modello

unico.

Natura fiscale dell’aumento di patrimonio netto della conferitaria

L’eventuale distribuzione delle poste del patrimonio netto formate mediante conferimento d’azienda

fiscalmente neutrale non generano dividendi imponibili in capo ai percipienti, ma abbattono per pari

importo il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione posseduta dal socio percipiente nella

società erogante.

Nel caso in cui la somma percepita dal socio ecceda il costo fiscalmente riconosciuto della percipiente

della partecipazione, tale eccedenza genera un reddito imponibile in capo al socio percipiente.

La natura del reddito imponibile varia a seconda della tipologia del soggetto percipiente.

Per il percipiente privato il reddito conseguito ha natura di dividendo e come tale viene tassato. Per il

positivo nell’ambito del

percipiente impresa il reddito conseguito confluisce come componente

reddito d’impresa. Ai sensi dell’art. 86, c. 5-bis, TUIR tale componente positivo di reddito non

costituisce per il percipiente un dividendo, bensì una plusvalenza patrimoniale.

i requisiti previsti dall’art. 87 TUIR, si applica

Trattandosi di plusvalenza patrimoniale, ove sussistano

la disciplina della partecipation exemption.

IRAP il conferimento d’azienda, per il soggetto conferente, è un’operazione non suscettibile

Conferente:

di generare componenti positivi o negativi rilevanti ai fini della determinazione della base imponibile

IRAP. gli elementi dell’attivo e del passivo sono

Conferitaria: da considerarsi non riconosciuti ai fini IRAP

se non nella misura in cui essi risultavano riconosciuti già in capo al soggetto conferente.

IVA

Ai sensi dell’art. 2, c.3, lett. b), DPR 633/72, le operazioni di conferimento aventi per oggetti

o rami d’azienda costituiscono operazioni che non rientrano nel campo di applicazione

aziende

IVA.

Dal punto di vista degli adempimenti formali IVA, l’effettuazione di un’operazione di conferimento

d’azienda comporta l’obbligo di presentazione delle dichiarazioni di inizio, cessazione e variazione

dei dati IVA, di cui all’art. 35 DPR 633/72.

Imposte d’atto

L’atto di conferimento d’azienda è soggetto:

all’imposta di registro in misura fissa (euro 200) in base all’art. 4, n. 3, della Parte I della

- Tariffa allegata al DPR 131/86;

all’imposta ipotecaria in misura fissa (euro 50) in base all’art. 4 della Tariffa allegata al D.lgs.

- 347/90 (ove nel complesso aziendale vi siano immobili);

all’imposta catastale in misura fissa (euro 50) all’art. 10, c. 2, D.lgs. 347/90 (ove nel

- complesso aziendale vi siano immobili).

Conferimento azienda e successiva cessione partecipazione

Il conferimento d’azienda può essere posto in essere non come atto fine a sé stesso, bensì come atto

prodromico alla successiva cessione (da parte del conferente) della partecipazione ricevuta in cambio

dalla conferitaria.

In questo caso, dal punto di vista fiscale, è interessante procedervi anziché con un atto di cessione

d’azione, con un conferimento d’azienda in una newco per poi cedere la partecipazione totalitaria

ricevuta in cambio del conferimento.

Per quanto riguarda i profili di imposizione diretta, il vantaggio è riconducibile alla possibilità di

la plusvalenza da cessione d’azienda (imponibile al 100%) in una plusvalenza da cessione

trasformare

di partecipazione che può essere in larga parte esente da imposizione ove sussistano i requisiti ex art.

87 TUIR (imponibile al 5%). dell’azienda ex art. 176 e successiva cessione della

Lo schema operativo, conferimento

partecipazione ricevuta implementato al fine di usufruire della PEX è espressamente escluso

dall’ambito di applicazione dell’art. 37-bis DPR 600/73, ivi compreso il caso in cui la conferitaria

opti per il regime di imposizione sostitutiva finalizzato al riconoscimento fiscale dei maggiori valori

iscritti.

Per quanto riguardo i profili di imposizione indiretta, il vantaggio è riconducibile alla possibilità di

trasformare le imposte d’atto da proporzionale a fissa.

La cessione della partecipazione ricevuta in cambio dal conferente non è soggetta alle imposte d’atto.

Cessione indiretta d’azienda

L’Agenzia delle entrate ritiene illecito il risparmio fiscale: la cessione indiretta dell’azienda

- produce un unico effetto giuridico finale rappresentato dalla cessione.

In tal caso di applicherebbe l’art. 20 DPR 131/86, in base al quale l’imposta di registro si

- applica in base all’intrinseca natura ed agli effetti giuridici degli atti anche se non vi

corrisponda titolo o forma apparente.

L’Agenzia delle entrate ricostruisce

- la finalità economica complessiva degli atti correlati

riqualificando gli atti medesimi.

ASPETTI CONTABILI

Modello cessione: finalità di realizzo dei plusvalori insiti nel complesso aziendale conferito

il controllo dell’azienda).

(conferimento che porta il conferente a perdere

Modello trasformazione: finalità di ristrutturazione degli assetti interni (organizzativi, societari,

partecipativi). Ad esempio: conferimento in newco al 100% del conferente.

Principi contabili di riferimento

un principio di prassi specificamente dedicato alle operazioni di conferimento d’azienda.

Non esiste

Principi contabili internazionali

IFRS 3

Riflessi contabili del conferimento

elimina dallo stato patrimoniale l’attivo ed il passivo aziendale conferito.

Conferente: Iscrive nel

proprio attivo patrimoniale la partecipazione ricevuta in bilancio.

iscrive nel proprio stato patrimoniale l’attivo ricevuto ed il passivo aziendale ricevuto.

Conferitaria:

Rileva nel patrimonio netto la corrispondente patrimonializzazione.

La società conferitaria iscrive l’azienda ricevuta per un valore netto contabile non superiore a quello

ad essa attribuibile.

È possibile l’iscrizione per valori inferiori al valore effettivo, come nel caso di iscrizione in continuità

di valori contabili.

In caso di conferitaria “società di capitali”, il limite massimo di iscrizione contabile dell’azienda è

individuato dalla perizia giurata di stima o dal documento sostitutivo.

L’impresa conferente iscrive la partecipazione ricevuta per un valore netto contabile pari a quello di

iscrizione dell’azienda nella contabilità della conferitaria.

Riflessi contabili in capo alla conferitaria

contropartita contabile del valore di iscrizione dell’azienda

- iscrivibilità dell’avviamento o del badwill

-

- contabilizzazione a saldi aperti o a saldi chiusi

- rilevazione della fiscalità differita

-

Allocazione a patrimonio netto del valore

- capitale sociale

- riserva sovrapprezzo (conferitaria pre-esistente)

- riserva da conferimento (conferitaria newco)

Avviamento/Badwill

Ai fini della contabilizzazione dell’operazione di conferimento è possibile iscrivere nell’attivo

patrimoniale anche l’avviamento relativo al complesso aziendale.

Se in sede di conferimento emerge un badwill va iscritto al passivo in apposito fondo rischi ed

utilizzato man a mano che si manifestano le perdite in funzione del quale è stimato.

Dal punto di vista fiscale trattasi di un fondo tassato il cui utilizzo dà titolo ad effettuare variazioni

fiscali in diminuzione.

Modalità di contabilizzazione dell’operazione di conferimento

Contabilizzazione a saldi chiusi: nel caso di conferimento modello cessione.

Contabilizzazione a saldi aperti: nel caso di conferimento modello trasformazione.

Rilevazione imposte differite

Dal punto di vista fiscale la conferitaria eredita i valori fiscali riconosciuti in capo al conferente. Dal

punto di vista contabile la conferitaria può far emergere maggiori valori contabili rispetto ai valori

fiscali ereditati.

In quest’ultimo caso si genera un disallineamento temporaneo tra valori contabili e valori fiscali che

potrebbe comportare l’obbligo di rilevare la fiscalità differita ad esso correlata.

Presupposti di rilevazione delle imposte differite

Maggiori valori iscritti su avviamento: non si rileva la fiscalità differita correlata. Maggiori

valori iscritti su singoli beni: si rileva la fiscalità differita correlata.

Modalità di rilevazione delle imposte differite

La contropartita contabile del fondo imposte differite non è la voce 22 del CE ma un’implicita

riduzione dell’effetto di patrimonializzazione che il conferimento genera alla società conferitaria. In

sede di perizia di stima ex art. 2343/2465 c.c. il perito deve tener conto delle imposte latenti ai fini

del rilascio dell’attestazione.

Riflessi contabili in capo alla conferente

- scritture di assestamento

- rilevazione del risultato contabile di riferimento

rilevazione tra i conti d’ordine delle eventuali garanzie

- - rilevazione della fiscalità differita

Scritture di assestamento d’azienda nelle scritture dell’impresa conferente deve

La rilevazione contabile del conferimento

coincidere con la data di efficacia dell’operazione.

Prima di procedere alla rilevazione contabile dello scarico dell’azienda conferita e del carico della

partecipazione, l’impresa conferente deve effettuare una serie di scritture di assestamento aventi la

medesima natura e finalità di quelle di integrazione e rettifica di fine anno.

Le poste dell’attivo e del passivo dello stato patrimoniale che il conferente trasferisce alla conferitaria

devono riflettere l’esatto valore contabile ad esse attribuibile alla data di efficacia dell’operazione.

Rilevazione del risultato contabile del conferimento

Conferimento modello cessione: tra i componenti straordinari di reddito (voce E.20 C.E.)

Conferimento modello trasformazione: direttamente a riserva di patrimonio netto (A.VII S.P.)

Rilevazione tra i conti d’ordine delle eventuali garanzie

Se il conferimento d’azienda comprende anche crediti e/o lavoratori dipendenti l’impresa conferente

deve procedere anche alle rilevazioni tra i conti d’ordine delle garanzie che assume nei confronti della

conferitaria.

Rilevazione delle imposte differite

L’iscrizione della partecipazione nella conferitaria ricevuta in cambio per un valore contabile

maggiore del costo fiscale dell’azienda è condizione necessaria ma non sufficiente per la

che sussiste l’effettiva probabilità

contabilizzazione delle imposte differite. In questo caso occorre

che insorga il debito latente per imposte differite (OIC 25).

Nel caso di maggiori valori contabili iscritti su di una partecipazione la valutazione probabilistica

dell’insorgenza del presupposto d’iscrizione delle imposte differite ad essi correlate deve essere fatta

avendo esclusivo riguardo all’eventualità del realizzo della partecipazione nei futuri esercizi.

Stima delle imposte differite

Le imposte differite vanno stanziate solo:

- sul 5% del disallineamento complessivo, se la partecipazione presenta i requisiti PEX e la

conferente è una società di capitali;

- sul 60,46% del disallineamento complessivo, se la partecipazione presenta i requisiti PEX e

la conferente è una società di persone o ditta individuale;

- sul 100% del disallineamento complessivo, se la partecipazione non presenta i requisiti PEX.

Modalità di iscrizione delle imposte differite

l’accantonamento a fondo imposte differite è alimentato mediante

Conferimento modello cessione

imputazione alla voce 22 “imposte” del C.E.

l’accantonamento a fondo imposte differite è alimentato

Conferimento modello trasformazione:

mediante una pari diminuzione della riserva che si forma nel patrimonio netto.

LA FUSIONE

DESCRIZIONE OPERAZIONE

La fusione risponde ad esigenze di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale con la conseguenza

che le finalità perseguite e le motivazioni economiche ad essa sottese sono volte principalmente al

conseguimento di obiettivi di concentrazione aziendale, integrazione delle compagini sociali e

consolidamento patrimoniale delle società coinvolte con la possibilità di conseguire economie di

scala.

ASPETTI CIVILISTICI

Classificazione delle tipologie di fusione

- FUSIONE IN SENSO STRETTO: le società fuse si estinguono mediante la traslazione

dell’intero patrimonio in capo ad una società di nuova costituzione.

- FUSIONE PER INCORPORAZIONE: le società incorporate si estinguono mediante la

traslazione dell’intero patrimonio in capo ad una società preesistente.

- La partecipazione alle operazioni di fusione non è consentita alle società in stato di

hanno iniziato la distribuzione dell’attivo.

liquidazione che

Fino all’entrata in vigore della riforma del diritto societario (31.12.2003) era esclusa la

- partecipazione ad operazioni di fusione a società soggette a procedure concorsuali.

- Sono ammesse fusioni eterogenee.

- Non sono ammesse operazioni di fusione con soggetti non societari.

Documenti a cura dell’organo amministrativo

I documenti su cui si fonda la procedura di fusione sono quelli che devono essere redatti dagli organi

all’operazione ed in particolare:

amministrativi di ciascuna società partecipante

- progetto di fusione (art. 2501-ter c.c.);

- relazione degli amministratori (art. 2501-quinquies c.c.); - situazione

patrimoniale (art. 2501-quater c.c.).

Progetto di fusione (art. 2501-ter c.c.)

- Il progetto di fusione è un documento unico e redatto in forma congiunta dagli organi

amministrativi di ciascuna società partecipante.

- Il progetto di fusione costituisce il documento informativo cardine della procedura e la sua

redazione è sempre obbligatoria.

Gli elementi informativi essenziali del progetto di fusione sono quelli indicati nell’art. 2501ter

- c.c.

Identificazione delle società partecipanti alla fusione (art. 2501-ter, c.1, n.2, c.c.)

La norma richiede l’indicazione del tipo, della denominazione

- o ragione sociale e della sede

delle singole società partecipanti alla fusione.

- Sono dati obbligatori per individuare la società. È opportuno integrare tali informazioni con

l’ammontare del capitale sociale ed il numero di iscrizione al registro delle imprese, codice

fiscale e partita IVA.

Atto costitutivo e statuto della società risultante o incorporante (art. 2501-ter, c.1, n.2, c.c.) La

norma prevede che il progetto riporti:

nel caso di fusione in senso stretto, l’atto costitutivo della società;

-

- nel caso di fusione per incorporazione, lo statuto della società incorporante.

Tale finalità informativa è quella di consentire ai soci delle società che partecipano all’operazione di

verificare le eventuali modifiche statutarie che derivano dall’approvazione del progetto di fusione.

- Anche se non espressamente richiesto dalla norma è consigliabile che il progetto fornisca

un’adeguata informazione anche in relazione alle modifiche statutarie più significative che

per i soci della società incorporante si determinano nel passaggio dallo statuto ante-fusione

dell’incorporata a quello post-fusione dell’incorporante.

Rapporto di cambio ed eventuale (art. 2501-ter, c.1, n.3, c.c.)

- La norma richiede che il progetto esponga il rapporto di cambio delle azioni o quote delle

società fuse o incorporate con quelle della società risultante o incorporante, nonché

sull’eventuale conguaglio in denaro previsto.

- È una delle informazioni più importanti per i soci delle società che partecipano alla fusione,

in quanto occorre esplicitare il peso che ciascun socio avrà nella compagine sociale della

società risultante dalla fusione o incorporante.

- Le informazioni che devono essere esposte nel progetto di fusione con riferimento al rapporto

di cambio possono essere sintetiche in quanto i dettagli dei presupposti metodologici e

valutativi attraverso i quali gli amministratori delle singole società partecipanti alla fusione

sono pervenuti alla determinazione del rapporto di cambio sono oggetto di analitica

esposizione nella “relazione ex art. 2501-quinquies c.c.”.

- Nel caso di fusione che non determinano alcun concambio nel progetto di fusione è sufficiente

indicare tale circostanza (incorporazione di società interamente posseduta).

Modalità di assegnazione di quote o azioni (art. 2501-ter, c.1, n.4, c.c.)

- La norma richiede che il progetto esponga le modalità di assegnazione delle azioni o quote

della società risultante dalla fusione o incorporante che devono essere attribuite ai soci delle

società fuse o incorporate in conformità al rapporto di cambio determinato ai sensi del punto

sub 3).

- Nel caso di fusioni che non determinano alcuna necessità di assegnazione di azioni o quote

della società risultante o incorporante ai soci delle società fuse o incorporate è sufficiente

indicare tale circostanza.

Decorrenza della partecipazione agli utili (art. 2501-ter, c.1, n. 5 c.c.)

- La norma richiede che il progetto deve esplicitare la data a decorrere dalla quale le azioni o

quote assegnate ai soci delle società fuse o incorporate partecipano agli utili della società

risultante o incorporante.

- Se in linea di principio tale data coincide con quella di perfezionamento della fusione

(iscrizione dell’atto di fusione nel registro delle imprese) nel progetto di fusione è possibile

prevedere la posticipazione e la retrodatazione degli effetti di partecipazione agli utili.

