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Storia della radio e della televisione

Modelli opposti di radiofonia

Modello europeo – giapponese – canadese: prevede il monopolio pubblico con un’unica società controllata dallo stato; lo stato concede ad essa la possibilità di trasmettere, ma è sempre presente il controllo statale. Il finanziamento deriva dal canone, una tassa che all’inizio riguardava anche gli apparecchi. Gli utenti si chiamano abbonati. L’unica eccezione è quella italiana, dove la società che nasce all’inizio prevede un doppio finanziamento, dal canone e dalla pubblicità.

Modello americano: le società sono private; non si afferma il monopolio e non si parla mai di concessione ma di autorizzazione. Nel 1912 viene emanata una legge sulla radio che dice che qualsiasi cittadino americano che voglia intraprendere un’attività nel settore della comunicazione senza fili può farlo chiedendo un’autorizzazione. È previsto un gran numero di radio private che si finanzino solo attraverso la pubblicità. L’attività radiofonica diventa commerciale, gestita da soggetti privati, di solito colossi industriali che oltre ad avere emittenti finanziate con la pubblicità vendono anche apparecchi (doppio guadagno). Lo stato americano conserva un ruolo di regolamentazione, ma non c’è anarchia. Nel 1927 viene creato un organo federale con il nome di Federal Radio Commission, col compito di vigilare sulle licenze, di regolare gli standard di trasmissione e deve evitare le concentrazioni monopolistiche.

In Italia

La prima legge italiana per la comunicazione senza fili è del 1910, presentata da Augusto Ciuffelli, ministro delle poste e dei telegrafi. Questa legge si rifà a un’altra legge sui telefoni, promulgata tre anni prima: sancisce il controllo statale sulle comunicazioni senza fili. L’esercizio delle radio comunicazione deve rimanere nella sfera dell’esercizio pubblico. Prevede la possibilità di concessioni a una o più società. Tra il 1922 e il 1924 si dispiega la lotta per le concessioni che si svolge in due tempi:

  • 1922-23: Lotta per le concessioni telegrafiche
  • 1923-24: Lotta per le concessioni radiofoniche

Concessioni radiotelegrafiche

La radio era molto appetitosa e si vedeva in essa il futuro. Vi erano 3 società contendenti:

  • Radio Elettra: filiale italiana della tedesca Telefunken;
  • Radio Italia: filiale italiana della società di telegrafia francese senza fili;
  • Sisert: società italiana di Marconi.

Mussolini propone di fondere le tre società (per averne maggior controllo) ma Marconi non accetta (non voleva condividere le sue scoperte nel settore delle onde corte), le altre due sì. Nel 1923 nasce la SIR (Società Italo Radio), che gestisce i servizi radiotelegrafici fino al 1943. È una società franco-tedesca. Marconi decide di orientarsi allora sulla radiofonia.

Concessioni radiofoniche

Marconi fonda la società Radiofono in cui confluisce la Sisert. La concorrente della Radiofono è la SIRAC: altra filiale italiana dell’americana Western Elettric Company; fabbrica apparecchi radio e apparecchiature per emissioni. La filiale italiana era diretta da Raul Chiodelli. Ciano propone la fusione di Radiofono e Sirac 1924: nasce l’URI nuovo decreto: l’impianto e l’esercizio delle onde radiofoniche è riservato al governo. L’eventuale società concessionaria non avrebbe potuto trasmettere notizie se non con preventivo controllo da parte delle prefetture.

Alla presidenza dell’URI vi era Enrico Marchesi. Il vicepresidente era Luigi Solari. Il direttore dell’URI era Raul Chiodelli. Nel Novembre del 1924 URI e governo firmano una convenzione: lo stato concede all’URI per 6 anni (prorogabile per altri 4) l’esclusiva in regime di monopolio. Il servizio radiofonico doveva essere effettuato per un minimo di 6 ore da una stazione a Roma, già esistente. Doveva aprirne una a Milano e un’altra a Napoli o Palermo (si sceglie poi Napoli). Vengono imposte norme sui contenuti e controllo delle notizie da parte del governo. Il governo per 2 ore al giorno poteva trasmettere le proprie comunicazioni e comunicati d’urgenza. Il governo decideva chi mettere a capo della radio. La società doveva avere carattere prevalentemente italiano. La cifra dell’abbonamento annuo alla radio era di 90 lire + 50 lire sulla licenza + tassa di bollo sull’apparecchio che variava a seconda della potenza (da 20 a 60 lire). Era un canone altissimo.

