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Prefazione di Ludovico Gatto

Con Carlo Magno si inaugura l'assetto societario detto feudalesimo: colui che riceve il -vassallo- deve proteggere il suo signore a costo della vita. Da principio le terre, morto il vassallo, tornavano al signore; poi, fra IX-XI sec, l’eredità dei beni fu accordata prima ai feudatari maggiori (Capitolare 887), poi anche ai minori (Capitolare 1037). Anche la Chiesa, il cui ruolo istituzionale cresce, finisce per essere coinvolta nell'organizzazione sociale. I vari aspetti di questo fenomeno compongono il feudalesimo.

Esiste una vasta letteratura sull’argomento, ma il lavoro di Baschet – risultato di un corso tenuto all'Università del Messico – è per più aspetti originale. La principale novità sta nell’impostare lo studio del Medioevo europeo partendo dalla domanda “che senso ha studiare l'Occidente medievale dall'America Latina?”. Il discorso è ispirato da Le Goff sul periodizzamento del Medioevo; l’intento di penetrare i meccanismi del feudalesimo attingendo alla storia delle mentalità e indagando tematiche quali il tempo, lo spazio, la persona, la parentela, l’immagine.

Con le crociate l’Occidente intraprende la sua dinamica espansiva. Quindi, a ridosso della conquista del Nuovo Mondo, si ha la positiva conclusione della Reconquista; i due eventi nascono secondo la stessa prospettiva: l’espansione del Cristianesimo.

I motivi cui s’ispirarono le spedizioni colombiane sono riconducibili, nota Baschet, a due: uno materiale, simboleggiato dall'oro; l’altro spirituale, l’evangelizzazione, realizzata secondo moduli ancora feudali. I conquistadores erano infarciti di ideali medievali e non partirono per acquisire conoscenze nuove, ma per confermare le vecchie: si può affermare che la società feudale è all’origine della conquista dell’America. Questo riconduce al discorso indirizzato a ripensare il periodizzamento del Medioevo.

Altra questione che esce rinvigorita è relativa al ruolo che la Chiesa assunse nelle spedizioni oltreoceano. La volontà di convertire gli infedeli non fu presente con caratteristiche apprezzabili nelle altre due religioni monoteistiche del bacino mediterraneo, l’ebraismo e l'islam (la prima considerò la religione di Dio paradossalmente riservata ad un popolo eletto; la seconda conobbe motivi di espansione, ma introdusse aspetti di chiusura e di incomunicabilità, impedendo la rappresentazione di Dio e proibendo di tradurre il Corano). L'impresa colombiana fu sì alimentata dal desiderio di trovare nuove vie per l’oro, ma i motivi spirituali si saldano a quelli di carattere pratico.

Introduzione

Ci stabiliamo nell'America Latina per interrogarci, da questa posizione, sul Medioevo europeo: sia chiaro, non esiste nessun Jurassic Park medievale, nessuna intelligibilità del Medioevo nel presente, ma solamente delle sensazioni comparative da non disdegnare.

Medioevo e conquista del mondo nuovo

Questo saggio nasce da un corso che ha assunto come filo conduttore questa domanda: “che senso ha studiare l'Occidente medievale dalle terre sudamericane?”. Si è cercato di dimostrare che, con la Conquista, il mondo medievale si è installato sull'altro lato dell'Atlantico.

Il 1492 è caratterizzato da una particolare costellazione di eventi: la conquista di Granada, fino allora musulmana; l'arrivo di Colombo nei Caraibi; l'espulsione degli ebrei dai regni di Aragona e di Castiglia. Questa congiunzione non è casuale: gli eventi partecipano dello stesso progetto di consolidamento dell'unità cristiana di cui Fernando d'Aragona e Isabella la Cattolica intendono essere i campioni. Esiste dunque una profonda unità tra il fenomeno medievale della Reconquista e la Conquista, generalmente considerata un fatto moderno. E se la Conquista è il prolungamento della Reconquista, allora la frattura tradizionale tra Medioevo e Tempi Moderni va riconsiderata.

