Tecnica de e assicurazioni
Introduzione: evoluzione del concetto di assicurazione
Inizialmente il contratto assicurativo non godeva di autonomia contrattuale, era infatti legato ad altri contratti. La prima forma di contratto assicurativo risale al periodo dell’antica Grecia e dell’antica Roma (tracce probabili anche risalenti al 600 a.C.) sotto forma di “contratto di prestito a cambio marittimo”. Prevedeva due contratti:
- Mutuo: uno con cui il mutuatario (mercante) prendeva a prestito delle somme di denaro che investiva nell’acquisizione delle merci e che era obbligato a restituire solo se la merce arrivava a destinazione sana e salva.
- Assicurazione: l’altro prevedeva l’applicazione, da parte del mutuante (chi presta i soldi), di un tasso di interesse alla somma presa a prestito dal mercante (più o meno alto a seconda della rischiosità della tratta che la merce avrebbe dovuto percorrere) che può essere visto come premio assicurativo per la copertura del rischio.
In epoca romana si riscontra l’esistenza dei collegia teneiorum (per i più deboli) in cui si rinviene la prima forma di ripartizione del rischio. Questi collegia erano gruppi di famiglie, nel caso di condizioni sfavorevoli di una delle famiglie partecipanti (e.g. scomparsa del capo famiglia) le altre mettevano a disposizione mezzi economici per il sostentamento dei soggetti svantaggiati.
In epoca medievale da notare le corporazioni di arti e mestieri. I primi contratti scritti e definiti come contratti per attività assicurativa nascono nel 1300, e si sviluppano tra banchieri e mercanti. Il banchiere si assumeva i rischi derivanti dal trasporto merci a seguito di un corrispettivo che aveva natura speculativa, al contrario di oggi, in quanto veniva richiesta una certa somma, normalmente molto elevata, che non era basata sul costo medio del sinistro o su dati statistici e che quindi non rispecchiava l’entità del danno. Spesso poteva succedere che fossero anche più banchieri a sottoscrivere tale contratto operando quindi una frammentazione del rischio.
Le prime assicurazioni di ramo danni sorgono, come detto, nel 1300. Quelle di ramo vita si collocano nel periodo del 1600 e del 1700.
L’impresa assicurativa in quanto tale nasce nel momento in cui assume carattere autonomo rispetto alle altre attività (in particolare si distinguono le figure di banchieri e assicuratori che prima erano coniugate in un unico soggetto che svolgeva entrambe le funzioni). La prima “impresa assicurativa” nasce a Genova nel 1424 con il nome di “Compagnia” costituita da Giuliano Dondi e soci. Non era comunque una vera e propria impresa in quanto non aveva un’organizzazione patrimoniale.
Nel XVII secolo, a Londra, nascono i brokers assicurativi, ovvero, soggetti in contatto con i commercianti ai quali proponevano svariate forme di assicurazioni sui trasporti marittimi (assicurazioni marittime) e poi apponevano la propria firma sul contratto di assicurazione come l’Underwriter. Tali soggetti erano soliti incontrarsi nei café del distretto finanziario londinese, tra i quali spiccava, per importanza e notorietà, quello di Edward Lloyd. I café erano luoghi d’affari dove circolavano notizie come condizioni meteo o traffici marittimi (informazioni legate al commercio via mare, argomento principale delle forme assicurative del tempo, e ai possibili rischi). Data la sempre maggiore frequentazione del suo locale, Lloyd decide di stampare il suo giornale “Lloyd’s List” che raccoglie tutte le informazioni che circolano all’interno del suo café.
Nasce di conseguenza la Lloyd Corporation che non è una compagnia assicurativa ma un’associazione, ovvero, tutti i brokers operano in autonomia senza solidarietà tra loro.
Nel 1800, in Italia, nascono le compagnie assicurative come le conosciamo oggi. Il luogo di principale sviluppo era il settentrione, in particolare Lombardia, Piemonte e Veneto. Non erano considerati intermediari finanziari in quanto erano escluse dal circuito finanziario ed operavano in una sorta di oligopolio protetto.
