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Invito al teatro di Strehler

Giorgio Olimpio Guglielmo Strehler nasce a Barcola, lungomare triestino (unione di etnie-mare/colli) il 14/08/1921 da Bruno Strehler, impresario del cinema Teatro Fenice e Alberta Lovric, violinista solista. I primi anni della sua vita lo vedono parlare tedesco con il padre (portato da Vienna in una cassetta alla morte), francese con la nonna materna e slavo con il nonno Olimpio, grande cornista e impresario del Teatro Verdi a Trieste. Si trasferisce dopo la morte del nonno a Milano nel 1928, dove la madre diventa insegnante e lui studia fino alla maturità classica nel Convitto nazionale Longone. In vacanza a Venezia assiste al Mercante di Venezia di Reinhart e si appassiona al teatro. Partecipa alle serate cittadine animando la claque dell’Odeon. Dopo la visione di "Una delle ultime sere di Carnovale" di Cavalieri si iscrive, nel 1938, all’accademia dei Filodrammatici.

Si laurea nel 1940 con medaglia per la recitazione: entra nelle compagnie di giro dove è amoroso (improvvisazione, retaggio dell’epoca del Grande attore) ma anche regista di compagnia, dirigendo gli spettacoli in cui recitano Nichi, Tumiati (professore all’Accademia). Poi passa alla compagnia Pilotto-Dondi e poi Melato-Giorda. Conosce l’assistente di Tumiati, Paolo Grassi, e vi si lega per passioni e ideologia (amavano Stravinskij e Shomberg, detti inseparabili/ i Dioscuri di Milano).

L'incontro con il teatro

Si iscrive a Giurisprudenza nel 1941 mentre Grassi crea con Ernesto Treccani il gruppo di attori Filodrammatici, tra cui Parenti, con pittori come Veronesi e pianisti come la Cavallo (sua moglie) intorno alla rivista Posizione. Strehler vi aderisce quando è il capostazione de "L’Ultima stazione" di Joppolo, scrittore antifascista che porta all’opposizione netta del gruppo alla concezione del Teatro di Croce e al GUF (gioventù universitaria fascista). Conosce la sua futura moglie Rosita Lupi.

Prende licenza dal servizio militare nel 1943 per mettere in scena a Novara con tali attori del gruppo Posizione (mensile di Novara: mettevano in scena atti unici eclettici) gli atti unici "L’uomo con il fiore in Bocca", "All’uscita", "Sogno" (ma anche no). Testo complesso che richiedeva la costruzione ideativa del protagonista per dialoghi ripetuti e parti di mimo, realizza con loro anche "Un cielo felice" di Gaudioso - il cammino di Joppolo (interesse per la drammaturgia contemporanea italiana) e rifiuta di aderire alla Repubblica di Salò. Viene condannato a morte nel 1944 e incarcerato in Svizzera nel campo militare di Murren, dove conosce Luigi Einaudi, Fanfari, Risi e crea il Cine-club con cui realizza "L’uomo dal Fiore in Bocca", "L’imbecille" e "La Patente" di Pirandello. Con i fuoriusciti a Ginevra, nel Theatre de la Comedie mette in scena "L’assassinio nella cattedrale" di Eliot con lo pseudonimo di George Firmy.

Gli anni del dopoguerra

Scopre i testi proibiti di Camus, il Caligola, e mentre allestisce "Piccola Città" di Wilder viene chiamato dal Comitato di liberazione nazionale a Milano. Qui, con Grassi, si trova in una città ridotta allo scheletro e con forze giovanili dimezzate. Capisce che per attuare una riforma del teatro servono competenze e tecniche varie, diventa commissario liquidatore della federazione del teatro e spettacolo e critico teatrale. Propone a Grassi di creare l’Officina 45 come teatro autonomo, ma egli sostiene la necessità del sostegno comunale.

