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stessa cui in parte si applica Laberio, che nei suoi Razionali ha intitolato “paratitli gli

stringenti richiami al diritto romano posti ad introduzione dei singoli titoli del

Codice di napoleone.

Proprio Romagnosi si domanderà perché dopo il Codice di Napoleone si diano dei

paratitli piuttosto che delle spiegazioni.

La risposta è perché l’ordine con cui le materie sono disposte nel Codice Napoleonico

non è sempre l’ordine con il quale devono essere insegnate.

La scelta del genere “paratitlo” assumeva i contorni di una presa di nei

posizione critica

confronti di una della scienza giuridica

supposta incondizionata funzione ordinante

svolta dal Code.

Valori e metodi illuministici e giusnaturalismo settecentesco sono adesso richiamati a

salvaguardia del giurista-docente, cioè dell’interprete.

Infatti un capitolo di un saggio di Romagnosi era intitolato “ Se l’ordine delle materie di

un Codice possa servire di norma all’ordine dell’istruzione”.

Il problema se organizzare l’insegnamento in base all’ordine delle leggi è visto da

Romagnosi come un tema tradizionale degli insegnamenti giuridici,.

“ Un Codice ben fatto di leggi non può offrire una teoria né un trattato, ma solo una

collezione di regole e precetti. Le regole presuppongono le teorie e non offrono che

applicazioni pratiche alle teorie.”

Onofrio Taglioni : rimane fondamentale il riferimento romanistico.

Loreto Apruzzese altro appartenente alla scuola dell’Esegesi italiana.

Michele Agresti

Ignazio Pansoya commenta il Code in francese.

pubblica un’opera di confronto tra il diritto romano e il Codice

GIACOMO REINERI

di napoleone utilizzando il metodo d’illustrazione delle Istituzioni di Giustiniano.

Lorenzo Quartieri autore di un’opera che tenta un confronto di taglio istituzionale tra

diritto romano e Codice francese; la comparazione con il diritto romano diventa una

soluzione per emanciparsi da una trattazione puramente esegetica.

I giuristi della scuola dell’esegesi italiana non si segnaleranno per un effettivo culto

della legge; presteranno piuttosto attenzione speciale a un diritto nazionale italiano

dichiarato dalla legge.

Va affrontato a questo punto un problema di storiografia giuridica importante che aiuta a

comprendere la storia della dottrina giuridica europea.

I presupposti sono già stati detti : la codificazione (legge esclusiva) e una legislazione

universitaria che di fatto incanala la scienza giuridica verso l’ordine del Codice,

ordine didattico e quindi scientifico.

: Non utilizza il nome di scuola dell’esegesi ma individua un metodo

Francois Geny

tradizionale e classico sintetizzabile nell’espressione “feticismo intellettuale”.

20

Oggetto di studio è esclusivamente il testo del Codice senza alcun riferimento allo

sviluppo storico e al contesto sociale, seguito passo passo per ritrovare quale sia stato il

pensiero del legislatore.

pubblica nel 1919 il volume “La che parte con

Julien Bonnecase scuola dell’esegesi”

l’analisi della linea interpretativa di Geny.

Obiettivo scientifico = fornire una classificazione fondata su basi precise

Obiettivo utilitaristico = fornire i mezzi per lottare contro i possibili errori nell’attività di

interpretazione giuridica compiuti dagli esegeti.

Tale libro è un attacco alla scuola dell’esegesi.

L’esperienza giuridica di Laberio non può essere ridotta a pura esegesi : poco o nulla di

esegetico è ad esempio il ricorso alla giurisprudenza

Ricordiamo soprattutto che il metodo esegetico nasce soprattutto come metodo

didattico nelle università di diritto.

UN RUOLO PER L’INTERPRETE : LA SCIENZA GIURIDICA

ITALIANA TRA CODE E ABGB

Il Codice francese è il frutto di un’elaborazione culturale condizionata dal pensiero

e da una specifica tradizione di pensiero che porta

illuministico francese

all’affermazione del positivismo giuridico e di una specifica scuola scientifica tipica

dell’800, quella dell’Esegesi.

Il Codice civile austriaco del 1811 è per converso il risultato conclusivo di un lungo

che si è dispiegato attraverso diversi tentativi di riordino legislativo.

processo

E’ un processo strettamente legato all’assolutismo illuminato degli Asburgo e

chiaramente condizionato dai filoni di pensiero giuridico di area germanica.

Se paragonato al Code Civil il Codice austriaco è individuato come un Codice di

un sistema di proposizioni

principi piuttosto che come un Codice di norme-comando,

dalle quali è possibile ricavare altre proposizioni, un Codice che lascia ampio spazio al

lavoro ermeneutico dell’interprete.

L’interprete del Code, per contro, avrebbe avuto necessariamente un mero compito

ricognitivo della norma codificata.

Un trait d’union può essere identificato nel del progetto di Code Civil

Livre preliminare

presentato dalla commissione capeggiata da Portalis nel 1801, libro successivamente

NON adottato nella versione definitiva.

Nel titolo V si legge “ nelle materie civili il giudice, in mancanza di una norma, è un

ministro di equità; L’equità è il ritorno alla legge naturale o agli usi nel silenzio della

legge positiva”. 21

Veniva quindi invocata l’equità, vista come ritorno al diritto naturale e alle

consuetudini.

Successivamente sarebbe sopravvissuta solo la norma destinata a diventare l’art. 4 “ se

un giudice ricuserà di giudicare sotto pretesto di silenzio, oscurità o difetto della legge,

si potrà agire contro di lui come colpevole di negata giustizia”.

Volendo poi indulgere sulle consonanze fra Codice e ABGB va ricordato come nel

progettato libro preliminare al Code possa essere riconosciuta molto chiara l’impronta di

Portalis giusnaturalista del discorso preliminare al Codice del 1801.

