Storia dell'Europa contemporanea
Giorgio Vecchio A.A. 2014/2015
Storia d'Europa dal 1945 ad oggi Mammarella
L'Europa alla fine della guerra
Distruzioni umane e materiali
Il 7 maggio 1945 a Reims e l'8 maggio a Berlino i tedeschi firmano la resa incondizionata della Germania: si conclude così la seconda guerra mondiale. La guerra di movimento, i bombardamenti aerei, le deportazioni e le liquidazioni in massa nei campi di concentramento avevano provocato danni umani più gravi di quelli della prima guerra mondiale. Vendette sulla popolazione civile vennero commesse dai nazisti e dai russi; il popolo che paga il prezzo più alto sono gli israeliti di cui rimane solo il 5,8% al termine della guerra. In tutti i paesi europei la mancanza di materie prime impediva la ripresa produttiva. La quantità di moneta stampata provoca l'inflazione, inoltre le popolazioni vivono in condizioni di disagio: oltre al problema della casa c'era quello del cibo. L'economia del baratto prese il sopravvento su quella dell'acquisto. I popoli uscivano dalla guerra stremati e l'Europa aveva perso la fede nel futuro.
Assetto territoriale
Con la seconda guerra mondiale furono le operazioni militari a modellare la carta dell'Europa e i trattati di pace si limitarono a prenderne atto. L'Austria e la Polonia vennero ricostruite: l'Austria viene suddivisa in quattro zone di occupazione (URSS, GBR, USA, FRA) e la Polonia venne ricompensata dei cedimenti a Mosca con l'allargamento dei confini fino ai fiumi Oder e Neisse. La regione dei Sudeti viene restituita alla Cecoslovacchia, mentre Lettonia, Lituania ed Estonia passano all'URSS a cui dopo i trattati di pace del 1946 si uniranno anche Cecoslovacchia, Romania, Bessarabia e alcuni territori della Finlandia. La Venezia Giulia viene divisa in zona A, affidata a un governo militare anglo-americano, e zona B affidata alla Jugoslavia insieme all'Istria. L'Italia perderà tutte le colonie fasciste e la Germania viene occupata dagli eserciti delle quattro maggiori potenze alleate: quella sovietica al centro e al nord-ovest fino ai confini con la Polonia era la più vasta; quella americana consisteva nelle province centro-meridionali con la Baviera, il Baden e il Württemberg; quella britannica era al nord e quella francese era una zona comprendente il Saar ritagliata da quella americana. La stessa Berlino era divisa in quattro settori; il governo era assunto da un consiglio dei quattro eserciti e per quattro anni la Germania rimase senza governo nazionale. In questa situazione la ricostruzione di un equilibrio europeo fondato sugli Stati nazionali era impossibile e i nuovi equilibri erano legati ai rapporti delle due superpotenze.
Collaborazionismo e resistenza
I fenomeni del collaborazionismo e della Resistenza sono significativi di una guerra che non è combattuta solo sul fronte ma che comprende anche forze politiche e masse popolari in un conflitto parallelo. I governi collaborazionisti non sono solo governi amministrativi il cui vincitore si serve per governare il paese occupato ma sono anche l'espressione di quei movimenti che prima della guerra si riconoscevano nell'ideologia del nazi-fascismo. Entrambe le motivazioni sono presenti nel governo di Vichy in Francia, mentre veri e propri regimi fascisti furono quello di Pavelic in Jugoslavia e la Repubblica di Salò.