Fondano il circolo teatrale Diogene in cui leggono drammaturgie con Gassman e la Vinchi. Viene chiamato dalla Torrieri per gestire "Il lutto si addice ad Elettra" di O'Neill. Conosce atto e sostiene la sua scelta di cambiare le scenografie classicistiche in espressionistiche/psicanalitiche. Grande successo alla prima nell’Odeon il 15/12/1945 che lo porta a gestire alla Pergola di Firenze il "Caligola" di Camus il 05/01/1946 con attori come Maritz e Ricci. Sempre nel 1946 mette in scena all’Odeon "Therese Raquin" di Zola, "Desiderio sotto gli Olmi" di O’Neill, "Una donna libera" di Salacrou, "La Rivolta contro i poveri" di Buzzati e "La Guerra spietata contro i poveri" di Flaiani all’Excelsior.

Organizza con Grassi spettacoli per la pace/campagna del nuovo sindaco Greppi. Nel 19/03 con Ricci "La Giovanna d’Arco al Rogo" del musicista Higger con testo di Claudel. Con Graziadei crea per l’anniversario della morte di Gorki "I Piccoli Borghesi" all’Excelsior con Moretti-Parenti-Brignone-Angelieri-Santuccio (gruppo guida del Piccolo) con successo straordinario.

La fondazione del Piccolo Teatro

La concezione liberale dell’800 vedeva la gestione statale nel teatro solo per garantire l’ordine e la censura. Dopo gli anni '30 cambia la concezione vedendolo come fondamentale alla cultura collettiva da proteggere/incentivare. Sull’Avanti Grassi il 25/04/1946 sostiene che bisogna affiancare un teatro popolare a quello d’arte e finanziarlo con interventi economici pubblici (paragone con la condizione teatrale tedesca): deve essere servizio garantito alla comunità come corrente e tram e deve contribuire alla riorganizzazione morale con le componenti attive della cittadinanza.

La fondazione del Piccolo (omaggio al Piccolo Teatro Malij teatr di Mosca contro il grande Bolscioj) avviene nel 1947 congiungendo idee, politica, organizzazione sotto il finanziamento comunale nella sala di via Rovello annessa al palazzo del Broletto (vecchio cinema riadattato) riconosciuta da Greppi il 21/01. Si ha un consiglio di amministrazione di politiche differenti come la Costituente e una commissione artistica composta da Strehler-Grassi-Apollonio (primo professore di un corso di Teatro e spettacolo all’Università Cattolica) e Tosi. Scrivono una lettera aperta come manifesto che verrà pubblicata sul Politecnico di Vittorini nel 01/03 in cui si dimostra una dichiarazione poetica di intenti programmatici che porterà a costituire con i fondi statali un teatro d’arte aperto e utile a tutti in opposizione al rito mondano (astratto omaggio alla cultura) in un luogo in cui la comunità sia libera di ascoltare una parola da accettare o respingere.

Elimina le distinzioni tra cultura alta-bassa, stratificazioni culturali e subordinazione alle ragioni dei partiti e schiavitù al mercato rinunciando alla logica del botteghino (finanziamento statale per i possibili fallimenti nella formazione della popolazione), concretizzando la cultura milanese/lombarda. Produzione popolare con iniziative di prezzo per scuole, operai, classi disagiate (eliminazione privilegio borghese e contrapposizione al cinematografo).

Il teatro unisce la prassi tradizionale italiana a quella della riproposizione di spettacoli secolari a cartellone per più di una stagione (l’organizzazione salda del teatro e questa prassi con attori permanenti permette a Strehler spettacoli di ricerca e massima creatività negli anni '90: gli valgono il ruolo di maestro in Italia/Europa). I primi spettacoli con la compagnia di giovani attori hanno un impianto realistico e propongono un messaggio profondo contenendo i tempi di preparazione.

