Introduzione
Benkelr sostiene che negli ultimi quindici anni è nata una non market economy, cioè un insieme di pratiche che riguardano la produzione di beni e la loro distribuzione e che non sono guidate dalle modalità tipiche del mercato. Questa non market economy ha molto a che fare con le nuove tecnologie che permettono alle persone di fare da sole, in casa propria e a costi bassissimi cose che nell’economia industriale richiedevano alti investimenti (scrivere e stampare un libro, produrre musica ecc.).
La diffusione massima di questa non market economy si è verificata con l’avvento di Internet che ha permesso alla gente di entrare in contatto e condividere le proprie produzioni. Gli editori di giornali e i produttori di prodotti mediatici avrebbero fatto a meno della rete, degli mp3 e dei citizen journalist dal momento in cui controllavano tutta la rete di produzione e distribuzione di prodotti mediali ora si ritrovano a dover fare i conti con milioni di persone che individualmente o in gruppi producono prodotti altamente competitivi con i loro. Per difendersi da questi attacchi i produttori di media hanno cercato di innalzare barriere come le leggi contro la violazione del copyright e i brevetti. Tuttavia queste misure non sono servite dal momento in cui i cittadini della rete considerano la condivisione come una pratica comune e sostengono che la conoscenza nuova si crea partendo da quella già presente, copiando, incollando e migliorando.
Un altro aspetto interessante del potere della rete sta nelle ripercussioni che questa può avere a livello politico laddove maggiore conoscenza e maggiore libertà di parola possono aiutare i cittadini a scalare le muraglie imposte all’informazione tradizionale dai politici i quali dopo aver preteso la delega della gestione dei governi, si ritrovano a non poter più nascondere le notizie sconvenienti e sono costretti a dover rendere conto del loro operato.
Capitolo I
Un momento di opportunità e sfida
L’informazione, la cultura e la conoscenza sono elementi fondamentali della libertà e dello sviluppo umano. Il modo in cui esse vengono prodotte e scambiate nella società influenzano il nostro modo di vedere il mondo di determinare come dovrebbe essere e di come noi in quanto società politica determiniamo ciò che si può o si dovrebbe fare. Fino a quindici anni fa l’ambito informazionale era controllato dall’economia industriale dell’informazione e dagli apparati politici dei vari stati-nazione.
I cambiamenti avvenuti nelle tecnologie, nell’organizzazione economica e nelle pratiche sociali di produzione hanno creato nuove opportunità per la creazione e lo scambio di informazione, conoscenza e cultura. Grazie ai progressi tecnologici sta emergendo un nuovo ambiente dell’informazione in cui gli individui hanno più libertà partecipativa e possono sviluppare una cultura più critica e autoriflessiva condividendo con altri pensieri, opinioni e conoscenze.
Tuttavia questo affermarsi della tendenza alla produzione non commerciale di informazione e cultura minaccia le preesistenti imprese dell’economia dell’informazione industriale le quali per difendersi hanno cominciato a richiedere una serie di leggi sul copyright e hanno tentato il tutto per tutto a spostare dalla loro parte gli equilibri in gioco. L’esito di questi conflitti influenzerà il modo in cui veniamo a sapere ciò che succede nel mondo in cui viviamo determinando la misura in cui riusciamo ad influenzare la percezione del mondo e dei suoi cambiamenti.
L'emergere dell'economia dell'informazione in rete
Nell’ultimo secolo le economie di tutto il mondo hanno assistito a due svolte fondamentali di cui la prima è rappresentata dall’orientamento dell’economia verso la produzione di informazione e cultura e verso la manipolazione dei simboli mentre la seconda è rappresentata dalla nascita di Internet. Di queste la seconda è quella che ha contribuito alla nascita ed affermazione di un settore non commerciale dell’informazione e della cultura dando alla produzione e scambio sociali un ruolo molto più importante di quello assegnatogli nelle democrazie moderne.
