Tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento
Sunto del corso "Tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento" del prof. Luciani. Libro consigliato: "Tecnologie didattiche" di Luciano Galliani. APPUNTI PER UNA VERA STORIA DELL’EDUCAZIONE AI MEDIA, CON I MEDIA, ATTRAVERSO I MEDIA di Luciano Galliani.
Il ruolo dei media nell'educazione
"Cinema, radio e televisione non soltanto hanno enormemente ampliato l’ambiente di cui ciascuno può avere esperienza, bensì hanno portato a diretto contatto con l’animo umano l’ambiente rendendo praticamente possibile la sua completa utilizzazione a fini educativi. [...] Intendevo dire la possibilità che ha il cinema di diventare esso stesso ambiente in cui lo spettatore si trova e a cui partecipa, sottolineando l’azione diretta che ne deriva, senza la mediazione del maestro. [...] La psicologia ha riconosciuto certe caratteristiche che danno al linguaggio cinematografico una forza suggestiva e di immediatezza, la quale conduce a quei fenomeni di identificazione e di proiezione che sono caratterizzanti il rapporto schermo-spettatore. [...]
Educazione intellettualistica e apprendimento dell'immagine
Non si tratta solo di imparare a leggere il linguaggio cinematografico, ma di acquistare quella certa maturità per poterlo meglio analizzare e controllare, per sfuggire a quella immediatezza della suggestività filmica, suggestività dell’immagine, ma potenziata per il dinamismo e la ritmicità di cui il cinema vive. [...] Si vuol domandare se non sia stata l’educazione intellettualistica a cui la nostra civiltà è legata, a renderci oltremodo difficile l’apprendimento dell’immagine. [...]
Spettatori educati e arte di consumo
Se nei riguardi delle arti da contemplare, vi è bisogno di uno spettatore capace di ciò, cioè educato, per l’arte di consumo non vi è bisogno all’inizio di nessuna esplicita capacità, essendo nel consumo stesso la ragione del miglioramento, del processo educativo. [...] Che il cinema sia portatore e realizzatore di valori culturali è indubbio. [...]
Il dovere e diritto dell'educazione moderna
Oggi l’educazione è un dovere e un diritto, che impegna tutti e dovunque. D’altra parte è innegabile che oggi il ritmo della vita comporta un cammino più veloce e una dinamica più intensa. [...] Il compito fondamentale della scuola è, non più e non tanto di fornire informazioni bensì di procedere ad un’operazione di revisione, di assimilazione, di controllo e soprattutto di valutazione e di critica. [...]
Giuseppe Flores d’Arcais nel 1960, tiene i primi insegnamenti universitari di Metodologia e didattica degli Audiovisivi, di Storia e critica del cinema, di Storia del teatro e dello spettacolo. G. Flores d’Arcais e L. Volpicelli e altri, che pur da ispirazioni diverse, pongono la distinzione tra “educazione ai media” e “educazione con i media”.
Paradigmi scientifici e pedagogici
Il riferimento è a due paradigmi scientifici e pedagogici dialettici, quello “semiologico” che considera centrale la conoscenza del linguaggio e dei suoi valori/significati/segni e quello “tecnologico” che considera centrale l’uso di diverse tecniche nei processi di insegnamento-apprendimento, in quanto l’immagine essendo “rappresentazione analogica” della realtà, garantisce rispetto alla “mediazione” su cui va esercitata verbalizzazione e interpretazione per giungere alla conoscenza.
La dicotomia tra educazione ai media e con i media
Dalla seconda metà degli anni ’60 e tutti gli anni ’70, la dicotomia “educazione ai media/educazione con i media”, trovò alimento, da un lato, negli studi sociologici sulle comunicazioni di massa e in quelli psicologici sui processi percettivi-cognitivi-emotivi condizionati dall’esperienza audiovisiva e, dall’altro lato, nell’irruzione del computer.
Ricerca pedagogica e didattica
Negli stessi anni la ricerca pedagogica e didattica sulle teorie dell’apprendimento, sull’individualizzazione dell’insegnamento, sulla programmazione per obiettivi, sull’organizzazione del curricolo, sulla costruzione delle abilità e delle competenze, sulla valutazione dei risultati, costituì le basi di quella “pedagogia scientifica”, empirico-sperimentale, da cui derivò la “rivoluzione dell’insegnamento”, guidata dalle Tecnologie dell’istruzione, che a loro volta andavano ad incrociare una rete interdisciplinare di “nuove scienze” come la teoria della comunicazione, la cibernetica, la scienza cognitiva, la semiotica, la teoria dei sistemi, l’informatica, le telecomunicazioni.
