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amministrazione: l'Economic Cooperation Administration (ECA) e la Organization for

European Economic Cooperation (OECE). L'ERP iniziò a funzionare nel luglio 1948

erogando per lo più aiuti con beni alimentari e attrezzature industriali: venivano stipulati

accordi bilaterali tra il governo europeo interessato e quello americano, concordato

l'ammontare del prestito che veniva erogato in materie prime alimentari o industriali che

venivano cedute agli operanti nazionali dietro pagamento in moneta nazionale, che andava a

costituire un fondo utilizzato per il 95% in investimenti decisi dal governo nazionale e per il

5% nelle spese di missione. Il piano era semplice e permetteva ai governi europei di avere

beni con scadenza immediata e agli americani di intervenire sull'economia europea.

Nel 1948 viene stipulato un trattato con la Francia con cui il governo americano ottenne

la facoltà di intervenire nelle decisioni per la svalutazione del franco e vengono assegnate agli

Stati Uniti quote di materie prime di valore strategico.

Nel 1943/44 la politica del Piano Marshall voleva riattivare le correnti di scambio tra

l'America e l'Europa: per farlo era necessario eliminare i deficit delle bilancio commerciali,

risanare le monete europee e ristrutturare il commercio estero favorendo l'importazione dei

prodotti americani. Il programma mirava a costruire una grande area economica euro-

americana dove ci fosse il più alto grado di integrazione degli scambi, sulla base di un

economia liberista, che avrebbe determinato l'aumento dei livelli di produzione e consumo

contribuendo alla stabilizzazione e al rafforzamento politico dei paesi europei e

all'emarginazione dei partiti comunisti. Nelle sinistre socialiste e comuniste il piano Marshall

venne accolto con sospette, mentre le altre forze politiche lo sostennero. Altre resistenze

vennero dall'industria europea che assumeva posizioni di cautela, per timore del libero

commercio e della libera concorrenza.

Con il 1948 si manifestava un'inversione di tendenza nella situazione economica

dell'Europa: la produzione inglese aumentava e in Italia la politica antinflazionista aveva

ridotto il deficit del bilancio nazionale e rafforzato la lira. In Germania il 1948 fu l'anno della

riforma monetaria che doveva avviare la formazione di un governo federale della Germania

occidentale. Se si tiene presente che i fondi del piano Marshall furono disponibili solo dalla

metà del 1948, si conclude che la ripresa economica stava arrivando indipendentemente da

quegli aiuti e che il clima di fiducia che si era creato aveva portato a positivi miglioramenti;

nonostante ciò l'apporto economico del piano fu decisivo nel sorreggere la ripresa produttiva

dell'Europa. Un importante contributo il piano Marshall lo darà al commercio estero che

aumenterà del 30% ogni anno e che piano piano si avviava verso una rimozione delle

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barriere doganali a favore del libero commercio. Nonostante ciò il dollar gap rimaneva finoa

gli anni Cinquanta. A partire dal 1947 venne creata la GATT General Agreement of Tariffs

and Trade che concordava riduzioni tariffarie sulle esportazioni e sulle importazioni.

L'aumento degli scambi internazionali va di pari passo con la crescita delle spese militari e

degli investimenti americani all'estero e contribuirà alla svalutazione del dollaro degli anni

Sessanta.

Il piano Marshall e la politica di restaurazione

Nonostante gli aiuti del piano Marshall le classi lavoratrici europee rimasero precarie.

Nel corso del 1949 in Germania, Italia e Francia la disoccupazione aumentava mentre

rimaneva basso il potere d'acquisto e di consumo. Gli americani convinceranno i governi ad

adottare una politica di risanamento fondata sulla contrazione della spesa pubblica, del

pareggio di bilancio, della stabilità monetaria e di un sistema fiscale che permettesse gli

investimenti. Le conseguenze di questa politica furono la riduzione delle spese per i servizi

sociali, i redditi bassi e il ricorso al licenziamento nella fase di realizzazione dei programmi di

risanamento dell'industria. Nel 1949 la Gran Bretagna era ricaduta in una nuova crisi

finanziaria che rese necessaria una svalutazione della sterlina, mentre in Francia venne ridotta

l'occupazione nelle fabbriche nazionali per diminuire la spesa pubblica. La politica di

stabilizzazione monetaria provocò una divaricazione fra prezzi e salari, dove i salari erano

lasciati alla contrattazione di un padronato sostenuto dal governo e dei sindacati ormai

deboli. In Italia la linea Pella (ministro del Bilancio e del Tesoro) attuata dal 1948 al 1950

mira al risanamento delle strutture produttive e alla stabilizzazione della lira: l'industria

italiana viene ristrutturata, ma la diminuzione dei costi di produzione non porta ad una

riduzione dei prezzi, con la conseguenza di gonfiare i profitti delle industrie e aumentare la

disoccupazione. In Francia e in Italia questa politica produsse resistenze e conflitti sociali che

sfocheranno in episodi di violenza, iniziati nel Sud agricolo e continuati nel Nord industriale.

Nell'estate del 1948 dopo l'attentato a Togliatti l'unità sindacale della CGIL si sciolse,

formando prima la CISL legata al partito cattolico e poi l'UIL socialdemocratica. Le scissioni

sindacaliste derivano dalla rottura in seno al rifiuto di una conferenza per discutere sul piano

Marshall promossa dalla World Federation of Trade Union. Da quella conferenza, poi

riunitasi a Londra per opera dei sindacati britannici, doveva partire la costruzione della

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Confederazione dei sindacati liberi che doveva dirigere l'azione anticomunista dei sindacati,

ma riscosse poco successo nel campo politico e indebolì l'unità della classe operaia.

Europeismo e atlantismo

L'idea dell'unificazione europea nasce in concomitanza con la crisi dello Stato

nazionale. Nel primo dopoguerra ci sarà l'impulso dell'internazionalismo wilsoniano con la

società delle nazioni; nel secondo dopoguerra sarà l'idea della resistenza a portare avanti nei

partiti socialisti e cattolici l'idea dell'unificazione europea. Nell'estate 1946 si costituiscono i

primi gruppi che aderiscono all'Unione Europea dei federalisti fondata da Henry Brugmans.

A questi gruppi risalgono le prime iniziative dirette a creare un movimento di opinione in

favore dell'unità europea. Saranno ostili i comunisti, che guardavano all'internazionalismo

marxista, e il clima di restaurazione europeo caratterizzato da problemi di sopravvivenza,

ricostruzione nazionale, conflitti sociali e lotta per il potere. Alla fine del 1946 un ulteriore

impulso alla creazione dell'Europa viene dall'America: nel settembre Churchill pronuncia un

discorso dove mette in guardia gli europei dal blocco sovietico e denuncia l'impreparazione

dell'Europa nel fronteggiarlo, era dunque indispensabile l'unione tra America ed Europa per

fronteggiare la minaccia e continuare la strategia di contenimento. Inoltre si sosteneva che la

ricostruzione dell'economia tedesca fosse condizione indispensabile per la costruzione di

quella europea.

Alle elezioni del 1946 la Germania evidenziava il potere dei partiti socialdemocratici e

cattolici e lo svantaggio dei comunisti. I due partiti prevalenti potevano dar vita ad un

bipolarismo sulla stile americano. L'opera di denazificazione venne affidata ad magistrati

tedeschi. Nel 1948 si svolse a New York una conferenza sul problema tedesco: le resistenze

contro la riabilitazione tedesca venivano principalmente dall'Europa, in particolare dalla forse

di sinistra è da quelle di destra e golliste.

Nel frattempo di faceva strada la diffusione di idee federaliste. Nel novembre 1947 i

sovietici proponevano il ritiro delle truppe di occupazione dalla Germania, ma gli anglo-

americani confermavano la loro intenzione di garantire la sicurezza della Germania Ovest. Il

governo americano e quello britannico raggiunsero un'intesa in cui l'America assumeva la

responsabilità finanziaria della Bizonia, mentre l'Inghilterra si impegnava a riconoscere le

decisione americane relative alla gestione dell'economia tedesca. Rimaneva l'opposizione

della Francia, che cedette qualche mese dopo insieme a Olanda, Belgio e Lussemburgo. Lo

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stato tedesco si preparava a nascere su base federale, ma prevedeva la creazione di un organo

internazionale che garantisse che le risorse economiche non fossero usate a scopi aggressivi.

Nel 1949 veniva creato un governo tedesco, con la creazione di un Consiglio economico in

funzione di parlamento e di un organo esecutivo con la funzione di gabinetto. Il 1 marzo

nasceva la Banca centrale che provvedeva al cambio della moneta e all'emissione del marco;

inoltre iniziava una fase in cui la massa circolante era ridotta del 90% e iniziava una fase di

deflazione che assicurava la stabilità dei prezzi e favoriva gli investimenti.

La crisi di Berlino

Il consiglio di controllo alleato divenne ben presto terreno di scontro nel tentativo di

influenzare i tedeschi a favore dell'una o dell'altra parte. I due blocchi rendevano irreversibile

la divisione della Germania. Il 20 marzo il rappresentante sovietico abbandonò una riunione

e decretò la fine del Consiglio. Fallita l'azione diplomatica i sovietici si impegnarono nel

costringere gli occidentali al l'abbandono di Berlino e procedettero al blocco totale delle

comunicazioni ferroviarie e statali. Gli americani furono costretti ad organizzare un ponte

aereo per mantenere i contatti con i tedeschi, se il ponte aereo fosse stato ostacolato dai russi

si sarebbe giunti alla terza guerra mondiale. La crisi di Berlino coincise con uno dei momenti

più delicati della guerra fredda. L'economia e la popolazione soffrirono molto per il blocco,

ma il ponte aereo fu un successo. La crisi di Berlino porta ad un accelerazione del processo di

ricostruzione dello stato tedesco occidentale. Nel 1949 venne firmato il trattato di Petersburb

che pone fine allo smantellamento dell'industria tedesca e pone le condizioni per il ritorno

alla normalità produttiva. Nel settembre 1948 a Bonn si era riunita l'Assemblea Costituente e

nel maggio 1949 venne promulgata la Legge fonda,e tale della RFT a cui seguivano le prime

elezioni nazionali che portavano la vittoria ai democristiani. Un mese dopo viene eletto

presidente della Repubblica Heuss e cancelliere Adenauer. Il 7 ottobre veniva adottata la

costituzione nella Germania Est e Pieck eletto presidente della repubblica democratica

tedesca.

Il patto atlantico

Nel corso della crisi di Berlino veniva rinegoziato il patto Atlantico che completava la

creazione del blocco occidentale. Furono gli inglesi a caldeggiare la necessità di un

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organizzazione difensiva comune, anche se i dirigenti britannici chiedevano un alleanza che

fosse solo di tipo militare in cui la Gran Bretagna svolgesse il ruolo di mediatore con gli USA.

Il 17 marzo 1948 venne firmato il trattato di Bruxelles, un patto militare che si innestava sul

trattato di Dunkerque firmato l'anno prima tra Gran Bretagna e Francia. Il trattato di

Bruxelles si estendeva a Olanda, Belgio e Lussemburgo con una cooperazione militare e

un'assistenza automatica in caso di attacco a uno dei fondatori. Il patto di Bruxelles era

destinato a far da ponte ad una alleanza con gli USA. Truman salutava il patto di Bruxelles

con entusiasmo e con la volontà di farne parte per difendere l'Europa dal totalitarismo

comunista. Qualche settimana dopo il congresso approvò la Vanderberg Resolution che

prevedeva la partecipazione americana a un'alleanza regionale a scopo difensivo. Il 4 aprile

1949 viene firmato il Patto Atlantico dai membri del patto di Bruxelles, usa, Canada,

Norvegia,Danimarca, Islanda, Portogallo e Italia. Il trattato era costituito da 14 articoli e da

un preambolo che riconfermava la fiducia nei principi della carta delle Nazioni Unite. Inoltre

il trattato prevdeva immediate consultazioni su richiesta del paese che si sentiva attaccato, un

attacco armato ad un paese era considerato un attacco verso tutti. Non era previsto un

intervento militare automatico e ciò lasciava aperto il problema dell'intervento americano. Un

altro problema era quello geografico, gli europei restringevano i territori del patto a quelli

europei, al Nord America, alle colonie francesi in Algeria e alle isole atlantiche; mentre gli

USA lo intendevano su scala globale. Nell'articolo 2 venivano rafforzate le collaborazioni

internazionali per promuovere condizioni di stabilità e benessere e si sottolinea il carattere

non solo militare del patto.

Il federalismo europeo: il Consiglio d'Europa e il piano Schuman

Accanto alle iniziative europee promosse dagli americani, si manifestano quelle

promosse dagli Stati europei. I federalisti si battono per un'iniziativa che muove dal basso e

realizzi un super stato europeo sulla base di una programma che supera gli scogli degli Stati

nazionali. Gli Stati Uniti d'Europa sono una meta da raggiungere con la convocazione di

un'Assemblea Costituente che elabora un patto federale per la costituzione di un'autorita

sovranazionale. Nella stessa prospettiva dei federalisti si collocano i funzionalisti che

differiscono nella metodologia che vuole un processo più graduale. Negli anni dal 1947 al

1949 le organizzazione europeiste si rafforzarono. Nel 1947 nasce il comitato promotore per

il primo congresso per l'Europa che si tiene all'Aja nel maggio 1948. Il congresso riuniva in

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un unico movimento europeo i vari gruppi e organizzazioni fondati negli anni precedenti e

adottava una risoluzione per creare un'assemblea costituente con i membri dei parlamenti dei

paesi partecipanti. Il 5 maggio veniva raggiunto un accordo sullo statuto per la creazione del

Consiglio d'Europa. L'articolo 1 dello statuto aveva lo scopo di salvaguardare e di realizzare

gli ideali e i principi di una comune eredità e di facilitare il progresso economico e sociale. Lo

statuto del consiglio prevedeva la costituzione di due organi: l'assemblea consultiva e il

comitato dei ministri. La prima era formata da membri designati dai governi e il potere di

discutere e presentare raccomandazioni al comitato dei ministri, costituito dai ministri degli

Esteri. Ogni decisione del comitato doveva essere presa all'umanità dei votanti e a

maggioranza dei membri. Il consiglio d'Europa non nasce con l'idea di costruire un governo

europeo, ma era un organismo privo di intervento. I delegati del governo britannico

confermavano la loro ostilità ad un progetto di collaborazione internazionale che limita i

poteri delle nazioni. Le autorità dell'OECE e dell'ECA denunciavano la scarsità dei risultati

raggiunti e il fallimento del tentativo di organizzare un piano comprensivo di produzione e di

investimenti dei paesi partecipanti al programma e la difficoltà nel conciliare i diversi piani

economici degli Stati. Una risposta alle richieste americane di liberalizzazione degli scambi

europei arriva dai progetto di. Unione doganale stipulati dai paesi europei tra il 1949 e il

1950. Dopo numerosi tentativi falliti, viene proposto il piano Schuman dal ministro degli

Esteri francese. Il piano Schuman mirava a costruire un mercato unico per il Carbone e per

l'acciaio, promuovendo un a,ti livello di produttività e prezzi bassi, che favoriscano il livello di

vita degli operai del settore. Per raggiungere questi obiettivi venivano aboliti i dazi doganali e

ogni pratica discriminatoria sui prezzi che potesse limitare la libera concorrenza tra i

produttori. La realizzazione di questi obiettivi era affidata a istituzioni, tra cui l'Alta Autorità

un vero e proprio organo di governo con poteri di gestione e di controllo. Essa era

fiancheggiata da un'Assemblea è un comitato di ministri in rappresentanza degli Stati a cui

erano affidate le soluzioni alle controversie tra i produttori e i governi. Il comitato era

consultivo e rappresentava i consumatori e i lavoratori del settore. L'annuncio del piano

produsse una profonda eco anche perché rilanciava la prospettiva dell'unificazione europea.

Al progetto oltre alla Francia e alla Germania aderiranno anche l'Italia, l'Olanda e il

Lussemburgo, rimaneva esclusa solo la Gran Bretagna a cui si aggiungevano anche i sospetti

del partito laburista che temeva fossero sottovalutati gli aspetto dei lavorati; a ciò si

aggiungono anche le denunce dei partiti comunisti italiano e francese. Gli USA accoglieranno

il piano Schuman con grande entusiasmo, mentre il cancelliere tedesco dimostrava la volontà

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di entrare sia nel Consiglio d'Europa che nell'alleanza atlantica. Lo scoppio della guerra in

Corea contribuì a far accettare ai francesi l'esigenza del riarmo tedesco: nasceva l'idea

dell'esercito europeo integrato, ma nel frattempo di presentava un'altra paura quella della

resurrezione della Germania.

7. L’EUROPA SOTTO IL PESO DELLA GUERRA FREDDA

Guerra di Corea e riarmo europeo

Il 28 giugno 1950 l’esercito nord-coreano entrava nella Corea del Sud. Inizialmente

l’episodio sembrava destinato a concludersi rapidamente, ma in realtà si allargò fino a

prospettare la possibilità di un conflitto generalizzato. Dopo la crisi di Berlino in Europa era

seguito un periodo di tranquillità, dove l’URSS aveva fatto mosse distensive che erano state

raccolte in modo favorevole dall’opinione pubblica europea. L’intervento americano i Corea

andava a ricreare lo stato di tensione della guerra fredda: lo scoppio della guerra fredda

veniva interpretato dagli USA come un ritorno aggressivo della politica di Mosca. In realtà

oggi apre più probabile che l’URSS sia stata spinta a sostenere l’avventura coreana più per

assecondare le aspirazioni dei nord-coreani che per l’intenzione di adottare una politica

aggressiva nei confronti degli Stati Uniti. Non è da escludere che l’ipotesi della guerra in

Corea fosse stata formulata da Washington per verificare la solidità del Patto Atlantico. Per gli

americani era arrivato il momento di effettuare il riarmo, insieme agli altri Stati europei.

Truman spostò il confine di difesa atlantica ad est, fino ad includervi la Germania e mandò

nuove truppe, provocando uno scontro con l’opposizione repubblicana. Alla richiesta di

riarmo tedesco la Francia risponderà con il piano Pleven, chiedendo la creazione di una

Comunità Europea di Difesa (CED) il scopo era quello di creare un esercito europeo che

rimasse sotto il controllo di un ministro europeo per la difesa e di un’autorità politica da

ostruire parallelamente all’esercito. Il trattato istitutivo della CED viene firmato nel 1952 a

Parigi da Francia, Germania, Italia e Lussemburgo. Venne successivamente deciso di

organizzare una parte degli eserciti nazionali dei paesi aderenti al Patto Atlantico in una forza

militare integrata a capo della quale veniva messo il generale Eisenhower: nasceva la North

Atlantic Treaty Organization (NATO) a cui nel 1952 vennero aggiunte Grecia e Turchia.

La nuova situazione rendeva imminente il riarmo dei Paesi: nel 1950 il Piano Marshall

si trasformava da programma per la ripresa economica in programma per il riarmo: in Gran

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Bretagna venne aumentata la coscrizione, in Francia il bilancio militare venne aumentato del

30% e a ciò seguirono aumenti dei prezzi generalizzati che provocarono disagi nelle classi

basse. L’adesione al Patto Atlantico aveva provocato in Francia e in Italia l’opposizione dei

Partiti Comunisti e socialisti che si manifestò sia in Parlamento che nel paese. Nello stesso

anno della firma del Patto Atlantico, le elezioni in Francia, Belgio, Germania, Austria,

Norvegia e Islanda rivelarono una tendenza sfavorevole ai comunisti, a cui si aggiunsero

anche i problemi interni ai partiti che costrinsero le segreterie ad aumentare la sorveglianza e

le espulsioni. La tensione maggiore era quella della guerra di Corea che si prospettava come

uno dei peggiori momenti della guerra fredda. L’effetto dei sacrifici economici richiesti dal

riarmo e le tensioni interne ed internazionali mettevano a dura prova gli equilibri politici dei

governi di coalizione, che adottarono misure che modificavano i sistemi elettorali in senso

maggioritario.

Gran Bretagna: i conservatori al potere

La prima indicazione dello spostamento a destra dell’opinione pubblica europea venne

con il ritorno al potere dei conservatori in Inghilterra, nel 1951. A causa del meccanismo del

collegio uninominale, nonostante i laburisti avessero la più alta percentuale dei voti, i

conservatori conseguivano più seggi. Le riforme laburiste non apparivano agli occhi

dell’opinione pubblica così rivoluzionarie come sembravano all’inizio: al welfare state non era

seguita una fase socialista che attenuasse ulteriormente le differenze di classe. Nel 1948 il

gruppo dirigente dei laburisti non era stato in grado di fronteggiare i problemi di gestione

delle riforme e il laburismo si stava trasformando in un elemento di conservazione che più che

a nuove riforme aspirava a migliorare i propri livelli di vita e di consumo. I conservatori

seppero interpretare con intelligenza il nuovo clima del paese: denazionalizzarono l’industria

dell’acciaio, ridimensionano gli stanziamenti per il riarmo, ma lasciano intatto il welfare state.

Nel 1952 la Gran Bretagna metteva a punto la prima bomba atomica. I conservatori

imposero un stile di governo distaccato, come insegna Winston Churchill che rimase premier

fino al 1955 e fu poi seguito dal suo delfino Eden. Nella sua permanenza al governo, i

conservatori si servirono di due elementi favorevoli: la crisi del Parlamento laburista legata ai

problemi di successioni e lo spostamento moderato dell’elettorato; una congiuntura

economica internazionale che vedrà l’instaurarsi di condizioni favorevoli al commercio

internazionale e la caduta dei costi delle materie prime. Alla fine degli anni Cinquanta il

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paese entrò nell’era del consumismo, anche se la vitalità era più apparente che reale e viveva

al di sopra delle proprie risorse senza accorgersene.

Francia: i governo di “terza forza”

Al governo Schuman si susseguirono in Francia otto governi alla media di cinque mesi

l’uno. E0 il periodo dlle coalizioni di terza orza, cioè quelle che seguono una linea intermedia

tra le due ali estreme. La terza forza era costituita dai socialisti della SFIO, i cattolici del

MRP, i radicali e i gruppi della destra moderata. Era una coalizione eterogenea che tendeva a

muoversi sempre verso destra. A partire dal febbraio 1950 la SFIO si ritira dal governo, ma

continua a far parte della maggioranza: il disagio del partito socialista era capitile dalla

frequenza con cui essi facevano cadere i governi. Il partito radicale riperdeva potere e ciò

significa una politica economica favorevole all’iniziativa privata a la rinuncia da parte del

governo di intervenire nell’economia. Va riconosciuta ai governi di terza forza una profonda

ispirazione europeista, di cui il frutto più importante è il piano Schuman e la proposta per

l’esercito europeo. Le carenze politiche si vedono nelle questioni riguardanti l’Unione

francese e i territori d’oltremare: in Indocina il conflitto si preparava al disastro, in Algeria,

Turchia e Marocco il governo francese reprimeva le aspirazioni della maggioranza

musulmana e si preparava alla crisi. Il partito comunista francese era ben organizzato e

manteneva consensi, allo stesso modo la RPF di De Gaulle godeva di vasti consensi. Da

questa situazione di debolezza venne l’idea di modificare le legge elettorale in proporzionale:

l’assegnazione dei seggi sarebbe stata fatta sulla base degli apparentamenti, quando le liste

apparentate raggiungevano la maggioranza assoluta sarebbero stati loro assegnati tutti i seggi

in palio con l’esclusione dei partiti di opposizione. Alle elezioni del 1951 i comunisti

prendevano il 26% dei voti e si confermavano il primo partito francese, ma vennero

penalizzati dalla legge elettorale che gli assegnava 101 seggi su 180 che ne avrebbe avuti con

la precedente legge. I francesi non avevano accettato la Quarta Repubblica: la spinta a destra

era confermata dal continuo richiamo che avevano le idee golliste.