L'eredità e le controversie

La vita di Strehler è sul palco del Piccolo (Lirico dal 1963) fatta eccezione per il periodo 08/1968-05/1972. Ai suoi 30 anni nel 1951 ha creato 52 opere in prosa e 16 liriche messe in scena in 4.300 rappresentazioni in 142 città italiane, 116 europee, America-Sud America-Canada. Nel 1964 con il manifesto "Un teatro nuovo per un Teatro nuovo" fa una riflessione sui 15 anni del Piccolo e una nel 1967 per i suoi 20 (relazione con Valentina Cortese) dimostrandosi scontento dell’amministrazione che concede solo il 27% del bilancio. Dalla prima del 15/05 dell’"Albergo dei poveri" di Gorki (realismo teatrale come rappresentazione della vita: scenografie praticabili come città in cui si riconosce lo spettatore) si hanno le proteste contro la sua figura di regista, demiurgo nel teatro e dittatore che impone la sua idea di spettacolo. Opposizione di Zacconi (massimo attore naturalista/Osval negli Spettri) che sostiene come l’attore non debba rimanere sottomesso ma concorrere ai suoi fiaschi per essere grande/necessita dell’incertezza. Maria Melato dichiara morte al regista nel Corriere della Sera.

Refrattario al sistema degli stabili è Visconti: primo vero regista di realismo per Gassman con "I Parenti Terribili" del 30/03/45, non si lega alla dimensione delle strutture pubbliche poiché figlio dei Visconti di Modrone realizza autonomamente i propri testi come intellettuale eclettico (fino agli anni '50). Nel frattempo la novità del teatro di regia non viene accettata dal pubblico e dagli operatori dello spettacolo che pensano di diventare burattini e operai.

Si ha la convenzione per "Un teatro nuovo" con manifesto di Carmelo Bene, Luca Ronconi, Aldo Trionfo che accusano i teatri stabili di non aver raggiunto la loro funzione causa la presenza dittatoriale del Regista (Strehler si dimette come Di Bosio dopo che i manifestanti si pongono sotto casa sua con minacce di morte: li porta al Piccolo e li fa sedere sulla sua poltrona. Squarzina crea una riflessione autocritica in Goldoni). Affermano il progetto della regia cooperativa, che condivide successi ed insuccessi, che conclude la progettazione collettiva dello spettacolo in scena e idea del laboratorio di scrittura scenica che dà alla parola il medesimo peso di corpo-scenografia e suoni.

Il modello del Piccolo Teatro

Punto cruciale della regia però rimangono gli stabili con il modello del Piccolo che si afferma a Genova con la creazione dello stabile nel 1952 e Torino con quello del 1955 fino a giungere ai 18 odierni. Si ha una direzione consolare che combina l’aspetto produttivo-organizzativo con quello artistico in Strehler-Grassi, Squarzina-Chiesa, Di Bosio-Messina. Strehler abbandona questo modello creando nel 1968 la Cooperativa Teatro Azione di forma autonoma e autofinanziata che recita in luoghi vicini alla popolazione disagiata e in contatto con il contesto moderno a Roma.

Nel frattempo Grassi gestisce il Piccolo per 4 stagioni attraverso le sue capacità organizzative: aveva sempre creato relazioni per la concessione di diritti come con Brecht, la pubblicità, incontri per le classi disagiate, promosso iniziative di marketing come il settore scuola. Si scontra con Strehler per la politica del cartellone, vuole aumentare gli spettacoli mentre egli vuole un maggior ragionamento e spazio creativo (è spinto dall’opinione pubblica e politica con ingerenze: sprona la politica ad una responsabilità senza interessi personali).

Assumendo l’incarico di direttore unico dopo che Grassi nel 1972 diventa Soprintendente della Scala e direttore Rai fino all’81, Strehler si concentra su un minor numero di spettacoli (presentazione a Maggio creando attrattiva nella stagione successiva: "La Tempesta" del '78 come primo) e aggiunge attori come la Lazzarini-Soleri-Graziosi-Jonasson (moglie nell’81: si erano conosciuti alla rappresentazione del "Gioco dei potenti" ad Amburgo) e registi esterni come Battistoni, Pugelli, D’Amato che pongono le loro opere al Piccolo. Scenografi come Damiani e Frigerio e artisti come Abbado (30°: 3000 artisti in collaborazione).

