Introduzione
Urbano II pone le basi di una nuova istituzione, la crociata. Si tratta di una novità, ma da un altro punto di vista anche di un punto di arrivo, dopo una rivoluzione dottrinale che ha condotto la Chiesa dall'iniziale non-violenza all'uso sacralizzato delle armi (al contrario dell'Islam, che fin dalle origini ammette l'uso della guerra). Qui si vuole indagare appunto la preistoria della crociata, in particolare i sec. X-XI.
Un passo importante è compiuto quando la Chiesa si trova a difendere i suoi beni; le chiese reclutano allora dei professionisti della guerra (advocati), la cui cerimonia d'investitura contribuisce a sacralizzare i combattimenti in nome della Chiesa. L'azione della Chiesa di Roma, più di altre minacciata, è particolarmente importante, in quanto comporta un'evoluzione dottrinale, dato che il vescovo di Roma è diventato il Papa, il vicario di Cristo: le sue promesse di ricompense spirituali anticipano quelle della crociata.
Crociata, pellegrinaggio e guerra santa
La prima crociata e la sua problematica
Nel nov. 1095, a Clermont, Papa Urbano II lancia l'appello alla crociata. Ricorda che Gerusalemme è in mano ai pagani, che la profanavano e molestavano i pellegrini; era doveroso correre in aiuto dei fratelli cristiani. Così posta, la missione militare era meritoria e addirittura sacralizzata. Menzionando il Santo Sepolcro, il papa evoca un altro aspetto della spedizione: il pellegrinaggio, che allora garantiva l'indulgenza (l'assoluzione dei peccati confessati; era cioè una penitenza); lo stesso sarebbe valso per la crociata, che diveniva così una sorta di 'pellegrinaggio armato' (questa definizione, a lungo invocata dalla storiografia, da sola è però riduttiva).
Questi due aspetti, che si fonderanno nel concetto di crociata, sono ora visibili: si tratta quindi di un momento di studio privilegiato; d'ora in poi la crociata esisterà in quanto tale. Per indagare la preistoria della crociata è opportuno quindi analizzare questi suoi due progenitori: la guerra santa e il pellegrinaggio (vanno aggiunti altri caratteri che emergono durante la prima spedizione: speranze escatologiche, desideri di ricompense materiali o spirituali, tracce di xenofobia, propositi di conversione).
Il Papa stesso predicò in una tournée in Francia e in Italia, ma non poteva arrivare ovunque: non nei feudi del re di Francia Filippo I, che aveva scomunicato, né nell'Impero, a causa della lotta per le investiture. La predicazione in quei luoghi avvenne ad opera di predicatori; tra questi, Pietro l'Eremita, personaggio carismatico animatore della crociata dei pezzenti: non si conosce il suo messaggio, ma solo che ebbe grande ascendente sul popolo; altri predicatori aggiungevano motivazioni escatologiche: Emich di Flonheim si diceva investito della missione di condurre a Gerusalemme un esercito cristiano per prendere parte al combattimento tra Cristo e Anticristo.
Come si vede a volte lontani dai temi maggiori della predicazione i moventi che spinsero i crociati sono vari, si possono supporre anche motivazioni materiali. Prima di Clermont si riunì a Piacenza un concilio durante il quale, escono alcune testimonianze, degli inviati dell'imperatore Alessio avrebbero chiesto un soccorso di fronte all'avanzata turca. Al di là della verità dell'aneddoto, è comunque utile ricollocare l'appello nel contesto delle relazioni tra la Chiesa romana e Chiesa d'Oriente. Il papa sperava forse di favorire l'unione tra le Chiese: lo scisma non era del tutto consumato e si continuava a fare tentativi di riavvicinamento. Tuttavia sull'ipotesi gravano dei dubbi: il papa non era infatti disposto a fare concessioni sul primato pontificio e i patriarchi orientali non avrebbero mai potuto accettare questa condizione.
Come interpretare la crociata?
Queste considerazioni inducono a non accettare un'interpretazione univoca della crociata, come spesso ha fatto la storiografia. Nel secolo scorso molti la consideravano un movimento popolare, suscitato dalla fede e diretto alla liberazione dei luoghi santi, avviato dalla semplice predicazione dell'umile eremita Pietro; ma il ruolo di Pietro fu presto messo in dubbio. Allora, sull'onda di entusiasmo suscitato dallo studio delle molte chansons de geste, misero in relazione con la prima avanzata occidentale di fronte ai musulmani condotta dai re carolingi; la Reconquista spagnola sarebbe allora un equivalente e la prosecuzione della crociata in Oriente, che si spiegherebbe nell'ottica di un progressivo espansionismo occidentale.