Italia: gli anni del quadripartito

Gli anni dal 1948 al 1953 sono gli anni del centrismo, caratterizzati da forze

anticomuniste. In Italia mancava la concorrenza di una destra forte, e la DC poteva contare

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sull’appoggio diretto della Chiesa. Dal 1948 al 1953 si ebbero tre governi DC: il primo con

DC, socialdemocratici, repubblicani e liberali; il secondo (1950) senza i liberali; il terzo con

DC e repubblicani. Il periodo del quadripartito si caratterizza come quello di maggiore

stabilità, durante il quale si manifestano elementi favorevoli alla ricostruzione. Sul piano

economico venne stabilizzato il potere della lira e incoraggiata l’iniziativa privata. Il problema

fondamentale era quello di allargare l’ambito della democrazia e di associare allo stato

democratico le masse popolari. Il censimento del 1951 rivelerà che il 12% della popolazione è

analfabeta e che la disoccupazione è ancora alta, con picchi nel sud. Nell’agosto 1950 veniva

varata la Cassa per il Mezzogiorno con il compito di creare nel sud le infrastrutture necessarie

a permettere lo sviluppo di iniziative produttive: venne criticata perché disperdeva gli

interventi su un area troppo vasta, mancava di coordinamento e favoriva il clientelismo;

tuttavia ci furono anche risultati positivi come la creazione di infrastrutture necessarie e un

parziale assorbimento della disoccupazione. La paura del comunismo contribuì ad uno

spostamento di opinione verso destra: nella primavera del 1952 la DC perdeva 4 milioni di

voti, mentre cresceva l destra estrema monarchica e neo fascista. Venne dunque fatta una

legge maggioritaria che permettesse alla coalizione di continuare a governare con un margine

di sicurezza garantito: essa prendeva l’apparentamento di due o più partiti e l’assegnazione di

un premio di maggioranza al partito che avesse totalizzato il 50,01%. Per il Senato rimaneva

la vecchia legge elettorale. Il progetto di legge suscitò critiche e fu interpretato come un

tentativo di prevaricazione da parte della maggioranza nei confronti delle opposizioni. I

risultati delle elezioni del 1953 smentirono le preoccupazioni delle opposizioni: la DC ottenne

il 49%, guadagnavano i comunisti e le destre monarchiche e fasciste.

Repubblica federale: gli anni di Adenauer

Il 23 maggio 1949 veniva promulgata la Legge fondamentale delle Repubblica Federale

Tedesca che sottolinea l’aspetto provvisorio delle istituzioni nell’attesa di una riunificazione

delle due Germanie. Essa prevede un Parlamento bicamerale: il Bundestag, legislativo con

impronta tecnica che svolge attività nell’ambito delle commissioni ed elegge il cancelliere; il

Bundesrat che esprime gli interessi degli Stati ed è composto da 41 membri che hanno potere

di controllo sull’operato del governo. Il cancelliere ha larga autonomia e il suo programma

non è sottoposto a nessun voto di fiducia. Il presidente della Repubblica è il capo dello Stato,

eletto dalle due camere con poteri di rappresentanza. Nell’agosto si hanno le elezioni del

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Bundestag, da cui esce vincitrice l’Unione Democratica Cristiana (CDU) con la sua alleata

bavarese (CSU). I democratici erano in ascesa anche per merito dell’immobilismo elettorale

della SPD che era incapace di espanderei verso altre classi sociali. Il sistema politico tedesco

era bipartitico, ma era impossibile un’alternanza per l’immobilismo della SPD. Il ruolo

politico della Chiesa cattolica era determinante per il CDU-CSU e anche la personalità di

Adenauer portava vantaggio alla maggioranza. I democristiani si presentavano con due

nozioni: l’anticomunismo e la difesa dell’iniziativa privata e dell’economia di mercato. La

SPD suscitava ancora i sospetti delle classi medie per la fusione avvenuta nella Germania

dell’Este con la parte comunista. Nel 1949 nasceva in Germania il sindacato unico, su

modello di quello americano, la DGB che sostituiva allo scontro di classe una lotta economica

e corporativa: non manca l’elemento socialista, che è la cogestione cioè la partecipazione dei

rappresentati dei lavoratori alla conduzione delle aziende. Dopo la fine della smantellamento

delle industrie tedesche, la crescita della produzione era uno degli aspetti del miracolo

tedesco, a cui si aggiungeva anche l’aumento della forza lavoro. Il successo va ricercato nelle

condizioni dell’apparato industriale, nel buon uso dei fondi Marshall, nell’abilità degli

imprenditori e nella mano d’epoca. Nel 1952 veniva anche terminato il processo di

denazificazione, ma continuava quello sui criminali di guerra. La divaricazione tra le idee

della maggioranza e quelle dell’opposizione era evidente in politica estera: la CDU-CSU

puntava sull’alleanza con gli Stati Uniti, il riarmo e l’ingresso in Europa e nel Patto Atlantico.

Nel 1950 la RFT venne ammessa all’Assemblea del Consiglio d’Europa e nel 1955 alla

NATO. Rimaneva aperta la questione della riunificazione delle due Germanie: Adenauer

proponeva di far blocco on l’Occidente, adottando una politica di chiusura nei confronti del

mondo comunista; la SPD era favorevole ad una posizione neutrale della Germania e

sospettosa nei confronti di un’integrazione europea. La politica della CDU si inseriva meglio

nel contesto di guerra fredda di quegli anni

8. PRELIMINARI DELLA DISTENSIONE

Guerra di Corea e crisi americana

La guerra di Corea riproporrà agli americani il problema dei rapporti con l’URSS

ricreando le tensioni della crisi di Berlino. Nell’inverno del 1950/1951 si prospettava o il ritiro

dalla penisola coreana o l’uso della bomba atomica e inoltre si era ormai convinti che lo

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scoppio della guerra mondiale fosse orami vicino tanto che venne dato l’ordine alla flotta

americana nel Mediterraneo di prendere il mare. Qualche settimana dopo la crisi in Corea si

risolse, ma si prese coscienza della precarietà della pace. In America si diffuse una violenta

protesta che aprì il dibattito più grande della storia americana, destinato a influenzare le

elezioni politiche del 1952. Il partito comunista americano venne accusato di cospirazione

contro il governo e molti esponenti furono arrestati. Il senatore repubblicano Mc Carthy

diede inizio ad un opera di terrorismo psicologico contro coloro che avevano manifestato

simpatie comuniste. I repubblicani assumevano un atteggiamento di critica nei confronti della

politica estera americana. nel corso del dibattito si aprirono tre posizioni: quella estrema degli

isolazionisti, capitanata dall’ex presidente Hoover, favorevoli ad un ritiro delle truppe

americane dall’Asia e dall’Europa; quella intermedia del Partito Repubblicano, contrario

all’invio di truppe in Europa, ma non di aiuti militari; quella ufficiale del governo, condivisa

dal partito democratico che sosteneva la linea adottata da Truman e la decisione di

intervenire in Corea, convinta che se l’Europa e l’Asia fossero cadute sotto l’influenza dei

sovietici, gli Stati Uniti avrebbero perso materie prime e l’URSS si sarebbe rafforzata. Mentre

il dibattito si avviava a conclusione e le tesi della maggioranza guadagnavano terreno,

scoppiava una uova crisi tra il presidente Truman e il generale capo in Corea Mac Arthur: il

primo voleva una strategia difensiva, l’altro sosteneva la necessità di attaccare le basi cinesi da

cui provenivano gli aiuti nordcoreani; Mac Arthur venne rimosso dal comando e tentò la

candidatura presidenziale, ma le sue scarse qualità politiche gli impedirono di trovare appoggi

sufficienti.

I repubblicani conquistano la presidenza

Dal grande dibattito erano emerse anche le riserve e sospetti dell’America nei confronti

degli alleati europei: principalmente erano dovuti ad una diversa tradizione politica.

L’atteggiamento americano verso l’Europa si farà più brusco. I repubblicani condussero una

campagna elettorale che processò le amministrazioni democratiche e l’abbandono dei paesi

dell’Europa dell’est all’influenza sovietica. La risposta dei democratici a queste accuse non fu

efficace, nonostante il candidato Stevenson cercò il più possibile di distanziarsi dalle posizioni

di Truman. I repubblicani, il cui candidato era Eisenhower, vinsero le elezioni e segretario di

Stato venne eletto Dulles. Il programma repubblicano dimostrava che con uno sforzo a lunga

scadenza si potevano ridurre i costi della strategia militare al minimo e dare uguale attenzione

STORIA D'EUROPA ! 33

e uguali mezzi all’Asia e all’Europa. In politica estera si adottò una nuova strategia militare

che avrebbe permesso di sfruttare al massimo la superiorità atomica americana (massive

retaliation): con il deterrente atomico si manteneva la pace.

Il dopo Stalin in URSS

Il 5 marzo 1953 Stalin muore e la Russia si avvia verso un processo di liberazione: il

gruppo dirigente trasformò in pochi anni l’URSS da regime di polizia e società paternalistico-

autoritaria. I livelli di vita migliorarono e anche i rapporti tra cittadini e politici erano

improntati al dialogo. I cambiamenti si vedevano anche nelle relazioni internazionali. Già nel

1952, con Stalin, si era deciso di tenere una conferenza a Mosca sull’economia in cui

sarebbero stati invitati operatori occidentali e venivano avanzate nuove proposte per il trattato

di pace con la Germania, in cui l’URSS ammetteva che la Germania potesse essere unificata,

neutrale e con un esercito proprio. La linea di distensione si riassume in alcuni punti

fondamentali: il primo è il riconoscimento di un modus vivendi tra le due superpotenze e cioè

la dottrina della coesione che prevedeva una competizione pacifica con l’Occidente; altri

punti erano il rafforzamento politico e militare del blocco comunista, che avveniva con

l’estensione alla Cina e il superamento della psicosi del capitalismo. Il primo obiettivo

dell’offensiva diplomatica iniziata dall’URSS è il trattato di pace con l’Austria, che regola i

confini di Potsdame le relative sfere di influenza. Un altro obiettivo è la ripresa dei rapporti

commerciali ed economici con l’Occidente: si avvertiva la necessità di rapporti economici con

l’Occidente per permettere all’URSS di colmare le lacune e di intraprendere uno sviluppo

più rapido. Alla morta di Stalin , il potere passava a Malenkov che era affiancato da quattro

vicepresidenti, Berija, Molotov, Bulganin e Chruscev. La prima fase portò all’eliminazione di

Berija, capo della polizia russa, e temuto per un colpo di stato. Le fasi successive furono

caratterizzate dallo scontro tra le tre linee diverse rimaste: Malenkov era favorevole a una

politica di liberalizzazione che prevedeva l’instaurazione di nuovi rapporti con l’Occidente e

lo sviluppo di una politica di distensione integrale sia sul piano economico, politico e militare;

Molotov riportava le concezioni tradizionali della linea stalinista e considerava realistica la

possibilità di un conflitto atomico tra le due superpotenze; Chruscev sosteneva un politica

distensiva e costringe Malenkov alle dimissioni. In questo modo il posto di primo ministro

venne occupato da Bulganin e Chruscev diventata il solo capo del partito e ben presto anche

quello del governo.

STORIA D'EUROPA ! 34

La distensione sul piano internazionale

Il cambio della guardia tra Malenkov e Chruscev avveniva nel 1955, quando la

coesistenza pacifica si era già messa in moto, favorita dalla fine dell’immobilismo diplomatico

che aveva caratterizzato la guerra fredda e ostacolata dall’irrigidimento della politica

repubblicana dell’America. Nel luglio 1953 venne firmato l’armistizio in Corea, a cui

seguivano le rinunce sovietiche all’Iran e alla Turchia. Nel 1954 a Berlino si svolse la prima

riunione tra i ministri degli Esteri delle quattro potenze, che avevano come ordine del giorno

il tratto di pace per la Germania: le posizioni erano ancora distanti, tra gli USA che volevano

la riunificazione attraverso libere elezioni e la libertà della Germania di scegliere le proprie

alleanze e l’URSS che mirava alla neutralizzazione della Germania. In aprile si tenne una

conferenza a Ginevra, che lasciò il insoluto il problema delle due Corre, ma risolse quello

dell’Indocina, raggiunse un accordo per l’indipendenza della Cambogia e del Laos e per la

divisione del Vietnam tra un governo comunista al Nord e uno vicino a francesi e americani

al sud. Nel maggio 1955 veniva stipulato il trattato di pace con l’Austria che poneva fine

all’occupazione quadripartita. Il patto di Varsavia sanciva quella che veniva denominata la

“NATO Comunista” che legava tutti i paesi dell’est in un accordo di amicizia e cooperazione

con una serie di clausole militari e legalizzava la presenza dell’esercito sovietico nei paesi

membri. La prima fase dell’offensiva di pace si conclude con la conferenza di Ginevra, a cui

partecipano i vertici delle quattro potenze, ma che conferma solo l’intenzione di ciascuna

delle superpotenze di rassicurare il mondo sulla propria volontà di pace.

Gli effetti del disagio nel mondo comunista

Il disgelo fece sentire i suoi effetti anche all’interno del mondo comunista. Nel congresso

del PCUS del 1956 vennero effettuate scelte di politica estera e economica che provocarono

proteste nei paesi satelliti: in Cecoslovacchia gli operai delle officine Skoda insorsero per

protestare contro le condizioni di vita rese più precarie dalla riforma monetaria; mentre a

Berlino Est i lavoratori edili si sollevarono per le difficili condizioni economiche esistenti nel

paese. I fatti di Berlino determinarono l’adozione di una politica economica più attenta ai

bisogni e alle aspettative della popolazione. L’URSS dichiarò concluso il programma delle

riparazioni dei danni di guerra e ripristinò il COMECON, come nuova politica di

integrazione economica e commerciale con i paesi alleati, che prevedesse scambio di vantaggi

STORIA D'EUROPA ! 35

ed esperienze. La gestione del potere nei paesi dell’est subì alcune variazioni: in Ungheria il

premier fu costretto alle dimissioni, così come in Bulgaria. Il caso più importante si ebbe con

la rappacificazione con la Iugoslavia, che avvenne con la visita di Chruscev a Belgrado nel

1955; in un discorso il premier russo riconosceva gli errori di Stalin nella condanna

all’esperienza titoista e riconosceva il carattere socialista dell’impresa. Sul piano dei rapporti

interni la riconciliazione con Tito portò allo scontro tra Chruscev e Molotov e alimentava il

conflitto con la Cina, che chiedeva un ritorno alle tradizioni staliniane. Sul piano

internazionale la ripresa dei rapporti con Mosca dava una nuova forza alla politica di Mosca,

e apriva nuove possibilità per la diplomazia sovietica. Nel frattempo gli Stati Uniti stavano

creando nuove alleanze antisovietiche nel Medio Oriente e nell’Asia sud-orientale.

9. 1953-1960: GLI ANNI DELLA DISTENSIONE

Prime difficoltà all'interno del blocco occidentale

Nella seconda metà degli anni cinquanta gli stati alleati iniziarono a chiedere un

maggiore autonomia dalla politica dei due blocchi. In occidente si andava diffondendo un

movimento pacifista e antinucleare, fomentato dall'opposizione atlantica dei partiti comunisti;

inoltre i tutti i paesi, tranne che in Germania, tornava il sentimento nazionale forte. A

quest'epoca di transizione corrispondo i miglioramenti delle condizioni economiche

dell'Europa. Il processo di decolonizzazione, in particolare di Inghilterra e Francia, contribuì

all'arresto di un'emorragia di energie e risorse. Se da una parte la distensione rendeva gli

europei più autonomi dalla protezione militare americana, dall'altra la corsa agli armamenti

nucleari che interesserà le due superpotenze escluderà gli stati europei che non si sentono

sufficientemente protetti dagli americani. La mancanza di sicurezza è uno dei fattori

determinanti che creano ostilità verso il piano di Dulles, che prevedeva la liberation, per

creare le condizioni di un riflusso comunista dall'Europa orientale e la massive retaliation,

basata sull'uso della bomba atomica per ogni intervento sovietico. La prima non veniva

accettata perché metteva in discussione tutta la politica sovietica del dopoguerra, mentre la

seconda veniva esclusa perché si temevano i troppi danni che avrebbero potuto fare

all'Europa. Gli Stati Uniti cambiarono a breve politica: la liberation doveva fare uno sforzo

solo propagandistico, mentre la massive retaliation trova risposta nella graduated deterrence

cioè una risposta misurata e graduale per la disponibilità delle nuove armi. Sui problemi della

STORIA D'EUROPA ! 36

NATO che sfuggivano al controllo dell'opinione pubblica i contrasti tra gli alleati rimasero

contenuti, ma non mancano le crisi di cui quella della CED e del Canale di Suez sono le più

importanti. Un elemento di dissenso che si manifesta nei rapporti USA / GranBretagna fu

quello relativo alla valutazione da dare alle iniziative sovietiche: la GB infatti accoglieva con

interesse le proposte distensive dell'URSS, mentre l'USA le respingeva con freddezza. Altro

motivo di dissenso riguardava la politica di integrazione europea che la GB continuava a

rifiutare, dando la priorità al Commonwealth e ai rapporti con gli Stati Uniti. Qualche

momento di tensione ci fu anche nei rapporti italo-americani, in merito alla questione di

Trieste la cui cessione da parte degli angloamericani all'Italia non era ancora arrivata e il

governo Pella si rifiutò di firmare il trattato per la CED qualora non fosse integrato Trieste in

territorio italiano. Nel frattempo si diffondeva qualche fronda anti americana nella DC, con

la dottrina dell'atlantismo che voleva dare un'interpretazione diversa all'alleanza accentuando

gli aspetti di collaborazione economica e sociale, in particolare Giorgio La Pira chiedeva una

politica di apertura nei confronti dell'Asia e dell'Africa.

Francia: la questione della CED

In Francia alle elezioni del 1951 erano seguiti due brevi governi di Pleven e Faure, dal

marzo 1952 al dicembre 1955 verrà governata da una coalizione di centro-destra. I socialisti

rimarranno all'opposizione e la maggioranza di governo sarà costituita dai radicali, dal MRP,

dai moderati e da qualche RPF. Il governo di Pinay riscosse successo sul piano economico,

grazie alla riduzione dei prezzi. Era ben visto anche dal capitale, a cui concesse un'amnistia

fiscale per le somme esportate all'estero, dai risparmiatori e dai sindacati. In politica estera

dovette affrontare il problema della CED e la guerra d'Indocina, proprio la CED determinò il

ritiro della maggioranza del MRP e la crisi.

Il trattato della CED venne firmato a Parigi nel marzo 1952 dai sei paesi aderenti alla

Comunità Carbone Acciaio: prevedeva la costituzione di un Comitato esecutivo di nove

membri e di un Consiglio di ministri, con la Corte di giustizia e l'Assemblea europea della

comunità carbosiderurgica. Nelle settembre l'Assemblea della comunità iniziava a

composizione della Costituzione della Comunità europea, che prevedeva un consiglio dei

ministri europeo, uno nazionale, una corte di giustizia e un parlamento formato da Senato,

eletto dai parlamenti nazionale, e Camera, eletta a suffragio diretto. Con il progetto di un

governo europeo si rafforzava anche il fronte delle opposizioni alla CED. Il nuovo presidente

STORIA D'EUROPA ! 37

della repubblica francese diviene Coty, che viene scelto per non aver preso posizione sul

dibattito della CED nel 1952. Solo tre partiti presero posizione nei confronti della CED: i

comunisti e i gollisti in modo contrario e i cattolici che ne fecero il perno della loro politica.

La questione del riarmo tedesco suscitava sentimenti di sfiducia anche nel popolo francese

che rivedeva le sofferenze della guerra, ma dietro all'ostilità alla CED c'era anche il rifiuto di

un governo sovranazionale che rimaneva estraneo ai francesi. A peggiorare la situazione

francese arrivo anche la sconfitta in Indocina, a cui gli americani si rifiutarono di prestare

aiuto perché non avevano fiducia nella capacità della Francia di continuare la guerra. A

questo punto solo Mendes-France poteva salvare la Francia e nel 1954 venne eletto con

un'ampia maggioranza che comprendeva tutti i partiti, compresi i comunisti. Dopo la

sconfitta di Dien Bien Phu ritirò le truppe dall'Indocina e considerò chiusa la questione. Dal

punto di vista personale egli non era d'accordo nella CED, ma ricercò una soluzione che fosse

accettabile da tutti. L'Assemblea nazionale chiedeva ulteriore negoziati e modifiche al trattato,

in particolare chiedeva il rinvio dell'entrata in vigore degli organi sovranazionali; Belgio,

Olanda e Lussemburgo si opposero e Mendes-France decise di non porre la fiducia sulla

votazione del governo. Si scelse un escamotage: l'Assemblea liquidava il trattato su una

questione procedurale, mentre gli antecedisti presentavano una mozione d'ordine, che venne

approvata e che provocò l'aggiornamento del dibattito e la respinta del trattato. La CED

veniva seppellita, ma portò alla caduta del governo e ad un dibattito tra i socialisti che vide

l'espulsione di coloro che avevano votato contro la CED e successivamente anche di quelli

contrari al riarmo tedesco.

Sul piano internazionale il fallimento della CED portava alla prima crisi del blocco

occidentale. Mendes-France si mise al lavoro per elaborare una soluzione che portasse al

riarmo della Germania e avviò una serie di accordi che vennero firmati a Londra e a Parigi

nell'ottobre: essi prevedevano l'allargamento del patto di Bruxelles e dell'Unione Europea

occidentale che avrebbe compreso la RFT e l'Italia; inoltre si riconosceva la sovranità della

Germania federale e deciso il suo ingresso nella NATO. Nei trattai rientrava anche l'accordo

della Sarre, l'ultimo dei territori di frontiera in sospeso tra Francia e Germania, che venne

affidato ad un commissario europeo fino a quando la popolazione francese non acconsentiva

alla riunione della Sarre con la Germania.

STORIA D'EUROPA ! 38

La decolonizzazione e la vicenda di Suez

Gli anni cinquanta sono gli anni della decolonizzazione: la prima fase si apre con

l'indipendenza dell'India nel 1947 e si conclude nel 1949 con la liquidazione dell'impero

olandese e la nascita dell'Indonesia. Per la Francia il processo di decolonizzazione avrà un

effetto destabilizzante che porterà alla fine della Quarta Repubblica. La Gran Bretagna,

invece, gesti le cose con abilità e tempismo; in Congo nella lotta per l'indipendenza belga si

ebbe una grande crisi e il Portogallo dovette affrontare una lunga guerriglia coloniale. Lo

smantellamento degli imperi coloniali accresceva il divario tra paesi europei, che limitavano la

loro sfera di interessi a livello regionale, e Stati Uniti che si affermavano come potenza

globale. Nel 1951-1953 si verifica la crisi anglo-iraniana caratterizzata da uno svolgimento

complesso: il nazionalista iraniano Mossadeq nazionalizza la Anglo-Iranian Oil Company,

poi lo scià Pahlavi sale al potere con un colpo di stato. Alla fine dell'episodio gli americani

riuscirono ad assicurarsi una presenza nel nuovo consorzio internazionale che andava a

sostituire la Oil Company e poneva le basi per uno sviluppo politico e militare nel Medio

Oriente. In Indocina gli USA prenderanno posizione contro il colonialismo francese, ma

dopo il 1950 passeranno a sostenere la Francia. Il conflitto più forte tra gli interessi franco-

britannici si ebbe a proposito del Canale di Suez: l'Egitto di Nasser aveva raggiunto la sua

piena indipendenza nel 1954 e l'accordo prevedeva il ritiro delle truppe inglesi dal canale di

Suez, ma la Gran Bretagna si riservava il diritto di rioccupare il canale nel caso di aggressione

da parte di una altra potenza. Nel 1955 l'URSS aveva venduto armi a Nasser con la

mediazione del governo di Praga. Nel 1956 gli americani ritiravano l'offerta fatta da tempo

all'Egitto per aiuti tecnici e finanziari per la ricostruzione della diga di Assuan; la reazione

egiziana fu forte e decise di nazionalizzare la compagnia che dirigeva il traffico sul canale di

Suez, costruendo la diga in proprio: la compagnia del canale era per il 44% inglese e per il

50% francese, i due governi chiesero l'intervento delle Nazioni Unite, in modo che

reintroducessero qualche forma di controllo internazionale, ma le iniziative diplomatiche non

ebbero buon fine. Si prospettava allora un intervento militare, con la scusa che gli egiziani

non sapevano gestire il traffico, ma il governo americano si dichiarò contrario alle ostilità.

