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Comincia a delinearsi nella radio italiana, anche per effetto del lavoro svolto dagli anglo-americani nelle

emittenti delle città liberate, una pluralità di compiti: innanzitutto un dovere imprenditoriale che consiste nel

ricostruire una rete di comunicazione gravemente danneggiata; inoltre un impegno politico che ha non solo

scopo di cancellare l’oppressione nazifascista, ma quello di abbattere il potere con cui la radio era stata usata

dal regime per dominare le coscienze degli italiani.

Con decreto del 20 gennaio 1945 Luigi Rusca veniva confermato da Bonomi commissario per la gestione

straordinaria della società Radio Audizioni Italia. La gestione tecnica era sottoposta alla vigilanza del

Ministero delle poste e telecomunicazioni; la gestione politica al sottosegretario per la stampa e

l’informazione. L’appartenenza di Luigi Rusca al Partito liberale accentua la polemica e gli attacchi al

commissario straordinario da parte delle sinistre. Rusca viene accusato di voler evitare di divulgare notizie

scomode. Verrà dimesso molto prima dello scadere del suo contratto.

Già nel 1944 gli organi della RAI a Roma avevano cominciato a preoccuparsi dei tentativi di autonomia

messi in atto dalle stazioni radio liberate. La stessa opinione pubblica comincia a sentire il fastidio della

contraddittorietà di voci tanto discordanti sulla stampa e sulla radio.

Subito dopo la liberazione “La voce dei partiti” fu il primo tentativo di informazione politica alla radio. Due

mesi prima delle elezioni della Costituente, la rubrica venne soppressa e fu disposto dalla RAI un

programma speciale per la campagna elettorale. Successivamente nacque opinioni però alcuni partiti erano

ancora esclusi.

Recuperare la fiducia del pubblico è l’obbiettivo principale della radio nei mesi della ricostruzione.

La riunificazione della rete nazionale con i collegamenti paralleli du due programmi completi avvenne il 3

novembre 1946. l’anno successivo esce il primo numero del “radio corriere” unificato.

CAP VIII radio italiana

Alla fine del 1947 la densità radiofonica era ancora una delle più basse d’Europa. Oltre alle iniziative per

ridurre l’utenza abusiva, la RAI sviluppò una campagna per reclutare nuovi abbonamenti , stabilendo un

legame immediato con il pubblico, invitandolo a partecipare a manifestazioni radiofoniche di vasta attrattiva

(concorsi a premio), promuovere l’interesse per la radio e i suoi programmi. Tra il 1952 e il 1954 la RAI aveva

investito molti soldi per il completamento delle reti televisive.

Molta parte della radio del dopo guerra nasce già nel corso degli anni 1944-45 ad opera delle singole

stazioni; le idee e il rinnovamento artistico delle trasmissioni radiofoniche di quel periodo si trasferiscono

nella programmazione della nuova radio nazionale.

La programmazione resta distinta per il Nord e per il Sud fino al dicembre 1946 quando il nuovo assetto

tecnico-organizzativo della Rai vara due programmi in onde medie: la rete rossa e la rete azzurra,

caratterizzate da una più precisa struttura a palinsesto (che crea le attese e gli appuntamenti fissi per il

pubblico) e da una sostanziale omogeneità dell’offerta di musica, prosa varietà, informazione e

conversazioni culturali. Questa distinzione permane fino al 1951 quando venne effettuata la suddivisione in

programma nazionale, secondo programma e terzo programma per corrispondere ai diversi livelli e gusti

culturali del pubblico. In quel anno nacque il Festival di Sanremo. Nell’immediato dopo guerra, 1947 c’era

dei programmi de La radio per le scuole che offrivano conoscenze o curiosità culturali per una popolazione

che spesso non era economicamente in grado di comprarsi i libri. Precedentemente istruito dal bollettino Rai,

l’insegnatnte può orientare i suoi allivi tra le numerose trasmissioni di educazione musicale, e di racconti

sceneggiati dei vari argomenti di studio. Molti furono gli artisti famosi che prestarono la propria voce per

invitare i ragazzi alla lettura: Totò con il Barone Münchhausen o Nino Taranto con Capitan Fracassa.

