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UNA DEFINIZIONE DI SVILUPPO COGNITIVO:

CHE COSA SI INTENDE PER SVILUPPO (COGNITIVO)?

il concetto di sviluppo è del tutto sovrapponibile o sovrapponibile al concetto di crescita?

In che senso il concetto di crescita e sviluppo si differenziano o si eguagliano tra loro?

Crescita = aumento; incremento della massa e della struttura corporea.

Sviluppo = cambiamento, trasformazione

Per crescita si parla sempre di incremento, mentre lo sviluppo non è sempre solo incrementale, ma può seguire diverse direzioni

(non sempre in alto).

La retta monotonica (ha sempre stesso ritmo, stessa pendenza e va sempre verso l’alto) non è da far coincidere con lo sviluppo

di un bambino. È difficile far coincidere questa retta con i cambiamenti dello sviluppo.

Di solito si parla di curva logaritmica: si ha una crescita rapida all’inizio dello sviluppo che poi si stabilizza nel corso del tempo.

Un esempio di curva logaritmica la troviamo nella curva di accrescimento ponderale (come cambia il peso).

Lo sviluppo non è sempre incrementale.

Ci sono abilità che nello sviluppo tipico vengono perse piuttosto che acquisite. In altre parole, nella traiettoria dello sviluppo

tipico è normale che alcune abilità vengano meno piuttosto che aggiungersi.

1) Un esempio di un’abilità presente alla nascita e poi persa è quella dei riflessi: alcuni riflessi sono presenti alla nascita (es.

quando tocchi mano neonato chiude a pugno), ma poi scompaiono.

Se il riflesso continua ad essere presente questo è un campanello d’allarme, perché significa che c’è qualcosa che non va.

2) Un altro esempio è la capacità di discriminazione dei volti umani. È stata studiata l’abilità di discriminare due volti umani

attraverso la tecnica dell’abituazione (la risposta alla novità). Si è trovato che i bambini di 6 mesi, di 9 mesi e gli adulti

guardavano sempre più a lungo il volto nuovo nella fase test (in cui venivano presentati un volto nuovo e un volto familiare).

Quindi discriminano il volto nuovo dal volto familiare.

In seguiti sono stati presentati i volti di due scimpanzé, sempre a bambini di 6 mesi, 9 mesi e adulti.

Gli adulti non hanno saputo discriminare il volto nuovo dal volto familiare. Anche a 9 mesi non c’è discriminazione tra familiare e

nuovo.

A 6 mesi invece i bambini sono capaci di discriminare un volto di uno scimpanzé da un altro, quindi hanno una capacità che poi

sparisce a 9 mesi e negli adulti.

Quindi a 6 mesi i bambini sanno discriminare sia volti umani sia volti di scimpanzé.

A 9 mesi questa capacità permane per i volti umani e scompare per i volti degli scimpanzé.

Siccome il bambino vive in un ambiente in cui ci sono tantissimi volti umani e praticamente zero volti di scimpanzé, il suo

sistema cognitivo si è specializzato per la discriminazione dei volti umani mentre ha perso la capacità di discriminare i volti di

scimpanzé. Il bambino col tempo perde la capacità di discriminare i volti di scimpanzé perché vive maggiormente a contatto con

volti umani, che quindi riesce a diversificare.

 Per questo l’idea che lo sviluppo sia solo incrementale è sbagliata. Molto spesso il nostro sistema si specializza per gli stimoli

che sono più frequenti nel nostro ambiente percettivo e invece perde la capacità di elaborare stimoli ed esperienze che non

sono presenti nell’ambiente. In questo caso non ho una crescita ma una perdita nello sviluppo.

A volte lo sviluppo ha un andamento ancora più complesso.

Ad esempio: traiettoria di sviluppo ad U: abilità presente – abilità scompare – abilità presente.

 questo tipo di andamento fa riferimento al fenomeno di iperregolarizzazione dei verbi. In italiano alcuni verbi si coniugano in

maniera irregolare (participio passato del verbo “aprire” non è “aprito” ma “aperto”). Verso i 3 – 4 anni, i bambini coniugano il

participio passato dei verbi irregolari in modo corretto (hanno quindi una buona prestazione), poi scoprono che il participio

passato dei verbi segue una regola (aggiungere “to”) e quindi cominciano ad applicare questa regola, ma la applicano a tutti i

verbi e quindi finiscono per sbagliare (iperregolarizzazione: applicano la regola anche laddove non dovrebbero applicarla). Nella

terza fase il bambino apprende che non solo c’è la regola ma c’è anche l’eccezione, per cui l’accuratezza torna a salire.

