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Capitolo 1 – La grande strada dell’etere

1.1 - L'alba del nuovo secolo

La radio è il primo risultato della tecnologia che si è velocemente sviluppata agli inizi del XX secolo; è frutto di creatività ma anche di organizzazione, di genio inventivo ma anche di standardizzazione produttiva. A nessun uomo o paese si può assegnare la paternità esclusiva dell’invenzione della radio, che fu infatti il risultato di uno straordinario concentrazione di forze intellettuali singolari e collettive in tutto il mondo. Questo sviluppo vede in Italia soprattutto Guglielmo Marconi (primi anni dieci, anche Gran Bretagna e America).

La radio, come la conosciamo oggi, ovvero servizio di musica, comunicazione, divulgazione, informazione, è ben lontana dalle primordiali idee su questo apparecchio. Altri apparecchi stavano definendo l’intrattenimento di massa (cinema, fonografo, giornalismo popolare) e le industrie avevano altri obiettivi; lo scopo primitivo della radio era quello della “telefonia senza fili” poiché quella era la funzione che più interessava il mondo dei governi e degli affari. Con la I Guerra Mondiale questo concetto può rafforzarsi e alla fine della guerra i brevetti posseduti dalle industrie prospettavano un mercato molto promettente.

Insieme al telefono, la radio trasse un enorme vantaggio dal corso della guerra, dimostrandosi un importantissimo alleato nell’attività iniziale di “telefono senza fili”. Con la fine degli anni Venti e la nascita delle prime società di radiodiffusione, notiamo due sistemi antitetici di organizzazione: il monopolio pubblico del broadcasting (Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia) e il sistema privato del network in America.

Gran Bretagna

Alla stazione di Chelmsford in Cornovaglia il 23 febbraio 1920, Marconi trasmette il primo regolare servizio radiofonico della storia; l'interesse che ne derivò fu grandissimo. Da queste premesse si decise di istituzionalizzare il fenomeno della radio che andò concretizzandosi nel 1922 con il British Broadcasting Company.

America

In America stava succedendo l’esatto contrario. L’estensione territoriale, la propensione all’investimento e altri fattori concorsero al numero e alla qualità dei protagonisti dell’impresa radiofonica. Dopo una legge fallita in Congresso nel 1919, entrano in scena le grandi corporation (prima tra tutte la American Telephone and Telegraph Company) come la General Electric e la Westinghouse, Radio Corporation of America. La loro esistenza fa della radio americana un caso a parte: il territorio vasto consentiva un utilizzo più efficace delle bande di frequenza e si registrò un poderoso incremento delle licenze.

Il 16 ottobre 1920 la Westinghouse ottenne una licenza speciale per il servizio di broadcast. La stazione chiamata KDKA iniziò a trasmettere nel 1920 e a collocare sul mercato i propri ricevitori. Poco dopo, Sarnoff ottenne i permessi per la realizzazione del suo Radio Music Box. In tutti gli States alla fine del 1922 i ricevitori divennero 750mila.

1.2 – Politici e imprenditori nel mercato dei suoni

La prima legislazione italiana sulle comunicazioni senza fili risale al 1910 e regolava accuratamente le concessioni radiofoniche private e l’utilizzo della nuova tecnologia radio pubblica. Lo scoppio della I Guerra Mondiale troncò tutti i progetti in corso e l’attuazione delle prime norme legislative italiane in materia. Fu solo l’avvento del fascismo che la questione tornò d’attualità. La coincidenza tra la nascita del broadcasting e la fondazione fascista furono però puramente casuali. La massiccia presenza dello stato si faceva sentire e l’esordio del broadcasting portava sulle spalle questa pesante affrancatura.

Dal 1920 era stata creata l’Agenzia Radiotelegrafica Italiana, del gruppo Marconi; e nel 1921 una nuova impresa chiamata Società Italiana per i Servizi Radiotelegrafici e Radiofonici per rilanciare le attività facenti parte del gruppo Marconi. Di Marconi sono da sottolineare le grandi capacità scientifiche ma soprattutto imprenditoriali: egli fu infatti tra i primi a comprendere il valore commerciale della radiotelegrafia e non a caso salutato dalla retorica fascista come il frutto del grande genio italiano. L’estro di Marconi abbondantemente affermatosi in Gran Bretagna e America, fruttò nel 1898 la Wirless Telegraph Company, capofila delle successive Marconi Companies; Marconi ebbe inoltre la possibilità di aprire un’impresa commerciale privata e allo stesso tempo godere del supporto statale. In Italia concesse il brevetto per 20 anni alla marina nel 1902 e nel 1916 regolamentava con lo stato l’uso commerciale della sua invenzione.

