Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Ketty Aloisi

Questo nuovo indirizzo politico assunto nei confronti della cultura e dell'istruzione, non poté non avere una

certa ripercussione sull'organizzazione scolastica italiana.

Anche in Sicilia fu istituita una giunta di scrutinio con l'incarico di valutare la condotta tenuta dagli

insegnanti di ogni ordine e grado. A tale giunta si devono numerose comunicazione, con le quali gli

intendenti delle varie provincie, erano invitati a dare inizio o completare gli interrogatori degli insegnanti. É

da precisare inoltre che nonostante i continui solleciti, molti intendenti si mostrarono tiepidi nel seguire le

direttive della giunta.

Nonostante il nuovo clima politico, in Sicilia, continuò ad operare la commissione di pubblica istruzione, che

fu costretta ad adottare nuovi criteri di valutazione nella scelta degli ispettori, misure tendenti ad evitare

l'accentramento degli studenti delle scuole secondarie in poche sedi e a disciplinare nuovamente la materia

riguardante l'istruzione primaria, secondaria e privata.

Il 24 giugno 1821 si ebbe l'approvazione di un nuovo regolamento che autorizzò i vescovi a prendere

conoscenza dell'istruzione religiosa, la sorveglianza ai parroci e ai sindaci; creò per la disciplina delle scuole

e dei maestri, un corpo di ispettori principali a cui venne affidato anche il compito di vigilare l'osservanza del

metodo e prendere nota dell'assiduità dei maestri, e dello stato e dell'andamento delle scuole. Con lo stesso

regolamento vennero riconfermate le misure adottate precedentemente riguardanti le nomine degli

insegnanti, la scelta dei libri da adottare, il possesso dell'autorizzazione da rinnovarsi annualmente previo

pagamento di una tassa. Si dispose l'assistenza giornaliera alla santa messa per gli allievi, si fissarono i

doveri dei maestri e si determinarono i premi e i castighi degli scolari. All'interno del regolamento emergono

delle indicazioni dal punto di vista metodologico. Il programma didattico venne ritoccato con l'aggiunta di

nozioni sui pesi e le misure e i primi elementi di grammatica italiana nel caso vi fossero più maestri.

Riguardo al metodo, la commissione disponeva che si adottasse quello normale o quello mutuo in base alle

circostanze e alle esigenze locali. Tutto questo, oltre a dimostrare l'interesse della commissione per il nuovo

procedimento didattico, cioè il metodo lacasteriano introdotto in Sicilia nel 1819, comportò l'ampliamento

delle competenze delle scuole provinciali di modello i cui direttori furono incaricati di istruire gli insegnanti

anche nel metodo lancasteriano.

L'impegno della commissione, volto a promuovere in tutti i comuni dell'isola l'istituzione di scuole pubbliche

maschili, a formare tramite la creazione in tutti i capoluoghi di provincia di scuole di metodo degli insegnanti

idonei, emerge non solo dai provvedimenti adottati ma anche dalla diffusione delle scuole popolari nelle

varie provincie. Con ciò si vuole dire che in Sicilia, rispetto ai domini continentali si assistette ad un

incremento del numero delle scuole popolari e del numero degli allievi.

L'attività della commissione, tendenti a promuovere l'istruzione elementare, non fu favorita ne dal nuovo

clima politico e ne da molte amministrazioni comunali.

All'emanazione del regolamento del 24 giugno 1821, fece seguito la riorganizzazione della commissione, la

quale risultava essere composta dal presidente, del rettore e del segretario dell'università di Palermo e di tre

membri distinti per sapere; i tre componenti restavano in carica tre anni. Lo scopo di questa riorganizzazione

era quello di separare l'amministrazione economica da quella scientifica. Alla commissione venne attribuita

la suprema direzione scientifica e morale di tutta l'isola. Inoltre spettava alla commissione il compito di

elaborare i piano riguardanti l'istruzione, stabilire i libri che dovevano essere adottati dalle diverse scuole,

scegliere i professori, maestri pubblici e privati, i direttori degli istituti di educazione e rilasciare la patente.

