Tre fonti della teoria della letteratura
La moderna teoria della letteratura nasce da tre fonti:
- La linguistica di Saussurre
- La psicoanalisi di Freud
- L’estetica e la filosofia del linguaggio di Heidegger
Ferdinand de Saussure (1857-1913)
Il corso di linguistica generale (postuma 1916)
Che cosa è un segno? – L’arbitrarietà convenzione. Saussure usa due concezioni dell’arbitrarietà del segno:
- Tradizionale, intesa come arbitrarietà-convenzione
- Originale, intesa come arbitrarietà sistemica
Arbitrarietà-convenzione
Non c’è rapporto tra le sequenze di suoni e l’idea (o significato) che esprimono: lo stesso significato potrebbe essere rappresentato da qualsiasi altra sequenza. Il segno: Il lessema “sorella” è un segno e appartiene al sistema di segni che è la lingua italiana.
Ogni segno è una entità a due facce:
- Significato
- Significante
Il rapporto tra il significante e il significato può essere:
- Arbitrario (es. i segni delle lingue naturali, no onomatopee ed esclamazioni)
- Motivato, Saussure lo chiama “simbolo” (es. linguaggio gestuale e visivo: il simbolo della giustizia è la bilancia)
- Misto (es. inchinarsi nove volte davanti all’imperatore)
Arbitrarietà sistemica
Senza i segni non potremmo distinguere due idee, infatti il pensiero è come una nebulosa e nulla può essere distinto prima dell’apparizione della lingua. Ogni sistema linguistico rappresenta un modo autonomo, arbitrario, di organizzare la realtà. (vedi schema dei due flussi): sul flusso confuso dei suoni come su quello dei pensieri la lingua esercita un’azione articolatoria mediante dei tagli (i segni), le sezioni che si creano rappresentano i pensieri.
Concezioni del linguaggio
- Il modello referenzialista è una concezione antica del linguaggio. Propone uno schema gerarchico a quattro livelli: le cose, le immagini mentali delle cose, i segni orali, i segni scritti. La lingua è la nomenclatura delle cose, che sono delimitate da confini naturali: anteriorità delle cose rispetto ai segni e anteriorità del significato rispetto al significante.
- La concezione di Saussure: l’autonomia del segno rispetto al referente: il mondo prenderebbe forma grazie all’azione dei segni, delle articolazioni che sorgono in maniera sistemica (l’identità del segno è data dai rapporti che lo distinguono dagli altri segni). Es. i latini non distinguevano Blu e verde: come è possibile allora che la vecchia concezione parli di articolazioni naturali?
L'identità del segno - le metafore di Saussure
L’identità di un segno:
- È data dal suo valore
- È relazionale, perché un segno è fatto di rapporti
La metafora della moneta: come una moneta può essere scambiata con un oggetto o con altre monete il cui valore complessivo sia equivalente, così un segno può essere sostituito con un oggetto (orso per richiamare l’amico di Mowgli) o con altri segni equivalenti (per esempio una descrizione di un orso). È una metafora con dei limiti: i cambi della moneta sono rigidi, mentre le descrizioni di un orso possono essere infinite data la creatività possibile grazie ai segni linguistici: ma tutte le metafore hanno dei limiti, il loro merito è che ognuna ci aiuta a capire i diversi aspetti del linguaggio.
Nella lingua vi sono solo differenze
Saussure rifiuta la concezione proprietaria: L’identità di un segno è negativa e differenziale: un segno è se stesso nella misura in cui non è nessuno degli altri elementi del sistema. Es. ecco perché ognuno può scrivere la “t” come gli pare, l’importante è infatti che non si confonda con “l” o “c” ecc...
La lingua è un sistema virtuale, un campo di possibilità
- Sono i parlanti che fanno esistere un sistema (di segni).
- La lingua esiste perciò in ogni singolo parlante, ma essa sfugge alla volontà individuale (si pensi ai pianificatori che non possono imporre parole ai parlanti).
- La lingua può essere cambiata dal singolo solo indirettamente.
La distinzione tra langue e parole
- Langue: è il sistema-lingua, il tesoro composto da parole: è virtuale, sociale, registrazione passiva.
- Parole: le realizzazioni del sistema-lingua: è effettivo, individuale, elaborazione attiva.
