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Storia delle costituzioni e delle codificazioni moderne

Riassunto libro: "Codificazione e cultura giuridica" di Riccardo Ferrante

Cap. I: Codificazione, scienza giuridica e università nella Francia napoleonica

L'edificazione dell'università imperiale

Se nella scienza giuridica successiva alla promulgazione del Code Civil si sviluppa un metodo “esegetico [costruttivo] – fortemente condizionato dalle esigenze della scuola – ciò appare in buona parte come il risultato di un adeguamento della scienza giuridica alle priorità poste da Bonaparte; tra queste vi è – appunto – l’insegnamento ed infatti: "... tra tutti i problemi politici questo andrebbe considerato come primario. Non vi è traccia di stato politico saldo se non vi è un corpo insegnante con dei principi saldi. Tanto che se non si apprenderà già dall’infanzia se si deve essere repubblicani o monarchici, cattolici o laici, ecc., lo Stato non formerà affatto una nazione; avrà fondamenta incerte e vaghe; sarà costantemente esposto ai disordini e ai mutamenti".

Napoleone, ormai definitivamente avviata la fase imperiale (è stato incoronato un paio di mesi prima e tempo che ne trascorra un altro sarà anche Re d’Italia), si rivolge al ministro dell’interno Champagny. L’impegno è a questo punto quello di erigere una struttura in grado di sostituire in modo credibile il modello educativo che aveva in pratica monopolizzato l’insegnamento superiore negli ultimi secoli dell’Antico regime, quello gesuitico.

Nel giro di un anno, e in sede di discussione della legge sull’Université impériale, Napoleone avrebbe ribadito quale fosse il modello di riferimento cui pensava, quali dovessero essere i lineamenti dei membri di questa nuova “corporation” (di insegnanti), garantendo loro autonomia e prestigio, senza dimenticare la dipendenza diretta dall’imperatore.

Nota: In particolare Liard ricorda come l’idea di un corpo di insegnamento unico fosse già di Richelieu e fosse stato poi ripreso nel periodo rivoluzionario, accentuando e fissando definitivamente il principio secondo cui questo corpo sarebbe dovuto dipendere direttamente ed esclusivamente dallo Stato, che nell’organizzazione l’istruzione svolgeva una delle sue funzioni fondamentali: si afferma via via il passaggio in questo campo da un’amministrazione pubblica a una corporazione pubblica, la quale svolge vita in comune, ha medesimi fini e dispone di unità organica, morale e dottrinaria. Liard identifica dunque nell’organizzazione gerarchica dell’istruzione pubblica strutturata in “gradi” ed emplois, e non in “funzioni” come avviene per le altre amministrazioni, il segno dell’indirizzo napoleonico nel senso di un modellamento sulla struttura gesuita.

Il riferimento insistito ai gesuiti, addirittura l’identificazione del professore universitario come Jésuite, costituiva un completo capovolgimento di prospettiva rispetto ai presupposti della progettualità educativa illuministica. Nel complesso era un modello di istruzione che proprio in Francia era stato tenacemente contrastato più che altrove. Comunque tocca a Napoleone avviare con la legge del 10 maggio 1806 la nuova fase della storia dell’istruzione pubblica in Francia.

Opera, però, secondo una linea pedagogica certo molto distante dalla tradizione illuministica e dal sistema di istruzione che su quella base gli idéologue avevano tentato di realizzare con le écoles centrales. Con queste era stato previsto un ampio quadro di insegnamento secondario che avrebbe accompagnato il giovane fino a 18 anni; questa ulteriore fase formativa andava affidata alle écoles speciali, che in alcuni settori furono realizzate con successo, mentre rimasero inattuate nel settore degli studi giuridici.

L’iniziativa di Napoleone si caratterizza come l’affermazione di una chiara volontà dirigista per l’istruzione di un “monopolio universitario” statale: si stabilisce infatti la formazione di un corpo insegnante gerarchicamente subordinato all’Imperatore, una corporation che gestirà in via esclusiva l’educazione pubblica e che prenderà il nome di Université impériale.

Il sistema delle corporazioni è infatti visto adesso – da Napoleone e dal suo entourage – come un riferimento istituzionale da recuperare, almeno in parte (le antiche corporazioni erano state abolite nel 1791). Con la Rivoluzione si era voluto eliminare dal vocabolario istituzionale il termine “università”, associandolo all’Antico regime; ora è chiaramente ripreso, e rilasciato.