Nel 1935 appare il saggio di Erdmann, punto fondamentale da cui partire, malgrado eccessi e lacune. Egli vedeva nella reconquista e nella I crociata l'esito di un movimento più vasto: cioè la sacralizzazione della guerra di religione; attribuiva questo movimento al papato riformatore del secondo XI secolo. Mettendo in secondo piano il motivo di Gerusalemme, considerava la crociata anzitutto una spedizione di soccorso alle Chiese d'Oriente (Gerusalemme era più la fine del cammino che l'obiettivo; arrivò a dubitare che Urbano l'avesse menzionata).
La tesi di Erdmann fece testo a lungo; subì tuttavia alcune critiche, a volte giustificate, spesso eccessive. Mentre Erdmann affermava una mutazione dottrinale riguardo alla guerra, Delaruelle al contrario rinveniva una continuità: i papi, dal VIII al IX secolo, non avevano esitato a ricorrere alle armi e a sacralizzare i combattenti per la Chiesa; la nozione di guerra santa è dunque anteriore, e la vera innovazione della crociata sarebbe il tema della croce, creatore di una nuova forma di misticismo.
Lo studio del diritto canonico fornì nuovi elementi di critica. Erdmann affermava un contrasto tra i penitenziali anteriori, che prescrivevano pesanti penitenze per gli omicidi, anche quelli commessi durante le guerre, e quelli di fine XI secolo, che avrebbero attenuato queste pene, rendendo palese il progresso dell'idea di guerra santa. Molti storici hanno giustamente fatto notare che Erdmann aveva amplificato eccessivamente questo contrasto.
Un'altra critica equilibrata viene da Cowdrey. Come Erdmann sottolinea il ruolo svolto dai papi gregoriani nella sacralizzazione della guerra, ma afferma anche l'importanza del tema di Gerusalemme. La riconosciuta centralità del tema di Gerusalemme ha indotto molti ad allontanarsi dalla tesi di Erdmann. Questo filone esclude le motivazioni materiali e spirituali, e rinviene solo quelle penitenziali, facendo della crociata un pellegrinaggio armato. Il concetto di indulgenza diventa centrale, isolando così la crociata dalla reconquista e dalle altre guerre sacralizzate condotte su iniziativa della Chiesa nei secoli XI-XII. Tuttavia molti storici hanno reagito contro gli eccessi di questa tendenza che isola l'appello Clermont dai suoi antecedenti, sottolineando invece i legami tra la crociata e la guerra santa.
Nella forma originaria, la tesi di Erdmann non può più essere sostenuta; alcuni punti devono essere del tutto abbandonati. Erdmann aveva torto nel credere una rottura decisiva nel pensiero della Chiesa verso la guerra, e di avvertirla anzitutto nella legislazione canonica, poiché questa è conservatrice per natura e reagisce solo con ritardo ai mutamenti della società. Ma, in mancanza di una rottura, non ci sarebbe almeno accelerazione nel cambiamento del pensiero della Chiesa nei confronti della guerra? È ciò che si vuole dimostrare.
L'Impero Cristiano
L'idea di guerra santa nel XI secolo
L'idea di guerra santa conosce lo sviluppo decisivo nel XI secolo; ma fin dall'epoca di Carlo Magno è ravvisabile una tendenza alla sacralizzazione della guerra condotta dall'imperatore. Questa idea deve molto all'opera di sant'Agostino, spesso considerato il padre dell'idea di guerra giusta.
Carlo Magno, Roma e i luoghi santi
Sono gli stessi panegiristi di Carlo Magno a coniare l'idea di un re guerriero, unto da Dio, a cui va il merito di aver riportato l'ordine in Europa. Eginardo fa di Carlo il protettore del Santo Sepolcro per volontà dello stesso califfo Harun ar-Rashid: nel 799 il re franco aveva inviato al califfo un'ambasciata con dei doni; in cambio aveva ricevuto doni ben più cospicui tra cui (oltre all'elefante) le chiavi del Sepolcro. Questo gesto era solo un'attestazione di rispetto, non l'indizio di un trasferimento di autorità, tuttavia Eginardo lo forza nel senso di un riconoscimento del protettorato franco sulla Terra santa, inaugurando una legenda storiografica che avrà lungo corso (alcuni cronisti della prima crociata pongono in bocca a papa Urbano II un'allusione).
