La ricchezza delle idee
Francois Quesnay e i fisiocrati
I fisiocrati erano un gruppo compatto di economisti francesi raccolti attorno a Quesnay, medico alla corte di Luigi XV. Sono stati la prima scuola di pensiero economica a dotarsi di propri organi di stampa per sostenere le loro tesi. Il loro dominio è breve, dal 1957 al 1977, ma la loro influenza è notevolissima, anche grazie alla posizione centrale di Parigi nella vita culturale dell'epoca.
I fisiocrati prestano particolare attenzione all'agricoltura (trascurata dai mercantilisti) che considerano l'unico settore in grado di produrre un sovrappiù. Fisiocrazia viene dal greco fusis=natura e cratéin=dominare. Essi condividono con il filone cartesiano dell'illuminismo francese l'idea di un ordine naturale che il principe illuminato dovrebbe realizzare come "ordine positivo". In quest'ordine naturale rientra anche la proprietà privata, per cui la difesa dei diritti di proprietà viene considerata uno dei compiti centrali dell'ordine positivo. Il principe non deve fare altro che rendere concreto l'ordine naturale attraverso l'ordine positivo. Le leggi positive sono quelle fatte dall'uomo. Le altre leggi sono: naturali o divine.
Mirabeau e altri fisiocrati (ma non Quesnay) ritengono che la capacità dell'agricoltura di generare un sovrappiù sia legata alla fertilità della terra (che da un chicco di grano produce una spiga) e sia quindi un dono di Madre Natura. Questa teoria sull'origine del sovrappiù può essere allora utilizzata per giustificare l'appropriazione del sovrappiù stesso da parte della classe dei nobili, che sono di diritto padroni delle terre. Anche Quesnay ritiene che solo l'agricoltura da un sovrappiù ma sembrerebbe affidarsi ad un'altra giustificazione legata alla situazione della Francia a quell'epoca: utilizzando le tecnologie migliori gli agricoltori possono ottenere un prodotto di valore superiore ai costi di produzione, mentre le manifatture recuperano semplicemente i costi.
Quesnay sottolinea la grande culture, caratterizzata non solo da maggiori dimensioni delle imprese agricole ma anche da tecnologie a maggiore intensità di capitale, in contrapposizione alla petite culture. Quesnay sottolinea le potenzialità di una rivoluzione agricola: tesi che si contrappone alla tradizione mercantilista e al colbertismo.
I prodotti agricoli devono ricevere un bon prix: un prezzo sufficiente non solo a coprire i costi di produzione ma anche a favorire il finanziamento degli investimenti remunerandoli con un interesse adeguato. Né il bon prix né il prix fondamental (che corrisponde ai semplici costi di produzione) sono prezzi realizzati spontaneamente dal mercato che dipende dalle condizioni di domanda e offerta. La realizzazione del bon prix è affidata a un'opportuna politica favorevole alle esportazioni di prodotti agricoli.
I fisiocrati collegano i prezzi elevati all'idea di economia fiorente, in sviluppo, dove i prezzi elevati sono la causa e l'abbondanza economica è l'effetto. Si tratta di una concezione diffusa durante l'epoca mercantilista ma tutt'altro che unanime, dato che in vari casi i prezzi elevati sono visti come sintomo di condizioni di carestia. Per Smith e gli economisti classici sono i prezzi moderati a essere collegati a una situazione di abbondanza, di cui sono visti essenzialmente come l'effetto. Da un lato, i prezzi relativamente elevati conseguenti a una domanda sostenuta costituiscono uno stimolo alla produzione; dall'altro lato l'aumento della produttività che accompagna lo sviluppo economico porta a una diminuzione dei prezzi.
I fisiocrati affermano che se si dà libertà (si abbattono le barriere doganali) si riequilibrano i prezzi in modo da soddisfare sia i consumatori che i produttori. Non deve essere lo Stato a stabilire quanto deve essere prodotto è il prezzo ma è il mercato stesso che lo suggerisce.
Il lavoro più importante di Quesnay è il Tableau économique del 1758-59. Quesnay riconosce appieno il ruolo cruciale dell'accumulazione di capitale per il processo produttivo e soprattutto nel permettere l'adozione di tecnologie migliori. È il primo economista a rappresentare in uno schema analitico le interrelazioni produttive tra i vari settori, in un sistema economico basato sulla divisione del lavoro. Pone in evidenza gli scambi necessari ad assicurare il continuo funzionamento del sistema economico.
