Cap. 4 – Lo sviluppo percettivo e motorio
I bambini coordinano i propri movimenti e le informazioni percettive ricevute dall’ambiente per imparare a muoversi nello spazio. Allo stesso modo le percezioni che essi ricevono dallo spazio guidano le azioni, tracciando una mappa continuamente aggiornata nella loro mente che definisca la loro posizione nello spazio. Possiamo dunque dire che la percezione guida l’azione così come l’azione guida la percezione, entrambe sono necessarie l’una all’altra.
In passato, nei primi studi sull’infanzia, si riteneva che i bambini non fossero in grado di elaborare le informazioni percettive ricevute dall’ambiente e agire di conseguenza. Venivano considerati come individui privi di ogni competenza motoria e passivi, in grado di rispondere agli stimoli ambientali solo di riflesso e per automatismo biologico. Oggi, invece, si è compreso che il bambino è parte attiva e competente nel proprio percorso di sviluppo, in grado di ricevere gli stimoli ambientali ed elaborarli per agire di conseguenza per esplorare l’ambiente circostante.
Lo sviluppo tipico
Lo sviluppo percettivo
Nello studio dello sviluppo dell’infante, la percezione della realtà tramite gli stimoli provenienti dall’ambiente circostante non va intesa come una riproduzione esatta del mondo, ma come l’insieme di tutti i risultati dell’elaborazione dei vari stimoli ricevuti dall’ambiente. Non è dunque una copia del mondo, ma il risultato di una mediazione.
Perfetto esempio ne è il triangolo di Kanizsa (formato da figure sovrapposte), che produce un duplice effetto: quello di delimitare la presenza di un margine tramite completamento percettivo durante l’elaborazione della figura e opera una stratificazione illusoria per cui elaborando lo stimolo la figura illusoria appare come davanti e sopra le altre parti del campo. Questo esempio dimostra che il nostro sistema percettivo è in grado di completare l’informazione percettiva mancante e integrarla a ciò che è percepito dalla retina.
È necessario operare, inoltre, una distinzione tra sensazione e percezione. La sensazione è costituita dalle informazioni che i nostri sensi sono in grado di rilevare dall’ambiente circostante e opera tramite gli organi sensoriali. La percezione è invece il modo in cui elaboriamo le informazioni ottenute e interessa soprattutto le aree della corteccia cerebrale.
La prima infanzia
Alcune ricerche di Frantz e Berline hanno indagato sulle capacità di elaborazione dei bambini nella prima infanzia. I due ricercatori hanno dimostrato che fin dalla nascita i bambini non si comportano come se fossero prigionieri dei propri sensi, ma sono in grado di elaborare e attribuire un senso alle proprie sensazioni. I due hanno indagato in particolare sulle abilità visive del neonato e sui cambiamenti che si verificano nei primi 3 mesi di vita. Ne è risultato che i neonati sono dotati di abilità visive di molto inferiori rispetto a quelle dell’adulto. Il neonato è infatti in grado di selezionare solo un certo numero e un certo tipo di informazioni visive, ma ciò nonostante è già in grado di elaborarle per esplorare l’ambiente circostante.
È stato inoltre dimostrato che proprio i limiti del sistema visivo nel neonato, contribuiscono allo sviluppo di altre abilità, consentendogli di selezionare ed elaborare gli stimoli biologici che gli sono necessari per la sopravvivenza. Ne è un esempio il riconoscimento dei tratti del viso dell’adulto, o la capacità di rilevare suoni, di riconoscere e discriminare stimoli mostrando un certo tipo di preferenza (pattern discrimination).
Nel condurre le proprie ricerche Frantz e Berlyne si sono serviti della tecnica della preferenza visiva. Questa tecnica consiste nel presentare al bambino due stimoli e nel registrare sia quante volte il bambino si orienta verso l’uno o verso l’altro stimolo, sia la durata della fissazione visiva per ciascuno dei due. Se si orienta più spesso e fissa per più tempo uno dei due stimoli, si inferisce che egli ha discriminato gli stimoli e ne ha preferito uno all’altro. Si afferma che solitamente il neonato preferisce quegli stimoli che determinano la massima attività del sistema visivo.