L'età carolingia non segna tanto il mitico punto di partenza di un protettorato occidentale in Terrasanta; rappresenta soprattutto un momento di svolta nelle relazioni tra Chiesa e Stato. Questo rapporto è ben illustrato dal mosaico del Triclinium fatto eseguire da Leone III: l'imperatore e il papa ricevono da s. Pietro gli attributi simboleggianti la reciproca missione; al pontefice spetta di condurre il popolo cristiano alla salvezza, al sovrano di proteggere la cristianità. Questa concezione poi ricordata dallo stesso Carlo in una lettera a Leone III: "a noi spetta di difendere la Chiesa di Cristo, a voi di aiutare il nostro esercito cristiano con la preghiera".
La guerra dall'imperatore a difesa della cristianità è dunque, in questa prospettiva, legittima e giusta. Riveste gli aspetti sacralizzati di una guerra di religione: prima del combattimento i soldati pregano e digiunano per tre giorni e fanno processioni scalzi, aspetti che si ritroveranno nella crociata. Sono anche delle guerre missionarie, essendo la vittoria accompagnata dalla predicazione del cristianesimo (ai sassoni è imposta la conversione, pena la morte).
I cristiani e la guerra nell'impero romano
La valorizzazione etica della guerra non nasce nell'800; si è da tempo lontani dall'atteggiamento fermamente pacifista della Chiesa primitiva. Una prima rivoluzione si ha quando Costantino sconfigge Massenzio (tra l'altro, protetto dal segno della croce). L'impero si cristianizza provocando l'aumento degli adepti, e anche un indebolimento dell'intensità della fede. Il monachesimo, nella sua volontà di separarsi dal mondo, può essere interpretato come la protesta della parte più intransigente della Chiesa verso questo lassismo morale.
La Chiesa deve ora elaborare una posizione nei confronti della guerra: questo cambiamento si traduce in una più accentuata separazione tra chierici e laici, ai primi viene vietata qualunque attività potenzialmente omicida; i secondi furono incoraggiati a difendere dell'impero cristiano. Un esempio di questo diverso atteggiamento è contenuto nel canone del concilio di Arles del 314, che condanna coloro che avrebbero voluto rifiutare il servizio militare con questa frase ambigua: "Per coloro che depongono le armi in tempo di pace è stato deciso che siano tenuti fuori dalla comunione".
Il dubbio sta in "tempo di pace". Significa che l'obiezione di coscienza è accettabile in tempo di guerra, quando il rischio di uccidere era forte, ma non in tempo di pace, quando era scarso? Al contrario vieta ai cristiani qualunque rifiuto del servizio militare, anche in tempo di pace e quindi a maggior ragione in tempo di guerra. Non c'è speranza di trovare una soluzione definitiva; ma in ogni caso questo dimostra una presa di posizione a favore della partecipazione dei fedeli ordinari alla difesa dell'impero, e dimostra anche la persistenza di una corrente pacifista che giudica incompatibile la professione militare con quella della fede cristiana.
Sant'Agostino: dalla guerra santa alla guerra giusta?
Questa corrente pacifista si è col tempo indebolita; tuttavia dopo un secolo ne rimangono ancora delle tracce e lo si vede in Agostino (354-430), che si trova a dover dimostrare la legittimità di alcuni interventi armati (all'epoca, l'impero è minacciato da popolazioni barbare). Prima di tutto, si tratta di respingere l'opinione di quanti non si aspettano nulla di buono da questo mondo e ripongono speranze nel futuro regno di Dio.
I cristiani vivono ora il tempo della Chiesa; non devono pertanto disprezzare gli aspetti materiali della vita nel secolo, e hanno il dovere di difendere la Chiesa materiale e l'impero. Si oppone quindi ai vecchi schemi, secondo cui l'attività militare è un male; la guerra è a volte un male necessario per evitare una sventura ancora maggiore.
Si è spesso attribuita a sant'Agostino l'elaborazione di una dottrina della guerra giusta che sarebbe evoluta verso la guerra santa e la crociata. È piuttosto l'inverso. Per provare che, malgrado l'atteggiamento pacifista di Gesù, Dio non è radicalmente ostile alla violenza armata, Agostino invoca l'Antico Testamento, nel quale le guerre del Padre Eterno sono frequenti. Una guerra può essere santa quando è voluta da Dio e ordinata da Lui. Al tempo della teocrazia di Israele, Dio guidava il popolo armato; questo dimostra che Dio non esclude la forza armata.