Nell’ABGB l’introduzione, organizzata in 14 paragrafi, è dedicata alle leggi in generale,

di particolare rilievo è il paragrafo 6 “ nell’applicare la legge le va attribuito il senso

che si manifesta dal proprio significato delle parole e dalla chiara intenzione del

legislatore”

Come dire che nemmeno il famigerato Code esprime in modo così

un‘opzione esegetica

esplicito.

Decisivo è però il paragrafo 7 “qualora una causa non si possa decidere né dalle parole

né dal senso naturale della legge, si avrà riguardo ai casi consimili. Rimanendo il caso

dubbioso, dovrà decidersi secondo i principi del diritto naturale, avuto riguardo a tutte

le circostanze del caso maturamente ponderate.”

Al di là di questo pronunciamento però siamo pienamente immersi nel giuspositivismo

della codificazione moderna: il legislatore e le sue leggi rimangono saldamente al

centro.

Non pare quindi che l’ABGB abbia fornito al diritto naturale una reale chance di

sopravvivenza.

Nei primi commentatori dell’ABGB notiamo una spiccata tendenza alla comparazione

come fonte per il lavoro interpretativo.

Apparentemente quindi il problema dell’interpretazione nei due codici potrebbe essere

visto attraverso due visuali apparentemente opposte.

nel suo precisa i presupposti culturali della sua codificazione :

ZILLER Commentario

giusrazionalismo e giusnaturalismo, diritto romano attinto dalla ragione come base per i

codici moderni.

Ma al di là delle affermazioni di principio il commentario afferma: “ la vera origine del

diritto sono le leggi, cioè le prescrizioni generalmente obbligatorie del capo supremo

dello Stato”.

Il commento al famoso paragrafo 6 prevede che si possa individuare un interpretazione

grammaticale o letterale e una logica o filosofica tendente a spiegare la vera

intenzione del legislatore.

E’ questa che prevale sulle altre giacché la volontà del legislatore è diretta a conseguire

uno scopo che più o meno interessa lo Stato.

22

Sul paragrafo 7 Ziller dice che il e se ne

Codice della ragione non è che sussidiario

deve far uso solo quando il Codice non basta; la giurisprudenza non deve e non può

trarre i propri principi dalla filosofia. che diventa primaria quando

Il diritto naturale è quindi una sorgente solo sussidiaria

si passa a considerare i mezzi interpretativi.

Quindi nonostante Ziller avesse concepito un Codice di norme principio alternativo

rispetto al Code e a

si affretta subito a limitare l’uso del diritto naturale

raccomandare una lettura esegetica del testo legislativo.

ONOFRIO TAGLIONI: Commentario al Codice civile universale austriaco.

Distingue il giurista, che non sa altro che la legge, dal giureconsulto che si distingue per

un orizzonte di conoscenze più ampio.

E’ una critica a Bugnet che affermava “ Io non conosco il diritto; io conosco il Code”.

Al contrario Portalis affermava “ non si potrà conoscere il Code se si studia solo il

Code”.

Taglioni ridimensiona il diritto naturale come strumento interpretativo: critica il Code

abolito e sostiene che ora “la legislazione piena di saggezza dei romani e la lealtà dei

germani sono contenute nell’ABGB”

. : è uno dei commentatori più famosi dell’ABGB

AGOSTINO REALE

L’interpretazione è autentica, giudiziale o dottrinale.

Quella giudiziale e quella dottrinale possono essere grammaticali o logiche (intenzione

del legislatore).

Residuale è l’interpretazione secondo il diritto naturale

Attacca il paragrafo 7 dell’ABGB facendo una serie di

DIEGO MARTINEZ:

considerazioni che richiamano indirettamente l’art. 4 del Code. Esso infatti rimane un

buon argomento interpretativo per vincolare i giudici alle pratiche interpretative via via

descritte. : un’importante opera di riferimento rimane il Code e non solo a

JACOPO MATTEI

mero fine di comparazione ma come vero e proprio strumento interpretativo.

Mattei riporta nella sua opera la serie di norme del libro preliminare del Code in materia

d’interpretazione mentre tratta solo in materia succinta il paragrafo 7 dell’ABGB e senza

alcun riferimento ai principi del diritto naturale.

: Non si tratta di richiami al diritto naturale bensì della

GIOACCHINO BASEVI

filosofia del diritto positivo.

Secondo questa ricostruzione bisogna aver riguardo alle parole del testo originale e

ci si sgancia dal giusnaturalismo settecentesco e ci si evolve nel

non ad altro;

giuspositivismo. 23

Le norme sull’interpretazione del Code divergevano rispetto a quelle dell’ABGB che

autorizzava l’interprete a utilizzare il diritto naturale.

Ma i giuristi francesi dell’800 si sentirono però più liberi di quanto il Codice non

prescrivesse mentre quelli di area asburgica proclamarono una sorta di autocensura

limitando il più possibile l’utilizzo del diritto naturale.

In questa fase è facile individuare una sostanziale unità della scienza giuridica: il corpus

Juris arretra sullo sfondo ma non scompare e il riferimento normativo diventano i

codici.

Si tratta di una dimostrazione del passaggio non istantaneo al nuovo sistema legislativo,

al Codice dello Stato come unica fonte di diritto, all’assolutismo giuridico.

Il ruolo dell’interprete doveva comunque essere un ruolo da protagonista.

24

CODIFICAZIONE E DIRITTO

COMMERCIALE MARITTIMO

25

LEX MERCATORIA, CODIFICAZIONE E LEX MERCATORIA

MODERNA

Partiamo dal punto che il diritto marittimo viene codificato nel II libro del Code de

Commerce. (1807) .

Questo mette in crisi il sistema in quanto il diritto marittimo è il nucleo storicamente

fondante della lex mercatoria.