Prende in considerazione il ciclo produttivo agricolo di durata di un anno. Nel ciclo produttivo i fattori produttivi sono: le sementi, gli attrezzi per lavorare la terra ecc. Si riferisce al ciclo produttivo agrario perché solo l'agricoltura produce surplus.
Le classi sociali secondo i fisiocrati
- Classe produttiva: agricoltori, contadini, imprenditori agricoli
- Classe sterile: artigiani, manifatturieri, operai, commercianti. Sterile perché a prodotto finito, si verifica che quello che si produce è tanto quanto ciò che è stato immesso nel ciclo produttivo. Non c'è surplus. Input=output.
- Classe aristocratica: i proprietari terrieri: nobili e clero. Alla quale va il sovrappiù ottenuto nel settore agricolo. È la classe distributiva: ha il compito di spendere il surplus prodotto dalla classe produttiva in modo da avviare il ciclo produttivo; se questa non spende il surplus il ciclo non può partire.
I fisiocrati chiamano distribuzione la circolazione di merci da una parte e denaro dall'altro, scambio.
Il ciclo economico
Tale schema mostra il funzionamento del sistema economico come un processo circolare in cui si susseguono, anno dopo anno, le fasi della produzione, dello scambio e del consumo. Il continuo funzionamento del sistema economico richiede che avvengano scambi tra i vari settori, cioè tra le varie classi sociali.
La situazione al termine del ciclo produttivo, prima che abbiano luogo gli scambi, sarà la seguente:
Legenda:
D=denaro
M=manufatti
A=derrate alimentari
MP=materie prime
In un primo momento i nobili utilizzano il denaro per acquistare un'unità di manufatti dalla classe sterile e un'unità di derrate alimentari dalla classe produttiva. Subito dopo la classe sterile utilizza il denaro ricevuto dai nobili per acquistare un'unità di prodotti agricoli alimentari dalla classe produttiva. A sua volta, la classe produttiva utilizza il denaro ricevuto dai nobili per acquistare un'unità di manufatti dalla classe sterile. Quest'ultima, infine, utilizza il denaro così ricevuto per acquistare dalla classe produttiva un'unità di materie prime.
La situazione finale è:
- I nobili: possono godersi i loro prodotti agricoli e i loro manufatti.
- La classe produttiva: due unità di denaro con cui pagare le rendite (tasse e decime), i manufatti e i prodotti agricoli necessari alla sopravvivenza, le materie prime e i manufatti necessari come mezzi di produzione.
- La classe sterile: i prodotti agricoli e i manufatti necessari alla propria sopravvivenza e le materie prime necessarie come mezzi di produzione.
Se il sovrappiù si genera in natura, è "naturale" che esso finisca alla nobiltà, che è proprietaria della terra. Questa concezione viene criticata da Smith, per il quale il sovrappiù ha origine non nel settore agricolo, bensì nel sistema economico nel suo complesso, ed è attribuibile al lavoro.
Da questo modello i fisiocrati tirano fuori due conseguenze:
- Di natura politica: il ciclo produttivo si mantiene in equilibrio. Lo Stato non deve intervenire.
- La dottrina dell'imposta unica: per tutti i fisiocrati è importante liberare le frontiere dalle dogane, bisognava dare spazio alla libertà nel campo economico e cambiare anche sistema fiscale. La soluzione è imporre un'unica tassa all'unico settore produttivo che c'è: tassa unica sulla terra. Questa scelta è in funzione di un'agricoltura di tipo capitalistico; non pensa alla piccola proprietà terriera ma alla grande coltura dove l'imprenditore produce non per sussistenza ma per commerciare. Quesnay non guarda ai piccoli proprietari ma ha una visione del capitalismo agrario.
Questa difesa dell'agricoltura da parte dei fisiocrati viene vista come un ritorno al passato, al feudalesimo. Prodotto necessario: quello che serve a riprodurre i fattori necessari al processo produttivo. Senza questo non vi può essere un processo produttivo. Prodotto netto: differenza tra prodotto lordo e prodotto necessario. È quella eccedenza che resta per essere impiegata diversamente dalla ricostituzione dei fattori necessari.