6 Ottobre 1924: l’URI inizia le trasmissioni a Roma. L’utenza è limitata. 18 Gennaio 1925: nasce il primo organo di informazione sui programmi e si chiama “Radio orario”, che dedica molto spazio alle questioni tecniche dell’ascolto radiofonico; questo taglio è dovuto sia alla tipologia del pubblico (elitario e amatori della radio), sia al fatto che il settimanale era anche espressione delle società azioniste che possedevano l’URI. Media europea: nel 1926 gli abbonati in Italia sono 26.000, gli abbonati alla BBC sono 1.230.000. Perché la radio in Italia non decolla? I motivi principali sono l’arretratezza economica e culturale del Paese: l’analfabetismo, l’uso corrente del dialetto e i bassi redditi non permettono l’acquisto dell’apparecchio radiofonico; le masse contadine vivono in una condizione di isolamento e povertà.

Ottobre 1926: la pubblicità compare per la prima volta in radio. I primi comunicati sono brevi e letti tra i vari interventi. Più avanti si usa il metodo delle sponsorizzazioni. Mussolini non si interessa alla radio come al cinema, almeno all’inizio. Mussolini non si rende conto subito della potenzialità della radio e non opera politiche a suo favore perché è ancora poco diffusa. A differenza di stampa e cinema, la radio nasce già fascista. Anche la radio viene coinvolta comunque nella politica dei mezzi di comunicazione di massa. Viene ristrutturata l’URI per renderla più forte e perché contribuisca alla propaganda.

27 gennaio 1927: istituzione di una commissione per lo studio dei problemi dello sviluppo e del controllo della radiodiffusione. Le richieste della commissione:

  • Introduzione di tasse per finanziare lo sviluppo della radiofonia;
  • Costituzione di un comitato superiore di vigilanza sulle radio edizioni;
  • Stesura di un piano tecnico e organizzativo di potenziamento della rete radiofonica italiana;
  • Creazione di un ente radiofonico più potente dell’URI;
  • Intervento di tutte le forze economiche e finanziare interessate alla radiofonia.

Le proposte sono esaminate dal consiglio dei ministri e viene proposto un disegno di legge che diventa legge il 17 novembre 1927: si decide di trasformare l’URI in EIAR (Ente Radio Audizione Italiana).

28 dicembre 1927: seconda convenzione con lo stato che ribadisce i punti della convenzione del 1924. Con questa il governo accorda all’EIAR la concessione dei servizi radiofonici in regime di monopolio per 25 anni. Solo nel 1952 viene fatta l’ultima convenzione. 15 gennaio 1928: nasce ufficialmente l’EIAR. Nonostante sia chiamato Ente, l’EIAR conserva la sua natura di società privata; il regime privatistico sarà mutato solo nel 1933 quando l’IRI salverà anche l’EIAR. Alla dirigenza dell’EIAR confermato Enrico Marchesi come presidente e Luigi Solari come vicepresidente a cui è affiancato un altro vice presidente, il fratello del duce: Arnaldo Mussolini, direttore fin dal 1922 anche del Popolo d’Italia, organo del Partito nazionale fascista. Arnaldo Mussolini fu l’autore e conduttore di uno dei primi programmi di propaganda della radio, messo in onda a Milano nel 1930 dal titolo “Condottieri e Maestri”. Il parco abbonati aumenta: all’inizio del 1928 si contano 40.778 abbonati.

Viene creato anche un comitato di vigilanza sulla radio diffusione. Non ha compiti di controllo politico perché per quello esiste l’ufficio stampa della presidenza del consiglio. Ha solo compiti consultivi e deve dare consigli e suggerimenti per dare impulso alla radiofonia. È composto da 16 membri, tutti potenti uomini dei settori finanziari ed economico – commerciali come il presiedente della Confindustria Stefano Benni e Gaetano Polverelli, presidente del sindacato fascista e amico di Arnaldo Mussolini.

Negli anni ’30 inizia lo sviluppo della radio in Italia, due fattori che danno impulso all’industria radiotecnica:

  1. Nascita della Radio Marelli, che inizia la produzione di apparecchi radio sia su spinta del ministero delle comunicazioni (Costanzo Ciano), sia su impulso di Giovanni Agnelli che ha un pacchetto di azioni della Marelli. La Marelli è in grado di commerciare apparecchi economici: il primo è del 1930, il secondo del 1933 (questo costava 600 lire). Si dà il via anche alla vendita rateale.
  2. Marzo 1932: entra in funzione a Milano la prima fabbrica che produce valvole termoioniche, elemento essenziale per gli apparecchi radiofonici, fino ad allora importate dall’estero.