La creazione dell’Université impériale è un passaggio nevralgico per la stessa collocazione dell’intellettuale nella società e per trasformare il suo rapporto con il vertice politico. Per quanto concerne gli organi di gestione, e soprattutto la fondamentale affermazione del monopolio dell’istruzione in capo ad un’università statale, i motivi di ispirazione vanno probabilmente fatti risalire alle suggestioni ricevute da Bonaparte durante il suo soggiorno a Torino nel 1805.

Questo presunto modellamento sull’università piemontese deriva da effettive coincidenze nell’organizzazione della struttura universitaria evidenziate originariamente da Ambroise Rendu nella 1° fase della Restaurazione: in quel momento l’obbiettivo era accreditare la tesi secondo cui l’Université impériale non era in realtà che copia di un modello di Antico regime, l’Università di Carlo Emanuele III, e non datasse quindi al 1808, bensì al 1772.

D’altronde che l’Università di Torino fosse un primo modello per l’Imperatore era stato chiaramente affermato anche dai 3 ispettori dell’università imperiale inviati in Italia nel 1809-10. Dopo l’editto del 1679 di Luigi XIV, la Francia non si era segnalata per particolari riforme nel campo universitario; a livello degli studi giuridici le istanze di tipo illuministico avevano trovato iniziale realizzazione nell’area germanica, ma un primo es. di effettiva riforma della struttura universitaria fu proprio quello torinese del 1729. Era quindi normale per Napoleone rifarsi alla struttura dell’università torinese.

Il monopolio universitario era stato già chiaramente affermato proprio nel Regno di Sardegna, e in un ordinamento particolarmente articolato e dettagliato, suscettibile – quindi – di essere ancora motivo di ispirazione anche al di fuori dell’area italiana. La centralità attribuita nello stato sabaudo all’insegnamento universitario era testimoniata anche dal fatto che una riforma del suo ordinamento era espressamente considerata complementare all’intervento di riforma della legislazione avvenuto nel 1770; quella del 1770 era – come noto – una riformulazione delle Costituzioni promulgate nel 1723 – 1729, e anche in quel caso – quindi – riforma del diritto e riforma dell’università erano andate di pari passo: le Costituzioni di sua Maestà il Re di Sardegna erano poi espressamente previste come oggetto di insegnamento nel corso di ius civile.

Va infine ancora aggiunto come il monopolio dell’insegnamento superiore in capo ad un’unica struttura universitaria controllata dal governo non sia un’esclusiva peculiarità piemontese, ma un principio in via di generale affermazione lungo la seconda metà del XVIII secolo: per fare un es. vicino, esso è affermato in occasione del Piano di direzione, disciplina ed economia dell’Università di Pavia dello stesso 1771. Dunque, sotto diversi profili ricollegare l’impresa napoleonica in campo universitario alle realizzazioni settecentesche, e in particolare a quella torinese, non appare arbitrario.

La nuova università francese si presenta però come una struttura di tutt’altra dimensione, se non altro per lo sviluppo territoriale su cui è dispiegata, e in genere per la completa riorganizzazione del sistema di insegnamento che comporta. Secondo i programmi imperiali del 1806 [legge del 10 maggio 1806] il nuovo sistema dell’istruzione pubblica si concretizzerà in una struttura tanto complessa, da richiedere realisticamente una congrua fase di preparazione: la sua definitiva istituzione è quindi espressamente rimandata al 1810. Contrariamente alle previsioni, però, già il 17 marzo 1808 si può procedere con decreto a fissare i lineamenti.

La novità assoluta è costituita dalla struttura piramidale fortemente accentrata; essa sarà composta da tante académies locali quante sono le Corti d’appello e comprenderanno al loro interno ogni livello di insegnamento, il più elevato dei quali sarà affidato a “les facultés”. Viene precisamente determinata la linea gerarchica del personale all’interno della struttura: grand-maître (di nomina imperiale, e che avrà il ministro degli interni per tramite verso il sovrano), ispettori dell’università, rettori delle accademie, ispettori delle accademie, doyens e professori delle facoltà.

