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Le insidie dell'ovvio

Maria Ranieri

La tecnologia cambierà l'educazione?

Introduzione

Alla tecnologia viene spesso associata un'idea di sviluppo, e per questo si tende ad analizzarla guardando al futuro, e non al passato. Il mondo dell'educazione però oggi sta vivendo una vera e propria rivoluzione tecnologica, molto simile alla seconda rivoluzione industriale, che ha portato alla nascita dei sistemi scolastici moderni. Le tecnologie digitali stanno modificando il modo in cui noi guardiamo alla scuola e all'apprendimento e purtroppo, viene dato per scontato che esse portino a priori miglioramenti all'interno del sistema scolastico.

L'emergenza del futuro tra ripensamento o superamento

Nel dibattito contemporaneo sulle ITC (Information and Communication Technology: tecnologie dell'informazione e della comunicazione) viene per questo sottolineato come urgente e necessario un cambiamento in senso tecnologico. L'impiego delle tecnologie però comporterebbe non pochi cambiamenti:

  • Il ruolo dell'insegnante dovrebbe passare da trasmettitore di conoscenze a facilitatore dei processi di apprendimento.
  • L'insegnante dovrebbe iniziare a lavorare maggiormente in team.
  • Lo studente dovrebbe essere un soggetto attivo del processo di insegnamento.
  • La scuola dovrebbe aprirsi a tutta la comunità.
  • I genitori dovrebbero essere maggiormente coinvolti nelle attività scolastiche.

Per alcuni questi cambiamenti porterebbero però a mettere in discussione l'educazione formale, l'unica soluzione sarebbe un cambiamento in senso tecnologico. Per altri invece l'effetto della tecnologia porterà in ogni caso alla fine delle istituzioni educative, qualsiasi cosa venga fatta. La necessità di cambiamento viene sentita sia dall'esterno, che dall'interno.

Il mondo esterno vorrebbe un cambiamento conseguentemente alla larghissima diffusione delle tecnologie digitali in tutti gli ambiti della vita. Dall'interno provengono pressioni di tipo:

  • Sociale:
    • Dai genitori: le ITC sono uno strumento per attirare innanzitutto i genitori, aumentando così il numero di iscrizioni.
    • Dagli alunni: che desiderano una scuola diversa, al passo con i tempi.
    • Dagli insegnanti: che fanno un collegamento inconscio con tecnologie e miglioramento della qualità dell'istruzione.
    • Dall'economia: le ITC aiuterebbero a rispondere alle esigenze economiche e sociali.
    • Dalle politiche nazionali: la tecnologia aiuterebbe a diminuire la competizione nazionale tra stati.
  • Professionale: questo tipo di pressione si lega all'idea che la scuola debba formare anche sotto il punto di vista tecnologico gli alunni per far sì che possano diventare lavoratori tecnologicamente attrezzati, così come richiede il mercato. La tecnologia è considerata una life-skill essenziale.
  • Pedagogico: si ritiene che le tecnologie influiscano positivamente sia sulla motivazione degli studenti che su quella degli insegnanti, che avrebbero così una crescita professionale.
  • Organizzativo: le tecnologie migliorerebbero l'organizzazione e la gestione delle istituzioni educative, alleggerendo anche il carico di lavoro degli insegnanti e modernizzando la scuola. Inoltre, le ITC sarebbero in grado di ridurre gli ostacoli e le barriere che impediscono la partecipazione alle esperienze educative.

Queste imposizioni interne dovrebbero però essere supportate da dati empirici; ne consegue che non si possa dare per scontato che la trasformazione tecnologica sia necessaria; cambiamento non significa necessariamente progresso.

Che cosa possiamo imparare dalla storia?

Per comprendere al meglio il futuro, in particolare quando si parla di tecnologie, dovremmo partire dal comprendere il passato. L'approccio storico consente di:

  • Lavorare sulla lunga durata.
  • Comprendere se le tecnologie si sono tra loro differenziate, sostituite o ri-mediate.
  • Migliorare l'analisi, lavorando a distanza temporale.
  • Allontanarsi dagli entusiasmi eccessivi e dai timori che si hanno all'ingresso di una nuova tecnologia.
  • Evitare di commettere gli stessi errori.