Nel settore della spettacolo leggero la seconda metà degli anni quaranta vede nella radio una carrellata di

sperimentazioni. Nel 1948 Alberto Sordi con i suoi”compagnucci della parrocchietta” da vita a un

personaggio che il cinema renderà popolarissimo. Era un perfetto sconosciuto ma in pochissimo tempo

l’appuntamento di “Vi parla Alberto Sordi” raccolse uno straordinario successo.

Nel settore dei servizi culturali appare quel Teatro dell’usignolo che può essere considerato uno degli

esempi più celebri e innovativi della radio di quegli anni. Il programma è del 1947 ed era messo in onda a

tarda serata in un’ora propizia per un ascolto che richiedeva impegno e concentrazione sia per la materia sia

per la forma spesso ardita.

Dall’immediato dopoguerra la radio italiana risponde ai suoi compiti di diffusione della cultura presso i più

larghi strati della popolazione riferendosi in più di un’occasione alla grande tradizione pedagogica della

BBC inglese e considerando tre livelli fondamentali di pubblico: 1) un livello ampio, bisognoso di

un’acculturazione di base; 2)un livello di ascoltatori che aspira a conoscenze più approfondite, non facili da

acquisire per iniziativa personale; 3) un livello molto ristretto di ascoltatori “intellettuali” dotati di una

qualche forma di istruzione superiore.

Al primo di questi livelli corrisponde la programmazione sul secondo della serie “Classe unica”.

Al secondo livello appartengono le 150 trasmissioni annuali dell’Università Internazionali Guglielmo

Marconi, che nel nome dell’inventore della radio , intendono promuovere la cultura umanistica e scientifica.

Docenti universitari e uomini di cultura italiani, francesi inglesi americani e tedeschi, scrivono in esclusiva

per la radio lezioni sui progressi raggiunti dai vari campi del sapere.

All’ultimo livello, si colloca la variegata e prestigiosa offerta culturale del terzo programma che comprende

ampie sezioni dedicate alla musica, colta, oltre che alla letteratura, alla scienza al teatro e all’economia.

Questo programma era stato affidato ad Alberto Mantelli musicologo di valore indiscusso di grande

esperienza.

L’Approdo, la rubrica nata quasi per caso nel 1944 è la rubrica più famosa e longeva della Rai. Idata come

settimanale di letteratura e arte, in cui si sperimentano anche originali adattamenti radiofonici, L’Approdo si

correla naturalmente alla sua edizione a stampa che ha inizio 1952 con cadenza trimestrale.

Una stimolante informazione culturale fu inoltre quella fornita dalla formula dei dibattiti, in un primo tempo

con “La discussione è aperta”, giudizi piuttosto tecnici sui problemi dell’attualità. In seguito ci fu il celebre

“Convegno dei cinque” in cui si animano discussioni improvvisate al microfono, tra cinque illustri esponenti

della politica, della cultura delle arti e delle scienze, per rispondere alle domande poste dagli ascoltatori.

I nuovi mezzi di registrazioni disponibili dopo la liberazione, contribuiscono a sviluppare un nuovo tipo di

giornalismo radiofonico, più agile, più presente e più attento alla documentazione della realtà.

Con la riforma del 1951 anche il giornalismo radiofonico venne potenziato. Nacque nel dicembre il nuovo

giornale radio del secondo programma, Radiosera, concepito nello stile di un megadine, con un durata di

mezz’ora, con una grande ricchezza di notizie, con impaginazione più agile.

Nacque inoltre un nuovo genere di informazione più meditata, spesso di rara efficacia linguistica: il

documentario. Era un genere che tendeva a mostrare aspetti della realtà che altrimenti sarebbero rimasti

assenti nella programmazione radiofonica, contribuendo a far conoscere il paese così com’era.

Nasce nel 1951 “Rosso e Nero”, un programma di varietà leggero, più famoso della radio del dopoguerra,

presentato poi da Corrado.

In questo periodo nascono anche i programmi di quiz, accessibili e semplici dove la suspense per la risposta

ha ancora l’aria del gioco in famiglia. Uno dei più famosi è “il campanile d’oro” in cui si fronteggiavano

singoli o gruppi provenienti da tutta Italia. Un altro successo radiofonico fu “il motivo in maschera”condotto

da Mike Buongiorno basato su un indovinello musicale, sarà poi modello de”il Musichiere” cavallo di

battaglia di Mario Riva.