Nel 1936 c’è una prima despecializzazione del settore assicurativo. Alla fine del 900 (circa anni '90) siamo in un periodo di grande crisi per il settore bancario che vede diminuire i suoi utili. Nell’ottica di risollevare i profitti le banche cominciano a collaborare con le compagnie assicurative (prima in Francia e poi in Italia). Inizialmente i rapporti sono molto labili e si limitano alla vendita da parte delle banche di prodotti assicurativi da cui guadagnano una commissione e con cui diversificano i propri ricavi; per le assicurazioni sfruttano la presenza bancaria per diffondere maggiormente i prodotti assicurativi aumentando così i volumi operativi. Col passare del tempo le collaborazioni si trasformano da soli rapporti commerciali a rapporti di natura partecipativa (partecipazioni, joint ventures ...). Inoltre si sviluppano anche collaborazioni inverse ovvero assicurazioni che agiscono nel mondo bancario (e.g. Generali Banca, Unipol Banca).
Capitolo 2: profili gestionali dell’azienda di assicurazione
Il processo assicurativo
Importante per costituire un corretto planning assicurativo è andare ad individuare i rischi. Nelle aziende la figura del risk manager effettua analisi di quelle che sono le coperture assicurative più idonee. L’attività economica nelle varie forme è soggetta ad eventi aleatori. (In ambito assicurativo si parla di rischi puri, costituiscono un’eventualità negativa e non sono neutralizzabili).
- Qual è l’atteggiamento di fronte al rischio?
- Prevenzione: evitare per quanto possibile il rischio o ridurre la possibilità di manifestazione.
- Risparmio.
- Trasferimento del rischio: polizza assicurativa.
- Combinazione fra le tre modalità sopra elencate.
L’attività più efficace è la prevenzione perché fa sì che il rischio si verifichi meno. Affinché si possa verificare il meccanismo assicurativo devono essere verificate due condizioni:
- Esistenza comunità di soggetti esposti allo stesso rischio.
- Coscienza della probabilità che si verifichi il rischio al quale i soggetti sono esposti.
L’impresa di assicurazione
L’azienda di assicurazioni attua istituzionalmente la sistematica assunzione e gestione dei rischi ad essa trasferiti dietro un corrispettivo monetario (premio), la cui entità dipende dalla probabilità del verificarsi degli eventi ai quali i rischi si riferiscono e del loro costo medio. + caricamenti.
Funzioni:
- Trasferimento del rischio: trasferire il rischio del danno stesso dai soggetti che ne sono direttamente colpiti alla collettività esposta al medesimo rischio, in modo che il costo possa essere ripartito dalla massa degli assicurati, incidendo su di essi in modesta parte.
- Rischio tecnico-imprenditoriale: in questo processo l’assicuratore sopporta il rischio tecnico imprenditoriale che il costo complessivo degli eventi che colpiscono la collettività degli assicurati si discosti da quello previsto, in relazione al quale è stato fissato il premio. Il meccanismo assicurativo funziona mediante l’aggregazione di numerosi rischi individuali, omogenei e indipendenti, in modo che applicando leggi statistiche sia possibile prevedere con sufficiente approssimazione la probabilità del loro verificarsi e quindi il costo complessivo degli accadimenti che subirà la collettività degli assicurati.
N.B. Per poter applicare il processo assicurativo occorre conoscere la probabilità f(E) di ogni evento che si vuol coprire con l’assicurazione e disporre per ogni evento E di un numero sufficientemente grande di contratti assicurativi (quindi di incassare molti premi) per realizzare una frequenza relativa degli eventi assicurati prossima il più possibile per il calcolo dei premi, riducendo al minimo lo scarto. (Legge dei grandi numeri).
Ulteriore condizione attiene all’omogeneità quantitativa e qualitativa degli elementi che costituiscono la collettività assicurata:
- Omogeneità qualitativa: i rischi devono presentare un valore assicurato più o meno simile. (Ciascun pool assicurativo deve presentare la medesima frequenza assoluta).
- Omogeneità quantitativa: i valori assicurati devono essere di entità non eccessivamente differenti. L’elevata varianza non consentirebbe di realizzare la necessaria compensazione dei rischi; mentre l’equidistribuzione dei capitali assicurati minimizza il rischio, infatti ogni compagnia stabilisce a priori la somma massima assicurabile in relazione al portafoglio preesistente di ogni ramo.