Educazione e tecnologia: una storia d'amore instabile

Quest'espressione si deve a Larry Cuban che, nel 1986 elaborò un'analisi critica sul modo nel quale le tecnologie audio-visuali e digitali sono state usate nella scuola. Ne ricavò che tutte le tecnologie che ebbero ruolo rilevante nella società del 20o secolo: radio, cinema, televisione, ebbero dei problemi in ambito educativo.

Cinema e film

A metà del 1800 in USA alcune scuole iniziarono con il proiettare immagini fisse in classe, per offrire maggiori supporti alle lezioni. A far crescere l'importanza dell'istruzione audio-visuale fu però l'invenzione delle immagini in movimento, che rappresentarono una vera e propria svolta.

Nacquero poi nel 1910 la cinematografia scientifica e la produzione di film d'insegnamento. L'impiego del cinema in senso didattico ebbe molto successo sia in USA che in Europa anche grazie alla grande volontà che questa tecnologia si sviluppasse, Edison in USA e Ardigò in Europa furono i primi ad illustrare le capacità di tale strumento. Un numero sempre crescente di scuole si attrezzò per introdurre il cinema d'insegnamento, e vennero creati contenuti appositamente per educare.

Questa forma di istruzione presentava 3 principali vantaggi:

  • Trasmettere conoscenze sui fatti.
  • Sviluppare abilità percettive.
  • Influenzare la motivazione.

L'entusiasmo iniziale venne supportato dalla letteratura e dalle ricerche, ma venne spento negli anni '50-'60 con successive ricerche, che dimostravano che il cinema era divenuto uno strumento più di intrattenimento che didattico; raramente era utilizzato nelle scuole; e ci si domandava quali fossero le cause di questo fallimento. Le criticità erano:

  • Necessità di tempo.
  • Migliori attrezzature.
  • Necessità di maggiori competenze degli insegnanti.
  • Elevati costi di film e attrezzature.

Radio

Nel 1917 venne inaugurata la prima stazione radio educativa in USA rivolta al grande pubblico; questa prima esperienza fece sì che tra gli anni '20 e '30 tale media si diffondesse sempre di più nel contesto formativo. L'esempio più significativo però furono le cosiddette School of the Air o Scuole dell'Etere, che diffusero corsi a vari livelli scolastici tra gli anni '30 e '70 del 1900.

In Italia la radio conobbe grande successo con il regime fascista, il quale lo utilizzò come principale mezzo di propaganda. L'ente Radio Rurale iniziò nel 1933 le prime trasmissioni volte a promuovere l'acculturazione di massa. Il regime inoltre diffuse numerose apparecchiature.

Questo mezzo di comunicazione risultò particolarmente efficace, come dimostrato da ricerche fatte al tempo, perché era in grado di raggiungere aree rurali o isolate; e per questo fu accompagnato da grande eccitazione. Inoltre, era considerato uno strumento fortemente democratico, aperto a tutti, e che creava grande fascino, in particolare tra i giovani.

Alle grandi speranze iniziali seguirono però negli anni '40 numerose ricerche che dimostravano lo scarso utilizzo di questo mezzo nelle scuole, per una molteplicità di fattori.

Televisione

I primi esperimenti sull'uso formativo di questo media risalgono alla fine degli anni '30, anche se una forte diffusione venne registrata solo dagli anni '50 in poi; in particolare da quando nel 1952 vennero creati in USA più di 200 canali televisivi con scopo educativo.

Successivamente la popolarità andò crescendo anche in tutti gli altri paesi industrializzati, Italia compresa. Nel 1960 andò in onda per la prima volta il programma Non è mai troppo tardi, condotto dal Maestro Manzi, il quale aveva l'obiettivo di insegnare a leggere e a scrivere a numerosi italiani. Lo scopo della televisione cambiò però negli anni '70, quando divenne semplicemente strumento di divulgazione culturale, assumendo un ruolo di supporto, con funzioni integrative per la scuola. Nasce così nel '75 il Dipartimento Rai Scuola Educazione.

Per questo media l'entusiasmo iniziale fu nettamente superiore rispetto a radio e cinema, perché si pensava che la tv educativa offrisse esperienze autentiche, e che fosse un mezzo veloce, efficiente ed economico. Tutto questo trovò riscontro nelle prime ricerche che vennero pubblicate, ma venne poi smentito alla fine degli anni '80 quando si la tv inizia ad essere vista con una luce diversa, e ci si rende conto dell'uso sporadico che ne veniva fatto. Le cause furono imputate a:

  • Elevato costo delle apparecchiature.
  • Mancanza di formazione delle insegnanti.
  • Incompatibilità tra contenuti e curricula.
  • Bassa qualità del palinsesto.
  • Scarsa considerazione da parte degli alunni, che credevano queste attività come ricreative e distrattive.