Lo stato agevolò l’EIAR con molte disposizioni, come ad esempio:

  1. 11 Luglio 1931: con un atto aggiuntivo alla convenzione del 1927, il governo esenta l’EIAR dal pagamento della tassa sugli introiti che doveva essere pagata da tutti gli esercizi pubblici. Nel 1931 l’EIAR è ancora privata; con questa disposizione viene molto facilitata. Sempre nell’atto del 1931 si dà all’EIAR la concessione in monopolio della radio visione circolare (la tv). Nel 1929/30 a Milano e Torino erano iniziati esperimenti di televisione, nei laboratori dell’EIAR.
  2. Il partito fascista inizia una politica di diffusione delle radio nelle associazioni parallele al regime. Veniva loro dato denaro per acquistare l’apparecchio radiofonico, che poteva essere ascoltato collettivamente. L’Organizzazione Nazionale Dopolavoro (OND) è la più importante di queste associazioni e le sue sezioni furono fornite di apparecchi riceventi. La fornitura non fu immediata perché il governo non aveva molto denaro, ma fu decisa. Ebbe effetti di sviluppo sull’ascolto radiofonico in Italia.

Tra il 1928 e il 1933 avviene il potenziamento della rete diffusiva (entrano in funzione la stazione di Milano, Napoli, Bolzano, Genova, Torino, Pomezia la più potente di tutta Europa, Palermo, Trieste, Firenze, Bari,) 1933: è compiuta l’intera rete nazionale e anche i servizi per le colonie e l’estero sono efficienti.

Programmazione radiofonica dal 1924 al 1933

Inizialmente i programmi sono artigianali sia per problemi tecnici sia per scarsa o inesistente formazione degli speaker, spesso estemporanei. La programmazione si articola su due macrogeneri: la musica, che copre il 56-60% della programmazione; il parlato, 40% della programmazione (rubriche; conversazioni). Nel 1927 si tenta un limitato referendum, replicato a fine anni ’30, ma si tratta comunque di ricerche lacunose. La radio americana invece realizza ricerche di mercato finanziate dai pubblicitari per capire il target.

Tutte le stazioni radiofoniche misero in piedi un proprio programma per bambini con analogie e differenze. Il primo nacque a Milano e diede al genere una propria fisionomia. Per prima la radio milanese propose una rubrica: l'idea venne a Elisabetta Oddone, insegnante di musica alla scuola artistica Fami. Nacque la rubrica “Il cantuccio dei bambini”, che veniva trasmesso il pomeriggio e durò fino al '36. Si trattava di un programma contenitore con giochi, fiabe, indovinelli, commediole, musiche ispirate al modello tardo – ottocentesco con obiettivi pedagogici (ideali patriottici, solidarietà di classe). Il programma era interessante perché vi erano inserite la “Rubrica dei perché”, in cui si davano risposte alle domande poste dai bambini, e la lettura di un brano di un'enciclopedia legata alla Mondadori, che in quegli anni stava pubblicando l'Enciclopedia dei ragazzi. I bambini intervenivano nel programma: le commediole messe in scena e i brani musicali venivano eseguite dai bambini della Fami.

Mentre a Milano il target era l'infanzia, a Roma si propose il “Giornalino radiofonico del fanciullo”, messo in piedi da un maestro fascista, Cesare Ferri, su suggerimento di Mussolini. Era un programma con intenti formativi secondo l'orientamento fascista. Andava in onda tutti i giorni di pomeriggio e fu longevo in quanto durò fino al 1938. Fu inserito all'interno di un altro programma, “La camerata dei balilla e delle piccole italiane”. Venivano esaltati la forza, il coraggio, la virtù, la figura dell'eroe: il taglio fascista era evidente. Era un programma contenitore che commentava avvenimenti di cronaca, rubriche scientifiche, letture di racconti eroici; vi era un rapporto stretto fra radio e pubblico: si creò una comunità di ascoltatori denominata “la nipoteria” (Cesare Ferri si faceva chiamare “Babbo Radio”) e venivano organizzate gite, incontri. La grande competenza pedagogica dei programmatori della radio permise la creazione della solidarietà col pubblico; non secondaria è l'omogeneità del pubblico (ragazzi borghesi). Gli obiettivi di questi programmi non erano creativi, ma edificanti – propagandistici.

