Estratto del documento

La letteratura artistica

La bottega del Trecento

Il trattato di Cennino Cennini

Conclude la letteratura artistica medievale il trattato di Cennino di Colle Valdelsa (1390) sulle tecniche artistiche. Scolaro di Agnolo Gaddi (seguace di Giotto) che lavorò per un certo periodo a Padova, la sua opera è pressoché sconosciuta (si sa di un affresco, oggi guasto, riferito dal Vasari). Mostrando già un primo orgoglio nazionale, sottolinea che Giotto ha insegnato all'arte a parlare il latino invece che il greco.

L'introduzione rivela la connessione col pensiero enciclopedico scolastico: comincia ab ovo col peccato originale e il lavoro dei primi uomini da cui derivano tutte le arti (ancora intese in senso medievale, e determinate dalla necessitas). Tra queste anche la pittura; sebbene domini l'antico concetto di ars mechanica, Cennini introduce un fattore che avvicina alla nostra concezione dell'arte: la fantasia artistica, cui si somma l'abilità tecnica, per rappresentare come reale ciò che reale non è. Per questo la pittura merita di sedere sotto la scienza e di essere incoronata dalla poesia.

Il trattato è notevole per 3 punti:

  • È un primo esempio del confronto del pittore col poeta (che ha origine nella Grecia arcaica; la locuzione ut pictura poesis formulata nella Poetica di Orazio divenne il motto – travisato dal senso originario di questa contesa).
  • Si annuncia il tema della disputa per la precedenza delle arti, il paragone (che sarà infinitamente dibattuto).
  • C'è un primo accenno a liberare l'arte figurativa dall'ars mechanica (elemento tipico del pensiero antico) e a farla sedere dopo la scienza e accanto alla poesia.

Il libro di Cennini sta tra due periodi. È messa in rilievo la modernità di Giotto (termine per la prima volta applicato all'arte); la natura è già indicata come guida sicura (nonostante alcuni precetti ancora 'medievali', come quello di tenere sempre il sole a sinistra); sono formulati i primi precetti di prospettiva (non ancora scientifica ma empirica) e di proporzioni anatomiche, queste di antico uso ma mai prima formulate per iscritto (ancora empirici e di matrice antica: l'iscrizione della figura umana nel circolo, il rapporto 1/8 del viso col corpo; medievale è l'esclusione della donna dalla teoria delle proporzioni, perché essa non ha simmetria): ma questa dogmatica è artificiosa e vacua, un mero espediente di bottega che rivela l'assenza di scientificità (c'è ancora la credenza biblica che l'uomo abbia una costola in meno della donna). L'antico non ha ancora grande parte in Cennini, il che sorprende, visto il suo periodo padovano (l'artista era troppo imbevuto della cultura toscana, che lo porta a una certa estraneità alla tematica). Il laboratorio del Cennini ha ancora l'indirizzo di una maestranza artigiana; assume ogni genere di lavori industriali, pratica che continua fino al XV e sarà interrotta solo dalla "rivoluzione" del XVI secolo; mestiere e arte, mechanica e ars liberalis stanno ancora insieme, così come il pittore e il decoratore. Il trattato è anche la prima testimonianza di una terminologia nata dalla pratica di laboratorio (disegno, colorire, ecc).

Il primo Rinascimento

L'eredità di Leonardo

Libro III. La letteratura storica

Lorenzo Ghiberti (1378-1455)

È l'antenato della letteratura storico-artistica. Educato nella bottega di un giottesco, è il ponte tra l'età nuova e l’antica. Tre Commentarii opera della sua età tarda (incompleti e pubblicati postumi); come dice il titolo, non sono letterariamente curati, ma sono un commento, una testimonianza di quanto ha veduto, come nella letteratura memorialistica dei Ricordi già diffusa a Firenze.