La Lex mercatoria è un sistema di norme e regole di tipo consuetudinario, nate in

forma spontanea tra gli appartenenti a determinati settori commerciali (ad esempio nel

settore del credito, dei trasporti di merci o persone, delle assicurazioni ecc., e più

recentemente nelle transazioni informatiche), finalizzato alla regolamentazione di

rapporti contrattuali ed extracontrattuali aventi elementi di internazionalità. Si tratta di

un diritto spontaneo nato tra i soggetti operanti in specifici settori economici ed avente

per scopo la fissazione di regole certe al fine di evitare controversie legali, o,

comunque, favorirne la risoluzione una volta che siano insorte, in ambiti caratterizzati

da un alto tasso di internazionalità .

La Lex mercatoria trae origine dallo sviluppo delle relazioni commerciali internazionali

europee che caratterizza il basso medioevo: le mutate condizioni sociali e la fine

dell'economia curtense favoriscono uno sviluppo dei commerci interstatuali in relazione

ai quali risulta necessario trovare uno strumento giuridico più agile dello ius civile di

derivazione romanistica, ormai incapace di far fronte alle nuove esigenze mercantili nel

mutato assetto istituzionale che vede la nascita degli stati nazionali (l'unico aspetto di

internazionalità da esso in precedenza preso in considerazione riguardava i rapporti

con i popoli non romani regolamentati nell'ambito dello ius gentium).

Per questo motivo viene data vita in forma consuetudinaria, e talvolta a mezzo di

Ius

codificazione, ad un nuovo diritto oggettivo sovranazionale denominato

mercatorum che basa la propria efficacia sulla reciproca accettazione delle condizioni

in esso stabilite da parte degli operatori commerciali. Gli Stati italiani dell'epoca hanno

un ruolo fondamentale nello sviluppo di tale ordinamento: in particolare le Repubbliche

marinare, vere e proprie potenze commerciali all'epoca, stabiliscono una serie di regole

relative ai trasporti per mare, all'assicurazione dei bastimenti, alla polizza di carico,

alla condivisione dei rischi da parte dei finanziatori mediante lo strumento dei Carati

(la caratura delle navi da trasporto rappresentava il capitale sociale investito nella

spedizione commerciale, suddiviso in quote al pari delle odierne società per azioni), di

fatto creando regole uniformemente accettate anche negli altri Paesi Europei.

26

Altri strumenti fondamentali per lo ius mercatorium sono la cambiale (di cui si hanno le

prime notizie a Genova nel 1207), la lettera di cambio (il moderno assegno bancario di

cui si ritiene inventore Francesco Datini) e le lettere di credito.

Inoltre lo sviluppo a livello internazionale delle prime banche italiane (in particolare il

Monte dei Paschi di Siena) favoriscono la diffusione a livello europeo di questi

strumenti, creando di fatto uno standard internazionale per i secoli a venire, accettato

da tutti gli operatori negli scambi mercantili . e vi

Il diritto marittimo si pone in effetti come limite estremo alla codificazione

resiste reclamando la propria autonomia anche nei confronti del diritto commerciale.

Infatti viene inglobato a forza nell’opera di codificazione napoleonica.

Nell’800 la lex mercatoria si avviò da quel momento ad un rapido tramonto e solo da

qualche decennio si è giunti a una nuova lex mercatoria moderna destinata a una propria

codificazione.

CODIFICAZIONE COMMERCIALISTICA E AUTONOMIA DEL DIRITTO

MARITTIMO

Dagli storiografi l’avvio della codificazione commercialistica, stanti le due

è ritenuto come il frutto di un eccessivo attivismo.

Ordonnances Colbertine,

Il primo problema era di coordinare la normativa civilistica con quella commercialistica

in presenza del Code.

Viene elaborato un progetto da una commissione presieduta da Gorneau.

Un secondo progetto viene presentato al Consiglio di Stato che quando incomincia i

lavori non invita mai i membri della commissione a partecipare alle sedute.

L’elaborazione del progetto, in deroga alle competenze della sezione di legislazione era

stato affidato alla sezione dell’Interno.

Il punto focale fu la discussione sugli atti di commercio: la giurisdizione dei tribunali

di commercio doveva essere regolata dalla qualità delle parti oppure dalla natura

degli atti?

La teoria della competenza di tipo oggettivo prevalse infine.

Inoltre si aprì una controversia sull’opportunità di inserire o meno il diritto

marittimo nel Codice del commercio.

Si poteva in alternativa anche seguire lo schema delle ordinanze Colbertine

identificando nella prima il commercio interno e nella seconda il commercio

internazionale che per il suo rilievo speciale meritava una codificazione a parte.

27

Napoleone prese alfine la decisione e venne così approvato anche il II libro del Code de

Commerce.

Lo scopo era di creare un Codice del commercio di vasto impianto

internazionalizzato proprio dall’innesto del diritto marittimo.

Il secondo libro del Codice di commercio conteneva quindi la disciplina privatistica e

secondo il taglio tipico del Code, che

non quella pubblicistica (il diritto portuale)

doveva dare i riferimenti normativi per disciplinare le obbligazioni che sorgevano in

questo settore e per risolvere le controversie.

Il testo della legge di promulgazione avrebbe ricalcato quella del Code prescrivendo

l’abrogazione di tutte le altre fonti previgenti (o meglio le precedenti “leggi”).

In tema d’interpretazione “ i tribunali di commercio devono giudicare le particolari

questioni loro sottoposte secondo il loro convincimento, secondo la lettera e lo spirito

secondo il diritto comune e gli usi commerciali”.

del Codice, e nel caso di silenzio,

In totale contraddizione con il Codice si apriva così il ricorso ad altre fonti esterne

fra cui il diritto comune.

Contrariamente al Code Civil, il Codice di commercio non è una normativa di per sé

autosufficiente.

Si lascia al diritto comune tutto ciò che il Codice non disciplina in via di eccezione.