Decorrenza degli effetti contabili (art. 2501-ter, c.1, n.6, c.c.)

- La norma richiede che il progetto deve esplicitare la data a decorrere dalla quale le operazioni

delle società fuse o incorporate sono imputate al bilancio della società risultante o

incorporante.

- Nelle fusioni per incorporazione è possibile prevedere la retrodatazione degli effetti contabili.

- La retrodatazione risponde ad esigenze di carattere operativo.

Trattamento per particolari categorie di soci e terzi (art. 2501-ter, c.1, n.7, c.c.)

La norma richiede che il progetto indichi il trattamento eventualmente riservato a particolari categorie

di soci ed ai possessori di titoli diversi dalle azioni.

Vantaggi riservati ad amministratori di società partecipanti alla fusione (art. 2501-ter, c. 1, n. 8, c.c.)

- La norma richiede che il progetto indichi i vantaggi particolari eventualmente proposti a

favore dei soggetti cui compete l’amministrazione delle società partecipanti alla fusione.

- I vantaggi particolari cui la norma fa riferimento sono sostanzialmente gli eventuali vantaggi

economici e/o patrimoniali che gli amministratori delle società fuse o incorporate a titolo di

contropartita per l’anticipata cessazione dalla carica in seguito all’avvenuta fusione.

Fusioni a seguito di acquisizione con indebitamento (art. 2501-bis, c.2, c.c.)

Tale norma prevede che, oltre agli elementi informativi essenziali di cui all’art. 2501-ter c.c., gli

amministratori delle società devono indicare nel progetto di fusione le risorse finanziarie previste per

il soddisfacimento delle obbligazioni della società risultante dalla fusione.

Relazione degli amministratori (art. 2501-quinquies c.c.)

- La principale funzione della relazione degli amministratori è quella di esplicare le motivazioni

dell’operazione e le modalità con le quali si è pervenuti alla determinazione del rapporto di

cambio.

- La relazione viene predisposta congiuntamente dagli organi amministrativi di tutte le società

partecipanti alla fusione ed è pertanto unica.

- È comunque possibile, in linea di principio, la predisposizione di relazioni differenziate.

Esclusione dall’obbligo di redazione della relazione degli amministratori (art. 2505, c.1, c.c.)

- La redazione della relazione ex art. 2501-quinquies c.c. può essere omessa nei casi di fusione

per incorporazione di società interamente posseduta, a condizione che l’operazione di fusione

non rientri tra quelle disciplinate dall’art. 2501-bis c.c.

Ai fini dell’applicabilità della procedura semplificata per le operazioni

- di fusione di società

interamente possedute è sufficiente che il requisito del possesso al 100% risulti verificato al

momento della stipula dell’atto di fusione.

Ai sensi dell’art. 2501-quinquies,

- c.4, c.c. la relazione può essere omessa anche nel caso in

cui vi sia il consenso unanime dei soci e dei possessori di altri strumenti finanziari che

attribuiscono il diritto di voto nelle società partecipanti alla fusione.

Relazione degli amministratori contenuto (art. 2501-quinquies c.c.)

deve illustrare e giustificare l’operazione di fusione nel suo complesso sia dal punto di

La relazione

vista giuridico che dal punto di vista economico.

È necessario dare un’adeguata informativa in relazione:

- agli obiettivi gestionali delle società partecipanti alla fusione;

- ai programmi formulati per il loro conseguimento;

- al positivo effetto della fusione sulle possibilità di effettivo conseguimento degli obiettivi

gestionali.

L’obbligo di informativa sulle motivazioni economiche e giuridiche che giustificano

- l’operazione di fusione limita la possibilità per gli amministratori di porre in essere operazioni

arbitrarie, prive di adeguate giustificazioni economiche in quanto è su tali informazioni che

deve essere valutata la congruenza delle argomentazioni.

L’esposizione

- delle motivazioni economiche acquisisce notevole importanza anche per quanto

riguarda i rapporti con l’Amministrazione finanziaria (valide ragioni economiche ai sensi

dell’art. 37-bis DPR 600/73).

Relazione degli amministratori criteri di determinazione del rapporto di cambio (art. 2501quinquies,

c.c.)

- Nel documento deve essere fornito un dettagliato resoconto dei criteri mediante i quali detto

rapporto di cambio è stato individuato dagli amministratori delle società partecipanti alla

fusione evidenziandone le eventuali difficoltà riscontrate nel processo di valutazione.

- Il rapporto di cambio esprime il numero di azioni (o entità della quota) della società risultante

dalla fusione o incorporante che deve essere attribuito ai soci delle società fuse o incorporate

in cambio delle azioni (quote) che possiedono nelle società che si estinguono per effetto della

fusione. –

Relazione degli amministratori calcolo del rapporto di cambio (art. 2501-quinquies, c.c.)

La determinazione del rapporto di cambio, una volta esplicitati i criteri in funzione ai quali si è

pervenuti alla valutazione di ciascuna singola società, tenendo eventualmente conto di correttivi,

assume i connotati di una mera operazione matematica in quanto ciascun socio delle società fuse o

incorporate deve ricevere azioni/quote proporzionali:

all’entità della sua partecipazione nella società fusa/incorporata;

- al peso patrimoniale di quest’ultima sul valore patrimoniale complessivo di tutte le società

- partecipanti alla fusione, quale emergente dalle apposite valutazioni effettuate.

Relazione degli amministratori fusioni a seguito di acquisizione con indebitamento (art. 2501-bis

c.c.) L’art. 2501-bis c.c. stabilisce che la relazione (oltre a quanto richiesto dall’art. 2501quinquies

- c.c.) deve contenere un piano economico e finanziario con indicazione della fonte delle risorse

e la descrizione degli obiettivi che si intendono raggiungere.

- Nel caso in cui non vi sia alcun rapporto di cambio (incorporazione di società interamente

posseduta), la relazione contiene esclusivamente le informazioni di cui ai commi 3 r 4 dell’art.

2501-bis c.c. –

Relazione degli amministratori fusioni cui segue assunzione di responsabilità illimitata (art.

2501quinquies c.c.)

Nel caso in cui l’operazione di fusione preveda la trasformazione di una o più società

- partecipanti all’operazione è possibile che uno o più soci di una società fusa o incorporata

perdano il beneficio della responsabilità limitata acquisendo il ruolo di soci illimitatamente

responsabili per le obbligazioni sociali della società risultante o incorporante.

- È il caso della posizione dei soci di una società di capitali incorporata da una società in nome

collettivo.

In questo caso è senz’altro corretto considerare che trovi applicazione l’art. 2500-sexies

- c.c.

“gli amministratori devono disporre una relazione che illustri le motivazioni

ai sensi del quale

e gli effetti della trasformazione. Copia della relazione deve restare depositata presso la sede

sociale durante i 30 giorni che precedono l’assemblea per deliberare la trasformazione; i soci

hanno diritto di prenderne visione e di ottenerne gratuitamente copia”.

Situazione patrimoniale (art. 2501-quater c.c.)

L'organo amministrativo di ciascuna società partecipante alla fusione deve redigere una

- situazione patrimoniale della società la quale deve essere predisposta con riferimento ad una

data non anteriore di oltre 120 giorni a quello in cui il progetto di fusione viene depositato

presso la sede della società.

Se il deposito del progetto di fusione presso la sede sociale avviene entro 6 mesi dalla data di

- chiusura dell'ultimo bilancio di esercizio, la situazione patrimoniale può non essere redatta e

venire sostituita dal bilancio d'esercizio.

Ai sensi dell'art. 2501-quater u.c., c.c., la situazione patrimoniale può essere omessa nel caso

- in cui vi sia il consenso unanime dei soci e dei possessori di altri strumenti finanziari che

attribuiscono il diritto di voto nelle società partecipanti alla fusione.

La situazione patrimoniale ex art. 2501-quater c.c., deve seguire gli stessi criteri applicabili in

- sede di redazione del bilancio di esercizio.

documento OIC 4 specifica che “pur

Il nel silenzio del legislatore e tenuto conto della giurisprudenza

e della dottrina sul punto, è raccomandata la presentazione della nota integrativa”. Ne consegue

che, ove ne è necessaria la redazione, la situazione patrimoniale ex art. 2501-quater c.c. deve

comprendere:

stato patrimoniale; - conto economico; - nota integrativa.

- Anche in mancanza di esplicite indicazioni sembra potersi affermare che ai fini della

- completezza della situazione patrimoniale ex art. 2501-quater c.c. non è dovuta la redazione

della relazione sulla gestione ex art. 2428 c.c.

Il collegio sindacale di ciascuna società partecipante non è chiamato ad esprimersi con

- apposita relazione sulla situazione patrimoniale infrannuale ex art. 2501- quater c. c.

La situazione patrimoniale non costituisce documento oggetto di approvazione da parte

- dell'assemblea dei soci.

Relazione degli esperti

- Gli amministratori delle società partecipanti alla fusione devono affidare a degli esperti

indipendenti la predisposizione di relazioni previste dalla legge al fine di tutelare i soci o i

terzi. Si tratta:

- della relazione degli esperti sulla congruità del rapporto di cambio ex art. 2501- sexies c.c.;

- della perizia di stima sul patrimonio delle società di persone fuse o incorporate in società di

capitali, di cui all'ultimo comma dell'art. 2501-sexies c.c.

La nomina degli esperti prevista dall'art. 2501-sexies c.c. segue modalità diverse a seconda della

natura giuridica della società risultante o incorporante:

- se è una spa o una sapa, la nomina è a cura del tribunale territorialmente competente in

ragione della sede della società medesima;

- se la nomina può aver luogo direttamente a cura delle società partecipanti alla fusione.

- Ai sensi dell'art. 2501-sexies c.c. quando il progetto di fusione viene sottoposto ai soci per la

relativa decisione, esso deve essere accompagnato da una relazione redatta da uno o più

esperti la cui principale finalità è quella di esprimere un giudizio sulla congruità delle azioni

o quote indicato dagli amministratori nel progetto.

- È un adempimento che viene posto a tutela dei soci delle società partecipanti alla fusione.

- La predisposizione della relazione degli esperti costituisce un adempimento sempre

obbligatorio.

- In alcuni casi tale obbligo può essere derogato senza inficiare la regolarità della fusione.

La redazione della relazione degli esperti ex art. 2500-se 2501 sexies c.c. può essere omessa nei

seguenti casi:

- fusione per incorporazione di società interamente posseduta;

- fusione per incorporazione di società possedute almeno al 90%;

- consenso unanime dei soci di tutte le società partecipanti alla fusione;

- fusione cui, pur con concambio, non consegue alcuna variazione sostanziale di valore delle

partecipazioni possedute dai singoli soci;

- fusione tra società cooperative a mutualità prevalente.

- Quando una fusione segue una precedente acquisizione di partecipazione societaria effettuata

mediante ottenimento di un apposito finanziamento e, per effetto della fusione, detta

partecipazione viene annullata, risultano applicabili le disposizioni dell'art. 2501-bis c.c.

- Le norme di semplificazione procedurale degli artt. 2505 c.c. e 2505-bis c.c. non possono

trovare mai applicazione quando la fusione si inserisce nel predetto contesto operativo.

- Ai sensi dell'art. 2501-sexies c.c., uno o più esperti per ciascuna società devono redigere

una relazione sulla congruità del rapporto di cambio delle azioni o quote che gli

amministratori propongono nel progetto di fusione e illustrano nella relazione ex art.

2501quinquies c.c.

L’ esperto non ha il compito di determinare il rapporto di cambio, bensì di esprimere un

- giudizio di adeguatezza e congruità sul lavoro di determinazione da altri compiuto.

Il giudizio di adeguatezza inerisce all'apprezzamento del criterio utilizzato per la valutazione delle

singole società partecipanti alla fusione e presuppone che, nell'esprimerlo, l'esperto tenga conto di:

- una serie di fattori interni a ciascuna società (andamento gestione, capacità reddituale,

patrimonio netto);

- una serie di fattori esterni a ciascuna società (andamento economico generale e quello

specifico di settore);

- altri elementi che possono rivestire carattere di significatività ai fini delle assunzioni che

stanno a monte del processo valutativo.

- Il giudizio di congruità inerisce all'apprezzamento del risultato finale in termini di sua

idoneità ad esperire l'effettivo rapporto che intercorre tra il peso economico e patrimoniale di

ciascuna società partecipante alla fusione, tenendo anche conto delle finalità e delle ragioni

dell'operazione medesima come risultanti dalla relazione ex art. 2501-quinquies c.c.

- Nella determinazione del rapporto di cambio è legittimo ponderare il peso economico e

patrimoniale delle singole società anche alla luce dell'eventuale maggiore interesse

all'operazione di alcune rispetto ad altre in termini di benefici conseguibili.

- Ai sensi del penultimo comma dell'art. 2501-sexies c.c., nel caso in cui alla fusione

partecipino una o più società di persone e la società risultante dalla fusione o incorporante sia

una società di capitali è necessario predisporre una perizia di stima del patrimonio di ciascuna

società di persone fusa o incorporata ai sensi dell'art. 2343 c.c.

- La finalità della perizia è quella di tutelare i terzi, prevedendo apposita certificazione da parte

di perito indipendente, che il valore attribuito dalle parti non sia superiore al valore effettivo

del bene conferito.

- Essendo tale obbligo previsto a tutela dei terzi la redazione della relazione di stima del

patrimonio non può essere omessa nemmeno con il consenso unanime di tutti i soci delle

società partecipanti alla fusione.

L’obbligo di redazione della perizia sussiste (secondo

- la prassi notarile) anche nel caso in cui

l'aumento del capitale sociale della società risultante dalla fusione o incorporante risulti

superiore al patrimonio contabile delle società di capitali fuse o incorporate.

dell’organo amministrativo

Approvazione documenti da parte

La redazione del progetto di fusione è a cura dell'organo amministrativo e costituisce una delle

- attribuzioni non delegabili a suoi singoli componenti.

Il progetto di fusione, insieme alla relazione ex art. 2501-quinquies c.c., alla situazione

- patrimoniale ex art. 2501-quater c.c., i bilanci delle società partecipanti alla fusione e (ove

occorrenti) alle relazioni previste dall’art. 2501-sexies c.c., deve essere depositato presso la

sede della società, oppure pubblicato sul sito internet della società. La pubblicazione del

progetto sul sito internet rende facoltativa L'iscrizione al registro delle imprese.

Adempimenti prodromici all’iscrizione del progetto di fusione

Ai sensi dell’art. 2503-bis, di fusione partecipi una

c.2, c.c., nel caso in cui all’operazione

- società che abbia emesso obbligazioni convertibili, deve essere data facoltà ai possessori di

tali titoli di esercitare il diritto di conversione.

La facoltà deve essere comunicata agli obbligazionisti mediante avviso da pubblicarsi sulla

- gazzetta ufficiale almeno 90 giorni prima dell’iscrizione o pubblicazione del progetto.

La possibilità di esercizio del diritto di conversione deve essere riconosciuta nel termine di 30

- giorni dalla pubblicazione.

Ai sensi dell’art. 2501-ter,

Decisione dei soci c.4, c.c., tra l'iscrizione del progetto nel registro delle

-

imprese o la sua pubblicazione sul sito internet della società e la data fissata per la decisione dei

soci in ordine alla fusione devono trascorrere almeno 30 giorni.

Ai sensi dell'art. 2501-septies, c.1, c.c., tra il deposito presso la sede sociale del progetto di

- fusione e la data fissata per la decisione dei soci in ordine alla fusione devono trascorrere

almeno 30 giorni.

Il rispetto dei termini per il deposito nella sede sociale della documentazione prevista deve

- constare dal verbale di delibera assembleare di fusione o attestato da amministratori e sindaci.

Ai sensi dell’art. 2505-quater c.c., i predetti termini sono ridotti alla metà se alla fusione non

- partecipano società con capitale rappresentato da azioni.

I soci, con decisione unanime, possono liberamente disporre dei predetti termini scegliendo

- di rinunciarvi.

- Il detto termine è riconosciuto come garanzia posta ad esclusiva tutela delle esigenze

conoscitive dei soci e non dei creditori e dei terzi; per tale motivo il legislatore consente ai

soci di rinunciarvi purchè la stessa (rinuncia) abbia luogo all’unanimità.

Se il 100% del capitale sociale della società rinuncia espressamente al tempo di attesa (30 o

- 15 giorni a seconda del tipo di società) l’assemblea dei soci può tenersi in linea di principio

lo stesso giorno in cui avviene l’iscrizione del progetto di fusione nel registro delle imprese,

nonché del deposito presso la sede sociale del progetto stesso e della documentazione ad esso

correlata.

