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ben presto un proprio mercato. Il successo del varietà, un adattamento fantasioso del romanzo di Alexander

Dumas era successivamente dovuto all’azione galvanizzante che esso aveva sull’uomo qualunque

rendendolo partecipe di un clima eroico, trasfigurato dall’umorismo, dove era possibile dimenticare le

sofferenze e le sconfitte della vita quotidiana.

La canzone italiana stava sempre di più accreditandosi come genere radiofonico di più vasto consumo. Essa

era il legame indispensabile di una programmazione tutta orientata su un target casalingo composto in

maggioranza da un pubblico di bambini e di donne.

Il pubblico femminile diventa addirittura l’interlocutore privilegiato della pubblicità radiofonica.

In Italia il “radioteatro” fa la sua comparsa solo 5 anni dopo la nascita del servizio regolare di

radiodiffusione con “L’anello di Teodosio” di Luigi Chiarelli che va in onda il 6 ottobre 1929. si tratta di

trenta “fonoquadri” costruiti intorno ad una trama giallo-poliziesca di tono umoristico. I temi dei primi

radiodrammi erano sempre gli stessi, la prima guerra mondiale crogiuolo delle camice nere. I gruppi

universitari fascisti per i quali fu messo a disposizione il programma settimanale “L’ora radiofonica dei

GUF” non di rado rappresentavano una vera e propria fabbrica di nuove idee. Molte sperimentazioni

radiofoniche nacquero in occasione dei Littoriali ed ebbero, alla radio, il loro primo battesimo.

Via via che si definisce la fisionomia del pubblico emergono le prime ambizioni culturali dell’EIAR il cui

obbiettivo è quello di riuscire a coniugare divertimento, informazione, educazione come appare del resto

dalle novità introdotte nel palinsesto quotidiano della programmazione: un forte aumento del consumo

musicale, nuove formule di spettacolo leggero, attenzione per il teatro e per il radiodramma,

riorganizzazione del settore delle conversazioni e delle notizie politiche.

Col passare del tempo l’EIAR era costretta a scegliere i propri collaboratori per conferenze, conversazioni,

lezioni ecc. tra una lista di nomi stabilita dal Ministero delle comunicazioni. La matrice ideologica del

nazionalismo aveva finito per conferire a queste trasmissioni un carattere sempre più politico. La nuova

rubrica “Condottieri e maestri” inaugurata nel 1931 dal vicepresidente dell’EIAR e direttore del “Popolo

d’Italia” Arnaldo Mussolini, fratello del Duce, presentava ai radioascoltatori l’immagine di un’Italia

rinnovata, protesa verso le mete più ambite, sotto la guida dei suoi uomini migliori. Nei temi trattati, esenti

da conflitti di classe, le connotazione politica e sociale è rivolta soprattutto al mondo contemporaneo e ai

problemi di una società in via di sviluppo. Nel panorama di questo primo orientamento culturale non va

sottovalutato il momento religioso.

CAP IV la parola autoritaria.

Le iniziative prese dal regime per diffondere l’ascolto collettivo nei luoghi pubblici, o in occasione delle

grandi adunate, dimostra che si era attribuito al mezzo un potere delegato di persuasione.

Mussolini si era convinto che per fascistizzare veramente l’Italia e metterla all’unisono con la propria

politica era necessario passare ad una vera e propria azione sistematica di propaganda di massa concepita in

strettissimo collegamento con le esigenze politiche del regime e realizzata in periferia con disciplina e

uniformità militaresche attraverso tutta una serie di iniziative articolate per settori e livelli ben identificati.

La nomina di Galeazzo Ciano a capo dell’ufficio stampa nell’agosto del 1933 fu segno che Mussolini

intendeva dare maggiore impulso a questo organismo. Nel 1934 realizzò un piccolo capolavoro di

informazione controllata, mobilitando stampa radio e cinema in occasione del primo incontro fra Mussolini e

Hitler che si svolse a Venezia nel mese di giugno.

Fu poi soppresso il comitato di vigilanza che non rispondeva più allo scopo per il quale era stato istituito.