  • Completamente antico, nel contenuto e nella forma: il programma di educazione enciclopedica dell'artista è mutuato da Vitruvio, ma mette qualcosa di originale indicando la prospettiva e l'anatomia come discipline essenziali; antica è anche la genealogia degli artisti antichi, tratta da Plinio.
  • Periodo della 'media età': biografie di artisti, le più antiche a noi note (G. è il principale testimone per il '300); non raccolte di aneddoti, ma vite raccontate attraverso le opere (G. ha per primo tracciato i contorni di quella vera storia degli artisti che il Vasari e i successori hanno travisato). Si concentra sulla toscana, ma non trascura il Nord e il sud (menziona addirittura il Gusmin); fa anche la sua autobiografia (il tentativo più antico noto; passerà un secolo dal tentativo successivo di Cellini).
  • Tentativo di determinare le basi teoretiche dell’arte; sono ancora nozioni medievali, ma dimostrano già uno spirito critico e originale (es. critica Vitruvio). Interessa soprattutto l’ottica; la conclusione incompiuta contiene un tentativo di teoria delle proporzioni (menziona per la prima volta il metodo di costruire la figura umana su un reticolato) che poi troverà largo seguito.

Gli altri scritti storici del Quattrocento

Si ricollega a Ghiberti Cristoforo Landino (m.1504). Fu il primo a tradurre Plinio in volgare (1476). Commento a Dante (1481). Preceduto da un’apologia del poeta e di Firenze con brevi giudizi sui più famosi artisti del ‘400 (quelli già morti). A Cimabue attribuisce l’invenzione dei 'lineamenti naturali' e della vera proporzione; di Masaccio sottolinea l’imitazione del reale, il 'rilievo' delle figure e la prospettiva; di Filippo Lippi la composizione, il colorito e il 'rilievo'; di Andrea del Castagno il disegno e l'amore per la difficoltà, soprattutto degli scorci; di Paolo Uccello la composizione e la pittura di animali e la prospettiva; del Beato Angelico la grazia e la devozione; Brunelleschi, celebre per la cupola, è un innovatore della prospettiva; Donatello è messo alla pari degli antichi e apprezzato per l'espressione vivissima delle figure; il catalogo finisce coi Rossellini.

A Firenze si prosegue ormai la strada incominciata dal Villani Nuova Cronica: cronaca universale incentrata su Firenze; fu proseguita dal nipote Filippo. "I XIV uomini singhulari in Firenze dal 1400 in avanti" (tra il 1482-88): continuazione del Villani, tra gli altri vi sono 8 artisti; Ugolino Verino, De illustratione Urbis Florentiae (1502-12) con breve designazione degli artisti principali; Volterrano, Antropologia (1506) con un capitolo sugli artisti. Ciò prova che profonde radici avesse l'interesse per le arti figurative (alimentato dall'interesse pubblico per le cose d'arte, favorito dalle rivalità tra comuni). Tentativi del genere cominciano anche nel resto d’Italia.

Michele Savonarola inserisce nel suo elogio di Padova (1446) un capitolo sugli artisti trecenteschi del luogo (gli indigeni Guariento e Giusto, e i maestri “stranieri”: Giotto, Jacopo Avanzi da Bologna, Altichiero da Verona).

Bartolomeo Facio, De viris illustribus (1457): secondo uno schema antico, gli uomini illustri sono divisi in classi (eroi, medici), tra cui quella dei pittori e degli scultori. Cita solo i contemporanei, per questo è una fonte importante; dà risalto ai Paesi Bassi: le sue notizie sono la più antica fonte per la storia dell’arte primitiva di quelle regioni. Ciò che F. mette in rilievo è indicativo delle abitudini percettive degli italiani del tempo (attenzione per particolari come il trattamento delle chiome, l'illusione di profondità, la nitidezza delle figure lontane e altri particolari realistici). I pittori trattati sono Jan van Eyck (detto nostri saeculi pictor princeps; dà informazioni su opere che si trovavano a Napoli oggi perdute), Gentile da Fabriano e Pisanello (entrambi molto 'nordici') e Rogier van der Weyden: ciò è indicativo del gusto italiano primo-quattrocentesco, in primis l'arte di moda nelle corti, cioè quella fiamminga antica. Il capitolo sugli scultori è smilzo: nomina solo i toscani e si dilunga solo su Ghiberti, Donatello è citato come terzo (è detto ad antiquorum gloriam proxime accedere). È la prima opera letteraria che oltrepassa il punto di vista fiorentino e consideri tutta Italia; è anzi la fonte più antica per la tendenza artistica non italiana che esercitò maggiori influssi, la fiamminga.