Nel dopo guerra cresce l’offerta di prosa alla radio, allestendo opere impegnative come “verso Damasco” di

Strindberg nel 1947, oppure il “Faust” di Goethe nel 1953.

CAP IX vedere a distanza (l’invenzione della tv)

La guerra era finita da appena sette anni e L’occidente industrializzato stava per avvenire uno dei più

importanti salti tecnologici della storia dei media del secolo ventesimo.

Prima della guerra la televisione era uno stadio di tecnologia sperimentale e limitatissimo, nonostante la

Gran Bretagna avesse inaugurato 2 novembre del 1936 il primo servizio televisivo regolare del mondo.

Intorno alla metà degli anni ’50 quando la rapida espansione del mezzo televisivo si impone, la crisi della

radio italiana si manifestò in tutta la sua evidenza. A travolgere quel modello di comunicazione di massa che

era diventata la radio non fu soltanto la televisione, quanto i profondi mutamenti prodottisi nella società e

nella struttura del paese: l’emigrazione, la nuova dinamica impressa al mercato del lavoro, i nuovi consumi,

la più elevata scolarizzazione, i fenomeni di urbanizzazione. La sopravvivenza della radio era legata alla

capacità di diversificare la sua offerta, di ampliare la sua specializzazione, di assumere modelli di grande

duttilità espressiva.

La prima dimostrazione di televisione avvenne nel 1932 alla iv Mostra della Radio, che però era di

fabbricazione tedesca. Negli anni 1933-34 ci fu il passaggio della televisione meccanica a quella elettronica,

con la scoperta dell’iconoscopio di Zworykin. Il 22 luglio 1939 entra in funzione il trasmettitore TV di Monte

Mario a Roma. Ancora c’era molti problemi nella diffusione del mezzo televisivo, uno fra tutti il costo troppo

alto degli apparecchi, poi arrivò la guerra che interruppe l’attività sperimentale. Nel dopoguerra,

precisamente nel 1949, nel momento di massima espansione tecnica della Rai, vengono ripresi gli studi e gli

esperimenti che porteranno a mettere a punto il piano tecnico del servizio di televisione circolare. L’11

settembre a Torino fu effettuata la prima trasmissione, con apparecchiatura importata dagli Stati Uniti. Già

nel 1952 ci fu l’installazione a Milano di un secondo trasmettitore e di due studi. Dal 12 al 27 aprile la Rai

organizza un ciclo di trasmissioni sperimentali dalla stazione di Milano. Il 9 settembre viene trasmesso il

primo telegiornale della televisione italiana. Il telegiornale è ispirato al modello della “Settimana Incom”con

pochi servizi commentati da una voce fuori campo.

CAP X il magico occhio luminoso.

La tv delle origini manca di identità mediologica ed è ben lontana dall’opportunità di avere un palinsesto nel

quale si razionalizza tutta l’offerta dei programmi. La programmazione di questo periodo risulta così

sostanzialmente fondata sulle commedie del teatro italiano, sulle opere liriche, sui concerti e sul filone del

cinema popolare nazionale. Molti sono anche gli spettacoli teatrali di “Teatro in TV”, che reggeranno il loro

ruolo di punto di forza della programmazione televisiva.

Uno spettacolo che fece molto successo fu una rubrica domenicale chiamata “Sguardi sul mondo” condotta

da un frate cappuccino. Padre Mariano piace subito al pubblico per la sua semplicità e per le parole

rassicuranti. Egli sarà uno dei fenomeni più tipicamente italiani della neonata televisione con indici di

ascolto record che arriveranno a toccare la cifra record di sedici milioni di spettatori.

Un altro programma con molto successo fu “Una risposta per voi” con Alessandro Tutolo, già conosciuto dal

pubblico tramite la radio.