Per le facoltà di diritto il candidato doveva affrontare 3 prove. Una trattazione, estratta tra tre predisposte, relativa alla materia d’insegnamento per cui si concorreva e redatta in scritto (in latino, se la materia era il diritto romano); tre lezioni di mezz’ora ciascuna, su di un tema estratto a sorte tra quelli pertinenti alla materia da insegnare, infine la redazione scritta di due tesi (ancora una volta dopo estrazione a sorte del titolo), da dare alle stampe, che in seguito dovevano essere sostenute con una discussione di almeno tre ore per ciascuna. La discussione poteva avvenire esclusivamente sulla base dei diversi articoli di legge, e se essa verteva sul diritto francese, solo sulla base del Code da poco promulgato.

L’università napoleonica si presenta dunque come sintesi tra istanze illuministiche e rivoluzionarie, e strutture organizzative che si rifanno, più o meno esplicitamente, a modelli di antico regime (gesuitico, piemontese, o altro che sia); questa sintesi fu enfatizzata dopo la Restaurazione [dopo la caduta di Napoleone] per perorare la sua validità e per giustificare il suo mantenimento. Continuità vi sarebbe stata anche nella articolazione degli studi giuridici, che manterranno anche dopo la caduta dell’Imperatore la base normativa (il Code civil) e quella organizzativa (i provvedimenti legislativi sulle Ecoles de droit) dispiegati nel cruciale anno XII.

Gli studi giuridici: il dogma didattico della legislazione dell'anno XII (1804)

Dopo la riforma di Luigi XIV che aveva disposto l’introduzione della cattedra di droit français (1679-1680), la facoltà giuridica di Parigi non aveva subito altre trasformazioni fino alla Rivoluzione, che segnò un rapido tracollo: dal 1791 smise sostanzialmente di essere frequentata, fino alla soppressione, con decreto della Convenzione, il 15 settembre 1793. Un’università come quella francese, pensata tradizionalmente – e tanto più dopo il 1679 – come luogo dove preparare i professionisti del foro, aveva perso qualsiasi legittimità, adesso che si era definitivamente affermato il principio secondo cui in realtà i giureconsulti si formavano attraverso l’attività pratica, al di fuori di qualsiasi preparazione accademica.

Prossimo ispettore generale delle scuole di diritto, il tribuno Sédillez, nel pieno del dibattito sull’edificazione di queste scuole all’interno del sistema universitario in via di formazione, tracciava un bilancio netto dell’esperienza passata: i professori erano buoni ma parlavano nel deserto; le attribuzioni dei gradi accademici erano pure formalità oggetto di commercio.

Gli avrebbe fatto eco più tardi un altro ispettore generale delle scuole di diritto, Chabot de l’Allier. La rigenerazione degli studi giuridici si inseriva nel complesso dibattito del periodo rivoluzionario in tema di istruzione pubblica, e in particolare in tema di università, cui parteciparono personalità di primo piano.

Nel sistema di istruzione delle scuole centrali, fissato normativamente con le due leggi del 7 ventoso III (25 febbraio 1795) [in pieno periodo rivoluzionario] e del 3 brumaio IV (25 ottobre 1795) le tracce degli insegnamenti giuridici sarebbero rimaste labilissime. Trascorso qualche anno, con la fine del 1801 [Napoleone è ancora Console] fu prima l’istituzione dell’Académie de Législation e poi dell’Université de jurisprudence [sono università di natura privata] a costituire un passaggio importante verso l’avvio di un rinnovato insegnamento del diritto; d’altronde a queste iniziative private, destinate a chiudersi per espressa previsione di legge una volta avviata definitivamente l’Université impériale [è pubblica] e le sue écoles de droit, parteciparono personaggi che, avranno un ruolo importante nello sviluppo delle facoltà giuridiche dell’Université impériale e in genere – diversi livelli – della cultura giuridica.

In particolare quanto all’Académie de Législation – e ai personaggi ricordati in queste pagine – ricopriranno di volta in volta il ruolo di presidente Portalis e il direttore dell’istruzione pubblica Fourcroy; tra i docenti vi saranno Pigeau, Perreau, Grenier, Morand, Bernardi, Portiez de l’Oise, Lanjuinais, Dard.