Ai sensi dell’art. 2502, c.1, c.c., la fusione è decisa da ciascuna delle società che vi partecipano

- mediante approvazione del relativo progetto.

L’art. 2502, c.3, c.c., stabilisce che la decisione di fusione può apportare modifiche al progetto

- di cui all’art. 2501-ter c.c., ma solo nel limite di modifiche che non incidono sui diritti dei soci

p dei terzi (modifiche formali).

La decisione di fusione:

• per le società di capitali è assunta in sede assembleare e deve constare da atto pubblico;

• per le società di persone è assunta al di fuori della costituzione formale dell’assemblea

e deve constare da atto pubblico in caso di incorporazione in società di capitali o da

scrittura privata autenticata negli altri casi.

Per quanto riguarda i quorum assembleari necessari per l’adozione della decisione, l’art. 2502

- c.c. stabilisce (fatti salvi maggiori quorum presenti nello statuto) che:

• per le società di persone è necessario il consenso della maggioranza dei soci

determinato secondo la percentuale di partecipazione agli utili;

• per le società di capitali è necessario il consenso di tanti soci che rappresentano la

maggioranza del capitale sociale richiesta per le decisioni che comportano modifica

dell’atto costitutivo o dello statuto.

Nei casi in cui un’operazione di fusione implichi al tempo stesso la trasformazione di una o

- più società partecipanti all’operazione, potrebbe verificarsi che, per effetto dell’operazione,

uno o più soci di una società fusa o incorporata perdano il beneficio della responsabilità

limitata, acquisendo il ruolo di soci illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali

della risultante o incorporante.

Ad esempio nel caso di una s.r.l. che viene incorporata da una s.n.c.

- trova applicazione l’art. 2500-sexies “è comunque

In questo caso c.c., ai sensi del quale

- richiesto il consenso dei soci che con la trasformazione assumono responsabilità illimitata”.

Ai sensi dell’art. 2500-sexies, “i soci che con la trasformazione assumono

u.c., c.c.,

- responsabilità illimitata, rispondono illimitatamente anche per le obbligazioni sociali sorte

anteriormente alla trasformazione”.

L’art. 2269 c.c. prevede che “chi entra a far parte di una società (di persone) già costituita

- per le obbligazioni sociali anteriori all’acquisto della qualità di

risponde con gli altri soci

socio”.

I riferimenti alle precedenti norme illustrano chiaramente come l’assunzione della

- responsabilità illimitata per effetto della fusione interessi retroattivamente tutte le obbligazioni

assunte dalla generalità delle società partecipanti all’operazione.

Ai soci che non hanno acconsentito alla fusione può competere il diritto di recedere dalla

- società.

- Nelle società di persone e nelle s.r.l., tale diritto compete ex lege, ossia compete anche nel

- caso in cui non sia espressamente previsto dall’atto costitutivo o dallo statuto della società.

Nelle s.p.a. la decisione che approva la fusione non attribuisce inderogabilmente al socio che

non ha acconsentito alla fusione la facoltà di recedere.

Tale facoltà può essere prevista da apposita clausola statutaria.

- socio che non ha concorso all’approvazione della fusione, anche in assenza di norme

Al

- statutarie, compete il diritto di recesso ex lege, nel caso in cui la fusione determini uno o più

accadimenti che integrano un presupposto per l’esercizio del diritto di recesso (trasformazione

della società, modifica oggetto sociale).

Ai sensi dell’art. 2502-bis c.c., il verbale che consta la decisione dei soci, di ciascuna società

- partecipante, di procedere alla fusione, deve essere depositato ed iscritto nel registro delle

L’art. 2436 c.c. stabilisce che il notaio che ha verbalizzato la decisione dei soci è

imprese. -

tenuto a verificare l’adempimento delle condizioni stabilite dalla legge e, una volta fatto ciò,

deve chiederne l’iscrizione della delibera nel registro delle imprese entro 30 giorni dalla data

della decisione. Il registro delle imprese, verificata la regolarità formale della

documentazione, iscrive la delibera del registro.

Creditori sociali (eventuale opposizione)

Ai sensi dell’art. 2503 c.c., l’attuazione della fusione non può aver luogo prima che siano

- decorsi 60 giorni dalla data in cui è stata effettuata l’ultima delle iscrizioni previste dall’art.

2502-bis c.c., ossia dalla data in cui risulta essere stata iscritta, presso il registro delle imprese

competente, la decisione di fusione dell’ultima società partecipante.

Nel corso dei predetti 60 giorni i creditori delle singole società partecipanti possono proporre

- opposizione alla fusione.

Ai sensi dell’art. 2505-quater c.c., se alla fusione non partecipano s.p.a. o s.a.p.a. o cooperative

- per azioni, il tempo di attesa di 60 giorni previsto dall’art. 2503 c.c. è ridotto a 30 giorni.

In presenza di opposizione di uno o più creditori sociali, il tribunale può disporre che la fusione

- abbia luogo, qualora ritenga infondato il pericolo di pregiudizio per i creditori o qualora la

società partecipante alla fusione, nei cui confronti è stata formulata opposizione, presti idonee

garanzie.

L’obbligo di rispettare il termine dell’art. 2503 c.c. può essere superato quando consta il

- consenso dei creditori di ciascuna società partecipante alla fusione.

I creditori sociali di cui necessita l’acquisizione del consenso sono esclusivamente quelli il cui

effettuata l’iscrizione di cui all’art.

diritto di credito è sorto anteriormente alla data in cui è stata

2501-ter c.c. nel registro delle imprese (iscrizione del progetto di fusione).

Quando i creditori non diano il loro consenso il superamento del termine obbligatorio può essere

ottenuto:

con il pagamento dei creditori che non hanno concesso il consenso;

- depositando presso un istituto di credito una somma di denaro, corrispondente all’ammontare

- dei crediti verso la società dei creditori che non hanno prestato il consenso, a garanzia del

corretto adempimento.

Nel caso in cui per effetto della fusione uno o più soci di una delle società partecipanti

- all’operazione perda la propria posizione di socio illimitatamente responsabile acquisendo

quella di socio a responsabilità limitata, la mancata opposizione dei creditori sociali alla

fusione non libera automaticamente il socio dalla responsabilità illimitata per le obbligazioni

sociali sorte fino al momento in cui ha efficacia la fusione.

- previste dall’art. 2500-quinquies

Per la liberazione è necessario il rispetto delle norme c.c. in

- sede di trasformazione.

Nel caso in cui una o più società partecipanti alla fusione abbia emesso obbligazioni ai

possessori dei titoli obbligazionari viene riconosciuta dall’art. 2503-bis, c.1, c.c., una forma

tutela simile a quella stabilità dall’art. 2503 c.c. per i creditori sociali.

di

Ciascun obbligazionista può fare opposizione alla fusione deliberata dai soci della società; tale

- possibilità è preclusa per gli obbligazionisti qualora la fusione sia stata approvata

dall’assemblea che li rappresenta (assemblea obbligazionisti).

Decorsi 60 giorni dalla data di effettuazione dell’ultima delle iscrizioni previste

Atto di fusione -

dall’art. 2502-bis c.c. (salvi i casi di riduzione del termine) la fusione può essere attuata mediante

formalizzazione nell’atto di fusione.

Ai sensi dell’art. 2504, c.1, c.c., l’atto di fusione deve risultare da atto pubblico.

- Ai sensi dell’art. 2504, c.2, c.c., l’atto di fusione deve essere iscritto entro 30 giorni negli uffici

- del registro delle imprese territorialmente competenti per ciascuna società partecipante alla

fusione.

Ai sensi dell’art. 2504, c.3, c.c., il deposito per l’iscrizione dell’atto di fusione nei diversi uffici

del registro delle imprese deve rispettare il seguente ordine cronologico:

prima occorre effettuare il deposito presso i diversi uffici competenti in ragione della sede di

- ciascuna società partecipante alla fusione;

successivamente può essere effettuato il deposito presso l’ufficio del registro delle imprese

- competente in ragione della sede della società risultante dalla fusione o incorporante.

Fusione con delibera degli amministratori

La procedura semplificata di fusione determina la possibilità di perfezionare l’operazione senza

l’approvazione del progetto di fusione da parte dell’assemblea dei soci. Tale procedura

transitare per

può essere utilizzata nei casi di fusione per incorporazione di:

società integralmente possedute dall’incorporante (art. 2505, c.2, c.c.);

- società possedute dall’incorporante per una quota parti almeno al 90% (art. 2505-bis, c.2, c.c.).

- L’esperibilità della procedura semplificata è possibile solo se prevista nello statuto delle

- società.

La procedura semplificata non trova applicazione nei casi di leverage buy out neppure nei casi

- previsti dall’art. 2505 e 2505-bis c.c. e lo statuto consentirebbe di avvalersene stante l’espresso

divieto previsto dall’art. 2501-bis c.c.

Gli effetti della fusione decorrono dalla data di iscrizione dell’atto

Efficacia della fusione di fusione

-

presso l’ufficio del registro delle imprese competente in ragione della sede della società risultante

dalla fusione o incorporante.

Una volta perfezionata la fusione non può essere oggetto di revoca, ma eventuali irregolarità

- possono dare luogo a profili di responsabilità sia sul piano patrimoniale che su quello penale.

Decorrenza degli effetti della fusione

Ai sensi dell’art. 2504-bis, c.2, c.c., la fusione ha effetto in corrispondenza della data in cui è stata

eseguita l’ultima delle iscrizioni prescritte dall’art. 2504 c.c.

-

Può tuttavia:

essere stabilita una data di efficacia successiva (posticipazione degli effetti della fusione) nel

caso di fusione per incorporazione;

essere stabilita una data di efficacia anteriore (retrodatazione degli effetti della fusione) seppur

- limitatamente agli effetti ai fini delle imposte dirette e degli effetti contabili e di partecipazione

agli utili.

Posticipazione degli effetti

Viene prevista solo nel caso di fusione per incorporazione.

- La ratio di tale scelta risiede nel fatto che il legislatore non può consentire la nascita di una

- nuova società (caso di fusione propria) rinviando ad un momento successivo l’assunzione del

suo patrimonio.

Retrodatazione degli effetti

La norma consente di anticipare gli effetti della fusione rispetto alla naturale decorrenza, senza

- porre discriminazioni in base alla tipologia di fusione posta in essere (fusione propria o per

incorporazione).

Non sono retrodatabili gli effetti della fusione per quanto riguarda i rapporti esterni, ossia i

- rapporti con i terzi.

L’unica deroga a tale principio di non retrodatabilità è costituito dall’ambito fiscale in quanto

- espressamente consentito dall’art. 172, c. 9, TUIR.

Gli aspetti per i quali è prevista la possibilità di retrodatazione sono:

il momento a decorrere dalla quale le azioni o quote della società risultante o incorporante

- partecipano agli utili delle società fuse o incorporate e viceversa (art. 2504-bis, c.4, e 2501ter,

n. 5, c.c.).

il momento a decorrere dalla quale le operazioni delle società fuse o incorporate sono imputate

- al bilancio della società risultante o incorporante (art. 2504-bis, c.4, e 2501-ter, n. 6, c.c.).

il momento a decorrere dal quale le operazioni delle società fuse o incorporate concorrono a

- formare il reddito imponibile della società risultante o incorporante (art. 172, c.9 TUIR).

I tre distinti ambiti di effetti retrodatabili devono considerarsi inscindibilmente legati tra loro.

- La retrodatazione degli effetti contabili della fusione (art. 2501-ter, n.6, c.c.) deve intendersi

- inscindibilmente legata alla facoltà di retrodatazione degli effetti di partecipazione agli utili

(art. 2504-bis, c.4, e 2501-ter, n. 5, c.c.), nonché alla facoltà di retrodatazione degli effetti

fiscali ai sensi dell’art. 172, c. 9, TUIR.

ASPETTI CONTABILI

Ai sensi dell’art. 2504-bis, c.5, c.c., la società risultante o incorporante deve iscrivere le attività

- e le passività provenienti dalle società fuse o incorporate sulla base dei valori risultanti dalle

situazioni contabili di chiusura delle società medesime (principio di continuità dei valori

contabili).

L'iscrizione delle attività e passività in regime di continuità di valori contabili può

- determinare, in capo alla società risultante o incorporante, l'emersione di differenze contabili.

Differenze da annullamento

La differenza da fusione che si genera in funzione dell'annullamento delle partecipazioni

possedute dall’incorporante nelle società incorporate costituisce:

eventualmente

- disavanzo da annullamento, il maggior valore contabile della partecipazione annullata per

effetto della fusione rispetto alla corrispondente quota del patrimonio netto contabile della

società incorporata;

avanzo da annullamento, il minor valore contabile della partecipazione annullata per effetto

- della fusione rispetto alla corrispondente quota del patrimonio netto contabile della società

incorporata.

Il disavanzo da annullamento esprime l’esteriorizzazione nella contabilità dell'incorporante

- dei plusvalori latenti nella contabilità dell'incorporata.

L’avanzo da annullamento esprime l’esteriorizzazione nella contabilità dell'incorporante

- dell'accrescimento patrimoniale derivante dal buon affare realizzato in sede di acquisizione

della partecipazione per un valore inferiore alla quota di patrimonio netto contabile della

partecipata.

Contabilizzazione del disavanzo da annullamento

da annullamento, rappresenti l’esteriorizzazione nella contabilità

Laddove il disavanzo

dell'incorporante dei plusvalori latenti nella contabilità dell'incorporata, in relazione a detta posta

sussiste la possibilità di procedere alla contabilizzazione nel rispetto dell'art. 2504-bis c.c., e cioè

imputare il disavanzo:

ad incremento del valore contabile dei singoli elementi patrimoniali della società fusa o

- incorporata;

e, per la differenza, ad avviamento.

- L’imputabilità del disavanzo da annullamento ad incremento del valore contabile dei singoli

- elementi patrimoniali della società fusa o incorporata deve rispettare i criteri di valutazione

previsti dall’art. 2426 c.c. L’astratta iscrivibilità di un determinato valore corrente deve essere

coerente con l’iscrizione del bene a valori di funzionamento, ossia il limite rappresentato dal

valore economicamente recuperabile in normali condizioni di funzionamento.

La restante parte di disavanzi, imputata ad avviamento, soggiace ai criteri di ammortamento

- previsti dall’art. 2426, n.6, c.c.

Il disavanzo da annullamento potrebbe essere, in tutto o in parte, non riconducibile a plusvalori

- latenti su singoli elementi patrimoniali o all’avviamento inespresso dalla partecipata.

In questo caso non si può applicare al disavanzo da annullamento il trattamento contabile

- previsto dall’art. 2504-bis c.c., dovendo più correttamente essere allocato tra i componenti

negativi del conto economico.

In alternativa, una parte della dottrina, ritiene mantenere la contabilizzazione nell’ambito dello

- patrimoniale, procedendo all’eliminazione della posta in contropartita di una riduzione

stato

del patrimonio netto contabile post fusione.

Contabilizzazione dell’avanzo da annullamento

Laddove l’avanzo da annullamento, rappresenti l’esteriorizzazione nella contabilità

- dell’incorporante dell’accrescimento patrimoniale derivante dal buon affare realizzato in sede

di acquisizione della partecipazione l’art. 2504-bis c.c. ne avalla la contabilizzazione quale

di vista concettuale all’utile dell’operazione

voce di patrimonio netto, assimilabile dal punto

precedentemente inespresso.

- Parte della dottrina ritiene più appropriato iscrivere l’avanzo da annullamento come un

- risconto passivo, per procedere alla sua imputazione a conto economico negli esercizi

successivi.

L’avanzo da annullamento non può essere contabilizzato tra le voci del patrimonio netto

dell’incorporante, ma imputato a decremento del valore contabile degli elementi dell’attivo

dell’incorporante tra i

trasferiti in continuità contabile o, in alternativa, nel passivo contabile

fondi svalutazione o fondi rischi.

Differenze da concambio

La differenza da fusione che si genera in funzione della variazione del capitale sociale della società

incorporante o risultante costituisce:

disavanzo da concambio, il minor valore netto contabile trasferito dalla società fusa o

- incorporata alla società risultante o incorporante rispetto all'aumento di capitale che

quest'ultima delibera in conformità al rapporto di cambio nella fusione;

avanzo da concambio, il maggior valore netto contabile trasferito dalla società fusa o

- incorporata alla società risultante o incorporante rispetto all'aumento di capitale che

quest'ultima delibera in conformità al rapporto di cambio nella fusione.