Ai sindaci il decreto affidava il compito di curare l'andamento delle scuole. Per fare fronte a queste nuove

incombenze furono create tre Deputazioni, le quali potevano partecipare ai lavori della commissione.

Ogni deputazione era composta di tre membri di cui uno doveva fa parte della commissione; alla prima

deputazione era affidato l'incarico di esaminare e revisionare i conti dell'amministrazione economica tenuta

dalla stessa deputazione, alla seconda la gestione dei laboratori e gli istituti speciali, alla terza la gestione

della stamperia reale.

• L'Interregno

L'arco di tempo che va dal 1825 al 1830 è un periodo molto povero di iniziative e le istituzioni sono

immobili; questa situazione è dovuta alla scarsa concezione politica del nuovo sovrano (Francesco I, figlio di

Ferdinando I).

Nella lettera inviata al principe di Castelcicala, il sovrano scriveva che ciò che era esistente non si doveva

sostituire, ma solo apportare delle migliorie. Questo atteggiamento che non ha prospettive future, si tradusse

in un vero e proprio disinteresse per i problemi riguardanti l'istruzione di ogni ordine e grado.

La situazione nei domini insulari si presenta ben diversa; infatti accanto alle tre deputazioni i quali avevano

compiti amministrativi specifici, continuava ad operare entro certi limiti fissati dall'autorità politica, la

commissione di P.I., dalla quale dipendevano tutti gli istituti dell'isola. A questa commissione si deve

4

Ketty Aloisi

l'elaborazione di Piano di riforma per le accademie e i collegi dell'isola emanato nel 1825.

Il piano, non prevedeva l'istituzione di scuole professionali che avrebbero certamente avuto incidenza sulla

realtà economica e sociale. Per molto tempo rimase basso il livello degli operaio in preparazione tecnica, in

quanto incapaci a darsi a lavori esatti che di solito venivano affidati a elementi specializzati. L'insegnamento

continuò ad esaurirsi in gran parte nello studio delle lingue classiche.

L'avere affidato alla sola commissione di P.I. la suprema direzione scientifica e morale di tutti gli istituti

dell'isola, se per un verso consentì l'elaborazione del piano citato, per un altro provocò un certo malcontento.

Ne fanno fede le numerose suppliche inoltrate da quei docenti le cui cattedre erano state soppresse e le

proteste dell'università di Catania.

L'avere affidato a un solo organismo centrale le responsabilità di tutti gli istituti d'istruzione dell'isola

consentì a tale organismo di poter operare con molta libertà. La commissione quindi poté imporre agli

insegnanti delle scuole popolari, l'obbligo di acquisire quelle metodologie ritenute le più avanzate e le più

rispondenti alle particolari necessità delle popolazioni. Tutto ciò è documentato nel regolamento emanato il

29 giugno 1828, documento del Metodo e Corso scolastico da osservarsi in tutte le scuole primarie,

secondarie, pubbliche e private di Sicilia.

Nel piano, si sostiene il metodo da osservare nelle scuole primarie comunali, cioè normale o lancasteriano a

seconda delle esigenze della popolazione; il metodo normale doveva essere adottato nelle scuole private e in

quelle dei comuni con una popolazione inferiore ai 4000 abitanti; il metodo lancasteriano doveva essere

adottato nelle scuole di quei comuni con più di 4000 abitanti. La scuola normale pubblica risultava essere

composta di due classi: la prima classe, dove si insegnavano il saper leggere, scrivere, le prime quattro

operazioni dell'aritmetica e il catechismo di religione; nella seconda classe, si insegnavano la declinazione e

coniugazione dei verbi italiani, le quattro operazioni e il catechismo di religione. Per l'ottava classe (che

sarebbe la 5° elementare) veniva utilizzato il metodo lancasteriano, e la commissione indicava i libri di testo

da adottare.