1) bambino ripete l’informazione ambientale

2) il bambino impara che ci sono le regole

3) il bambino apprende che oltre le regole ci sono le eccezioni.

 non si limita a ripetere quello che sente nel suo ambiente linguistico, ma ha appreso una regola.

Prestazione e competenza non sempre seguono lo stesso andamento: a volte la competenza cresce e la prestazione subisce un

momentaneo calo. Spesso quando i bambini apprendono una nuova competenza momentaneamente il loro sistema cognitivo

deve riassestarsi e quindi la loro prestazione cala un pochino.

Si possono fare tanti altri esempi di traiettorie non lineari.

Es. attorno ai 21 mesi si verifica il fenomeno dell’esplosione del vocabolario: in pochissimi mesi il bambino apprende molte

parole. Il bambino ha imparato un’altra regola: ogni oggetto ha un nome.

 Si parla di sviluppo non lineare quando per tanto tempo non succede niente e poi basta un piccolo cambiamento,

apparentemente insignificante, per far sì che si verifichi un cambiamento di ampia portata per tutto il sistema cognitivo.

Esistono tante curve/traiettorie di sviluppo:

- a scaletta

- a U

- a U rovesciata: per esempio la memoria. 1

Si parla di psicologia dello sviluppo (e non più psicologia dell’età evolutiva) perché oggetto di studio non è tanto il bambino di

per sé ma è il cambiamento e le trasformazioni che avvengono nel sistema cognitivo.

Concetti che sono simili ma non uguali al concetto di sviluppo:

- crescita: incremento della massa e della struttura corporea

- maturazione: le modificazioni nel corso dello sviluppo sono legate al dispiegamento del patrimonio genetico (tutte le

informazioni importanti per lo sviluppo sono già contenute nei nostri geni).

(secondo i maturazionisti, l’ontogenesi (sviluppo dell’individuo) segue la filogenesi (sviluppo della specie)).

 In tale concetto mancano i fattori ambientali, che invece risultano essere importanti nel concetto di sviluppo, in cui è

importante il rapporto tra fattori innati e fattori appresi.

- apprendimento: processo mediante il quale conoscenza e capacità vengono acquisite o perfezionate attraverso l’esperienza, lo

studio, l’addestramento

- socializzazione: acquisizione, tramite l’educazione, di atteggiamenti, valori, conoscenze, e comportamenti caratteristici di una

certa cultura.

COSA SIGNIFICA STUDIARE LO SVILUPPO COGNITIVO:

 Studiare lo sviluppo significa studiare il cambiamento, la trasformazione, lungo la dimensione temporale.

Il tempo, il momento in cui si verifica un determinato fenomeno in cui l’individuo incontra certe esperienze è quindi cruciale.

A ciascuna età occorrono certe esperienze specifiche: il nostro sistema cognitivo è plastico in certi momenti dello sviluppo per

certe abilità.

 due modi di intendere lo studio dello sviluppo:

a) approccio descrittivo: riguardo cosa cambia nello sviluppo mi serve sapere solo a che età compare una certa abilità.

Focus sull’analisi della prestazione dei bambini alle diverse età in specifici compiti.

Focus sui prodotti dello sviluppo (cosa sa fare il bambino a quell’età).

Es. descrizione delle tappe fondamentali dello sviluppo motorio (Gesell).

b) strumento teorico per esplorare la cognizione umana: non solo interesse per il comportamento osservabile, ma anche:

- modalità o procedure che vengono messe in atto dal bambino per giungere alla soluzione del compito stesso.

- architettura, organizzazione della mente

- meccanismi attraverso i quali la sua conoscenza si trasforma nel tempo. Focus sui processi di sviluppo.

 Oggi si ritiene che un approccio descrittivo non soddisfi tutti i criteri di una psicologia dello sviluppo moderna, che invece

deve avere un’attenzione particolare non solo alla descrizione dei prodotti dello sviluppo (prestazione) ma anche ai meccanismi

che guidano lo sviluppo (non solo cosa cambia ma come cambia, quali sono i meccanismi che governano il cambiamento, quali

sono i fattori che influenzano questi meccanismi, ecc..)

Se mi limito a osservare una prestazione, senza sapere come quella prestazione viene fuori, traggo delle conclusioni sbagliate

(es. bambino che ripete vs bambino che ha capito una regola).

QUAL È, O QUALE DOVREBBE ESSERE, LA RELAZIONE TRA IL LIVELLO DELLA DESCRIZIONE E QUELLO DELLA SPIEGAZIONE

ALL’INTERNO DI UNA TEORIA?