IL SECONDO LIBRO: DES CONTRATS A LA GROSSE E DES

ASSURANCES

Da premettere che questo secondo libro ricalca molto di

l’Ordonnance de la Marine

origine Colbertina. : contribuì alla realizzazione del secondo libro.

DOMENICO ALBERTO AZUNI

La perplessità sul secondo libro nasceva dal passaggio da un corpo normativo unico qual

era l’Ordonnance al nuovo sistema, privato di una parte marittimo-pubblicistica

ritenuta complemento inscindibile.

Ma secondo i compilatori il diritto pubblico (anche quello marittimo) aveva assunto una

sua autonomia, mentre commercio di terra e di mare erano indissolubilmente legati fra

loro. sono le discipline di maggior rilievo

CONTRATTI A LA GROSSE e ASSURANCES

nel Codice, tenuto anche conto che nel Code Civil manca una disciplina generale sulle

assicurazioni e quindi, di fatto, quella del Codice di commercio riguarda per analogia

anche le assicurazioni terrestri. 28

fu la figura di spicco coinvolta nella redazione del

LUIGI EMANUELE CORVETTO:

libro IX e X.

Il IX e il X libro sono rispettivamente dedicati ai (cambi

Des contrats a la grosse

marittimi) e Des Assurances.

Corvetto, in qualità di relatore, nel 1807 ha il compito di presentarli al Consiglio di

Stato.

Durante la discussione al Consiglio Corvetto subisce una serie di osservazioni ogni

qualvolta il testo normativo si allontani anche minimamente dal corrispondente testo

dell’Ordonnance.

Nel 1807 Corvetto in persona presenta e stavolta il

una nuova redazione dei due titoli

dibattito si riduce all’opportunità o meno di sottoporre obbligatoriamente a giudizio

arbitrale le controversie tra le parti nel caso di esecuzione del contratto di assicurazione.

Regnaud si dichiara favorevole ad eliminare questo obbligo, tenendo però conto della

necessità di approntare disposizioni che obblighino il contraente forte a un tempestivo

versamento del capitale dovuto: ciò alla luce dei gravi ritardi che spingono molti

francesi ad assicurarsi all’estero.

Si conviene dunque sull’inutilità dell’arbitrato obbligatorio.

Corvetto illustra la causa della trattazione congiunta dei due titoli: sia nelle assicurazioni

sia nei una parte è soggetta ai rischi marittimi, in un caso il

contrats a la grosse

mutuante, nell’altro l’assicuratore.

La diffusione del contratto di assicurazione aveva preso le mosse proprio dalla prassi dei

mercanti italiani, mentre le fonti del andavano individuate nei testi

contrat a la grosse

nord europei.

Quindi stante la situazione delle fonti , per il vi era il diritto civile

contrat a la grosse

che invece nulla diceva sull’assicurazione: ecco che allora riguardo all’assicurazione i

redattori dell’Ordonnance si sono rivolti alla legislazione medievale.

Corvetto sostiene che l’Ordonnance del 1681 è stata la guida anche durante i lavori al

Consiglio di Stato ed estremamente rari sono stati i casi in cui è stato necessario

intervenire.

Nei vengono imposti nuovi obblighi di forma e la registrazione

contrats a la grosse

presso i tribunali di commercio.

Il funzionamento del cambio marittimo, che si pratica nelle città portuali e conserva una

grande diffusione sino agli inizi del secolo XIX, è il seguente: una persona (il creditore)

dà una somma di denaro all’armatore-capitano di una nave o al proprietario di un

carico di merce e quest’ultimo (il debitore) promette di restituirgli la somma ricevuta,

aumentata di un interesse, a condizione che la nave torni da un viaggio prestabilito o

dopo un periodo concordato.

Il prestito è garantito da ipoteca sulla nave, sui noli o sul carico e implica interessi più

elevati dei cambi terrestri, poiché il rischio di mare può compromettere il salvo ritorno

della nave. 29

In effetti, con il tempo l’importo trasferito con il non era più stato

contrat a la grosse

finalizzato alla realizzazione di affari di commercio ma andava bensì a costituire una

riserva di capitale utilizzabile per far fronte ad eventuali sinistri.

Ma in un commercio di grandi proporzioni era impossibile che si mantenesse col

sistema del cambio marittimo, mentre è indispensabile il sistema dell’assicurazione.

Nel le modifiche in tema di assicurazioni riguardano semplicemente

Code de Commerce

alcuni requisiti di forma; è prevista la possibilità di derogare al divieto di assicurazione

sulla vita; è stabilita una nuova disposizione sulla nullità per false dichiarazioni

dell’assicurato. il Codice come mal riuscito là dove si è preteso di innovare rispetto

LOCRE’:definisce

alla tradizione giuridica e ciò soprattutto nel settore fallimentare.

Il problema quindi si riduceva nel rapporto con Colbertina quale

L’ordonnance

monumento giuridico d’indubbio valore.

In ogni modo prevalse l’ipotesi dell’assorbimento del diritto marittimo nei contratti

del Codice del commercio, eliminando l’autonomia e l’unità che aveva avuto il

diritto marittimo.

Il Code de Commerce del 1807 ha segnato la lenta fine della lex mercatoria, vista come

consuetudine comunemente accettata a livello transnazionale.

AUTONOMIA DIDATTICA DEL DIRITTO COMMERCIALE

MARITTIMO

Un capitolo a parte merita assente nella

l’insegnamento del Codice di Commercio:

normativa del 1804 non viene nemmeno citato nell’Instruction del 1807.

I contrari all’istituzione delle cattedre di diritto commerciale sostengono che le regole

fondamentali del commercio sono già presenti nel Code, nel titolo sui contratti e che le

specificazioni nel sono talmente chiare da non meritare spiegazioni.

Code de Commerce

Però la necessità di un corso di diritto commerciale era stata ripetutamente segnalata in

tutti i rapporti degli ispettori e quindi avvertita in tutte le singole sedi.