Gli spagnoli che approdarono in America erano impregnati di valori medievali. Colombo non era un uomo moderno: il suo merito non fu di aver scoperto la sfericità della Terra, già ammessa nell’antichità e da buona metà dei teologi medievali, ma di aver commesso degli errori di calcolo: il dibattito che suscita il suo progetto prima dell’approvazione verte sulla valutazione della distanza, non sulla sfericità della Terra, ed è solo per averla sottostimata che ha l’audacia di partire. Colombo è un viaggiatore medievale, ispirato a Marco Polo, e come lui i conquistadores speravano di veder materializzata la geografia immaginaria del loro tempo (si va alla ricerca di El Dorado, ritenuta il paradiso terrestre; molti affermano di aver incontrato popolazioni mostruose. Infine la consapevolezza di aver scoperto un mondo nuovo fatica ad essere accettata: Colombo imponeva ai suoi uomini di giurare che Cuba non era un'isola).

Tradizionalmente vengono evocati tre scopi dell'esplorazione: la necessità di una via per le Indie che permettesse di aggirare il blocco ottomano; la ricerca di prodotti di consumo corrente (legno, ecc); il desiderio di evangelizzare nuove popolazioni. Questi scopi possono essere ricondotti a due: uno materiale (simboleggiato dall’oro), l'altro spirituale (evangelizzazione); essi non sono obiettivi contraddittori, ma si combinano senza difficoltà nello spirito dei conquistadores.

Lo scopo materiale, l'oro, aveva anch'esso connotati tipicamente medievali, ed è un errore di anacronismo vedervi tensioni che animerebbero anche l'uomo contemporaneo. L’oro significava per quegli uomini più di quanto significhi per noi oggi. Non era inteso in senso strettamente economico, come potremmo fare oggi: più che un elemento di ricchezza in sé, era uno status symbol (per Colombo era la prova dell'importanza della sua scoperta, per i conquistadores un mezzo per assurgere all'ambito stato nobiliare, che era qualcosa di più che il benessere economico) e gli erano associati un importante simbolismo e virtù magiche, che oggi non vi scorgiamo: l'oro combina così doti materiali e spirituali in base a una logica squisitamente medievale. In breve, la sete dell'oro ha un connotato antico e non è affatto inerente ad una logica capitalista.

Adistanziare ancora di più da una logica contemporanea è il fatto che il desiderio di evangelizzazione aveva pari peso delle ragioni economiche. Il nostro obiettivo è analizzare il Medioevo europeo consapevoli che questa civiltà è all'origine della Conquista; questa non è il risultato di una società europea già entrata nella modernità, ma la conseguenza di una dinamica di crescita, dell’accumulazione di forze intellettuali. Adottare la prospettiva dell’America Latina è utile per interrogarsi sulla dinamica occidentale di espansione e di dominazione.

La costruzione dell'idea di medioevo

L'immagine del Medioevo è ambigua. La sua condanna comincia con l'Umanesimo, probabilmente per permettere alle epoche a seguire di forgiare la convinzione della propria modernità e della capacità di incarnare i valori della civiltà. È con l'Illuminismo che si generalizza l'assimilazione tra Medioevo e oscurantismo: Adam Smith evoca il ristagno del periodo feudale in opposizione al progresso che intende apportare il libero scambio, Voltaire e Rousseau la tirannia della Chiesa. Il pensiero illuminista perviene così a rendere incomprensibile il Medioevo: applicando i concetti moderni di economia e di religione provoca una doppia frattura concettuale (Guerreau), occultando quelle nozioni che davano senso alla società feudale.

Il romanticismo, al contrario, si è compiaciuto nel rivalutare il Medioevo, opponendo la spiritualità del Medioevo al freddo razionalismo. È quindi da secoli che il Medioevo è sballottato da un'estremità all'altra. Essendo per molti aspetti l'antitesi del mondo moderno, la visione che ne viene è determinata dal giudizio sul presente: gli uni lo esaltano per meglio criticare la propria realtà, gli altri lo denigrano per dare risalto al progresso del loro tempo. La posta in gioco non è in realtà la riabilitazione del Medioevo (sebbene non sarebbe inutile riportare un certo equilibrio nel paragone con un'antichità militarista e schiavista, abusivamente ornata di virtù ideali di un classicismo immaginario), ma l'essenziale è rifuggire tanto la caricatura sinistra quanto l'idealizzazione.