Diverso il movimento della Resistenza; motivazioni comuni a tutti i movimenti della resistenza sono la volontà di continuare la guerra con il metodo della guerriglia e la reazione spontanea delle popolazioni alla politica di oppressione e violenza delle truppe tedesche. La resistenza polacca, sovietica e jugoslava sono promosse da ex militari dell'esercito che rifiutano di consegnare le armi e continuano a impegnare le truppe occupanti con azioni di sabotaggio. Nei paesi occidentali la Resistenza tarda a manifestarsi addirittura fino a dopo lo sbarco in Normandia. In Italia nasce alla fine del 1943. È dal 1944 che i movimenti di resistenza raggiungono la massima consistenza: il più numeroso è quello polacco, mentre quello jugoslavo è meglio organizzato. Tuttavia le cifre ufficiali danno un quadro parziale del fenomeno, perché riguardano solo le formazioni combattenti senza calcolare il movimento popolare; prevalentemente era composto da forze rivoluzionarie di sinistra, ma vi erano anche componenti nazional-conservatrici e moderate, che ad esempio prevalgono nell'esercito rivoluzionario francese di De Gaulle. In Jugoslavia le due parti arrivarono allo scontro, ma il movimento rivoluzionario di Tito è l'unico che al termine della guerra si trasformerà in regime. I comunisti usciranno dalla guerra di resistenza in una posizione di grande prestigio, grazie anche alla legittimazione antifascista che gli assicura influenza nelle masse popolari. È difficile individuare un programma politico che sia espressione della Resistenza, anche se le influenze ideologiche predominanti sono di sinistra. Tra i vari documenti è importante la Carta del CNR francese che delinea un programma di riforme, tra le quali la nazionalizzazione delle attività economiche e un programma di sicurezza sociale, mentre sul piano internazionale chiede la fine del colonialismo e il superamento degli Stati nazionali. La Resistenza si manifesta soprattutto in alcuni valori, come la condanna di nazismo e fascismo è una politica di rinnovamento volta a superare le differenze di classe. Se in alcuni paesi, come Polonia, Jugoslavia e Grecia, innesca movimenti rivoluzionari è perché in quei paesi esistono bassi livelli di vita e regimi autoritari. In Europa occidentale il compito della Resistenza sta nel realizzare un profondo mutamento politico e istituzionale, basato sui principi di uguaglianza e democrazia.
Le forze politiche del dopoguerra: i comunisti
La lotta al fascismo aveva fatto fare al comunismo un passo in avanti sia nella consistenza numerica che nelle strategie. Nel 1945 si presenta come una forza imponente decisa a giocare un ruolo decisivo nel dopoguerra. Solo in Germania il PC aveva vita difficile perché subiva le divisioni del Paese. Importante è il legame ideologico e politico dei comunisti con Mosca, che viene continuamente ribadito dalla propaganda comunista. Grande attrazione era esercitata sugli intellettuali, sia attraverso l'ideologia marxista che con la popolarità dei movimenti letterari e ideologici. In Italia e in Francia il PC esorta i lavoratori a partecipare alla ricostruzione in collaborazione con altre forze politiche nel rispetto del sistema democratico.
Le forze politiche del dopoguerra: i socialisti
L'altra grande forza politica di sinistra sono i socialisti. Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale i partiti socialisti si trovano in una posizione centrale nella sinistra europea: in Francia vanno al potere, mentre nei Paesi Scandinavi imposta una politica economica mirata al welfare state. La crisi del socialismo si preparava nei grandi temi della Resistenza al fascismo e la mancanza di una strategia comune che li ha portati in una condizione di inferiorità nei confronti del comunismo. Nel 1933 la Conferenza Internazionale Socialista rivela le divisioni all'interno dello schieramento socialista: una corrente di sinistra con Pietro Nenni sosteneva la collaborazione con i partiti comunisti e l'adozione di una linea rivoluzionaria; una corrente di destra, guidata dai laburisti inglesi, sosteneva una politica di rottura con i comunisti e un programma di riforme moderate che guadagnasse il consenso della classe media. Alla fine della guerra le correnti del socialismo ritornavano senza differenze: a destra i partiti della socialdemocrazia, rafforzati dalla vittoria dei laburisti inglesi nel 1945. È in questo contesto che si inizia a parlare di una terza forza europea, intermedia tra il modello sovietico di una società senza classi e quello americano del capitalismo. Il futuro dei socialisti italiani e francesi si presentava ricco di difficoltà: il PSI poco organizzato era già diviso tra una maggioranza favorevole all'alleanza con il PCI e una parte destra sospettoso rispetto al comunismo.
I cattolici e le forze moderate
Anche le forze moderate iniziarono a riorganizzarsi, l'elemento di aggregazione fu la paura del comunismo e la tendenza a respingere i partiti della sinistra. La principale forza della parte moderata erano i partiti cattolici: MRP in Francia, DC in Italia, CDU in Germania e i partiti cattolici belga e austriaco. La fortuna dei partiti cattolici consiste nel richiamo ai valori di una civiltà cristiana in cui anche i non credenti si riconoscevano e nella presenza della Chiesa nelle sue strutture organizzative. I partiti cattolici diventano i rappresentanti della borghesia e delle masse contadine, fino ad essere interclassisti. La Chiesa interverrà direttamente a sostenere i cattolici e indirettamente a condannare l'ideologia marxista: in Italia scese in campo per aiutare la Democrazia Cristiana a colmare il vuoto del fascismo e l'Azione Cattolica e i preti si prodigano per i voti della DC.