Riguardo alla contemporanea riflessione sugli audiovisivi, a partire dall’originalità delle provocazioni di Mc Luhan, che tagliava nettamente con l’interpretazione sociologica delle comunicazioni di massa, esaltando i media come “protesi fisiopsicologiche dell’uomo, determinanti nell’influenzare non solo le modalità percettive ma anche i modi di conoscere, per cui i distinti linguaggi della comunicazione hanno scandito lo sviluppo sociale, culturale, tecnologico dell’umanità.
Le ere della comunicazione
W. Ong parlò di “ere” orale-aurale, alfabetico-gutemberghiana, elettrico-elettronica e R. Cloutier, con l’occhio rivolto all’educazione del nuovo “uomo di Emerec”, parlò di quattro “stagioni” della comunicazione (interpersonale, d’élite, di massa, dei self-media). Nel 1974 gli psicologi dell’educazione D. Olson e J. Bruner, in linea con Mc Luhan, che i vari sistemi simbolici collegati ai diversi media producono “specifici modelli di abilità mentali” determinando i processi dell’apprendimento e della conoscenza.
G. Salomon, studiando la specificità dell’immagine fissa e cinetica nello sviluppare attitudini particolari nell’apprendimento, offre supporti sperimentali di qualità a queste posizioni, con alcune indicazioni operative circa i diversi sistemi simbolici da scegliere in situazione formativa.
Rapporti americani ed europei
Ai tre Rapporti americani (Mc Murrin per il Presidente USA – To Improve Learning: An Evaluation of Instructional Technology, Kerr per la Commissione Carneige dell’insegnamento superiore – The Fourth Revolution, Armsey e Dahl per la Fondazione Ford – An Inquiry into the Use of Instructional Technology) di chiara finalizzazione “amministrativa” e pragmatica per cambiare i sistemi scolastici e formativi, si oppongono quattro Rapporti europei (uno del CERI per l’OCDE: La technologie de l’enseignement e tre per l’UNESCO: Art d’enseigner et art d’apprendre di Mackenzie, Technologie éducative et développement de l’éducation di Dieuzeide, Apprendre à être di Faure) nei quali la tecnologia non è solo applicazione dei media al miglioramento dell’istruzione, ma riflessione della pedagogia e delle scienze sull’educazione sulla natura, le funzioni e l’uso delle macchine nei processi di insegnamento e di apprendimento.
L'educazione ai media in Italia
Nel nostro Paese, durante gli anni ’60 e ’70, l’educazione ai media e con i media si introdusse nel sistema scolastico e nell’educazione permanente attraverso due vie: il Centro Nazionale Sussidi Audiovisivi del Ministero della Pubblica Istruzione e le trasmissioni scolastiche della RAI, che ebbero un impulso significativo con la legge di riforma 103 dell’aprile 1975. Il cambiamento del modello “sostitutivo” e “trasmissivo” proprio della televisione e della pratica scolastica del sussidio audiovisivo cominciò ad avviarsi, allorché si recepirono i risultati della ricerca scientifica di settore.
Istituzioni e centri di ricerca
Va ricordato l’Istituto A. Gemelli per lo Studio Sperimentale dei Problemi Sociali dell’Informazione Visiva, che ebbe un ruolo determinante per la ricerca psicologica sui mass-media. Rivista internazionale IKON. Nacque allora il Laboratorio per le Tecnologie Didattiche del CNR, a Genova, diretto da Rinaldo Sanna, che si occupò con approccio ingegneristico delle tecniche audiovisive e delle prime applicazioni dell’elaboratore elettronico all’insegnamento. Rivista Tecnologie Didattiche.