Secondo l’OIC 4, il significato “deriva normalmente dalla

economico delle differenze da concambio

mancata coincidenza nei rapporti fra valori economici effettivi e valori contabili dei patrimoni netti

delle società interessate e dal rapporto esistente, alla data di efficacia della fusione, tra il capitale

sociale dell'incorporante patrimonio netto contabile dell'incorporata”.

Contabilizzazione del disavanzo da concambio

Il disavanzo da concambio può essere iscritto nell'attivo patrimoniale della società

- incorporante o risultante dalla fusione solo nella misura in cui il concambio che lo origina sia

effettivo in termini di reale contrapposizione degli interessi economici in gioco e non

meramente formale.

Il principio generale che emerge è che ogni qualvolta il concambio è meramente formale (le

- società partecipanti sono possedute dai medesimi soggetti con le stesse percentuali) sia sul

piano giuridico- procedurale, che su quello economico-contabile è preclusa la possibilità di

far emergere un disavanzo da concambio iscrivibile nell’attivo patrimoniale della società

risultante o incorporante.

Secondo autorevole dottrina, in tutti i casi in cui essa si manifesta, l’avanzo da concambio

- deve essere iscritto in apposita voce del patrimonio netto contabile della società risultante o

incorporante, assimilabile dal punto di vista concettuale ad un sovrapprezzo di emissione

applicato sulle azioni o quote da attribuire ai soci dell'incorporata.

Adempimenti contabili di chiusura (società fuse/incorporate)

Con l’iscrizione nel registro delle imprese dell’atto di fusione si ha il perfezionamento della fusione

e l’estinzione delle società fuse o incorporate.

In corrispondenza di tale data, ciascuna società fusa o incorporata deve predisporre una situazione

contabile di chiusura.

Il documento OIC 4 distingue a seconda del fatto che:

non sia stata prevista la retrodatazione degli effetti contabili della fusione; sia stata

- -

prevista la retrodatazione degli effetti contabili della fusione.

- fusione abbia effetto prima del termine previsto per l’approvazione del

Nel caso in cui la

- bilancio relativo all’ultimo esercizio delle società fuse o incorporate, il documento deve essere

predisposto ed espressamente approvato. a redigere il bilancio dell’ultimo

In questo caso saranno gli amministratori dell’incorporante

- esercizio, che sarà approvato dai soci della società risultante dalla fusione (OIC 4).

Nel caso in cui non sia stata prevista la retrodatazione degli effetti contabili della fusione, la

- situazione contabile che le società fuse o incorporate devono redigere con riferimento alla

data di efficacia della fusione deve assumere la forma di un bilancio infrannuale, per la cui

redazione devono essere osservati i principi stabiliti nell’OIC 30.

Il bilancio infrannuale della società fuso o incorporata, riferito alla data di efficacia della

- fusione, deve essere oggetto di specifica approvazione da parte dell’assemblea dei soci della

società risultante o incorporante.

la retrodatazione degli effetti contabili della fusione, all’inizio

Nel caso in cui sia stata prevista

- dell’esercizio dell’incorporante nel corso del quale la fusione si perfezione, i fatti di gestione

della società fusa o incorporata sono direttamente imputabili alla contabilità della società

risultante o incorporante già a partire da tale data.

In occasione della data di efficacia della fusione, la società fusa o incorporata non deve

- procedere alla predisposizione di un vero e proprio bilancio infrannuale, ma soltanto di una

situazione contabile di chiusura finalizzata ad evidenziare i saldi patrimoniali ed economici.

Tali valori, previa effettuazione delle elisioni da consolidamento vengono recepiti nella

- contabilità della società risultante o incorporante.

La situazione contabile di chiusura della società fusa o incorporata non è soggetta a specifica

- approvazione da parte dell’assemblea.

La determinazione delle differenze di fusione deve aver luogo riguardo al patrimonio netto

- contabile della società fusa o incorporata quale risultante alla data cui sono stati fatti retroagire

gli effetti contabili della fusione.

-

Adempimenti contabili di apertura (risultante/incorporante)

La società risultante o incorporante deve rilevare tutte le attività e passività delle società fuse

- o incorporate. Tutto ciò risulta vero anche in ipotesi di retrodatazione degli effetti contabili

della fusione. “anche nell’ipotesi che venga attuata la

Il documento OIC 4 precisa espressamente che

- retroattività contabile della fusione, il bilancio di apertura è redatto con riferimento al giorno

successivo alla data in cui si produce l’effetto reale della fusione”.

La situazione contabile di apertura assume una diversa rilevanza a seconda della tipologia di

- fusione.

Nel caso di fusione per incorporazione la situazione contabile di apertura della società

- incorporante ha una valenza interna alla società. ha valenza esterna propria dell’inventario

Nel caso di fusione propria la situazione contabile

- iniziale che deve essere trascritto ex art. 2217 c.c. sul libro degli inventari.

In entrambi i casi i valori contabili che la società risultante o incorporante recepisce nella

- situazione contabile di apertura sono i medesimi che risultano dalle situazioni contabili di

chiusura redatte dalla società fuse o incorporate ex art. 2504-bis c.c.

L’iscrizione dell’attivo e del passivo delle società fuse o incorporate nella società risultante o

incorporante implica: dei saldi contabili delle società fuse o incorporate nell’ambito della società

il consolidamento

- risultante o incorporante;

la rilevazione contabile della partecipazione eventualmente posseduta dall’incorporante nella

- società incorporata;

la rilevazione contabile del valore nominale del capitale sociale di costituzione della società

- risultante assegnato ai soci delle singole fuse, oppure del valore nominale dell’aumento di

capitale sociale dell’incorporante deliberato per assegnare azioni o quote ai soci delle

incorporate.

ASPETTI FISCALI

La fusione è un’operazione:

NEUTRALE ai fini delle imposte sul reddito; ESCLUSA dal campo di applicazione

- -

dell’IVA; SOGGETTA ad imposta di registro in misura fissa.

-

Ai fini delle imposte sul reddito, la disciplina delle fusioni delle società di cui all’art. 172 TUIR è

improntata alla neutralità fiscale dell’operazione, sia rispetto alle società partecipanti sia rispetto ai

soci di quest’ultime.

delle imposte sul reddito, si configura come un’operazione neutrale, cioè non

La fusione, ai fini

suscettibile di generare componenti positivi o negativi di reddito:

né in capo alla società fusa o incorporata;

- né in capo alla società risultante o incorporante;

- né in capo ai soci delle società che partecipano alla fusione. Le disposizioni che garantiscono

- tale regime di neutralità sono contenute nell’art. 172 TUIR:

comma1: stabilisce che la fusione tra più società non costituisce realizzo né distribuzione delle

- plusvalenze e minusvalenze dei beni delle società fuse comprese rimanenze ed avviamento;

comma 2: stabilisce che nella determinazione del reddito della società risultante dalla fusione

- o incorporante non si tiene conto dell’avanzo o disavanzo iscritto in bilancio per effetto del

rapporto di cambio o dell’annullamento delle azioni o quote; comma 3: stabilisce che il

-

cambio delle partecipazioni originarie non comporta l’insorgenza di alcun tipo di reddito in

capo ai soci delle società fuse o incorporate.

Neutralità società fusa o incorporata

La neutralità è garantita dall’art. 172, c.1, TUIR, ai sensi dei quali la fusione tra più società non

costituisce realizzo né distribuzione delle plusvalenze e minusvalenze dei beni delle società fuse

comprese rimanenze ed avviamento.

Neutralità società risultante o incorporante La

neutralità è garantita dall’art. 172, c.2, TUIR:

nella determinazione del reddito della società risultante o incorporante non si tiene conto

- dell’avanzo o del disavanzo iscritto in bilancio per effetto del rapporto di cambio delle azioni

o quote o dell’annullamento di azioni o quote possedute dall’incorporante nelle incorporate. -

Nei maggiori valori iscritti in bilancio per effetto dell’imputazione dell’eventuale disavanzo

di concambio o annullamento, con riferimento ad elementi patrimoniali della società

incorporata o fusa, non sono imponibili nei confronti della società risultante o incorporante.

Nei beni ricevuti dalla risultante o incorporante sono stati valutati fiscalmente in base

- all’ultimo valore riconosciuto ai fini delle imposte sul reddito in capo alla società fusa o

incorporata, facendo risultare con apposito prospetto di riconciliazione della dichiarazione

dei redditi i dati esposti in bilancio ed i valori fiscalmente riconosciuti. Tale prospetto di

riconciliazione consiste nel quadro RV del modello unico.

Neutralità dei soci delle società partecipanti alla fusione

Per quanto riguarda i soci delle società partecipanti all’operazione, la neutralità fiscale è garantita dal

dell’art. 172, c.3, TUIR, ai sensi del quale:

disposto

il cambio delle partecipazioni originarie non costituisce né realizzo né distribuzione di

- plusvalenze o minusvalenze, né conseguimento di ricavi;

in caso di conguaglio, viene tuttavia fatta salva l’applicazione dell’art. 47, c. 7, TUIR e

- ricorrendo le condizioni degli artt. 58 e 87 TUIR.

Le partecipazioni ricevute in cambio:

vengono assunte dai soci al medesimo valore fiscale cui risultavano riconosciute le

- partecipazioni annullate;

si considerano possedute dal socio retroattivamente a decorrere dalla data da cui risultavano

- possedute le partecipazioni annullata, anziché soltanto a decorrere dalla data di concambio.

Esula dal principio di neutralità il solo conguaglio di denaro eventualmente previsto in favore

dei soci delle società fuse o incorporate.

Riconoscimento fiscale del disavanzo di fusione

In deroga al principio di neutralità fiscale della fusione ai fini delle imposte dirette, la società

risultante o incorporante può ottenere il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti nel bilancio

per effetto della fusione.

Il riconoscimento fiscale del disavanzo di fusione può essere ottenuto dalla società con il pagamento

di un’imposta sostitutiva delle imposte sul reddito e dell’IRAP ai sensi dell’art. 176, c. 2-ter, TUIR.

Effetti della fusione

La fusione integra gli estremi della successione a titolo universale della società che risulta post

- fusione alle società che risultavano ante fusione.

L’art. 172, c.4, TUIR stabilisce che “dalla data in cui ha effetto la fusione la società risultante

- dalla fusione o incorporazione subentra negli obblighi e nei diritti delle società fuse o

incorporate relativi alle imposte sui redditi”.

Mantenimento riserve in sospensione d’imposta

capo alla società risultante o incorporante dello status di sospensione d’imposta

Il mantenimento in

delle riserve risulta subordinato rispetto alla disposizione dell’art. 172, c. 5, TUIR:

“le riserve in sospensione d’imposta, iscritte nell’ultimo bilancio delle società fuse o

- incorporate concorrono a formare il reddito della società risultante dalla fusione o

incorporante se e nella misura in cui non siano state riconosciute nel suo bilancio,

prioritariamente utilizzando l’eventuale avanzo da fusione”.

La disposizione che precede non si applica:

“per le riserve tassabili solo in caso di distribuzione le quali, se e nel limite in cui vi sia

- avanzo di fusione o aumento di capitale per un ammontare superiore al capitale complessivo

delle società partecipanti alla fusione al netto delle quote di capitale di ciascuna di esse già

possedute dalla stessa o da altre, concorrono a formare il reddito della società risultante o

incorporante in caso di distribuzione dell’avanzo o di distribuzione del capitale ai soci”.

Le riserve in sospensione d’imposta tassabili solo in caso di distribuzione ai soci:

“che anteriormente alla fusione sono stata imputate al capitale delle società fuse o

- incorporate si intendono trasferite nel capitale della società risultante dalla fusione o

incorporante e concorrono a formare il reddito in caso di riduzione del capitale per

esuberanza”.

La ratio della disposizione ex art. 172, c.5, TUIR è quella di evitare che per effetto della fusione e del

“salti d’imposta” subordinando il mantenimento

criterio generale di neutralità possano verificarsi

delle opportunità fiscali alla costituzione dei necessari vincoli sul patrimonio netto della società

risultante o incorporante. L’art. 172, c.5, TUIR opera una distinzione tra:

regime di sospensione d’imposta viene meno anche in presenza di

riserve per le quali il

- utilizzazioni diverse dalla distribuzione ai soci (riserva ammortamenti anticipati, fondi

sopravvenienze attive (art. 55 vecchio TUIR);

riserve per le quali il regime di sospensione di imposta viene meno solo in caso di distribuzione

- ai soci della riserva, cioè in caso di fuoriuscita della riserva dalla società (riserve rivalutazione

monetaria).

Riporto delle perdite

Ai sensi dell’art. 172, c.7, TUIR, le perdite fiscali maturate ante fusione delle società partecipanti alla

fusione possono essere riportate nei periodi d’imposta successivi alla fusione:

solo a condizione che dal conto economico della società le cui perdite siano riportabili, relativo

- all’esercizio precedente a quello in cui la fusione è stata deliberata, risulti un ammontare dei

ricavi dell’attività caratteristica, nonché delle spese per prestazioni di lavoro subordinato e

contributi, superiore al 40% di quello risultante dalla media degli ultimi due esercizi anteriori;

e solo se la parte del loro ammontare che non eccede l’ammontare del rispettivo patrimonio

- netto quale risulta dall’ultimo bilancio (o, se inferiore, dalla situazione patrimoniale ex art.

2501-quater c.c.) senza tenere conto dei conferimenti e dei versamenti fatti negli ultimi 24

mesi anteriori alla data cui si riferisce la situazione;

non possono essere utilizzate in compensazione perdite fiscali ante fusione fino a concorrenza

- dell’ammontare complessivo delle eventuali svalutazioni operate ai fini fiscali sulle

partecipazioni di detta società da altra società partecipante alla fusione.

Le limitazioni previste nelle riportabilità delle perdite fiscali ante fusione, in caso di

- retrodatazione degli effetti fiscali della fusione, trovano applicazione anche con riferimento

alle perdite fiscali maturate nella frazione di periodo compreso tra la data cui è stata fatta

retroagire l’efficacia della fusione e la data in cui ha avuto luogo il perfezionamento giuridico

dell’operazione.

Le esclusioni e le limitazioni in materia di riporto post fusione delle perdite maturate ante

- fusione non trovano applicazione nel caso di fusione tra società partecipanti ad un medesimo

alle perdite maturate in vigenza dell’operazione per la

consolidamento fiscale con riguardo

tassazione di gruppo.

Riporto delle eccedenze di interessi passivi non dedotti

L’art. 172, c.7, TUIR prevede altresì che “le disposizioni del presente comma si applicano anche gli

passivi indeducibili oggetto di riporto in avanti di cui al comma 4 dell’art. 96 TUIR).

interessi La

norma prevede che la riportabilità post fusione degli interessi non dedotti è subordinata alla

condizione del superamento dei test di vitalità previsto per il riporto delle perdite.

Decorrenza della fusione ai fini delle imposte dirette

La decorrenza naturale della fusione è rappresentata dalla data di efficacia dell’operazione ex

- art. 2504 c.c.

È possibile prevedere la retrodatazione degli effetti fiscali della fusione.

- Nel caso in cui nulla venga disposto in merito alla decorrenza della fusione ai fini fiscali,

- tale efficacia coincide con la data di efficacia dell’operazione ex art. 2504 c.c.

Decorrenza naturale

Ai sensi dell’art. 172, c.8, TUIR diviene necessario predisporre un apposito conto economico

- per ciascuna delle società partecipanti all’operazione, relativo al periodo compreso tra la data

di chiusura dell’ultimo esercizio e la data di efficacia della fusione.

Sulla base di tale conto economico, redatto nel rispetto delle disposizioni del bilancio

- d’esercizio, si procede all’autonoma determinazione del reddito d’impresa di ciascun società

partecipante alla fusione e della base imponibile IRAP.

La frazione di periodo d’imposta ante fusione di ciascuna società costituisce autonomo

- periodo d’imposta e risulta rilevante ai fini dell’imputazione delle quote costante di

componenti positivi e negativi di reddito rinviati da precedenti esercizi (plusvalenze

rateizzate, spese di manutenzione).

5-bis,

Ai sensi dell’art. c.2, DPR 322/98 la società risultante o incorporante deve presentare la

- dichiarazione relativa alla frazione di esercizio delle società fuse o incorporate, compresa tra

l’inizio del periodo d’imposta e la data di effetto della fusione, entro l’ultimo giorno del nono

mese successivo a tale data, in via telematica.