Con regio decreto del 3 dicembre 1934 veniva creata una commissione di soli 4 membri per fissare le

direttive artistiche dell’EIAR. Nel 1935 il sottosegretario fu elevato a Ministro per la stampa e la propaganda.

Alla fine del 1935 gli abbonati alle radiodiffusioni erano oltre 500 mila. La diffusione della radio nei locali

pubblici aveva fatto aumentare, anche se di poco, le vendite di apparecchi forniti di altoparlante rispetto a

quelli a galena.

Solo la radio poteva rendere simultanea e quindi fortemente avvalorata nella sua dimensione unificante, la

parola autoritaria del fascismo, e non a caso, infatti, il genere radiofonico che sembrò rispondere meglio a

questo scopo furono le radiocronache e il giornalismo parlato.

Il primo collegamento in diretta fu un incontro di pugilato da Milano nel 1928. si può dire che la radio

contribuì ad accrescere la passione sportiva degli italiani.

L’informazione è il nuovo genere radiofonico che sta per decollare, l’unico problema era la preparazione del

personale, che era ancora oggetto di critiche da parte del pubblico. Nel 1933 infatti fu istituito un centro

radiofonico sperimentale allo scopo di preparare radiotecnici specializzati.

Le ragioni dello specifico linguaggio radiofonico vengono sottoposte sempre più a quelle del clima

propagandistico voluto dal regime, e nello stile delle radiocronache si insinua la categoria, emotiva e

drammatica, dello spettacolo non esente da una forte impronta di esaltazione dannunziana e di fervore

futurista. Non va infatti sottovalutata l’influenza di Marinetti.

Per l’annuale della fondazione dei Fasci nel 1933 speciali disposizioni vennero impartite onde assicurare

l’ascolto nelle migliori condizioni e da parte di un maggior numero di persone. I costruttori e i commercianti

ebbero l’ordine di procurare più apparecchi possibili. Si trattò forse della prima vera audizione di massa

della radio italiana.

Nelle trasmissioni informative lo strumento che riuscì meglio a coniugare la pianificazione politica con le

qualità specifiche del mezzo fu il giornale radio. Le prime trasmissioni iniziarono nell’ottobre del 1929 a

Milano. I radiogiornali nacquero in seguito alla trasformazione subita dai semplici notiziari che non

rispondevano più alle nuove esigenze di un’informazione ampia e generale sugli avvenimenti della vita

nazionale e internazionale. Occorreva che ogni sera, in un’ora di grande ascolto domestico, un commentatore

di sicura fede e di approvata capacità professionale, orientasse l’opinione pubblica, la preparasse, la incitasse

o frenasse secondo le direttive del Duce. Nacquero così le Cronache del Regime, con il giornalista Forges

Davanzati che con il suo stile sereno e pacato incontrò subito il favore del pubblico. Egli trattava argomenti

che andavano dalle descrizioni delle riforme del regime ai commenti sulle relazioni internazionali, ai fatti di

cronaca. Correttezza e documentazione erano i suoi assi nella manica. LA guerra in Etiopia fu la ghiotta

occasione che rivelò Forges Davanzati un commentatore di prim’ordine.

CAP V la folla domestica

Col passare del tempo il regime divenne l’arbitro della partecipazione dei cittadini alla vita nazionale non

solo attraverso il controllo rigoroso delle fonti ufficiali, ma anche mediante la repressione di quelle non

ufficiali. Quando cominciò la grande coalizione contro il nazifascismo, gli italiani cominciarono ad ascoltare

furtivamente la voce delle stazioni radiofoniche dei paesi liberi. Solo però nell’ottobre del 1935 il Ministero

per la stampa e la propaganda comunicò l’obbligo di vietare l’ascolto delle trasmissioni straniere nei locali

pubblici. Già nel 1936 esistevano delle radio clandestine antifasciste, soprattutto a Cagliari Trieste e Firenze.

Nel gennaio del 1936 il Ministero degli esteri riceveva dal Principato di Monaco una segnalazione

sull’attività di Carlo Rosselli, nella quale veniva comunicati che il noto antifascista Carlo Rosselli stava

organizzando a Parigi e a Londra una raccolta fondi nell’ambiente massonico, comunista e antifascista

francese, inglese e italiano per l’impianto di una radio trasmettitrice per diramare notizie contro l’Italia e

ribattere le informazioni comunicate dall’EIAR.

