Storia del teatro e dello spettacolo
Il teatro greco
Origini e struttura del teatro greco
Le ipotesi più accreditate collegano l’origine del teatro in Grecia ai riti che accompagnavano le cerimonie religiose. Il ditirambo, cui Aristotele collega la nascita della tragedia, pare essere stato in origine un canto popolare corale eseguito in onore del dio Dioniso durante le cerimonie a lui dedicate. Il cuore dello spazio teatrale è l’orchestra (dal greco orchèomai), un’area a forma circolare in terra battuta riservata alle danze del coro, mutuate dalle aie circolari utilizzate per le danze rituali durante le feste religiose delle comunità primitive. Anche le maschere sono da ricondurre a remoti usi cerimoniali.
Divinità principalmente legata al teatro è Dioniso, dio tracio della fecondità e dell’ebbrezza. Un ruolo di spicco, nella fioritura e nella maturazione dell’arte teatrale, spetta ad Atene, almeno fino alla fine del V secolo a.C. Le origini religiose determinano l’esigenza di ampi spazi all’aperto per gli edifici teatrali. I teatri più antichi hanno spazio di terra battuta ai piedi di un declivio naturale sul quale stavano gli spettatori che consentiva loro il dominio visivo. Al centro dell’orchestra sorgeva l’altare del dio.
Nel corso dei decenni vengono realizzate gradinate in legno sul pendio della collina. La deperibilità dei materiali non ci consente di determinare con precisione l’evoluzione dello spazio teatrale in Grecia all’inizio del secolo. Si è giunti comunque a congetturare un modello di teatro pre-eschileo con cavea a pianta trapezoidale e gradinate costruite lungo il perimetro dell’orchestra (esempi: teatro Torico in Attica e teatro di Siracusa nel progetto iniziale). Verso il 475 a.C. (epoca Eschilea) tale struttura viene sostituita da un sontuoso teatro in pietra con orchestra e gradinate a pianta trapezoidale, una bassa skenè in muratura e un palcoscenico ligneo elevato di mezzo metro rispetto al piano dell’orchestra.
Sviluppo del teatro in epoca ellenistica
In epoca ellenistica il teatro fu ulteriormente modificato con l’edificazione della skenè in pietra, l’elevazione del palcoscenico all’altezza di tre metri e l’ampliamento della cavea divenuta semicircolare. Nel V secolo il centro dell’attività spettacolare in Grecia diviene l’Attica e, in particolar modo, la città di Atene e quindi, il prototipo dell’edificio teatrale greco del V secolo a.C. viene comunemente considerato il teatro dedicato a Dioniso Eleutereo. Nell’evoluzione del modello tragico primitivo, quando aumentano gli attori, diviene necessario costruire una baracca per il ricovero degli attrezzi chiamata skené (tenda). La skené successivamente diviene anche elemento scenografico. Sulla facciata della skené si aprono due o tre porte.
La parte riservata al pubblico detta théatron e dai romani in seguito definita cavea assume forma emiciclica per favorire la visibilità e l’acustica. Le gradinate rimasero lignee fino all’epoca di Licurgo per iniziativa del quale il teatro fu dotato di gradoni fatti in calcare del Pireo. Nella prima fila, fin dal V secolo, erano collocati sessantasette sedili di marmo destinati alle personalità eminenti e agli ospiti d’onore. Al centro, il posto d’onore, era riservato al Sacerdote di Dioniso.
Il luogo scenico nell'età ellenistica
Con il IV secolo decade la potenza di Atene ma il teatro greco si diffonde in tutto il mondo di lingua greca. La tragedia viene esportata e si producono teatri a Epidauro, Megalopoli, Pergamo, il rifacimento del teatro di Dioniso e quello di Siracusa. Lo spettacolo si trasforma da cerimonia civico-religiosa a divertimento. Si svaluta il coro e cresce l’interesse per l’intreccio ed il protagonista. La facciata della skené diviene alta e monumentale e la piattaforma (logéion) davanti ad essa è sorretta da un colonnato (proskénion). Pannelli in funzione scenografica trovano posto tra le colonne del proskénion o sulla facciata della skené. La zona riservata al pubblico si estende oltre l’emiciclo.
Caratteri fondamentali del luogo scenico trovano riscontro nel teatro di Epidauro costruito tra il IV ed il III secolo a.C. su progetto dell’architetto Policlito, celebre per la bellezza, l’armonia e l’eccezionale resa acustica (rumore di fiammifero percepibile nelle ultime file). Della medesima epoca è il teatro di Eretria nell’Eubea.