: scrive il tiene un corso

BOULAY-PATY Corso di diritto commerciale e marittimo;

provvisorio di giurisprudenza commerciale presso la facoltà di Rennes: i tribunali

ordinari non conoscono la materia commerciale e marittima anche se si tratta di un

settore sempre di maggiore rilievo.

Successivamente nel 1812 il Consiglio dell’Università istituisce ufficialmente 3 cattedre

di diritto commerciale. 30

Si deve quindi a Boulay-Paty il riconoscimento dell’autonomia didattica del diritto

prima che il Consiglio dell’istruzione pubblica procedesse all’istituzione

marittimo

ufficiale delle cattedre.

: sostiene che il Codice di commercio costituisce una disciplina normativa di

LOCRE’

un settore specifico e per questo non può avere i caratteri della completezza; in

particolare lascia molto spazio al diritto comune e alla legislazione precedente.

Invece nella facoltà giuridica di Genova si troverà il modo di inserire un corso di

a Torino veniva tenuto un corso elementare per studenti e

diritto commerciale;

operatori; a Roma veniva sentita l’esigenza di un corso giuscommercialistico.

Nonostante ciò la sistematica dei corsi universitari di diritto si era fissata nel 1804 in una

fase di esaltazione per la contemporanea promulgazione del Code e in assenza di

un’analoga normativa commercialistica. senza perciò

Il diritto commerciale era visto quindi come il diritto dei pratici

accesso alle università, più ancora delle procedure e della legislazione penale.

LA CULTURA GIURIDICA IN LIGURIA. DAL TARDO DIRITTO

COMUNE ALLA RECEZIONE DELLA PANDETTISTICA

: muore nel 1737 e rappresenta l’ultima esperienza

LORENZO MARIA CASAREGI

scientifica di rilievo svolta nel solco della tradizione del diritto comune.

. : donna laureata a Pavia, scrive

MARIA PELLEGRINA AMORETTI: De jure

dotium apud romanos.

Mondo della professione legale a Genova: vi è discrasia tra insegnamento universitario,

teorico e tutto rivolto alla tradizione giuridica canonistico-romanistica e la prassi,

incentrata sul diritto particolare (per Genova quello degli statuti e delle compilazioni

costituzionali del 1528 e 1576).

Nella penisola infatti fino alla seconda metà del 700 è prevalente dal punto di vista

didattico e scientifico lo ius commune.

nel 1774 predispone un regolamento per la riorganizzazione

AMBROGIO DORIA:

dell’ateneo; per l’insegnamento del diritto civile resta prescritto un corso di 4 anni

dedicato alla spiegazione delle pandette. 31

Alla vigilia della rivoluzione ligure gli insegnamenti giuridici restano dunque ridotti alle

due sole cattedre di diritto civile e diritto canonico.

:

G.B. MOLINI ricopre la cattedra di diritto civile nel 1796-1797

Nel 1797 l’impeto rivoluzionario investe Genova: nel giro di un ventennio su scala

europea si abbandona il sistema di diritto comune e superata una confusa fase

intermedia, si arriva alla codificazione.

A Genova un’apposita commissione presenta un piano di pubblica istruzione con cui i

livelli previsti per l’insegnamento sono tre:

Scuola normale

Scuola centrale

Liceo nazionale

Per l’insegnamento del diritto si decide di mantenere le tre cattedre finanziate dalla

famiglia Grimaldi : gius naturale, gius pubblico e gius canonico.

GLI ANNI DELLA REPUBBLICA LIGURE: LA RIFORMA DEL

DIRITTO E DEGLI STUDI GIURIDICI

che riproduce la Costituzione Repubblicana dell’anno III,

Con la Costituzione del 1797

il corpo legislativo è articolato in un Consiglio dei Seniori e in un Consiglio dei

Sessanta.

Il Consiglio dei sessanta incomincia ad affrontare il problema dell’istruzione pubblica a

febbraio 1798.

Significativamente manca tra le articolazioni previste un settore espressamente

dedicato alla scienza giuridica.

Ciò è dovuto al preconcetto negativo che si ha nei confronti dei giuristi, i quali però

calcano lo stesso la scena giuridica.

Nel 1798 il prevede genericamente solo il corso

Piano dettagliato di pubblica istruzione

di scienze morali e politiche; ma tale piano non verrà mai attuato.

Continuano a mancare in questo panorama i titoli da conseguire al termine degli studi o

quantomeno le abilitazioni professionali per l’esercizio della professione legale.

Dopo il colpo di Stato in Francia muta il panorama politico istituzionale.

Il modello istituzionale preso ad esempio è la costituzione francese dell’anno VIII, base

della Costituzione Ligure del 1802.

Nella nuova costituzione compare all’art. 3 la scelta codicistica in campo civile,

criminale e commerciale.

Vengono approvate la e le

legge organica di Governo legge organica sull’ordine

l’unificazione legislativa della repubblica è infatti attuata attraverso la

giudiziario:

generale abolizione degli statuti locali. 32

In questo clima di generale riordino sorge la necessità di riorganizzare l’università,

predisponendo un nuovo regolamento. prevede finalmente una laurea in

Il regolamento Generale per l’università del 1803

con 6 insegnamenti : Etica, Gius Pubblico, Istituzioni civili, Istituzioni

Giurisprudenza

criminali, gius comune e patrio, eloquenza latina e italiana.

Il diritto canonico è insegnato in teologia

Il diritto commerciale non è al momento ipotizzabile

AMBROGIO LABERIO: sarà il docente di ius comune e patrio.