Centri di eccellenza in Italia
La terza realtà di eccellenza fu prima il CEDE (Centro Europeo dell’Educazione) di Frascati e poi CNITE (Centro Nazionale Italiano Tecnologie Educative), ad opera di Aldo Visalberghi, che aprì un settore specifico sulle tecnologie educative, con la prima esperienza del Laboratorio Multimedia. L’ultimo centro italiano significativo per la specificità pedagogico-didattica dell’oggetto e del metodo di ricerca, cioè la comunicazione educativa mediatizzata, fu il Laboratorio Audiovisivo dell’Istituto di Pedagogia dell’Università di Padova, diretto da G. Flores d’Arcais, dotato fin dal 1968 di un Circuito Chiuso Televisivo e di una rivista Studi cinematografici e televisivi, nato sul modello del Laboratoire de Pedagogie Audiovisuelle di Saint Cloud, che guidò in Francia la ricerca didattica e gli interventi nella scuola.
La rivoluzione della comunicazione educativa integrata
Secondo un saggio del 1979, la pedagogia e la didattica avevano portato a compimento un faticoso cammino critico nei confronti dei media nell’educazione e si apriva un’epoca in cui sarebbe diventata centrale la “comunicazione educativa integrata” con un “sistema multimediale” guidato dalla “tecnologia didattica” e qualificato dai “processi” linguistici e logici di strutturazione del sapere, psicologici e metodologici di funzionalizzazione dell’apprendimento, didattici e organizzativi di utilizzazione dei media e di lavorazione dei prodotti tecnologici.
Paradigma semiotico e tecnologico
La dicotomia “educazione ai media/educazione con i media”, ovvero paradigma semiotico: ideologico versus paradigma tecnologico: funzionalista, trova soluzione nell’azione didattica di lettura-scrittura, nella comunicazione educativa mediatizzata, che è allo stesso tempo conoscenza critica dei linguaggi mediali contestualizzati socialmente, uso dei media tecnologici nello studio-apprendimento individuale e collaborativo dei saperi, forma espressivo-artistica originale di comunicazione tecnologica e sociale.
Iniziative nazionali e internazionali
All’inizio degli anni ’80, per iniziativa del CTU (Centro Televisivo Universitario) dell’Università di Milano e del Centro Cinematografia Scientifica e Audiovisivi dell’Università di Padova si diede vita ad un coordinamento nazionale di oltre venti centri di Atenei impegnati ad innovare la didattica universitaria attraverso l’uso delle tecnologie, la produzione di materiali multimediali e la sperimentazione dei primi interventi di formazione a distanza. Si attivarono insegnamenti e Istituti di teatro e cinema ad es. a Bologna le Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (DAMS).
Riforme scolastiche e linguaggi non verbali
Le varie riforme che si sono succedute nella scuola italiana offrirono, pur nella disomogeneità degli interventi, una formidabile chance per introdurre sistematicamente nei curricoli formativi i cosiddetti linguaggi non verbali come oggetti culturali, come strumenti di studio, come forme di espressione e di comunicazione.
Formazione degli insegnanti e aggiornamento
Vari enti locali e nazionali e Associazionismo intervennero con un piano generale di aggiornamento di tutti gli insegnanti della scuola materna ed elementare, tramite la mobilitazione di docenti e ricercatori universitari, personale dirigente e docente della scuola, con preparazione non sempre adeguata a livello scientifico.
Contributi alla riflessione sui media
Un grande contributo, da un lato, alla riflessione epistemologica sui linguaggi e sui media visivi e audiovisivi e, dall’altro lato, al confronto nazionale e internazionale della miglior produzione didattica mediale della scuola fu dato per tutti gli anni ’80, rispettivamente dalla rivista bilingue Quaderno di Comunicazione Audiovisiva e Nuove Tecnologie e della Rassegna Internazionale “Audiovisivi & Scuola” di Mondavio.
Il movimento attorno a queste due iniziative trovò suo riconoscimento internazionale, con l’entrata di un rappresentante (Galliani) nell’ICEM/CIME (International Council for Educational Media), filiato dall’UNESCO.
Convegni e innovazioni nel settore multimediale
Convegno internazionale: “Multimedia: Produzione, sperimentazione e valutazione di pacchetti multimediali per la formazione manageriale, professionale e scolastica”. I temi dell’interattività e della multimedialità dovevano diventare indicatori di qualità di una nuova “educazione ai/con/attraverso i media”, nel senso di dare vita ad ambienti formativi determinati “dall’uso integrato di tecnologie dell’informazione e della comunicazione”.