Giovanni Santi nell'elogio del duca Federico è inserito un elogio della pittura. Riporta l'ammirazione del duca per Mantegna, che addita come classico ed esemplare, mettendone in rilievo l'elemento antico e la maestria degli scorci. L'elogio della pittura è occasione della protesta contro la sua collocazione fra le artes mechanicae. Un posto d'onore è dato alla prospettiva 'invention del nostro secul novo'; né è meno significativa per questa generazione la coscienza di vivere in un tempo nuovo. Contiene l'enumerazione e una sobria caratterizzazione dei pittori più illustri: Mantegna, Jan van Eyck e lo scolaro Rogier (c'è di nuovo quella stima per l'arte nordica comune a tutto il '400, soprattutto a Urbino, che ebbe Giusto di Gand), Gentile da Fabriano, Pisanello. Seguono i toscani la cui lista è molto lunga (i migliori: Angelico, Filippo Lippi, Pesello, Domenico Veneziano, Masaccio, Paolo Uccello, Del Castagno, i due Pollaioli, Piero, Leonardo, Perugino, Ghirlandaio, Filippino, Botticelli, Signorelli, Ghiberti, Verrocchio) e gli italiani del Nord (Antonello, i Bellini, Tura, Ercole Grandi, Melozzo, Rossellino).

Introspezione di Ghiberti

L'introspezione di Ghiberti ci ha dato il primo esempio di biografia di un artista, altre ne appaiono ora sempre a Firenze. Leon Battista Alberti. Se la sua Vita incompleta non è di sua mano, essa deriva almeno da un suo amico: contiene particolari sulle disposizioni d'animo, sulla sua melanconia primaverile, sui suoi problemi nervosi (per il soverchio studio; dimenticava i nomi dei luoghi che lo circondavano, ma aveva acuta la memoria delle cose viste, testimonianza di una straordinaria capacità visuale); dà notizie dei suoi esperimenti ottici, paralleli a quelli di Brunelleschi (cassetta ottica). A 20 anni scriveva una commedia latina (Philoduxus) a lungo ritenuta dai contemporanei opera originale di Lepido; ingannava la filologia con false opere di Luciano; ha inteso come pochi il teatro. È uno dei più meravigliosi tipi di dilettante mai vissuti, e anche in questo sta la sua affinità a Leonardo.

Filippo Brunelleschi

Probabilmente scritta da Antonio Manetti; Vasari la usa senza citarla. La forma illumina sul modo in cui sorse la storiografia artistica fiorentina: la biografia costituisce la continuazione della novella fiorentina del Grasso legnaiuolo, ed è introdotta da una lettera dell'autore ad un amico che voleva conoscere meglio il maestro. Lo scritto segue di poco la morte dell'artista (1446) ed è già dominato dalla leggenda che fa di B. l'innovatore dell'architettura in senso classico, vista la sua connessione con l'antichità (ma oggi sappiamo che la cupola non è che la soluzione tecnica di un problema posto ma non risolto dal gotico). È anche una testimonianza diretta delle lotte sorte dopo la morte di B., le cui grandi costruzioni erano rimaste incompiute. L'autore lo elogia e verso i successori e rivali è spesso ingiusto (perfino con Donatello e Ghiberti): è quindi uno scritto parziale, un'apologia influenzata della leggenda così presto fiorita.

