Coordinazione tra movimenti e percezione nei bambini
I bambini coordinano continuamente i loro movimenti con le informazioni percettive allo scopo di raggiungere i loro obiettivi: stare in equilibrio, prendere un oggetto, ecc. Le informazioni percettive guidano le loro azioni formando una mappa in continuo aggiornamento di quelle che sono le stimolazioni ambientali (es. la presenza di un ostacolo), ma allo stesso modo le azioni guidano le percezioni. L’ampliarsi delle possibilità di azione, grazie anche all’acquisizione di una maggiore funzionalità motoria, permette di estendere il raggio di percezione (grazie al poter camminare) e di migliorare la qualità della percezione (es. percepire correttamente la consistenza, la solidità, ecc. di un oggetto).
Teoria dei neuroni a specchio
Lo stretto legame tra percezione e azioni viene poi rafforzato dalla teoria dei neuroni a specchio secondo la quale esistono sistemi di neuroni che si attivano non solo quando si svolge un compito ma anche quando si osserva un compito. Si pensa che essi siano alla base delle capacità di imitazione, una condizione in cui, appunto, la percezione permette di compiere un’azione.
Sviluppo percettivo nei primi anni di vita
Dall’osservazione diretta è possibile notare come i maggiori cambiamenti percettivi e motori, o comunque i più vistosi, avvengono nei primi anni di vita, ed è proprio su questi che la psicologia dello sviluppo si è concentrata. Se fino agli anni ’60 il neonato era inteso come passivo di fronte alla stimolazione ambientale, a cui rispondeva in modo confusionario e istintuale, le innovazioni tecnologiche e strumentali hanno permesso di osservare e codificare in maniera più adeguata i comportamenti e cambiamenti motori e percettivi del neonato, che ora viene inteso come “competente” nel rispondere all’ambiente materno e non solo.
Lo sviluppo percettivo tipico
Lo sviluppo della conoscenza della realtà parte dalla percezione del mondo. Percepire non significa semplicemente selezionare le informazioni e immagazzinarle così come vengono rilevate, ma implica una serie di processi di elaborazione attivi al fine di organizzare i dati in maniera coerente e significativa, per poter rappresentare la realtà. La percezione della realtà, quindi la realtà fenomenica, è differente dalla realtà stessa, ed è il risultato della mediazione dell’attività dell’individuo.
Per esempio, nelle figure illusorie il nostro sistema percettivo riesce a rilevare la presenza di figure, linee, ostacoli, ecc. che in realtà non sono presenti nella realtà, ma che sono il frutto dell’integrazione delle informazioni rilevate. Questo ci porta alla distinzione tra sensazione e percezione. Le sensazioni fanno riferimento agli organi sensoriali e alle vie nervose e rilevano le impressioni soggettive derivanti dai nostri sensi relative a stimoli fisici. La percezione integra e interpreta le sensazioni coinvolgendo le aree della corteccia cerebrale. La psicologia dello sviluppo si occupa di indagare il modo in cui nelle diverse età i bambini interpretano le proprie sensazioni, partendo dal presupposto che oggi è stato dimostrato come già il neonato abbina una capacità attiva di elaborazione degli stimoli, benché ridotta e ancora immatura.
Prima infanzia
Le nuove conoscenze sulle fasi di sviluppo del sistema visivo ci permettono di comprendere le caratteristiche del funzionamento visivo nei primi mesi di vita. Conoscendo lo stato di immaturità e i limiti visivi del neonato è possibile costruire metodologie di indagine percettive adeguate alla fase di sviluppo del bambino, in modo che le sue prestazioni non siano influenzate da deficit organici di immaturità. Per esempio, gli stimoli vengono presentati in visione periferica poiché risulta più accurata di quella foveale, gli stimoli vengono presentati a 30-50 cm poiché solo a tale distanza vengono messi a fuoco, gli stimoli sono in bianco e nero poiché il neonato non è ancora in grado di differenziare i colori, ecc.
- Un esperimento fatto con dei bambini con pochi giorni di vita può essere strutturato, per esempio, da stimoli che variano per una sola caratteristica come la frequenza spaziale di due griglie o la disposizione degli elementi interni in un’immagine schematizzata del volto.
- Proprio il volto è per il neonato uno stimolo particolarmente saliente sia perché si pensa che ci sia una predisposizione biologica a prestare attenzione a informazioni coerenti con quelle del volto, sia perché sin dalla nascita il bambino è continuamente posto in una posizione faccia a faccia, e quindi è lo stimolo di cui fa più esperienza.
Altri sistemi percettivi
Per quanto riguarda gli altri sistemi percettivi, si è osservato come sin dalle prime ore di vita il bambino produce differenti configurazioni facciali discriminando odori gradevoli e sgradevoli, la suzione viene inibita da soluzioni saline e stimolata da soluzioni dolci, il bambino è in grado di discriminare i suoni e riconoscere i volti della mamma. In particolare, si è osservato come nei primi mesi di vita il bambino è capace di discriminare fonemi non presenti nella propria lingua madre, mentre tale abilità scompare nei mesi successivi e rimane solo la capacità di discriminare i fonemi della propria lingua; questo viene inteso come prova che le abilità percettive uditive si sviluppino prima che intervenga la manipolazione ambientale e culturale.
Sviluppo percettivo visivo
Ritornando allo sviluppo percettivo visivo, molte ricerche hanno evidenziato che esistono degli stimoli che vengono naturalmente preferiti ad altri: stimoli strutturati, curvilinei, linee orizzontali, basso contrasto, tridimensionali, ecc. Questo dimostra che sin dalla nascita il bambino presta attenzione in modo selettivo all’ambiente e, in particolare modo, tende a rivolgersi a tutti quegli stimoli che determinano una massima attività neurale del sistema visivo. E ancora, i due stimoli maggiormente riferiti sono il movimento biologico degli esseri umani e il volto umano.
La spiegazione a tale scelta viene ricondotta a delle esigenze biologiche di sopravvivenza: l’osservare il movimento permette di ottenere una stimolazione relativamente ai propri movimenti e poi alle modalità di interazione, imitazione, ecc. Il rivolgersi verso il volto umano ha un valore funzionale nel momento in cui i nostri bisogni sono soddisfatti da altri esseri umani significativi. La specializzazione per riconoscimento dei volti viene interpretata come il risultato di un lungo processo evolutivo che ha portato alla struttura di meccanismi sottocorticali specializzati, in conseguenza all’alta frequenza di stimolazione ambientale. Questa è la teoria avanzata dalle neuroscienze cognitive dello sviluppo secondo cui alcune abilità emergono gradualmente attraverso l’interazione tra sottili vincoli innati e la stimolazione di un ambiente specie-specifico, quindi come risultato dell’evoluzione della specie.
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