Tra la lingua e le parole c’è interdipendenza: la lingua non esiste al di fuori delle sue esecuzioni, e le esecuzioni sono rese intelligibili solo dalla lingua.
Lingua-contratto e lingua-strumento
Lingua-contratto: per Saussure è sbagliata quest’idea perché un contratto è un insieme di convenzioni stipulate volontariamente da individui, ma:
- Nessuno è padrone della lingua
- Non c’è nessuna possibilità di scelta
Lingua-strumento: per Saussure è sbagliata quest’idea perché significherebbe pensare che il mondo sia fatto di oggetti già delimitati e articolati. Egli infatti ha espresso il contrario.
La semiologia (una nuova scienza)
Oggetto: tutti i sistemi di segni (dalla lingua ai riti simbolici).
- Ci dice in che cosa consistono i segni e quali leggi li regolano.
- La linguistica è una sua parte.
Perché il segno non è teologico (l’equivoco di Derrida)
Derrida: il significato e il significante corrispondono ai due livelli dell’essere, il sensibile e l’intelligibile (il corpo e l’anima).
Smentita: bisogna richiamare il concetto saussuriano di “sistema”: In un sistema i segni sono elementi definiti tramite relazioni differenziali, mentre l’anima di un individuo no.
Concezioni in declino dopo Saussure
Si ridimensionano due concezioni del segno:
- La concezione referenziale del segno, formulata nel triangolo semiotico: il segno sarebbe qualcosa che sta a qualcos’altro. Per Saussure vi è invece autonomia della lingua rispetto alla sfera referenziale (antireferenzialismo: nega che le articolazioni linguistiche siano il riflesso di articolazioni naturali).
- Il segno composto da due metà: non si può assumere questa idea se si asserisce che l’identità del segno è il suo valore in un sistema (il significato “orso” non è solo dato dal lessema "orso", ma anche da innumerevoli altre descrizioni).
Diacronico e sincronico
- Punto di vista diacronico: studiare i fenomeni linguistici attraverso il tempo, attraverso l’evoluzione di un linguaggio.
- Punto di vista sincronico: studiare i fenomeni linguistici in un dato momento. La sincronia descrive gli stati di una lingua (gli stati non sono un’istantaneità, ma sono compatibili con una certa durata, nella quale i rapporti tra i termini rimangono inalterati).
Saussure afferma il primato della sincronia in quanto sistema di rapporti. Mentre prima di Saussure, comprendere un fatto linguistico voleva dire comprenderlo “storicamente”.
Lingua = Sistema (regno delle articolazioni) = Linguistica sincronica
Parole = Realizzazioni = Linguistica diacronica
Paradigma e sintagma
I rapporti che costituiscono uno Stato di lingua sono di due tipi:
- Asse sintagmatico: le parole si combinano tra loro disponendosi una dopo l’altra formando una catena (il sintagma). Es. Berlino è la capitale della Germania.
- Asse paradigmatico: le parole che hanno qualcosa in comune si associano tra di loro formando dei gruppi. Es. in comune hanno il significato: insegnamento, educazione, istruzione ecc.
Ogni volta che parliamo operiamo sia sull’asse sintagmatico (combiniamo le parole) che su quello paradigmatico (selezioniamo le parole). Questa distinzione è importante perché permette di mettere in discussione:
- La linearità del testo
- La concezione del significato in quanto verrebbe prodotto e trasmesso mediante uno sviluppo lineare.
Attenzione: il sintagma non è collegato alle parole (alla realizzazione): le parole ha come proprietà la libertà delle combinazioni, ma i sintagmi non sono ugualmente liberi, si pensi ai sintagmi stereotipati (delitto e castigo). Non si deve confondere la langue con le parole, il sintagma con la parole.
I formalisti russi
Nasce la teoria della letteratura
Lo strutturalismo è stato l’ultimo grande movimento filosofico, scientifico e critico-letterario della cultura occidentale. L’identità dello strutturalismo comprende una pluralità di posizioni anche divergenti, tra le quali il formalismo russo.