Il I marzo 1922 abbiamo il passaggio delle reti telefoniche italiane all’iniziativa privata e nel 1922-23 anche la radiofonia sembrava seguire la stessa sorte. Un decreto di Mussolini che riserva allo stato l’impianto e l’esercizio delle radiocomunicazioni può essere considerato come il primo passo verso l’ordinamento delle radioaudizioni italiane (si riapriva la lotta per le concessioni). Nell’estate del 1923 venne concluso un accordo (con società francesi e tedesche per la costituzione della ItaloRadio) che segnava la fine delle possibilità per Marconi di raccogliere il servizio radiofonico italiano sotto il capitale del proprio gruppo.

1.3 - La prima società di broadcasting

Nello scenario dell’industria radiofonica italiana si inserisce un nuovo personaggio: vennero riunite le amministrazioni di ferrovie, poste, telegrafi, telefoni e marina mercantile sotto il ministero delle comunicazioni con a capo Costanzo Ciano. Il 27 agosto 1924 nasceva l’Unione Radiofonica Italiana (URI) costituita dal gruppo azionista Marconi e dalla SIRAC (Western Electric, rappresentate del capitale americano) e di conseguenza la prima società di broadcasting italiana.

Nel 1924 la rete italiana era ancora tutta da realizzare e con la mediazione di Ciano fu impedito alle società francesi e tedesche di estendere il proprio controllo sui servizi radiofonici. In questa situazione la proprietà e il controllo degli strumenti di informazione costituivano un fattore di indiscutibile vantaggio per consolidare il potere delle oligarchie politiche e finanziarie.

Il decreto n°655 del 1924 definiva i contenuti delle radiodiffusioni: concerti, teatro, conversazioni, notizie; venivano inoltre regolate le concessioni a futuri concessionari attraverso la pubblicità e i canoni di abbonamento. Con l’articolo 25 si fissavano invece le norme sulla diffusione di notizie a mezzo radio, stabilendo che le società concessionarie non avevano il diritto di trasmettere notizie contrarie al regime fascista. Con il decreto del dicembre 1924 si può finalmente parlare di regime di monopolio: solo adesso esistono le condizioni che consentono ad una società l’esercizio delle radioaudizioni circolari.

Capitolo 3 – La parola elettrica

3.1 – Nuove dimensioni industriali

Il potenziamento tecnologico della radio in epoca fascista, manifestatosi in Italia solo dopo il 1927, è impregnato anche di politica e interesse nei confronti dell’industria nazionale, per la quale l’allargamento della rete radiofonica costituisce un solido terreno di investimento e profitto. Il traffico radio necessitava di un netto miglioramento per potersi pareggiare con le nazioni estere e per poter davvero essere usufruito da chi poteva sfruttarlo (regime, industrie, propaganda, stampa, borghesia).

Tra il ’27 e il ’28 si definiscono le caratteristiche del nuovo sistema: potenziamento delle stazioni, creazione di un nuovo ente concessionario, istituzione di un comitato di vigilanza (creatura di Ciano, tutela anche gli interessi corporativi di ampi settori dell’economia). È così che la radio si afferma all’opinione pubblica come mezzo di comunicazione di massa; gli interessi privati dell’industria radioelettrica, della stampa, dello spettacolo sono presenti e operano come propulsori della situazione economica, ma anche come garanti del controllo e dell’affermazione fascista.

Lo sviluppo delle emittenti si verificò soprattutto al Nord Italia con maggiore densità urbana, maggiore ricchezza, concentrazione dell’industria. Nasce quindi il modello radio italiano: regime di monopolio; con struttura privatistica e di controllo governativo; ampliamento dei settori di intervento, finanziamenti. Il decreto legge 29 luglio 1933 approvava lo statuto speciale dell’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche definendo la struttura sociale dell’ente, gli obiettivi, i consigli di amministrazione.

Il gruppo pubblico SIP-EIAR, che nella prima parte degli anni Trenta promosse lo sviluppo della radio, supportò il regime nella sua intensa azione di propaganda con a capo Giancarlo Valluri. Sotto la presidenza Valluri l’EIAR riuscì a moltiplicare le proprie trasmittenti e aumentando le ore di programmazione, anche se contemporaneamente in Gran Bretagna, per esempio, si procedeva ad un passo molto più lungo.