Periodizzazione e Lungo Medioevo

La periodizzazione tradizionale pone l'inizio del Medioevo nel 476, quando Odoacre si proclama re (l’evento non ha avuto allora la risonanza attribuitagli a posteriori: il declino dell'impero d'Occidente era in atto da tempo; è solo un riferimento di comodo) e la conclusione nel 1492. Non si può credere che un millennio possa costituire un periodo omogeneo. Le periodizzazioni interne offrono un aiuto; qui ricorreremo alla classica tripartizione (V-X sec.), Alto Medioevo (XI-XIII) e Basso Medioevo (XIV-XV). L'anno Mille è utile a segnare un ribaltamento di tendenza: dopo un'epoca di crisi, si produce una riorganizzazione brillante ma effimera, che accumula le conoscenze senza però trasformarle in un progresso duraturo. Il confronto tra le due cartine è suggestivo: nei sec. IV-X l'Occidente subisce le immigrazioni; nei sec. XI-XIV diviene invece conquistatore e avanza dal punto di vista militare (crociate, Riconquista), commerciale (scambi con l'Oriente) e religioso (cristianizzazione dell'Europa centrale e dell'area baltica).

Preoccupato di ricondurre la frattura tra Medioevo e Rinascimento alle giuste proporzioni e attento piuttosto alle permanenze di lunga durata, Le Goff ha proposto l'idea di un Lungo Medioevo, dal IV sec. al XVIII, fino cioè alla Rivoluzione Industriale, le cui novità sono considerevoli, ma dopotutto non più del raddoppiamento della popolazione e della produzione tra XI e XIII sec. È un periodo di profonde trasformazioni, ma a questo proposito non troviamo maggiori differenze tra i secoli XVII e XIII che tra questi e l'Alto Medioevo.

Il concetto di Lungo Medioevo esorta a prestare attenzione alla coerenza interna di questo periodo, cosa che non presuppone staticità. Le continuità rintracciate da Le Goff sono molteplici, dai rituali monarchici allo schema dei tre ordini della società, dalle tecniche di produzione al ruolo centrale della Chiesa: le stesse strutture fondamentali persistono nella società europea. In questa prospettiva il Lungo Medioevo è assimilato al feudalesimo.

Questa periodizzazione è così utile a rompere le illusioni del Rinascimento e dei Tempi Moderni. L'idea di Rinascimento è tipicamente medievale; come in epoca carolingia, ancora nei sec. XV e XVIII i rivoluzionari hanno bisogno del mito del ritorno all'Antichità: l'incapacità di concepire l'innovazione se non come un ritorno al passato glorioso è uno dei segni della continuità del Lungo Medioevo.

E se il Medioevo si avvicina cronologicamente al presente, non ne è meno fondamentalmente separato: è il mondo della tradizione, non industrializzato, il mondo della frammentazione feudale prima del trionfo dello Stato, delle dipendenze interpersonali prima del lavoro salariato. Queste fratture non sono da imputare al Rinascimento, ma alla Rivoluzione Industriale e alla formazione del sistema capitalista.

Organizzazione del libro

L’opera è divisa in due parti. La I introduce a una conoscenza elementare del Medioevo. La II cerca di penetrare più a fondo i meccanismi della società feudale attraverso una serie di tematiche trasversali -tempo, spazio, persona umana, parentela, immagine-, sforzandosi di legare l’organizzazione materiale della vita degli uomini e le rappresentazioni ideali che le conferiscono coerenza e vitalità.

Parte I: Formazione e sviluppo della cristianità feudale

1. Genesi della società cristiana: L’alto medioevo

Insediamento di nuove popolazioni e frammentazione dell'occidente

Le invasioni barbariche.

L’espressione invasioni barbariche è doppiamente criticabile. Barbaro: in origine indica i non-greci; la scelta del termine ha quindi una chiara connotazione spregiativa, ed è in questo senso preferibile l'espressione di popolazioni germaniche; ci furono episodi cruenti, ma l'installazione delle popolazioni germaniche fu piuttosto una lenta infiltrazione, spesso pacifica.

Quando infine l’Impero si frantuma, lascia il posto a una decina di regni germanici. Senza arrivare ad invertire la frammentazione che caratterizza allora l’Occidente, il regno dei Franchi acquisisce un primato.

L’Occidente è quindi turbato dall'espansione musulmana, che invade la penisola iberica e pone fine al regno visigoto nel 711; l’avanzata è respinta da Carlo Martello (Poitiers, 732) al di qua dei Pirenei.

Dal X sec si registra una seconda ondata di incursioni da parte degli Ungheresi e dei Normanni (o Vichinghi); questi ultimi approfittano dell’indebolimento carolingio e nel 911 ottengono la regione della Francia che porta il loro nome. L'espansionismo dei Normanni non si ferma: Guglielmo il Conquistatore strappa l'Inghilterra agli Anglosassoni con la vittoria di Hasting (1066), mentre la famiglia degli Altavilla conquista l’Italia del Sud con Roberto il Guiscardo (1061) e il successore Ruggero II.

