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LUCHINO VISCONTI

 1906 – 1976

 Visconti è stato educato all’amore per l’arte, la letteratura e la musica; il

palcoscenico è il Teatro alla Scala di Milano dove la famiglia aristocratica Visconti

aveva un palco direttamente sull’orchestra inclinazione per il melodramma

 1936 apprendistato di Luchino: viaggi fuori dall’Italia; arte, musica, letteratura

(Verga, Dostoevskij, Stendhal, Balzac, Proust). Conosce grazie a Coco Chanel il

regista cinematografico Jean Renoir a Parigi = cinema, politica, fronte popolare,

sostegno al PCL.

 Fine 1936 incontro con il teatro di prosa

 1943 “Ossessione” = capolavoro cinematografico: Visconti è per un cinema

antropomorfico, cioè volto a raccontare storie di uomini vivi.

 1945 accantona il cinema, si dedica al teatro = cambiamento nel teatro

soprattutto nel repertorio, aperto a opere contemporanee (francesi ed americane).

Obiettivo: colpire il pubblico con provocazioni sul piano politico, di costume e di

comportamento sociale = obiettivo di rinnovamento e ripulitura

 Il lavoro con gli attori = Visconti allunga la durata delle prove (per es. 15 gg. Per

“Parenti terribili”). La regia è vista come discorso sull’uomo fatto attraverso uomini

vivi: l’uomo attore deve essere simile all’uomo personaggio.

 Visconti farà emergere talenti come De Lullo, Mastroianni, Pavlova, De Sica, Ruggeri,

ecc. Nelle prove ogni attore è libero di lavorare a fondo sul personaggio, sempre

sotto la guida del regista. Lo spazio scenico deve essere riformato: la scenografia

non può essere minimalista, infatti Visconti fa un dettagliato lavoro di ricerca e

documentazione, cerca immagini di forte impatto emotivo.

 1952 “La Locandiera”: emerge una visione barocca, Visconti si apre all’esotico, al

meraviglioso, per es. in “Rosalinda o come vi piace” di Shakespeare.

 1946 Visconti fonda la Compagnia Italiana di Prosa, poi chiamata Morelli-Stoppa.

Il progetto è quello di una compagnia stabile permanente, con repertorio

equilibrato fra classici e novità, con attori altamente qualificati. Resta il fatto però

che Visconti non vuole la creazione di un teatro stabile.

 1946 “Matrimonio di Figaro”: Visconti mette in scena una macabra danza di

scheletri nella chiusa dello spettacolo, che indica metaforicamente una società

sfatta.

 1948 “Rosalinda o come vi pare”: con scene e costumi del pittore surrealista

Salvador Dalì. La commedia è ambientata in un ‘700 da favola, è uno spettacolo

onirico, fantastico, il regista qui indaga l’esperienza umana.

 1949 “Oreste” di Alfieri & “Troilo e Cressida” di Shakespeare: nel primo gli attori

sono carichi di lustrini e paillettes e di piume; recitano in una platea trasformata in

una reggia; sul palcoscenico suona dal vivo l’orchestra di S.Cecilia, nascosta da veli

di tulle. Nel secondo, la città di Ilio, ricostruita quasi a grandezza naturale nei

Giardini di Boboli, ospita un cast ricchissimo, Ricci, Benassi, Stoppa, Morelli,

Mastroianni, De Lullo, Tofano, Gassman.

 1951 – 1956 “Morte di un commesso viaggiatore”, “Il crogiuolo”, “Uno sguardo

dal ponte”, “Dopo la caduta”.

 1952 oltre al “La locandiera”, Visconti mette in scena “Tre sorelle”, “Il tabacco fa

male”, “Zio Vanja”, “Il giardino dei ciliegi” di Cechov.

 1955 “La traviata” di Verdi, in cui canterà Maria Callas

 1960 distacco di Visconti dal teatro di prosa

 1973 “Tanto tempo fa” di Pinter: è l’ultimo spettacolo di Visconti, in cui esplora la

profondità e l’angoscia dell’animo umano e le relazioni amorose.

GIORGIO STREHLER

1921 – 1997

 Pensa ad un teatro d’arte = teatro come espressione di un alto impegno artistico

 morale e civile; il teatro è compromesso fra rappresentazione della realtà e

astrazione poetica, ragione ed emozione. Lo scopo è quello di far vedere, mostrare.