Retrodatazione degli effetti fiscali della fusione

Ai sensi dell’art. 172, c.9, TUIR l’atto di fusione può stabilire che ai fini delle imposte sul reddito gli

effetti della fusione decorrano da una data non anteriore:

a quella in cui si è chiuso l’ultimo esercizio di ciascuna delle società fuse o incorporate; o, a

- -

quella, se più prossima, in cui si è chiuso l’ultimo esercizio della società incorporante. Nel

consentire la facoltà di retrodatazione degli effetti fiscali della fusione, la norma pone due

condizioni:

la prima, formale, attiene all’obbligo di indicare, nell’atto di fusione, la data convenzionale di

- decorrenza degli effetti;

la seconda, sostanziale, pone un limite temporale a tale data, la quale non può, in ogni caso,

- essere anteriore a quella di chiusura dell’ultimo esercizio delle società fuse o incorporate o a

quella, se più prossima, di chiusura dell’ultimo esercizio dell’incorporante.

La possibilità di retrodatazione fiscale si ritiene esclusa nel caso in cui per effetto della fusione,

- si realizzi anche una trasformazione fiscalmente rilevante di uno o più soggetti, come nel caso

in cui la fusione implichi anche trasformazioni di tipo progressivo.

Il principio di retrodatazione fiscale trova applicazione anche ai fini della determinazione della

- base imponibile IRAP.

Nel caso di retrodatazione fiscale della fusione i termini per la presentazione della

- dichiarazione dei redditi risultano essere quelli ordinari.

Obbligo di versamento delle imposte

Ai sensi dell’art. 172, c.10, TUIR nelle operazioni di fusione gli obblighi di versamento, inclusi quelli

relativi agli acconti d’imposta ed alle ritenute operate sui redditi altrui, dei soggetti che si estinguono

per effetto delle operazioni medesime, sono adempiuti:

fino alla data di perfezionamento della fusione dagli stessi soggetti estinti per effetto della

- fusione;

successivamente a tale data, dalla società risultante o incorporante.

-

Acconti prima del perfezionamento della fusione

Nel caso in cui gli effetti fiscali della fusione non coincidano con la data di chiusura dell’ultimo

periodo d’imposta della società fusa o incorporata, qualora i termini di versamento degli acconti delle

scadano prima dell’estinzione della società, quest’ultima versa i

imposte sul reddito e dell’IRAP

medesimi:

calcolandoli su base storica con riferimento all’imposta dovuta per il periodo precedente;

- scomputandoli dall’imposta dovuta per il periodo d’imposta frazionario, compreso tra la data

- di chiusura dell’ultimo periodo d’imposta intero e la data di efficacia della fusione, la cui

dichiarazione viene presentata in via autonoma.

Nel caso in cui gli effetti fiscali della fusione vengano fatti coincidere, mediante

- con la data di chiusura dell’ultimo periodo d’imposta della società fusa o

retrodatazione,

incorporata, qualora i termini per il versamento dell’acconto scadano prima dell’estinzione

della società, quest’ultima procede al versamento dei medesimi calcolandoli su base storica.

Lo scomputo dei detti acconti avrà luogo direttamente nella dichiarazione dei redditi

- presentata dalla società risultante o incorporante, nella quale, per effetto della retrodatazione,

confluiscono anche i componenti positivi e negativi delle società fuse o incorporate.

Acconto dopo il perfezionamento della fusione

Nel caso in cui gli effetti fiscali della fusione non coincidano con la data di chiusura dell’ultimo

periodo d’imposta della società fusa o incorporata, la società risultante o incorporante procede al

versamento degli acconti che scadono successivamente al perfezionamento della fusione calcolandoli

su base storica facendo riferimento all’imposta dovuta:

dall’incorporante; dalle società fuse o incorporate per il loro ultimo periodo d’imposta.

- -

Nel caso in cui gli effetti fiscali della fusione vengano fatti coincidere, mediante retrodatazione, con

la data di chiusura dell’ultimo periodo d’imposta della società fusa o incorporata, la società risultante

o incorporante effettua il versamento degli acconti che scadono successivamente all’efficacia della

fusione:

calcolandoli su base storica, facendo riferimento all’imposta dovuta dall’incorporante nonché

- delle società fuse o incorporate;

nettizzando gli importi dovuti degli eventuali acconti già versati dalle società fuse o

- incorporate.

Ai sensi dell’art. 2, c. 3, l. f), DPR 633/72 i passaggi dei beni che si determinano in dipendenza

IVA -

del perfezionamento di operazioni di fusione non costituiscono operazioni rilevanti ai fini IVA.

L’effettuazione di un’operazione di fusione comporta l’obbligo di presentazione delle

- dichiarazioni di inizio, cessazione e variazione dati IVA ex art. 35, DPR 633/72.

relativa all’anno in cui la fusione acquista efficacia deve essere

La dichiarazione annuale IVA

- predisposta e presentata dalla società risultante o incorporante includendo nella propria

dichiarazione tutti gli elementi rilevanti relativi all’attività esercitata nel corso dell’anno

precedente dalla fusa o incorporate.

Il subentro della società risultante o incorporante nelle posizioni soggettive delle società fuse o

incorporate implica:

la possibilità di trasferire in capo alla prima l’eventuale plafond IVA degli esportatori abituali

- generatosi in capo alle seconde fino alla data di perfezionamento della fusione;

la presentazione, a cura della società risultante o incorporante, della dichiarazione annuale

- IVA delle società che per effetto dell’operazione si estinguono.

Imposta di registro

Ai sensi dell’art. 4, l. b) della parte I della Tariffa allegata al DPR 131/86, l’imposta di registro è

dovuta in misura fissa di euro 200 sugli atti di fusione tra società.

Imposte ipotecarie e catastali

Se nei patrimoni delle società fuse o incorporate sono presenti immobili o diritti reali immobiliari

risultano dovute le imposte ipotecarie e catastali per la trascrizione dell’atto di fusione sui registri

immobiliari e per la volturazione degli immobili in favore della società risultante o incorporante. Le

imposte sono dovute in misura fissa di euro 50:

per l’imposta ipotecaria l’applicazione fissa è stabilita dall’art. 4 della Tariffa allegata al D.lgs.

- per l’imposta catastale l’applicazione fissa è stabilita dall’art. 10, c.2, della Tariffa

347/90; -

allegata al D.lgs. 347/90. LA LIQUIDAZIONE

DESCRIZIONE OPERAZIONE

La procedura di liquidazione segue il manifestarsi di una delle cause di scioglimento della società

previste dalla legge e si estrinseca nelle operazioni necessarie per trasformare in denaro gli elementi

attivi del patrimonio della stessa, estinguere i debiti sociali e ripartire il residuo tra i soci, con la

conseguente cancellazione della società dal registro delle imprese.

La fase di liquidazione è composta da tra diversi periodi:

- accertamento del verificarsi di una causa di scioglimento della società e relativa pubblicità

(art. 2484 e 2485 c.c.);

- procedimento di liquidazione, che va dalla pubblicazione nel registro delle imprese della

nomina dei liquidatori fino al deposito del bilancio finale di liquidazione ed all’esecuzione del

piano di riparto (artt. 2487 2494 c.c.);

- estinzione della società a seguito della sua cancellazione dal registro delle imprese e deposito

dei libri contabili e societari (artt. 2495 2496 c.c.).

ASPETTI CIVILISTICI

Le cause di scioglimento delle società di capitali sono:

- decorrenza del termine;

conseguimento dell’oggetto sociale o impossibilità di conseguirlo;

- impossibilità di funzionamento dell’assemblea;

-

- riduzione del capitale al di sotto del minimo legale;

- incapacità patrimoniale della società di procedere alla liquidazione del socio;

deliberazione dell’assemblea;

- altre cause previste nell’atto costitutivo.

-

Effetti dello scioglimento

Gli amministratori al verificarsi di una causa di scioglimento devono:

- provvedere senza indugio ad accertare il verificarsi della causa di scioglimento;

redigere un apposito verbale con il quale si dà e si prende atto dell’intervenuta causa di

- scioglimento;

- iscrivere la dichiarazione di accertamento nel registro delle imprese.

Decorrenza degli effetti

Gli effetti costitutivi dello scioglimento decorrono:

- dalla data di iscrizione del registro delle imprese della dichiarazione con cui gli amministratori

accertano la causa di scioglimento;

- dalla data in cui il notaio iscrive la deliberazione al registro delle imprese nel caso di

scioglimento deliberato dall’assemblea;

in caso di particolari cause di scioglimento previste dallo statuto, dall’assolvimento degli

- obblighi particolari.

Effetti dello scioglimento per gli amministratori

Dal verificarsi della causa di scioglimento e fino a che non subentrino i liquidatori, gli amministratori:

conservano il potere di gestione della società ai soli fini della conservazione dell’integrità e

- del valore del patrimonio sociale;

- sono personalmente e solidalmente responsabili dei danni arrecati alla società, ai soci ed ai

creditori per atti non finalizzati alla conservazione del patrimonio.

Nomina dei liquidatori

La procedura di nomina è prevista nell’atto costitutivo o nello statuto. L’assemblea:

- definisce il numero dei liquidatori e le eventuali regole di funzionamento del collegio dei

liquidatori;

- nomina i liquidatori e attribuisce i poteri di rappresentanza; - definisce i criteri di

conduzione della liquidazione; - determina i compensi dei liquidatori.

Adempimenti degli amministratori Società

di persone (art. 2277, c.1, c.c.) Consegna ai

liquidatori:

- dei beni e dei documenti sociali;

relativo al periodo successivo all’ultimo rendiconto. Consegna ai

- del conto della gestione

liquidatori con menzione in apposito verbale.

Società di capitali (art. 247ì87-bis, c.3, c.c.)

Consegna ai liquidatori:

- dei libri sociali;

- della situazione dei conti alla data di effetto dello scioglimento;

del rendiconto della gestione relativo al periodo successivo all’ultimo bilancio approvato.

- Consegna ai liquidatori con menzione in apposito verbale.

Situazione dei conti: situazione contabile riportante i saldi dei conti patrimoniali ed economici,

nonché dei conti d’ordine, previsti nel piano dei conti della società, alla data di effetto della causa di

scioglimento.

Rendiconto della gestione:

resoconto sul periodo che intercorre tra la data di inizio dell’esercizio e quella di avvio della

- liquidazione;

- è un vero e proprio bilancio infrannuale, costituito dai documenti ordinariamente previsti

dall’art. 2423 c.c.;

- i criteri di valutazione da adottare continuano ad essere quelli di funzionamento: è solo alla

data di inizio della gestione liquidatoria che il capitale investito nell’impresa muta

destinazione (da funzionamento a liquidazione).

-

Aspetti peculiari

- Non è possibile procedere alla capitalizzazione di oneri pluriennali.

Necessità di procedere ad un accertamento del valore di presumibile realizzo dei crediti.

- Possibile svalutazione del magazzino per tener conto di eventuali partite obsolete.

- Possibile insorgenza di nuovi o maggiori debiti in conseguenza di specifiche clausole

contrattuali stipulate con clienti, fornitori, banche, dipendenti.

Interventi dei liquidatori

Società di persone (art. 2277, c.2, c.c.)

La stesura congiunta dell’inventario iniziale, con evidenza dell’attivo

- e del passivo del

patrimonio sociale.

- Sottoscrizione sia dei liquidatori che degli amministratori.

Società di capitali (art. 2490, c.4, c.c.)

L’indicazione nel primo bilancio successivo alla nomina delle variazioni dei criteri di

- valutazione adottati rispetto all’ultimo bilancio approvato, le loro ragioni e le conseguenze.

Inventario iniziale: con la liquidazione si assiste ad una trasformazione sul piano economico

del capitale investito nell’impresa. Non è più uno strumento di produzione del reddito, ma

diventa un aggregato di beni, funzionale al pagamento dei debiti e, per il residuo, destinato ai

soci.

Criteri di valutazione:

- Il criterio di valutazione delle attività non è più il costo storico, ma quello di realizzo, al netto

degli oneri diretti.

- Per le passività si adotta quale unico criterio il valore di estinzione al lordo degli eventuali

oneri da sostenere.

- Le differenze tra i valori di funzionamento e quelli di liquidazione delle attività e passività,

unitamente ai valori di eventuali nuove poste, prima non iscritte a bilancio, confluiscono in

una voce ad hoc (rettifiche di liquidazione) il cui saldo aumento o diminuisce l’importo del

patrimonio netto contabile rappresentato nel rendiconto degli amministratori, concorrendo a

formare il patrimonio netto aziendale

Rettifiche di liquidazione

DARE AVERE

Maggiori valori del passivo rispetto a quelli inseriti Minori valori del passivo rispetto a quelli inseriti nel

nel rendiconto degli amministratori rendiconto degli amministratori

Minori valori dell’attivo rispetto a quelli inseriti nel Maggiori valori dell’attivo rispetto a quelli inseriti nel

rendiconto degli amministratori rendiconto degli amministratori

Annullamento di costi ed oneri pluriennali

Saldo del Fondo per costi ed oneri di liquidazione (al

netto dei proventi)

Fondo per rischi ed oneri di liquidazione

Una contropartita assai peculiare del conto Rettifiche di liquidazione è il Fondo per costi ed oneri di

dato dall’ammontare dei costi ed oneri:

liquidazione

- diversi da quelli correlati alle attività e passività già iscritte nel bilancio iniziale di liquidazione

e che,

-

- si prevede di sostenere nel corso della liquidazione, al netto dei proventi che si ritiene di

conseguire.

Come regola generale, in particolare, vanno iscritti in esso i costi, oneri e proventi attinenti la gestione

di liquidazione che maturano dalla data dell’inizio della liquidazione e sino alla chiusura.

Costi:

- Fitti passivi per i locali della procedura, con le relative utenze

- Retribuzioni, comprensive di oneri sociali e TFR

Compensi per i professionisti per prestazioni successive alla data di inizio liquidazione

- Compensi per i liquidatori ed i componenti degli organi di controllo

- Oneri finanziari per il periodo di liquidazione su debiti iscritti nel bilancio iniziale - Spese

legali

- Imposte sui redditi previsti

Ricavi:

- Fitti su beni dati in locazione

- Dividendi da partecipazioni

- Interessi attivi da titoli, depositi e c/c

- Proventi da esito positivo di cause civili

Nella nota integrativa del primo bilancio annuale di liquidazione, andrà compilata una tabella di

dettaglio circa i componenti il fondo, destinata altresì ad accogliere negli esercizi successivi i suoi

utilizzi e le eventuali variazioni apportate in corso di procedura.

- In ipotesi di esercizio provvisorio, continueranno a trovare applicazione i criteri di valutazione

ordinari, ovvero quelli di funzionamento, pur trattandosi di una gestione non dinamica, di tipo

cioè lucrativo, ma meramente conservativa.

- Il Fondo per costi ed oneri di liquidazione sarà, a sua volta, alimentato solo dagli specifici

costi ed oneri della liquidazione, estranei alla gestione provvisoria dell’azienda considerata

(OIC 5).

Gestione della liquidazione

Il bilancio annuale o intermedio di liquidazione si compone, come quello di esercizio, di stato

patrimoniale, conto economico e nota integrativa.

Deve essere presentato con riferimento alle stesse date di chiusura della fase di vita normale della

società ed assoggettato al controllo dei sindaci e del revisore legale.

Deve essere approvato dall’assemblea dei soci e pubblicato nel registro delle imprese, al pari di un

ordinario bilancio d’esercizio.

- I costi, gli oneri ed i proventi di liquidazione sono rilevati in base a criteri di competenza,

seppur attenuati rispetto a quelli applicabili sul presupposto del going concern (OIC 5); gli

importi aggregati sia dei ricavi che dei costi, tuttavia, sono stornati a mezzo utilizzo del fondo

per costi e oneri liquidazione.

Da tutto quanto precede, discende che l’esistenza di risultati parziali o finali di conto

- economico positivi o negativi sarà legata ad una non corretta stima del saldo di conto rettifiche

di liquidazione nel bilancio iniziale.

In caso di esercizio provvisorio, la gestione economica sarà simile a quella di un’impresa in

- funzionamento, pur in una prospettiva conservativa.

-

- Tra le peculiarità, si segnala il recupero del principio di competenza, inteso come correlazione

costi/ricavi; la durata dei processi di ammortamento, tuttavia, dovrà essere aderente alla

lunghezza del periodo di esercizio provvisorio.

Primo bilancio annuale dei liquidatori

In nota integrativa occorre inserire l’inventario iniziale di liquidazione precisando i nuovi criteri di

valutazione adottati. Allo stesso bilancio vanno allegati:

- i verbali delle consegne ricevute dagli amministratori;

- la situazione contabile alla data di effetto dello scioglimento;

- il rendiconto della gestione degli amministratori, con le eventuali osservazioni dei liquidatori.