Radio Milano che trasmetteva clandestinamente da Barcellona appartenente al Partito Comunista, fu ben

presto intercettata da molti uffici politici e militari. Le trasmissioni si intensificarono nell’inverno 1937.

queste trasmissioni erano rivolte agli operai, agli intellettuali ai contadini e avevano lo scopo di contribuire

ad una crescita della coscienza antifascista fra le masse italiane. Davano notizia della situazione spagnola di

quella internazionale, si chiariva agli italiani il vero scopo della guerra d’Abissinia, si davano notizie sulla

disoccupazione sull’aumento dei prezzi, sulle reali condizioni di vita dei lavoratori costretti a prestare opera

sotto il regime.

Le trasmissioni captate dalle stazioni estere cominciarono a risvegliare sentimenti di dissenso solo dopo

l’inizio della guerra mondiale, poiché mano a mano si registrava un dissenso nella politica del regime, per

ciò si richiedeva una maggiore informazione e verità.

Dopo il 10 giugno del 1940 l’EIAR mette in onda un nuovo genere radiofonico: la guerra. L’intero apparato

radiofonico era stato rapidamente ristrutturato nel maggio del 1940: per l’interno, per l’esterno e per

l’intercettazioni. Un nuovo centro radio guerra, doveva servire a raccogliere e diffondere le notizie sulle

operazioni militari. Furono cancellati tutti i programmi non necessari, quelli frivoli a favori di programmi a

chiaro contenuto propagandistico. Furono aumentate le trasmissione del giornale radio da sei a otto volte il

giorno, trasmetteva quotidianamente il bollettino del quartier generale delle Forze Armate. Lo stile era

diventato piatto e inespressivo, inanimato. Nel giugno del 1940 riappaiono “I Commenti ai fatti del giorno”

che vanno in onda ogni sera dopo il giornale radio delle 20 e vogliono rappresentare un orientamento

politico.

Inoltre c’era la radio vaticana che trasmetteva un chiaro dissenso nei confronti del nazismo e delle leggi

razziali di cui il Regime era preoccupato per il contenuto di queste trasmissioni che avrebbero potuto

influenzare gli ascoltatori cattolici nel prendere le distanze dalle scelte politiche del regime sempre più

compromesso nella disastrosa condotta della guerra.

Nelle trasmissioni si metteva soprattutto l’accento sull’eroismo dei combattimenti, il sacrificio della

popolazione civile, lo stato d’animo di paziente fiducia nella vittoria finale. Di quello stile sgangherato e

violento che imperversò la radio fra il 1940 e 1942 fu Mario Appelius. Giornalista aretino, nei commenti

impiegava un linguaggio diretto e colorito, in modo da creare una comunicazione drammatica e da suscitare

una reazione emotiva. Le sue trasmissioni tra il 1942 e 1943 furono ridotte a una alla settimana poiché

Mussolini non gradiva il realismo con cui descriveva i fatti. Infine “i commenti “ persero del tutto credibilità

e il 10 aprile del 1943 furono sospesi. La guerra come genere radiofonico ebbe la sua massima punta di

efficacia con la radiocronaca. L’esperienza di reportage della realtà viva così come era vista radiocronisti fu il

miglior esempio di informazione possibile.

Nella seconda metà del 1942 il vicesegretario ordinò a ciascuna federazione di nominare un fiduciario

incaricato di prender immediatamente contatto coni Gruppi Rionali e i segretari dei Fasci al fine di

raccogliere le impressioni delle masse circa le radiotrasmissioni effettuate a cura del Partito.

CAP VI voci di guerra.

Nella fase acuta del conflitto i criteri di valutazione della credibilità delle emittenti dei paesi in guerra,

rispetto al decennio precedente, cambiano radicalmente. C’è una profonda riorganizzazione del

broadcasting ad uso interno, ma anche una studiata preparazione ai nuovi compiti di propaganda

radiofonica militare per l’estero. Il nucleo centrale della propaganda risultava quindi composto da un ufficio

radio fortemente potenziato, un ufficio articoli, un ufficio bibliografico, un ufficio mostre e un ufficio foto-

cinemaografico.