Tra gli stimoli preferiti dai neonati ce ne sono almeno due che testimoniano la preferenza del bambino per gli stimoli sociali: la preferenza per il movimento biologico e quella per il volto umano. Il neonato è infatti in grado di distinguere e preferire i movimenti compiuti da essere viventi, seppure in modo meno efficace rispetto agli adulti. Altrimenti essi guardano più a lungo e orientano lo sguardo su configurazioni visive raffiguranti, anche solo schematicamente, il volto umano, piuttosto che su configurazioni di altro tipo. Secondo alcuni studiosi, proprio da queste abilità di discriminazione infantile volte alla preferenza degli stimoli sociali, deriverebbero le abilità degli adulti di riconoscere le caratteristiche del volto (quali sesso, età, ecc.) al primo sguardo anche breve. Questo dimostrerebbe, dunque, che lo sviluppo percettivo è fortemente influenzato da fattori innati quanto dall’esperienza nel corso della vita. Al variare dell’età del bambino, infatti, mutano non soltanto le abilità, ma anche l’accuratezza con cui egli si serve delle abilità già in suo possesso.
Per indagare le abilità percettive del bambino sono stato utilizzate altre tecniche oltre quella della preferenza visiva:
- La tecnica dell’abituazione, che dimostra come il bambino mostri preferenza per i nuovi stimoli. Tale tecnica comprende due fasi d’azione: nella prima fase si mostra uno stimolo al neonato e si osserva come il tempo di fissazione visiva sullo stimolo diminuisca ogni volta che lo stimolo viene presentato (fase di abituazione), mentre nella seconda fase vengono contemporaneamente presentati al bambino lo stimolo ormai divenuto familiare e lo stimolo nuovo, osservando come il tempo di fissazione aumenti per lo stimolo nuovo e diminuisca sempre di più per lo stimolo a cui il bambino si è precedentemente abituato (fase test). La preferenza per lo stimolo nuovo è interpretata come indice del riconoscimento dello stimolo familiare. La velocità di abitazione dipende non solo dalla complessità degli stimoli che il neonato deve elaborare, ma anche da alcune caratteristiche individuali. Possiamo parlare di short lookers, bambini che mostrano brevi tempi di fissazione poiché sono più sensibili ad alcune caratteristiche dello stimolo e attuano una modalità globale di elaborazione, e long lookers, ossia bambini che mostrano tempi di fissazione più elevati e si concentrano su specifiche caratteristiche dello stimolo attuando un metodo analitico di elaborazione.
- La tecnica della familiarizzazione, che consiste nel presentare per un numero di prove fisse stabilite dallo sperimentatore, una serie di esemplari-stimolo appartenenti alla medesima categoria percettiva. Questa prima fase è definita di familiarizzazione ed è seguita da due presentazioni est nelle quali vengono contemporaneamente presentati un nuovo esemplare della categoria familiare e un esemplare di una nuova categoria.
La fanciullezza
All’aumentare dell’età e dell’esperienza di esplorazione ed elaborazione degli stimoli ambientali, i bambini sviluppano nuove abilità e acuiscono quelle di cui già sono in possesso. In particolare sono in grado di:
- Focalizzare l’attenzione su un compito per periodi di tempo più prolungati (miglioramento nell’attenzione sostenuta);
- Selezionare gli stimoli ambientali in modo più sistematico e selettivo, ignorando gli stimoli potenzialmente distraenti (miglioramento nell’attenzione selettiva);
- Pianificare la ricerca delle informazioni al fine di identificare gli aspetti distintivi che differenziano gli oggetti e gli eventi (miglioramento delle strategie di esplorazione visiva).
Lo sviluppo motorio
Tra i cambiamenti più importanti che avvengono dalla nascita alla prima infanzia, un ruolo di grande importanza è ricoperto dallo sviluppo motorio, che influisce non soltanto sull’aspetto fisico del bambino, ma anche sulle sue interazioni sociali e sull’ambiente che lo circonda. Tra le visioni classiche rilevanti sono soprattutto il maturazionismo e il cognitivismo. Secondo la prima, lo sviluppo motorio altri non è che una diretta conseguenza dell’esplicitarsi del patrimonio genetico umano. La seconda, invece, considera il corpo umano come mero esecutore dell’attività di pianificazione cognitiva che comanda le azioni e genera comandi motori.
Oggi, le teorie più recenti, prediligono il concetto di comportamento adattivo, secondo cui lo sviluppo motorio non deve essere considerato esclusivamente come conseguenza del processo di maturazione, né come mera esecuzione di un piano cognitivo, bensì è immerso nel contesto della biomeccanica dell’intero corpo, dell’ambiente in cui l’individuo vive e delle esperienze che egli compie. Il comportamento adattivo emerge dalla continua interazione tra corpo e ambiente, considerati sistemi dinamici in piena regola.