Il regista è fondamentale: satura gli spazi lasciati aperti dall’autore, usando tutta la

sua creatività critica, deve essere sempre coerente, deve sempre rispettare il testo

dell’autore, non deve mai manipolarlo, fare divagazioni, adattamenti ecc.

Repertorio vario = regie goldoniane, allestimenti brechtiani, spettacoli

 shakespeariani, excursus nelle opere di Cechov.

1947 “Il servitore di due padroni” di Goldoni (al Piccolo Teatro di Milano): la

 

commedia dell’arte appare come modello del teatro. Nell’Arlecchino, servitore di

due padroni, non vi sono riflessioni sociali, morali o storiche; importante è la

decisione di Strehler di includere il nome di Goldoni nella locandina. Lo scenografo

Ratto disegna un impianto semplice, vi è la libertà degli attori in fase di prova.

“Le baruffe chiozzotte” raccontano la vita di una piccola e povera comunità. Il

 regista vede che non vi sono fatti significativi, sui quali concentrare l’attenzione del

pubblico; intuisce che il testo però è importante. Strehler impone alla compagnia un

soggiorno a Chioggia per apprendere la pronuncia del luogo.

1975 “Campiello” di Goldoni: l’impianto scenico di Damiani ignora l’illusorietà

 

prospettica, dal palco alla sala vi sono una serie di tetti veneziani ricoperti di neve.

Questo crea un contrasto tra materiali scenografici come la carta e la tela, poveri

arredi, neve di carta, che cade sulle assi del palcoscenico, l’acqua vera che invece

forma una pozza ghiacciata in cui naviga una barchetta giocattolo = realismo

poetico.

1956 “L’opera d’arte da tre soldi” di Brecht (scene di Otto e costumi di Frigerio) &

 

“L’anima buona di Sezuan” sempre di Brecht (scene di Breghi): la scena qui è

composta da una girevole che occupa quasi tutto il palcoscenico, attorno a cui vi è

un fondale bianco curvato; il palcoscenico è coperto con qualche centimetro

d’acqua.

“Re Lear” di Shakespeare: scena fissa di Frigerio, è una grande piattaforma rotonda

 di legno, vuota, desolata, che sembra una pista circense. Il circo così diviene

metafora del teatro che è metafora del mondo. La tempesta per Lear è interiore e

quindi affidata alla musica mentre per tutti gli altri è un evento meteorologico =

percorso interiore di Lear = metafora della vita.

1978 “La tempesta” di Shakespeare

 

1974 “Il giardino dei ciliegi”: il velo (inventato da Damiani) dal fondo della scena

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sale all’arco e da lì si protende sulla platea, rappresentando il giardino, bianco per

Cechov. Bianchi sono lo sfondo della casa, degli abiti; il bianco è il colore

dell’innocenza e dell’infanzia. I personaggi sono finti adulti, non sono cresciuti, sono

inetti e incapaci di affrontare la vita reale e il presente.

LUIGI SQUARZINA

1922 –

 Studioso di storia teatrale, docente universitario di Istituzione di Regia e Storia del

 teatro e dello spettacolo, da giovane studia a Roma, si laurea in Giurisprudenza, nel

frattempo frequenta l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica e si diploma.

Teatro contemporaneo statunitense sollecita Luigi = parte per gli USA per poi far

 ritorno nel 1952 e fonda con l’amico Vittorio Gassman il Teatro d’Arte Italiano

(dotato di una compagnia semi-stabile e di una sede presso il Teatro Valle di

Roma).

1952 primo “Amleto” italiano in versione integrale & “Tieste” di Seneca.

 

Lavora nel frattempo anche nel campo dell’editoria, contribuisce alla redazione dell’

 Enciclopedia dello spettacolo.

1960 la produzione drammaturgica prende 2 direzioni: dramma di invenzione e

 

dramma documento

Lavora con il Teatro stabile di Genova: dal 1962, anno dell’abolizione della censura

 preventiva = scelte di repertorio impensabili fino ad allora. La struttura pubblica =

possibilità di lavorare con continuità.

1964 “ Troilo e Cressida” di Shakespeare

 

1968 “ Baccanti” di Euripide: irrazionalità del coro delle giovani donne vestite con

 

minigonne e tuniche in pelle e

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

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