Le teorie dello sviluppo cognitivo possono essere articolate in 3 livelli a seconda del punto che occupano lungo il continuum che

va dalla descrizione alla spiegazione del cambiamento:

A) teorie di primo livello (dei compiti): che si limitano alla descrizione (a un certo momento compare questa prestazione).

Offrono una descrizione delle differenze, legate all’età, nelle capacità cognitive relative a un compito specifico tra un tempo t1 e

un tempo successivo t2

 consiste essenzialmente in un modello descrittivo di ciò che accade all’interno di uno specifico compito cognitivo

B) teorie di secondo livello (dei domini): che offrono una spiegazione valida per tutti i compiti relativi a un singolo dominio

dell’attività cognitiva, ossia a una specifica area di conoscenza (per es. il linguaggio, il ragionamento matematico, la percezione

visiva).

 offre una spiegazione del funzionamento cognitivo all’interno di un’area della conoscenza e a partire da alcuni principi

generali, consente di spiegare le modificazioni osservate nel comportamento rispetto ad una varietà di compiti specifici.

C) teorie di terzo livello (dell’architettura dell’attività cognitiva): guardano all’intero sistema cognitivo, non più a un solo

dominio. Individuano i principi elementari di organizzazione del sistema cognitivo dei quali il sistema si serve per estrarre

l‘informazione dall’ambiente e per elaborarla.

 offre un quadro generale all’interno del quale spiegare il funzionamento della mente in tutti i domini della conoscenza e in

tutti i compiti relativi a ciascun dominio.

PREVISIONE DA PARTE DI ADULTI DELLE COMPETENZE INFANTILI:

Gli adulti tendono a sottostimare le abilità dei bambini tanto più sono piccoli.

A 5/6 anni, il bambino va a scuola e l’adulto attribuisce al bambino una serie di capacità che ancora non possiede (es. bambino di

6 anni possiede strategie di pianificazione e memoria ma in realtà ancora non le ha).

2

CAMBIAMENTO NELLA PERCEZIONE SOCIALE DELL’INFANZIA:

Come gli adulti guardano al bambino è cambiato nel corso dei secoli.

Nel Medioevo i bambini erano visti come piccoli adulti (infatti lavoravano molto presto) e le fondamentali differenze tra adulto e

bambino venivano ignorate o sottovalutate. Anche più recentemente, nell’ultimo secolo, è cambiata molto la percezione di

infanzia: nella famiglia patriarcale di inizio ‘900 era molto più facile avere contatti con il bambino del vicino, dei parenti; gli adulti

avevano molto più dimestichezza con i bambini. Nella società attuale, contemporanea, spesso si ha a che fare con i bambini solo

quando si diventa genitori. Nell’ultimo secolo è avvenuta una decadenza del sapere naturale (ciò che so per la mia esperienza

quotidiana dei bambini è sempre meno perché ho sempre meno esperienza con i bambini. Solo gli esperti che lavorano con i

bambini hanno le giuste conoscenze) ma una crescita del sapere scientifico (ha risvolti positivi perché non si fonda più sul

passaparola ma anche negativi perché spesso per qualsiasi problema ci si rivolge al pediatra).

CAMBIAMENTI NELLA GIURISPRUDENZA:

Anche nella giurisprudenza sono avvenuti cambiamenti: è molto recente l’idea secondo cui un cittadino possiede dei diritti

anche se non è maggiorenne. Un bambino gode di una serie di diritti anche se non ha la maggiore età: (Convenzione ONU sui

diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, 1989). Qui si è arrivati dopo una serie di trattati a protezione dell’infanzia e dei

minorenni, a seguito delle principali guerre (nel ’24 e nel ’48). Ancora oggi, alcuni paesi anche importanti non hanno ratificato

questa Convenzione (es. USA). Cosa stabilisce?

- principio di non discriminazione: i bambini sono tutti uguali (es. figli naturali/illegittimi).

- superiore interesse del minore: qualsiasi scelta relativa al bambino deve avere come principio guida l’interesse del bambino.

Per esempio negli sbarchi dei migranti, i minori non possono essere rimandati ai paesi di origine.

- diritto alla vita, ad un pieno sviluppo: es. anche i bambini con disabilità hanno diritto a una vita piena, devono essere integrati a

scuola.

- diritto all’identità: lo si applica molto in Italia. Ci sono però paesi in cui i bambini non hanno un nome e non vengono registrati,

quindi non hanno una data di nascita.

- diritto all’educazione: es. in alcuni paesi le femmine non vanno a scuola

- partecipazione e rispetto per l’opinione del minore. Il minore può avere un suo punto di vista, deve essere ascoltato, preso in

considerazione. Anche i bambini sono cittadini. Ad esempio da alcuni anni anche i minorenni vengono ascoltati a proposito del

divorzio dei genitori.