Lo spettacolo
Generi drammatici
Prime notizie certe di spettacoli teatrali risalgono al 534 a.C. a cura di Pisistrato. Le rappresentazioni si svolgevano in alcuni periodi dell’anno inserite in ricorrenze religiose o politiche ed erano alimentate da spirito competitivo paragonandole ai giochi olimpici. In detti spettacoli il pubblico approvava o disapprovava. Le opere dei poeti erano destinate ad essere rappresentate una sola volta.
Le gare teatrali erano distinte per generi:
- Il tragico (trilogia di tragedie)
- Dramma satiresco
Il complesso si chiamava tetralogia la cui rappresentazione si estendeva dall’alba al tramonto. La tragedia attingeva dal patrimonio tradizionale di racconti mitici, lingua e stile sono elevati, caratterizzati da altissima forma poetica, non c’è traccia di volgarità e di quotidianità. La declamazione è ritmata simile al recitativo del nostro melodramma e conserva sempre l’uso del verso, ritenendo impossibile l’uso della prosa.
La commedia, alla quale erano riservati concorsi separati, invece, traeva i suoi soggetti dalla realtà quotidiana; ci sono scene con invettive verso i politici e scene buffonesche. Terzo genere è il dramma satiresco che mantiene la struttura metrica ed i personaggi della tragedia ma assicura sempre il lieto fine. Tutti e tre i generi prevedevano l’apporto di tutte le componenti della rappresentazione teatrale, oltre alla declamazione poetica, vale a dire:
- Il canto del coro
- L’accompagnamento musicale
- La scenografia ed altro
Feste religiose e agoni drammatici
La collocazione delle rappresentazioni teatrali era esclusivamente all’interno di diverse feste in onore di Dioniso. Tali erano le Antesterie, Lenee e le Grandi Dionisie o Dionisie urbane. L’importanza politica e religiosa delle Grandi Dionisie ha consentito di reperire iscrizioni che ne hanno tramandato le testimonianze.
L’organizzazione delle feste era demandata al Conte Eponimo a cui competeva la scelta dei drammaturghi e designava un corego (finanziatore) per ogni drammaturgo. La coregìa era considerata un prestigioso atto di generosità verso la patria e spesso apriva la strada al potere politico. I giudici di gara venivano equamente scelti tra gli appartenenti alle dieci tribù in cui era divisa la popolazione. Le Grandi Dionisie duravano sei giorni. La sera precedente l’inizio della festa la statua di Dioniso veniva trasportata verso il teatro. L’inizio della festa era preceduto sempre da una lunga serie di riti ufficiali tra i quali:
- Il sacrificio di un maialino
- La sfilata dei tributi portati dagli alleati
- La proclamazione delle onorificenze
- Designazione dei giudici
Ogni tetralogia occupava un’intera giornata di spettacolo mentre le commedie venivano rappresentate nello stesso giorno. Alla fine della rappresentazione la determinazione del vincitore avveniva in questo modo:
- Ognuno dei dieci giudici stilava la propria classifica in ordine di merito
- Si inserivano le tavolette in un’urna
- L’arconte estraeva cinque tavolette
Con queste cinque veniva stilata la graduatoria riducendo al minimo i rischi di corruzione. I vincitori erano incoronati dall’arconte con un serto di edera, pianta sacra a Dioniso. C’erano tre triadi di premiati:
- I coreghi
- I poeti
- Gli attori protagonisti
I nomi dei premiati venivano riportati su lastre marmoree poste sull’Acropoli a perpetua memoria. Aristotele trasse da queste iscrizioni materiale per le sue “Didascalie” nel IV secolo a.C. L’ultimo giorno delle Grandi Dionisie i cittadini giudicavano l’operato dell’arconte, dei coreghi e dei giudici. Demostene nel 349 a.C., che fungeva da corego, scrisse l’orazione “Contro Midia” che costituisce una delle principali fonti per la ricostruzione delle gare drammatiche. Il pubblico si ipotizza costituito da circa 17.000 spettatori.
Gli attori
L’origine della figura dell’attore in Grecia è strettamente vincolata alla struttura del coro: da esso l’attore si sarebbe distaccato, impersonando un ruolo drammatico e ponendo fine alla pratica esclusiva di risolvere con il canto corale la “rappresentazione di una vicenda”. Secondo la tradizione l’attore-autore Tespi, che viaggiava per tutta la Grecia, su un carro, a metà del IV secolo, sarebbe stato il primo a passare alla forma drammatica. Dal 449 a.C.la figura dell’attore si emancipa completamente da quella del poeta.