Completava la riorganizzazione delle strutture scolastiche l'istituzione di deputazioni comunali composte dal

sindaco, di un arciprete e di un decurionato (amministrazione comunale). A tali deputazioni erano affidati

alcuni incarichi come il controllo delle somme stanziate per il mantenimento delle scuole; osservazione dei

doveri di studio; assiduità nella frequenza della scuola; formulazione di un quadro complessivo della

situazione delle scuole popolari; l'elaborazione di una relazione mensile da cui doveva emergere il metodo

adottato e l'attività dell'insegnante; il profitto degli alunni; i sussidi di cui la scuola era fornita; verificare che

gli insegnanti istruissero con dolcezza e persuasione i loro allievi.

All'impegno della commissione non corrispose però un pari interesse da parte delle amministrazioni

comunali su cui ricadevano le spese per il mantenimento e funzionamento delle scuole popolari.

• Gli Anni della Speranza

Alla morte di Francesco I, la situazione economia e politica nel Regno delle due Sicilie, si presentava piena

di difficoltà, e da ciò vi era la necessità di prendere dei nuovi provvedimenti.

Con la salita al trono l'8 novembre 1830 di Ferdinando II, la situazione si trovava quasi sul fronte

rivoluzionario, che a momenti poteva anche investire il regno borbonico.

Egli la prima cosa che fece fu sconfessare l'operato del padre ottenendo consensi da parte del popolo, i quali

lo sentirono parte di loro. Infatti Ferdinando II, emanerà una serie di proclama nei quali inizialmente

prometteva una retta e imparziale amministrazione della giustizia e una riduzione del carico fiscale.

Successivamente furono pubblicato due provvedimenti: il primo prescriveva il contenimento delle spese di

corte; il secondo riguardava il dimezzamento del dazio sul macinato (grano), che a sua volta comportava

anche una riduzione del carico fiscale dei comuni. Questo nuovo atteggiamento politico rafforzato dal senso

di napoletaneità e dal fatto che il re spesso interveniva al fine di far sentire la sua volontà determinò nel

paese un clima di fiducia.

Meno solleciti furono i provvedimenti riguardanti i domini insulari per via dell'incertezza del re e per

l'opposizione della classe dirigente napoletana e infine per le difficoltà esistenti tra le due parti del regno.

Non bisogna dimenticare che anche dopo l'unificazione dei domini borbonici in un unico regno, le due entità

erano due società diverse, le quali tentano l'una di colonizzare l'altra.

1. L'istruzione primaria

Con questo clima che si venne a creare, si contribuì all'emanazione di alcuni provvedimenti che investirono

l'istruzione popolare. Tra le prime disposizioni vennero sbloccati gli arretrati, perché si è verificato che la

retribuzione, per i più svariati motivi, veniva data molti anni dopo rispetto all'anno in cui il servizio veniva

prestato. 5

Ketty Aloisi

Con l'emanazione di questo provvedimento venne eliminata una delle cause che incise negativamente sul

processo di alfabetizzazione; ma non avendo un valore retroattivo, non eliminò il contenzioso degli anni

precedenti e perse di efficacia col tempo. Un secondo atto fu emanato per rimarginare le piaghe del regno e

contenere i deficit del bilancio statale. Questo provvedimento oltre a rivelarsi inadeguato, si rivelò deleterio

per la diffusione dell'istruzione pubblica.

Le conseguenze dei due decreti e della circolare inviata dal Ministero dell'Interno, provocarono in tutte le

provincie continentali una contrazione del numero di maestri e allievi e dei comuni forniti di scuole popolari.

Molte amministrazioni comunali sospesero le nomine e interruppero i pagamenti di stipendio.

In Sicilia nei primi anni di Ferdinando II nonostante i provvedimenti si limitassero ad affrontare gli aspetti

marginali del problema dell'alfabetizzazione, non si verificò quel processo verificatosi nei domini

continentali dove l'emanazione dei decreti tendenti a ridurre il deficit, determinarono la diminuzione del

numero di maestri e contrazione del numero degli allievi. In Sicilia quindi si assistette all'incremento del

numero dei comuni nei cui bilanci era scritta la spesa per il mantenimento del maestro, ma a tale aumento

non corrispose l'aumento del numero delle scuole e degli allievi presenti nel territorio.