Esempio: se venissero sottoscritti 10.000 contratti di assicurazione per la vita di 1 milione di euro, la compagnia si troverebbe in una situazione di equilibrio finanziario ed economico; ma se il 101esimo contratto stipulato fosse sulla base di 10 miliardi di euro è evidente che il suo ingresso potrebbe far fallire la compagnia in quanto questa non sarebbe in grado di versare il capitale di 10 miliardi utilizzando parte dei premi versati dagli altri assicurati se l’ultima polizza si sinistrasse nel periodo iniziale del contratto.
È necessaria l’indipendenza dei singoli rischi assicurati: il verificarsi di un evento coperto da assicurazione non deve influenzare la determinazione di un sinistro in altra forma assicurativa. Se l’elevata interdipendenza realizza in minor grado la legge dei grandi numeri e peggiora l’equilibrio dei risultati previsti, il ricercato equilibrio del portafoglio discende dal numero dei rischi indipendenti. L’equilibrio del portafoglio assicurativo dipende dal numero elevato dei rischi in portafoglio, ma anche dalla frequenza dei sinistri per rischio.
Esempio: Un portafoglio composto da 100 rischi con frequenza relativa pari a due sinistri all’anno è più equilibrato di un portafoglio con 200 rischi con una frequenza di 0,5 sinistri all’anno secondo il principio che un rischio tanto più assicurabile quanto più è basso il costo medio per ogni sinistro e quanto più è alta la frequenza dei sinistri.
Da quanto evidenziato risulta che non esistono criteri di assicurabilità dei rischi validi in assoluto: uno stesso rischio può essere assunto da parte di un assicuratore in quanto indipendente dai rischi preesistenti, mentre può risultare inassicurabile per un’altra compagnia poiché non si omogenea ai rischi in portafoglio.
Funzione di investimento patrimoniale
La natura di intermediario finanziario viene ricondotta alla funzione di investimento attuata dalla compagnia assicurativa: nel momento in cui le unità in surplus stipulano polizze assicurative, al fine di soddisfare bisogni di sicurezza, esse trasferiscono quote di risparmio alle imprese di assicurazione che a loro volta cedono tali risorse alle unità in deficit mediante l’investimento in attività reali e finanziarie stimolando lo sviluppo dell’attività economica.
L’investimento dei mezzi finanziari (funzione di investimento patrimoniale) è necessario al fine di garantire da un lato la capacità dell’impresa di adempiere alle obbligazioni e dell’altro di produrre flussi reddituali capaci di ridurre i prezzi del servizio assicurativo, nonché il potenziamento della struttura patrimoniale dell’impresa (aumentando volumi operativi e producendo quindi utili). La loro natura di intermediari deriva da un’impostazione dottrinale che ne giustifica la nascita nel contesto di imperfezione del mercato finanziario caratterizzato da asimmetria informativa riconducibile a:
- Adverse selection: riferito a un periodo precedente la stipulazione del contratto assicurativo ed è l’inesatta percezione della qualità dei rischi assicurati che può assumere dimensioni tali da produrre il fallimento del mercato.
- Ex ante moral hazard: considera i casi in cui l’assicuratore non dispone di informazioni sul comportamento tenuto dall’assicurato nel periodo di durata della polizza.
- Ex post moral hazard: nasce successivamente al manifestarsi del rischio assicurato ed è legato all’incapacità dell’assicuratore di conoscere la natura dell’evento negativo.
Le motivazioni che spingono a ricorrere all’intermediazione assicurativa, piuttosto che alla più costosa negoziazione diretta, sono riconducibili al fatto che gli assicuratori di gestire rischi e le disponibilità monetarie da esse derivanti a condizioni migliori rispetto a quelle che saprebbe ottenere un singolo individuo. Le compagnie sono in grado, sulla base della propria esperienza, a prevedere la probabilità di un rischio a differenza del singolo individuo.
Al momento della stipulazione di un contratto assicurativo e quindi dell’incasso del rispettivo premio, nascono le riserve tecniche (nel passivo del bilancio) che rappresentano l’obbligazione nei confronti degli assicurati. Queste trainano di fatto le attività ossia gli impieghi effettuati con la raccolta dei premi (investimenti a copertura delle riserve tecniche). La funzione di intermediario dunque consiste in:
- Trasformazione dei rischi in un costo dato dal pagamento del premio relativamente alle probabilità di accadimento.