L'economia politica dell'illuminismo; Turgot
La cultura dell'epoca è dominata dall'illuminismo. Il Settecento è infatti noto come il "secolo dei lumi" o anche come "l'età della ragione". La caratteristica principale è la fiducia nel progresso guidato dalla ragione. Parigi è, all'epoca, il centro della vita culturale europea.
Nel 1951 nasce l'Encyclopédie curata da Diderot, alla quale collaborarono tanti protagonisti come Quesnay, Turgot, Rousseau o Condillac. Organizza il sapere per articoli in ordine alfabetico. Argomenti: scienza, tecnica, economia, politica.
Un esponente di spicco della cultura economica francese di questa fase è Turgot. La sua opera più nota sono le Riflessioni sulla formazione e la distribuzione della ricchezza. Turgot rappresenta un ponte fra i fisiocrati e il suo contemporaneo Adam Smith. Le sue teorie vanno richiamate in particolare per il ruolo attribuito al capitale e ai capitalisti-imprenditori nel processo di produzione e per il suo deciso liberalismo.
Di impronta liberista sono vari suoi provvedimenti, in particolare la liberalizzazione del commercio dei grani e delle farine e l'abolizione delle corporazioni di mestiere. Queste impedivano a chi non fosse inserito al loro interno di lavorare. Egli consentì a tutti di poter accedere al lavoro che volevano. Definì la teoria del valore di scambio basata sul concetto di utilità. Il prezzo si crea facendo una media tra il valore attribuito dai produttori e quello attribuito dai consumatori.
Adam Smith
La vita
Adam Smith nasce in Scozia nel 1723, trascorre un'infanzia tranquilla in una famiglia moderatamente agiata di proprietari terrieri. Nel sistema d'istruzione scozzese gli studenti pagavano corso per corso i docenti. La retribuzione di questi ultimi dipendeva quindi dal giudizio degli utenti sulla bontà del loro insegnamento: un sistema che lo stesso Smith dichiara di considerare preferibile a quello delle grandi università inglesi come Oxford, dove i docenti ricevendo un regolare stipendio, non erano incentivati a fare il loro mestiere con impegno.
Ad Oxford prosegue i suoi studi poi decide di ritornare in Scozia e diviene professore all'Università di Glasgow. Viaggia per l'Europa e incontra Voltaire e a Parigi Quesnay e Turgot. La permanenza nella capitale francese, l'Encyclopédie e il Tableau économique gli offriranno stimoli che egli rielaborerà negli anni successivi.
Al termine dei suoi viaggi nel continente si dedica alla stesura della Ricchezza delle nazioni pubblicato nel 1776, il più famoso libro di economia di tutti i tempi. Muore nel 1790. È considerato il capostipite dell'economia politica classica (le leggi positive devono assecondare quelle naturali).
Il metodo
È un errore trascurare gli scritti minori di Smith come la Teoria dei sentimenti morali o saggi come History of astronomy. Il punto di partenza di Smith, è fondato sull'analisi delle motivazioni dell'agire umano. A suo parere, il nostro atteggiamento verso le teorie scientifiche è spiegato da tre sentimenti:
- Meraviglia suscitata da ciò che è nuovo e singolare
- Sorpresa suscitata da ciò che è inatteso
- Ammirazione suscitata da ciò che è grande o bello
La natura, dice Smith, sembra abbondare di eventi che appaiono isolati e incoerenti con tutto ciò che li precede; il compito della filosofia è di introdurre ordine in questo caos di apparenze dissonanti. La filosofia rende il teatro della natura uno spettacolo più coerente e quindi più magnifico. Nello svolgere questo compito d'indagine sulla natura, vengono costruiti "sistemi filosofici" che per Smith sono mere invenzioni dell'immaginazione, dirette a collegare gli altrimenti sconnessi e discordi fenomeni naturali. Il filosofo ha, dunque, un ruolo attivo di "creazione" e non di "scoperta" delle teorie. I sistemi filosofici possono esserci d'aiuto per orientarci nel caos degli eventi reali ma non è possibile verificare le teorie.
La morale della simpatia
Nella Teoria dei sentimenti morali, Smith si concentra sul principio morale della simpatia. Secondo Smith, "la maggior parte della felicità umana sorge dalla consapevolezza di essere amati"; la sympathy, cioè la capacità di condividere i sentimenti degli altri, ci spinge a giudicare le nostre azioni sulla base dei loro effetti sugli altri oltre che su noi stessi.