Alla mancanza di un vero e proprio interesse da parte delle autorità centrali per i problemi legati

all'istruzione di ogni ordine e grado, la commissione mandò dei solleciti per far fronte alla situazione.

Le amministrazioni comunali erano anche sollecitate a formulare la terna degli aspiranti e a retribuire con

regolarità gli insegnanti. Questi solleciti dimostrarono come mancasse una vera coscienza del problema e

della volontà a risolverlo.

La mancanza di una politica attiva, le basse retribuzioni e lo scarso interesse delle scuole popolari per

l'istruzione non impedirono l'incremento del numero delle scuole popolari maschili. Nonostante questo lieve

miglioramento, la situazione rimaneva precaria.

Contro la scarsa considerazione in cui era tenuta l'istruzione numerosi reclami furono inoltrati da parte di

consigli provinciali e comunali, i quali non mancarono di avanzare anche delle proposte. Tra le proposte

ricordiamo un regolamento nel quale venivano definiti i programmi di ogni ordine di scuola. Il 10 gennaio

1843 si ebbe la pubblicazione di un decreto che affidava alle autorità ecclesiastiche l'istruzione primaria.

L'istruzione primaria fu affidata ai vescovi, i quali furono autorizzati a scegliere i maestri e le maestre delle

scuole primarie. Le scuole dovevano essere stabilite per preferenza, per i fanciulli nei conventi e monasteri,

per le fanciulle nei ritiri e nei conservatori di donne. In ogni capoluogo di provincia e nei comuni in grado di

mantenerle, vi si prescriveva l'istituzione di scuole di mutuo insegnamento le quali erano dirette per la

disciplina con i metodi e i libri elementari approvati dalla commissione e dai vescovi. La nomina (per la

prima volta) dei maestri era affidata nei domini continentali al Ministro degli Affari Interni; nei domini

insulari al Presidente della Commissione di Pubblica Istruzione.

Alle amministrazioni comunali, era affidato il compito di assicurarsi del servizio prestato prima di disporre il

pagamento degli onorari ai maestri e alle maestre, e di far conoscere ai vescovi, i maestri e le maestre che

mancano all'insegnamento. Agli ispettori circondariali, l'incarico di vigilare le scuole e gli istituti privati. Le

scuole primarie, secondo le nuove disposizioni potevano essere messe nei locali pubblici o in altre case di

proprietà o a carico dei comuni; ai vescovi era affidata, per quanto riguarda la morale e la religione, anche la

vigilanza delle scuole superiori; era facoltà dei vescovi consultare o meno gli intendenti sulla condotta

morale e religiosa dei soggetti destinati alla pubblica istruzione.

L'avere affidato la gestione della scuola ai vescovi, fu la causa del decadimento dell'istruzione, ma

quest'affermazione non è confermata nei domini insulari (il tutto secondo il Nisio).

Non è da dimenticare che prima del decreto del 1843, la gestione della scuola era affidata alle

amministrazioni comunali. Con l'emanazione di questa disposizione, la tutela tecnica e disciplinare delle

scuole e la scelta degli insegnanti vennero affidate ai vescovi, la sorveglianza venne affidata ai parroci e il

compito di incrementare l'istruzione con l'istituzione delle scuole, rimase alle amministrazioni comunali; ed è

in questo specifico settore che le amministrazioni comunali si mostrarono fiacche. Si sostiene anche che

l'emanazione del decreto privilegiò l'educazione morale e religiosa, e rese funzionale un tipo di istruzione

popolare alla conservazione di uno status quo politico e sociale, colpendo l'intero corpo docente che fu

privato di ogni autonomia pedagogica.

La parte dedicata all'educazione religiosa occupò ampio spazio nel processo di alfabetizzazione, per il

semplice fatto che non sempre gli insegnanti religiosi assumevano un significato morale. Infatti nella

maggior parte dei casi l'insegnamento religioso si limitava ad esercizi di memorizzazione del catechismo e/o

preghiere, la cui incidenza sulla formazione scolastica era quasi assente o nulla.