Il primo bilancio riflette la gestione dell’intero esercizio nel quale ha avuto inizio la fase di

liquidazione.

Stato patrimoniale

È opportuno compilare una tabella, che riporti in colonne affiancate, per tutte le voci delle attività e

passività:

l’importo risultante dal precedente bilancio di esercizio;

- l’importo risultante nel rendiconto degli amministratori;

- l’importo iscritto nel bilancio iniziale a seguito del mutamento dei criteri di valutazione;

- l’importo iscritto nello stato patrimoniale del primo bilancio intermedio di liquidazione.

-

Conto economico

Deve essere diviso in due distinti periodi:

- il primo, in cui la società è stata gestita dagli amministratori, con un risultato economico

(utile/perdita) che è quello che scaturisce dai componenti reddituali rilevati nel conto

economico relativo a quel periodo.

- il secondo, che riflette i risultati della gestione svolta dai liquidatori nella seconda parte

dell’esercizio, dalla data di pubblicazione della nomina dei liquidatori a quella di chiusura

dell’esercizio.

- Il modo più chiaro è quello di predisporre una tabella con 3 colonne affiancate, che riporti, per

ciascuna voce del conto economico rispettivamente, l’importo del 1° periodo, quello del 2°

periodo e l’importo complessivo.

- I componenti reddituali ed il risultato economico dei due diversi periodi devono poi essere

distinti nella nota integrativa ed adeguatamente commentati ed illustrati.

Chiusura della procedura

Il bilancio finale di liquidazione:

- di uno stato patrimoniale semplificato;

relativo al periodo che intercorre fra l’inizio dell’ultimo esercizio e la

- di un conto economico

data di compimento della liquidazione; - di una nota integrativa.

Deve essere corredato della relazione dei liquidatori e delle relazioni del collegio sindacale e del

revisore legale dei conti.

È raccomandata (OIC 5) la compilazione di un conto economico riassuntivo che rifletta l’intera

gestione di liquidazione e ne esponga il risultato finale.

Piano di riparto

Ai sensi dell’art. 2492, c.1, c.c., i liquidatori devono indicare

- nello stesso bilancio finale di

liquidazione la parte spettante a ciascun socio o azione nella divisione dell’attivo.

- Il piano di riparto è una parte inscindibile del bilancio finale di liquidazione ed è opportuno

che sia contenuto nella nota integrativa di tale bilancio o come suo allegato.

Rapporti con l’erario

- In caso di debito, analogamente a quanto operante per tutte le altre ipotesi di passività ancora

pendenti, si apposterà nell’attivo una voce di pari importo, corrispondente al deposito

vincolato.

E in caso di credito, invece, iscritto nell’attivo del bilancio

- finale di liquidazione e chiesto a

rimborso? È possibile procedere alla sua cessione o all’assegnazione ai soci.

Deposito del bilancio finale di liquidazione

- Il bilancio finale di liquidazione, comprensivo del piano di riparto, deve essere depositato

presso il registro delle imprese, mentre non è previsto che lo stesso sia preventivamente

presentato per l’approvazione all’assemblea dei soci.

- Nei 90 giorni successivi al deposito, ogni socio ha diritto a proporre reclamo davanti al

tribunale.

- Decorso tale termine il bilancio si intende approvato in forma tacita.

L’approvazione tacita si ha anche qualora, indipendentemente dal decorso del termine, le

- quote di riparto finali siano state incassate dai soci senza riserva.

Cancellazione della società

- Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione

della società dal registro delle imprese.

- La cancellazione della società dal registro delle imprese ha natura costitutiva, determinando

l’irreversibile estinzione del soggetto, anche in presenza di rapporti non definiti.

- I giudici di legittimità hanno peraltro esteso la conclusione alle società di persone,

riconoscendo all’art. 2495 c.c. un effetto espansivo.

Revoca della liquidazione

Situazione speculare a quella di avvio della procedura:

- i liquidatori dovranno consegnare un rendiconto della gestione relativo alla frazione di

esercizio intercorsa sino alla data di effetto della revoca, redatto ancora a criteri di

liquidazione;

- gli amministratori procederanno alla stesura di un bilancio di apertura, ispirato ai ripristinati

criteri di funzionamento;

il bilancio relativo all’esercizio nel quale

- è intervenuta la revoca ricalcherà, seppur con logiche

invertite, il pari primo documento redatto all’inizio della procedura dai liquidatori, dando

conto, ad esempio, nel conto economico, dei due diversi periodi di gestione nell’anno e del

risultato complessivo.

ASPETTI FISCALI

L’art. 182 TUIR prevede una disciplina si fini delle imposte dirette della liquidazione ordinaria

- delle imprese e delle società, distinguendola da quella derivante da cause di fallimento o

liquidazione coatta amministrativa.

Le società di capitali sono assoggettate all’IRES e all’IRAP anche durante la fase di

- liquidazione ed i soci partecipano ordinariamente agli utili eventualmente distribuiti a meno

che non abbiano optato per il criterio della trasparenza del reddito di cui agli artt. 115 e 116

TUIR.

L’art. 182 TUIR disciplina diversamente i vari periodi di imposta sopra delineati ai fini della

determinazione del reddito: che decorre dall’inizio dell’esercizio e la data di efficacia della

- nel periodo ante-liquidazione

liquidazione, il reddito viene determinato sulla base del conto economico redatto in conformità

alle risultanze del conto economico della gestione prescritto ex art. 2487-bis c.c. - la residua

frazione dell’esercizio (dalla data di efficacia della liquidazione alla fine dell’esercizio)

assume rilevanza solo nel caso in cui la procedura si protrae oltre l’esercizio in cui è iniziata;

in questo caso il reddito viene determinato in via provvisoria in base al relativo bilancio.

- Anche per ogni singolo esercizio intermedio di liquidazione si deve far riferimento ad una

determinazione in via provvisoria in base al singolo bilancio, ma sempre salvo conguaglio in

base al bilancio finale.

L’ultima frazione di esercizio non ha alcuna rilevanza ai fini fiscali in quanto l’intero

- periodo

di liquidazione viene inteso come maxi periodo di imposta il cui risultato assume rilevanza ai

fini fiscali.

Per le liquidazioni che hanno durata superiore al periodo d’imposta in cui inizia la procedura

- si ha che il reddito o la perdita conseguiti nei vari periodi siano determinati in via provvisoria

in base ai rispettivi bilanci, salvo conguaglio al bilancio finale.

La determinazione del reddito e la corrispondente tassazione sono effettuate sulla base dell’intero

periodo di liquidazione solo a condizione che la procedura di liquidazione si sia protratta oltre un

anno, ma:

non oltre i 5 periodi d’imposta (ivi compreso l’esercizio in cui la procedura abbia avuto inizio)

- nel caso di società di capitali;

non oltre i 3 periodi d’imposta (ivi compreso l’esercizio in cui la procedura abbia avuto inizio)

- nel caso di società di persone e di imprenditori individuali.

Nel caso in cui la procedura di liquidazione si protragga oltre i 5/3 periodi d’imposta, o in caso di

omessa presentazione del bilancio finale, i redditi provvisori si considerano definitivi.

Termini di presentazione dichiarazioni va presentata entro l’ultimo

- La dichiarazione dei redditi relativa al periodo ante-liquidazione

giorno del 9° mese successivo a quella in cui ha effetto la messa in liquidazione della società.

- La dichiarazione dei redditi relativa al periodo compreso tra la messa in liquidazione e la fine

dell’esercizio va presentata nei termini ordinari.

Se la procedura termina prima della fine dell’esercizio è necessario presentare la dichiarazione

- entro la fine del 9° mese successivo a quello di presentazione del bilancio finale.

- La dichiarazione del periodo di liquidazione va presentata entro la fine del 9° mese successivo

a quelli di deposito del bilancio finale.

Tassazione dei redditi della liquidazione

Redditi in corso di procedura

Si è in presenza di un dividendo, soggetto a tassazione ordinaria in capo al socio e quindi con un

a seconda della natura di quest’ultimo.

regime variabile

Riparto finale

Si è in presenza di un dividendo, soggetto a tassazione ordinaria in capo al socio e quindi con un

regime variabile a seconda della natura di quest’ultimo.

Attribuzione di riserve di capitale ai soci

Percettore persona fisica non imprenditore

Si ha un utile per la parte che eccede il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione. Il reddito

di capitale viene tassato in modo diverso a seconda della natura qualificata o non qualificata della

partecipazione.

Percettore imprenditore individuale, società di persone o soggetto IRES

Nel caso sopra prospettato si genera una plusvalenza, eventualmente assoggettata al regime parziale

di esenzione (PEX). LA SCISSIONE

DESCRIZIONE OPERAZIONE

Con la scissione una società (società scissa) assegna l’intero suo patrimonio a più società, preesistenti

o di nuova costituzione (società beneficiarie), o parte del suo patrimonio, in tal caso anche ad una

soci. Caratteristiche dell’operazione:

sola società, e le relative azioni o quote ai suoi

- Trasferimento del patrimonio (in tutto o in parte) della società scissa ad una o più società

beneficiarie.

- I soci della società scissa, a fronte del patrimonio apportato, ricevono azioni o quote delle

società beneficiarie.

- I soci della società scissa entrano nella compagine sociale delle società beneficiarie.

ASPETTI CIVILISTICI

Classificazione delle tipologie di scissione

In funzione delle società beneficiarie - In società preesistenti

- In società di nuova costituzione

In funzione dell’attribuzione del patrimonio della società - Parziale Totale

scissa -

In funzione dell’assegnazione ai soci della società scissa - Proporzionale

delle azioni o quote della società beneficiaria - Non proporzionale

Tipologie di scissione varie

- Sono possibili operazioni di scissione che non comportano il trasferimento di aziende o rami

di azienda.

- Ingresso dei soci della società scissa nel capitale della o delle società beneficiarie (Criterio di

distinzione tra la scissione ed il conferimento).

- Con il consenso unanime, è possibile che ad alcuni soci della scissa non vengano assegnate

azioni o quote di una delle società beneficiarie, ma azioni o quote della scissa medesima.

prevede che l’intero patrimonio della società che si scinde venga trasferito alle

Scissione totale:

società beneficiarie. La società scissa si estingue senza che si abbia liquidazione della stessa e la sua

attività continua per mezzo delle beneficiarie dell’operazione.

Scissione parziale: consiste nel trasferimento di parte del patrimonio della società che si scinde ad

una o più società. La società scissa non si estingue anche se si vede ridotto il suo patrimonio e continua

la sua attività in modo parallelo con la/le società beneficiaria/e.

Scissione parziale progressiva: avviene quando la società scissa ha la forma di società di persona

mentre le società beneficiarie rivestono la forma di società di capitali, siano esse neo costituite ovvero

preesistenti.

Scissione parziale regressiva: si riscontra qualora la società scissa sia una società di capitali mentre

le beneficiarie abbiano la forma di società di persone.

Scissione con costituzione di nuova società: si verifica quando il patrimonio della società che si

scinde viene trasferito ad una o più società di nuova costituzione.

Scissione per incorporazione: avviene quando una o più società preesistenti divengono beneficiarie

del trasferimento del patrimonio della società scissa. Tali società si vedono incrementato il loro

patrimonio pur mantenendo quello originario.

Scissione per incorporazione con concambio: quando la società beneficiaria non detiene quote di

partecipazione al patrimonio della scissa.

Scissione per incorporazione senza concambio: qualora la società beneficiaria detenga una

partecipazione totalitaria al patrimonio della scissa.

Scissione proporzionale: quando le quote o azioni delle società beneficiarie sono assegnata ai soci

della società scissa considerando l’entità della partecipazione di questi al capitale sociale di

quest’ultima.

Scissione non proporzionale: quando le quote o azioni delle società beneficiarie sono assegnate ai

soci della società scissa senza considerare le originarie percentuali di partecipazione bensì attribuendo

partecipazioni il cui valore complessivo equivalga al valore della partecipazione precedentemente

posseduta.

La scissione parziale si caratterizza:

- per la sopravvenienza della società scissa;

per l’esistenza di una società beneficiaria;

-

- per la possibilità che non si attui una riduzione del capitale sociale della scissa. Il capitale può

rimanere invariato ogni qualvolta sia possibile imputare a riserve disponibili la quota di

patrimonio trasferita alle società beneficiarie: ne consegue l’assenza di un annullamento di

partecipazioni, a fronte delle quote o azioni emesse da queste ultime.

del capitale sociale, si realizza un’altra tipologia di riduzione, che si aggiunge

In caso di decremento

alle fattispecie di riduzione del capitale per esuberanza e di riduzione obbligatoria per perdite (artt.

2445, 2446, 2447 c.c.).

La tutela dei terzi è affidata alle previsioni che riconoscono:

- il diritto di opposizione dei creditori (art. 2503 c.c.);

- la responsabilità sussidiaria e solidale di tutte le società, nei limiti del valore effettivo del

patrimonio netto assegnato o rimasto, per i debiti facenti capo alla scissa non soddisfatti dal

soggetto loro titolare (art. 2506-quater, c.3, c.c.).

Partecipazione alla scissione

- La partecipazione alla scissione non è consentita alle società in liquidazione che abbiano già

iniziato la distribuzione dell’attivo;

in vigore della riforma del diritto societario (31.12.2003) era esclusa la

- Fino all’entrata

partecipazione ad operazioni di scissione a società soggette a procedure concorsuali.

MOTIVAZIONI ECONOMICHE

L’operazione di scissione risponde a diverse esigenze, tutte riconducibili alla sua capacità di

realizzare una riorganizzazione del patrimonio e, se del caso, della relativa proprietà: - ridefinizione

degli assetti proprietari; - riassetto organizzativo;

cessione parziale o totale dell’impresa;

- concentrazione d’imprese;

- separazione e - agevolazione processi

di liquidazione; - ristrutturazione finanziaria.

Scissione immobiliare

L’operazione viene posta in essere per separare le attività industriali da quelle immobiliari. Le

motivazioni di tale operazione possono essere:

favorire l’ingresso nel capitale a nuovi soci, più inclini agli indici reddituali e finanziari che

- al valore del patrimonio immobiliare, il quale elevando il valore di ingresso può costituire un

ostacolo alla conclusione dell’accordo;

- proteggere il patrimonio: la società può essere intenzionata a tutelare gli immobili aziendali

dai rischi dell’attività industriale, superandone i destini.

- creare una cash company preposta a dialogare con il sistema creditizio, forte del patrimonio

immobiliare e parametrando i canoni di locazione alle rate dei mutui contratti e degli oneri

dovuti a soggetti terzi;

volontà di avviare processi di dismissione, diversi nell’oggetto e nella tempistica di adozione,

- e quindi supportati da articolate operazioni di scissione dei vari comparti esistenti in capo alla

società.

Scissione volte ad enucleare la bad company

- Con tale espressione si è soliti indicare un progetto di separazione dei rami di azienda sani o

strategici da quelli non solvibili o comunque liquidabili, perseguita nei modi più vari e quindi

per il tramite di operazioni di cessione, conferimento o affitto d’azienda, ovvero attraverso

scissioni societarie: il passaggio successivo si sostanzia nell’avvio di procedure di

liquidazione, concorsuali, stragiudiziali o di dismissione della parte di attività non più

gestibile.

- Tale fattispecie presenta una serie di motivazioni (protettive, di rilancio, di dismissione) ma

anche profili di sensibilità sul fronte civilistico e penale (responsabilità amministratori e

sindaci, vincolo di solidarietà perdurante).

ASPETTI CIVILISTICI

Documenti a cura dell’organo amministrativo

I documenti su cui si fonda la procedura di scissione sono quelli che devono essere redatti dagli organi

amministrativi di ciascuna società partecipante all’operazione ed in particolare:

- progetto di fusione (art. 2506-bis e art. 2501-ter c.c.);

- relazione degli amministratori (art. 2506-ter e art. 2501-quinquies c.c.); -

situazione patrimoniale (art. 2506-ter e art. 2501-quater c.c.).

Progetto di fusione (art. 2501-ter c.c.)

- Il progetto di scissione è un documento unico e redatto in forma congiunta dagli organi

amministrativi di ciascuna società partecipante.

- Il progetto di scissione costituisce il documento informativo cardine della procedura di

scissione e la sua redazione è sempre obbligatoria.

di scissione sono quelli indicati nell’art. 2506-

- Gli elementi informativi essenziali del progetto

bis c.c. e art. 2501-ter c.c.