L'operazione venne concordata con Israele che avrebbe attaccato gli Egiziani provocandone

la ritirata, a questo gli inglesi basandosi sulla clausola che prevedeva il ritorno delle truppe in

caso di attacco al canale, inviarono un ultimatum per lo sgombero del canale e di fronte al

rifiuto procedettero al bombardamento. L'attacco provocò diverse reazioni: l'URSS minacciò

STORIA D'EUROPA ! 39

un attacco nucleare e gli USA pressarono i governi affinché ritirassero le truppe. Con la

condanna del Consiglio di sicurezza dell'ONU, Francia e Inghilterra rimanevano isolate e nel

novembre ritirano le truppe. Le conseguenza furono la dimissione del primo ministro

britannico Eden e l'aumento di prestigio di Nasser; inoltre le due europee dovettero accettare

tutte le condizioni di pace fissate da Nasser. Principalmente in patria si sviluppa un'altra

ondata di anti americanismo e si rafforzavano le posizioni di coloro che denunciavano la

dipendenza dei paesi europei dagli USA e chiedevano una politica più autonoma. Nel marzo

1957 il governo americano annunciava la dottrina Eisenhover, che si poneva sulle linee di

quella di Truman e veniva interpretata dai paesi arabi come un tentativo di rafforzare la

propria influenza in Medio Oriente.

10. DALLA RIVOLUZIONE UNGHERESE ALLA CADUTA DELLA QUARTA

REPUBBLICA

Il XX congresso del PCUS

Il 1956 è l'anno del congresso del PCUS che segna una svolta storica per l'URSS. Il

congresso si svolge in due tempi: il primo ufficiale e pubblico, il secondo con la lettura del

rapporto segreto di Chruscev sui crimini di Stalin. Nel primo rapporto si annunciava la fine

dell'accerchiamento capitalista e l'inizio di una nuova fase che avrebbe portato alla creazione

di una sistema socialista mondiale: secondo Chruscev si poteva progredire anche attraverso la

competizione dei due sistemi nell'ottica di una coesistenza pacifica. La requisitoria del

segretario andava sopratutto contro Stalin e il culto della personalità e si concludeva con una

mozione votata dall'assemblea che dava potere alla nuova classe dirigente. Le ripercussione

del rapporto segreto vennero contenute in URSS, dove non ci fu un dibattito pubblico sui

crimini di Stalin e anche nel partito non vennero coinvolti gli intellettuali. La denuncia anti

staliniana assicuro a Chruscev i consensi dei quadri del partito, ma provocò la reazione della

vecchia guardia che con Kaganovic cercò di riprendere il potere. La più importante riforma

di Chruscev fu il decentramento dell'industria che passò ad un modello regionale che

comportava anche un redistribuzione del potere degli organi centrali a quelli regionali. Nel

giugno 1957 ci fu un tentativo di mettere Chruscev in minoranza, ma il Comitatl centrale

votò a favore del segretario e Molotov venne costretto a dimettersi.

STORIA D'EUROPA ! 40

I fatti d'Ungheria

Le conseguenze della destalinizzazione si sentirono fuori dall'URSS, in particolare in

Polonia e Ungheria. In Polonia i sentimenti nazionali impedirono che la protesta sfociasse in

manifestazioni violente: la fazione filo sovietica del partito comunista polacco era stata

indebolita dalla morte del segretario Bierut, ma nei mesi successivi venne scarcerato

Gomulka. Allo scoppio della rivolta il vertice comunista era pronto ad assecondare i rivoltosi.

Trascorsa l'estate viene eletto alla guida del partito Gomulka, che si limitò a fare delle

concessioni tra cui la liberazione del primate cattolico. L'antisovietismo polacco trovò un

limite nei sentimenti antitedeschi e nel rifiuto della RFT di riconoscere le annessioni avvenute

con la seconda guerra mondiale. In Ungheria la situazione si sviluppò in modo molto diverso:

il corso del regime Nagy era durato un anno e mezzo. Le dimissioni di Malenkov, suo

protettore, provocarono il contrattacco dell'ala staliniana del PCU che fece dimettere Nagy

che venne sostituito da Hegedus. Nagy reagì con una serie di lettere che lo fecero diventare

un punto di riferimento della protesta contro il segretario Rakosi. Centro dell'opposizione anti

staliniana è il circolo Petofi che racchiude un gruppo di intellettuale che chiede una punizione

per Rakosi che aveva condannato un comunista titoista. Rakosi fa condannare tutte le

iniziative del circolo, ma i sovietici lo costringevano ad una pubblica autocritica e alle

dimissioni. Il nuovo duo Hegedus-Gero fa qualche concessione formale ma non riesce a

contenere l'opposizione che aumenta d'intensità fino a esplodere in una rivolta popolare,

quando arrivò a Budapest la notizia della nomina di Gomulka in Polonia. Si chiedeva la

nomina di Nagy, la punizione di Rakosi e la libertà di stampa. Il governo è il partito

nominavano Nagy alla Presidenza del Consiglio, ma ormai era tardi e la sollevazione generale

inevitabile. Si formarono dei comitati rivoluzionari e si facevano frequenti gli scontri dei

dimostranti con polizia e truppe sovietiche. Il 25 ottobre veniva destituito il segretario del

PCU Gero e sostituito con Kadar e pochi giorni dopo veniva formata un nuovo governo con

Nagy presidente. Il 29 ottobre cessavano i combattimenti, ma il governo ebbe vita breve e il

30 ottobre ne nacque un altro con Nagy presidente, ma con elementi anticomunisti. La

rivolta nazionale si trasformava in rivolta anticomunista. Nagy si faceva trasportare dai

rivoluzionari, mentre Kadar si schierava con i sovietici per la continuità del regime

comunista. Nel frattempo la Iugoslavia, che aveva sempre sostenuto la rivolta ungherese,

prende le distanze. Mosca, dopo una rapida consultazione con i governi comunisti, decise per

STORIA D'EUROPA ! 41

l'intervento militare: i combattimenti durarono quattro giorni al termine dei quali venne

stroncata ogni resistenza e spettava a Kadar riportare il paese all'ordine e alla normalità.

Il 1956 e la crisi del comunismo occidentale

I fatti ungheresi susciteranno emozioni in tutta Europa, riaccendendo i sentimenti

anticomunisti che condanneranno l'intervento sovietico in Ungheria. L'Europa occidentale

era comunque impotente ad attuare qualsiasi forma di intervento; USA, Asia e Africa erano

troppo presi dal canale di Suez per intervenire in Ungheria e molti paesi asiatici non

firmarono nemmeno la risoluzione dell'ONU per il ritiro delle truppe, sostenendo che ogni

blocco al suo interno può fare quella che crede.

I partiti comunisti attraversavano un momento di crisi. In un intervento successivo alla

pubblicava del rapporto segreto di Chruscev, Togliatti sottolineava i limiti della

destalinizzazione, come il pericolo di un revisionismo affrettato. Egli svilupperà la teoria del

policentrismo: l'URSS aveva fatto il primo modello di società socialista, ma il fronte si era così

allargato che non poteva rimaneva immobile ma doveva diventare policentrico: non si può

parlare di una guida sola, ma di un progresso che si compie seguendo strade diverse. La teoria

del policentrismo costituirà il punto di partenza per l'evoluzione politica e ideologica del PCI

e uno dei punti di riferimenti obbligati del dibattito tra le forze favorevoli a un comunismo

nazionale e ortodosso. Il quotidiano del partito interpretava la rivolta ungherese come un

tentativo controrivoluzionario sostenuto dagli agenti dell'imperialismo e richiamava il partito

alla solidarietà incondizionata. All'interno del PCI l'episodio ungherese creerà sbandamenti:

la direzione della CGIL prenderà una posizione contrastante con quella del partito. Alle

elezioni del 1953 il PSI assunse una posizione di indipendenza e condannava l'intervento

sovietico in Ungheria. Nel complesso il 1956 segna la fine del monolitismo nel mondo

comunista e l'inizio di una fase caratterizzata dalla leadership di Mosca. In occidente le

conseguenze per il futuro del comunismo saranno più profonde.

Algeri contro Parigi: la caduta della Quarta Repubblica

Il 1 novembre 1954 iniziava l'insurrezione algerina, che apriva la fase più difficile della

Quarta Repubblica francese. La Francia era già occupata nel fronteggiare i movimenti

indipendentisti in Turchia e Marocco, ma in Algeria la situazione era peggiore. Lo stato

STORIA D'EUROPA ! 42

algerino era stato occupato nel 1830; nel 1947 le era stato concesso uno statuto speciale che

prevedeva qualche forma di autonomia amministrativa, mentre il potere esecutivo era affidato

ad un governatore francese e quella legislativo a metà tra l'assemblea nazionale francese e il

parlamento algerino. Con l'insurrezione veniva annunciata la nascita di un Fronte di

liberazione nazionale (FLN) che raccoglieva le forze indipendentiste e che sosteneva il ricorso

alla guerriglia. Il movimento di resistenza si organizzò in zone militari in cui creava strutture

amministrative parallele a quelle ufficiali; organo direttivo era il Consiglio nazionale della

rivoluzione che aveva sede ad Al Cairo sotto la protezione di Nasser. Nel 1957 il FLN riesce

ad assorbire tutte le vecchie forze politiche algerine, ma una forte ripresa dell'esercito francese

lo metteva in difficoltà. Nell'ottobre veniva catturato Ben Bella, il leader di FLN, e qualche

mese dopo cominciava la battaglia di Algeri durata nove mesi, che costringe il movimento di

resistenza alla difensiva.

Al governo di Mendes France si era sostituito quella di Faure, con inclinazioni a destra.

Nel frattempo nasceva all'estrema destra un nuovo movimento capeggiata da Poujade: il

poujadismo era il segno di crisi di una società che non si riconosce più nelle istituzioni. Nel

gennaio 1957 ci furono le nuove elezioni, in cui si fronteggiavano una coalizione di moderati

(MRP) è un blocco comunista (PCF, socialisti, repubblicani). Lo schieramento politico

francese usciva dalle nuove elezioni più che mai frazionato con varie maggioranze possibili: si

formerà una coalizione di centro-sinistra tra socialisti, radicali e cattolici capeggiata da

Mollet. Il governo Mollet rimarrà in carica fino al maggio1957. Deciso in un primo tempo a

concludere la guerra, fu costretto ad accrescere la presenza militare francese in Algeria,

d’altronde nessun partito era disposto a sostenere il completo abbandono dell’Algeria. Nel

marzo 1957 l’Assemblea nazionale votata le concessioni dei poteri speciali che davano al

governo la possibilità di richiamare alla armi altri uomini e di prolungare la durata del

servizio militare. Una parte dell’opinione pubblica francese si rivoltava contro la guerra

d’Algeria e ciò indurrà i comunisti a dichiarare la loro ostilità nei confronti del conflitto.

L’esercito francese in Algeria appoggiava i coloni, tra gli ufficiali si era diffusa la convinzione

che la politica di smantellamento della Francia doveva essere arginata. Nel maggio 1957

cadeva il governo Mollet e gli succedevano quelli di Maunnoury e Gaillard. In quello di

Gaillard avverrà l’incidente di Sakhiet, in Tunisia, che farà da scintilla alla rivolta dei francesi

in Algeria. Sakhiet era stato bombardato dall’aviazione francese per rappresaglia contro gli

aiuti che venivano dati ai partigiani algerini: tutto il mondo condanno l’azione francese e il

presidente tunisino decideva di ricorrere alle Nazioni Unite: gli USA erano d’accordo

STORIA D'EUROPA ! 43

nell’appoggiare la Tunisia, ma per evitare l’umiliazione della Francia ricorsero alla

diplomazia. Venne creata una commissione con a capo Robert Murphy, che aveva già

negoziato con la Francia per una compenetrazione americana nel Nord Africa: ciò provocò

una violenza reazione della stampa francese e quando il governo sottopose i risultati della

commissione all’Assemblea nazionale, questi vennero bocciati e il governo Gaillard cadde.

Nel giorno di inseminazione del governo Pflimlin, successore di Gaillard, al Algeri scoppiava

la rivoluzione. Era guidata da un organo di salute pubblica, che si definiva ultras e la

popolazione francese di Algeri assaliva gli uffici pubblici e si impadroniva del palazzo del

governatorato. Le richieste degli insorti erano di godere degli stessi diritti dei cittadini

francese; l’esercito francese sostenne il movimento cercando di incanalarlo nella legalità. In

questo contesto di timore per un colpo di stato da parte dei generali di stanza n Algeria,

ritorna De Gaulle che fino ad allora non aveva espresso pareri sulla guerra in Algeria, ma che

rappresentava l’unità nazionale della Francia. Ad Algeri nel frattempo i capi dell’esercito

usavano la forza contro la madrepatriaa e a Parigi si temeva per la guerra civile. De Gaulle

non voleva andare al potere con un colpo di stato e poneva due condizioni sulla propria

investitura: i pieni poteri per alcuni mesi e una nuova costituzione approvata dal popolo

tramite referendum. I partiti accettarono le condizioni del generale decretando la fine della

Quarta Repubblica e l’avvento della Quinta.

De Gaulle al potere: riforma costituzionale e fine della guerra in Algeria

Nella prima fase del suo governo De Gaulle dedicherò i suoi sforzi alla soluzione di due

problemi: la nuova costituzione e l’Algeria. La nuova costituzione doveva cambiare l’assetto

istituzionale del paese e trasformare il sistema assembleare e partitocratico in un regime

presidenziale; la risoluzione del problema algerino avrebbe permesso alla Francia di

indirizzare le sue energie a riconquistare quel ruolo di primato in Europa e nei rapporti con le

grandi potenze.

La nuova costituzione, messa a punto nei miei estivi, si imperniava sulla figura del

Presidente, la cui elezione era affidata ad un collegio di notabili, anche se dopo il 1962

avverrà tramite suffragio universale. Il presidente della Repubblica è a capo dello Stato ed ha

funzioni esecutive come la scelta del primo ministro e la nomina degli altri membri del

governo che se già membri del Parlamento devono rinunciare ad una delle due cariche; può

sciogliere le camere, indire referendum popolari e assume pieni poteri in caso di emergenza.

STORIA D'EUROPA ! 44

Il Parlamento è bicamerale, ma i poteri del Senato sono ridotti; non è permanente e ha potere

legislativo e di controllo sul governo; per quest’ultimo è prevista l’abolizione dell’interpellanza

e prescritta una procedura per la mozione di censura, che viene votata solo per esprimere

sfiducia al governo e chi non vota o si astiene è considerato favorevole. Il sistema politico

creato dalla Costituzione mira ad assicurare la stabilità politica e a limitare il ruolo e il potere

dei partiti. Il 23 novembre viene eletto il nuovo Parlamento e i gollisti riportarono

un’importante vittoria sotto la sigla UNR (Unione per la Nuova Repubblica). La nuova

camera aveva una maggioranza relativa di gollisti, che diventavano assoluta grazie al sostegno

dei moderati. L’installazione del nuovo regime si completava il 21 dicembre con l’elezione del

Presidente della Repubblica, De Gaulle. Parallelamente alla sua elezione De Gaulle si

adoperava per risolvere la questione algerina. Durante la prima fase, dal giugno 1958 al

settembre 1959 egli mirò a stancare la resistenza allegoria. Nel settembre 1959, in un discorso

alla radio, egli inizia a parlare di autodeterminazione degli algerini attraverso una

consultazione libera e a suffragio universale, lasciando parte la scelta del rapporto tra Francia

e Algeria che poteva essere un distacco completo oppure una piena integrazione co i diritti

degli algerini pari a quelli dei francesi, oppure una terza soluzione prevedeva l’unione tra i

due paesi con un’Algeria autonoma sul piano amministrativo, ma sostenuta dalla Francia

nell’economia e nella difesa dei rapporti internazionali. Le reazioni a queste proposte furono

positive in Francia e negative in Algeria. Il generale Massu, che sosteneva i rivoltosi, veniva

rimosso dal comando e ciò desto clamorose proteste di piazza contro De Gaulle , che ribadiva

le proprie idee in merito all’autodeterminazione. Nel gennaio 1961 De Gaulle indiceva un

referendum sulla questione algerina, chiamando i francesi anche musulmani a votare

sull’autodeterminazione: il 75% dei votanti si dimostrò favorevole, ma i generali rimasti in

Algeria tentarono un colpo di Stato; in pochi giorni l’iniziativa falliva e si aprirono i negoziati

fra Francia e FLN, che si conclusero nel marzo con l’accordo per un Algeria totalmente

indipendente che comprendeva un trattato di cooperazione franco-algerino e delle grazie a

tutela dei residenti francesi e delle loro proprietà. L’ultimo atto aveva luogo il 1 luglio con un

referendum nazionale che stabilirà l’indipendenza algerina ed eliminerà gli altri accordi.

11. LA GERMANIA TRA ATLANTISMO E DISIMPEGNO

La Germania fra atlantismo e disimpegno

STORIA D'EUROPA ! 45

Con le elezioni del 1957 si conclude la prima fase di vita della RFT. La CDU

raggiungeva la maggioranza assoluta e la nuova Germania raggiungeva una stabilità tale da

essere al riparo da ogni avventura. I successi economici consolidavano le posizioni del paese e

lo confermavano sulla via di un progresso culturale e sociale, ma mantenevano condizioni di

incertezza e di precarietà sul piano internazionale. Dopo l'ingresso della RFT nella NATO, la

Russia effettuava una serie di manovre militari denominate "Carte blanche" costruite

sull'ipotesi di un attacco di armi nucleari provenienti dall'EST che si concludeva con il lancio

simulato sul suolo tedesco di ordigni. La risposta della RFT stava nell'alleanza con l'Europa e

in quella atlantica. Il riarmo tedesco trova in Germania un'opposizione nell'area della sinistra

e la campagna del partito socialdemocratico otterrà i consensi del sindacato tedesco: nella

primavera del 1954 solo il 41% dei tedeschi era favorevole al riarmo. Una parte

dell'opposizione diventò favorevole quando il governo ottenne gli accordi contrattuali cioè la

cessazione di tutti i vincoli introdotti dal regime di occupazione e il riconoscimento alla

Germania di una condizione di parità con tutti gli altri membri dell'alleanza atlantica. Prima

che la Germania ottenesse il riarmo e l'ammissione all'alleanza atlantica, la SPD tentò in tutti

i modi negoziati con l'URSS per l'unificazione della Germania. La sinistra accuserà poi la

NATO di esporre la Germania alle conseguenze di un disastroso conflitto. Nonostante i

successi del governo, un terzo della popolazione rimaneva ostile alla politica atlantica.

L'Unione Sovietica approfittò di questo momento di incertezza indirizzando verso la

Germania la sua politica di distensione e di disimpegno che aveva due obiettivi: uno massimo

era l'accordo tra paesi orientali e occidentali che portasse allo scioglimento dei due patti

militari, quello Atlantico e quello di Varsavia; e uno minimo che riducesse le forze militari nei

due blocchi. Il primo obiettivo avrebbe permesso di bloccare il riarmo della Germania e il

inserimento nell'alleanza atlantica; il secondo avrebbe ridotto la presenza militare americana

in Germania. La politica di disimpegno avrà ripercussioni in Gran Bretagna, dove si

manifestarono tendenze favorevoli alla distensione, ma l'eco più profondo si ebbe in

Germania dove la SPD puntava sulla distensione come condizione indispensabile per

l'unificazione della Germania. Alla fine del 1957 il ministro degli Esteri polacco Adam

Rapacki propose un progetto sulla declunearizzazione dell'Europa centrale; esso sarebbe stato

realizzato in due tempi: prima le armi atomiche e i missili sarebbero stati congelati e poi

eliminati in un secondo momento insieme alle armi tradizionali per una completa

smilitarizzazione. La conseguenza politica di questo piano sarebbe stata la neutralizzazione

della Germania e la successiva riunificazione. Contemporaneamente Kennan, l'autore della

STORIA D'EUROPA ! 46

dottrina del contenimento, sosteneva che bisognasse offrire all'URSS garanzie di sicurezza,

come il ritiro delle truppe dell'alleanza atlantica, la creazione di una fascia denuclearizzata.

La maggioranza tedesca rimaneva vicina a posizioni filo atlantiche e nel 1958 venne

approvato il progetto sul riarmo: si apriva un vasto movimento pacifista che si estenderà

anche in Inghilterra. All'interno dei socialdemocratici si sviluppava una nuova corrente che

faceva capo alla componente moderata della SPD e che voleva un rovesciamento delle

posizioni politiche e programmatiche del partito. Alla svolta socialdemocratica corrispondeva

un cambiamento di direzione dell'URSS che abbandona la politica della persuasione, per

rafforzare la Repubblica Democratica.

La seconda crisi di Berlino (1958-1961)

Le zone occidentali si erano ben integrate nell'economia della Germania occidentale. Di

fronte alla Germania occidentale, stava quella Orientale che doveva affrontare difficoltà

materiali e lo,orazioni di libertà. Dopo la protesta operaia del 1953 la RDT aveva adottato

una politica tendente a migliorare le condizioni di vita della popolazione, ma i successi erano

stati scarsi ed erano resi difficili anche dalle continua fughe in Occidente che provocavano

gravi danni all'economia e al modello di società che i comunisti volevano costruire: bloccare le

fughe era dunque una priorità per il governo russo. In novembre Chruscev ribadì l'intenzione

di un'unificazione che avrebbe potuto scaturire solo da un accordo tra le due potenze e

accusava i paesi occidentali di aver violato i patti di Potsdam e affermava la necessità di

riportare ad una situazione di normalità Berlino. Ogni aggressione contro la RDT sarebbe

stata considerata come un'aggressione contro l'URSS. Una nota di Chruscev chiedeva ai

governi alleati di aprire i negoziati per un trattato di pace con la Germania Orientale e in

caso di fallimento l'URSS avrebbe trasferito al governo tutte le funzioni amministrative

esercitate dagli organi sovietici in tempo di guerra. L'URSS esercitava forti pressioni per

modificare lo statuto di Berlino e gli equilibri tra le due Germanie. Se questi obiettivi fossero

stati raggiunti la posizione della RFT sarebbe stata indebolita e la politica filo atlantica scossa.

Ai governi occidentali l'iniziativa sovietica parve come un ultimatum. L'URSS era in ascesa

anche all'Occidentale per merito dell'impresa dello Sputnik, che provocò stupore anche negli

americani che pensavano di essere in vantaggio sui sovietici. Il consiglio della NATO

riconfermava i diritti delle potenze occupanti di rimanere a Berlino e respinse a le pressioni

dell'URSS. Allo stesso modo resisteva il governo francese: De Gaulle appoggiava la RFT e

STORIA D'EUROPA ! 47

l'alleanza atlantica, mentre non riconosceva la RDT come uno Stato indipendente. Il

comandante della NATO aveva suggerito un attacco militare, nel caso che i sovietici avessero

confermato le loro minacce. A gennaio il primo ministro britannico Mac Millan si reca in

Russia per sondare le intenzioni dei sovietici: il suo viaggio provocherà reazioni a Bonn, che

accuserà il governo britannico di cedimento a considerazioni elettorali. Nella conferenza di

Ginevra del maggio le due potenze mantennero le loro posizioni: gli occidentali chiedevano

elezioni libere per Berlino, mentre i russi volevano la smilitarizzazione della Germania e

l'unificazione. Un elemento distensivo fu l'invito di Eisenhover a Chruscev di visitare gli Stati

Uniti: il viaggio si farà nel 1959, preceduto dal lancio di una sonda sovietica sulla Luna. La

visita di Chruscev contribuisce a scaricare la tensione: in particolare fu importante lo "spirito

di Camp David" che portò ad una svolta berlinese. Il presidente americano ammise che la

situazione della città era anormale e gli americani accettarono alcune limitazioni delle forze

di occupazione. Da Parigi, arrivò l'invito a Chruscev per una conferenza al vertice. Prima

della conferenza scoppiava l'incidente dei "voli spia": un aereo americano, l'U2, veniva

abbattuto dalla contraerea sovietica e il pilota veniva catturato; gli americani cercarono di

giustificare la violazione dello spazio con un errore di rotta. Arrivato a Parigi, Chruscev

protestò con i quattro grandi e ritirata l'invito ad Eisenhover di visitare l'URSS. La conferenza

falliva e aleggiava il sospetto che Chruscev avesse voluto farla fallire, perché persuaso dall'idea

che non avrebbe ricevuto guadagni o perché aveva incontrato resistenza alla politica della si

tensione, in particolare da parte dei cinesi. I rapporti è stato-ovest entrarono in un nuovo

periodo di tensione che culminerà nella crisi di Cuba. La questione di Berlino veniva

archiviata, fino all'elezione di Kennedy. Nell'incontro tra Kennedy e Chruscev a Vienna nel

1961 si ricreava tensione su Berlino: Kennedy adottò la linea dura e giustificò le nuove spese

militari con la minaccia globale che incombeva sul mondo, di cui le pressioni russe erano

sospetto di minaccia. Il 13 agosto il governo della Germania Est decideva di chiudere la

frontiera e costruiva un muro di blocchi di cemento: le potenze occidentali non reagirono se

non con una condanna morale. La costruzione del muro permetteva alla RDT di bloccare le

fughe verso l’ovest e di porre le condizioni per una ripresa economica.