La motricità neonatale
Il repertorio motorio del neonato viene classicamente descritto come derivante da una serie di riflessi, ossia comportamenti più o meno complessi prodotti in modo automatico. Alcuni dei riflessi presenti alla nascita permangono infatti per tutto il resto della vita (es. il riflesso pupillare), altri, invece, spariscono nei primi mesi di vita. Tra questi troviamo:
- Il riflesso di Moro – comincia a manifestarsi in fase gestazionale solitamente nella 28esima settimana. È la reazione di soprassalto accompagnata dall’improvvisa apertura delle braccia da parte del neonato in seguito all’avvertire di un rumore. Si manifesta solitamente quando il neonato sente un rumore forte o quando lo si appoggia supino in modo un po’ brusco o troppo rapido. Il neonato ha in questo caso un sobbalzo, seguito dall’improvvisa apertura delle braccia e delle mani con distensione delle dita e accompagnato solitamente dal pianto. La funzione è quella di tenere vicina la madre. Sparisce entro il sesto mese.
- Il rooting (riflesso dei punti cardinali) – è la reazione che consiste nel rivolgere la bocca nella medesima direzione in cui la si sfiora, messa in atto dal neonato quando gli si sfiora la bocca in un qualunque punto. Insieme al riflesso di suzione rappresenta un meccanismo di autonomia alimentare.
- Il grasping (riflesso palmare) – è il riflesso del neonato a chiudere le dita delle manine stringendole a pugno nel momento in cui si fa scivolare un oggetto, solitamente di forma allungata, sul palmo della mano. È un riflesso preparatorio al movimento di prensione ed è solitamente l’ultimo dei riflessi neonatali a scomparire.
- Il riflesso di Babinsky – è il riflesso del neonato a flettere la punta del piedino (alluce) in su verso l’altro piede, mentre le altre dita si piegano verso la pianta del piede. Solitamente sparisce entro i primi 12 mesi di vita, ma può essere considerato normale entro i 2 anni di vita. La permanenza del riflesso negli adulti è indice di patologie del sistema nervoso.
- Lo stepping (riflesso di marcia automatica) – è il riflesso che porta il bambino a muovere le gambe come per camminare, quando lo si regge per le spalle facendogli posare i piedini a terra. Compare dopo i primi 2 giorni di vita e scompare solitamente entro i primi 4 mesi, probabilmente derivante dalla rotazione fetale che avviene all’interno dell’utero prima della nascita ed è preparatorio per il movimento di deambulazione.
La graduale maturazione delle strutture cerebrali più recenti porta alla graduale inibizione delle strutture sottocorticali, determinando in seguito la scomparsa di questi riflessi per cedere il posto a movimenti più complessi e consapevoli nel corso dei primi mesi di vita. La maggior parte dei movimenti nei primi mesi di vita del neonato sono invece di natura spontanea.
La prima infanzia
L’attività motoria di prensione è solitamente divisa in due tipi di movimento: la sequenza dei movimenti di raggiungimento, necessari per l’avvicinamento del braccio e della mano all’oggetto (reaching), e la coordinazione della mano e della dita in base alle caratteristiche dell’oggetto (grasping). Il grasping relativo al movimento di raggiungimento-prensione non va confuso con il riflesso di grasping che si manifesta automaticamente nei primi mesi di vita, poiché il primo (anche detto atto di afferramento) è un movimento volontario e intenzionale, mentre il secondo, come già detto, è un riflesso automatico.
Il reaching precoce è presente fin dalla nascita e nei mesi successivi il bambino sviluppa un progressivo coordinamento oculo-motorio, fino a riuscire a 4 mesi ad eseguire l’atto di afferramento volontario per un bersaglio saliente. Il bambino raggiunge il controllo dei movimenti secondo una traiettoria di sviluppo detta legge prossimo-distale, secondo cui il soggetto sarà in grado di controllare prima i muscoli più vicini alla parte mediana del corpo e solo in seguito quelli più distanti (es. spalle, braccia, palmo della mano, dita in quest’ordine).