Identificazione delle società partecipanti alla scissione (art. 2506-bis, c.1 e 2501-ter, c.1, n.1, c.c.)

La norma richiede l’indicazione del tipo, della denominazione o ragione sociale e della sede

- delle singole società partecipanti alla scissione.

- Sono dati obbligatori per individuare la società. È opportuno integrare tali informazioni con

l’ammontare del capitale sociale ed il numero di iscrizione al registro delle imprese, codice

fiscale e partita IVA (per le società già esistenti).

Atto costitutivo e statuto (art. 2506-bis, c.1 e art. 2501-ter, c.1, n.2, c.c.) La

norma prevede che il progetto riporti:

nel caso di scissione con società beneficiarie di nuova costituzione, l’atto costitutivo delle

- nuove società;

- nel caso di scissione con società beneficiarie esistenti, lo statuto aggiornato della società.

ai soci delle società che partecipano all’operazione di

Tale finalità informativa è quella di consentire

verificare le eventuali modifiche statutarie che derivano dall’approvazione del progetto di scissione.

- Anche se non espressamente richiesto dalla norma è consigliabile che il progetto fornisca

un’adeguata informazione anche in relazione alle modifiche statutarie più significative che

per i soci delle società beneficiarie si determinano nel passaggio dallo statuto ante-scissione a

quello post-scissione.

- Se la società scissa non si estingue riportare lo statuto della medesima società con le

modifiche introdotte per effetto dell’operazione di scissione.

Rapporto di cambio ed eventuale (art. 2506-bis, c.1 e art. 2501-ter, c.1, n.3, c.c.)

- La norma richiede che il progetto esponga il rapporto di cambio delle azioni o quote delle

società beneficiarie da assegnare ai soci della società scissa, nonché sull’eventuale conguaglio

in denaro previsto.

- È una delle informazioni più importanti per i soci delle società che partecipano alla scissione,

in quanto occorre esplicitare il peso che ciascun socio avrà nella compagine sociale della

società risultante dalla scissione.

- Le informazioni che devono essere esposte nel progetto di scissione con riferimento al

rapporto di cambio possono essere sintetiche in quanto i dettagli dei presupposti metodologici

e valutativi attraverso i quali gli amministratori delle singole società partecipanti alla scissione

sono pervenuti alla determinazione del rapporto di cambio sono oggetto di analitica

esposizione nella “relazione c.c.”.

ex art. 2501-quinquies

Modalità di assegnazione di quote o azioni (art. 2506, c.1 e art. 2501-ter, c.1, n.4, c.c.)

- La norma richiede che il progetto esponga le modalità di assegnazione delle azioni o quote della

società beneficiarie che devono essere attribuite ai soci delle società scissa in conformità al

rapporto di cambio determinato ai sensi del punto sub 3).

Decorrenza della partecipazione agli utili (art. 2506-bis c.1art. e 2501-ter, c.1, n. 5 c.c.)

- La norma richiede che il progetto deve esplicitare la data a decorrere dalla quale le azioni o

quote assegnate ai soci delle società beneficiarie partecipano agli utili.

- Se in linea di principio tale data coincide con quella di perfezionamento della scissione

(iscrizione dell’atto di scissione nel registro delle imprese) nel progetto di scissione è

comunque possibile prevedere la posticipazione e la retrodatazione degli effetti di

partecipazione agli utili.

Decorrenza degli effetti contabili (art. 2506-bis, c.1 e art. 2501-ter, c.1, n.6, c.c.)

- La norma richiede che il progetto deve esplicitare la data a decorrere dalla quale le operazioni

delle società partecipanti alla scissione sono imputate al bilancio delle società beneficiarie.

Trattamento per particolari categorie di soci e terzi (art. 2506-bis, c.1 e art. 2501-ter, c.1, n.7, c.c.) La

norma richiede che il progetto indichi il trattamento eventualmente riservato a particolari categorie di

soci ed ai possessori di titoli diversi dalle azioni.

Vantaggi riservati ad amministratori di società partecipanti alla scissione (art. 2506-bis, c.1 e art.

2501-ter, c. 1, n. 8, c.c.)

- La norma richiede che il progetto indichi i vantaggi particolari eventualmente proposti a

favore dei soggetti cui compete l’amministrazione delle società partecipanti alla scissione.

- I vantaggi particolari cui la norma fa riferimento sono sostanzialmente gli eventuali vantaggi

economici e/o patrimoniali delle partecipanti alla scissione a titolo di contropartita per

l’anticipata cessazione dalla carica in seguito all’avvenuta scissione.

Elementi informativi peculiari del progetto di scissione (art. 2506-bis, c.1, c.c.)

Ai sensi dell’art. 2506-bis, c.1, c.c. il progetto di scissione deve recare l’esatta descrizione

- degli elementi patrimoniali da assegnare a ciascuna delle società beneficiarie, oltre

all’eventuale conguaglio di denaro.

di fondamentale importanza nell’ambito di un’operazione

- Si tratta di un obbligo informativo

di scissione.

L’art. 2506-bis, c.3, c.c. stabilisce che, degli elementi del passivo la cui destinazione non è desumibile

dal progetto di scissione, rispondono in solido:

- le società beneficiarie, in caso di scissione totale;

- le società beneficiarie e la società scissa, in ipotesi di scissione parziale, fermo restando che

la predetta responsabilità solidale di ciascuna beneficiaria e, comunque, limitata al valore

effettivo del patrimonio netto attribuito ad essa.

Relazione degli amministratori (art. 2506 e art. 2501-quinquies c.c.)

- La principale funzione della relazione degli amministratori è quella di esplicare le motivazioni

dell’operazione e le modalità con le quali si è pervenuti alla determinazione del rapporto di

cambio.

- La relazione viene predisposta congiuntamente dagli organi amministrativi di tutte le società

partecipanti alla scissione ed è pertanto unica.

- È comunque possibile, in linea di principio, la predisposizione di relazioni differenziate.

Esclusione dall’obbligo di redazione della relazione degli amministratori (art. 2506-ter, c.4, c.c.)

L’art. 2506-ter, “con il consenso unanime dei soci e dei possessori di

- c.4, c.c. stabilisce che

altri strumenti finanziari che danno diritto di voto nelle società partecipanti alla scissione

l’organo amministrativo può essere esonerato dalla redazione dei documenti previsti nei

commi precedenti”.

Ne consegue che la relazione può non essere redatta dall’organo amministrativo con il

- consenso unanime dei soci della scissa e delle eventuali beneficiarie preesistenti.

A seguito delle modifiche all’art. 2506-ter

- c.c. è stato codificato a livello normativo che nel

caso in cui la scissione abbia luogo a favore di beneficiarie neocostituite e il criterio di

ripartizione delle azioni o quote tra i soci della scissa sia di tipo proporzionale è possibile

omettere la redazione della relazione anche senza il consenso unanime dei soci.

- In tutti i casi in cui risulta possibile omettere la relazione al progetto di scissione, deve

comunque essere resa l’informativa concernente il valore effettivo dei patrimoni netti

assegnati a ciascuna società beneficiaria e di quello eventualmente rimasto alla scissa,

inserendola come elemento informativo nel progetto di scissione.

Relazione degli amministratori contenuto (art. 2501-quinquies e art. 2605-ter, c.1, c.c.)

La relazione deve illustrare e giustificare l’operazione di scissione nel suo complesso sia dal punto di

vista giuridico che dal punto di vista economico.

È necessario dare un’adeguata informativa in relazione:

finalità di suddivisione dell’originaria compagine sociale;

- finalità di successiva realizzazione di parte del patrimonio dell’impresa;

- finalità di riorganizzazione o ristrutturazione dell’impresa.

- L’obbligo di informativa sulle motivazioni economiche e giuridiche che giustificano

- l’operazione di scissione limita la possibilità per gli amministratori di porre in essere

operazioni arbitrarie, prive di adeguate giustificazioni economiche in quanto è su tali

informazioni che deve essere valutata la congruenza delle argomentazioni.

L’esposizione delle motivazioni economiche acquisisce notevole importanza anche per quanto

- con l’Amministrazione finanziaria (valide ragioni economiche ai sensi

riguarda i rapporti

dell’art. 37-bis DPR 600/73).

Relazione degli amministratori criteri di determinazione del rapporto di cambio (art. 2501quinquies

e art. 2506-bis c.c.)

L’informativa che deve essere resa in merito al rapporto di concambio è analoga a quella che

caratterizza la relazione che deve essere predisposta nell’ambito dell’operazione di fusione. In

particolare, devono essere illustrati i metodi adottati per la valutazione:

- del patrimonio della società scissa destinato a ciascuna beneficiaria della scissione; - del

patrimonio di ciascuna società beneficiaria.

- Dal rapporto tra i due precedenti valori consegue la determinazione del rapporto di cambio

delle azioni o quote della società scissa con quelle di ciascuna società beneficiaria.

- Tale procedura è valida in caso di società beneficiarie preesistenti alla scissione.

- In caso di società beneficiarie che si costituiscono per effetto della scissione, il rapporto di

cambio ha natura puramente nominale e non richiede la preliminare valutazione del

patrimonio della scissa destinato alla beneficiaria della scissione.

L’informativa che deve essere resa in merito ai criteri di ripartizione delle azioni o quote tra i

- in primo luogo all’evidenziazione in merito alla natura proporzionale

soci della scissa attiene

o non proporzionale del credito medesimo.

- In caso di ripartizione non proporzionale la relazione deve ulteriormente dettagliare le

valutazioni in base alle quali ha avuto luogo l’individuazione dell’esatta modalità di

ripartizione delle azioni o quote tra i soci della scissa.

Relazione degli amministratori valore effettivo del patrimonio assegnato a ciascuna beneficiaria

Ai sensi dell’art. 2506-ter, “indicare il valore effettivo del

- c.2, c.c. la relazione deve anche

patrimonio netto assegnato alle società beneficiarie e di quello che eventualmente rimanga

alla società scissa”.

L’esigenza di individuare l’esatto valore effettivo del patrimonio netto rimasto in capo alla

- scissa e di quello trasferito a favore di ciascuna beneficiaria discende dalle questioni connesse

ai profili di responsabilità patrimoniale solidale che gravano, in capo a ciascuna società

coinvolta nella scissione, con riferimento alle passività della scissa.

Ai sensi dell’art. 2506-quater, “ciascuna società è solidalmente

- u.c., c.c. si prevede che

responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio ad essa assegnato o rimasto, dei

debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico”.

La centralità e l’importanza di questa informazione è di tutta evidenza e, non a caso, il

- documento OIC 4 statuisce correttamente che, ogni qual volta si verifichi una circostanza che

consente di omettere la relazione, l’informativa concernente il valore effettivo di ciascun

patrimonio netto assegnato o rimasto deve essere resa inserendola nel progetto di scissione.

Situazione patrimoniale (art. 2501-quater e art. 2506-ter c.c.)

L'organo amministrativo di ciascuna società partecipante alla fusione deve redigere una

- situazione patrimoniale della società la quale deve essere predisposta con riferimento ad una

data non anteriore di oltre 120 giorni a quello in cui il progetto di scissione viene depositato

presso la sede della società.

Se il deposito del progetto di scissione presso la sede sociale avviene entro 6 mesi dalla data

- di chiusura dell'ultimo bilancio di esercizio, la situazione patrimoniale può non essere redatta

e venire sostituita dal bilancio d'esercizio.

– esclusione dall’obbligo

Situazione patrimoniale

La redazione della situazione patrimoniale può essere omessa:

quando ricorre la condizione prevista dall’art. 2501-quater, quanto richiamato dall’art.

c.2, in

- 2506-ter, c.2, c.c.;

quando ricorre la condizione prevista dall’art. 2501-ter, c.3, c.c.;

- quando ricorre la condizione prevista dall’art. 2506-ter, c.4, c.c.

- L’art. 2506-ter, c.3, c.c. stabilisce che la situazione patrimoniale può essere omessa quando la

- scissione è a favore di società beneficiarie di nuova costituzione e il criterio di attribuzione

delle azioni o quote proporzionale.

L’art. 2506-ter, “con il consenso unanime dei soci e dei

c.4, c.c. stabilisce che possessori di

- altri strumenti finanziari che danno diritto di voto nelle società partecipanti alla scissione

l’organo amministrativo può essere esonerato dalla redazione dei documenti previsti nei

precedenti commi”.

Situazione patrimoniale - contenuto

Il documento OIC 4 specifica che “pur nel silenzio del legislatore e tenuto conto della giurisprudenza

e della dottrina sul punto, è raccomandata la presentazione della nota integrativa”. Ne consegue

che, ove ne è necessaria la redazione, la situazione patrimoniale ex art. 2501-quater c.c. deve

comprendere:

- stato patrimoniale; - conto economico; - nota integrativa.

- Anche in mancanza di esplicite indicazioni sembra potersi affermare che ai fini della

completezza della situazione patrimoniale ex art. 2501-quater c.c. non è dovuta la redazione

della relazione sulla gestione ex art. 2428 c.c.

- Il collegio sindacale di ciascuna società partecipante non è chiamato ad esprimersi con

apposita relazione sulla situazione patrimoniale infrannuale ex art. 2501- quater c. c.

- La situazione patrimoniale non costituisce documento oggetto di approvazione da parte

dell'assemblea dei soci.

Relazione degli esperti

Gli amministratori delle società partecipanti alla fusione devono affidare a degli esperti indipendenti

la predisposizione di relazioni previste dalla legge al fine di tutelare i soci o i terzi. L’art. 2506-ter,

c.3, c.c. prevede l’applicazione delle disposizioni dell’art. 2501-sexies c.c. alle operazioni di

scissione. Si tratta:

- della relazione degli esperti sulla congruità del rapporto di cambio ex art. 2501- sexies c.c.;

- della perizia di stima sul patrimonio delle società di persone fuse o incorporate in società di

capitali, di cui all'ultimo comma dell'art. 2501-sexies c.c.

La nomina degli esperti prevista dall'art. 2501-sexies c.c. segue modalità diverse a seconda della

natura giuridica della società risultante o incorporante:

- se è una spa o una sapa, la nomina è a cura del tribunale territorialmente competente in ragione

della sede della società medesima;

- se la nomina può aver luogo direttamente a cura delle società partecipanti alla scissione.

- Ai sensi dell'art. 2501-sexies c.c. quando il progetto di scissione viene sottoposto ai soci per

la relativa decisione, esso deve essere accompagnato da una relazione redatta da uno o più

esperti la cui principale finalità è quella di esprimere un giudizio sulla congruità delle azioni

o quote indicato dagli amministratori nel progetto.

- È un adempimento che viene posto a tutela dei soci delle società partecipanti alla scissione.

- La predisposizione della relazione degli esperti costituisce un adempimento sempre

obbligatorio.

- In alcuni casi tale obbligo può essere derogato senza inficiare la regolarità della scissione.

L’art. 2506-ter, “non è richiesta quando la scissione avviene

- c.3, c.c. prevede che la relazione

mediante la costituzione di una o più nuove società e non siano previsti criteri di attribuzioni

delle azioni o quote diversi da quello proporzionale”.

L’art. 2506-ter, “con il consenso unanime dei soci e dei possessori di

- c.4, c.c. stabilisce che

altri strumenti finanziari che danno diritto di voto nelle società partecipanti alla scissione

l’organo amministrativo può essere esonerato dalla redazione dei documenti previsti nei

precedenti commi.

Per effetto delrinvio operato dall’art. 2506-ter,

- u.c., c.c. al disposto degli artt. 2505 e 2505bis

non è richiesta nel caso di scissione parziale nell’ambito della

c.c., la nomina degli esperti

quale la scissa risulta interamente posseduta dalla beneficiaria, oppure risulta posseduta dalla

beneficiaria in misura non inferiore al 90%.

Ai sensi dell’art. 2501-sexies

- c.c., uno o più esperti per ciascuna società devono redigere una

relazione sulla congruità del rapporto di cambio delle azioni o quote che gli amministratori

propongono nel progetto di scissione ed illustrano nella relazione ex art. 2501-quinquies c.c.

L’espero non ha il

- compito di determinare il rapporto di cambio, bensì di esprimere un

giudizio di adeguatezza e congruità sul lavoro di determinazione da altri compiuto.

Il giudizio di adeguatezza inerisce all'apprezzamento del criterio utilizzato per la valutazione delle

singole società partecipanti alla scissione e presuppone che, nell'esprimerlo, l'esperto tenga conto di:

- una serie di fattori interni a ciascuna società (andamento gestione, capacità reddituale,

patrimonio netto);

- una serie di fattori esterni a ciascuna società (andamento economico generale e quello

specifico di settore);

- altri elementi che possono rivestire carattere di significatività ai fini delle assunzioni che

stanno a monte del processo valutativo.