PROSPERO SEMINO : Etica e diritto naturale

NICCOLO’ ARDIZZONI

G.B. MOLINI : Istituzioni di diritto civile

G.B. CLAVARINO : 1803 istituzioni criminali

FAUSTO GAGLIUFFI : eloquenza latina e italiana

TOBIA DE GREGORI : diritto canonico presso teologia

Al momento a

l’insegnamento civilistico di Molini si affianca a quello di Laberio:

entrambi è espressamente affidato il che rimane così il

commento del corpus iuris

metodo didattico più rappresentato.

Finalmente nell’ultima fase dell’esperienza democratica ligure, la scienza giuridica è in

definitiva riuscita a occupare un posto di primo piano nel sistema socio-culturale.

Nel frattempo Ambrogio Laberio prosegue la spiegazione delle Pandette , ma già sul

diritto particolare può avviare uno studio che costituisce antecedente del suo prossimo

lavoro di analisi del Code.

E infatti quella francese diventa la nuova frontiera dell’evoluzione giuridica cui è

necessario guardare, tanto più dopo la riunione del 1805 all’impero.

SCIENZA DEL DIRITTO E UNIVERSITA’ DOPO L’ANNESSIONE

ALLA FRANCIA

Dopo l’annessione all’impero francese, le professioni di medico e avvocato, nonché la

funzione di giudice non possono più essere esercitate da chi non abbia compiuto un

o presso le altre

regolare corso di studi presso l’Università degli studi di Genova

scuole dell’Impero. è lo

Superato definitivamente il ruolo di controllo esercitato dalle corporazioni,

Stato che ora richiede a chi esercita una determinata attività, una formazione prestabilita.

L’università di Genova si deve ora adeguare alla normativa francese la “Loi relative aux

del 1804 che influenzerà la cultura, l’insegnamento e la scienza del

ecoles de droit”

diritto europeo nel periodo successivo. 33

: Vengono istituite le con 3 filoni di insegnamento:

1° passaggio scuole di diritto

Civilistico, pubblicistico, Procedure e Diritto Criminale.

Il diritto romano va esposto in un corso annuale sulla base didattica delle Institutiones.

Ben 3 anni sono dedicati allo studio del Code Civil e si afferma quindi un utilizzazione a

scopo didattico del Code Civil che si va a sostituire a quella fatta per le :

Institutiones

abbiamo quindi una centralità assoluta del Code Civil.

Il modello d’insegnamento giuridico rimane nel solco della tradizione, tanto che nella

lezione la viene dato maggior rilievo

dettatura mantiene una funzione fondamentale;

alla spiegazione e poi a interrogazioni, conferenze, questioni che però sono tecniche

didattiche in definitiva tipiche della plurisecolare tradizione universitaria e scientifica

europea.

Molini, presidente della corte criminale, si conferma docente di gran fama.

Laberio, come riferiscono gli ispettori, è considerato il più avanti dei professori della

facoltà.

Senza dubbio l’insegnamento e la scienza del diritto sembrano scontare il tradizionale

disinteresse del governo genovese per l’istituzione, un’aridità culturale della locale

classe dirigente mantenuta anche dopo le svolte del 1797 e 1805.

La cultura della legalità a Genova ha contribuito a consacrare il ruolo forte dei giuristi

liguri che però, secondo lo schema medievale, sono rimasti consultori, cioè esterni

all’effettivo esercizio del governo.

Dopo il 1797 a governare a Genova sono soprattutto gli avvocati.

Per la storia della cultura giuridica europea la codificazione napoleonica costituisce

un momento di svolta fondamentale. se il giureconsulto di antico regime

Il ruolo del giurista ne esce radicalmente mutato:

creava diritto nel confronto costante con il patrimonio romanistica interpretato dai

giuristi medievali e dell’età moderna, e con la tradizione del diritto locale, il giurista

che

dell’ottocento ha di fronte a sé una fonte normativa precisamente formalizzata

proviene dall’unico titolare del potere regolamentare, cioè il legislatore.

Ciò premesso è errato pensare che un simile ridimensionamento abbia rappresentato

l’eclisse della scienza giuridica.

Esaminando il caso ligure, la scienza riemerge recuperando i suoi temi classici,

tenuto presente che, quella genovese, rimane

diritto commerciale e marittimo in testa,

comunque una realtà culturale dove l’attività professionale è elemento dominante.

= laureato con Molini esercita la professione di avvocato.

GAETANO MARRE’

Interviene nel dibattito sull’opportunità degli insegnamenti canonistici : il diritto

canonico va effettivamente riformato ma comunque mantenuto sapendo che è possibile

distinguere fra le usurpazioni della Curia romana e i veri diritti della chiesa.

Il Direttorio, poco disposto a subire pressioni da un personaggio inviso a molti, decide di

sopprimere l’insegnamento di Diritto canonico.

34

LA SCIENZA GIURIDICA LIGURE E LA CODIFICAZIONE

(LABERIO E CORVETTO)

I Razionali di Laberio sono, su scala continentale, uno dei primissimi esempi di un

destinato ad avere un

genere di letteratura giuridica, il commento al Codice,

importanza capitale per la storia della cultura giuridica.

Il commento di Laberio smentisce l’immagine dei giuristi della codificazione

ottusamente ripiegati sulla fonte codicistica e denuncia invece un’apertura scientifica

non indifferente.

Ma a dominare la scena ligure a cavallo tra Antico Regime e restaurazione è Luigi

Emanuele Corvetto. nel 1794 elabora un

LUIGI CORVETTO: Progetto per la formazione di una camera

e afferma la necessità di predisporre un Codice particolare per la

di commercio

giurisdizione commerciale.

Membro del governo provvisorio è stabilmente collocato al comitato delle relazioni

estere.

Nel 1799 gli è affidato il compito di elaborare un progetto di costituzione modellato

sulla costituzione francese. si occupa

Nel 1805 viene chiamato a far parte del Consiglio di Stato a Parigi;

dell’attività di elaborazione del Codice di Commercio e presiede la commissione per il

Codice Penale.