I partiti minori
Le prime consultazioni elettorali mostravano che comunisti, socialisti e cattolici raccoglievano dal 75 all'80% dell'elettorato, mentre ai partiti minori rimaneva da spartirsi il 20-25% rimasto. In Francia l'Unione democratica socialista della resistenza di fonderà con i radicali, mentre i repubblicani e i liberali verranno gradatamente emarginati. In Italia proliferano partiti minorati: il Partito d'Azione e quello liberale, i repubblicani e l'Uomo qualunque. In Germania su posizioni centriste c'è il Partito Liberale, mentre altri gruppi politici avranno vita breve. La destra storica nazionalista e fascista viene spazzata via dalla guerra e il suo elettorato acquisito dai partiti centristi e interclassisti.
Le potenze vincitrici e l'Europa
Gli Stati Uniti e il nuovo assetto mondiale
Il contributo americano alla vittoria sulla Germania fu soprattutto economico, finanziario, tecnologico e organizzativo. La mobilitazione economica creava nel paese un'eccezionale capacità produttiva che culminava con la creazione di nuovi impianti per la produzione bellica. Alla fine della guerra gli Stati Uniti producono il 50% di energia elettrica e di carbone e il 75% di petrolio. Già nel corso della guerra l'America si stava preparando al dopoguerra, elaborando piani ispirati all'internazionalismo wilsoniano cioè la fine dell'imperialismo, il mantenimento della pace e la creazione di un sistema commerciale fondato sul libero scambio. Si andava comunque diffondendo l'idea che gli Stati Uniti avessero bisogno di quell'ordine internazionale per risolvere i propri problemi interni dovuti principalmente alla ricerca di nuovi materiali e materie prime. La prospettiva di una sovrapproduzione che portasse a una crisi simile a quella degli anni Trenta, ha portato a fare un aggiornamento della dottrina di Wilson che portasse a un'economia internazionale aperta, con le tariffe doganali ridotte, i cambi tra le valute stabili e l'accesso alle fonti di materie prime libere. Nel 1944 a Bretton Woods gli Stati Uniti gettano le basi di un nuovo ordine internazionale: viene creato il Fondo Monetario Internazionale che avrebbe gestito un pool monetario con i conferimenti dei paesi aderenti. Il FMI assicura un aumento del volume del commercio internazionale e una stabilità monetaria, inoltre serve per accreditare il dollaro come moneta internazionale. La Società delle Nazioni viene sostituita dall'ONU, un'organizzazione mondiale per mantenere la pace e eliminare i conflitti. Gli Stati Uniti puntano su una collaborazione con la Gran Bretagna e la Francia. Il futuro dell'Europa è affidato all'ONU e alla continuità di una collaborazione tra sovietici e americani che però non ci fu mai.
Gran Bretagna: la vittoria minacciata
Alla fine della guerra la Gran Bretagna condivideva il declassamento politico ed economico dell'Europa continentale: la posizione della Gran Bretagna era quella di un debitore che non ha possibilità di pagare i debiti. Solo gli Stati Uniti avrebbero potuto fornire gli aiuti economici necessari per riattivare l'economia, ma le posizioni americane erano quelle del libero scambio, mentre gli inglesi avevano ancora un'economia basata sui privilegi coloniali è legata ai paesi del Commonwealth. Sul piano militare veniva riconosciuto da Washington l'autonomia sul Mediterraneo, che voleva dire libertà di azione sulla Grecia. La Gran Bretagna si trovava nella condizione di scegliere una politica nuova che l'aiuta se a contenere gli effetti del declino. A due anni dalla fine della guerra, tuttavia la dimensione britannica sul Mediterraneo doveva essere rivista, a causa del pericolo della guerra civile in Grecia, della difficile situazione palestinese e del mondo arabo, di una crisi politica e della guerra fredda.