- Il giudizio di congruità inerisce all'apprezzamento del risultato finale in termini di sua

idoneità ad esperire l'effettivo rapporto che intercorre tra il peso economico e patrimoniale di

ciascuna società partecipante alla fusione, tenendo anche conto delle finalità e delle ragioni

dell'operazione medesima come risultanti dalla relazione ex art. 2501-quinquies c.c.

- Nella determinazione del rapporto di cambio è legittimo ponderare il peso economico e

patrimoniale delle singole società anche alla luce dell'eventuale maggiore interesse

all'operazione di alcune rispetto ad altre in termini di benefici conseguibili.

- Ai sensi del penultimo comma dell'art. 2501-sexies c.c., nel caso in cui la società scissa sia

una società di persone e la società beneficiaria sia una società di capitali è necessario

predisporre una perizia di stima del patrimonio di ciascuna società di persone scissa ai sensi

dell'art. 2343 c.c.

- La finalità della perizia è quella di tutelare i terzi, prevedendo apposita certificazione da parte

di perito indipendente, che il valore attribuito dalle parti non sia superiore al valore effettivo

del bene conferito.

- Essendo tale obbligo previsto a tutela dei terzi la redazione della relazione di stima del

patrimonio non può essere omessa nemmeno con il consenso unanime di tutti i soci delle

società partecipanti alla scissione.

L’obbligo di redazione della perizia sussiste (secondo la prassi notarile) anche nel caso in cui

- l'aumento del capitale sociale della società beneficiaria risulti superiore al patrimonio

contabile attribuito per effetto della scissione.

Approvazione documenti da parte dell’organo amministrativo

La redazione del progetto di scissione è a cura dell'organo amministrativo e costituisce una

- delle attribuzioni non delegabili a suoi singoli componenti.

Il progetto di scissione, insieme alla relazione ex art. 2501-quinquies c.c., alla situazione

- patrimoniale ex art. 2501-quater c.c., i bilanci delle società partecipanti alla scissione e (ove

occorrenti) alle relazioni previste dall’art. 2501-sexies c.c., deve essere depositato presso la

sede della società, oppure pubblicato sul sito internet della società. La pubblicazione del

progetto sul sito internet rende facoltativa L'iscrizione al registro delle imprese.

Adempimenti prodromici all’iscrizione del progetto di fusione

Ai sensi dell’art. 2503-bis, c.2, e dell’art. 2506-ter c.c., nel caso in cui all’operazione di

- scissione partecipi una società che abbia emesso obbligazioni convertibili, deve essere data

facoltà ai possessori di tali titoli di esercitare il diritto di conversione.

La facoltà deve essere comunicata agli obbligazionisti mediante avviso da pubblicarsi sulla

- gazzetta ufficiale almeno 90 giorni prima dell’iscrizione o pubblicazione del progetto.

La possibilità di esercizio del diritto di conversione deve essere riconosciuta nel termine di 30

- giorni dalla pubblicazione.

Decisione dei soci

Ai sensi dell’art. 2501-ter, c.4, c.c., tra l'iscrizione del progetto nel registro delle imprese o la

- sua pubblicazione sul sito internet della società e la data fissata per la decisione dei soci in

ordine alla fusione devono trascorrere almeno 30 giorni.

Ai sensi dell'art. 2501-septies, c.1, c.c., tra il deposito presso la sede sociale del progetto di

- scissione e la data fissata per la decisione dei soci in ordine alla scissione devono trascorrere

almeno 30 giorni.

Il rispetto dei termini per il deposito nella sede sociale della documentazione prevista deve

- constare dal verbale di delibera assembleare di scissione o attestato da amministratori e

Per l’operazione di scissione non è richiamato il disposto dell’art. 2505-quater

sindaci. c.c.

-

e, pertanto, i predetti termini non sembra possano essere ridotti alla metà se alla scissione non

partecipano società con capitale rappresentato da azioni.

I soci, con decisione unanime, possono liberamente disporre dei predetti termini scegliendo

- di rinunciarvi.

Il detto termine è riconosciuto come garanzia posta ad esclusiva tutela delle esigenze

- conoscitive dei soci e non dei creditori e dei terzi; per tale motivo il legislatore consente ai

soci di rinunciarvi purchè la stessa (rinuncia) abbia luogo all’unanimità.

Se il 100% del capitale sociale della società rinuncia espressamente al tempo di attesa (30 o

- 15 giorni a seconda del tipo di società) l’assemblea dei soci può tenersi in linea di principio

lo stesso giorno in cui avviene l’iscrizione del progetto di fusione nel registro delle imprese,

nonché del deposito presso la sede sociale del progetto stesso e della documentazione ad esso

correlata.

Ai sensi dell’art. 2502, c.1 e dell’art. 2506-ter c.c., la scissione è decisa da ciascuna delle

- società che vi partecipano mediante approvazione del relativo progetto.

L’art. 2502, c.3, c.c., stabilisce che la decisione di scissione può apportare modifiche al

- progetto di cui all’art. 2501-ter c.c., ma solo nel limite di modifiche che non incidono sui diritti

dei soci p dei terzi (modifiche formali).

La decisione di fusione:

• per le società di capitali è assunta in sede assembleare e deve constare da atto pubblico;

• per le società di persone è assunta al di fuori della costituzione formale dell’assemblea

e deve constare da atto pubblico in caso di incorporazione in società di capitali o da

scrittura privata autenticata negli altri casi.

Per quanto riguarda i quorum assembleari necessari per l’adozione della decisione, l’art. 2502

- c.c. stabilisce (fatti salvi maggiori quorum presenti nello statuto) che:

• per le società di persone è necessario il consenso della maggioranza dei soci

determinato secondo la percentuale di partecipazione agli utili;

• per le società di capitali è necessario il consenso di tanti soci che rappresentano la

maggioranza del capitale sociale richiesta per le decisioni che comportano modifica

dell’atto costitutivo o dello statuto.

Nei casi in cui un’operazione di scissione implichi al tempo stesso la trasformazione di una o

- più società partecipanti all’operazione, potrebbe verificarsi che, per effetto dell’operazione,

uno o più soci di una società scissa perdano il beneficio della responsabilità limitata,

acquisendo il ruolo di soci illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali della società

beneficiaria.

Ad esempio nel caso di una s.r.l. che viene scissa a favore di una s.n.c. neo-costituita. In

- -

questo caso trova applicazione l’art. 2500-sexies “è comunque richiesto

c.c., ai sensi del quale

il consenso dei soci che con la trasformazione assumono responsabilità illimitata”.

Ai sensi dell’art. 2500-sexies, “i soci che con la trasformazione assumono

u.c., c.c.,

- responsabilità illimitata, rispondono illimitatamente anche per le obbligazioni sociali sorte

anteriormente alla trasformazione”.

L’art. 2269 c.c. prevede che “chi entra a far parte di una società (di persone) già costituita

- risponde con gli altri soci per le obbligazioni sociali anteriori all’acquisto della qualità di

socio”.

I riferimenti alle precedenti norme illustrano chiaramente come l’assunzione della

- responsabilità illimitata per effetto della scissione interessi retroattivamente tutte le

all’operazione.

obbligazioni assunte dalla generalità delle società partecipanti

Ai soci che non hanno acconsentito alla fusione può competere il diritto di recedere dalla

- società.

Nelle società di persone e nelle s.r.l., tale diritto compete ex lege, ossia compete anche nel

- dall’atto costitutivo o dallo statuto della società.

caso in cui non sia espressamente previsto

Nelle s.p.a. la decisione che approva la scissione non attribuisce inderogabilmente al socio

- che non ha acconsentito alla scissione la facoltà di recedere.

Tale facoltà può essere prevista da apposita clausola statutaria.

- Al socio che non ha concorso all’approvazione della scissione, anche in assenza di norme

- statutarie, compete il diritto di recesso ex lege, nel caso in cui la scissione determini uno o più

l’esercizio del diritto di recesso (trasformazione

accadimenti che integrano un presupposto per

della società, modifica oggetto sociale).

Ai sensi dell’art. 2502-bis c.c., il verbale che consta la decisione dei soci, di ciascuna società

- partecipante, di procedere alla scissione, deve essere depositato ed iscritto nel registro delle

imprese.

L’art. 2436 c.c. stabilisce che il notaio che ha verbalizzato la decisione dei soci è tenuto a

- verificare l’adempimento delle condizioni stabilite dalla legge e, una volta fatto ciò, deve

chiederne l’iscrizione della delibera nel registro delle imprese entro 30 giorni dalla data della

decisione. Il registro delle imprese, verificata la regolarità formale della documentazione,

iscrive la delibera del registro.

Creditori sociali (eventuale opposizione)

sensi dell’art. 2503 c.c., l’attuazione della scissione non può aver luogo prima che siano

Ai

- decorsi 60 giorni dalla data in cui è stata effettuata l’ultima delle iscrizioni previste dall’art.

2502-bis c.c., ossia dalla data in cui risulta essere stata iscritta, presso il registro delle imprese

competente, la decisione di fusione dell’ultima società partecipante.

Nel corso dei predetti 60 giorni i creditori delle singole società partecipanti possono proporre

- opposizione alla scissione.

In presenza di opposizione di uno o più creditori sociali, il tribunale può disporre che la

- scissione abbia luogo, qualora ritenga infondato il pericolo di pregiudizio per i creditori o

qualora la società partecipante alla scissione, nei cui confronti è stata formulata opposizione,

presti idonee garanzie.

L’obbligo di rispettare il termine dell’art. 2503 c.c. può essere superato quando consta il

- consenso dei creditori di ciascuna società partecipante alla scissione.

I creditori sociali di cui necessita l’acquisizione del consenso sono esclusivamente quelli il cui

diritto di credito è sorto anteriormente alla data in cui è stata effettuata l’iscrizione di cui all’art.

2501-ter c.c. nel registro delle imprese (iscrizione del progetto di scissione).

Quando i creditori non diano il loro consenso il superamento del termine obbligatorio può essere

ottenuto:

con il pagamento dei creditori che non hanno concesso il consenso;

- depositando presso un istituto di credito una somma di denaro, corrispondente all’ammontare

- dei crediti verso la società dei creditori che non hanno prestato il consenso, a garanzia del

corretto adempimento.

Nel caso in cui per effetto della scissione uno o più soci di una delle società partecipanti

- all’operazione perda la propria posizione di socio illimitatamente responsabile acquisendo

quella di socio a responsabilità limitata, la mancata opposizione dei creditori sociali alla

fusione non libera automaticamente il socio dalla responsabilità illimitata per le obbligazioni

sociali sorte fino al momento in cui ha efficacia la scissione.

Per la liberazione è necessario il rispetto delle norme previste dall’art. 2500-quinquies c.c. in

- sede di trasformazione.

Nel caso in cui una o più società partecipanti alla scissione abbia emesso obbligazioni ai

- titoli obbligazionari viene riconosciuta dall’art. 2503-bis,

possessori dei c.1, c.c., una forma

di tutela simile a quella stabilità dall’art. 2503 c.c. per i creditori sociali.

Ciascun obbligazionista può fare opposizione alla scissione deliberata dai soci della società;

- tale possibilità è preclusa per gli obbligazionisti qualora la scissione sia stata approvata

dall’assemblea che li rappresenta (assemblea obbligazionisti).

Decorsi 60 giorni dalla data di effettuazione dell’ultima delle iscrizioni

Atto di scissione previste

-

dall’art. 2502-bis c.c. (salvi i casi di riduzione del termine) la scissione può essere attuata

mediante formalizzazione nell’atto di fusione.

Ai sensi dell’art. 2504, c.1, c.c., l’atto di scissione deve risultare da atto pubblico.

- Ai sensi dell’art. 2504, c.2 e dell’art. 2506-ter c.c., l’atto di scissione deve essere iscritto entro

- 30 giorni negli uffici del registro delle imprese territorialmente competenti per ciascuna

società partecipante alla scissione.

Scissione con delibera degli amministratori

Stante il richiamo dell’art. 2506-ter, u.c. agli artt. 2505 e 2505-bis c.c., la procedura semplificata di

scissione determina la possibilità di perfezionare l’operazione senza transitare per l’approvazione del

parte dell’assemblea dei soci.

progetto di scissione da

Tale procedura può essere utilizzata nei casi di scissione:

scissione parziale a favore di beneficiaria che possiede interamente la scissa (art. 2505, c.2,

- c.c.);

scissione parziale a favore di beneficiaria che possiede la scissa pari almeno al 90% (art.

- 2505-bis, c.2, c.c.).

Efficacia della scissione

Gli effetti della scissione decorrono dalla data di iscrizione dell’atto di scissione presso

- l’ufficio del registro delle imprese competente in ragione della sede delle società beneficiarie.

Una volta perfezionata la scissione non può essere oggetto di revoca, ma eventuali irregolarità

- possono dare luogo a profili di responsabilità sia sul piano patrimoniale che su quello penale.

Decorrenza degli effetti della scissione

Ai sensi dell’art. 2506-quater, c.1, c.c., la scissione ha effetto in corrispondenza della data in cui è

stata eseguita l’ultima delle iscrizioni dell’atto di scissione per le società beneficiarie. Può tuttavia:

essere stabilita una data di efficacia successiva (posticipazione degli effetti della scissione)

- nel caso di scissione a favore di società beneficiarie preesistenti;

essere stabilita una data di efficacia anteriore (retrodatazione degli effetti della scissione)

- seppur limitatamente agli effetti ai fini delle imposte dirette e degli effetti contabili e di

partecipazione agli utili.

Posticipazione degli effetti

Viene prevista solo nel caso di scissione a favore di società beneficiarie preesistenti.

- La ratio di tale scelta risiede nel fatto che il legislatore non può consentire la nascita di una

- nuova società rinviando ad un momento successivo l’assunzione del suo patrimonio.

Retrodatazione degli effetti

La norma consente di anticipare gli effetti della scissione rispetto alla naturale decorrenza,

- senza porre discriminazioni in base alla tipologia di scissione posta in essere.

Non sono retrodatabili gli effetti della scissione per quanto riguarda i rapporti esterni, ossia i

- rapporti con i terzi.

L’unica deroga a tale principio di non retrodatabilità è costituito dall’ambito fiscale in quanto

- espressamente consentito dall’art. 173, c. 11, TUIR.

Gli aspetti per i quali è prevista la possibilità di retrodatazione sono:

il momento a decorrere dalla quale le azioni o quote delle società beneficiarie partecipano agli

- utili della società scissa e viceversa (art. 2506-quater, c.2 e art. 2501-ter, n.5, c.c.);

il momento a decorrere dalla quale le operazioni della società scissa sono imputate al bilancio

- della società beneficiaria (art. 2506-quater, c.2 e 2501-ter, n.6, c.c.);

il momento a decorrere dal quale le operazioni della società scissa concorrono a formare il

- reddito imponibile della società beneficiaria (art. 173, c.11, TUIR).

I tre distinti ambiti di effetti retrodatabili devono considerarsi inscindibilmente legati tra loro.

- La retrodatazione degli effetti contabili della scissione (art. 2501-ter, n.6, c.c.) deve intendersi

- inscindibilmente legata alla facoltà di retrodatazione degli effetti di partecipazione agli utili

(art. 2506-quater, c.2 e 2501-ter, n. 5, c.c.), nonché alla facoltà di retrodatazione degli effetti

fiscali ai sensi dell’art. 173, c. 11, TUIR.

ASPETTI CONTABILI

Ai sensi dell’art. 2504-bis, c.4, c.c., richiamato dall’art. 2506-quater c.c., ciascuna società

- beneficiaria deve iscrivere le attività e le passività provenienti dalla società scissa sulla base

dei valori risultanti dalle situazioni contabili di chiusura delle società medesime (principio di

continuità dei valori contabili).

L'iscrizione delle attività e passività in regime di continuità di valori contabili può

- determinare, in capo alla società risultante, l'emersione di differenze contabili.

Differenze da annullamento

La differenza da fusione che si genera in funzione dell'annullamento delle partecipazioni

nelle società incorporate costituisce:

eventualmente possedute dall’incorporante

disavanzo da annullamento, il maggior valore contabile della partecipazione annullata

- nell’attivo della società beneficiaria rispetto alla corrispondente quota del patrimonio netto

contabile della scissa assegnato alla beneficiaria;


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122

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1.11 MB

AUTORE

aureas

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4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia e management
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aureas di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnica professionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico delle Marche - Univpm o del prof Manelli Alberto.

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