Il formalismo russo
Corrente critica che si sviluppò a:
- Mosca (Circolo linguistico di Mosca: Jakobson)
- San Pietroburgo (Opojaz)
Forma nell’accezione comune: indica un contorno che separa un dentro (il contenuto) da un fuori. Tutta la teoria del Novecento rifiuta questa coppia “forma-contenuto”, a partire dai formalisti (la loro denominazione è infatti fuorviante).
Forma per i formalisti: la forma che definisce l’opera d’arte non è una forma-involucro, ma un principio di organizzazione del quale la teoria deve coglierne la specificità (i formalisti si definiscono specificatori).
Letterarietà
È l’oggetto di studio dei formalisti.
- Non è una “differenza specifica”, in tal caso essa rappresenterebbe una linea di demarcazione e ciò è opinabile (es. la Parabola della legge nel Processo di Kafka distrugge ogni ipotesi di demarcazione tra letteratura e filosofia).
- Il criterio di letterarietà è mobile. Jakobson: il confine che divide l’opera poetica da ciò che non è tale risulta più labile dei territori amministrativi cinesi. La causa è il legame tra l’arte e la vita sociale: cambiando la società, cambia l’arte.
Non possiamo intendere la letterarietà come una qualità che caratterizza un oggetto (es. avere i capelli neri) essa è un principio di organizzazione.
La domanda “che cosa è?” è indispensabile?
È indispensabile disporre di una definizione?
Secondo (alcuni) formalisti No: quello che importa è cogliere le manifestazioni e le connessioni.
Jakobson e Sklovsjij lo fanno con delle metafore:
- Jakobson: la poeticità è una componente di una struttura complessa, una componente che però trasforma tutti gli altri elementi e determina con essi il carattere dell’insieme. Allo stesso modo l’olio non costituisce un piatto a sé, ma neppure un’aggiunta accidentale: esso cambia il gusto di tutto il cibo (es. un pesciolino perde la sua denominazione e diventa una sardina sott’olio) (es. pensa alla pubblicità dell’aceto balsamico che viene messo sull’erba di un prato: così la poeticità la si può mettere sull’orario dei treni).
- Sklovsjij: vi sono molte giustificazioni per la mossa del cavallo ma la ragione principale è la convenzionalità dell’arte. Io scrivo delle convenzioni dell’arte.
L’autonomia della letteratura
Per Jakobson, autonomia:
- Non significa “autosufficienza” dell’arte rispetto alla società.
- Significa che la poeticità è un elemento (inteso come principio di organizzazione, non un singolo) sui generis, elemento quale può essere un’allitterazione, la cui presenza non basterebbe a creare poeticità che non può essere ridotto ad altri elementi.
L’importante non è come è fatta un’opera letteraria, ma come funziona! Non basta individuare la presenza di determinate tecniche in un artefatto, bisogna soffermarsi sull’organizzazione del funzionamento del testo.
Linguaggio letterario, linguaggio quotidiano
L’autonomia del linguaggio letterario è stata teorizzata dai formalisti per evidenziare la differenza con il linguaggio pratico, o quotidiano (byt). Ma la vera opposizione è quella tra “autonomia” e “eteronomia”.
- Linguaggio autonomo: Ha in sé il proprio fine. Ciò che lo caratterizza è la densità: una grande ricchezza di relazioni. Così l’accento cade sui procedimenti di costruzione del testo.
- Linguaggio eteronomo: è un linguaggio strumentale asservito a una finalità esterna (comunicazione, persuasione, conoscenza).
I protagonisti del formalismo russo
Sklovskij – Propp - Tynjanov
Sklovskij (1893-1984) si è autoproclamato il fondatore della scuola russa del metodo formale. Come a tutti i formalisti, sono state avanzate delle critiche:
- Di rivolgere la loro attenzione solo alla forma trascurando il contenuto (il principio di organizzazione).
- Critica scorretta: addirittura i formalisti rifiutano la coppia forma-contenuto rivendicando l’autonomia della forma per rifiutare la presenza di un nesso diretto tra il contenuto di un’opera e un mondo storico reale: per loro, l’opera d’arte in genere è concepita in parallelo o in contraddizione a un qualche modello e non esprime un nuovo contenuto, ma sostituisce la vecchia forma (es. I promessi sposi non sono un semplice romanzo, ma una formazione di compromesso tra un romanzo, con i suoi colpi di scena tipici dei romanzi gotici, e un anti-romanzo come il Tristam Shandy di Sterne e Jacques il fatalista di Diderot, caratterizzati da digressioni ed excursus).