In poche parole stiamo assistendo alla nascita di una nuova economia dell’informazione detta “economia dell’informazione in rete” la quale sta sostituendo l’economia dell’informazione industriale. Il punto di forza dell’economia dell’informazione in rete sta nel fatto che in essa le azioni individuali decentrate assumono un’importanza molto più grande di quanto non fosse o avrebbe potuto essere nell’economia dell’informazione industriale. I catalizzatori di questo fenomeno sono stati lo sviluppo delle tecnologie di fabbricazione che hanno messo nelle mani di un miliardo di persone tutti gli strumenti utili a produrre e diffondere informazioni e cultura. La rimozione dei vincoli fisici alla produzione di informazione e cultura ha fatto della creatività umana e dell’economia dell’informazione i pilastri della struttura dell’economia in rete.
Le principali conseguenze dell’affermazione dell’economia dell’informazione in rete sono:
- La crescita dell’importanza del ruolo che assumono le forme organizzative non di mercato dell’economia dell’informazione nel sistema produttivo dell’informazione;
- La possibilità data a milioni di persone di educare ed informare altri milioni di persone in tutto il mondo (cosa impossibile per un individuo nell’era della produzione industriale dell’informazione);
- L’affermarsi di grandi progetti cooperativi su larga scala dediti alla produzione di informazione e cultura facilitati dalla creazione di free software, software open source e tecnologie peer to peer.
I prodotti di queste produzioni spaziano dal settore dell’informazione (news, editoriali ecc.) a quello educativo (enciclopedie, materiali didattici) fino a quello dell’intrattenimento immersivo (film, musica).
Questi sistemi di produzione sorgono nelle economie più avanzate, cioè quelle dove le reti di computer sono più fitte e dove la produzione di beni informazionali e di servizi è arrivata ad occupare una posizione economica di primo piano. Nell’economia industriale dell’informazione la possibilità di produrre e diffondere prodotti era limitata al capitale fisico disponibile che comportava la disponibilità di ingenti investimenti. Oggi invece, nell’economia dell’informazione in rete, il capitale fisico necessario è già disponibile ad ogni singolo individuo in quanto basta un computer, una connessione Internet e un po’ di creatività per produrre e diffondere da soli o in cooperazione con altri qualsiasi contenuto.
Il risultato di questa collaborazione dimostra come numerosi individui riescano ad interagire meglio fra loro e possano raggiungere risultati migliori delle grandi aziende per il semplice fatto che il lavoro svolto è esente da vincoli e contratti economici ed alimentato semplicemente dalla libertà, dalla passione e dalla voglia di farlo. Inoltre, in questi ambiti l’output risultante non viene considerato una proprietà esclusiva ma condivisa e aperta a chiunque voglia costruirci su, espanderne il campo di applicazione o prenderlo come base per crearne uno proprio.
L'economia dell'informazione in rete e le società democratiche liberali
I cambiamenti tecnologici, economici e sociali nell’ambito dell’informazione di rete hanno il potere di influenzare possibilità politiche presenti in un ampio spettro di democrazie liberali in quanto l’eterogeneità delle forme di produzione e di uso dell’informazione, incoraggiano il perseguimento dei valori fondanti delle società liberali quali libertà individuale, sistemi politici più genuinamente partecipativi, cultura critica e giustizia sociale. Le società odierne sono costrette, per vari motivi, a scegliere quali fra questi valori perseguire sacrificandone altri. Tuttavia l’emergere dell’economia dell’informazione in rete promette di espandere gli orizzonti del possibile nell’immaginazione politica.
Il potenziamento dell'autonomia individuale
L’economia dell’informazione in rete aumenta le capacità effettive degli individui in tre modi:
- Potenzia la capacità di fare di più, da soli e per se stessi in quanto gli utenti possono da soli creare le proprie forme di espressione e cercare l’informazione di cui hanno bisogno senza dover dipendere dai mass media commerciali;
- Aumenta le possibilità di associarsi più liberamente con gli altri nel senso che gli individui possono fare più cose stabilendo legami temporanei con altri, senza bisogno di relazioni stabili e di lungo termine come accade invece con i colleghi di lavoro o mediante inserimento in organizzazioni formali;
- Aumenta le possibilità degli individui di impegnarsi in organizzazioni formali che operano al di fuori del mercato.