Attraverso radio Bari il governo di Roma parlava ai paesi arabi. I notiziari erano redatti da cosiddetti

“patrioti” che attraverso il ricordo di avvenimenti storici e con le citazioni di fatti personalmente conosciute

cercavano di avviare il risentimento nazionale delle popolazioni arabe per opporle agli oppressori anglo-

francesi, facendo apparire in piena luce l’azione liberatrice delle potenze dell’Asse. I risultati non furono

brillanti per difetti di pronuncia o problemi tecnici, trovando in Radio Londra un temibile concorrente.

Particolarmente insistente a apre il normale servizio “London calling Italy”, era diventata nel periodo

cruciale del conflitto la radiopropaganda inglese, alla trasmissioni in arabo volte a contrastare quelle fasciste

in Nord Africa, aveva raggiunto a partire dal 1941 programmi diretti alle Forze armate italiane.

Successivamente all’entrata in guerra dell’Unione sovietica impose per la propaganda tedesca e italiana

l’urgenza di provvedere a servizi di trasmissioni in lingua russa.

L’organizzazione poco efficiente della propagande via etere del regime si adattava di rado e male alla natura

specifica alla mentalità delle differenti popolazioni alle quali si rivolgeva e che voleva persuadere.

L’impegno innegabile ma insufficiente non bastò a contrastare la concorrenza di Radio Londra. L’abitudine

di sintonizzarsi su stazioni straniere si intensifica nell’inverno del 1941 dopo le sconfitte in Grecia e Libia, si

manifesta la prima ondata di sfiducia nella politica bellica del fascismo.

Verso la fine del 1940 nonostante le misure repressive molti italiani ascoltavano Radio Londra al fine di

rendersi realmente conto degli avvenimenti politici e militari. Il Ministero dell’interno cercò di reprimere

l’ascolto clandestino anche con misure molto dure, ma questo rimaneva difficile dato che l’ascolto avveniva

nelle case o in luoghi privati. La “Voce di Londra” a dispetto degli arresti e delle azioni di disturbo messe in

atto dal Ministero dell’interno arrivava ormai in ogni casa. Nel periodo bellico nessun paese più

dell’Inghilterra era riuscito a servirsi con tanta efficacia del mezzo radiofonico. La loro freschezza,

immediatezza e attualità dimostrarono l’indiscussa superiorità di Radio Londra su tutte le altre emittenti.

Il contributo britannico al movimento partigiano italiano è stato largamente riconosciuto. Per l’Italia il

momento decisivo fu il novembre del 1943 quando le forze di Eisenhower sbarcavano in Marocco e Algeria

iniziando la loro spinta verso est per incontrare l’ottava armata di Montgomery. Nel marzo del 1943 il

Political Warfare Executive emanò una direttiva mettendo in evidenza la necessità di spiegare agli italiani

che la continuazione nell’impiego bellico avrebbe prolungato una guerra già perduta. Il 25 luglio del 1942

dai microfoni della NBC cominciò a farsi sentire ogni domenica la voce del sindaco di New York, che

comunicava all’Italia che essendo lui di origini italiana teneva molto al paese, e che gli italiani erano stati

traditi da mussolini e che gli Alleati combattevano per la liberazione dal nazi-fascismo e per instaurare la

democrazia.

Dopo lo sbarco in Italia delle forze anglo-americane, la propaganda concentra i suoi sforza su due temi

centrali: l’inevitabilità della sconfitta, e l’invincibilità delle armate di liberazione. per l’italiani dei territori

liberati l’immagine dell’america era quella di un paese che univa i valori della libertà con quelli del

benessere. Non va dimenticata l’azione esercitata personalmente da alcuni autorevoli esponenti del mondo

politico alleato e dallo stesso presidente Roosevelt che si servirono della radio per diffondere i loro appelli

alle popolazioni civili. Da radio Londra la BBC dava indicazioni politiche effettive nelle cronache e nei

commenti radiofonici trasmessi dalla capitale britannica. Dalla fine del 1943 radio Londra fu diretta

soprattutto a influire sulle scelte politiche del governo italiano, lasciando a Radio Bari il compito

dell’informazione partigiana e di formazione del consenso verso il governo monarchico di Badoglio.