I primi atti di afferramento che si verificano ai 4 mesi di vita sono caratterizzati da un tipo di raggiungimento definito “a rastrello” (il bambino rastrella l’oggetto verso il corpo per avvicinarlo) e da una prensione di tipo “cubito-palmare” (il bambino sfrutta per la prensione il palmo della mano). A 4 mesi non tutti i movimenti di afferramento vanno a buon fine. Raggiunti i 6 mesi di vita, il bambino si serve per il raggiungimento di un approccio “parabolico” (traccia una sorta di curva parabolica per avvicinare l’oggetto) e di una prensione di tipo “radio-palmare” (alla prensione partecipano le prime tre dita). A 7 mesi il bambino afferra l’oggetto bersaglio anche se non riesce a vedere la propria mano. Solo dopo i 9 mesi il movimento di raggiungimento diviene di tipo diretto e direzionale e la prensione “radio-digitale” (il bambino si serve di tutte le dita della mano e compare la presa a pinza). Inoltre, il bambino riesce ad afferrare l’oggetto bersaglio anche se esso è in movimento.
L’attività visuo-manipolatoria diviene più complessa nel corso della prima infanzia e si manifesta con comportamenti esplorativi più complessi. Ad esempio, il bambino già dopo i 9 mesi riesce a distinguere le due mani, servendosi di una per la prensione e dell’altra per la manipolazione.
Durante i primi 2 anni di vita il bambino sviluppa anche competenze motorie globali, imparando a muoversi nello spazio e a opporsi alla forza di gravità, acquisendo così il controllo della testa, del tronco e degli arti, secondo una traiettoria di sviluppo basata sulla legge cefalo-caudale (il controllo dei movimenti avviene lungo l’asse del corpo partendo dal capo: dapprima la testa e il mento, poi il collo e gli arti superiori, il bambino riesce a sollevare il busto, poi a gattonare e solo infine riesce a tenere la posizione eretta coinvolgendo anche gli arti inferiori).
Durante il primo anno di vita il bambino impara dapprima a sollevare il capo e il mento, poi a sollevare il busto tenendosi sugli avambracci e solo in seguito riuscirà a tenere la postura seduta supportato inizialmente da un adulto e sostenendosi con le braccia e le mani per bilanciare l’inclinazione del busto che tende in avanti, poi autonomamente. Durante il secondo anno di vita il bambino svilupperà il cammino autonomo.
Importante sarà durante i primi anni di vita tenere conto delle differenze individuali. Secondo la teoria dei sistemi dinamici, infatti, lo sviluppo motorio dipende in particolare dall’adattarsi dei movimenti del bambino alle esperienze e all’ambiente dinamico circostante e dall’interazione tra vari sistemi dinamici (il sistema nervoso, il corpo, le caratteristiche biomeccaniche dell’individuo). La locomozione autonoma sarebbe quindi frutto dell’interazione di tutti i sistemi dinamici coinvolti.
La fanciullezza
Tra i 3 e i 6 anni migliorano le abilità di coordinazione del bambino, che acquisisce una maggiore autonomia nello svolgere le attività quotidiane. Inoltre il bambino acquisisce una maggiore consapevolezza e ciò lo porta a provare sentimenti di orgoglio e compiacimento quando riesce ad apprendere una nuova competenza, o sentimenti di inadeguatezza quando non riesce in un compito.
Lo sviluppo atipico
Le abilità motorie e percettive sviluppate dal bambino nei primi anni di vita sono strettamente connesse tra loro e si influenzano a vicenda durante tutto il percorso di sviluppo. Questo accade sia in percorsi di sviluppo tipico motorio e percettivo, sia in percorsi di sviluppo atipico. Quando parliamo di percorso di sviluppo atipico ci riferiamo a un percorso deviato da quella che è la corretta traiettoria di sviluppo e che quindi non segue il normale percorso di sviluppo e apprendimento di abilità motorie e percettive, causando in conseguenza deficit percettivi o motori nel bambino fin dalla prima infanzia. È importante inoltre ricordare che lo sviluppo motorio/percettivo è strettamente e inevitabilmente legato anche allo sviluppo cognitivo.
Il disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività
Il nesso tra sviluppo motorio/percettivo e sviluppo cognitivo è particolarmente evidente in questo tipo di disturbo. Si tratta di un disturbo evolutivo dell’autocontrollo, che include difficoltà di attenzione, di controllo degli impulsi e del livello di attività. I bambini affetti da questo disturbo sono incapaci di autogestirsi e di regolare il proprio comportamento adattandolo all’ambiente e alle situazioni, hanno difficoltà a mantenere l’attenzione per un lungo periodo di tempo e a sviluppare strategie attentive pianificate. Il bambino non è in grado di concentrarsi su un obbiettivo e disperde le proprie e...
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