Si è detto che i ricordi mercantili e domestici sono un'antica usanza a Firenze e costituiscono il passaggio ad una vera e propria letteratura memorialistica. Tali ricordi, aride notizie commerciali senza pretese letterarie, coinvolgono anche gli artisti (Domenico Ghirlandaio). Cominciano ora anche le lettere degli artisti.

Teorici del primo Rinascimento

Leon Battista Alberti (1404-1472)

In questo gruppo primeggia l'Alberti, nuovo Vitruvio, coi 10 libri del De re ædificatoria. Nonostante gli elogi, i contemporanei lo conoscevano solo per sentito dire, la sua efficacia comincia solo nel sec XVI. L'ed. princeps latina è del 1485; le traduzioni nelle varie lingue appaiono dalla seconda metà del secolo successivo.

  • I-III: sul concetto vitruviano di firmitas (scelta del terreno, materiali, fondazioni); IV-V: utilitas. Tipi edilizi secondo la destinazione;
  • VI: venustas: bellezza architettonica; VII-IX: costruzione dei fabbricati; X: idraulica.

Vitruvio era noto agli eruditi del Medioevo (studiato da Eginardo; i manoscritti più antichi sono di età carolina). Ancora nel '300 circolava in rare copie manoscritte; il Poggio dette sicuramente un contributo importante alla sua diffusione rinascimentale (ma è ormai destabilita la sua mitica riscoperta del manoscritto a Montecassino 1414), tuttavia la prima ed stampata è posteriore addirittura all'Alberti (1486).

A. ha intrapreso il primo grande rinnovamento dell'antico autore; in nessun altro luogo appare maggiore la sua originalità, che è spiritualmente molto superiore allo stentato compilatore dell'età imperiale. Anche più che il Ghiberti egli serba dappertutto la sua indipendenza, esercita la critica sulle regole del suo autore, ha fatto anche delle misurazioni nella stessa Roma e talvolta scavato (una via del resto già aperta in Italia: già lo fecero il medico padovano Dondi, e poi Brunelleschi e Donatello).

Significativo è che non si rivolga alla gente del mestiere, ma al grande pubblico di educazione umanistica (per questo è scritto in latino). Nonostante i rapporti con le botteghe, A. aspira infatti all'ars liberalis. Nonostante l'erudizione retrospettiva, è manifesta l'aspirazione a riferirsi al moderno.

L'A. Ha trattato anche delle due arti sorelle dell'architettura:

  • De pictura (1436): la più antica espressione teorica sull'argomento, dedicato a Brunelleschi. Lo scopo è dichiarato: dare ai contemporanei la regola e il sistema delle arti figurative, ma sempre con un approccio dilettantistico-divulgativo. Dà suggerimenti pratici (es. tracciare prima le figure nude, poi vestirle) e teorici (parsimonia nell'oro); tratta dei colori, dell'ottica e della prospettiva.
  • De statua (1464): fornisce la famosa definizione di scultura per via di porre e di levare. Distingue 3 tipi di scultura: la plastica che toglie e aggiunge materia (terra e cera); quella che leva la forma dal macigno (pietra) e la caelatura di Plinio, lo sbalzo del metallo.

I romantici del primo Rinascimento

Antonio Averlino detto, con espressione umanistica, Filarete (1400-69, FI). Architetto e scultore, visse fuori della sua patria che pare non lo apprezzasse molto. Eresse l'Ospedale maggiore di Milano e fuse le porte bronzee di S. Pietro a Roma.