Le origini del conflitto cino-sovietico

Nonostante la crisi di Berlino i rapporti tra le due potenze sembravano favorevoli ad una

coesistenza. I successi dell’economia sovietica indussero Chruscev nel 1959 a convocare il

STORIA D'EUROPA ! 48

XXI congresso del PCUS dove disse che la capacità produttiva sovietica sarebbe stata

superiore a quella americana entro il 1970. In realtà i calcoli di Chruscev erano ottimistici,

ma servivano per riportare un clima di fiducia che allargasse il consenso popolare.

Alle fine del 1957 si vide una prima crepa nel rapporto tra Cina e Russia, in merito al

tema della distensione. Mao ZeoDong con la dottrina dei cento fiori aveva condotto una

critica allo stalinismo: egli sosteneva la necessità dir conoscere le libertà democratiche agli

operai e ai contadini, negandole solo alle classi reazionarie, proponendo dunque una versione

della dittatura del proletariato molto diversa da quella sovietica. A metà 1957 la dottrina dei

cento fiori era già in crisi e le conseguenze si videro alla conferenza per il 40esimo

anniversario della rivoluzione di ottobre: nella conferenza, Mao Zeodong espose la dottrina

della tigre di carta, secondo cui il conflitto storico tra capitalismo e comunismo si stava

avviando verso la vittoria del comunismo; la forza militare capitalista era solo apparente e la

disgregazione del modello era già in atto, quindi era necessario che le forze comuniste

facessero la loro offensiva. Questi concetti andavano contro la dottrina della distensione. Oltre

a quelle cinesi Chruscev dovette affrontare anche le critiche del gruppo antipatico e un

malcontento esistente nell’esercito per la riduzione delle forze. Fino alla crisi di Cuba,

Chruscev rimarrà abbastanza forte da portare avanti la politica di riavvicinamento con

l’America.

Kennedy al potere

Con il 1960 si concludevano i due mandati di Eisenhover, caratterizzati da un crescente

benessere economico e da una crescita costante. Consolidata la situazione in Europa, a

partire dal 1953 l’attenzione americana si era rivolta verso il terzo mondo, mirando ad

attuare una politica di riempimento di vuoti di potere lasciati da Gran Bretagna e Francia e a

contenere il comunismo. Dulles cercò di impegnare i popoli del terzo mondo in alleanze

militari antisovietiche e filo occidentali. Nacque la SEATO (South East Asia Treaty

Organization) di cui facevano parte Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Australia, Nuova

Zelanda, Filippine, Pakistan e Thailandia e nel 1955 l’America promosse aiuti economici e

militare tra Gran Bretagna, Iran, Turchia e Pakistan (Patto di Baghdad). Da parte degli alleati

e dell’opposizione venivano contestate al governo alleanze che non avevano sufficienti basi di

consenso nei rispettivi paesi e da cui non ci si poteva attendere un aiuto. Si diffuse inoltre il

timore che Eisenhover non avesse potenziato le armi atomiche e ciò, insieme ai successi

STORIA D'EUROPA ! 49

missilistici sovietici, comportò un clima di tensione e polemiche. In questo clima di dibattiti,

nasceva l’esigenza di una politica nuova di cui beneficerà il candidato John Kennedy.

La crisi di Cuba

Kennedy porterà una volontà di rinnovamento: ci si attendeva una conferma della

distensione, ma egli annunciò di voler rovesciare la condotta dei repubblicani. Il sospetto fu

che Kennedy avesse simpatie di sinistra, che lo portavano a tenere un atteggiamento non

risoluto nei confronti dell’URSS. Fu il desiderio di rassicurare chi non lo aveva votato, che lo

portò all’attuazione di un operazione sfortunata: avrebbe permesso, con l’aiuto della CIA, lo

sbarco di profughi anticastristi sulla spiagge cubane per rovesciare il regime di Fidel Castro. Il

fallimento dell’impresa costituì un duro colpo per l’America e per la figura di Kennedy, che si

mostrò più cauto. La crisi di Cuba, scoppiata nel 1961, portò il mondo sull’orlo di una guerra

nucleare. Per proteggere il regime castrista, Chruscev aveva accettato la richiesta di Castro di

installare missili sovietici, per verificare le intenzioni americane. Il governo americano

accettava il confronto o ordinava il blocco navale di Cuba, lanciando un ultimatum l’URSS

intimandola di richiamare le navi sovietiche e ritirare i missili. Davanti ad uno scontro, in cui

erano inferiori, i sovietici furono costretti a cedere e ritirano le navi in cambio di una

rassicurazione americana a non invadere Cuba. L’episodio riconfermava la superiorità

americana e sanciva la fine di Chruscev; ma in particolare esso dimostrerà la precarietà

dell’equilibrio del terrore e spingerà le due potenze ad accordi per garantire una maggiore

sicurezza.

12. EUROPA ATLANTICA ED EUROPA CAROLINGIA

Il mercato comune: le origini

Dopo il fallimento della CED l'iniziativa per l'unità europea veniva rilanciata sul terreno

economico. Il progetto riguardava la costituzione di un ente che coordinasse le politiche

europee in materia di energia atomica e il raggiungimento di un accordo generale in merito

all'abolizione progressiva delle tariffe doganali. In meno di due anni nascevano due nuovi

organismi europei, l'EURATOM e la CEE. I maggiori promotori della nuova iniziativa erano

i federalisti del Belgio, della Germania e dell'Italia. Nel giugno 1955 iniziarono a Messina le

STORIA D'EUROPA ! 50

consultazioni per la messa a punto, che continuarono a Venezia l'anno dopo. Nel 1957 a

Roma venne firmata il trattato costitutivo della nuove comunità e si creava una prima

commissione di nove membri che rappresentava l'esecutivo CEE è una di cinque membri per

l'EURATOM. Venivano istituiti anche gli organi di controllo: un'assemblea parlamentare, il

parlamento europeo e la corte di giustizia della CECA riorganizzata e con poteri più ampi.

Con la creazione della CEE, la liberalizzazione degli scambi veniva allargata a tutti i beni

secondo un calendario che fissava la riduzione dei dazi e dei contingentamenti fino alla loro

completa abolizione. La realizzazione di questi obiettivi comportava la creazione del Fondo

Sociale Europeo, del Comitato Economico Sociale, del Comitato dei Trasporti e del Fondo

per lo Sviluppo. La creazione della CEE fu accompagnata da uno scetticismo generale, anche

da parte americana: l'economia europea era in piena crescita. Un altro dato favorevole per il

Mercato Comune era la maggiore stabilità monetaria mantenuta per tutto il decennio in

Italia, Germania e Francia.

La situazione politica era più complessa: Germania e i paesi del Benelux avevano

ratificato i trattati senza problemi, in Italia i comunisti avevano votato contro, ma le

opposizioni maggiori venivano dalla Francia e dall'Inghilterra. La Gran Bretagna propose la

creazione di una zona di libero scambio nell'Europa occidentale, mantenendo dazi doganali

verso l'esterno: era sostanzialmente un unione doganale. Tra il progetto della CEE è quello

dell'Unione doganale, gli americani si schierarono a favore del primo. L'Inghilterra decise

comunque di realizzare il progetto di libero scambio, che nasce nel 1959 sotto il nome di

EFTA (European free Trade association) e di cui facevano parte Gran Bretagna, Svezia,

Svizzera, Norvegia, Danimarca, Austria e Portogallo. L'Europa era dunque divisa tra chi

voleva raggiungere l'unificazione anche politica e chi voleva solo quella economica. Per De

Gaulle era necessaria una collaborazione tra Stati, senza rinunciare alla propria identità.

L'Europa confederata non sarebbe di facile gestione.

Il mercato comune: il decollo

Il mercato comune, sul piano economico, era un successo superiore alle aspettative; nel

1960 gli scambi europei erano aumentati del 30% e si iniziava ad attirare capitali americani,

danneggiando la Gran Bretagna. Per mediare tra la CEE e l'EFTA il governo americano

proponeva una riforma che trasformava l'OECE in OCSE (Organizzazione per la

cooperazione e lo sviluppo economico). Compito dell'OCSE era coordinare le politiche

STORIA D'EUROPA ! 51

commerciali tra i paesi membri e varare programmi di assistenza per i paesi in via di

sviluppo; oltre ai paesi di CEE ed EFTA comprendeva anche il Canada e l'America. Gli USA

si inserivano nel processo di liberalizzazione europea, con due obiettivi: facilitare il

riavvicinamento e la fusione tra CEE e EFTA e creare le basi per un grande accordo

commerciali. Le posizioni della Gran Bretagna cambiarono vedendo i successi del Mercato

Comune e nel 1961 il primo ministro inglese Mac Millan avanzava la propria candidatura per

entrare nella CEE.

Sulla scelta inglese fu importante la pressione americana, che voleva reinserirsi in un

mercato mondiale dopo la immobilità di Eisenhover. Nel 1962 il congresso americano

approvava il Trade Expansion Act che avrebbe dovuto permettere al mercato europeo e a

quello americano di crescere insieme; il trattato autorizzava il presidente a negoziare con il

Mercato Comune la riduzione delle tariffe doganali americane fino al 50%. L'ingresso della

Gran Bretagna nel MEC e il Trade Expansion Act erano collegati, aspetti della associazione

atlantica che aveva preannunciato Kennedy.

La nuova strategia atlantica

Uno degli obiettivi di fondo della strategia kennediana era la riorganizzazione

dell'alleanza atlantica: essa comportava un chiarimento nei rapporti interni alla NATO tra gli

Stati Uniti e alleati europei, l'adozione di nuove dottrine strategiche e il rafforzamento del suo

potenziale militare. Gli americani avevano installato armi atomiche e tattiche in Europa per

usarle in caso di attacco, ma dovevano chiedere l'autorizzazione al comando generale della

NATO e a quello del paese ospitante il missile. Il programma della NATO nel 1956/1957

fissava in trenta divisioni di prima linea il minimo indispensabile per l'esercito Atlantico, ma la

guerra di Algeria e la crisi londinese avevano sottratto numerose divisioni.

De Gaulle, inoltre, sosteneva che la NATO imponesse una permanente limitazione alla

propria indipendenza politica e militare che sarebbe dipesa dagli USA. Gli europei avevano

delegato la loro sovranità all'America: su questi principi si basa la decisione della Francia di

uscire dalla NATO nel 1966. Tuttavia la Francia continuava a far parte dell'alleanza e a

sostenere gli obiettivi politici.

Per dare soddisfazione governo di Bonn, l'America aveva proposto la creazione di una

forza nucleare integrata basata su una nuova generazione di missili: i Polaris. Il progetto, con

il nome di Forza Multilaterale, mirava a far partecipare gli alleati al controllo delle armi

STORIA D'EUROPA ! 52

nucleari, ma i costi elevati e le difficoltà tecniche non ne permetteranno la realizzazione.

Kennedy adottò la dottrina della "risposta flessibile" che creava una vasta opzione strategica

in modo da rispondere nel modo più opportuno ai vari gradi di pressione politica o di azione

militare avversaria. Vi erano due corollari: il primo consisteva nel rafforzamento delle forze

militari convenzionali, il secondo rimetteva le scelte strategiche nelle mani di un solo centro di

comando. La dottrina provocava critiche in Europa, a causa degli alti costi che dovevano

essere sostenuti in particolare dagli alleati europei, inoltre era evidente che in caso di attacco

russo il teatro di scontro sarebbe stata l'Europa. La strategia centralizzata proponeva un

comando centrale e quindi una completa integrazione in un unico organismo, ma a questa

integrazione si opponeva De Gaulle e la Gran Bretagna. De Gaulle sosteneva che la

disponibilità di un potenziale nucleare sotto il controllo nazionale era un presupposto

irrinunciabile dell'indipendenza della Francia. Nel primo incontro, nel 1961, tra De Gaulle e

Kennedy il presidente americano aveva tentato di persuadere il generale ad abbandonare il

progetto indipendente, assicurando che gli americani avrebbero considerato un attacco

all'Europa come un attacco al proprio territorio; il deterrente nucleare sarebbe stato usato

solo in caso di attacco al territorio americano.

L'Europa degli Stati

Gli anni dal 1961 al 1963 furono fondamentali per i rapporti tra Europa e Stati Uniti.

De Gaulle cercò di cambiare profondamente i rapporti atlantici e di realizzare un'Europa

terza forza sotto l'influenza franco-tedesca. Nel 1961 venne firmato un negoziato tra i membri

della CEE per affrontare i problemi della politica agricola comunitaria: i prezzi dei prodotti

agricoli francesi, italiani e tedeschi erano superiori a quelli del mercato mondiale; l'obiettivo

della Francia era quello di fare del Mercato Comune un luogo privilegiato di commercio di

prodotti della propria agricoltura, ma ciò doveva passare per un accordo in materia di prezzi

agricoli. L'accordo venne firmato nel 1962 e prevedeva una serie di regolamenti

sull'organizzazione dei mercati sul finanziamento comunitario di sussidi alle esportazioni. Il

principio fondamentale era la responsabilità finanziaria collettiva, per cui i paesi che

esportava al di fuori della comunità erano obbligati a sovvenzionare l'esportazione.

Subito dopo si passò alla negoziazione dell'unità politica: per preparare i lavori era stata

costituita una commissione ad hoc, diretta da Fouchet, con il compito di preparare il testo

definitivo del piano di unione. La commissione elaborerà due progetti: la prima bozza

STORIA D'EUROPA ! 53

lasciava aperta la possibilità di creare istituzioni comunitarie, la seconda riduceva l'unione ad

un patto di consultazione a più livelli. I limiti del piano Fouchet erano precisati da De Gaulle

che lasciava trasparire l'intenzione francese di camminare con i piedi di piombo sull'Europa

unita: egli sostitutiva l'idea di un'Europa sovranazionale con una gradatamente confederata

sotto l'influenza francese. Le obiezioni al piano Fouchet venivano dall'Olanda e dal Belgio,

che respingevano un'Europa sotto il controllo francese e chiedevano l'ingresso della Gran

Bretagna. Le richieste inglesi per l'ingresso nel Mercato Comune si rivelarono molto pesanti e

la resistenza di Francia e Germania era molto ostinata: la Gran Bretagna chiedeva tempo fino

al 1970 per adeguarsi alle politiche economiche comunitarie, mentre all'interno del Mercato

Comune si chiedeva un'adeguamento nel giro di un anno. Il rifiuto del piano Fouchet parve a

De Gaulle come una pressione per l'ingresso della Gran Bretagna.

Il veto all'ingresso britannico nel Mercato Comune

Tra inglesi e americani erano in corso trattative per la cessione di un missile americano

di media gittata, lo skybolt, ma per una serie di difficoltà tecniche gli americani offrivano al

governo britannico missili Polaris. Nel corso di un incontro tra Kennedy e Mac Millan nel

1962 venne ufficializzata la cessione dei missili. Per De Gaulle questo accordo confermava

l'intenzione anglo americana di atlanticizzare il mercato comune e l'estensione dell'influenza

americana in tutti i settori europei: nel 1963 De Gaulle annunciava il veto all'ingresso

britannico nel Mercato comune. Al veto gollista aveva contribuito anche la condotta

americana nella crisi di Cuba, dove l'Europa aveva svolto un ruolo secondario.

L'asse Parigi-Bonn

De Gaulle sottolineava l'importanza storica dei rapporti tra Francia e Germania nel

quadro di una concezione europeista: nessuna comunità internazionale sarebbe stata possibile

senza un forte legame franco-tedesco. L'intesa si sviluppò tramite un intenso scambio di

consultazioni tra De Gaulle e Adenauer che portava ad un'affinità di orientamenti. In una

collaborazione Parigi - Bonn, De Gaulle vedeva l'alternativa alla politica atlantica. L'obiettivo

di contrapporre un'Europa carolingia ad una atlantica era irrealistico, in quanto comportava

il distacco della Germania dagli Stati Uniti e sia la coalizione democristiano-liberale che

quello socialdemocratica avevano posizioni filo atlantiche. L'unico frutto della collaborazione

STORIA D'EUROPA ! 54

De Gaulle - Adenauer era la firma di un trattato nel 1963 che decadde con il successore di

Adenaeur, Erhard.

13. DALL'EUROPA FEDERALISTA ALL'EUROPA DELLE PATRIE

Gli anni Sessanta

La fine del guerra fredda e l'inizio della distensione produssero effetti solo nel decennio

successivo: da bipolare il mondo diventa policentrico, i blocchi costruiti sull'URSS e su gli

USA sono indeboliti dalla proliferazione dei soggetti internazionali, dovuta alla

decolonizzazione e dalle tendenze centrifughe che si sviluppano all'interno dei blocchi stessi.

In Europa si conferma una situazione di stabilità politica, che nella seconda metà degli

anni anni Sessanta cambia per una serie di tensioni sia interne che internazionali: l'episodio

più importante è il colpo di Stato in Grecia con cui si instaura il regime militare dei

"colonnelli" che forniva un punto di riferimento per la destra europea e si dichiarava

anticomunista. All'episodio greco si aggiunge la guerra dei sei giorni tra arabi e israeliani,

vinta da Israele, che portò anche a conseguenze europee come la divisione dei partiti politici

tra favorevoli e contrari al mondo arabo. Altri episodi furono gli scontri tra francofoni e

valloni, la contesa di Gibilterra tra Spagna e Gran Bretagna e quella greco-turca per Cipro.

Sul piano interno le vecchie alleanze politiche sono in difficoltà e c'è l'esigenza di nuovi

equilibri. Sul piano sociale si verifica un fenomeno di attenuazione delle differenze di classe e

l'allargamento e il consolidamento del ceto medio: la presenza di una classe media costringe i

partiti a modificare i propri programmi e le politiche di governo tendono ad uniformarsi ad

un modello comune, in particolare ciò riguarda i servizi sociali che accrescono. Dal processo

di omogenizzazione politica che porta alla formazione di alleanze di centro sinistra, nasce la

nuova sinistra che si pone su posizioni più politicizzate e nega la collaborazione con partiti

moderati e sinistra storica.

Dal capitalismo al consumismo

Lo sviluppo dell'economia europea continuerà nel decennio successivo, ma a tassi più

contenuti con periodi di stagnazione produttiva. In Italia si manteneva una differenza

produttiva e tecnologica tra nord e sud del paese, ma la produttività aumentava e i prodotti

STORIA D'EUROPA ! 55

italiani erano competitivi nel settore automobilistici, elettrodomestico e meccanico. Inoltre si

verifica un trasferimento di manodopera dalle campagna. In Germania si arriva ad un

surplus monetario,che porterà ad una serie di rivalutazione del marco, ma lo sviluppo del

mercato comune assicura a tutti la stabilità monetaria. Nel complesso il MEC aveva portato

grossi benefici, mentre la Gran Bretagna era costretta a mettere una sovrattassa sulle

importazioni e svalutare la sterlina. Il rallentamento dei tassi di sviluppo è da considerare in

rapporto all'aumento del costo del lavoro e a quello dei consumi. Considerando l'aumento dei

prezzi, crescono anche i salari e la condizione dei lavoratori europei si trasforma e la lotta di

classe si attenua in favore di quella corporativa in cui ciascuna categoria cerca di strappare le

condizioni salariali più vantaggiose. In Italia e in Francia, dove l'attività sindacale è più

politicizzata i sindacati assumono una posizione più autonoma.

RFT: da Bad Godesberg alla grande coalizione

L'atlantismo e l'economia sociale di mercato erano le scelte che avevano permesso il

successo di CDU-CSU negli anni cinquanta. Mentre Adenauer abbandonava l'atlantismo a

favore di una concezione gollista dell'Europa come terza forza, l'opposizione social-

democratica abbandonava il neutralismo e si convertiva alla politica kennediana. La SPD

mirava a trasformarsi in partito di tutto il popolo, abbandonando ogni influenza marxista; dal

punto di vista economico venivano sottolineati come essenziali la libera concorrenza e la

libera iniziativa. Dal documento approvata al congresso di Bad Godesberg usciva il modello

di una società democratica fondata su una filosofia solidarietà, pragmatica e riformatrice.

L'ispirazione neutralista in politica estera veniva abbandonata in favore di una scelta

europeistica che si allineava alle posizioni della CDU. L'ascesa della SPD era favorita anche

dagli scandali che colpirono la CDU in quegli anni: il più clamoroso fu quello che vede

coinvolto il ministro della difesa Strauss che, in seguito ad alcune dichiarazioni di una rivista

di Amburgo, fa perquisire il giornale e arrestare il direttore. Lo scandalo provocò il rimpasto

del governo. Ad Adenauer succederà Erhard, teorico di un nuovo modello sociale che

prevedeva una società unitaria in cui i vari gruppi sociali si integravano in vista di un obiettivo

comune. Nel 1965 termina la cancelleria di Erhard e inizia la grande coalizione tra SPD e

CDU: l'alleanza comporta la rinascita del NPD neonazista che. Importa un rafforzamento

dell'alleanza tra socialdemocratici e cattolici. Per contenere la recessione viene attuato un

programma di spese pubbliche per incoraggiare la ripresa e una politica creditizia più liberale

STORIA D'EUROPA ! 56

che puntava a mantenere la stabilità dei prezzi: la crescita riprendeva nel 1968. Per SPD la

grande coalizione era la prima esperienza governativa e dovette approvare le leggi speciali che

davano potere eccezionale al governo in caso di emergenza e che aveva sempre respinto

all'opposizione. L'alleanza SPD e CDU provocò il timore di una svolta autoritaria e

incoraggiò la nascita dell'opposizione parlamentare e del movimento di contestazione. Alle

elezioni del 1969 i socialdemocratici si allearono con i liberali e costrinsero la parte cristiano

democratica a passare all'opposizione. Durante la grande coalizione il maggior merito della

SPD fu quello di creare nuove aperture per la politica estera tedesca e grazie all'attivismo di

Willy Brandt venivano gettate le basi dell'Ostpolitik che riattivava le relazioni con la

Germania dell'Est e creava le condizioni per un riavvicinamento tra le due Germanie.