- Trasferimento della moneta, quindi investimenti che possano portare beneficio economico-finanziario.
Peculiarità del passivo: Debito non certo nei confronti dell’assicurato ma certo nei confronti della massa degli assicurati.
Il processo produttivo dell’impresa di assicurazione
Come già detto, l’impresa di assicurazione svolge un’attività rappresentata dall’assunzione e trasformazione dei rischi dietro un corrispettivo commisurato dalla probabilità di accadimento degli eventi a rischio. È dunque un’attività peculiare caratterizzata dall’inversione del ciclo economico-finanziario: partendo dal conseguimento dei ricavi (ottenuti attraverso la sottoscrizione di polizze) si passa al sostenimento dei costi, quando si verifica il rischio assicurato.
Questa inversione provoca sostanzialmente due effetti:
- Autofinanziamento tecnico della gestione: fa riferimento al fatto che la compagnia ha la possibilità di operare anche senza dotazioni patrimoniali (o con quote contenute derivanti da acquisto immobili, arredi...) in quanto i ricavi derivano dalla sottoscrizione di polizze.
- Presenza rimanenze passive (riserve tecniche): l’incasso dei premi prima del sostenimento dei costi, fa sì che in sede di redazione del bilancio sia necessario accantonare la quota di premio di competenza degli esercizi futuri, cioè rinviare al successivo esercizio il ricavo conseguito in via anticipata. (Esempio: contratto assicurativo della durata di 3 anni con premio pari a 900 euro).—> Accresce la complessità del governo dei rischi.
La gestione tecnico-assicurativa
Fa riferimento essenzialmente a quelle che sono le attività svolte dalla compagnia di assicurazione. Le operazioni caratterizzanti questa gestione sono riconducibili essenzialmente alle seguenti:
- Riassicurazione attiva: operazioni di assunzione dei rischi puri direttamente tramite la rete di intermediari (agenti, banche, brokers) e indirettamente tramite l’acquisizione di quote di rischi da altre compagnie.
- Riassicurazione passiva: operazione di vendita di quote di rischi ad altre compagnie.
- Costituzione e gestione del portafoglio rischi.
- Operazioni relative al risarcimento dei danni in favore degli assicurati, quali ispezione dei sinistri, valutazione e liquidazione dei risarcimenti.
- Gestione dei risarcimenti da parte delle compagnie di riassicurazione.
La gestione patrimoniale-finanziaria
Riguarda tutto ciò che fa riferimento all’impiego di risorse che affluiscono alla compagnia di assicurazione. Le operazioni di questo tipo richiedono una competenza e professionalità di natura finanziaria. Sono considerate dunque tutte le entrate e uscite monetarie riguardante la compagnia:
- Incasso dei premi e di eventuali ricavi (riscossione titoli passivi, cedole, dividendi).
- Pagamento dei risarcimenti ai danneggiati (momento in cui termina il processo liquidativo, la compagnia dovrà pagare i beneficiari della polizza).
- Investimento delle riserve tecniche (dovuto all’incasso anticipato dei premi e ammontare sfruttato per l’investimento).
- Amministrazione del complesso degli investimenti.
- Operazione relative al disinvestimento dei precedenti investimenti patrimoniali (possono risultare necessarie quando la compagnia si trova in una situazione patologica di mancanza di liquidità).
Sono comunque gestioni strettamente correlate fra loro: se non esistesse la prima tipologia di gestione, non sarebbe mai nata la seconda. Solo nel momento in cui sottoscrivo polizze attivando il processo assicurativo io incasso i premi e si origina la gestione patrimoniale-finanziaria. Inoltre la prima gestione dipende dalla seconda perché la determinazione del premio tiene conto del tasso minimo garantito generato dall’impiego delle riserve tecniche, così che quanto maggiori sono i proventi e quindi la redditività della gestione patrimoniale-finanziaria tanto più ridotto può essere il premio applicato alle polizze assicurative.
Capitolo 1: Profili di vigilanza dell’industria assicurativa
La vigilanza nel settore assicurativo è stata ritenuta indispensabile per tutelare l’assicurato. Gli organi di vigilanza sulle industrie assicurative sono:
- IVASS (principale autorità)
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