Le persone usano l’espansione della loro libertà effettiva per cooperare con gli altri in forme che migliorano l’esperienza pratica della democrazia, della giustizia, dello sviluppo della cultura critica e della vita in comunità. Tutto ciò è possibile grazie alla rete che fornisce diverse piattaforme per la comunicazione riducendo la dipendenza degli individui dai mass media che, potendo scegliere cosa gli utenti possono o non possono vedere, manipola la loro percezione di come il mondo è e dando loro la possibilità di essere più partecipi della propria vita ed offrendogli un metro più attendibile per misurare le scelte che si trovano a compiere.
Democrazia: la sfera pubblica in rete
È dimostrato che l’affermazione di un’economia dell’informazione in rete rafforza la sfera pubblica in quanto dà più potere ai cittadini nell’esprimere i propri pareri facendo sentire la propria voce al di fuori del controllo dei proprietari dei grandi media e dei loro tentativi di corruzione. Al contrario i mass media spesso e volentieri ignorano le preoccupazioni e i pareri di molta gente scegliendo di trattare solamente determinate questioni ritenute di maggior interesse. Ancora, essi danno ai loro proprietari il potere di strutturare opinioni e informazioni decidendo cosa rendere pubblico e cosa no e anche laddove i proprietari decidessero di non esercitare questo potere, i media tendono a concentrarsi su contenuti superficiali e tranquillizzanti o a sovra semplificare quelle che sono complesse discussioni pubbliche.
Grazie alla libertà che offre la sfera pubblica in rete, le persone sono meno passive e più spinte a intervenire nel dibattito politico ed hanno a disposizione uno spazio dove poter indagare senza doversi accontentare dei contenuti filtrati dei mass media commerciali. In rete il flusso di informazioni è molto più ordinato di quanto si possa credere. Qui le informazioni sono attentamente verificate e poste all’attenzione pubblica mediante una sorta di gerarchia che attraverso dei link le fa avanzare dai siti meno popolari a quelli frequentati da migliaia di persone. Ne consegue che su Internet è più difficile attirare l’attenzione ma è anche più difficile che un’informazione scottante sia messa a tacere mediante la corruzione del denaro.
Giustizia e sviluppo umano
Poiché gli output dell’economia dell’informazione in rete non sono di proprietà di qualcuno ma vengono liberamente diffusi e condivisi, essa permette l’accesso libero a tutta una serie di strumenti base e di sfruttarne le opportunità economiche. Da questo punto di vista quindi queste risorse e questi strumenti eguagliano le opportunità di sviluppo dei paesi ricchi e dei paesi poveri. In pratica, l’accesso a contenuti condivisi può portare ad usare la cooperazione come mezzo per un maggiore sviluppo sia umano che economico di tutte le aree del globo, da quelle più avanzate a quelle più arretrate.
Cultura critica e relazioni sociali in rete
L’ambiente dell’informazione di rete rende il sistema di produzione culturale più attraente in quanto fa apparire la cultura più trasparente e malleabile. Questo processo dà vita ad una cultura genuinamente popolare nella quale gli individui partecipano attivamente ai cambiamenti appropriandosi e modificando opere altrui e diventando interpreti più critici della cultura in cui vivono. Questa pratica era stata soppressa all’inizio del secolo scorso dall’avvento dei mass media ma con il suo rifiorire oggi possiamo affermare che la cultura stia diventando democratica cioè più autoriflessiva e partecipativa.
Il ruolo della tecnologia nelle questioni umane
È riduttivo pensare che le tecnologie siano solo strumenti e che le forme in cui una data società le utilizza dipendano solo da ciò che essa vuole farne perché la verità è che la tecnologia influenza alcuni parametri dell’agire sociale e individuale favorendo alcune azioni, relazioni, istituzioni e organizzazioni scoraggiandone altre. Le tecnologie informatiche di rete possono essere adottate secondo schemi molto diversi che possono a loro volta portare alla nascita di relazioni sociali del tutto diverse. Niente garantisce che la tecnologia dell’informazione in rete porterà progressi nell’innovazione, nella libertà e nella giustizia in quanto questi progressi devono essere resi possibili dalla società, dalle scelte e dal cammino che questa vorrà intraprendere.