Si candida alle liste del partito socialista nel 1982 e viene eletto nel parlamento europeo e nel 1987 in quelle del partito comunista ed è eletto al senato della repubblica proponendo una legge normativa per i teatri in prosa che non viene discussa nella legislazione del deputato Bordon nel 1988 e cade. Si lega al ministro Lang della cultura francese e Mitterand creando il teatro d’Europa, associazione di scambio e gestione collettiva di teatri europei, con centro nell’Odeon di Parigi e gestione di Strehler-Scaparro nel primo triennio per la definizione del Budget e spettacoli. La prima è "La Tempesta" nel 16/06/83 e poi si ha "L’Illusion comique" di Corneille. Lang lo candida presidente dell’Unione dei teatri d’Europa nell’89.

Nell’87 aveva creato il Festival Europeo per promuovere nuovi registi e la Scuola drammatica del Piccolo teatro: istituzione staccata da quelle civiche in cui si ha primo corso su Copeau e gli elementi psicologici del teatro. Vi dedica il Teatro Studio (Ora Melato per dedica di Ronconi) derivante dalla ristrutturazione del Teatro Fossati, come luogo di pratica e ricerca. Dagli anni '90 è terza sede con quelle di Via Larga e Via Rovello per la rappresentazione dell’"Elvira" e la passione teatrale (palcoscenico con gradinate circondata dalla platea).

Gli ultimi anni

Crea "Faust-Frammenti" in due spettacoli di 8 ore sul capolavoro di Goethe in cui interpreta, non apprezzato, il protagonista creando un patto con Mefistofele per il senso di finitezza che gli dava il periodo. Spossato psicologicamente non si riprende più cancellando la "Madre Courage" di Sarajevo e affidando "L’Avaro" di Moliere a Pugetti. Nel 1997 crea recite innovative come le "Memoires di Goldoni" ma muore a Lugano nella notte di Natale dello stesso anno lasciando ai suoi eredi la rappresentazione di "Così fan tutte" per l’inaugurazione del Nuovo Piccolo Teatro.

Le Regie

Prima opera in musica è "La Traviata" nel 1947 alla Scala nel nuovo palcoscenico con musiche di Serafin. Lascia sbalordito il direttore Ghirighelli per la sua innovazione di costumi e scenografie con Ratto e Colgiachi che vedono un apparato non generico ma studiato in funzione della partitura e recitazione non più statica degli attori (malattia dell’attrice che interessa il pubblico più delle innovazioni). Si concentra sulla rappresentazione d’Ensemble e non la differenza di amore/morale di padre e figlia.

Nel 1947 mette in scena "L’Albergo dei Poveri" di Gorki aprendo la stagione del Piccolo (rifiutata la Mandragola, poi mette in scena "I Piccoli Borghesi" creando un ponte con l’Europa): ne mostra il nocciolo concettuale in una scena unica in un interno con pareti verdi e scale sconnesse, contro interno-esterno di Stanislavskij, in cui i personaggi con voci acute dell’acqua vite (interpreti cardine in Moretti-Santuccio-Brignone e lui stesso come ciabattino Aloiscia) in cui la contestazione sociale di solido verismo diventa poesia.

"Le Notti dell’Ira" di Salacrou dimostrano il tema del tradimento-resistenza affiancando il piano dello spettacolo e quello cinematografico con proiezioni. La musica di Carpi riproduce gli spari in crescendo di tamburi e con giochi di luce la tappezzeria del salotto di Bazire diventa elemento metallico da saltare per i soldati e i mobili diventano rovine della periferia.