L’intenzione pedagogica pervade tutto l’arco dei generi programmati, dallo spettacolo all’intrattenimento

con esclusione dei telegiornali

Nei suoi primi anni di vita la televisione italiana si è spesso ispirata a temi culturali e scientifici destinati ad

un pubblico giovanile. Le fasce orarie e le collocazioni dei programmi cominciano a introdurre nell’offerta

complessiva una precisa gerarchia di valori separando e censurando drasticamente formule, stili e linguaggi.

Vittorio Gassman fu uno dei primi attori ad aver successo nella televisione, fu il cardine imprescindibile di

una trasmissione dove letteratura, teatro, lirica, poesia, cinema , sport gli consentivano di dare sfogo al suo

narcisismo esibizionista.

Nel 1960 nasce “Controfagotto” un misto tra reportage, saggio e di fiction.

Superata la fase artigianale, il teleromanzo all’italiana, si allontana dal suo modello letterario e afferma un

genere creativo e autonomo. Un genere che fu reso popolare non solo per le sue fonti di ispirazione, le trame

e i titoli più prestigiosi della letteratura dell’Ottocento, ma anche per il regista che ne perfezionò il

linguaggio: Anton Giulio Majano. Le sue opere, nel panorama di tutta la storia della produzione Tv,

rappresentano un momento irripetibile di proposta narrativa per immagini.

Il pubblico dei più giovani è ancora considerato con rispettosa cautela, e non mancano programmi a tutto

campo. Come il programma “L’amico degli animali” con Angelo Lombardi.

Emerge in questo periodi una prima reale articolazione del palinsesto attuata da scelte qualitative e orientata

all’individuazione di nuove fasce di ascolto. la fascia dedicata ai ragazzi resterà quasi intoccata fino alla

riforma del 1975. per ogni giorno della settimana presentava sequenze di tittoli diversi con articolazione per

fasce di età. A partire dal 1958 la fascia per i ragazzi viene chiusa alle 18. Ai programmi destinati ai ragazzi

fu data una denominazione “la Tv dei ragazzi”. L’espressione più riuscita fu lo “Zecchino d’ora”nato nel

1957 e trasmesso per anni dal Teatro dell’Antoniano di Bologna. La trasmissione darà vita a personaggi buffi

come il Mago Zurlì di Cino Tortorella, a Topo Gigio, invenzione di Maria Perego una burattinaia veneziana.

Con la consulenza del Ministero della pubblica istruzione nel 1958 nasce il primo corso completi di

istruzione secondaria per l’avviamento professionale. Nasce così “Telescuola” che proseguirà fino al 1966.

Un esperimento di educazione a distanza rivolto ai ceti più poveri e disagiati, ragazzi domiciliati in piccoli

paesi di montagna, in località mal collegate e non fornite di scuole secondarie.

Altro programma simile fu “Non è mai troppo tardi” che nasce il 15 novembre del 1960 e si trattava di un

vero e proprio corso di insegnamento della lingua italiana per analfabeti con trasmissioni trisettimanali.

La radio cosa può contrapporre alla novità e all’impatto spettacolare della Tv? Anzitutto l’abitudine

all’ascolto. La radio può contare ancora su un pubblico affezionato che apprezza le trasmissioni

radiofoniche come la musica leggera e i programmi di svago generale. La radio accompagna il lavoro delle

casalinghe e degli artigiani e costituisce un’alternative per tutte le categorie che non possono permettersi una

televisione. Con gli anni comincia una revisione del palinsesto dei tre programmi: quello nazionale si

specializza nell’offerta dell’informazione e di musica; nell’ambito della prosa s’indirizza più sui testi teatrali

classici e di opere fantastiche lasciando alla tv la messa in scena delle opere più comuni. Il secondo è il

programma preferito dalle donne e i ragazzi, così si provvede a rimpaginare le due fasce di trasmissione più

importanti: la “meridiana” con canzoni motivi sketch battute, notizie e “terza pagina” un misto tra

aggiornamento e intrattenimento culturale. La constatazione che il pubblico radiofonico fosse un pubblico in

movimento, che ascolta la radio e nel frattempo fa altre cose, spinge la Rai a caratterizzare i tre programmi

non più per tono, bensì per generi differenti. Il nazionale aumenta l’informazione aumentando le rubriche

giornalistiche; il secondo punta soprattutto alla messa in onda di quattro spettacoli giornalieri di prosa,

musica e varietà impaginati da una continua colonna sonora di musica leggera. Il terzo canale la cui

impostazione di tipo culturale lo aveva reso esente d le ultima revisioni di palinsesto, vede coque

ammorbidire l’impostazione troppo accademica, accompagnata dall’anticipo della programmazione e alla

replica dei programmi più diffusi.