Le tesi liberiste di Smith sono basate su un duplice assunto:
- Ciascuno conosce meglio degli altri i propri interessi
- Fra gli interessi personali rientra il desiderio di essere benvoluto dagli altri e, quindi, il rispetto del benessere altrui
Conseguenze:
- Bisogna dare spazio ad un mercato libero in cui ognuno può seguire il proprio interesse
- Soddisfacendo l'interesse personale si agisce anche a favore del benessere collettivo
Un altro elemento centrale della Teoria dei sentimenti morali è il concetto di spettatore imparziale. Secondo Smith, gli individui valutano le proprie azioni ponendosi dal punto di vista di uno 'spettatore imparziale' che, fornito di tutti gli elementi a loro conoscenza, le giudica in quanto 'cittadino medio'.
La naturale simpatia dell'uomo verso il suo simile è un assunto molto arbitrario che Smith tenta di superare con la teoria della mano invisibile: un dispositivo per mezzo del quale lo stato economico di una società desiderabile è il risultato non intenzionale di azioni individuali o collettive che hanno per finalità il raggiungimento di interessi personali o collettivi. In altri termini, lo stato economico non è il risultato di una volontà centralizzata (Stato, principe) ma sono le azioni dei singoli che agendo in funzione dei propri interessi, senza saperlo e senza volerlo agiscono in funzione del benessere collettivo.
Se leghiamo il concetto dello spettatore imparziale e quello della mano invisibile vediamo che nel mercato gli individui non si scambiano solo merci ma anche messaggi. Gli individui tendono a rispettare le regole comportamentali. Viene tenuto a bada l'opportunismo a favore della cooperazione. La non cooperazione, i conflitti, può danneggiare il bene pubblico. Alcuni individui si mettono insieme per aumentare il loro potere. La distinzione tra interesse privato e interesse pubblico diventa opposizione, conflitto irresolubile, solo se l'interesse privato viene interpretato in senso restrittivo, come egoismo anziché come interesse personale cioè come attenzione ai proprio interessi moderata dal riconoscimento (anzi, dalla simpatia) per gli interessi altrui.
Smith rifiuta l'assolutismo arbitrario e rifiuta egualmente il contrattualismo di Hobbes, in cui uno Stato pur illuminato e benevolo domina la vita dei sudditi. Smith propone l'autogoverno degli individui: "ogni uomo è certamente più capace e più adatto di ogni altra persona a prendersi cura di se stesso". Il libero perseguimento dell'interesse personale trova comunque due limiti: uno esterno all'individuo (l'amministrazione della giustizia) e uno interno, la 'simpatia' per i suoi simili. Smith ha una visione positiva ma non idealizzata dell'uomo.
In sintesi, nella concezione di Smith vari elementi concorrono a garantire la sopravvivenza stessa e lo sviluppo delle società civili: una morale basata sul sentimento della simpatia, la molla dell'interesse personale correttamente inteso, un insieme di norme giuridiche e consuetudini, istituzioni pubbliche dirette a garantire l'amministrazione della giustizia.
Le imposte
Polemica tra i liberisti e i protezionisti sulle imposte. Politica annonaria: si occupa dei grani, farine ecc. In Italia si erano definite delle leggi che dovevano servire ad impedire le carestie. I liberisti, invece, pensavano che queste creavano carestie perché impedivano la libera circolazione del grano. I liberisti erano contrari all'intervento dello Stato nel mercato.
Smith dice che l'imposta deve avere delle caratteristiche precise:
- Deve essere certa
- Non deve essere dispendioso raccogliere le tasse
- Deve essere in proporzione alle capacità di pagamento del contribuente. Ciò significa che devono pagare tutti, non ci sono redditi esenti. Lo Stato non può imporre una tassa che impoverisca il contribuente.
A quel tempo, lo Stato era un cattivo amministratore. Bisognava dare spazio alla libera iniziativa. Gli operatori economici privati conoscevano meglio degli altri il funzionamento del mercato. Se c'era libertà di mercato ci sarebbe stato anche libera concorrenza tra i vari produttori. Questa avrebbe evitato che il prezzo della merce lievitasse a livelli assurdi. La tendenza del mercato di concorrenza è quella di livellare i prezzi a quelli di produzione. Nel libero mercato ciascuno punta all'interesse personale ma così facendo soddisfa anche i bisogni della collettività.
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