Trattato di architettura (1460-64). Considerevole documento del I Rinascimento. Ha rispetto all'Alberti, con cui condivide l'amore per l’antico, rapporti più stretti con la pratica; la veste romanzesca e il clima particolare lo avvicinano al romanzo del Colonna. Consta di dialoghi tra l’autore, il patrono Francesco Sforza e il giovane Galeazzo Sforza, cui viene spiegata la maniera antica; F. fa la parte del toscano che educa al buon gusto la Lombardia, ancora legata al gotico: contrappone la maniera antica, regolare e fondata su norme, all'empirica maniera moderna, che per lui è ancora il gotico (con cui dovette però venire a patti ad es nell'Ospedale). F. considera suoi predecessori Vitruvio e l’Alberti, ma questi scrivendo in latino non potevano influire sul grande pubblico; lui si serve del volgare poiché infondo è un pratico, nonostante la sua erudizione da strapazzo.

Tema principale è la fondazione di una città ideale (tipico nel Rinascimento, preso anch'esso dall'antichità), la Sforzinda, a forma di stella ottagonale (forma mutuata dal Medioevo, es Palmanova). Si accompagnano altri libri, es un trattato sul disegno (ottica e prospettiva, dottrina dei colori; tocca anche la tecnica, parlando della pittura ad olio).

Vasari si è servito dei suoi elenchi di artisti e delle menzioni delle raccolte del tempo: è sorprendente F. che per primo elenca allo stesso livello Filippo Lippi, Piero, Mantegna Tura, Foppa ma anche artisti stranieri, Fouquet (che conobbe), Jan van Eyck, Rogier van der Weyden; il dogma italiano non è ancora imperante, e F. mantiene quasi una dimensione policentrica. È una fonte anche per l'iconografia dell'arte (es racconta dei perduti affreschi mitologici di Foppa nel Banco Mediceo a Milano e in generale per gli usi del suo tempo (per primo cita l'uso di modelletti vestiti di stracci per simulare i panneggi). Ma F., nonostante il drappeggio all'antica, resta molto più legato al '300 rispetto all’Alberti: il suo entusiasmo per l’antichità è di natura romantica; l'antico è in lui fantastico.

Francesco Colonna, Hypnerotomachia Poliphili, (1467; edita 1499, VE). È scritta in un volgare latineggiante (attività in cui si profondevano i pedanti). Segue la forma del romanzo allegorico di tradizione medievale: Polia, amata da Poliphilus, è la personificazione dell’antico ideale del Rinascimento (la sua parte è poggiata sulla Beatrice dantesca), tuttavia enuncia una sensibilità nuova, rinascimentale. Il campo di antiche rovine in cui Polifilo è condotto in sogno rispecchia il fascino che quelle esercitavano. È qui fissato letterariamente per la prima volta. Sui fili di una storia d'amore allegorica abbastanza insignificante si intessono fantasie su antichi edifici, che corrispondono alle architetture della pittura contemporanea; l'illustrazione xilografica si aggiunge al testo come esplicazione. C. è un letterato, non un architetto: il libro è una sorta di commentario romantico a Vitruvio. Concorda con l'intonazione del libro la polemica contro la barbarie gotica e lo stile ibrido del veneto.

Teorici puri del primo Rinascimento

Si intende quel gruppo di scrittori che tentano di determinare i fondamenti formali delle arti figurative in senso matematico.

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 28
Sunto Storia della critica d arte docente Pigozzi, libro consigliato La letteratura artistica, Schlosser Pag. 1 Sunto Storia della critica d arte docente Pigozzi, libro consigliato La letteratura artistica, Schlosser Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Storia della critica d arte docente Pigozzi, libro consigliato La letteratura artistica, Schlosser Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Storia della critica d arte docente Pigozzi, libro consigliato La letteratura artistica, Schlosser Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Storia della critica d arte docente Pigozzi, libro consigliato La letteratura artistica, Schlosser Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Storia della critica d arte docente Pigozzi, libro consigliato La letteratura artistica, Schlosser Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 28.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sunto Storia della critica d arte docente Pigozzi, libro consigliato La letteratura artistica, Schlosser Pag. 26
1 su 28
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher crptch di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della critica dell'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pigozzi Marinella.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community