L’offerta di prosa si fa imponente. Si arriva a programmare una commedia al giorno, presentando anche sul

Radiocorriere un vero e proprio cartellone teatrale.

Il terzo programma della radio si dedicò alle trasmissioni drammatiche per circa un ventennio, dal 1951 al

1957, sia per ciò che riguarda l’incentivazione e la ricerca del repertorio teatrale italiano e straniero. Il

panorama del miglior teatro inedito in Italia passò dai microfoni del terzo programma.

Fin dalla metà degli anni cinquanta la radio è un laboratorio culturale, la Rai era diventata un punto di

riferimento per il mondo della cultura. Non si fornivano più saggi con periodi complessi e di lunghezza

eccessiva, ma ogni testo, presentazione critica o racconto, era scritto per l a radio.

La televisione intanto stava aumentando sempre di più il numero di trasmissioni, da 200 del 1954 si passò a

300 trasmissioni nel 1956 e poi 400 nel 1958. Dopo tre anni dal successo di “Lascia o raddoppia” nascono

altri programmi che segneranno il definitivo lancio del settore dei quiz: nel 1957 il successo di “Uno due e

tre” presentato poi da Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, e la nascita del “Musichiere” condotto da Mario

Riva.

Il 3 febbraio del 1957 nasce il “Carosello” la formula pubblicità televisiva di racconto breve, diventa un

appuntamento di grandissimo richiamo popolare. Ogni sera dopo il telegiornale, al suono di mandolini e

trombe, dietro un sipario inventato dallo scenografo Giulio Coltellacci, si susseguono le piazze e le fontane

più celebri d’Italia disegnate, questa è la presentazione allo spettacolo. Carosello crea un vero e proprio star

system di personaggi- divi, la cui vita privata non si esaurisce nella breve storia rappresentata ma continua

fuori di essa. I controlli sulle sceneggiature erano attenti e severi, c’erano regole fisse per le durate dei

messaggi pubblicitari e per il loro inserimento e c’erano anche indicazioni su tutto quello che non poteva

essere mostrato in tv: sesso, adulterio, lusso eccessivo, oggetti superflui.

La televisione rappresentò il veicolo primario attraverso il quale la penetrazione statunitense si impone nel

nuovo processo di socializzazione delle masse che l’Italia stava sperimentando. Molti programmi e quiz

furono copiati da quelli americani, ma avevano sempre un’impronta puramente italiana. Le trasmissioni di

quiz e giochi avevano dimostrato l’efficacia spettacolare della partecipazione di personaggi qualunque presi

dai più diversi angoli della provincia italiana. Poco a poco l’America venne progressivamente allontanandosi

per fare posto a stili, linguaggi strutture di programmi inconfondibilmente italiani. Nel 1959 nasce infatti

“Campanile Sera” il più originale e illuminante ritratto antropologico dell’Italia della fine degli anni ’50: una

gare collettiva fra comuni di differenti regioni, condotta da Mike Bongiorno.

La musica, la grande orchestra, la popolarità dei direttori diventano gli ingredienti di una formula che

resterà praticamente immutata per alcuni decenni. “Canzonissima” tiene a battesimo quella formula. Nasce

nel 1956 alla radio con titolo “le canzoni della fortuna” è il primo esempio di abbinamento fra una gara di

canzonette e una lotteria gestita dallo Stato. Il nome “Canzonissima” compare in televisione solo nel 1958

con una nuova formula che prevede numeri di varietà, balletti, parodie. Questo spettacolo fu il trampolino di

lancio per molti personaggi da Sandra Mondani, Walter Chiari, Loretta Goggi, Pippo Baudo, Raffaella Carrà

e Corrado.

Dall’America arrivano le serie di polizieschi come Perry Mason e Hitchcock. Da questo vennero creati i

giallo-quiz.