Italia: gli anni del centro-sinistra

Gli anni cinquanta erano stati di transizione tra il quadripartito DC-PSDI-PRI-PLI e il

centro sinistra. Le elezioni del 1953 toglievano la maggioranza alla DC e aprivano un periodo

di instabilità. Le correnti più conservatrici della DC volevano spostarla a destra sfruttando

l'appoggio dei monarchici, dei liberali e dei neofascisti; mentre le forze più riformiste, guidate

da Fanfani, puntavano ad un accordo con il PSI. Anche il partito socialista era diviso tra

coloro che volevano collaborare con il PCI e i seguaci di Nenni che erano aperti ad un contro

con la DC C. Il PCI rimaneva politicamente isolato e doveva fare i conti con la crisi interna

provocata dal processo di destalinizzazione. Momenti di rottura per l'accordo tra PSI e Dc

furono il governo Tambroni vicino ai neofascisti e la rottura tra PSI e PCI dovuta ai fatti

d'Ungheria. A far cadere le ultime titubanze fu nel 1963 la posizione della Chiesa che con

Giovanni XXIII adottò una politica più liberale e ecumenica. La nuova coalizione si

presentava con molte riforme: la nazionalizzazione dell'industria elettrica, la pianificazione

economica, la scuola media obbligatoria e la riforma per l'agricoltura. Nonostante alle

elezioni del 1963 i comunisti aumentarono i voti, dovevano fronteggiare una crisi interna

dovuta ai nuovi giovani: da una parte Ingrao voleva adottare una strategia di lotta che

sfruttasse le masse e permettesse una dialogo più ampio tra le varie componenti; dall'altra

Amendola puntava su una coalizione che avesse obiettivi comuni e che permettesse di

migliorare la condizione operaia. Nel 1964 muore Togliatti e il PCI decideva di pubblicare il

memoriale di Yalta in cui il leader criticava le dure posizioni dell'URSS e la scarsa tolleranza

che si era avuta verso la Cina: i comunisti italiani avevano appoggiato la politica di Chruscev

STORIA D'EUROPA ! 57

ma erano in disaccordo con la condanna ai cinesi. Fino alla metà degli anni Sessanta il PCI

aveva assunto posizioni di attesa e la coalizione di centro sinistra si dichiarava anti comunista,

con la mira di ridimensionare il PCI. La recessione del 1963 costrinse il governo ad adottare

misure limitative e aumentò la disoccupazione: i socialisti non seppero opporsi alle decisioni

della DC e ciò provocò una scissione all'interno del partito, da cui si staccò l'ala più sinistra

che diede origine al PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria). Alle elezioni del

1966 il PSI si unisce al PSDI, ma l'unione falliva nel giro di tre anni. Il generale fallimento del

centro sinistra apriva un'altra fase di instabilità, che privilegiò il PCI.

Francia: il gollismo al potere

Nel 1962 i francesi votavano sia per l'elezione del Presidente della Repubblica che per la

nuova Camera. Le due votazioni erano collegate, in quanto De Gaulle fece cadere il governo

perché questo non accettava la sua scelta di far votare il popolo il Presidente, perché ciò non

era previsto dalla costituzione.

Alle elezioni il PCF veniva ridimensionato al 20% e alla morte di Thorez nel 1964

succedeva Rochet. Fino al 1963 il PCF rimaneva isolato e solo la successiva collaborazione

con i socialisti di PSU e SFIO gli permetterà di uscire dall'isolamento. Anche nella SFIO c'era

aria di crisi, così che il partito più vivace si dimostra essere il PSU. Gollisti e comunisti

occupavano la scena completamente. Il partito gollista si propone come un partito diverso

dagli altri, non ha un'ideologia e possiede un ottimo uso dei messi di comunicazione; copre un

vasto arco politico perché raccoglie gli elettori del centro destra ma apre anche alla sinistra; si

identifica in De Gaulle, che però non gli da un investitura particolare e pertanto è destinato a

sopravvivere alla sua scomparsa. Gli anni del gollismo sono caratterizzati da una grande

vivacità di dibattiti con le forze vive, che sono i sindacati, le organizzazioni professionali e i

club. Il primo segno di ripresa della sinistra democratica avveniva nel 1965 con la creazione

della Federation de la gauche democrate et socialiste tra la SFIO e i radicali di sinistra, sotto

la leadership di Mitterrand. Candidati alla presidenza della Repubblica nel 1965 erano

Mitterrand, De Gaulle e il cattolico Lecanuet, ma vinse De Gaulle al ballottaggio con

Mitterand. Alle elezioni del 1967 aveva inizio la terza legislatura della Quinta Repubblica che

venne interroga dal Maggio Francese.

STORIA D'EUROPA ! 58

De Gaulle voleva dare nuovi orientamenti alla politica estera degli anni Cinquanta; i tre

temi fondamentali erano: la questione algerina, i rapporti con gli USA e la politica

comunitaria. Con il rifiuto all'annessione della Gran Bretagna alla CEE, De Gaulle aveva già

concluso la sua battaglia di alternativa all'atlantismo. Nel 1960 tutti i paesi africani francesi

ottennero l'indipendenza, ma vennero mantenuti gli aiuti economici e i rapporti culturali: in

questo modo la Francia era il paese che destinava al terzo mondo il maggior numero di aiuti.

L'offensiva contro gli Stati Uniti continuava e De Gaulle proponeva per il Vietnam la

neutralizzazione del paese. Sui rapporti atlantici la Francia continuo la sua politica di

autonomia e intrecciò relazioni anche con l'URSS, ma i governati sovietici non tenevano

conto delle proposte francesi. Dopo il 1963 la Francia cominciò a ostacolare gli investimenti

americani nel Mercato Comune, e accusava la grande industria d'oltreoceano di controllare

l'economia europea. Nel 1965 la Francia accusava l'America di voler imporre in Europa la

supremazia del dollaro e voleva il ritorno alla valuta aurea come mezzo esclusivo di

pagamento internazionale, in questo modo si ristabiliva la posizione del capitale americano in

Europa.

Gran Bretagna: il socialismo scientifico di Harold Wilson

Nel 1964 i conservatori sono costretti a cedere il potere ai laburisti. I conservatori

avevano mantenuto le strutture del welfare state ma senza migliorarle. Quando nel 1962 il

primo ministro conservatore Mac Millan approvò una serie di provvedimenti per rinnovare le

strutture sociali, ma era troppo tardi: i prezzi iniziarono a salire e anche la disoccupazione.

Un altro scontro si svilupperà nel 1965 con il problema dei poteri alla Commissione della

CEE: attorno alla commissione si era costruito un efficiente apparato amministrativo che

poteva essere il nucleo di un futuro esecutivo europeo. L'allargamento delle funzioni della

commissione aveva provocato la reazione della Francia. L'occasione di scontro fu data dalla

presentazione di un pacchetto di proposte relative al finanziamento del fondo comune per

l'agricoltura europea e la commissione doveva essere finanziata dai dazi doganali e in tal

modo avrebbe avuto risorse proprie. Il governo francese respinse le proposte della

commissione e poneva le condizioni per il rientro francese nella comunità: il ruolo della

commissione doveva essere ridimensionato. La Francia otteneva il riconoscimento delle sue

tesi e respingeva per la seconda volta la domanda di ammissione della Gran Bretagna. Dopo

la terza sconfitta consecutiva dei laburisti si aprì all'interno del partito un autocritica: al

STORIA D'EUROPA ! 59

l'ottimismo tradizionale si sostituì la consapevolezza dei cambiamenti che si erano verificati

nella società e si comprese la necessità di rafforzare l'organizzazione del partito, adottando

una linea che puntasse al consenso della classe media. Nel 1963 il leader laburista moriva e gli

succedeva Harold Wilson: un sostenitore della politica di programmazione che assicurasse

allo stato un ruolo di direzione. Egli creò un nuovo ministero per gli affari economici che

doveva essere il motore della programmazione e un ente per la ricostruzione (IRC) simile

all'IRI italiano, ma ne l'uno ne l'altro dei due organismi diedero i risultati sperati. La,politica

di difesa della sterlina andò a scapito dello sviluppo economico per cui il governo laburista

aveva creato il proprio programma. Nel 1967 Wilson fu obbligato a svalutare la sterlina e fare

una serie di misure deflazionistiche e ciò rafforzò la moneta e eliminò il deficit della bilancia,

nonostante provocò malcontento e conflittualità sindacale. Gli anni del governo di Wilson

furono importanti soprattutto per la vasta legislazione sui diritti civili: nel 1964 venne abolita

la pena di morte, nel 1967 legalizzato l'aborto, liberalizzata la legge sul divorzio e soppressa la

censura teatrale. In politica estera la Gran Bretagna perseguì gli obiettivi della

decolonizzazione graduale e instaurò uno stretto rapporto con gli Stai Uniti nell'ambito

dell'alleanza atlantica. Tra il 1951 e il 1964 la politica coloniale dei governi conservatori segui

tre fasi: la prima creava tra gli ex territori coloniali e la madrepatria un rapporto di

partnership basato sul Commonwealth; la seconda arginava spinte autonomiste e la terza è la

fase del ritiro definitivo con la successiva decisione della Gran Bretagna di chiedere

l'ammissione alla CEE.

Un tentativo di mantenere l'influenza britannica in Africa si ebbe con la creazione della

Federazione dell'Africa centrale, ma ebbe vita difficile fino al suo scioglimento nel 1963.

Sul ruolo della politica atlantica i governi conservatori e laburisti erano concordi nel

collaborare con gli USA e tale posizione si manterrà anche negli anni della guerra del

Vietnam quando Wilson si dimostrerà solidale con gli americane.

Nel 1970 il ritorno al potere dei conservatori di Heath, che coincideva con la decisione

francese di abbandonare il veto sul l'ingresso della Gran Bretagna nella CEE, costituì il punto

di svolta e finalmente si arrivò alla firma dell'atto di adesione e all'ingresso ufficiale della Gran

Bretagna nella comunità a partire dal 1973.

14. IL '68: ANNO DI RIVOLUZIONI MANCATE

Le origine della nuova sinistra

STORIA D'EUROPA ! 60

Il '68 è per l'Europa l'anno di due rivoluzioni mancate: quella del maggio francese e

quella della primavera di Praga. Le due rivoluzioni sono una risposta alle forme di

autoritarismo: quello di una società avanzata in cui le libertà sono limitate da un sistema di

organizzazione del lavoro repressivo e quello che nasce da un regime in cui la democrazia è

negata perché manca il pluralismo politico. I fatti cecoslovacchi provengono dal processo di

destalinizzazione, mentre la rivoluzione di maggio francese all’espressione di una nuova forza

politica, la nuova sinistra.Allora nuova sinistra nasce tra la fine degli anni 50 nelle società a

capitalismo avanzato, è un movimento extra parlamentare che si sviluppa in tutti paesi

dell’Europa occidentale, legato anche un processo di crescita economico e sociale: primo

elemento di questo processo la diversificazione dei consumi, seguito dalla dilatazione del ceto

intellettuale e la trasformazione ideologica dei partiti di sinistra.Negli anni 50 si manifestano

cambiamenti nello stile di vita degli europei e gli individui tendono a ritagliarsi spazi di

libertà. La generazione dei giovani si fa portatrice del rinnovamento e contesta l’industria

moderna che subordina l’individuo alla produzione. Una delle conseguenze del benessere è la

moltiplicazione della popolazione studentesca, Incoraggiata dalla totale abolizione delle tasse

dalla disponibilità di borse di studio. Le università diventano un punto di incontro per le

masse giovanili. Nasce il fenomeno del giovanilismo, dove i giovani sono portatori di valori

diversi da quelli delle altre classi di età. Tutto concorre a politicizzare le Università fino a farle

diventare centro di dibattito. Il movimento studentesco si colloca in una posizione

contestatrice nei confronti del potere in tutte le sue forme: nasce si sviluppa nelle università e

si impegna per la trasformazione delle strutture amministrative universitaria il rapporto tra

studenti e docenti. Parallelamente svolge una funzione contestatrice anche nelle piazze in

concorrenza ai partiti tradizionali; negli anni 60 I partiti della sinistra assumevano indirizzi

più moderati I programmi revisionisti per adeguarsi una società mutata. Sia Italia che in

Francia l’appartenenza al partito comunista è vista come un fattore di garanzia per gli operai

e non come un punto di riferimento per le iniziative rivoluzionarie; I sindacati diventano

sempre più autonomi nei confronti del partito l’area rivoluzionaria viene coperta dalla nuova

sinistra. La filosofia dei movimenti giovanili conduce a un’alleanza contro il sistema capitalista

e a diffidenza verso le strutture partitiche quindi contesta sia il modello del comunismo

sovietico che i modelli di organizzazione della classe lavoratrice proposti dai partiti comunista

occidentali. Ad accrescere la forza della nuova sinistra contribuisce anche il movimento per i

diritti civili negli Stati Uniti e l’azione pacifista condotta dagli studenti per le guerre in Asia in

Sudamerica e il conflitto del Vietnam. La guerra del Vietnam vista come espressione della

STORIA D'EUROPA ! 61

volontà di dominazione degli Stati Uniti come lotta per l’indipendenza dei popoli diseredati

dal terzo mondo. Il comunismo offre ancora modelli che interpretano le istanze

rivoluzionarie, come il comunismo cinese e quello della guerriglia sudamericana. In Francia il

movimento di protesta per il Vietnam unisce tutte le forze della nuova sinistra al di fuori dei

partiti tradizionali e in competizione con il partito comunista francese. In Germania

comporta la costituzione dell’opposizione extraparlamentare APO in competizione con la

coalizione CDU-SPD. Berlino fu il centro della protesta, che vide come leader Rudy

Deutschke uno dei teorici della rivoluzione culturale. In Inghilterra il conflitto del Vietnam

offrì l’occasione per il rilancio del movimento di massa che vide un’importante partecipazione

giovanile, ma che fece fatica ad allargarsi ad altri ceti sociali. In Italia la nuova sinistra

fiancheggiata all’inizio dai partiti storici di sinistra mantenne rapporti con la classe operaia.

Dal 1961 al 1965 si dedicherà alla produzione dei “Quaderni Rossi”, per studiare i problemi

della fabbrica e del sindacato. La protesta contro il Vietnam si intreccia con il movimento di

contestazione globale e portò a una serie di occupazioni negli atenei del paese: nascevano

gruppi marxisti, come il partito comunista d’Italia e l’unione dei comunisti italiani, ma ebbero

vita breve.

Il maggio francese

L’azione della nuova sinistra in Francia si svolgerà sul piano della protesta, Senza

conseguenze politiche. Il maggio francese È il momento di maggior risonanza per

l’affermazione della nuova sinistra europea. Dopo le elezioni del 1967 il regime gollista dava

segni di difficoltà. In politica estera l’Europa franco-tedesca rimaneva affidata a un impegno

di consultazioni fra Parigi e Bonn, mentre rapporto tra Stati Uniti e RFT si è rafforzato;

nonostante ciò la maggioranza dei francesi era soddisfatta della politica estera. Negli anni del

gollismo l’economia si espanse e l’apparato produttivo si modernizzò, ma la condizione

sociale e economica dei lavoratori non migliorava provocando delusione malcontento. Le

elezioni confermavano l’opposizione della sinistra che convergevano verso una strategia

comune: il regime di De Gaulle manteneva una base di consenso sufficiente ma il benessere si

diffondeva nel paese. Inizialmente il maggio francese appare slegato dalla situazione generale,

come un moto di ribellione verso sistema: la protesta studentesca entra nel vivo il 2 e il 3

maggio quando viene chiusa la facoltà di lettere di Nanterre la polizia entra alla Sorbona. Il

12 maggio gli scontri tra studenti e polizia vengono seguiti da una manifestazione: Gli

STORIA D'EUROPA ! 62

studenti sono affiancati dai sindacati e dalla sinistra politica; I comunisti cambia

atteggiamento e si affianca la movimento di protesta sfruttando la dinamica a beneficio della

classe operaia. Dalla metà alla fine di maggio la rivoluzione studentesca si trasforma in crisi

sociale politica: Il 17 maggio lavoratori entrano in sciopero nei giorni seguenti occupano le

fabbriche; il governo del ministro Pompidou È colto di sorpresa e cerca di venire a patti con i

sindacati. Il 24 maggio De Gaulle parla il francese chiedendo ritorno al lavoro e

ristabilimento della normalità, intanto il governo contatta con i sindacati l’aumento dei salari

che viene rifiutato dai lavoratori. La conseguenza è la caduta del governo e quindi del regime:

I partiti nella sinistra democratica lanciano la proposta di un governo provvisorio che

dovrebbe sostituire quello in carica, ma il 30 maggio decolla comunica che il governo resterà

al potere l’assemblea nazionale verrà sciolta per le nuove elezioni. Il 23 al 30 giugno le lezioni

decretano il trionfo di de Gaulle e la sconfitta della sinistra storica, solo il PSU riporta un

significativo successo. La contestazione del maggio rientrata, In realtà non aveva avuto mai

possibilità di esistere perché mancava il progetto politico e i partiti di sinistra non avevano

saputo valorizzare l’occasione. Il successo dei gollisti era il frutto della convergenza di forze

eterogenee che volevano il ripristino dell'ordine del sistema, ma che non sempre

condividevano la visione politica di De Gaulle. Un anno dopo De Gaulle indice nuovo

referendum letterale e sulla riforma del Senato: alla vigilia del referendum annunciò le sue

dimissioni da presidente se risultati non fossero stati favorevoli. I progetti di riforma erano

respinti e De Gaulle abbandonava l’Eliseo.

Il policentrismo nel blocco comunista

Alla caduta di Chruschev nel 1964 aveva contribuito la crisi di Cuba e un esperimento

di direzione collettiva. Del nuovo gruppo dirigente facevano parte Breznev, segretario del

partito, Kosygin,che assunse la presidenza del Consiglio, Mikojan, Suslov e Podgorny, che

diventava Presidente della Repubblica. Dopo il congresso del 1966 Kosygin e Breznev

emergevano come figure fondamentali e pochi anni dopo rimase solo Breznev, che adottò una

politica di conservazione e stabilità opposta a quella di Chruscev. In politica economica

veniva restituito il potere agli organi centrali del partito, favorita l’industria pesante

soprattutto quella dell’acciaio e liberalizzata l’agricoltura per incentivare la produzione.

Continuava a crescere la produzione bellica, grazie anche all’aumento delle spese militari: la

costruzione della flotta voleva evitare ritirate come quella di Cuba. I risultati non furono dei

STORIA D'EUROPA ! 63

migliori poiché i paesi sostenuti dall’URSS in Medio Oriente furono sconfitti da Israele.Il

conflitto tra URSS e Cina a partire dal 1963 si spostò sulle rivendicazioni territoriali, Che

comportarono una serie di incidente di frontiera dopo che il potere cinese enne affidato a

Mao. Nell’inverno del 1969, dopo violenti scontri, i dirigenti sovietici consideravano le

conseguenze politiche che la presenza militare in Asia avrebbe portato nei rapporti con

l’accidente; ma le preoccupazioni maggiori erano quelle ideologiche in quanto il blocco delle

relazioni con Mosca avrebbe indebolito l’unità politica del mondo comunista. Nell’Europa

orientale cestino una revisione dei rapporti con i paesi alleati, che acquisivano maggiore

autonomia nella politica interna. Fenomeno comune nei paesi del blocco comunista è il calo

della tensione ideologica. Negli anni 60 ai governi nazionali viene lasciata una maggiore

libertà nelle scelte dello sviluppo produttivo, Ma ciò non impediva situazioni di crisi politica

all’interno del blocco. Il conflitto cino-sovietico indebolisce leadership sovietica e allora che

margini di autonomia dei satelliti: la Cina è un polo di riferimento nel mondo comunista. Di

questa situazione approfitta la Romania che accentua la sua indipendenza dall’URSS. La

Romania è in arretrato nei programmi di sviluppo e l’antisovietismo si vede nei suoi dirigenti,

in particolare Ceausescu. Il governo rumeno chiede una maggiore indipendenza nazionale e

approfittando del conflitto cino-sovietico intreccerà rapporti politici commerciali con la Cina.

Nel corso del 1968 il dissenso romeno si manifesterà al momento della crisi cecoslovacca con

il rifiuto di partecipare all’occupazione del paese e con una condanna all’azione sovietica. Il

conflitto con la Cina provocherà una divisione tra paesi ortodossi e quelli revisionisti: romeni

jugoslavi e italiani sono contrari alla condanna della Cina in nome della libertà dello stato di

adattare alle sue esigenze le forme e i metodi del socialismo. È questa la tesi formulata da

Togliatti nella dottrina del policentrismo, che nell’aprile del 1964 il comitato centrale del

partito comunista russo riconfermerà. La conferenza voluta da Mosca avrà un successo

parziale in quanto i revisionisti si rifiutarono di sottoscrivere le dichiarazioni assumendo per la

prima volta una posizione distaccata da Mosca.

La primavera di Praga

Gli anni 60 in Polonia segnavano un periodo di stagnazione politica civile e mancava

quel processo di liberalizzazione chiasso dagli ambienti intellettuali. Incoraggiata dal governo

di Gomulka riemergeva una propaganda antitedesca che mirava a distrarre l’opinione

STORIA D'EUROPA ! 64

pubblica dall’apertura verso l’Occidente. Il governo si trovava sempre più isolato e il

malcontento era diffuso.

Nella vicina Cecoslovacchia il comunismo troverà la forza per un rinnovamento che

doveva creare un nuovo modello di società comunista. A partire dal 1963 il primo segretario

del partito comunista cecoslovacco, Novotny, aveva iniziato un esperimento di

liberalizzazione che gettare le basi per le nuove aperture. L’economia non riusciva a superare

la condizione di stagnazione e ciò ebbe riflessi sul tenore di vita della popolazione. Il tutto

contribuì a dare alle forze di rinnovamento una base di consenso che andava al di là dei

gruppi di elite e trovava eco nel partito comunista. Il partito comunista vantava una

tradizione di democrazia che emerse nel 1967 con la formazione di due correnti un’ortodossa

che faceva capo a Novotny e una innovatrice che si formava attorno a Dubcek: quest’ultima

diventa il punto di riferimento per le forze di rinnovamento. Nel gennaio 1968 Novotny era

costretto a dimettersi dal vertice del PCC e dalla presidenza della Repubblica. Dubcek viene

eletto segretario e il generale Svodoba Presidente della Repubblica. Essi tornano alla

concezione originaria del socialismo come espressione nella personalità individuale. Il

programma prevedeva la partecipazione di altri partiti non comunisti, l’abolizione della

censura, Il diritto di sciopero È una serie di riforme economiche e amministrative. Il regime

rimaneva comunista ma la restaurazione creava le condizioni per un modello di società

diversa da quello degli anni sovietici. Tutto ciò crea preoccupazioni degli altri governi

dell’Europa orientale, in particolare dai polacchi e tedeschi. Nella prima fase del processo di

liberalizzazione cecoslovacca, l’URSS si è tenuta in una posizione di neutralità ma ben presto,

temendo che il moto sfuggisse dalle mani dei promotori, decise di interrompere l’esperimento

con una serie di pressioni appoggiate dai tedeschi e dai polacchi. I dirigenti di Praga

respingono le richieste rosse e il 21 agosto le truppe sovietiche occupavano il paese senza

incontrare resistenza con l’intento di salvare le conquiste del socialismo. Mosca negozia con I

dirigenti cecoslovacchi una serie di condizioni che annullava le libertà conquistate nella

primavera di Praga: a garanzia del rispetto delle condizioni le truppe sovietiche sarebbero

rimaste in Cecoslovacchia. Nell’aprile 1969 Dubcek venne sostituito con Husak, favorevole a

una politica di compromesso con Mosca. L’intervento sovietico a Praga suscitò una protesta

in tutta Europa: la sinistra europea denunciava la violenza commessa contro la libertà di

cercare nuovi modelli di organizzazione politica; particolarmente accesa sulla protesta del

PCI che era favorevole a cercare una terza via a cui l’esperienza di Praga aveva dato una

prima espressione.