Attualmente la teocrazia è finita, Dio non governa più direttamente il suo popolo. In mancanza di una parola inconfutabile pronunciata da Dio, non si può propriamente parlare di guerra santa; ma è possibile stabilire delle condizioni che rendono accettabile un'operazione militare. Senza mai stabilire una vera e propria dottrina, Agostino introduce degli spunti che, raccolti dopo di lui, hanno condotto alla seguente definizione di guerra giusta: essa deve essere dichiarata dall'autorità legittima (cioè lo Stato), intrapresa per ristabilire la giustizia, difendere la patria o recupero terre o beni ingiustamente spogliati, messa in atto da soldati immuni da interessi personali.
Agostino ne trae una lezione morale pratica, che gli interessa di più che di una teologia della guerra: "La legge di Dio che ordina di non uccidere, non si applica a magistrati e boia; essi agiscono secondo un potere legittimo. D'altra parte, se la religione cristiana avesse vietato tutte le guerre terrestri, il Vangelo avrebbe esplicitamente ordinato di gettare le armi". Una frase di s. Massimo di Torino riassume l'atteggiamento della Chiesa in quest'epoca: "non è delitto prestare servizio militare, ma è peccato farlo per bottino".
Da un impero romano all'altro
La scomparsa dell'impero ha complicato la definizione di una guerra giusta, in Occidente poiché: 1) in Europa ci sono regni particolari, spesso in conflitto tra loro; il concetto di autorità legittima è più ambiguo; 2) l'ambiguità è anche nei moventi dei germani che non condannano la guerra (il bottino è una motivazione degna, la guerra ha tratti intriseci di sacralità).
La Chiesa, entrando a contatto con i germani, tempera i propri valori. Il principio di guerra giusta resta, ma la sua definizione si è offuscata, per questo nessuno ha più tentato, come Agostino, di formularne coerentemente una dottrina. In compenso, ha progredito l'idea di guerra santa. La Chiesa costituisce l'unico superstite fattore di unità in Europa. Questa unità poi si inscrive nel progetto di unità ritrovata (che riabilitare parzialmente l'idea di guerra giusta carolingio) (la cui definizione era stata complicata dai mutamenti politici europei).
(Inoltre la guerra per i germani è sacra; questo contagia il cristianesimo, quando le due culture si fondono), in cui si possono ora insinuare tracce di sacralità. Le campagne militari di Carlo hanno connotazione religiosa, sono sacralizzate ma non ancora guerre sante: ciò che rende santa una guerra non è il nemico, ma il grado di implicazione (supposto) di Dio nell'iniziativa; Carlo è ancora l'iniziatore delle sue guerre. Si può parlare ora di guerre sacralizzate (a difesa della cristianità + nemici pagani) ma non ancora sante.
La donazione di Costantino
Il colpo di stato che permise l'eliminazione della dinastia merovingia fu possibile grazie all'appoggio del papa. Il prezzo fu la restituzione dei territori che la Chiesa rivendicava in nome della falsa donazione di Costantino: prima di trasferire la capitale a Costantinopoli l'imperatore avrebbe fatto a papa Silvestro questa strana concessione: "Perché il prestigio del pontificato non sia umiliato, noi concediamo il nostro palazzo del Laterano e la città di Roma, per sempre, alla Chiesa romana".
Pipino pagò il suo debito concedendo solo l'esarcato di Ravenna. La falsa donazione di Costantino non ha avuto il ruolo che speravano i pontefici: l'imperatore Ottone III, peraltro assai prossimo alla Santa Sede, lo respinge come un falso, pur concedendo a papa Silvestro II numerose contee; ma sottolineare che questa concessione è fatta di sua iniziativa.
Due osservazioni sull'età carolingia
- Separazione dei poteri: l'imperatore incarna il potere civile; lui prende l'iniziativa della guerra e la conduce. La Chiesa ha un potere solo spirituale.
- Il ruolo del papato: quando è minacciato chiama in aiuto il potere imperiale, solo detentore del gladio materiale, al duplice titolo di protettore dell'impero e della chiesa romana.
La difesa di Roma
Nell'XI secolo si fa un ulteriore passo avanti poiché si combatte a difesa della Chiesa contro nemici pagani, riunendo due aspetti fino ad allora separati.
CONTESTO STORICO: II invasioni barbariche e scorrazzate mussulmane. Nel IX secolo l'impero è minacciato dai pagani: saraceni a sud, Ungheresi e Normanni.
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