L'autorità civile aveva un forte interesse a mantenere una determinata struttura economico – politica

caratterizzata da un forte immobilismo. Per quanto riguarda l'autonomia pedagogica degli insegnanti, essa

presuppone una piena competenza che manca agli insegnanti di questo periodo. Da documentare sono invece

6

Ketty Aloisi

gli abusi perpetrati dai vescovi da parte di sindaci e amministrazioni comunali.

L'aver affidato ai vescovi la tutela disciplinare e tecnica delle scuole non poteva risolvere il problema

generale dell'incremento dell'istruzione popolare che avrebbe richiesto un diverso assetto economico –

politico del regno, un cambiamento radicale delle amministrazioni nei riguardi dell'istruzione popolare e un

impegno finanziario da parte dell'autorità centrale.

Al disinteresse della classe politica e all'insufficienza dell'insegnamento, si cercò di supplire con

l'elaborazione di una serie di proposte tese a sperimentare nuovi itinerari formativi e sollecitando delle

iniziative che non mettevano in discussione l'assetto economico e politico dato.

Tra le proposte vi è da segnalare quella promossa da Nicola Scovazzo nel 1836, direttore generale del

metodo lancasteriano in Sicilia, il quale chiamava le dame e le signore colte di Palermo, a farsi carico delle

spese di stabilimento e mantenimento di sei collegi di Maria esistenti a Palermo.

Alle scuole femminili aggregate ai collegi di Maria, dovevano afferire gli asili che affidati a donne vedove

mature, armate di pazienza e buone di carattere, dovevano accogliere per l'intero giorno i piccoli di entrambi

i sessi. Nonostante si fosse costituita una commissione per impiantarli, non si riuscì a costruirne nemmeno

uno.

Nonostante tutto, le innovazioni invocate non ebbero seguito e finirono per assumere un valore educativo

solo nei confronti delle classi medie ed elevate; e tutto questo perché contro ogni tentativo di rinnovamento

si opponeva da parte l'apparato amministrativo e l'opinione pubblica.

2. L'istruzione secondaria e universitaria

Riguardo l'istruzione secondaria e l'istruzione professionale, furono emanati pochi provvedimenti, e ciò forse

è dovuto al fatto che la commissione di P.I. di Palermo nel 1824 elaborò un piano di riforma per le accademie

e i licei dell'isola, il quale dopo alcune modifiche fu approvato.

A livello di istruzione superiore, invece, assistiamo all'emanazione di una serie di provvedimento tendenti ad

elevare gli stipendi dei docenti e ad ampliare il numero delle discipline afferenti alle due università siciliane,

che non erano molto frequentate.

Tra i provvedimenti, quello più organico che venne emanato, fu quello con il quale l'Accademia Carolina di

Messina venne elevata ad università. L'università di Messina era costituita da 5 facoltà (giurisprudenza,

medicina, scienze, teologia, lettere).

A capo di ciascuna delle tre università era posta una deputazione che presieduta da un presidenti, il quale

continuava a mantenere il titolo e le prerogative di gran cancelliere, era composta di un rettore, di un

segretario – cancelliere e di quattro membri.

Al presidente spettava il compito di mantenere il carteggio con le autorità e di dare le disposizioni per i

concorsi, per il conferimento dei gradi dottorali e per ogni altra pubblica manifestazione; al rettore era

affidato l'incarico di presiedere le riunioni del collegio, gli esami di profitto di laurea; al segretario –

cancelliere era invece affidato il compito di custodire i verbali degli esami, dei concorsi e i registri di

presenza dei professori, dei sostituti e di tutti gli impiegati. Nonostante nel regolamento la carica di rettore fu

restaurata, fu mantenuta l'istituzione del prefetto, che per le sue mansioni fu chiamato Prefetto di Disciplina.