In Italia: molti passi avanti: - 2011: istituita la figura del garante per l’infanzia

- leggi su sfruttamento sessuale dei minori

Tuttavia: - Ancora disparità della condizione dell’infanzia nelle diverse regioni d’Italia (meridione/settentrione), così come nella

spesa sociale per ogni bambino.

- Mancano standard nazionali

- Forme di discriminazione per bambini di origine straniera

- Bambini in condizione di povertà

CAMBIAMENTI IN AMBITO PSICOLOGICO:

Anche in ambito psicologico si è completamente trasformata l’idea che la psicologia aveva nella prima infanzia: il bambino è

attivo nell’elaborazione delle esperienze. Il sistema percettivo del bambino quindi è dotato di prerequisiti percettivi e cognitivi

precoci che si sviluppano grazie all’interazione con l’ambiente.

Il sistema cognitivo del bambino è diverso dal nostro, ma ha competenze percettive adattive, perfettamente adeguate a quel

determinato momento dello sviluppo. Quindi la visione tradizionale del bambino nella prima infanzia è cambiata grazie alle

ricerche più recenti. Per capire come il passaggio è avvenuto in maniera graduale nel corso dello sviluppo Annette Karmiloff –

Smith ha fatto alcune caricature che mostrano come è stato rappresentato il bambino nei diversi approcci:

a) NEONATO COMPORTAMENTISTA:

Annette tratteggia la mente del neonato comportamentista come una tabula rasa su cui si scrive l’esperienza. Attraverso

l’ambiente pian piano si accumulano in una crescita continua passiva e lineare piccoli cambiamenti uno dopo l’altro, che danno

luogo poi nel tempo alla mente adulta.

b) NEONATO PIAGETIANO:

Una rivoluzione importante nella psicologia dello sviluppo è dovuta all’opera di Piaget, che per la prima volta ha capito che lo

sviluppo è in interazione tra fattori innati e fattori appresi.

Questo significa che per la prima volta ha riconosciuto al bambino, anche piccolo, un ruolo attivo nella promozione del suo

sviluppo (il bambino è partecipe del suo sviluppo, non è “spettatore” ma si guarda attorno, è attivo).

(la faccina non è più con gli occhi chiusi, ma si guarda attorno e ha i capelli dritti, è attivo).

Il problema dell’approccio piagetiano è che Piaget chiamava il suo primo stadio di sviluppo “senso – motorio”, cioè riteneva che

il bambino guardasse all’ambiente circostante, quindi promuovesse il proprio sviluppo, attraverso l’azione che compie sul

mondo. Quindi l’azione è il mezzo attraverso cui il bambino struttura l’ambiente percettivo, agisce sugli oggetti e quindi

comprende. Il problema è che il repertorio motorio del bambino nella prima infanzia è molto povero, quindi se è l’azione che

struttura la percezione (la cognizione), le capacità percettive e cognitive che Piaget attribuiva al bambino nella prima infanzia

erano molte ridotte. Secondo Piaget il bambino alla nascita possiede quasi esclusivamente dei riflessi, solo più tardi è in grado di

costruire delle rappresentazioni (permanenza dell’oggetto).

Quindi attraverso l’azione sugli oggetti il bambino costruisce la rappresentazione, forma la sua mente.

Quindi il bambino alla nascita secondo Piaget non è capace di percepire ma è capace di provare delle sensazioni a cui però non

riesce a mettere ordine. Questo ha come conseguenza che Piaget sottovaluta le capacità del bambino nella prima infanzia.

3

Cosa succede dopo?

c) NEONATO HIP:

Nella sua caricatura Annette mostra il neonato cognitivista. In questo approccio teorico, la metafora della mente è il computer. Il

passo avanti che è stato fatto nella psicologia dello sviluppo con questo approccio è l’idea che per la prima volta la nostra mente

è dotata di un’architettura che è stabile.

Secondo l’HIP il modello di Atkinson costituisce l’hardware, l’architettura della nostra mente, che è disponibile fin da subito: fin

da subito il bambino ha capacità percettive e di memoria, sa strutturare e organizzare il mondo percettivo.

Questa trasformazione da un punto di vista teorico è anche dovuto al fatto che l’HIP prestava poca attenzione all’azione di per

sé: ai cognitivisti non importava molto la risposta motoria che dava il soggetto, ma interessavano i processi cognitivi che stavan

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ali7877 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo cognitivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Turati Chiara.
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