STORIA D'EUROPA ! 65

15. VERSO UN MONDO MULTIPOLARE

Bipolarità militare e multipolarità politica

L’elezione del presidente Nixon nel 1968 incideva con l’inizio del nuovo corso della

politica estera americana. La società americana si trovava divisa fa una minoranza di sinistra

che si batteva per la rifondazione della società in nome del pacifismo e una maggioranza che

rimaneva fedele alla prospettiva dello sviluppo e del benessere illimitati. La guerra del

Vietnam si sovrapponeva a questo conflitto: alle tensioni prodotte dallo scontro razziale si

sommavano quelle della resistenza alla guerra. Per restaurare la pace il governo americano

decise di porre fine alla guerra nel Vietnam, ma ciò determinava importanti cambiamenti che

riguardavano sia i rapporti tra le superpotenze che quelli con il resto del mondo. Secondo un

saggio scritto dal segretario di Stato Kissinger si delineava la dottrina della bipolarità militare

e della multilateralità politica: la forza militare e influenza politica erano diventati

indipendenti, la potenza militare non conferiva potenza politica e quella politica non

sussisteva dalla prima. USA e URSS rimanevano gli attori principali della scena mondiale,

ma accanto a loro agivano altri soggetti internazionali. Riducendo il ruolo delle superpotenze

il multipolarismo minacciava di aumentare l’instabilità internazionale, ma se le grandi

potenze rischiamo di perdere il controllo all’interno delle zone di influenza così si rafforzava il

loro interesse alla collaborazione. Inoltre USA e URSS erano incentivate a un accordo

generale che desse stabilità.La prima delle trattative È quella sul Vietnam che veniva

condizionata da Mosca: la trattativa si apriva a Parigi nel 1969 tra Stati Uniti, Vietnam del

Nord e Vietnam del sud e fronte deliberazione Nazionale e si concludeva nel 1973 con il

completo ritiro delle truppe americane. L’accordo prevedeva il cessare delle ostilità e la

riunificazione dei due Vietnam con mezzi pacifici, ma in realtà permetteva all’America di

uscire dal conflitto nonostante continuò ad inviare aiuti economici al governo sud-vietnamita

fino a quando crollerà.

Il risultato delle trattative del disarmo tra Est e Ovest iniziate negli anni 50 era

raggiunto solo nel 1963 con il trattato di Mosca, con cui Gran Bretagna, Stati Uniti, unione

sovietica rinunciavano agli esperimenti nucleari nell’atmosfera. Inoltre veniva installato un

“telefono Rosso” tra Washington e il Cremlino per permettere ai capi dei due paesi di

consultarsi sui possibili incidenti per una guerra atomica. Nonostante questi accordi gli

STORIA D'EUROPA ! 66

arsenali delle due superpotenze continuarono a crescere, ma qualità e quantità erano diverse

tra loro.

L’accordo del SALT I mirava a congelare la parità nucleare; i negoziati si concludevano

nel 1972 con la firma del trattato che prescriveva la composizione della forza missilistica delle

due potenze sia in numero di ordigni che in tipo di mezzi. Il trattato confermava la volontà

dei due paesi di assicurare condizioni di equilibrio in modo da rendere impossibile una guerra

atomica. Nixon riconosceva all’URSS lo status di grande potenza mondiale al pari degli Stati

Uniti. I due capi di Stato, a conclusione dei loro incontri, sotto scrivevano una dichiarazione

in cui esprimevano una collaborazione indefinita nel tempo e confermavano l’intenzione di

evitare confronti militari per mantenere la pace della comunità internazionale. Il nuovo corso

dei rapporti tra Washington e Mosca venne seguita dagli alleati degli Stati Uniti con

sentimenti di approvazione e di sospetto. L’Europa era cresciuta in potenza economica e ora

voleva una sfera di responsabilità, pertanto si prospettava un ridimensionamento degli

impegni americani in Europa. Anche l’America sentiva l’urgenza di diminuire il peso dei

propri impegni europei, tanto che si andava diffondendo la sensazione che il processo di

integrazione economica del mercato comune europeo si stesse svolgendo in senso contrario

agli interessi americani minacciando i propri prodotti. Ne era un segno la debolezza del

dollaro: Nell’estate del 1971 il governo americano decise di abolire la convertibilità del dollaro

e ciò corrispose a una svalutazione della moneta ponendo fine a un’epoca di stabilità. Ciò che

suscitò le reazioni degli europei fu l’adozione di una soprattassa del 10% sulle importazioni

decisa per proteggere i produttori americani: la conferenza dell’Aja, per il rilancio del

processo di integrazione, Avveniva solo per iniziativa europea tra l’indifferenza degli

americani che cercavano una precisa difesa dei propri interessi.

La conferenze dell’Aja e il rilancio europeo

Nel 1969 sì riunisce all'aia la conferenza dei capi di Stato della CEE con lo scopo di

operare un rilancio della comunità europea. Nell'aprile 1965 era stato firmato a Bruxelles un

trattato che prevedeva la fusione delle tre comunità esistenti: CECA, EURATOM e Mercato

Comune. Il 1 luglio 1968 vengono abrogati tutti i diritti doganali all'interno della comunità e

viene adottato una tariffa esterna unificata. Nel 1967 era stata rifiutata la richiesta di adesione

della Gran Bretagna e nel 1968 la crisi francese aveva inciso sulle strutture della comunità.

Con il progressivo estraniarsi degli Stati Uniti dalla politica europea sì avvertiva in modo

STORIA D'EUROPA ! 67

crescente la mancanza di una politica estera comune ai vari paesi europei. Nell'ultimo anno

della permanenza di De Gaulle al potere si sono manifestati segni di un cambiamento nella

politica francese. Con la conferenza dell'Aja si è arrivati a decidere che la comunità dovesse

compiere un passo in avanti: la Francia abbandonava il vetro la domanda di ammissione della

Gran Bretagna e dopo le elezioni inglesi che riportavano i governi conservatori al potere

iniziavano i negoziati per l'ingresso della Gran Bretagna, dell'Irlanda, della Norvegia e della

Danimarca. La più importante decisione fu quella di proseguire nella strada dell'unione

economica monetari. L'obiettivo era quello di arrivare nel 1980 ad adottare una moneta

comune europea. Rimaneva comunque al di fuori ogni progetto di unione politica, che veniva

rinviato dopo l'ingresso della Gran Bretagna.

L'eredità di De Gaulle: da Pompidou a Giscard

Il 1968 aveva messo in crisi lo schieramento politico francese, in particolare la sinistra: il

partito comunista si trovava sempre più isolato: alle elezioni del 1969 la sinistra si presentava

con quattro candidati: il PCF presentava Duclos, la SFIO presentava Defferre, il PSU

nominava Rocard e l'estrema sinistra Krivine; i partiti di centro invece si trovavano unanimi

nel votare Pompidou, continuatore della politica di De Gaulle. Pompidou vinceva al primo

turno elettorale e presidente del consiglio diventava Delmas, aperto una politica di riforme in

nome di una società tecnocratica.

Dopo la conferenza dell'Aja la politica estera francese si svilupperà dosando elementi di

novità e tradizione. Il presidente Pompidou confermerà la linea di indipendenza atlantica

della Francia ispirerà la politica rispetto dell'autonomia degli Stati e a difendere gli interessi

nazionali francesi, in particolare quelli agricoli. Continuerà la collaborazione con la

Germania e la politica di amicizia verso l'URSS. Il programma del governo nell'autunno del

1969 prevedeva la liberalizzazione dell'informazione, un piano di decentramento territoriale

amministrativo, e la realizzazione di una vasta autonomia regionale che era differente da

quella italiana perché si limitava agli aspetti economici e amministrativi escludendo quelli

politici. Sul piano sociale venivano introdotti una nuova regolamentazione dei contratti

collettivi più favorevole agli operai dell'industria. Alla fine del 1971 l'azione del governo

incontra una serie di difficoltà, dovute anche ad una serie di scandali che non risparmiarono

nemmeno il presidente del consiglio. Nel 1972 Delmas viene sostituito con Messmer e ciò

permise a Pompidou di assumere una più diretta responsabilità nella conduzione del governo

STORIA D'EUROPA ! 68

e di imprimere alla sua azione un'impronta più personale. Seguì una politica di restaurazione

nell'intenzione di rivalutare la tradizione gollista e riproponendo alcuni temi come

l'atlantismo. Nel marzo 1973 alle elezioni partecipava una maggioranza governativa che si

presentava sotto il nome di Unione Repubblicana per il Progresso, uno schieramento di

sinistra ed il centro riformatore. Si era riorganizzato il partito socialista; l'unificatore della

sinistra era Mitterrand e l'opera di unificazione avvenne in due momenti: nel 1969 il primo

congresso e nel 1971 Mitterrand venne eletto segretario generale del nuovo partito. Il partito

socialista così ricostituito si avvicinava il partito comunista, che era diretto da Marchais che

aveva condannato l'intervento sovietico in Cecoslovacchia. Nel giugno 1972 socialisti e

comunisti stipularono un programma comune che prevede una serie di riforme radicali:

l'aumento dei salari, la diminuzione dell'orario di lavoro, la nazionalizzazione

dell'insegnamento privato e quella di una serie di grandi aziende industriali. Il

raggruppamento del centro riformatore era raccolto intorno a Leucane e Schreiber, un

cattolico moderato e un radicale. Le elezioni del marzo 1973 davano sicura vittoria al blocco

governativo. Appena un anno dopo i francesi venivano richiamati alle urne: il 2 aprile 1974

moriva Pompidou e bisognava eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Venne eletto

Presidente della Repubblica Giscard. Con l'elezione si aprì la nuova fase della politica

francese: il presidente rimaneva per qualche tempo nella tradizione gollista, ma l'equilibrio

politico della maggioranza era ormai spostato verso il centro, mentre le forze dell'UDR

cominciarono a declinare. Alla sinistra si apriva per la prima volta la possibilità concreta della

conquista del potere.

L'Ostpolitik e il governo Brandt

Alle elezioni del 1969 si instaura una maggioranza di liberali e socialdemocratici,

comandati da Willy Brandt. Il processo di normalizzazione tra la Repubblica Federale

Tedesca e paesi del blocco comunista comportava l'accettazione di alcune realtà che erano

sempre state contestate durante gli anni di Adenauer: lo status quo in Europa orientale, le

frontiere e i trasferimenti territorio in seguito alle vicende militari politiche della seconda

guerra mondiale e il riconoscimento della sovranità del governo della Repubblica

Democratica Tedesca. L'accordo viene raggiunto nell'agosto del 1970 con la stipula di un

trattato tedesco-sovietico che dichiarava l'intenzione delle due parti di mantenere la pace e la

distensione riconosceva l'inviolabilità delle frontiere europee e confermava il diritto

STORIA D'EUROPA ! 69

all'occupazione di Berlino da parte delle quattro grandi potenze. Successivamente veniva fatto

un trattato tedesco-polacco che garantiva riconoscimento da parte di Bonn dell'inviolabilità

delle frontiere Oder-Neisse. Lo stabilimento dei rapporti tra le due Germanie comportava

l'abbandono dei principi che attribuivano alla RFT l'esclusiva rappresentanza della nazione

tedesca. L'intento era quello di riconoscere l'esistenza dei due Stati tedeschi e di salvaguardare

l'unità della nazione tedesca, superando la concezione di reciproca estraneità delle due

Germania e ristabilendo i rapporti umani e politici. Nella primavera 1970 si svolsero i primi

colloqui tra Brandt e il Primo Ministro della RDT in un clima non privo di tensione a causa

della rigidità dei tedeschi orientali che reclamavano per la Repubblica democratica il

riconoscimento di stato straniero, in contrasto con le posizioni del governo della Repubblica

Federale relative alla salvaguardia dell'unità nazionale tedesca rimaneva inoltre aperta la

questione di Berlino. La questione di Berlino venne risolta nel settembre 1971 con un accordo

nel quale l'URSS si impegnava a non ostacolare la circolazione di persone e cose tra i settori

occidentali della città e la Repubblica Federale nel territorio della Germania orientale. In

cambio le potenze occidentali riconoscevano che Berlino ovest non era un'entità facente parte

della Germania occidentale. Nel 1971 le due Germanie stipulavano un accordo sulla

circolazione tra la zona occidentale e quella orientale della città: i berlinesi occidentali

avevano libero accesso alla zona orientale, ma gli abitanti di Berlino est non potevano

accedere alla zona occidentale. Il 21 dicembre 1972 viene firmato un trattato con cui

vengono normalizzati rapporti tra le due Germania: si riconosceva che la sovranità dei due

stati si limitava ai rispettivi territori e nessuno dei due poteva rappresentare la Germania. I

due governi si sarebbero scambiati dei rappresentanti permanenti invece che degli

ambasciatori. Con il trattato si concluderà la seconda fase dell'Ostpolitik e nel settembre 1973

tutti e due gli Stati tedeschi vennero messi alle Nazioni Unite. Questa politica segnava un

sostanziale cambiamento nei rapporti tra la Germania occidentale e l'URSS. L'URSS vedeva

riconosciute le conquiste territoriali della seconda guerra mondiale. Per Mosca i buoni

rapporti con la RFT diventano la migliore garanzia di stabilità sulla sua frontiera occidentale,

nel momento in cui il peggioramento dei rapporti con la Cina induce i sovietici ad una

maggiore vigilanza sull'Asia. A partire dal 1972 l'immagine di Bonn si modifica in quella di

un paese che ha una potenza finanziaria determinante per la CEE a cui si unisce un'influenza

politica crescente sia sul piano europeo che sull'alleanza atlantica. Questa condizione influisce

anche nei rapporti con Washington: gli Stati Uniti esprimevano preoccupazioni e riserve il

governo americano, in particolare il presidente Nixon, sostenne la politica di Brandt e la

STORIA D'EUROPA ! 70

incoraggiò. Il governo di Washington non avrebbe potuto ostacolare una politica che mirava

rafforzare la distensione in Europa e i buoni rapporti tra Est e Ovest. Dopo la crisi energetica

del 1973 le relazioni tra Bonn e Washington attraversano fasi alterne. La CDU tenta di

mettere in crisi il governo, proponendo una mozione di sfiducia sul governo: la sconfitta del

leader democristiano portò comunque a pensare che il governo di Brandt aveva perduto il

margine di maggioranza e pertanto venivano indette nuove elezioni per il novembre del 1972.

La campagna elettorale si basava su questioni di politica interna: i prezzi, la coesione interna

del partito socialdemocratico e l'ordine pubblico. In generale il bilancio della politica di

Brandt era sostanzialmente positivo. La politica di Brandt era stata progressista: veniva

potenziata la previdenza sociale, rivalutate le pensioni di invalidità e adottato un nuovo

statuto dei lavoratori con l'effetto di migliorare le condizioni degli operai in fabbrica. Lo

spostamento a sinistra della coalizione di governo era collegato con il cambiamento degli

equilibri all'interno dei due partiti della coalizione. Dopo il 1969 liberali e socialdemocratici si

erano trasformati: i liberali avevano sostituito la vecchia classe dirigente con uomini nuovi che

si rivolsero ad un diverso elettorato, più giovane e con idee più moderate; la SPD aveva

sostituito la vecchia base operaia con militanti che erano laureati, studenti e impiegati. I

giovani socialisti decisero di svolgere un ruolo più attivo secondo il principio della doppia

strategia che li vedeva impegnati l'interno del partito nel ruolo di stimolo all'iniziativa

riformatrice e all'esterno in alleanza con altre forze. L'azione dei giovani socialisti contribuisce

a ravvivare il dibattito politico che suscitò le reazioni delle componenti moderate della SPD,

provocando conflitti e divisione che l'opposizione democristiana sfrutta in campagna

elettorale: essa accusa il governo di aver adottato una politica di interventi che minava

quell'economia di mercato che aveva assicurato la rinascita, di introdurre alcuni elementi

pericolosi di socialismo e di favorire le forze rivoluzionarie. Ma gli attacchi delle opposizioni

non riuscirono a invertire la tendenza favorevole al governo: le elezioni del 1972 segnalano il

grado più alto di partecipazione politica nella storia della Germania dopo la seconda guerra

mondiale e portarono alla chiara vittoria della socialdemocrazia e alla riconferma del ruolo di

cancelliere di Willy Brandt.

La contestazione e l'autunno caldo fino alle elezioni del 1972.

Nel 1968 si apre per l'Italia un periodo di instabilità politica e sociale; il sistema politico

non solo non riesce a controllare il processo di cambiamento, ma attraversa una fase di

STORIA D'EUROPA ! 71

degrado. Il 1963 è l'anno della contestazione, che ha una vita più lunga che negli altri paesi

europei; in Italia il movimento riuscirà a stabilire importanti rapporti con la classe operaia e a

dar vita ad un movimento politico autonomo di dimensioni rilevanti di ciò partiti della sinistra

dovranno tener conto. Dal punto di vista sociale si attuerà un processo di rinnovamento e di

modernizzazione della società italiana che ha una funzione positiva, in quanto si sostituisce

un sistema politico che è incapace riprodurre cambiamenti la saldatura tra il movimento

settantottesco e quello operaio è resa possibile dalla politicizzazione del movimento

studentesco italiano e dal dibattito ideologico avvenuto sulle riviste della nuova sinistra. Verso

la fine degli anni Sessanta si riafferma il movimento sindacale, non solo con un'unità di

azione e di strategie fra le tre grandi organizzazioni sindacali, ma anche con una più

accentuata indipendenza dei sindacati della politica dei partiti: il sindacato diventa un gruppo

di pressione autonomo nella scelta degli strumenti della lotta e delle strategie. L'azione

studentesca e l'offensiva sindacale si manifestano con scioperi e conflitti con la polizia che

producono nelle classi medie e nel ceto della dirigenza industriale momenti di paura: la

conseguenza è una risposta conservatrice apertamente reazionaria che si esprime negli anni

Settanta con le controdimostrazioni della maggioranza silenziosa a Milano, Torino, Roma e

sul piano elettorale con una spostamento del voto a destra. il Movimento Sociale Italiano

assume la rappresentanza politica della maggioranza silenziosa, dimostrando all'elettorato

conservatore la capacità di rispondere con le stesse armi dell'estrema sinistra e di costringere

la Democrazia Cristiana ad una svolta a destra. Guidato da Almirante il MSI alternerà

l'azione legale con quell'extra legale. Parallelamente a quelle del Msi si manifestano le prime

azioni terroristiche ad opera di gruppi neofascisti, collegati ideologicamente adesso. Queste

azioni saranno tollerate dai servizi segreti o ad alcuni gruppi al loro interno: è la cosiddetta

strategia della tensione. Il più grave di questi episodi fu la strage di Piazza Fonatan provocata

12 dicembre 1969 da una bomba esplosa alla Banca dell'Agricoltura con sede in Piazza

Fontana a Milano; un altro episodio fu il "golpe borghese" dal nome del suo organizzatore, il

principe Valerio Borghese, che portò nel dicembre 1970 all'occupazione notturna di alcuni

locali del ministero degli interni. Le azioni terroristiche erano destinate a moltiplicarsi negli

anni successivi fino a sommarsi all'ondata di terrorismo rosso caratterizzato dalla presenza

delle BR. La reazione dei partiti politici era lenta e confusa, in parte per la novità dei

fenomeni e in parte per la difficile situazione lasciata dalle elezioni del 1968 che avevano

penalizzato il partito socialista unificato e reso più difficile il ritorno alla formula del

centrosinistra. Il partito comunista italiano reagì condannando le posizioni estremiste e

STORIA D'EUROPA ! 72

anarchiche del movimento studentesco, ma più tardi assunse una posizione più possibilistica

tanto che nel 1969 adotterà una linea che respingeva l'idea di realizzare una saldatura piena

fra lotta operaia e lotta studentesca, ma ribadiva il concetto di blocco storico guidato da un

PCI come mediatore tra i movimenti più avanzati radicali della classe lavoratrice. Obiettivo

del PCI era inserire il movimento di protesta nel partito e non di allearsi con esso

riconoscendogli autonomia. Dopo il 1969 quando la contestazione perse in parte la sua forza

e ritornò ad un ruolo di protesta civile il PCI inizia l'azione di recupero destinata ad

ingrossare le proprie file. La cautela della direzione del PCI nei confronti del movimento di

contestazione va spiegata anche con l'attivismo del gruppo del Manifesto: composto da alcuni

dirigenti della terza generazione si proponeva di raccogliere attorno alla rivista omonima una

corrente che aspirava a rompere gli schemi del centralismo democratico e a promuovere un

ritorno del partito comunista ad un'azione politica rivoluzionaria. La dissidenza del Manifesto

era così netta che si prospettava inevitabile una scissione con il PCI in cui si affermava la

leadership di Enrico Berlinguer: il gruppo del Manifesto andava ad ingrossare le file degli

extraparlamentari. Gli altri partiti della sinistra non ebbero rapporti con i movimenti di

contestazione: il PSI era assorbito dai problemi della partecipazione al governo e dal conflitto

con i socialdemocratici scoppiato dopo la scissione del 1969; il PSIUP aveva visto coesistere

due componenti contrastanti: una filosovietica e una più libertaria, ciò portò ad una crisi

interna e alla successiva disgregazione dopo le elezioni politiche del 1972. La DC rimarrà

impermeabile alle idee all'influenza del movimento sessantottesco: attenuatosi il conflitto con

il partito comunista puntava sostituire i socialisti nel rapporto con il partito di maggioranza. Il

ruolo della DC ne usciva rivalutato , ma le divisioni interne preludono un nuovo assesto del

partito: la DC oscillerà tra ritorno della formula del centrosinistra e la soluzione di governi

monocolore. In quegli anni il paese vivrà una condizione di tensione permanente, diviso tra la

paura dell'iniziativa rivoluzionaria da parte della sinistra e di un golpe militare da parte della

destra. A livello istituzionale la crisi si manifesta con la durata sempre minore dei governi, con

i tentativi falliti per costituire nuove maggioranze e infine con il primo scioglimento anticipato

delle camere nel 1972. Nei due anni dal giugno del 1968 fino all'agosto del 1970 si verificò la

maggior crisi dove si succedono ben quattro governi: il monocolore di Giovanni Leone, il

quadripartito di centrosinistra di Mariano Rumor, il monocolore di Rumor e un altro

quadripartito sempre diretto da Rumor. Nell'agosto del 1970 il governo Colombo ristabiliva

finalmente un minimo di continuità all'azione governativa. A favore del governo Colombo

giocherà il ritorno alla normalità, l'attenuazione dei conflitti sindacali e la ripresa

STORIA D'EUROPA ! 73

dell'economia: si alternavano comunque momenti di instabilità politica: la continua pressione

della destra e gli effetti debilitanti dei contrasti fra socialisti e socialdemocratici; a questi si

aggiunsero la vicina elezione del presidente della Repubblica e l'approvazione della legge sul

divorzio. Il nuovo presidente della Repubblica veniva eletto nel 1971 dopo 24 votazioni: era

una soluzione di compromesso rappresentata da Giovanni Leone. Alle camere si apprestava a

iniziare un governo monocolore DC guidato da Giulio Andreotti, che respingeva ogni

rapporto con il MSI. Il partito comunista era impegnato contro le formazioni

extraparlamentari e i dissidenti del Manifesto. I risultati elettorali dimostravano la tenuta della

DC e la risalita del PCI, mentre veniva ridimensionato il MSI. I risultati ristabilivano

l'autorità della DC, ridimensionavano sulla destra il pericolo neofascista e liquidavano sulla

sinistra la contestazione. Ne uscì indebolita la formula del centrosinistra e rafforzata la

prospettiva di un dialogo tra DC e PCI. Il governo Andreotti segnava il ritorno al centrismo,

provocando una battuta di arresto nel dialogo tra DC e PCI: esso verrà ripreso dopo la

caduta del governo, provocata dall'aggravamento della crisi economica con l'enunciazione

nell'autunno 1973 della dottrina del compromesso storico.

16. LA CRISI ENERGETICA

Un'economia fondata sul petrolio

Il 6 ottobre 1973 scoppiava un nuovo conflitto arabo israeliano: furono gli egiziani e i

siriani ad attaccare gli israeliani; inizialmente gli egiziani ebbero successo grazie alle armi

fornite loro dall'URSS, ma gli israeliani riuscirono a contrattaccare rovesciando le sorti della

guerra. Il conflitto si arrestava per l'intervento delle due superpotenze: il pericolo di uno

scontro diretto fra americani sovietici fu scongiurato grazie un compromesso politico. Il

consiglio di sicurezza dell'ONU decideva di inviare una forza internazionale che si disponeva

tra i due belligeranti, invitando Egitto e Israele a intavolare trattative per il cessate il fuoco.