3.2 - La macchina dell’attenzione

Per i dirigenti della IEAR il carattere di massa del nuovo mezzo di comunicazione è ormai ben chiaro, ma il processo di formazione di un pubblico numericamente adeguato è ancora distante. Questa situazione era il risultato di una contraddizione: un progetto di espansione fortemente accentrato contro una tendenza spontanea all’acquisto del ricevitore come simbolo di modernità. Il problema di riuscire a fornire apparecchi economicamente accessibili a tutti non fu mai risolto del tutto; il costo dei ricevitori era infatti fondamentale per l’approdo di massa nel mondo radiofonico (la radio era ancora concepita come un bene di lusso).

Con l’immissione, al prezzo di 430 lire, della Radiobalilla la radio diventa quasi alla portata di tutti, e l’IEAR si dimostrò capace con la propria propaganda volta a suggestionare la più grande fascia possibile di ascoltatori. In questi anni di lenta affermazione la IEAR ebbe un potente alleato: la stampa. Sui giornali infatti si trovava una traboccante mole di suggerimenti tesi ad indirizzare i gusti del pubblico, ma a quale pubblico essi si rivolgevano? All’esiguo pubblico abituato a leggere i quotidiani, già sensibile alle prodezze del nuovo mezzo. La pubblicità si rivolgeva infatti a un pubblico borghese, piuttosto ricco, in cerca di qualche nuovo divertimento forse (anche tramite autoraduni, autoradioraduni, autoradioavioraduni).

3.3 - La radio in ogni villaggio

Nella prima metà degli anni Trenta si va quindi realizzando il passaggio da un periodo di propaganda basata sulla spettacolarità del mezzo radio, all’utilizzo dello stesso come vero e proprio strumento politico e sociale. Occorreva incrementare la produzione a basso costo e la diffusione, soprattutto in luoghi di aggregazione, come le scuole. L’uso didattico della radio era concepito in funzione di gruppi sociali che maggiormente soffrivano del degrado culturale, lontani dalla comunicazione cittadina, coloro che potevano essere più esposti ad un messaggio di massa con forti implicazioni ideologiche e politiche (sempre e comunque fasciste). Dopo alcune difficoltà venne infatti redatta la legge del 15 giugno 1933 che istituiva l’Ente radio rurale.

I progetti di questo ente ebbero lungo ma con scarsi risultati, visto che il persistente problema di fondo continuava ad essere la difficoltà nel procurarsi un apparecchio ricevente. L’Ente radio rurale intendeva offrire un messaggio sì fascista, ma anche ludico-formativo alle arretrate campagne italiane che non ne trassero un sostanziale beneficio.

3.4 - Una voliera di voci e di suoni

L’uditore di questo periodo è interclassista e vuole apparire moderno e aggiornato; lo stesso pubblico che dà il consenso incondizionato al regime nel 1929-34. L’intero mondo è invece sottoposto agli effetti della crisi, delle tensioni sociali. A 10 anni dal suo esordio la radio è diventata uno status-symbol della famiglia che lo possiede, un monumento domestico. La programmazione più gradita e trasmessa è quella leggera e qualsiasi fantasista o cantante in Italia aveva già almeno una volta assaggiato il pubblico radiofonico. Nasce anche il primo cabaret radiofonico, sulle orme tedesche e inglesi, che si basava su una serie di variazioni di un qualsivoglia tema (la casa, l’auto, il matrimonio, la provincia, le canzoni). In questi varietà si trattava di mescolare il linguaggio vocale con la musica per dare vita a nuove tipologie innovative rispetto al classico spettacolo italiano. I più fortunati furono “Topolino al castello” e “I 4 moschettieri” (entrambi di Angelo Nizza e Riccardo Morbelli) tanto che nel 1936 venne loro abbinato un concorso a premi sponsorizzato da grosse industrie italiane come Buitoni e Perugina.

Il successo del varietà era essenzialmente dovuto all’azione galvanizzante che esso aveva sull’uomo qualunque rendendolo partecipe di un clima eroico, trasfigurato dall’umorismo, dove era possibile dimenticare le sconfitte della realtà.