Cominciata la lotta partigiana nell’Italia ancora occupata dai nazisti nacque a Radio Bari la trasmissione più

prestigiosa “Italia combatte” un servizio con esclusivi obbiettivi militari. Da questa radio venivano trasmessi

interviste con partigiani, servizi su singole azioni speciali, conversazioni di attualità e infine messaggi

convenzionali sul tipo di quelli emessi da Radio Londra, istruzioni ai partigiani in rapporto alle esigenze

tattiche ai rifornimenti o al sabotaggio.

CAP VII dagli alleati alla democrazia.

Comincia a delinearsi nella radio italiana, anche per effetto del lavoro svolto dagli anglo-americani nelle

emittenti delle città liberate, una pluralità di compiti: innanzitutto un dovere imprenditoriale che consiste nel

ricostruire una rete di comunicazione gravemente danneggiata; inoltre un impegno politico che ha non solo

scopo di cancellare l’oppressione nazifascista, ma quello di abbattere il potere con cui la radio era stata usata

dal regime per dominare le coscienze degli italiani.

Con decreto del 20 gennaio 1945 Luigi Rusca veniva confermato da Bonomi commissario per la gestione

straordinaria della società Radio Audizioni Italia. La gestione tecnica era sottoposta alla vigilanza del

Ministero delle poste e telecomunicazioni; la gestione politica al sottosegretario per la stampa e

l’informazione. L’appartenenza di Luigi Rusca al Partito liberale accentua la polemica e gli attacchi al

commissario straordinario da parte delle sinistre. Rusca viene accusato di voler evitare di divulgare notizie

scomode. Verrà dimesso molto prima dello scadere del suo contratto.

Già nel 1944 gli organi della RAI a Roma avevano cominciato a preoccuparsi dei tentativi di autonomia

messi in atto dalle stazioni radio liberate. La stessa opinione pubblica comincia a sentire il fastidio della

contraddittorietà di voci tanto discordanti sulla stampa e sulla radio.

Subito dopo la liberazione “La voce dei partiti” fu il primo tentativo di informazione politica alla radio. Due

mesi prima delle elezioni della Costituente, la rubrica venne soppressa e fu disposto dalla RAI un

programma speciale per la campagna elettorale. Successivamente nacque opinioni però alcuni partiti erano

ancora esclusi.

Recuperare la fiducia del pubblico è l’obbiettivo principale della radio nei mesi della ricostruzione.

La riunificazione della rete nazionale con i collegamenti paralleli du due programmi completi avvenne il 3

novembre 1946. l’anno successivo esce il primo numero del “radio corriere” unificato.

CAP VIII radio italiana

Alla fine del 1947 la densità radiofonica era ancora una delle più basse d’Europa. Oltre alle iniziative per

ridurre l’utenza abusiva, la RAI sviluppò una campagna per reclutare nuovi abbonamenti , stabilendo un

legame immediato con il pubblico, invitandolo a partecipare a manifestazioni radiofoniche di vasta attrattiva

(concorsi a premio), promuovere l’interesse per la radio e i suoi programmi. Tra il 1952 e il 1954 la RAI aveva

investito molti soldi per il completamento delle reti televisive.

Molta parte della radio del dopo guerra nasce già nel corso degli anni 1944-45 ad opera delle singole

stazioni; le idee e il rinnovamento artistico delle trasmissioni radiofoniche di quel periodo si trasferiscono

nella programmazione della nuova radio nazionale.