CAP XI programmi che hanno fatto la tv

Le Olimpiadi del 1960 inaugurarono la stagione delle grandi kermesse organizzate con particolare impegno

in occasione di importanti eventi mondiali. È da notare che proprio nell’ambito dell’informazione sportiva,

la televisione ha assunto in Italia forme di comunicazione divenute poi consuete in molti programmi non

sportivi. Come il popolare appuntamento della “Domenica sportiva” che da scarno notiziario si trasforma in

rotocalco d’attualità della serata festiva.

Nel gennaio del 1961 il decennio televisivo si apre sullo spettacolo delle gambe, senza calze, delle gemelle

Kessler. Nato da un’idea di Antonello Falqui “Studio Uno” è lo spettacolo che da tempo la Rai pensava di

produrre, il primo grande varietà di prestigio internazionale, che inaugura gli anni d’ora del “da da um-pa”.

Il Festival di Sanremo diventa infine l’unico grande appuntamento in diretta della programmazione annuale

del palinsesto televisivo. Sul piano artistico la storia del Festival di Sanremo è in primo luogo la storia

dell’adattamento fra un evento nato e concepito per la radio e la ripresa televisiva; sul piano sociale essa è

anche la storia di una progressiva unificazione del pubblico che vede rispecchiati i suoi gusti musicali. Il

Festival di Sanremo è il complemento essenziale di tutta la strategia dello spettacolo leggero; punto di

incontro tra fedeltà alla tradizione e istanze di rinnovamento. Di anno in anno la struttura dello spettacolo

denota non trascurabili varianti tali comunque da non mettere mai in discussione la sua caratteristica di

media event (l’evento programmato dotato di forte significato drammatico e rituale). L’edizione televisiva

del Festival si incarica quindi, di raccogliere una domanda sociale generica e riqualificata in nome dell’unità

di consumo, che non si esprime più in singoli programmi ma in generi complessi.

Con la nascita del secondo programma anche la cultura e l’informazione vengono depurate da un eccesso di

pedagogismo e riproposte in una politica di programmazione assai attenta a utilizzare i modelli della rubrica

culturale, dell’indagine sociale, della ricostruzione storica, della riflessione di attualità, della divulgazione

scientifica. Così sul primo programma si costituisce un vero e proprio progetto di cultura popolare con la

serie “Almanacco”, mentre sul secondo, dal 1967, “l’Approdo” rivela una delle tante esperienze di

arricchimento culturale.

Anche dal punto di vista della struttura aziendale, la costituzione di una direzione centrale dei programmi

culturali e di integrazione scolastica segna l’inizio di una fase nuova. Nasce infatti un’altra singolare

esperienza di educazione permanente, “Sapere” un programma quotidiano organizzato in serie che tentava

di mettere a disposizione di un pubblico più vasto possibile uno strumento di conoscenza , che spaziasse in

diversi campi, da quello umanistico a quello scientifico.

Proseguito con “Medicina oggi” questo indirizzo educativo si allarga ai molteplici campi della salute, della

società, dell’igiene mentale senza mai adottare i ritmi dei rotocalchi di curiosità, bensì quello di una rassegna

varia, precisa e molto informata. Nel rispetto dell’insegnamento scolastico vennero proposti attraverso radio

e televisione materiali che era impossibile realizzare a scuola. Questi materiali integrativi, per la verità

modesti sia sul piano del linguaggio che in quello della realizzazione, miravano ad un arricchimento del

normale lavoro in aula ma ben presto mostrarono tutti i limiti di un’iniziativa rigidamente istituzionale che

mal si adattava alla realtà complessa della scuola italiana. Solo con l’inizi degli anni settanta la funzione della

televisione scolastica educativa verrà ripensata come allargamento dei contenuti culturali della scuola

tradizionale. Il nuovo ciclo nascerà con la finalità diverse, facendo proposte didattiche con lo scopo di

stimolare il mondo della scuola ad aprirsi alla sperimentazione e alle tecnologie educative.