Il prefetto doveva trovarsi nell'università prima dell'ora fissata per l'inizio delle lezioni. I prefetti di disciplina

notavano l'intervento degli allievi non soltanto durante le lezioni, ma anche durante le pratiche religiose.

Ai componenti delle deputazioni vennero affidati speciali incarichi: al presidente la protezione dell'università

e delle case di educazione; al rettore la sorveglianza dell'università; al segretario – cancelliere la direzione

della cancelleria e segreteria; ai due membri rimanenti la sorveglianza delle scuole pubbliche e private.

Con l'emanazione di queste nuove norme, vennero ampliate le competenze di tale organismo.

Per il corpo docente, era previsto un giuramento di fedeltà, il lavoro doveva essere continuativo e non

potevano allontanarsi se non per gravi motivi. Con le nuove norme vi furono novità anche per quanto

riguarda gli anni di servizio; dopo 20 – 30 anni ci si poteva ritirare senza perdere il titolo. Il docente passava

nella categoria dei giubilati con metà o con l'intero onorario. I giubilati acquisivano poi il titolo di professore

onorario, il quale godeva delle onoreficenze. Infine il regolamento prevedeva la categoria dei sostituti che

avevano l'obbligo di assistere alle lezioni del professore ed essere informati del programma svolto.

Per il conferimento dei grado accademici, si dovevano superare gli esami di apposite discipline.

• Gli Anni della Delusione

Il 1848 si caratterizzò per un'intensa attività legislativa riguardante anche la pubblica istruzione. Il 6 marzo fu

istituito per la prima volta nel regno il Ministero di Pubblica Istruzione, il 22 marzo si ebbe la soppressione

della Presidenza della regia Università e della Giunta di Pubblica Istruzione; la nomina di una commissione

con l'incarico di elaborare un progetto di riforma per l'ordinamento dell'insegnamento pubblico; il 16 aprile

7

Ketty Aloisi

venne approvato un piano per l'istituzione de Ministero della Pubblica Istruzione di cui furono definite le

competenze; e infine il 19 aprile, l'istruzione primaria venne affidata ai vescovi.

Molto diverse invece furono le vicende storiche delle provincie insulari, dove il 25 marzo 1848 venne aperto

il General Parlamento il cui orientamento favoriva il disegno reazionario. Il 13 aprile dopo una discussione

preliminare, il parlamento decretava decaduti dal trono di Sicilia Ferdinando II di Borbone e tutta la sua

dinastia, offrendo il trono al Duca di Genova.

Bisogna precisare che l'attività del parlamento siciliano, si limitò nel campo dell'istruzione popolare, alla sola

enunciazione di un principio che assunse un significato innovativo. Il parlamento siciliano, con

l'approvazione dello Statuto Costituzionale del Regno di Sicilia, per la prima volta affermò la libertà

d'insegnamento e il diritto di ogni cittadino a ricevere gratuitamente tutta l'istruzione pubblica del paese. I

continui cambiamento, resero impossibile l'elaborazione di un piano legislativo scolastico capace di

affrontare i gravi problemi della scuola nell'isola.

Chiusa la parentesi rivoluzionaria, il regime borbonico cancellò ogni traccia d'idea liberale ed accentuò il suo

atteggiamento di avversione nei confronti della diffusione dell'istruzione e in genere della cultura.

Il 1848 segnò il contrasto tra i primi anni di Ferdinando II che aveva suscitato delle speranze, e gli

atteggiamento successivi che avevano tendenze assolutistiche.

In una circolare il re chiarì il suo programma di governo; dedicò le sue cure maggiori all'esercito, portando le

più strette economie nelle finanze incoraggiando l'agricoltura, l'industria e il commercio, in modo da sanare

le ferite del popolo e dando sicurezza e tranquillità.

Il nuovo atteggiamento politico assunto da re Ferdinando II, rappresentò un'involuzione di quei principi che

avevano suscitato attese e speranze. É da riconoscere che il governo borbonico mirò a porre l'agricoltura e

l'industria in grado di vendere i propri prodotti a un costo inferiore rispetto ai prodotti stranieri, ma

mancavano gli acquirenti.