L’attenzione per la legislazione positiva e per le esigenze della prassi, si intreccia con quella per le prospettive di tipo storico-filosofico; dunque accanto allo studio del diritto criminale, di quello commerciale, del diritto pubblico (e della procedura, e del notariato), erano affrontati anche il diritto romano, il diritto naturale e internazionale (e l’economia politica, la medicina legale…). [Università privare] Si trattava di una prospettiva di studio ampia, legata alla visione didattica delle écoles centrales, da dove provenivano alcuni docenti, e alle prospettive culturali illuministiche perpetuate dagli idéologues, alla cui corrente erano legati alcuni membri dell’Académie presenti al Tribunato.

Da questo punto di vista le scuole di diritto imperiali appaiono ovviamente molto più vincolate alla nuova realtà normativa nel frattempo intervenuta, alla centralità della codificazione civilistica e alla sua portata assolutizzante. Il passaggio dalla fase consolare a quella imperiale [1804] costituisce un drastico passaggio da una scuola di diritto libera nei piani di studio (in assenza di un corpo normativo di codici in campo privatistico) e non regolamentata legislativamente nella sua organizzazione, ad una struttura necessariamente condizionata dalla recentissima promulgazione del Code civil e precisamente disciplinata (ma anche istituzionalizzata, garantita ed articolata amministrativamente) dalla legge.

L’università imperiale dispone infatti, per quanto riguarda gli studi di diritto, di un supporto normativo fondamentale, ed è proprio quello che marcherà in modo deciso gli indirizzi della scienza giuridica. Si tratta della Loi relative aux écoles de droit del 22 ventoso XII (13 marzo 1804) con la quale si è già provveduto a dare un’articolazione precisa agli insegnamenti giuridici.

Il piano di studi è diviso in 3 filoni di insegnamento. Il 1° riguarda il Diritto Civile Francese “nell’ordine stabilito dal Codice civile”, che comprende anche lo studio di elementi di diritto naturale e delle genti, e del diritto romano, ma considerato nei suoi rapporti col diritto francese. Il 2° filone riguarda il Diritto Pubblico Francese e il Diritto Civile laddove abbia una ricaduta sulla organizzazione della pubblica amministrazione. Il 3° riguarda Diritto e Procedura Penale e Procedura Civile.

Il corso di studi deve concludersi in 3 anni, ma il grado di dottore si ottiene solo dopo un ulteriore anno di studio. Per raggiungere questi obbiettivi lo studente deve sostenere un esame rispettivamente dopo il 1° e dopo il 2° anno, e ritenuto sufficientemente preparato acquisirà il baccelierato; dopo il 3° anno gli esami da sostenere sono due, e in più è necessaria una discussione pubblica che riguardi tutte le materie di studio, e che comporterà il conseguimento della licenza; ottenuto questo titolo, e frequentato anche il 4° anno, chi sosterrà altri due esame e un’altra discussione pubblica conseguirà infine il dottorato. Con il superamento dell’esame relativo al corso annuale di legislazione criminale e procedura civile e criminale è invece possibile ottenere il “certificat de capacité”.

I diplomi di licenza o dottorato conseguiti nelle antiche università, tanto francesi quanto dei paesi riuniti alla Francia, avranno pieno valore, salvo essere “vistati” dagli ispettori delle scuole di diritto, come d’altra parte avviene ordinariamente anche per i diplomi e certificati rilasciati dalle nuove università; avranno ugualmente valore i titoli conseguiti presso le università straniere dai dottori e licenziati che, al momento della promulgazione della legge, abbiano esercitato la professione di avvocato o siano stati giudici da almeno sei mesi.

Su questo terreno si consuma la progressiva liquidazione delle precedenti strutture di insegnamento giuridico (Académie de législation e Université de jurisprudence). [Soppressione università private] La legge del 22 ventoso fissa poi con precisione la particolare qualifica accademica richiesta a giudici ed avvocati (la licenza), e ai procuratori (il certificato relativo al corso di legislazione criminale e procedura civile e criminale), e si prevede altresì la creazione di un “tableau des advocats près les tribunaux”. [Albo]

Va notato come il titolo dottorale per chi svolge la professione legale sia inteso in questa fase come una parte essenziale della professionalizzazione legale.

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Scienze giuridiche IUS/19 Storia del diritto medievale e moderno

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vale.ntina83 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle codificazioni e delle costituzioni moderne e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Ferrante Riccardo.
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