3.5 - Un genere artisticamente autonomo

L’evoluzione degli aspetti commerciali denota uno spettatore sempre più esigente anche se le possibilità spettacolari di cultura (musica seria, teatro) sembrarono a molti incompatibili con la radiodiffusione. Il radio teatro fa la sua comparsa il 6 ottobre 1929 con “L’anello di Teodosio” di Luigi Chiarelli: 30 fonoquadri costruiti intorno a una trama poliziesca in chiave ironica. Si inizia quindi a discutere in termini artistici ed estetici su questo ultimo genere con Enzo Ferrieri (1931). La cultura ufficiale si manterrà disinteressata alla produzione di materiale appositamente scritto per la radio mentre i dirigenti dell’EIAR mostrano di credere in un’autonoma capacità espressiva della radio. Molti giovani artisti in cerca di nuovi stimoli tentarono l’approdo in questo senso ma, con scarso successo, non riuscirono a scalfire l’indifferenza generale. Molte occasioni creative si ebbero anche con i crescenti spazi fascisti all’interno del palinsesto.

3.6 – Parole allo stato nascente

L’obiettivo dell’EIAR ovvero coniugare divertimento, informazione, educazione inizia a creare precise ambizioni dopo le innovazioni attuate: aumento del consumo musicale, nuovi spettacoli leggeri, teatro, radiodramma. L’iniziale ostilità della chiesa venne meno con lo spazio ai “dialoghi” che si dava in questo periodo, spesso anche di carattere religioso. A parte l’indubbio stimolo all’ascolto dei credenti, è importante sottolineare che le conversazioni in generale in questo periodo ricoprono un ruolo centrale, per una radio sempre più parlata. Essa, oltre a venire incontro alle esigenze del pubblico, annunciava la crescente specificità del mezzo radiofonico (poco lontano dalla manipolazione politica delle masse).

Capitolo 4 – La parola autoritaria

4.1 – I portavoce del regime

Nel periodo tra il 1935 e il 1939 la radio assume quel ruolo di massa e decisamente politico che Mussolini aveva tardato a riconoscerle. Il completamento di questo processo culmina con lo stretto controllo dell’informazione e della cultura, con la propaganda relativa all’impresa Etiopica, l’uso della radio come mezzo politico interno ed internazionale. Le iniziative del regime per diffondere l’ascolto collettivo nei luoghi pubblici dimostrano che si era attribuito al mezzo un “potere delegato” di amplificazione che in realtà essa possedeva in misura contenuta.

L’immagine che il regime aveva del proprio pubblico si mostrava in palese contraddizione con le tendenze spontanee dell’ascolto che si manifesteranno tra il ’34 e il ’44. La principale causa del cambiamento dell’apparato di controllo la possiamo trovare in due fatti: l’ascesa in Germania del nazismo che rivelò al regime un perfetto esempio di manipolazione delle coscienze, e la guerra in Etiopia che mobilitò fortemente il sistema propagandistico italiano.

Dopo più di 10 anni di potere il fascismo aveva bisogno di una modernizzazione delle sue istituzioni culturali, come radio, cinema, musica e teatro. L’obiettivo immediato di raggiungere un controllo accentrato sui diversi settori dell’informazione prevalse rispetto all’idea di unificare sotto una sola testa, tutti gli strumenti di intervento pubblico. Tuttavia si ebbe un’importante novità nel settore radiofonico quando venne soppresso nel ’34 il Comitato di vigilanza a favore di una Commissione composta da soli 4 membri per fissare le direttive artistiche dell’EIAR e la vigilanza sui programmi delle radiodiffusioni. Nel giugno ’35 il sottosegretariato venne elevato a Ministero per la stampa e la propaganda, organismo amministrativamente identico al precedente ma con una sfera di incidenza ampliata.

Qual è la situazione? Alla fine del ’35 gli abbonati alla radio sono oltre 500mila, grazie alla fine degli effetti della crisi le divergenze nord-sud erano affievolitesi, e l’ascolto pubblico era in nettissimo aumento. In ogni caso la radio doveva essere un elemento importante dell’unione nazionale, diffondendo esperienza e comportamenti ispirati al regime e indicati come modello a tutti gli italiani.

4.2 – La radio in diretta

A questo punto della sua storia la radio comincia a funzionare, come agente moltiplicatore, all'interno di uno spazio sonoro dove tutte le voci, i luoghi e i mezzi, sono programmati per agire all’unisono. Il banco di prova della radio in diretta furono le grandi manifestazioni sportive e le loro cronache e in particolare la boxe inaugurò il primo collegamento in diretta nel ’28. Nel contesto sportivo si esce dal regime, e si connota invece un senso di comunicazione e partecipazione nuovi e profondi.

L’informazione è ormai la nuova punta di diamante del palinsesto radio e l’uso della radio parlata richiede all’EIAR particolari accorgimenti. La diretta non sportiva risente ancora della modesta preparazione.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher balconi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Valentini Paola.
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