Caratteristica del sistema attorale greco è che tutti gli interpreti, sia attori che coreuti, sono di sesso maschile. Le parti infantili erano interpretate da bambini che figuravano come comparse mute. Il numero massimo di tre attori rimase immutato per tutta la durata della produzione drammatica classica in Grecia. Gli attori si distinguevano in:
- Protagonista (primo attore)
- Deuteragonista (secondo attore)
- Tritagonista (terzo attore: araldo, servo, tiranno)
Il limite numerico implicava che l’attore doveva interpretare più parti. La ragione del limite numerico si può attribuire al fatto che, la presenza della maschera calata sul viso e la vastità del luogo teatrale, avrebbero reso problematico per il pubblico individuare da quale personaggio provenissero le battute. Altra ragione forse la scarsità di attori. Aristotele e Plutarco documentano gli esercizi per incrementare le capacità vocali. La declamazione, di colore e timbro diverso a seconda delle parti, doveva arrivare anche all’ultima fila di posti del teatro. Gli spettatori consideravano la parola il principale mezzo espressivo teatrale e, se nello spettacolo potevano accettare di non vedere ogni dettaglio dell’azione, esigevano almeno che tutto fosse perfettamente udibile. Dal 449 a.C. il protagonista tragico è stipendiato direttamente dallo stato e spetta a lui scegliere gli altri due attori. Scarse notizie si hanno per gli attori comici nel V secolo. Con la diffusione del teatro in tutto il mondo ellenizzato (conquista di Alessandro Magno) i migliori attori, capricciosi e lautamente retribuiti, si concedono licenze sul testo delle tragedie classiche (soprattutto Euripide) tanto che Licurgo (di Atene, politico in carica dal 338 al 326 a.C.) imporrà loro di attenersi al testo depositato presso l’archivio di stato.
Dal III secolo si nota la comparsa di una sorta di “recital” e quindi di un nuovo genere di attore:
- Il tragodòs (quello tragico)
- Il komodòs (quello comico)
che si esibiscono con l’accompagnamento della cetra e dell’aulo (strumento ad ancia, simile al clarinetto). Si viene a formare la corporazione degli “artisti di Dioniso” che durerà dal III secolo a.C. fino ai primi secoli dell’era cristiana e che trasformerà il teatro da educativo a teatro d’intrattenimento.
Il coro
Aristotele fa derivare l’uso del:
- Coro tragico dal ditirambo (danza drammatica con canti e danze che Aristotele nella Poetica afferma che diede origine alla tragedia)
- Coro comico dai canti fallici
L’origine del coro si ritiene risalente ad epoche arcaiche visto l’uso di pelli di animali e fallo ben visibile. Nella tragedia i coreuti erano 15 mentre nella commedia 24. Ogni coro era guidato da un corifeo a cui spettava il compito di dialogare con l’attore durante l’azione, configurandosi come un personaggio. Il luogo dove operava il coro era l’orchestra. L’ingresso in scena segue di regola il prologo ed inizia con la pàrodo (canto d’ingresso). Altri momenti dello spettacolo erano:
- Gli stàsimai (canti da fermo)
- Il kòmmos (dialogo tra attori e coro)
- La paràbasi (canto posto a metà dell’azione)
L’evoluzione del coro dall’interno della tragedia greca:
- In Eschilo assume ruolo notevole
- Con Euripide perde importanza.
Dal IV secolo il coro si riduce a puro intermezzo lirico.
Scenografia e scenotecnica
Costituisce ambizione degli uomini di teatro catturare l’attenzione del pubblico, attraverso l’effetto sorpresa, introducendo messinscena spettacolari. In un primo tempo venivano utilizzati, come scenografia, elementi naturali (rocce e cespugli). Dal IV secolo fu codificato l’uso delle tre porte sulla skené. Si stabilì il significato delle pàrodoi (porte a sinistra e a destra sulla skené), gli attori entrati da quella a:
- Destra (provenivano dalla città o dal porto)
- Sinistra (provenivano dal contado o da paesi lontani):
Infatti, nell’ambientazione ad Atene, il porto e l’agorà si trovavano a destra, la campagna a sinistra. Verso il 450 vengono introdotte le prime scene parzialmente dipinte. Aristotele attribuisce a Sofocle l’invenzione della scenografia. Talvolta per ottenere cambi di scena si utilizzavano periàktoi (prismi a base triangolare ruotanti su perno, recanti porzioni di scena). Non esisteva sipario quindi nessuna scena di uccisione che avrebbe poi richiesto l’allontanamento “a vista” dei cadaveri. Gli arredi di scena vengono introdotti solo per il loro valore drammatico o suggestivo; tali erano ad esempio:
- La tomba di Agamennone nelle Coefore (Eschilo)
- Le statue nelle Supplici (Eschilo)
- L’arco di Filottete (Sofocle)
- La spada di Aiace (Sofocle)
- Il carro trionfale nell’Orestea (Eschilo)
Il massimo effetto spettacolare era rappresentato dall’enkúklema (piattaforma girevole montata su ruote che veniva spinta sulla scena e che rendeva visibili le scene avvenute all’interno). Altro meccanismo era rappresentato dalla mechané che consentiva di sollevare in aria o calare dall’alto gli attori, meccanismo molto utilizzato da Euripide per l’apparizione degli dei a fine tragedia (dando origine al latino deus-ex-machina). Nella commedia Aristofane invece utilizzava la mechané per gustosissime parodie delle vicende tragiche. C’era poi la scaletta di Caronte (passaggio sotterraneo) ed altre macchine come il brontéion (per il tuono) ed il keraunoskopéion (per i fulmini).