Concluso l'armistizio inizia una difficile operazione di avvicinamento tra Egitto e Israele,

guidata dalla diplomazia americana, che portava ad un accordo tra il Cairo e Tel Aviv. Il

fronte arabo perdeva il suo membro più importante è l'Unione Sovietica vedeva nuovamente

compromessi gli sforzi di penetrazione nella zona mediorientale. Rimane irrisolto il problema

di uno Stato per i palestinesi di sparsi in tutto il mondo arabo che continuava ad essere fonte

di gravi conflitti dall'Arabia Saudita al Libano. A partire dal 1973 su queste basi si innesta la

STORIA D'EUROPA ! 74

crisi energetica che scuote le fondamenta dell'economia nazionale. Durante la guerra del

Kippur, i paesi produttori di petrolio organizzati intorno alla OPEC, decidevano un aumento

del greggio annunciando la loro intenzione di utilizzare l'arma del petrolio nella lotta contro

Israele. Nell'arco di pochi mesi il prezzo del petrolio veniva quadruplicato e i programmi

produttivi dell'economia europea, già turbati per il costo delle materie prime che stava

crescendo, erano sconvolti con prospettive di recessione e disoccupazione. I governi iniziano

ad adottare le prime misure restrittive. I paesi europei durante la guerra del Kippur, avevano

negato i propri aeroporti per gli scali del ponte aereo statunitense per rifornire Israele; negli

anni successivi al 1973 i membri della CEE adottarono una politica prima di neutralità e poi

di apertura verso la causa palestinese. Le conseguenze in Europa furono soprattutto

economiche e finanziarie e producevano un arresto dello sviluppo produttivo, oltre che

un'impennata dei tassi di inflazione e un'instabilità monetaria. La crisi energetica colpirà

soprattutto i settori produttivi dipendenti dai consumi petroliferi, come l'industria

automobilistica, siderurgica, meccanica, chimica. Un tale sconvolgimento dell'economia

provocava ripercussioni anche a livello politico e sociale, agendo anche sui comportamenti

individuali. La prima conseguenza fu un aumento generalizzato della disoccupazione. In

Italia di diffuse soprattutto la disoccupazione giovanile. Le misure del Welfare State

permettevano quasi dappertutto di assorbire le conseguenze economiche della disoccupazione

di mantenere i livelli di vita raggiunti negli anni precedenti.

La Germania cambia cancelliere

Lo spostamento a sinistra dell'elettorato tedesco veniva confermato nella prima metà del

1973, grazie ad un maggiore attivismo della sinistra all'interno della SPD. Al congresso di

Hannover emergevano tesi e posizioni che miravano rilancio dei temi degli anni Cinquanta:

per la maggioranza della SPD queste proposte minacciavano l'immagine del partito che si era

fatta quella parte dell'elettorato centrista e ciò determinò uno scontro tra le due componenti.

La crisi energetica produsse in Germania un diffuso senso di preoccupazione e di insicurezza,

specie davanti ai fenomeni come la crescita dell'inflazione. Davanti alla prospettiva di una

crisi economica e il rinnovato attivismo sindacale dei problemi dell'ordine pubblico si

collocavano al centro delle preoccupazioni dell'opinione pubblica. La maggioranza moderata

della SPD cominciò a premere sul governo per obbligarlo a una svolta politica. Nel 1974 una

spia tedesca orientale che per anni aveva affiancato Brandt rivela alcuni episodi della sua vita

STORIA D'EUROPA ! 75

privata che costringe il cancelliere alle dimissioni. Brandt viene sostituito con Schmidt,

ministro della difesa e esponente della linea moderata della SPD. Il nuovo cancelliere adotterà

sul piano economico una politica di austerità, che comprendeva la riduzione della spesa

pubblica. L'inflazione rimaneva i livelli più bassi e il marco si rafforzava, ma aumentava la

disoccupazione. Sul piano dell'ordine pubblico la politica assunse un carattere repressivo:

vennero ridotti i diritti della difesa, esclusi i sospetti di simpatie dell'estrema sinistra dal

pubblico impiego, fatte operazioni di schedatura e controlli telefonici degli elementi sospetti.

All'edizione del 1976 la CDU usciva come il partito tedesco più forte, ma la coalizione di

governo manteneva il potere e Schmidt fu confermato come cancelliere.

Il nuovo governo doveva fronteggiare soprattutto le problematiche dovute al terrorismo

e una serie di attentati fatti a esponenti della politica e della finanza tedesca. Il terrorismo

agiva in modo più discontinuo e con scopi molto più indeterminati di quanto avveniva ad

esempio in Italia.

Il compromesso storico

Allo scoppio della crisi energetica l'economia italiana era in piena ripresa dopo la

recessione degli anni Settanta. All'inizio degli anni Sessanta il governo italiano aveva

accantonato un programma di sviluppo dell'energia nucleare per puntare sugli idrocarburi: la

dipendenza dall'Italia dalle importazioni di petrolio era dunque quasi totale. Nonostante le

misure prese dal governo Rumor nell'inverno 1973 la bilancia dei pagamenti si concludeva in

deficit. Si apriva dunque un dibattito sulle politiche da adottare a lunga scadenza: i partiti di

sinistra sostenevano la necessità di mantenere i prezzi politici del governo e di adottare una

politica di credito a sostegno dell'espansione produttiva dell'occupazione; i repubblicani le

correnti moderate della DC, invece, sostenevano l'esigenza di ridurre la spesa pubblica. Il

conflitto tra le due linee finì per paralizzare l'azione del governo provocarne la crisi:

determinata dalle dimissioni del Ministro del tesoro, La Malfa. Il contrasto tra la politica di

sinistra e quella moderata continuò anche nel nuovo governo Rumor che si andava

complicare anche a causa del referendum sul divorzio. Il referendum sul divorzio poneva il

fronte dei partiti laici alla DC che era rimasta isolata: la vittoria fu per i fautori del divorzio e

venne letta come una spostamento a sinistra degli equilibri politici del paese, che determinava

un nuovo elemento di instabilità. La ripresa del terrorismo vedeva agire per la prima volta le

Brigate Rosse che sequestravano il magistrato genovese, il giudice Sossi, che aveva simpatie

STORIA D'EUROPA ! 76

conservatrici. A poche settimane di distanza tornò il terrorismo nero con l'esplosione di una

bomba a Piazza della Loggia a Brescia e il sanguinoso attentato al treno Italicus a Bologna.

Alla fine di settembre il leader del PSDI di Tanassi, decretava il fallimento della formula del

centrosinistra e chiedeva le elezioni anticipate. Iniziava così una nuova fase politica dominata

dall'iniziativa del partito comunista. Negli anni Settanta il partito comunista aveva compiuto

un'evoluzione dalle sue posizioni ideologiche; il presidente del partito, Luigi Longo, parlava di

una futura società socialista che doveva essere pluralista, fondata sul consenso popolare, sul

carattere laico dello Stato. Tutto ciò preannunciava la terza via fra il comunismo sovietico le

socialdemocrazie occidentali. Sul piano della politica estera il PCI modificava la sua posizione

nei confronti del processo di unificazione europea; in politica interna alternava offerta di

appoggio a pressioni per l'abbandono della forma del centrosinistra e l'adozione di un

governo di svolta democratica. Il suo leader Enrico Berlinguer presentava una proposta di

gestione del potere con la formula del compromesso storico: scartava definitivamente

l'obiettivo di un'alternativa a sinistra favore di un'alternativa democratica di un'intesa delle

forze popolari di ispirazione comunista socialista con quelle di ispirazione cattolica. Il

compromesso storico sarebbe rimasto al centro del dibattito per molti anni: contrari erano

tutti partiti laici, dall'estrema sinistra fino a repubblicani e ai liberali; il centro e il centrodestra

sostenevano la trasformazione della DC in un moderno partito conservatore che avrebbe

rappresentato i ceti medi, ma respingevano il rapporto con il partito comunista in nome del

ruolo storico svolto dalla DC come di partito filo occidentale. Il partito comunista continuava

a respingere l'ipotesi di un'alternativa solo di sinistra; un esempio di ciò che sarebbe potuto

succedere era dato dalle vicende che avevano coinvolto l'esperimento socialista di Salvator

Allende in Cile mettendo in moto la reazione antipopolare guidata da Pinochet. La

prospettiva di un ingresso comunista nella maggioranza va sempre più consistenza di fronte

alla collaborazione che avveniva tra i comunisti e gli altri partiti del parlamento. Alle elezioni

amministrative si formarono maggioranze socialcomuniste in cinque governi regionali.

L'avanzata del PCI si confermava l'anno successivo con le elezioni politiche, che vennero

anticipate per una crisi provocata dal partito socialista italiano che aveva ritirato il proprio

appoggio al governo Moro. Alle elezioni del 1974 il voto degli italiani si divideva tra i due

maggiori partiti: la Democrazia Cristiana si riconfermava come maggior forza politica del

paese e il PCI segnava un passo avanti rispetto alle elezioni dell'anno prima. Era inevitabile la

costituzione di un governo di solidarietà nazionale.

STORIA D'EUROPA ! 77

La Francia di Giscard

L'elezioni presidenziali del 1974 avevano diviso la Francia in due campi: la sinistra

socialcomunista e la Francia centrista e moderata. L'obiettivo politico del nuovo presidente

Giscard era quello di allargare la propria maggioranza per evitare la vittoria delle sinistre; egli

imposterà una politica di liberalismo avanzato e designerà come presidente del consiglio

Chirac. Gli anni dal 1974 al 1978 erano segnati dalla competizione tra il nuovo presidente

della Repubblica e il blocco delle sinistre. Giscard annuncerà una serie di riforme di tipo

liberal-democratico: il voto diciott'anni, una legge sul divorzio, la riforma del sistema

scolastico, dell'impresa e del regime fondiario; ma il riformismo non riuscirà a incidere sui

problemi reali del paese. Sul piano della politica internazionale, ci fu una svolta caratterizzata

dal mantenimento delle relazioni con Bonn, finalizzate al riavvicinamento a Washington e

all'alleanza atlantica. Sul piano dell'unità europea Giscard sarà attivo per promuovere contatti

più frequenti tra governanti europei. Del gollismo rimarrà la politica filo araba che procurerà

la Francia vantaggi di ordine economico, come una relativa facilità per gli

approvvigionamenti petroliferi. I limiti saranno costituiti dalla difficile situazione emersa dalle

elezioni del 1974: da una parte la politica di Giscard era condizionata dal gollismo, che era in

fase declinante ma pur sempre componente della maggioranza, e dall'altra si trovava incalzata

dai due partiti della sinistra. Il partito comunista francese enuncerà la sua via nazionale al

socialismo nel congresso svolto nel gennaio 1976. Le prime manifestazioni del l'avanzata del

PCF risalgono a dopo i fatti del 1968 con il manifesto di Champigny: qui si teorizza la fase

della democrazia avanzata come tappa intermedia fra regime capitalista e la società socialista.

Dal 1970, con l'elezione della di Marchais alla segreteria, il partito firma un programma di

governo comune con i socialisti e accetta il pluralismo politico, ponendo le prime critiche al

modello sovietico. Dal contrasto nasceva il "socialismo con i colori della Francia" e veniva

eliminato dallo statuto del partito il riferimento alla dittatura del proletariato e ribadita la

rinuncia alla violenza. Sul piano elettorale sarà il partito socialista di Mitterrand da fare da

battistrada alla sinistra unita. Le perdite della maggioranza governativa alle amministrative

del 1976 facevano esplodere sulla destra polemiche che imponevano a Giscard un

cambiamento di linea. Le conseguenze della crisi energetica si fecero sentire in Francia con

un forte ritardo, ma concorreranno creare una crisi politica che provocherà la rottura tra

giscardiani centristi e gollisti conservatori e tra lo stesso presidente Giscard e il Primo Ministro

Chirac. Chirac diede le dimissioni e gli succedeva il professor Barre, un economista a cui è

STORIA D'EUROPA ! 78

affidato il compito del risanamento economico e l'esecuzione di una politica restauratrice dei

principi liberisti e progressista.

Gran Bretagna: il malato d'Europa

In Gran Bretagna alla recessione causata dall'aumento del prezzo del petrolio si

sommavano le condizioni di debolezza. Il 1974 fu uno degli anni più difficili della storia

britannica. Il governo conservatore di Heath, tornato al potere nel 1970, aveva tentato la

restaurazione di una politica economica liberista per stimolare il rilancio dell'industria

britannica. Nel 1972 fu costretto ad abbandonare questa linea per adottare una politica

economica fatta di interventi che abbiano una ripresa destinata a raggiungere il culmine nella

primavera del 1973. Le misure di austerità varate dal governo per far fronte alla scarsità di

petrolio erano tra le più severe in Europa; sul piano finanziario veniva adottata una politica

antinflazionistica che conteneva i redditi salariali. Lo sciopero dei minatori iniziato nel

gennaio 1974 bloccava l'economia britannica e rischiava di sfociare in un conflitto sociale. I

sindacati difendevano i minatori, ma il governo di Heath aveva attuato una politica per la

regolamentazione degli scioperi che si trasformava in una vera e propria crociata

antisindacale. Da parte del governo si accusavano i sindacati di approfittare delle difficoltà del

paese, invece i sindacali imputavano al governo l'intenzione di voler rovesciare sulla classe

lavoratrice il costo della crisi. In realtà il sindacato dei minatori, che erano di orientamento

comunista, aveva trasformato l'azione di rivendicazione economica in un'offensiva politica

con lo scopo di rovesciare il governo. La legislatura sarebbe normalmente caduta nel 1975,

anticipando le elezioni di un anno Heath scontava un peggioramento della situazione

economica e sperava di sfruttare la tensione causata dallo sciopero dei muratori per governare

altri cinque anni. Nella campagna elettorale il partito laburista denunciava gli errori e ritardi

della politica economica governativa, ma il risultato delle urne deludeva i due partiti

principali lasciando una grande crescita partito liberale che si poneva tra le forze tradizionali

come mediatore. Il meccanismo della legge elettorale maggioritaria annullava l'affermazione

dei liberali e conquistava il potere il partito laburista, ma con una maggioranza scarsa che gli

impediva di governare. A ottobre gli inglesi tornavano alle urne e uscì una vittoria laburista

più netta. Molti cittadini avevano deciso di non votare e in questo modo i laburisti furono

favoriti. Una delle prime questioni che i laburisti dovettero affrontare fu quella della

permanenza britannica nella CEE. Negli anni Settanta, avvicinandosi momento dell'ingresso

STORIA D'EUROPA ! 79

britannico nella comunità, la sinistra laburista e sindacati si erano opposti; nel 1972 la

decisione era stata rimessa ad un referendum popolare. Nella campagna elettorale del 1974

partito laburista aveva annunciato che, in caso di ritorno al governo, avrebbe chiesto la

rinegoziazione del trattato di adesione alla comunità. Il governo Wilson appena eletto

sostenne però la permanenza della Gran Bretagna nella Comunità in quanto si persuadeva

l'opinione pubblica che uscendo dalla Comunità ci sarebbe stato un grosso rischio per

l'economia: tutto ciò era dunque una scelta di convenienza.

Nel frattempo si diffondevano fenomeni come il razzismo è il terrorismo: il primo era

collegato la massicce migrazioni di popolazioni di colore provenienti dei paesi del

Commonwealth, che aveva dato luogo a fenomeni di discriminazione e al conseguente

rafforzamento dell'estrema destra. Il terrorismo invece era legato alla situazione che si era

creata in Irlanda: il rifiuto dei protestanti dell'Ulster di farsi assorbire dalla Repubblica

irlandese a maggioranza cattolica e le discriminazioni subite dalla minoranza cattolica

creavano una situazione di conflitto che sbocciavano nel terrorismo e nella guerriglia armata.

Nel 1968 l'organizzazione paramilitare cattolica, la RAF, si divideva in un'ala di ispirazione

marxista che cercava soluzioni politiche, e in un'estremista che scatenava la lotta armata.

Dopo il 1971 governo inglese era costretto dislocare nell'Irlanda del Nord numerose unità

dell'esercito e ad assumere tutti poteri sciogliendo gli organi di governo nazionale. Tra il 1974

e il1976 la Gran Bretagna visse anni difficili dovuti all'aumento della conflittualità sindacale,

all'aggravarsi della crisi con economica e finanziaria, all'aumento della disoccupazione,

all'inflazione e alla caduta dei redditi dei ceti meno abbienti.

La politica nell'Europa Mediterranea: il Portogallo

Tra il 1974 e il 1975 l'attenzione si spostava nell'Europa mediterranea: la rivoluzione

democratica in Portogallo, la crisi greco turca per Cipro, la fine della dittatura militare in

Grecia e la morte del generale Franco in Spagna. Veniva decretata la fine dei tre regimi

dittatoriali, di cui quello portoghese e quello spagnolo erano stati più lunghi della storia

d'Europa del XX secolo. Tutto ciò creava le condizioni per l'allargamento della comunità

europea. Il 25 aprile 1975 cadeva il regime fascista portoghese e si instaurava una democrazia

garantita dai militari. Le forze armate avevano diretto il golpe che aveva costretto alle

dimissioni il Primo Ministro Caetano. Alla base della rivoluzione c'era la sconfitta della guerra

in Africa che aveva visto il Portogallo partecipare nella difesa dei suoi possedimenti coloniali.

STORIA D'EUROPA ! 80

La libertà veniva restaurata in Portogallo, ma il nuovo governo dovrà fare i conti con la

liquidazione della guerra in Africa e con un'economia arretrata. Il generale che era salito al

potere e che aveva comandato il colpo di Stato era Antonio de Spinola, il quale stava

riportandola al Portogallo verso un regime conservatore. Gli ufficiali radicali costringevano il

generale alle dimissioni e ponevano capo del governo il capo di Stato maggiore Francesco

Costa Gomes. Inizia una nuova fase della politica portoghese caratterizzata dall'elemento

militare più rivoluzionario, che crea nel paese una situazione caotica fino ad arrivare all'orlo

della guerra civile nel 1975. La situazione peggiorava alle elezioni in aprile per la Costituente,

che avevano dato la maggioranza relativa ai socialisti di Soares e sembravano esserci le

condizioni per un governo progressista che rafforzasse la democrazia e realizzasse le riforme.

Dopo le elezioni iniziava la contestazione della vittoria socialista e i comunisti riuscivano ad

aumentare la loro forza nel paese. Nel frattempo la situazione economica finanziaria

peggiorava di giorno in giorno. Durante tutto l'anno la crisi portoghese rimaneva aperta e si

prospettava un golpe militare appoggiato dai comunisti. L'America non intervenne

direttamente in quanto un suo movimento sarebbe stato inaccettabile, così sì dovette muovere

la Germania di Bonn e la socialdemocrazia tedesca che intervennero a sostegno di Soares e

dell'economia portoghese.

La Grecia

Nell'estate 1974 cadeva la dittatura dei colonnelli greci. La dittatura militare era già

stata scossa nel 1973 con la deposizione di Papadopoulos, il leader del triumvirato. Dietro i

nuovi golpisti stava generale Joannides, capo della polizia greca. Il nuovo governo greco

fomentava un colpo di Stato a Cipro: l'operazione era appoggiata dalla C.I.A. che voleva

rafforzare il regime dei colonnelli e veniva eseguita il 15 luglio da elementi oltranzisti ciprioti

che tentavano di assassinare Makarios. Il colpo di stato provocava l'intervento militare turco

nell'isola e portava Grecia e Turchia sull'orlo dello scontro. I militari greci chiedevano

l'intervento dei gruppi politici moderati e ciò creava le condizioni per il ritorno in patria di

Karamanlis, uomo politico greco di maggior prestigio esule volontario da undici anni. Si

concludeva così la dittatura militare. Karamanlis trovava una situazione difficile, con i turchi

vittoriosi che rifiutavano di ritirare le proprie truppe e un profondo risentimento nei

confronti degli Stati Uniti, accusati di aver abbandonato la Grecia solo di fronte ai turchi, da

parte dei greci L'antiamericanismo dei greci si espresse con una serie di manifestazioni

STORIA D'EUROPA ! 81

violente, che culminarono con l'uccisione dell'ambasciatore americano. Le pressioni popolari

erano così forti che Karamanlis decise di ritirare le truppe greche dalla NATO, rimanendovi

legato solo politicamente. A settembre la tensione diminuiva, ma la crisi greco turca aveva

creato un problema strategico nel Mediterraneo orientale, che comportò la chiusura di alcuni

porti grechi alla flotta americana che operava nel Mediterraneo. La crisi cipriota si

concludeva con la restaurazione della democrazia e l'abolizione del regime monarchico,

grazie ad un referendum popolare che dava il 70% alla Repubblica.

La Spagna

Nell'ottobre 1975 moriva Francisco Franco. Nel suo ultimo messaggio egli esortava il

popolo spagnolo sostenere il re Juan Carlos di Borbone, designato a succedergli. Nell'ultimo

decennio il paese era profondamente cambiato: sul piano economico la Spagna aveva avuto

uno dei tassi di crescita più alti in Europa; sul piano politico il regime aveva puntato

sull'obiettivo del pluralismo politico. Il passaggio dalla dittatura alla monarchia costituzionale

avvenne in questo modo senza intoppi. Due erano i blocchi politici che si fronteggiavano: il

primo era costituito da esponenti del passato regime che osteggiava e cercava di ritardare le

trasformazioni; l'altro era quello dei partiti antifascisti che si organizzavano nel gruppo di

Coordinamento Democratico, con il programma di una amnistia generale e in questo

schieramento si riconosceva il re. Pochi mesi dopo la successione al governo saliva Adolfo

Suárez. Il governo Suárez si trova costretto a fronteggiare le pressioni dei movimenti

separatisti, da quello dei catalani a quello dei baschi. Ai catalani il governo promette

l'autonomia; mentre ai baschi, che si esprimeranno attraverso il terrorismo della ETA,

rispondeva commisurata energia. Nella seconda metà del 1976 partiti si affermavano sempre

di più come protagonisti della politica spagnola. L'Alleanza Popolare era un partito

conservatore formatosi attorno a personaggi del franchismo; l'Unione Democratica del

Centro era un gruppo di ispirazione cattolica e socialdemocratica che si racchiudeva intorno

a Suárez; l'Alleanza Democristiana raccoglieva le forze cattoliche; il Partito Socialista

Operaio spagnolo era il maggior partito di sinistra che di identificava con i valori della

socialdemocrazia europea e il Partito Comunista Spagnolo era il più piccolo ma anche il più

dinamico dei tre partiti dell'euro comunismo. Il PCE spagnolo aveva avuto una difficile

esistenza in esilio, ma puntava la creazione di un socialismo nella libertà attraverso lo sviluppo

della democrazia, la partecipazione delle masse e la collaborazione con le altre forze

STORIA D'EUROPA ! 82

democratiche, in particolare quelle cattoliche. In politica internazionale comunisti spagnoli

sostengono l'inserimento della Spagna nella CEE, ma si dichiarano contrari all'ingresso nella

NATO. Qualche settimana prima delle elezioni il PCE assume un atteggiamento conciliante

nei confronti del regime post franchista: riconfermata l'obiettivo della Repubblica, ma

accetterà l'esistenza del regime monarchico e la piena libertà religiosa. Dalle elezioni del 1977

l'Unione Democratica di Centro emergeva come la più forte formazione politica spagnola;

usciva sconfitta la destra di Alleanza Popolare. Dai risultati emergeva l'immaginario di una

Spagna che sembrava aver superato il periodo di isolamento in cui era stata tenuta dalla

dittatura e che mirava a entrare sulla scena politica europea.