- La metafora della macchina: il testo letterario va pensato come una macchina, bisogna sapere come è fatta, ma anche e soprattutto come essa funziona (quali sono le parti di un’auto).
- Di praticare solo analisi sincronica trascurando la dimensione diacronica.
- Di ignorare le reazioni dei lettori, ovvero la sfera della ricezione.
L’opera letteraria è un oggetto?
La metafora della macchina ha un valore polemico nei confronti della concezione spiritualistica dell’arte, la quale sarebbe espressione dello spirito. Per i formalisti come per una delle grandi correnti dell’estetica occidentale inaugurata dalla Poetica di Aristotele, l’opera letteraria sarebbe il risultato di una tecnica: da qui l’interrogativo “come è fatta un’opera?” per Sklovskij è il procedimento che trasforma il materiale extra-artistico in un’opera d’arte, perché dà ad esso una forma.
Il procedimento non è sufficiente
Il procedimento non è sufficiente perché non basta constatare la presenza di alcune tecniche per decretare l’artisticità di un prodotto. Es. la tecnica narrativa dell’agnizione (riconoscimento di identità):
- Egeo riconoscerà appena in tempo suo figlio Teseo tramite un dettaglio materiale.
- Edipo viene riconosciuto nel letto di nozze dalla madre-sposa, ancora da un elemento materiale.
Ma nell’Edipo Re di Sofocle non appare lo stesso procedimento, eppure questo non conta perché l’opera di Sofocle è comunque grande! Importante è esaminare il modo in cui un procedimento è stato utilizzato: non è l’aspetto tecnico di un procedimento ad avere valore. Piuttosto un procedimento va messo in relazione con principi più necessari: le leggi.
Le leggi
Un obiettivo dei formalisti era enunciare delle leggi (dei vincoli necessari) che governano la letteratura (i fenomeni letterari). Per esempio, uno scrittore che decide di comporre una novella sarà libero di scegliere i nomi dei personaggi, l’epoca in cui si svolgono i fatti ecc… ma dovrà fare i conti con le leggi del tempo letterario.
Le leggi del tempo letterario
Per Sklovskij il tempo è un tempo rallentato. Es. nelle Avventure di Huckleberry Finn, Huck propone un piano non-artistico, invece Tom propone un piano “poetico”, cioè reso più difficile e articolato.
Leggi che si contraddicono
Si possano formulare obiezioni alla “legge di complicazione”:
- L’esistenza di opere letterarie apprezzate per la loro semplicità è nota (pensiamo a Calvino che asciuga da ogni aggettivo), la loro esistenza sarebbe già sufficiente a confutare Sklovskij.
Al principio di tortuosità sembra si opponga un principio di semplicità. Ma allora non si possono trovare leggi in letteratura?
La costruzione a gradini (principio di apertura)
Sklovskij parla di “gradinatura”: una varietà di procedimenti, ripetizioni di una serie di prove successive. Es. a I tre moschettieri fanno seguito altri due romanzi; le avventure di Harry Potter ecc… Tuttavia a questa tecnica si oppone un principio di chiusura, ovvero che una bella storia prima o poi deve finire.
Necessità senza universalità
Le leggi sono un tesoro di possibilità: non sono una proprietà che ogni oggetto letterario deve avere, ma un tesoro di possibilità a cui lo scrittore attinge selettivamente. Es. uno scrittore può rallentare e gradinare un intreccio, oppure può imporre un’accelerazione.
Come possiamo distinguere una ridondanza apparente, in cui erompe l’invenzione artistica, da una ridondanza effettiva in cui domina il superfluo? I formalisti non avevano una risposta. Se si vuole spiegare la differenza è indispensabile indicare dei casi esemplari: es. l’Othello di Shakespeare, qui vi sono esposti fatti che richiedono molti giorni, posti in soli due: il tempo del dramma è più mentale che empirico.
Sminuzzamento e straniamento
Sminuzzamento: Per Sklovskij, poiché uno stesso procedimento viene utilizzato dagli scrittori mediocri come dai grandi scrittori, la differenza andrà cercata nel modo in cui il procedimento viene utilizzato.
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