L'URSS e la politica delle sfere di influenza
In termini di conquiste territoriali l'URSS usciva dalla guerra con i maggiori guadagni, ma in termini di potere politico e militari i suoi poteri erano ancora di più e la Russia governava su mezza Europa. I sovietici non hanno mai nascosto le loro mire espansionistiche. La politica di Mosca era il frutto di una doppia motivazione: da una parte quella espansionistica giustificata dal mito della rivoluzione e dall'altra quella di un complesso difensivo. L'URSS aveva una convenienza a mantenere i rapporti con l'USA. Nonostante ciò la propaganda occidentale insistette molto sulla comunistizzazione dell'Europa da parte dei sovietici. In Germania, la vittoria sui tedeschi incoraggiava la politica sovietica, ma ai dirigenti sovietici era consigliata una politica prudente e realistica: per questo motivo Stalin rifiuta di sostenere ogni movimento rivoluzionario seguendo una linea più moderata perché temeva una ripercussione dai paesi occidentali e capitalisti. Per Stalin la seconda guerra mondiale rappresentava una fase storica dell'evoluzione del mondo verso un regime comunista, così come il periodo di pace lungo 15/20 anni prima di un nuovo conflitto contro il capitalismo.
Da Yalta a Potsdam
La morte di Roosevelt provoca l'arrivo alla casa bianca di Truman, digiuno di problemi internazionali. Per i rapporti con l'URSS Truman si affida a dei consulenti. Mentre Roosevelt aveva seguito una politica conciliatrice, Truman uso la linea dura e tra l'aprile e il giugno 1945 ci fu un irrigidimento della diplomazia americana. In seguito a un colloquio tra Truman e Molotov sugli accordi di Yalta e in particolare sulla situazione della Polonia, l'America sospende gli aiuti economici all'URSS. A Postdam il tema principale era la Germania: prima che la conferenza iniziasse Mosca spostò i suoi confini con la scusa di un trasferimento temporaneo, e alla conferenza non restò che accettare il fatto compiuto. A Postdam si incontrano per la prima volta Truman e Stalin: nonostante il dissenso le potenze erano ancora legate dall'alleanza contro il Giappone. Un'altra questione affrontata furono le riparazioni e la politica che le quattro potenze occupanti si impegnavano a seguire nel paese occupato: si temeva che il peso dell'economia potesse ricadere sui contribuenti americani e aleggiava il sospetto nei confronti dell'URSS. La decisione di gestire la Germania con una grande commissione alleata, presuppone l'idea di abbandonare i piani di smembramento e di ricostruire un governo centrale tedesco. Tuttavia il piano americano che consentiva ad ogni potenza di prelevare riparazioni dalla propria zona, andava in contraddizione con l'intenzione di gestire la Germania in modo unitario.
La ripresa politica del dopoguerra
Gran Bretagna: le riforme del laburismo
Il primo paese ad andare alle urne è la Gran Bretagna: i conservatori di Churchill vennero battuti dai laburisti che con il 48% dei voti avevano ottenuto i due terzi dei seggi. I partiti di sinistra si dimostrano soddisfatti della vittoria laburista, mentre l'America desta le prime preoccupazioni. La vittoria laburista rispecchiava un cambiamento che stava avvenendo nella società inglese. Il partito laburista appoggia la guerra, ma denuncia il sistema precedente il conflitto e auspica a una società nuova. Il modello della nuova società era il welfare state, basato su un piano formulato da Lord Beveridge che prevedeva un riordinamento legislativo che garantiva al nucleo familiare una protezione completa. Verso la fine della guerra il Parlamento approva l'Education Act che rende obbligatoria l'istruzione fino ai quindici anni. La prospettiva di cambiamento laburista era sostenuta da un piano economico quinquennale che prevede una nazionalizzazione dei principali settori dell'economia. La prima conseguenza del governo laburista fu la successione di Attlee a Churchill nella conferenza di Potsdam. Le simpatie per l'URSS non erano condivise da Attlee e pertanto ci furono resistenze al sostenere una politica estera di sinistra. I costi della politica imperiale dell'Inghilterra andavano oltre le possibilità economiche, così la Gran Bretagna fu costretta a chiedere un prestito agli Stati Uniti, con condizioni pesanti come la restituzione con un tasso d'interesse del 2%. Altra clausola era la convertibilità della sterlina entro il 1947: essendo impossibile, la Gran Bretagna dovette porre la finanza sotto la tutela di Washington. Nel 1946 il governo laburista procede a una serie di riforme: vengono nazionalizzate la Banca d'Inghilterra, i telegrafi, l'aviazione civile, le industrie carbonifere, elettriche e dell'acciaio; nello stesso tempo vengono approvate le riforme che riguardano il welfare state, come il servizio medico nazionale, la ricostruzione degli immobili distrutti dalla guerra e la riforma...
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