Rivolta a spettatori di livello omogeneo ed elevato i espande sempre più la programmazione scientifica che

la Rai trasmette in seconda serata. Da “Avventure della scienza” che per primo apre in tv le porte ai

laboratori scientifici, a “La macchina per vivere”. Un altro programma molto importante fu “Orizzonti della

scienza e della tecnica” un programma che descriveva e documentava i grandi risultati della ricerca con

grande accuratezza e precisione di dati.

Ci fu inoltre in questo periodo un’indagine e narrazione storiografica la cui ricchezza si basava non solo

sull’abbondante documentazione d’archivio, italiana ed estera, ma soprattutto sulla capacità di svolgere il

compito essenzialmente educativo di socializzazione della storia, cui la scuola non era in grado di

ottemperare: dal primo programma “cinquant’anni di vita italiana” alla trasmissioni sulla grande guerra, su

Caporetto, sul ventennio, sul dopoguerra, alla serie “anni d’Europa”, “Aria del XX secolo”, “Nascita di una

dittatura”, un grande capolavoro storiografico oltre che televisivo, la biografia di Gramsci , fino ai più recenti

“Il piccolo re”, “Tutti gli uomini del Duce” “l’Italia in guerra” ecc.

Molte di quelle testimonianze che hanno distinto le tv nell’epoca del suo sviluppo, conservano un valore

documentario che supera i confini della divulgazione.

Contemporaneamente andavano sempre più assumendo rilevanza quei programmi informativi, come le

inchieste, gli speciali e le rubriche settimanali, dedicati all’approfondimento della realtà italiana e

internazionale come “la Sicilia del Gattopardo” che vinse il Premio Italia nel 1960.

Il 20 gennaio del 1963 nasce “Tv 7” un programma del tutto originale di informazione. Nella rubrica

giornalistica era già possibile scorgere i caratteri del moderno news megadine, capace di intervenire

tempestivamente sui grandi avvenimenti internazionali e attenta ai fenomeni del costume. Questa rubrica ha

saputo analizzare la realtà italiana registrandone i cambiamenti e denunciandone i ritardi e le disfunzioni.

Ironicamente trasgressivo, ma in realtà ideato proprio a contribuire alla miglior conoscenza del paese, della

vita nascosta dei suoi abitanti, dei comportamenti banali e delle abitudini indotte, “Specchio segreto” di

Nanni Loy vuol cogliere le reazioni più immediate di persone comuni attraverso una telecamera invisibile o

camuffata. Il programma copiato dal modello americano “Candid camera” non è trasmesso in diretta, ma

opportunamente montato e messo in onda con l’autorizzazione degli involontari protagonisti.

Negli anni dello sviluppo televisivo (anni ’70) la radio perdeva sempre di più importanza. Poche furono

infatti le novità radiofoniche dei primi anni ’70: nasce “Radiomattina” una fascia di programmazione

musicale sulla rete del terzo. Nel 1962 i programmi furono divisi in varie direzioni a ciascuna della quali fu

affidato un genere di trasmissioni. Cessano le direzioni autonome dei tre canali, mentre all’interno di

ciascuno di essi venivano specificati contenuti e schemi orari, proteggendo le trasmissioni dalla concorrenza

della Tv.

La radio diventa il banco di prova di trasmissioni e personaggi che più tardi, troveranno il grande successo

sul piccolo schermo. Con l’avvento del transistor e quindi la rivoluzione delle dimensioni e una migliore

maneggevolezza, la radio riprende egregiamente a svolgere quel ruolo di modernizzazione che sembrava

essersi offuscato.

La riforma della radiofonia proposta dal suo direttore Leone Piccioni nel 1966, è un autentico rinnovamento

dei modelli, di palinsesti e di programmi. Vengo ideate e prodotte trasmissioni destinate a entrare nelle

abitudini di un pubblico che è anche spettatore televisivo, che distingue con competenza i diversi generi

radiofonici. I tre canali assumono con chiarezza una funzione maggiormente complementare , evitando

fastidiose sovrapposizioni dello stesso tipo e offrendo la possibilità di usufruire di una colonna sonora

continua nell’arco della giornata.

Inedita anche la formula del “Pomeriggio con Mina” collocata la domenica pomeriggio sul programma

nazionale, dove la cantante si propone come accompagnatrice all’ascolto di musica seria. Oppure altra novità


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2003-2004

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