Costumi
Secondo tradizione a Eschilo risale il merito di aver introdotto costumi che individuassero carattere e posizione sociale del personaggio. Ad esempio:
- Eroi tragici di alto rango indossavano una tunica (chitòne) che scendeva fino alle caviglie
- I guerrieri, un chitone più corto
- Gli uomini di governo, costumi color porpora
- I poveri, abiti scuri
- I vinti, le vesti a brandelli
- Le persone di umile estrazione sociale, vesti semplici di colore spento
I personaggi femminili usavano spesso il peplo (pezzo di lana quadrata, fermata da una cintura). Sopra il chitòne gli attori indossavano un mantello. Ai piedi l’attore indossava stivaletti in pellame morbido con la punta all’insù.
Anche gli accessori avevano molta importanza perciò:
- Ercole era sempre con la clava
- Ermes portava il bastone del messaggero
- Poseidone aveva il tridente
- I re impugnavano lo scettro
- I vecchi si appoggiavano al bastone
Con l’aumento della dimensione della skené aumentano anche la dimensione dei costumi così:
- Le calzature hanno suole alte fino a 15 cm (kòthornos)
- I costumi avevano imbottiture al torace e al ventre
- Le maschere avevano una fronte enorme
- I lineamenti erano incorniciati da una massa di ricci fittissimi (òncos)
Nell’opera di Aristofane si rileva che il costume teatrale della commedia antica consiste in una tunica corta e molto imbottita, dotata di un visibile fallo di cuoio. Con la commedia nuova scompare l’uso del fallo e delle imbottiture e vengono utilizzati i colori come elementi simbolici cioè:
- Il rosso per i giovani
- Il nero per i lenoni e i parassiti
- L’azzurro per le donne mature
- Il bianco per i personaggi nobili
I costumi del coro erano estremamente eterogenei [costumi neri, maschere anguicrinite (serpi al posto dei capelli), costumi con sembianze di rane, vespe e uccelli].
Maschere
La maschera nel teatro greco deriva dalle cerimonie delle origini. Inoltre, nell’ampio teatro greco all’aperto, la distanza tra attori e spettatori non consentiva di vedere la mimica facciale. Quindi la maschera, enfatizzando l’espressione principale di un personaggio, informava gli spettatori sull’età e la condizione sociale dell’eroe. Inoltre le maschere consentivano di passare velocemente da un personaggio ad un altro. Tutti avevano la maschera ad eccezione del flautista (auletès). I materiali utilizzati erano lino, sughero o legno ed erano colorate di bianco per i personaggi femminili e bianco-grigio per quelli maschili.
Musica
Sono scarse le testimonianze sull’argomento. Ciascun tipo di melodia, nel teatro greco, era associato a sentimenti ed azioni. Gli strumenti abitualmente impiegati erano:
- La cetra
- La lira
- L’aulòs (oboe)
- Càlamos (flauto)
La musica era utilizzata solo come discreto sottofondo destinato ad esaltare la parola poetica. Solo con Euripide la partitura musicale assume notevole rilievo nel contesto della rappresentazione drammatica; ad esso si deve anche l’invenzione dei duetti e terzetti lirici e recitativi. Nella commedia l’aspetto musicale ebbe minor rilievo.
Il pubblico
Gli studiosi calcolano in 14.000 spettatori per il teatro di Dioniso e 17.000 per quello di Epidauro. Gli spettatori giungevano a teatro fin dal primo mattino, vestiti a festa.
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