La programmazione resta distinta per il Nord e per il Sud fino al dicembre 1946 quando il nuovo assetto

tecnico-organizzativo della Rai vara due programmi in onde medie: la rete rossa e la rete azzurra,

caratterizzate da una più precisa struttura a palinsesto (che crea le attese e gli appuntamenti fissi per il

pubblico) e da una sostanziale omogeneità dell’offerta di musica, prosa varietà, informazione e

conversazioni culturali. Questa distinzione permane fino al 1951 quando venne effettuata la suddivisione in

programma nazionale, secondo programma e terzo programma per corrispondere ai diversi livelli e gusti

culturali del pubblico. In quel anno nacque il Festival di Sanremo. Nell’immediato dopo guerra, 1947 c’era

dei programmi de La radio per le scuole che offrivano conoscenze o curiosità culturali per una popolazione

che spesso non era economicamente in grado di comprarsi i libri. Precedentemente istruito dal bollettino Rai,

l’insegnatnte può orientare i suoi allivi tra le numerose trasmissioni di educazione musicale, e di racconti

sceneggiati dei vari argomenti di studio. Molti furono gli artisti famosi che prestarono la propria voce per

invitare i ragazzi alla lettura: Totò con il Barone Münchhausen o Nino Taranto con Capitan Fracassa.

Nel settore della spettacolo leggero la seconda metà degli anni quaranta vede nella radio una carrellata di

sperimentazioni. Nel 1948 Alberto Sordi con i suoi”compagnucci della parrocchietta” da vita a un

personaggio che il cinema renderà popolarissimo. Era un perfetto sconosciuto ma in pochissimo tempo

l’appuntamento di “Vi parla Alberto Sordi” raccolse uno straordinario successo.

Nel settore dei servizi culturali appare quel Teatro dell’usignolo che può essere considerato uno degli

esempi più celebri e innovativi della radio di quegli anni. Il programma è del 1947 ed era messo in onda a

tarda serata in un’ora propizia per un ascolto che richiedeva impegno e concentrazione sia per la materia sia

per la forma spesso ardita.

Dall’immediato dopoguerra la radio italiana risponde ai suoi compiti di diffusione della cultura presso i più

larghi strati della popolazione riferendosi in più di un’occasione alla grande tradizione pedagogica della

BBC inglese e considerando tre livelli fondamentali di pubblico: 1) un livello ampio, bisognoso di

un’acculturazione di base; 2)un livello di ascoltatori che aspira a conoscenze più approfondite, non facili da

acquisire per iniziativa personale; 3) un livello molto ristretto di ascoltatori “intellettuali” dotati di una

qualche forma di istruzione superiore.

Al primo di questi livelli corrisponde la programmazione sul secondo della serie “Classe unica”.

Al secondo livello appartengono le 150 trasmissioni annuali dell’Università Internazionali Guglielmo

Marconi, che nel nome dell’inventore della radio , intendono promuovere la cultura umanistica e scientifica.

Docenti universitari e uomini di cultura italiani, francesi inglesi americani e tedeschi, scrivono in esclusiva

per la radio lezioni sui progressi raggiunti dai vari campi del sapere.

All’ultimo livello, si colloca la variegata e prestigiosa offerta culturale del terzo programma che comprende

ampie sezioni dedicate alla musica, colta, oltre che alla letteratura, alla scienza al teatro e all’economia.

Questo programma era stato affidato ad Alberto Mantelli musicologo di valore indiscusso di grande

esperienza.

L’Approdo, la rubrica nata quasi per caso nel 1944 è la rubrica più famosa e longeva della Rai. Idata come

settimanale di letteratura e arte, in cui si sperimentano anche originali adattamenti radiofonici, L’Approdo si

correla naturalmente alla sua edizione a stampa che ha inizio 1952 con cadenza trimestrale.

Una stimolante informazione culturale fu inoltre quella fornita dalla formula dei dibattiti, in un primo tempo

con “La discussione è aperta”, giudizi piuttosto tecnici sui problemi dell’attualità. In seguito ci fu il celebre

“Convegno dei cinque” in cui si animano discussioni improvvisate al microfono, tra cinque illustri esponenti

della politica, della cultura delle arti e delle scienze, per rispondere alle domande poste dagli ascoltatori.

I nuovi mezzi di registrazioni disponibili dopo la liberazione, contribuiscono a sviluppare un nuovo tipo di

giornalismo radiofonico, più agile, più presente e più attento alla documentazione della realtà.