La fusione romano-germanica

Possiamo individuare tre principali effetti della frammentazione imperiale e dell'installazione dei regni germanici.

  • Trasferimento del baricentro occidentale dal Mediterraneo verso il nord-ovest europeo (dovuto al maggior peso del regno Franco e all'ingerenza musulmana in Spagna e nel bacino mediterraneo, che rende questa una zona ormai periferica).
  • La scomparsa della fiscalità romana fa dell'Occidente un insieme di regioni senza relazioni tra loro.
  • Il potere regio è incapace di esercitare un effettivo controllo sulle élite locali, è quasi un primus inter pares.

Tuttavia la fine dell'impero non significa la completa sostituzione delle strutture sociali e culturali di Roma. Al contrario s'instaura un processo di fusione culturale che presso i Franchi ha avuto la maggior riuscita.

Il rovesciamento delle strutture antiche

Il declino commerciale e urbano

La fine dell'unità romana ha ripercussioni economiche. L'insicurezza, l'assenza di moneta contante e la distruzione della rete stradale causano la quasi scomparsa del grande commercio. Certo si mantiene un minimo flusso di scambio a lungo raggio di prodotti di lusso (altrimenti non si spiegherebbero il tesoro della tomba reale di Sutton Hoo), ma da questo momento si assiste al declino di tutti i settori dell'artigianato e l'avvio di la produzione a livello sempre più locale. Anche le città conoscono un profondo declino, misurabile dalla decadenza delle costruzioni pubbliche; parallelamente c'è uno sviluppo della ruralità.

La scomparsa della schiavitù

Nel mondo romano il grosso della produzione agricola si fondava sul lavoro schiavistico; in seguito quest’organizzazione decade, scomparendo definitivamente nell'XI sec. Circa le ragioni e le modalità non c'è accordo storiografico.

La tendenza è a ridimensionare sia le cause religiose [il cristianesimo non condanna la schiavitù (Paolo, Agostino, Isidoro di Siviglia la intendono un castigo divino); tuttavia ha anch'esso un modesto peso, in quanto modifica la percezione degli schiavi, che sono anch'essi cristiani] sia le cause militari [non è vero che la fine delle guerre di conquista fa cessare l'approvvigionamento di schiavi, poiché delle guerre continuano a compiersi; ma se lo schiavo antico era uno straniero, ora è spesso catturato durante una guerra tra vicini, cosa che ne riduce l'esclusione sociale].

La storiografia a partire da Bloch ha insistito sulle cause economiche. Scomparso il contesto aperto dell'economia antica, che permetteva di trarre dalla produzione agricola grandi profitti, lo schiavismo cessa di essere redditizio (poiché lo schiavo va mantenuto sempre, anche in caso di malattia). Si avvia quindi il processo di accasamento che conduce alla formazione della proprietà curtense, caratterizzata dal dualismo tra terra dominica - sfruttata direttamente dal padrone grazie a ciò che conserva della manodopera servile e alle corvée di lavoro dovute dai contadini casati - e i mansi - lotti in cui sono stabiliti questi ultimi e grazie ai quali garantiscono la sussistenza della loro famiglia. Alcune modifiche devono essere apportate a questo schema: esiste infatti anche una piccola contadinanza libera che coltiva gli appezzamenti indipendenti; allodi, l'impulso di questo tipo di organizzazione stimola ulteriormente il processo di accasamento.

Le ragioni economiche proposte da Bloch non sono sufficienti. Alcuni hanno voluto sottolineare l'importanza delle rivolte di schiavi; tuttavia se è difficile, vista la cronologia, attribuire un ruolo decisivo alle lotte dei dominati, occorre comunque evidenziare il ruolo delle trasformazioni politiche: il mantenimento di un sistema di sfruttamento tanto duro presuppone infatti l'esistenza di un apparato statale forte. In definitiva è la trasformazione globale, economica, sociale e politica, che determina la scomparsa della schiavitù antica (va sottolineato che ciò non produce in automatico un miglioramento del tenore di vita dei contadini). Una via è la liberazione degli schiavi (manumissio); frequente è la manumissio cum obsequio, che prevede una riserva di obbedienza; altra via è l'accasamento degli schiavi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/07 Storia del cristianesimo e delle chiese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher crptch di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cristianesimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Canetti Luigi.
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