E’ famoso soprattutto per il suo impegno profuso nel Consiglio di Stato alla

elaborazione del con particolare riferimento al libro II dedicato al

Code de Commerce,

diritto marittimo: in quel contesto la cultura giuridica ligure, secolarmente vocata al

diritto commerciale, è chiamata a dare , con Corvetto, un contributo determinante

all’attività legislativa su due istituti centralissimi nel diritto degli scambi commerciali :

assicurazione e contratto di cambio marittimo.

DOPO VIENNA: UN ANNESSIONE SENZA UNIFICAZIONE

GIURIDICA

La restaurazione provoca in Liguria il ripristino effimero della repubblica di Genova.

In questo periodo c’è chi spingeva per una totale eliminazione dell’eredità giuridica

francese, i Codes e c’è chi invece optava per una soluzione di compromesso:

mantenimento e graduale sostituzione delle norme. stato civile,

In un primo momento vi fu l’abolizione di una serie di discusse norme:

matrimonio, divorzio, successione, regime patrimoniale dei coniugi.

35

Con il congresso di Vienna la Liguria fu annessa allo Stato Sabaudo.

Ma mentre in Piemonte la legislazione civilistica è abrogata alla Liguria è concesso di

mantenere e

Code Civil Code de Commerce.

viene promulgato il

Nel 1816 Regolamento per la regia università e per tutte le scuole

l’Università cancella quindi un ventennio di elaborazione

del ducato di Genova:

normativa, didattica e scientifica in campo giuridico.

che pure nella prassi continua a essere quello del Code Civil, è

Il diritto civile, e il suo insegnamento secondo il

riportato all’impianto romanistico-giustinianeo

Codice è annichilito.

Si ripristina quindi la discrasia tra studio universitario e realtà giuridica.

Ciò ha sicuramente l’effetto di deprimere la scienza civilistica che dovrebbe appunto

basarsi solo sulle e sulle

Pandette Istitutiones. in assenza d’insiemi normativi romanistici

Diverso il discorso del diritto commerciale:

di riferimento il giurista può liberamente rivolgersi alla legislazione vigente, cioè il

Codice di Commercio.

Va ancora rilevato come i collegi vengano in questo momento ripristinati nel loro

antico privilegio di conferire il titolo di dottore.

Il titolo di dottore in legge rilasciato a tutti coloro che compivano il corso di

giurisprudenza era d’altronde una specificità del tutto italiana; nel resto dell’Europa era

più comune, anche per svolgere la professione di avvocato, conseguire un titolo

accademico inferiore : dottori erano solo coloro che svolgevano la professione di

professore universitario.

Ciò è confermato per Genova dal sempre maggior rilievo professionale dei causidici o

procuratori (che non erano dottori) ; con ogni probabilità si può affermare che dal loro

collegio, e non da quello dei dottori giuristi, originò poi l’Ordine degli Avvocati.

Causidico :Termine usato nei secoli XI e XII per indicare l’esperto di diritto, avvocato o

giudice di corti feudali, signorili o della curia vescovile. Spesso il (—) era imparentato

con uomini di particolare rilievo nella vita della città (facoltosi mercanti, signori feudali

ed ecclesiastici) interessati attivamente alle faccende politiche e ad essi prestava la

propria assistenza. A partire dalla fine del secolo XIII il (—) specializzò la propria

competenza e divenne rappresentante in causa delle parti.

professionalizzò definitivamente e secondo un unico regime

La legge forense del 1874

giuridico , le due funzioni di patrocinio legale (avvocato e procuratore) che potevano

cumularsi nella medesima persona, pur rimanendo in essere due albi distinti.

In sintesi in Antico regime e dopo la restaurazione, l’università formava il giurista ma il

titolo accademico aveva conseguenze di tale rilievo da richiedere l’intervento di un

ulteriore istituzione pienamente coerente con la struttura socio-politica: Il collegio dei

Dottori Giuristi dottorava e quindi sanciva l’avanzamento sociale di colui che acquisiva

il titolo, senza peraltro svolgere attività didattica.

Quanto alla professione legale, per i

per gli avvocati non è previsto un collegio,

procuratori invece sì. 36

Non si fa menzione di quale sia in concreto la loro attività: si menzionano cedole e

allegazioni, che dovranno firmare e del cui contenuto saranno responsabili: questo

sembra essere il loro impegno processuale, che non richiede in quanto tale, uno specifico

controllo corporativo.

Degli avvocati si verificherà solo il titolo di studio (laurea) e la fede d’essersi esercitato

nella pratica legale.

Con la viene istituito a Genova un collegio dei Procuratori i cui

Regia Patente del 1817

membri dispongono della privativa facoltà di esercitare in Genova le funzioni in tutte le

cause civili e criminali ove è prescritto alle parti di comparire per mezzo di procuratori.

Insomma essi tutelano le parti anche presso il magistrato supremo.

I giuristi avvocati genovesi dimostrano poco propensi di aderire al nuovo ordine in

ambito universitario, non per questo rifiuteranno il coinvolgimento istituzionale dopo il

1815 e il 1821.

I nomi dei membri del senato di Genova, sono in buona parte quelli già attivi nell’ordine

giudiziario del periodo della repubblica ligure e dell’impero.

Così avviene anche nella classe legale della locale università.

UNA SPECIALIZZAZIONE CHE SI CONFERMA: SCIENZA

GIURIDICA LIGURE E DIRITTO COMMERCIALE

: il suo riproduce quanto dettato

GAETANO MARRE’ Corso di Diritto Commerciale

nella regia università di Genova, tradotto dal latino all’italiano.

Si tratta in larga parte di una trattazione che segue lo schema del Code de Commerce,

tradotto e mantenuto in vigore in Liguria dopo la Restaurazione.

Come Laberio si colloca agli esordi della civilistica italiana secondo l’ordine del

Codice: Marrè è fra i primi trattatisti italiani del Diritto commerciale codificato.