La creazione di un mercato interno capace di sostenere lo sviluppo dell'industria, avrebbe potuto aversi solo

con le trasformazioni delle campagne per far si che i cittadini fossero in grado di acquistare le merci prodotte

dall'industria; è questo il punto in cui la questione dello sviluppo industriale viene a saldarsi con quella della

trasformazione agraria, perché ciò serve a far comprendere come l'assenza di quest'ultima sia venuta a pesare

sullo sviluppo dell'industria ed anche sullo sviluppo culturale del paese.

Fu questo il motivo per cui nei domini continentali le commissioni, le quali avevano chiamato i padri di

famiglia a gestire le scuole, furono sciolte e fu istituto un Consiglio Generale di Pubblica Istruzione.

Questa riorganizzazione dell'apparato centrale della pubblica istruzione fu accompagnata da una serie di atti

dispositivi con i quali si mirava a controllare gli insegnanti e a limitare la diffusione dell'istruzione,

considerata la causa dei turbamenti del regno.

Importante è il decreto del 18 ottobre del 1849, il quale poneva alla base di ogni insegnamento la Religione

Cattolica Romana, e gli insegnanti di ogni ordine e grado dovevano essere muniti di permesso e della carta

autorizzante.

I candidati dovevano sottoporsi a una prova scritta in lingua italiana sul catechismo della dottrina cristiana,

che doveva tenersi alla facoltà di teologia. Per insegnare nelle scuole primarie, ai candidati era richiesto il

conseguimento della cedola in belle lettere, l'età minima doveva essere di 28 anni e la conoscenza della

dottrina cristiana. Le donne che insegnavano le arti donnesche, leggere e scrivere, erano tenute ad insegnare

il catechismo e dare i rispettivi esami, infine anche per le donne l'età minima era fissata a 28 anni.

Da tale obbligo erano dispensati i maestri che insegnavano nei seminari e licei vescovili, e le corporazioni

religiose.

Gli anni che vanno dal 1848 al 1860, sono definiti squallidi e tristi; questi anni anche in Sicilia furono

contrassegnati da uno stampo spagnolo, da depressione di vita morale e culturale, da un severo controllo del

corpo docente e da misure sempre più restrittive che investirono l'istruzione.

1. L'istruzione primaria

I provvedimenti adottati nell'ultimo decennio furono insignificanti. Da ricorda: la comunicazione della

commissione, la quale invitava gli intendenti a sollecitare il sindaco ad acquistare nuove tabelle; il rinnovo

delle patenti dei maestri; il ripristino delle deputazioni locali con l'incarico di sorvegliare le scuole.

L'emanazione del decreto del 1855 abrogava il decreto del 10 gennaio 1843 che poneva l'istruzione tra le

attribuzioni del Ministero di Stato presso il Luogotenente generale. Le amministrazioni comunali furono

chiamate dalle nuove norme a proporre le nuove terne di maestri, la cui età doveva essere superiore ai 28

anni. Le terne dovevano essere trasmesse ai vescovi per la valutazione; il candidato designato era sottoposto

ad esame davanti a una Commissione di Pubblica Istruzione per la nomina. La pochezza delle misure

adottate non poteva però risollevare la sorte delle scuole popolari, il cui tasso di frequenza era basso, tanto da

8


PAGINE

12

PESO

120.56 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienza dell'educazione e della formazione (MESSINA, NOTO)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ritacarbone di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scuola delle Istituzioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Sindoni Caterina.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienza dell'educazione e della formazione (messina, noto)

TESI VIAGGIO NELLA CITTA INVISIBILE ( L'handicap della sordità)
Tesi
Riassunto esame Letteratura, prof. De Salvo, libro consigliato Contro il crepuscolo dell'educazione, Henry
Appunto
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo sociale, prof. Prestano, libro consigliato Psicologia sviluppo sociale, Molinari
Appunto
Riassunto esame Psicologia dell'Educazione, prof. Larcan, libro consigliato Parenting, Benedetto
Appunto