La struttura economica nella teoria politica liberale
La prassi di libertà che sta emergendo dall’ambiente di rete consente alle persone di valicare le frontiere sociali o nazionali, di superare le frontiere geografiche e politiche, di affrontare e risolvere problemi associandosi in modi nuovi che esulano dai confini formali delle associazioni politico-legali. In un ambiente economico e sociale così fluido, le rivendicazioni dell’individuo sono il punto di partenza morale dal quale analizzare le strutture di potere e opportunità, di libertà e benessere.
Dove va lo Stato?
Fino ad oggi, per quel che riguarda l’economia dell’informazione in rete, il ruolo dello Stato è stato quello di difendere gli interessi delle industrie dell’informazione a discapito dell’informazione libera e non commerciale fruibile in rete.
La grande posta in gioco: il conflitto sull'ecologia istituzionale dell'ambiente digitale
Da quando le nuove tecnologie legate alla rete hanno preso il sopravvento è nato un vero e proprio conflitto fra gli utenti che vogliono un sistema in cui poter produrre e scambiare liberamente cultura e informazione e i produttori di media che invece ricorrono all’aiuto dello stato per ottenere una serie di leggi che puniscano l’uso improprio di materiale coperto da copyright. Secondo Benkler gli utenti devono combattere questa battaglia con tutte le loro forze se vogliono costruire in futuro una società giusta e liberale in cui tutti possono accedere liberamente alla cultura e all’informazione.
Parte I
L'economia dell'informazione in rete
Da più di centocinquanta anni lo sviluppo di nuove tecnologie della comunicazione tende a concentrare e a commercializzare la produzione e lo scambio di informazione aumentando la portata geografica e sociale delle reti di distribuzione. L’informazione e le opinioni pubbliche più diffuse, che contribuivano alla formazione di una base condivisa per la discussione politica e le relazioni sociali, provenivano sempre più da aziende commerciali che si rivolgevano a consumatori passivi e indifferenziati.
Sotto il profilo economico i sistemi di comunicazione di massa erano caratterizzati da alti costi iniziali e bassi costi marginali di distribuzione caratteristiche queste che hanno portato alla diffusione di beni ad alto costo di produzione (serie televisive, registrazioni musicali, produzioni cinematografiche) i cui costi fissi potevano essere spalmati su un pubblico sempre più vasto. Sono state queste caratteristiche economiche a rendere il modello dei mass media la forma dominante di comunicazione pubblica nel XX secolo.
Oggi internet offre la possibilità di invertire questa tendenza aprendo nuovi e possibili spazi alle pratiche sociali di condivisione e produzione di cultura e informazione dapprima nei paesi più sviluppati e man mano in tutto il mondo. Questo perché sia la capacità di creare che di distribuire significato è nelle mani di milioni di utenti sparsi nel globo. Gli elevati costi di capitale che erano utili per raccogliere, elaborare e comunicare un’informazione, cultura e conoscenza sono ora ripartiti all’interno della società. Pertanto la barriera esistente all’ingresso del mercato che proteggeva le grandi organizzazioni dominatrici dell’ambiente informazionale, è stata abbattuta e le nuove forme di produzione di informazione, cultura e conoscenza cominciano ad avere sempre più importanza.
Queste novità rappresentano la promessa di un profondo cambiamento nel modo in cui percepiamo e valutiamo il mondo che ci circonda e nel modo in cui possiamo comunicare agli altri quello che pensiamo, crediamo e progettiamo.
Capitolo II
L'economia di base dell'innovazione e della produzione informazionale
Secondo gli economisti l’informazione è un bene non rivale, cioè un bene di cui tutti possono usufruire senza limitare gli altri (perché viene prodotta una volta sola e non si esaurisce). Per il benessere della società sarebbe bene che chi possiede o crea informazioni le condividesse liberamente.
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