Con la riforma del 1951 anche il giornalismo radiofonico venne potenziato. Nacque nel dicembre il nuovo

giornale radio del secondo programma, Radiosera, concepito nello stile di un megadine, con un durata di

mezz’ora, con una grande ricchezza di notizie, con impaginazione più agile.

Nacque inoltre un nuovo genere di informazione più meditata, spesso di rara efficacia linguistica: il

documentario. Era un genere che tendeva a mostrare aspetti della realtà che altrimenti sarebbero rimasti

assenti nella programmazione radiofonica, contribuendo a far conoscere il paese così com’era.

Nasce nel 1951 “Rosso e Nero”, un programma di varietà leggero, più famoso della radio del dopoguerra,

presentato poi da Corrado.

In questo periodo nascono anche i programmi di quiz, accessibili e semplici dove la suspense per la risposta

ha ancora l’aria del gioco in famiglia. Uno dei più famosi è “il campanile d’oro” in cui si fronteggiavano

singoli o gruppi provenienti da tutta Italia. Un altro successo radiofonico fu “il motivo in maschera”condotto

da Mike Buongiorno basato su un indovinello musicale, sarà poi modello de”il Musichiere” cavallo di

battaglia di Mario Riva.

Nel dopo guerra cresce l’offerta di prosa alla radio, allestendo opere impegnative come “verso Damasco” di

Strindberg nel 1947, oppure il “Faust” di Goethe nel 1953.

CAP IX vedere a distanza (l’invenzione della tv)

La guerra era finita da appena sette anni e L’occidente industrializzato stava per avvenire uno dei più

importanti salti tecnologici della storia dei media del secolo ventesimo.

Prima della guerra la televisione era uno stadio di tecnologia sperimentale e limitatissimo, nonostante la

Gran Bretagna avesse inaugurato 2 novembre del 1936 il primo servizio televisivo regolare del mondo.

Intorno alla metà degli anni ’50 quando la rapida espansione del mezzo televisivo si impone, la crisi della

radio italiana si manifestò in tutta la sua evidenza. A travolgere quel modello di comunicazione di massa che

era diventata la radio non fu soltanto la televisione, quanto i profondi mutamenti prodottisi nella società e

nella struttura del paese: l’emigrazione, la nuova dinamica impressa al mercato del lavoro, i nuovi consumi,

la più elevata scolarizzazione, i fenomeni di urbanizzazione. La sopravvivenza della radio era legata alla

capacità di diversificare la sua offerta, di ampliare la sua specializzazione, di assumere modelli di grande

duttilità espressiva.

La prima dimostrazione di televisione avvenne nel 1932 alla iv Mostra della Radio, che però era di

fabbricazione tedesca. Negli anni 1933-34 ci fu il passaggio della televisione meccanica a quella elettronica,

con la scoperta dell’iconoscopio di Zworykin. Il 22 luglio 1939 entra in funzione il trasmettitore TV di Monte

Mario a Roma. Ancora c’era molti problemi nella diffusione del mezzo televisivo, uno fra tutti il costo troppo

alto degli apparecchi, poi arrivò la guerra che interruppe l’attività sperimentale. Nel dopoguerra,

precisamente nel 1949, nel momento di massima espansione tecnica della Rai, vengono ripresi gli studi e gli

esperimenti che porteranno a mettere a punto il piano tecnico del servizio di televisione circolare. L’11

settembre a Torino fu effettuata la prima trasmissione, con apparecchiatura importata dagli Stati Uniti. Già

nel 1952 ci fu l’installazione a Milano di un secondo trasmettitore e di due studi. Dal 12 al 27 aprile la Rai

organizza un ciclo di trasmissioni sperimentali dalla stazione di Milano. Il 9 settembre viene trasmesso il

primo telegiornale della televisione italiana. Il telegiornale è ispirato al modello della “Settimana Incom”con

pochi servizi commentati da una voce fuori campo.

CAP X il magico occhio luminoso.

La tv delle origini manca di identità mediologica ed è ben lontana dall’opportunità di avere un palinsesto nel

quale si razionalizza tutta l’offerta dei programmi. La programmazione di questo periodo risulta così

sostanzialmente fondata sulle commedie del teatro italiano, sulle opere liriche, sui concerti e sul filone del


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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2003-2004

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