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Ignazio Roberto ed il progetto di riforma della scuola in Sicilia

Progetto di risposta al bando 1812-1815

Libro di Caterina Sindoni, ritratto della fanciulla con colomba di Giuseppe Patania (palermitano). È nella galleria d’arte moderna. De Cosmi istituì le scuole normali, ma alla sua morte (1810) le scuole normali avranno un tracollo secondo gli studiosi (non per la prof). De Cosmi ricevette da Francesco Borbone (direttore generale), il 31 marzo 1788, di redigere il piano regolamentare delle scuole normali dell’Isola. Viene ricostruito lo Stato dell’Istruzione Pubblica del 1817.

Ignazio Roberto e il piano educativo

Ignazio Roberto prese in considerazione “il piano di educazione e di Pubblica Istruzione” pubblicato a Palermo nel 1815. Dopo l’Unità in Sicilia vi era ancora la presenza dell’alfabetismo. Il popolo non era interessato all’istruzione; Domino Scinà sosteneva che l’istruzione del popolo fosse importante e non solo fine a se stesso, poiché è importante anche per lo sviluppo di una nazione.

Ma si stava espandendo, anche grazie alla corrente illuministica, l’Istruzione Pubblica sostenuta da Francesco D’Aquino, il principe Caramanico. Il promotore fu Giovanni Agostino De Cosmi, che si impegnò per dare ad ogni cittadino un’istruzione di base che doveva avvenire tramite il metodo normale (lezione simultanea) che ogni maestro doveva apprendere prima d’insegnare. De Cosmi aveva appreso questo metodo a Napoli da due frati celestini e lo insegnò con Giacinto Dragonetti.

Il metodo di insegnamento

Si insegnava agli alunni contemporaneamente facendo uso della lavagna; inoltre, prima di apprendere l’alfabeto, dovevano imparare 15 elementi e varie combinazioni. Vi erano 4 classi:

  • Nelle prime 3 si insegnava le basi di aritmetica, lettura, scrittura e catechismo.
  • Nell’ultima gli si insegnava il mestiere che in futuro avrebbero fatto, ovvero, disegno, meccanica, nautica, geometria.

Diffusione delle scuole normali

La prima scuola normale venne creata nel seminario di S. Lucia del Mela a spese dell’abate Santa Calamba; poi a Prizzi e 5 a Palermo. De Cosmi continuò l’emanazione di scuole nonostante le varie critiche, infatti molti baroni rifiutavano questo metodo come per esempio il marchese di Villa Bianca che nei suoi diari raccontava ciò che aveva visto e che non gli era piaciuto in quelle scuole. Ma il rifiuto per queste avvenne anche da parte dei padri di famiglia che a volte ritiravano i propri figli sostenendo che essi non apprendevano.

Per queste lamentele alcuni comuni ritirano le somme che erano destinate per i maestri e chiusero alcune scuole, ma non avvenne per fortuna nei centri più abitati dove le scuole normali continuavano ad esserci e gli allievi erano di vari ceti, poiché queste scuole erano aperte a tutti; dopotutto si apprendevano le basi sia per compiere lavori manuali, ma anche scientifici (si studiava il latino).

Problemi strutturali delle scuole

A Palermo le scuole erano piene, si potevano trovare pure 130 alunni, i locali non andavano più bene, poiché la scomodità distoglie l’attenzione dall’istruzione. Evidenziò i principali difetti che caratterizzano l’istruzione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

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