Laberio, Marrè, Ardizzoni sono in definitiva tipici esponenti del mondo della pratica

legale italiana ben inserita nel giro delle capitali e coinvolta nella rapidissima evoluzione

istituzionale rivoluzionaria, imperiale e della restaurazione.

Sono giuristi fortemente legati a quella novità culturale la cui affermazione ha coinciso

con il loro rilancio professionale e scientifico: la CODIFICAZIONE.

La crisi della cultura giuridica ligure nella seconda metà del XVIII secolo era in

definitiva in sintonia con un generale clima di attesa: : la codificazione rilancia il

pensiero giuridico anziché deprimerlo con il suo aprioristico legicentrismo e anche dopo

Marrè i risultati migliori dal punto di vista scientifico arriveranno proprio dal lavoro sul

diritto commerciale.

Dopo un tumultuoso periodo per la vita politica e per l’università viene approvato nel

1847 il che ridisegna radicalmente il

Regolamento per la facoltà di Giurisprudenza

37

piano di studi dove si segnala il ritorno del corso civilistico alla sua intitolazione del

periodo imperiale.

Per chi volesse intraprendere la professione di notaio è previsto un ulteriore

insegnamento di “elementi di diritto civile patrio e della procedura civile e penale.

Insegna nel 1847 Diritto commerciale e nel 1849 è nominato

CESARE PARODI:

rettore.

Scrive e non dimenticando i capisaldi della letteratura di

lezioni di diritto commerciale

diritto comune in campo mercantile, l’opzione culturale è compiuta sotto il segno di una

grande fiducia nello strumento legislativo acquisito da ultimo, quello codicistico.

TRA LEGISLAZONE FRANCESE E ISTITUZIONI SABAUDE: I

PERIODI GIURIDICI E LA GIURISPRUDENZA

è l’artefice di un iniziativa che è appunto accessoria alle

NICCOLO’ GERVASONI:

trasformazioni introdotte dopo il 1815 nell’ordinamento giudiziario con l’istituzione,

come supremo magistrato , del reale senato di Genova : “Giurisprudenza dell’Ecc.mo

Senato di Genova in diritto civile, commerciale e criminale.”

Entrato in magistratura nel 1859, viene messo a capo di una commissione governativa

per il Codice di procedura civile, che entrerà in vigore nel 1860.

Fonda la “giurisprudenza che dal 1859

FILIPPO BETTINI: degli stati sardi”

diventerà la “Giurisprudenza Italiana”.

Genova con l’iniziativa di Gervasoni ha potuto vantare un tentativo fruttuoso proprio per

la conservazione, che nel Ducato è stata possibile a differenza di ciò che è avvenuto nel

resto del Regno di Sardegna, dei codici civile e commerciale francese.

Infatti, le osservazioni fatte dal Senato di Genova sul lavoro di redazione dei nuovi

codici sabaudi sono in molti casi innovativi e, inoltre, la maggiore apertura alla più

moderna cultura giuridica proveniente d’oltralpe è evidente dalla giurisprudenza dello

stesso Senato.

I lavori di Bettini e Gervasoni potrebbero essere visti come tentativi di imporre una linea

evolutiva del diritto al di là del Codice.

In realtà la cultura giuridica si conferma in questa fase per la grande fiducia in questo

strumento legislativo e, dunque anche la promozione dell’attività giurisprudenziale è

tutta interna a questa tendenza: l’aspirazione Savignyana di affidare alla scienza

universitaria la guida del diritto contemporaneo era quindi rovesciata in ricerca empirica

di un’unitarietà interpretativa raggiungibile attraverso la conoscenza positiva

dell’operato dei giudici. 38 faceva sì che il giurista avesse rilievo

Questa prevalenza dell’impostazione empirica

sociale e scientifico innanzi tutto come avvocato, molto meno come professore: il lavoro

sul diritto positivo poteva essere compiuto con uguale dignità attraverso l’utilizzazione

forense o attraverso la sua elaborazione nelle adeguate scelte legislative.

Era dunque naturale che la giurisprudenza, strumento per giudici e avvocati, ma poi

anche per docenti, assumesse una funzione essenziale.

STATUTO ALBERTINO ED EMERSIONE DELLA SCIENZA

COSTITUZIONALISTICA

scrive “

LUDOVICO CASANOVA: lezioni di diritto Commerciale”.

Per Casanova è la codificazione a essere fattore determinante nel progresso scientifico,

nella sua specie particolare della “codificazione costituzionale” rappresentata dallo

Statuto Albertino.

Subito dopo le lezioni internazionalistiche, è edito il suo “Del diritto costituzionale”.

Qui la sua visione, a forte impronta liberale, circa le funzioni delle carte costituzionali

induce a enfatizzare quelle di garanzia dei diritti individuali, con un’attenzione speciale

al tema del diritto di resistenza.

Con la sua opera incentrata sullo Casanova si presenta come uno dei

Statuto Albertino,

in contemporanea, se non addirittura anticipandolo, di

suoi primissimi commentatori,

colui che è considerato l’iniziatore della scienza del diritto costituzionale, Luigi

Melegari. scrive Introduzione ai principi delle umane società.

VITO D’ONDES REGGIO:

I moti italiani ed europei si sono rivelati vani; è quindi opportuno lasciar da parte la

prospettiva rivoluzionaria e guardare invece con fiducia al regno di Sardegna che sotto

la dinastia Sabauda è, di fatto, l’unico punto di riferimento costituzionale europeo.

GIUSEPPE SAREDO

FABIO ACCAME 39


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia delle Costituzioni, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia delle costituzioni, Ferrante. con trattazione di questi argomenti: codificazione, scienza giuridica nella Francia napoleonica, dogma didattico,legislazione del XII anno, diritto civile francese , il rendiconto di Fontanes


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle Costituzioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Ferrante Riccardo.

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