Dopo "Il mago dei Prodigi" (unica rappresentazione del testo di Calderon della Barca) a conclusione della stagione del 1947 Strehler mette in scena "L’Arlecchino servitore di due padroni" per affiancare lo studio sui caratteri/magistero artistico e teatrale della Commedia dell’arte con le ricerche europee contemporanee. Mette al primo posto la gestualità dell’attore affiancando all’improvvisazione (i lazzi sovrastano la parola) non si hanno elementi della tradizione borghese di 8/900 attraverso una riedizione creativa del testo che vede il cambio del nome del personaggio creato per Antonio Sacchi da Truffaldino ad Arlecchino, quindi anche del titolo, e la versione integrale della commedia (degli anni '50 nell’edizione Paverini) di cui afferma la paternità, fatta eccezione per i dialoghi lasciati a Goldoni (supera l’ossequio al testo di D’Amico).

Lo spazio scenico pare quello in cui recitavano i comici dell’arte: pedana rialzata con pannelli laterali che ruotando rappresentano 3 scene e si hanno costumi poveri e la ripresa delle maschere (limitazione del campo visivo e problematiche nell’andatura/vocalità con rimbombo a cui si deve associare un diverso tono di voce e perdita della mimica facciale a favore di quella gestuale). Scenografia con parvenze allusive al mondo dell’Arte.

Si tratta di uno spettacolo di regia in cui si ha il medesimo peso tra regista-autore-attori nella definizione dei dialoghi e scene: una modifica al testo di base con danze, lazzi, giochi acrobatici e prossemici poteva essere proposta con interpolazioni registiche e attoriali e consolidarsi solo con l’approvazione dell’intera compagnia (poi canonica nello spettacolo).

Protagonista è Marcello Moretti, ha 37 anni (10 in più dei comuni attori), perfetta recitazione orchestrale in parola-gesto-movimento acrobatico e recitazione realista che permette di apprezzare la finzione riconoscendola (metterà in scena con Soleri dal '63 l’Arlecchino per 10 edizioni): accetta con riserva grazie alla diplomazia di Grassi e poi si impegna nell’assumere la cadenza velocissima leggendo giornali senza pause. Rifiuta la sola maschera dipinta e si impegna a trovare un artigiano per realizzarne una adatta alle scoperte derivanti dagli studi storici sulla maschera nella commedia dell’arte del 5/600: non la produce autonomamente (escoriazioni e non si adatta al viso) ma la fa realizzare da Amleto Sartori con un taglio degli occhi allungato che dimostra la bestialità della maschera (occhi da gatto: non si adatta alle emozioni umane) ma anche aumenta il campo visivo. Vuole aggiungere l’elemento demoniaco del bitorzolo rosso e Strehler pone una bocca rossa che attiri l’attenzione sulla mimica facciale, cadenza in avanti e con salti. Gorgiera nera che tiene attaccata la maschera nelle acrobazie.

La stagione 1947-48 dura 8 mesi al posto di 3 per dimostrare una programmazione consolidata con 7 diverse opere che vanno dai "Giganti della montagna", all’"Uragano" di Ostrovskij, "Delitto e castigo" di Dosjevskij, "Romeo e Giulietta" nel Teatro romano di Verona con direzione di Simoni. L’interesse per Pirandello nasce nel 1943 con 3 saggi e poi con questa rappresentazione ripresa nel 1949 a Zurigo in tedesco (come nel '58 a Dusseldorf) e nel '66 e '94 in Italiano: si tratta della dimostrazione della portata rivoluzionaria di Pirandello con feroce recitazione, umorismo amaro, drammaturgia al limite mortis del mondo incantato in cui si era nutrita dell’infanzia con trionfo della poesia e fantasia ed esibizione della vicenda intellettuale dell’autore e storia nazionale italiana.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Melissa. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del teatro e dello spettacolo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Bentoglio Alberto.
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