I programmi per gli agricoltori interessavano, più che all'EIAR, ai vertici del regime fascista. Il perché va individuato in due motivi:

  1. Ragioni politico – economiche: la prima battaglia che Mussolini conduce è la battaglia per il grano
  2. Ragioni di successo internazionale negli USA e in Gran Bretagna (luoghi in cui erano già diffusi i programmi: i contadini stranieri erano integrati alla politica, avevano un reddito che permetteva loro di comprare una radio e comprendevano la lingua nazionale).

Luglio 1926 ciclo di conversazioni agricole organizzato dalla Federazione Italiana Consorzio Agrario, inaugurata da Belluzzo, ministro dell'economia. Nel suo discorso il ministro invitò gli agricoltori a modernizzare le tecniche di agricoltura (obiettivi economici e politici coniugati). La battaglia del grano prevedeva che l'Italia non importasse più cereali ma raggiungesse l'autonomia nazionale. Aveva l'intento secondario di campagna propagandistica (incremento demografico dovuto allo sviluppo urbanistico eccessivo e politica rurale). È questo il discorso dell'ascensione. Con la programmazione si tentò di:

  • Diffondere consigli per l'incremento della produzione;
  • Sollecitare i contadini a partecipare alla vita politica del Paese;
  • Mettere al centro dell'attenzione i valori ideologici del fascismo.

Peccato che le trasmissioni non venivano ascoltate dai contadini e dal ceto urbano, poiché non possedevano radio. Per risolvere il problema si pensò al progetto “radiorurale”. I programmi religiosi sono interessanti per il rapporto tra religione e mezzi di comunicazione di massa. Nel Marzo 1927 l’URI aveva fatto domanda al ministero della comunicazioni per trasmettere letture religiose la domenica mattina, ricevendo un rifiuto. Le cose cambiarono con la firma dei Patti Lateranensi nel 1929: ogni stazione radiofonica si dotò di un radio predicatore dal successo strepitoso, tant' è che si pubblicarono volumi riportanti le radioconversazioni.

La chiesa inizialmente fu critica nei confronti della programmazione della radio: non si trattava di una diffidenza verso il mezzo in sé, ma verso l’uso della radio al di fuori del controllo della chiesa. Pio XI aveva espresso il suo grande entusiasmo per i progressi della radio, sul modello dei cattolici protestanti (la radio iniziò ad essere usata negli USA a scopi religiosi a partire degli anni 20). La chiesa cattolica recepì la necessità delle trasmissioni religiose, già avviate in Belgio e Spagna. Fu la Santa Sede stessa a progettare una sua emittente, ascoltabile non solo in Italia ma anche all'estero. Marconi progettò Radio Vaticana, radio ad onde corte inaugurata il 12 Febbraio 1931. L’EIAR, prima della firma dei Patti Lateranensi, sperimentò conversazioni religiose tenute da un frate, Padre Vittorino Facchinetti, precettore dei figli di Mussolini. Da quel momento, le radioconversazioni divennero regolari a Milano.

La svolta propagandistica del 1932

Mussolini destituì il ministro degli esteri Dino Grandi e ricoprì egli stesso quella carica; inaugurò una politica estera in cui l'Italia fosse più attiva, in vista di conquiste internazionali. La radio venne vista come un mezzo di convincimento internazionale, dato che erano i mesi della crescente tensione con l'Etiopia. Inoltre in Germania Goebbels aveva utilizzato dischi e radio: aveva fatto trasmettere, incidere e mettere in vendita i discorsi nazisti. Goebbels propose lo slogan “Una radio in ogni casa”. Tutta la rete radiofonica tedesca venne messa sotto la tutela del ministero della propaganda.

Galeazzo Ciano divenne capo dell'ufficio stampa della presidenza del consiglio nel 1933, venne colpito dall'organizzazione di Goebbels e sul modello della Germania nazista trasformò l'ufficio stampa in una grossa macchina burocratica: l'ufficio, su suo impulso, divenne sottosegretariato alla stampa e alla propaganda in un solo anno. Era suddiviso in stampa interna, estera, propaganda (ma non comprendeva la radio). La radio entrò nel settembre del 1935, con la guerra d’Etiopia, nelle competenze del ministero: solo le materie tecniche rimasero sotto il controllo del ministero delle comunicazioni.

Operazione fallimentare ma significativa è l'ente Radio Rurale. Il fascismo registra il fallimento dei programmi destinati agli agricoltori per analfabetismo, mancanza di informazione e intrattenimento; contemporaneamente anche l'EIAR si poneva il problema di come estendere gli abbonamenti. L'EIAR stessa allora propose a Ciano nel 1930 una collaborazione nella produzione di programmi destinati alle masse contadine. Ciano rispose...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AkiraMoon di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della radio e della televisione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Piazzoni Irene.
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