17. L'EUROPA TRA BIPOLARISMO E MULTIPOLARITÀ

La sindrome vietnamita

Le conseguenze della crisi energetica furono meno rilevanti negli Stati Uniti, in quanto

l'economia americana era meno dipendente dagli approvvigionamenti dell'OPEC e ciò

permise agli americani di mantenere il loro livello di consumi petroliferi alto. Nel 1979 una

diminuzione della produzione mondiale del petrolio, dovuta alla crisi iraniana, porterà gli

Stati Uniti in una situazione di penuria, tanto che saranno costretti a prendere misure

limitative. Superata rapidamente la crisi del 1973, gli Stati Uniti iniziano lungo periodo di

crescita al di sopra di quello dei paesi della Comunità Europea. La situazione di difficoltà in

cui gli alleati europei dell'America si ritrovavano dopo la guerra del Kippur contribuì a

rilanciare la leadership americana. A tutto ciò contribuiva anche la politica di Kissinger che

riuscì a realizzare una serie di successi diplomatici: il primo era una conferenza sull'energia

tenuta Washington nel 1974 in cui tutti i paesi della CEE si allineavano alle posizioni

americane e accettavano l'idea per un fronte unico dei consumatori contro i produttori. Una

soluzione alternativa fu quella svolta dalla Francia, che nello stesso anno apre una conferenza

Nord-Sud che fallì e contribuì a rafforzare le posizioni americane. Il 1976 viene indetta una

conferenza delle Nazioni Unite a Nairobi che propone un'occasione di dialogo tra i paesi

industrializzati e quelli produttori di materie prime: anche qui la Francia aveva proposto

l'utilizzazione dei petrodollari per finanziare gli investimenti nel terzo mondo sotto la garanzia

della Banca mondiale, ma si scontrava con il rifiuto degli americani. Nel 1976 nella

conferenza in Giamaica, Washington propose di porre fine a ruolo dello dell'oro nel

STORIA D'EUROPA ! 83

commercio internazionale e di sostituirlo con i diritti speciali di prelievo il cui valore sarebbe

stato calcolato sulla base di un paniere delle principali monete del mondo; il dollaro anche se

inflazionato avrebbe continuato a costituire il principale mezzo di pagamento internazionale.

Il progetto del segretario di Stato americano di un accordo sul disarmo tra le due

superpotenze per una lunga era di pace mondiale continuava a svilupparsi. Dopo la firma del

SALT I cominciavano le trattative per il SALT II che approdavano in un accordo iniziale con

l'incontro del nuovo presidente Ford con Breznev nel novembre 1974. Nell'agosto del 1975 si

firma l'atto finale nella conferenza di Helsinki, a cui partecipano 35 dei paesi membri delle

due alleanze militari, più quelli neutrali e i mini stati d'Europa come il Vaticano, Monaco e il

Liechtenstein. Il primo dei tre problemi affrontati in questa conferenza era il problema della

sicurezza che veniva condizionata a una serie di principi: il rifiuto della forza, l'inviolabilità

delle frontiere, il non intervento negli affari interni degli altri stati; il secondo problema era la

cooperazione economica e il terzo i diritti umani e le libertà fondamentali. Gli accordi di

Helsinki comunque producono scarsi risultati e la conferenza di Belgrado che avrebbe dovuto

valutare i risultati tracciò una panoramica deludente.

Parallelamente si svolgeva la mediazione degli Stati Uniti in Medio Oriente, diretta ad

avvicinare Egitto e Israele e porre le condizioni per un ritorno alla pace. L'azione americana

otterrà l'apertura del canale di Suez a tutti i paesi compresi Israele, un parziale ritiro delle

truppe israeliane sia dal fronte del Sinai che da quello del Golan e la ripresa dei rapporti

diplomatici con il Cairo. Tutto ciò non rimaneva senza conseguenze nei rapporti fra gli Stati

Uniti e alleati europei: nel consolidamento in Medio Oriente i paesi della Comunità erano

rimasti completamente assenti e si riproponeva la leadership americana in un'Europa che

stentava a trovare una politica comune. Le difficoltà delle monete europee, tranne quella

tedesca, portavano ad una collaborazione tra Washington e Bonn che si esercitava sul piano

finanziario con una comune strategia di stabilizzazione, sul piano politico con la creazione di

un rapporto fiduciario che consoliderà la supremazia tedesca all'interno della comunità. La

Francia manteneva posizioni contrastanti con quelle americane sui rapporti verso il terzo

mondo e il conflitto arabo israeliano, ma su temi di fondo come l'alleanza atlantica , la

politica economica, i rapporti est-ovest si riavvicinerà agli Stati Uniti. Il rilancio della politica

americana incontrava dei limiti ben precisi, costituiti da una crisi di valori e di indirizzi che la

politica americana non era sufficiente a nascondere e che impedivano agli Stati Uniti di

ritornare a svolgere il ruolo di leadership esercitato fino agli anni Sessanta. A quella crisi

contribuirono la sindrome vietnamita, cioè il timore di ritrovarsi impegnati in una nuova

STORIA D'EUROPA ! 84

avventura militare, gli effetti di una paralizzante crisi istituzionale che aveva portato alle

dimissioni il presidente Nixon e lo scandalo del Watergate che aveva messo in luce una

pericolosa involuzione della democrazia americana con la smisurata crescita dei poteri

presidenziali. La reazione del Congresso ridimensionava il potere della presidenza e

smantellava gli organi più pericolosi per le istituzioni, come la C.I.A. Prima il nuovo

presidente Ford e poi Jimmy Carter facevano mancare al paese una guida sicura, tanto che

nella seconda metà degli anni Settanta si manifestava un'inversione di tendenza del clima dei

rapporti Est-Ovest, che poneva una seria ipoteca sul processo di distensione.

Espansionismo sovietico degli anni Settanta: dall'Angola all'Afghanistan

La crisi dei rapporti tra l'Urss e l'Egitto e le trattative successive alla guerra del Kippur

da cui sovietici venivano esclusi, rappresentavano un grave scacco per la politica di influenza

dell'URSS nel Medio Oriente. A Mosca non rimarrà che puntare sui rapporti con la Siria e

l'Iraq. La sconfitta subita nel Medioriente veniva ricompensata dai successi di una politica di

influenza e di espansione militare nel Mediterraneo orientale, nella zona del corno d'Africa e

in Angola. Mosca inoltre attuava una politica di avvicinamento alla Grecia e alla Turchia.

Nello stesso periodo l'Oceano Indiano diventava teatro di nuove tensioni: mentre gli

americani disponevano dell'importante base di Diego Garcia, dei porti sulla costa occidentale

dell'Australia e Singapore, i sovietici si rafforzavano sulle coste della penisola arabica e su

quelle dell'Africa orientale. Nel 1974 l'imperatore d'Etiopia venne deposto con un colpo di

stato militare, ma anche il colonnello del nuovo regime entrava nell'orbita sovietica. Nel 1977

si sviluppò un conflitto tra Somalia e l'Etiopia: i sovietici appoggiarono il regime etiope, grazie

agli aiuti sovietici, gli etiopi conquistarono l'Ogaden occupato dalla Somalia e la presenza di

Mosca nella zona si rafforzava, nonostante la rottura con la Somalia.

La politica espansionistica sovietica continua a manifestarsi la fine degli anni Settanta

dall'Africa settentrionale all'Afganistan. I governanti sovietici giustificavano questa politica

con la volontà di sostenere i movimenti indipendentisti, ma essa era accompagnata da fattori

strategici e ideologici implicanti obiettivi di ben più vasta portata. Sul piano strategico faceva

parte di un piano diretto da eliminare la presenza americana nella fascia intercontinentale,

che si era affermata con la creazione di una rete di basi militari che avevano assicurato

l'influenza politica ed economica degli Stati Uniti attraverso tutta la massa continentale

afroasiatica. Il potenziamento militare sovietico andava a far parte di un programma diretto a

STORIA D'EUROPA ! 85

costituire una capacità militare tale da poter sostenere con successo il confronto con quella

americana. Sul piano ideologico dottrinario con gli sforzi di penetrazione e proselitismo verso

i paesi in via di sviluppo l'URSS mirava a far leva sull'alleanza politica con le classi

intermedie, intellettuali e militare allo scopo di sottrarre il paese all'area del capitalismo.

Crisi del mondo comunista: il dissenso e l'eurocomunismo

Mentre aumentava la potenza militare politica in Asia e in Africa, l'URSS vedeva

declinare il suo prestigio e la sua immagine in Europa. La politica di Breznev aveva operato

una maggiore concentrazione di potere al vertice dello Stato, ma a fianco del PCUS si

manteneva determinante il potere dell'esercito che rendeva illusoria la prospettiva di

un'evoluzione verso una società dei consumi analoga a quella occidentale. Con il rafforzarsi

dell'autoritarismo emergeva anche la protesta dei dissidenti, che in URSS rimaneva

circoscritta ad alcuni ambienti intellettuali e alle grandi città senza far presa con nelle masse.

Più diffuse e pericolose le dissidenze nei paesi dell'Europa orientale, non sono in Polonia e

Cecoslovacchia, ma anche nella Germania orientale. Un altro fattore preoccupante era quello

della crescita demografica delle nazionalità sovietiche diverse da quella russa, in particolare

delle popolazioni musulmane esposte al contatto del nazionalismo islamico. L'evoluzione

politica e ideologica dei tre maggiori partiti comunisti d'Occidente diventava un punto di

riferimento di grande importanza sia all'interno del mondo comunista che nei rapporti Est-

Ovest.

Nel 1975 Berlinguer e Carrillo prima e Berlinguer e Marchais dopo si incontrarono e

firmarono dichiarazioni congiunte che costituivano i primi atti ufficiali dell'euro comunismo.

Nei documenti i tre partiti assumevano posizioni comuni sul tema della libertà della

democrazia, respingevano la pretesa sovietica di affermare la propria supremazia sul

movimento comunista mondiale e si riconoscevano nella dottrina togliattiana del

policentrismo, secondo cui ogni partito comunista deve essere libero di elaborare la propria

strategia. Le dichiarazioni dei tre partiti assumeranno significato particolare perché preparate

alla vigilia della conferenza dei partiti comunisti europei, tenutasi a Berlino Est nel giugno

1976. La conferenza era stata voluta da Mosca per riconfermare il principio

dell'internazionalismo proletario, cioè la fedeltà a Mosca di tutti i partiti comunisti, in realtà

nella conferenza si consolideranno due opposti blocchi: uno maggioritario di ventotto partiti

raccolti intorno all'URSS e l'altro, di minoranza, che raggruppava tutti i partiti di tendenza

STORIA D'EUROPA ! 86

autonomista: jugoslavo, romeno, italiano, spagnolo, britannico, olandese, norvegese e svedese.

La conferenza si concludeva con l'URSS costretta ad accettare, come condizione per lo

svolgimento della conferenza, che le decisioni venissero prese all'unanimità è ciò comportava

l'adozione di un compromesso che rifletteva sostanzialmente le posizioni degli eurocomunisti.

Inoltre venivano riconosciuti principi di uguaglianza e di indipendenza di un ciascun partito.

I primi di marzo del 1977, alla vigilia delle elezioni spagnole il PCE era ancora

ufficialmente fuorilegge; l'eurocomunismo teneva a Madrid un nuovo vertice: Carrillo,

Marchais e Berlinguer si incontravano con l'intenzione di costruire il socialismo nella

democrazia, ma si astenevano dalla critica ai diversi regimi comunisti dell'est europeo.

Carrillo spingerà oltre le sue critiche nei confronti del comunismo sovietico fino ad arrivare

un conflitto aperto con Mosca, gli altri due partiti tenderanno a moderare il loro dissenso

come farà Berlinguer nel novembre 1977 a Mosca, in occasione delle celebrazioni per il 60º

anniversario della rivoluzione di ottobre. La dissidenze in Russia e negli altri paesi dell'Est e il

fenomeno del eurocomunismo contribuirono confermare in Occidente il carattere autoritario

e illiberale della società sovietica. Notizie quasi quotidiane di nuovi episodi di dissenso e le

critiche degli eurocomunisti, concorsero all'isolamento morale e politico dei regimi comunisti

dell'Est. Il modello sovietico era ormai improponibile nell'Europa occidentale alle stesse masse

comuniste. A difendere il modello sovietico non rimanevano che i partiti comunisti

portoghese e greco, che operavano in situazioni particolari in paesi politicamente periferici ed

economicamente arretrati.

La distensione in pericolo

L'espansionismo sovietico in Africa aveva suscitato preoccupazioni in America,

contribuendo ad incrinare il clima distensivo. Da parte dei sovietici non mancavano ragioni

d'insoddisfazione: deludente per il Cremlino fu l'approvazione da parte del Senato americano

dell'emendamento Jackson-Vanik che subordinava l'attuazione della clausola di nazione più

favorita alla concessione di visti di espatrio ai cittadini sovietici di origine israelita. Un

ulteriore peggioramento dei rapporti Est- Ovest si verificava in coincidenza dell'inizio della

nuova presidenza americana: veniva eletto Jimmy Carter che condurrà una politica giudicata

incerta e contraddittoria. Carter esordiva lanciando la campagna propagandistica sui diritti

umani e formulando una serie di proposte dirette ad influenzare i negoziati per il SALT II

che contraddicevano gli accordi parziali già raggiunti nel 1974 tra Ford e Breznev.

STORIA D'EUROPA ! 87

Le proposte americane erano inaccettabili per Mosca, perché riducevano la superiorità

numerica dei sovietici in missili strategici. La campagna per i diritti umani mettere in

difficoltà i leader sovietici e irrigidiva le loro posizioni. La contestazione degli accordi e la

crociata sui diritti umani sembravano preannunciare un vigoroso rilancio della politica

americana nei confronti dell'URSS e intenzione di riconsiderare quegli equilibri politici e

militari che si erano stabiliti tra le due superpotenze negli ultimi anni. In particolare la

campagna per i diritti umani preoccupavi sovietici per i suoi effetti destabilizzatori nei regimi

dei paesi satelliti; inoltre nell'amministrazione Carter stava emergendo la tendenza favorevole

a utilizzare l'eurocomunismo in funzione antisovietica. I sovietici assumevano un

atteggiamento di completa chiusura nei confronti delle nuove proposte SALT II rifiutando

persino di discuterle. Nuovi sospetti da parte dei sovietici sopravvenivano con il

riconoscimento del regime cinese da parte del governo americano, il 1 gennaio 1979, che

faceva sospettare che il governo americano avesse l'intenzione di giocare la carta cinese contro

l'URSS. La distinzione era stata sottoposta negli ultimi anni ad alti e bassi che avevano messo

a dura prova la consistenza. La conclusione dei negoziati SALT II raggiunta all'inizio

dell'estate 1979 inseriva un elemento distensivo nei rapporti tra le superpotenze, ma rimaneva

l'incognita della ratifica del Senato americano che si prestava alla strumentalizzazione

partitica della lobby militare e industriale. L'accresciuta instabilità internazionale aveva

provocato un'atmosfera di insicurezza che poneva le due superpotenze di fronte a situazioni

che drammatizzavano gli opposti interessi.

Nel settembre 1978 dopo un negoziato durato più di quattro anni, l'Egitto e l'Israele si

accordarono sulla restituzione all'Egitto di una parte del Sinai, ma l'accordo lasciava irrisolta

la questione palestinese e apriva una nuova crisi nell'area mediorientale. Sotto la pressione di

una rivoluzione popolare islamica cadeva in Iran il governo dello scià a cui si sostituiva un

regime rivoluzionario guidato da una casta di sacerdoti. Gli Stati Uniti perdevano un potente

alleato e nel paese si bloccava ogni attività economica: il tutto si rifletteva sulla produzione

petrolifera, con grandi ripercussioni sui mercati mondiali. Un clima analogo era presente nei

paesi del mondo comunista: nasceva una sfiducia nelle istituzioni e una diffusa apatia nei ceti

tradizionalmente sostenitori del regime. A questo clima si aggiungevano anche il timore per

un futuro che si preannunciava incerto sul piano politico per l'improbabilità di una moderata

liberalizzazione. Ne dall'una ne dall'altra delle due superpotenze venivano segni incoraggianti

per superare la crisi.

STORIA D'EUROPA ! 88

La ripresa economica dopo il 1976

A partire dal 1976 l'Europa occidentale usciva dalla crisi energetica del 1973: prima la

Germania, poi la Francia, Inghilterra e in ultimo l'Italia. A rendere possibile la ripresa

dell'economia europea, oltre alle misure tecniche e finanziarie e agli interventi del Fondo

Monetario Internazionale, aveva contribuito un accordo sociale che si era verificato tutti i

paesi d'Europa. Le misure di austerità avevano trovato sostegno delle varie componenti

sociali. In Germania il patto sociale è più facilmente raggiungibile e più completo che negli

altri paesi. In Inghilterra il fattore determinante era stato l'esistenza di un governo laburista

guidato da James Callaghan e la rappresentanza all'interno del governo della sinistra del

partito. Più complessa la situazione francese, caratterizzata da un processo di polarizzazione

che vedeva il paese diviso in due blocchi: quello moderato - conservatore e quello attorno alla

sinistra. La nomina di Barre come presidente del consiglio acquistava il significato di una

rottura fra Giscard e il gollismo e il tentativo di costruire un nuovo regime. A Barre veniva

affidata la costruzione di un nuovo modello politico: una società democratica e liberale,

aperta ai contributi della sinistra riformista e fondata sull'economia ristrutturata in senso

tecnocratico e neoliberistico. Barrre adotterà una serie di compromessi che permetteranno di

attenuare gli effetti più immediati della crisi, ma che non risolveranno il problema di dare

all'economia e alla società francese un volto nuovo. Le grandi riforme rimarranno inattuate e

dimostravano

la debolezza del piano di Barre e la mancanza del consenso delle categorie economiche

interessate, in quanto Barre aveva agito nell'isolamento preparando la sua politica a tavolino.

Un aiuto temporaneo gli verrà dalla rottura dell'accordo tra le sinistre: i contrasti sul

programma economico comune, provocati dal PCF a pochi mesi dalle elezioni avevano

provocato la rottura della sinistra francese. Il PCF aveva rinunciato alla vittoria elettorale per

il timore di trovarsi in una posizione subordinata ai socialisti, che erano il partito più forte

dinamico. I contrasti delle sinistre assicuravano a Giscard altri tre anni di relativa stabilità. Il

più interessante esempio di patto sociale veniva dall'Italia, dove si forma una nuova

maggioranza di unità nazionale, che vedeva associato il partito comunista. I risultati delle

elezioni del giugno 1976 segnavano una grande vittoria per il PCI e non lasciavano altra

soluzione che un governo di unità nazionale. In una prima fase dal luglio 1976 al gennaio

1978, il PCI si limitava ad assicurare la vita di un governo capeggiato da Giulio Andreotti e

composto interamente da democristiani; ma dal marzo 1978 i comunisti accettavano di

STORIA D'EUROPA ! 89

sostenere un nuovo monocolore entrando ufficialmente nella maggioranza, insieme ai

socialisti e ai partiti minori. Quello che per i comunisti era un primo passo verso la

realizzazione del compromesso storico, per la DC era solo un accordo temporaneo. Il PSI

sotto la guida di Bettino Craxi si stava rinnovando, avvicinandosi alle socialdemocrazie

europee. La Democrazia Cristiana voleva responsabilizzare i comunisti nelle difficili scelte per

raddrizzare la situazione del paese, ma non voleva il PCI al governo. I socialisti, ostili al

compromesso storico, miravano ad un'alternativa di sinistra per la quale il PCI si dichiarava

però indisponibile. In sostanza ognuno dei tre maggiori partiti aveva obiettivi e strategie

diverse. Andreotti seppe approfittarne della partecipazione del PCI alla maggioranza: il

governo è riuscito a raddrizzare la situazione economica e finanziaria del paese seguendo una

politica deflazionistica e contenendo la spesa interna e estera. Sul piano dell'ordine pubblico

nella lotta contro il terrorismo, il governo esce all'azione. Il rapimento e l'uccisione di Aldo

Moro, per mano delle Brigate Rosse, nel 1978 fu l'ultimo clamoroso successo del terrorismo.

Il PCI sosteneva lealmente la politica del governo, assicurando la collaborazione dei sindacati.

Il regresso del PCI, il primo dal 1946, rifletteva la delusione di coloro che dell'entrata della

forza storica di posizione nell'area di potere si erano attesi una sostanziale svolta nella politica

italiana. In realtà il partito comunista si era limitato con lavorare a un'operazione di

normalizzazione. La vicenda italiana confermava l'indicazione emersa negli altri paesi

europei, cioè che la crisi economica poteva essere affrontata solo con provvedimenti di

carattere deflattivo, che riducevano la produzione aumentando la disoccupazione. In

Inghilterra e in Germania, dove la sinistra al potere, e in Italia la crisi economica era stata

affrontata con misure analoghe. Nella gestione della crisi governi conservatori progressisti

seguivano gli stessi criteri e le stesse linee. Alle elezioni tedesche nell'ottobre 1976 si

confermava al potere la socialdemocrazia, ma si indicava una spostamento destra

dell'elettorato. Le elezioni francesi del 1978 erano vinte dal centro-destra e quelle del 1979

Inghilterra portavano ai laburisti una sconfitta, mentre conservatori tornavano al potere con

la guida di Margaret Thatcher. Le elezioni spagnole nello stesso anno confermavano il potere

la coalizione di centrodestra del ministro Suárez. Unica indicazione controcorrente è quella

dell'Austria dove i socialdemocratici ritornavano al potere. Tutto ciò sembrava avviare una

spostamento a destra dell'elettorato europeo. In realtà un'analisi puntuale permetteva di

concludere che la base delle sconfitte subite dei partiti di sinistra stava oltre le politiche di

austerità: una serie di motivazioni specifiche, come la reazione allo strapotere sindacale in

Inghilterra, l'esigenza di una svolta in Svezia dopo quarant'anni di socialdemocrazia, la

STORIA D'EUROPA ! 90

rottura dell'alleanza tra socialisti e comunisti in Francia. Gli anni Ottanta si aprivano nella

prospettiva di livelli di vita sostanzialmente immobili o declinati. Ricorrenti crisi economiche

favorivano un programma di differenziazione e divaricazione tra centri del potere e categorie

che non avevano più la giustificazione ideologica della lotta di classe.

Lo SME e le elezioni del parlamento europeo

Il 10 giugno 1979 i cittadini della CEE andavano a eleggere il primo parlamento

europeo a suffragio diretto. Il Parlamento nasceva con poteri limitati, privo della sovranità che

avrebbe dovuto conferirgli il voto popolare. Un altro passo verso una politica finanziaria

comune era stato fatto all'inizio del 1979 con la creazione di un Sistema Monetario Europeo.

Lo SME si fondava sulla fluttuazione congiunta delle monete europee e prevedeva anche la

creazione di un fondo costruito con il 20% delle riserve monetarie dei singoli paesi, che

sarebbe stato utilizzato per gli interventi a sostegno delle monete deboli. Il fondo era espresso

in unità di conto europea, l'ECU, embrione della futura moneta comunitaria. All'accordo

partecipavano tutti i paesi della CEE meno che la Gran Bretagna, Irlanda e l'Italia che aderì

successivamente.

L'unità politica si stava sempre di più allontanando: è il caso della commissione della

CEE che nonostante la qualificazione dei suo membri si trovava continuamente condizionata

nei poteri e nelle competenze. Col passare del tempo le politiche ad essa preposte erano

diventate più macchinose e il loro funzionamento più costoso. Il caso più evidente è quello

rappresentato dal sistema di regolamenti che producevano la commercializzazione la

produzione dei prodotti agricoli: il mercato comune agricolo con i suoi automatismi sembrava

sfuggire ogni possibilità di controllo e intervento e si configurava come una minaccia per

l'esistenza della Comunità. In particolare il sistema dell'agricoltura penalizzata la Gran

Bretagna e l'Italia che pagavano una quota di sussidi per l'agricoltura complessivamente

superiore a quella dei paesi più ricchi. Una coraggiosa revisione delle istituzioni europee

appariva necessaria: a brevissima scadenza occorreva dare una nuova personalità alle

strutture delle comunità. Ancora più importante era che la comunità affrontasse il problema

dei rapporti con gli Stati Uniti: la prospettiva di un'interruzione, anche temporanea, del

processo di distensione nei processi di problemi della difesa erano temi su cui veniva

manifestato una crescente divaricazione di idee e di politiche fra Europa e Stati Uniti.

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giornalismo e cultura editoriale
SSD:
Università: Parma - Unipr
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bischerella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'Europa contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parma - Unipr o del prof Vecchio Giorgio.

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