Integrazione delle tecnologie nei media
Integrazione delle specificità tecnologiche dei vecchi e nuovi media, delle loro potenzialità rappresentativo-semantico-espressive e delle strategie educative d’interazione comunicativa. Fu lanciata una rivista “MULTIMEDIA – Comunicazione, Formazione e Tecnologie”, che rappresentò per alcuni anni un luogo di riflessione epistemologica sui media nel passaggio alla Computer Mediated Communication e all’uso degli ipertesti nella didattica, di proposte metodologiche e di esperienze didattiche, di studi sui nuovi linguaggi e nuovi media, di informazione dettagliata sull’evoluzione delle tecnologie educative e sulle loro applicazioni.
Annuario Italiano del Multimedia
Si arrivò anche a realizzare il primo Annuario Italiano del Multimedia, con l’inventario critico di tutta la produzione educativa.
Catalogazione dei materiali didattici
Per intervento dell’ISFOL e di alcune Regioni si era costituito nel 1985 un gruppo di lavoro per studiare un sistema di catalogazione dei materiali didattici audiovisivi, del software per l’istruzione, dei prodotti/pacchetti multimediali e per progettare una rete nazionale di mediateche al servizio della formazione professionale e dell’educazione permanente. Si aprirono così nel decennio successivo servizi mediatecari in molte Regioni e si prepararono corsi biennali post-lauream per mediatecari e Tecnologi della comunicazione formatica, in grado di progettare e gestire interventi educativi con i media audiovisivi, informatici e multimediali nell’ambito educativo-scolastico, sociale-sanitario, giornalistico-massmediale.
L'Operatore Tecnologico nelle scuole
Negli anni ’90 in tutte le scuole medie inferiori del Paese fu introdotta la figura dell’Operatore Tecnologico (OT). Questa figura fu delineata nel suo profilo professionale (componenti strategiche, tecniche, operative), didattico (multimedialità e trasversalità progettuale), organizzativo (specializzazione e gestione del contesto scolastico-lavorativo); nelle sue competenze scientifiche (processi di apprendimento con i media, linguaggi audiovisivi e cultura dei massmedia, linguaggi digitali e reti di comunicazione), didattiche (programmazione didattica con le tecnologie, micromondi e ambienti di apprendimento, didattica integrata e tecnologie per l’handicap) e organizzative (gestione degli spazi e organizzazione dei laboratori a supporto degli insegnamenti, gestione dei tempi e collaborazioni con gli insegnanti).
L’OT ha rappresentato, in questo decennio, l’espressione migliore dell’insegnante esperto multimediale, che riconosciuto tale dai suoi colleghi, ha saputo introdurli alla cultura e all’uso delle tecnologie nella comunicazione didattica, operando il passaggio dai vecchi media audiovisivi ai nuovi media informatici fino alla multimedialità interattiva di rete.
Il Piano nazionale per le Tecnologie Didattiche
Operatore necessario per rendere efficace il Piano nazionale per le Tecnologie Didattiche per il triennio 1997-2000 e futuri. Un fattore che ha avuto un’influenza forte sull’“educazione ai/con/attraverso i media” è stata la trasformazione dei Magisteri in Facoltà di Scienze della Formazione e i nuovi corsi di laurea in Scienze dell’Educazione, in Scienze della Formazione Primaria e la Scuola di Specializzazione all’Insegnamento Secondario. Due elementi di innovazione positiva vanno evidenziati: l’ampliamento dello spettro delle professioni educative nell’ambito scolastico a quello formativo-professionale delle organizzazioni del lavoro e a quello sociale dell’animazione culturale, della riabilitazione psichiatrica e sanitaria, dell’orientamento giovanile, della mediazione interculturale, dell’educazione ambientale, dell’educazione degli adulti e della terza età, della formazione continua; e la progressiva perimetrazione disciplinare di un oggetto di ricerca scientifica complesso come la “comunicazione educativa mediatizzata” o le “tecnologie della comunicazione educativa”.
Esplosione della comunicazione mediatizzata
La comunicazione mediatizzata è esplosa: audiovisivi, cinema, radio, televisione, fotografia, new media, musica, computergrafica, reti, linguaggi multimediali ecc. sono diventati oggetti di discipline storico-sociali e semiologiche-linguistiche specialistiche. Con altrettanta creatività, nelle scienze dell’educazione stanno acquisendo autonomia e riconoscimento come discipline autonome.
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