Computer

I primi utilizzi del computer vennero fatti in ambito universitario per fini legati alla ricerca, soltanto dagli anni '60 poi iniziarono a diffondersi per usi didattici. Inizialmente il loro uso era legato a discipline come la matematica e l'informatica, poi si allargò anche agli altri ambiti disciplinari.

La funzione del computer si è comunque evoluta negli anni:

  • Anni '70: il computer era utilizzato come tutor (per erogare formazione a livello individualizzato a qualsiasi livello di istruzione).
  • Anni '80: è diventato tool cognitivo (strumento che amplia le capacità di conoscenza).
  • Anni '90: tool comunicativo (utile per la comunicazione visiva e il linguaggio multimediale).
  • Anni 2000: tool collaborativo (che mette in comunicazione persone molto lontane tra loro).

La diffusione di questi applicativi si diffonde ampliamente nelle scuole tra gli anni '70 e '80, inizialmente in USA, poi anche in Europa. In Italia in particolare vennero finanziati progetti come l'IRIS e PN1, i quali favorirono agli inizi degli '80 una larga diffusione.

L'entusiasmo iniziale fu molto alto, e, come nei casi precedenti, venne supportato da numerose ricerche volte a sottolineare il valore didattico ed educativo dell'istruzione assistita dal computer. Nonostante questo, il suo impiego a scuola non è mai stato normalizzato e la maggior parte delle indagini successive ha registrato un utilizzo sporadico dell'apparecchio. Le cause sono state attribuite a:

  • Scarsa familiarità tecnologica degli insegnanti.
  • Difficoltà di accesso ai computer scolastici.
  • Mancanza di supporto tecnico.
  • Inaffidabilità di macchine e programmi.

Lezioni dalla storia

Le tecnologie didattiche, nonostante al momento dell'introduzione fossero particolarmente promettenti, non hanno modificato l'educazione, soddisfacendo le attese di cambiamento. In altri contesti le tecnologie si sono insinuate con successo, ma non è stato così per il mondo della scuola. Dalla storia delle ITC si possono trarre diverse lezioni:

Corsi e ricorsi

Per tutte le tecnologie analizzate è stato possibile osservare un ciclo ricorrente formato da varie fasi:

  • Grande entusiasmo iniziale.
  • Ricerche accademiche di supporto.
  • Prime criticità.
  • Ricerche sullo scarso utilizzo del media.
  • Affidamento alla tecnologia successiva e riinizio del ciclo.

Le fasi di questo ciclo vengono riassunte da alcuni storici in: entusiasmo, speranza e delusione. L'andamento di tali processi di innovazione può essere rappresentato con una curva che sale lentamente, poi accelera finché il mercato si satura e inizia a decadere. Questo ciclo risulta essere particolarmente rapido in quanto agli albori tutto sembra andare all'ennesima potenza, ma basta l'introduzione di una nuova tecnologia per renderla superata.

L'amnesia della storia e le sue indesiderabili conseguenze

La storia delle tecnologie educative è anche caratterizzata da una tendenza ad ignorare il suo andamento ciclico, non imparando mai dagli errori del passato. Nel momento in cui una nuova tecnologia viene inserita ciò che è accaduto con la precedente viene dimenticato, come una sorta di amnesia storica. La tecnologia avanza senza sosta, e spesso si tende ad inseguire le nuove tecnologie soltanto per l'entusiasmo del momento, senza riflettere sul reale cambiamento che possono portare.

Oltre il determinismo tecnologico duro

L'andamento ciclico osservato in precedenza sembra sottintendere una sorta di automatismo che attribuisce alla tecnologia la capacità innata di cambiare le cose per il meglio. Questo concetto è stato studiato da Buckingham il quale ha osservato che alla tecnologia viene imputata la capacità di avere effetti e produrre cambiamenti indipendentemente dal mondo in cui viene usata e dai contesti in cui interagisce.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher education97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tecnologie dell'istruzione e dell'apprendimento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Ranieri Maria.
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