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capitolo V

DAI SANTI GUERRIERI AI GUERRIERI SANTI

La formazione dell'idea di guerra santa deve molto all'avvicinamento un tempo

di due condizioni

antinomiche, quella del e quella del Il processo è illustrato nel X-XI sec da numerosi

santo guerriero. indizi:

- favore crescente dei santi militari;

- sacralizzazione, tramite la liturgia, dell'azione guerriera dei re e poi degli advocati;

- santifcazione di alcune guerre con la preghiera, la benedizione delle armi, di vessilli e di altri simboli -

apparizione del concetto di martirio per i guerrieri morti in battaglia per la giusta causa. L'apogeo di questa

fusione tra santo ed eroe guerriero è raggiunto durante la prima crociata.

1. I santi militari.

Arderico Vitale è un monaco e storico inglese che a inizio XII sec (cioè alla fne del periodo di cui ci occupiamo)

scrive la Historia Ecclesiastica, in cui cita l'esempio del chierico Gerold d'Avranches, che per educare i cavalieri

cita loro l'esempio dei santi guerrieri: 'Raccontava loro le edifcanti storie di Giorgio, di Maurizio... di Guglielmo, che dopo aver

Per Arderico l'apice della vita cristiania è

a lungo servito sotto le armi, rinunciò al mondo e si pose sotto la regola monastica'.

raggiunto indossando il saio: rifette di una concezione tradizionale della Chiesa medievale che ancora

Tuttavia (soprattutto negli ambienti laici, non va dimenticato

perdura. si è fatta strada un'altra ideologia

che Arderico è un monaco), che gli stessi nelle

elogia santi militari per la loro azione guerriera: chansons de

Guglielmo, deluso dalla vita monacale, tornare a combattere. Un'altra cosa va sottolineata: i primi santi

geste

militari (quelli qui citati) si sono procurati la palma del martirio non usando le armi, ma rifutandosi di farlo. In

seguito i santi militari saranno dei veri e propri combattenti, santifcati proprio in virtù della loro azione violenta:

uno scarto che mostra l'ampiezza dell'evoluzione della mentalità relativa all'azione guerriera.

Quindi, si è visto che i non è per la loro azione guerriera che

primi santi militari sono sì dei militari, ma

sono stati ma anzi per difendersi

santificati, per il fatto di aver rinunciato all'uso della forza armata

(cfr Sebastiano, Martino, Giorgio, Maurizio, Teodoro: sono tutti soldati romani, martirizzati per la loro fede

cristiana, supplizio che accettarono passivamente).

Tuttavia, per quanto questi primi siano diventati santi smettendo di essere militari,

santi militari non hanno

la loro morte, infitta da spade pagane, ne permette l'adozione

più molto da spartire con l'esercito, ma

degli eserciti cristiani.

come santi protettori

Diventa il campione della cristianità contro l'Islam; sostiene la riconquista normanna della Sicilia

San Giorgio.

guidando gli eserciti come un cavaliere vestito di splendide armi. La sua funzione militare è

San Mercurio.

dubbia, ma ciò non impedisce di considerarlo un santo militare. Bernardo d'Angers, per giustifcare un priore di

Conques nella difesa dell'abbazia, ne invoca l'esempio: s. Basilio avrebbe avuto una visione di Cristo che ordinava

a S. Mercurio, già morto, di andare ad uccidere con la lancia l'imperatore Giuliano l'Apostata. Bernardo

commenta così: Colui che ha resuscitato questo santo per punire il suo nemico, ha ben potuto armare il nostro

monaco per la difesa della sua chiesa.

Alcuni santi militari sono adottati come patroni da capi di stato (S. Maurizio è protettore dell'impero germanico

-addirittura interviene in soccorso di Enrico V contro Gregorio VII; Dionigi della corona di Francia, Martino

dell'Ungheria; Giacomo dei re spagnoli della reconquista). Principale protettore dei

S. Michele arcangelo.

Normanni (che vi posero un santuario sul Gargano). Interviene quando i suoi interessi sono in pericolo.

S. Fede.

In un caso, gli abitanti di un villaggio catalano, minacciati dai saraceni, si impegnarono a pagarle un tributo in

cambio di protezione. Ma la santa interviene anche se i nemici non sono pagani: aveva conferito il suo stendardo

ad un cavaliere che le aveva fatto una donazione, col quale avrebbe potuto sconfggere il suo nemico, che anch'esso

però è cristiano (ma uno è un fedele della santa e l'altro, combattendo contro il primo, è perciò un suo nemico); il

priore di Conques, antico cavaliere, considerava più nobile la guerra contro i depredatori dell'abbazia che contro i

pagani (si ha il dovere di combattere i falsi cristiani molto più dei pagani stessi). Ciò mostra che già prima della

crociata era diffusa l'idea che la guerra contro i pagani fosse abbastanza meritoria da procurare la palma del

martirio. La beatifcazione di qualche re guerriero morto combattendo contro i pagani ( sant'Edmondo o

sant'Olaf, infra) testimoniano quest'idea.

2. Dai re agli advocati: la sacralizzazione liturgica dei difensori di chiese. L'ideologia regia di protezione delle chiese.

Questo dovere è esplicitamente enunciato

I re hanno il compito di proteggere gli inermi e la Chiesa.

nelle un ordo del X sec enuncia la missione regia di: 'difendere

cerimonie di consacrazione: le chiese e i fedeli'.

[Queste preghiere passeranno in seguito a livello dei principi, poi degli per poi fondersi nelle formule di

advocati,

vestizione dei cavalieri. Signifca in fondo che la funzione che vi è designata degrada ai livelli inferiori, per

diventare un fondamento dell'ideologia cavalleresca; vedi oltre]. La benedizione dell'ordo riguarda inizialmente

tutte le funzioni governative (amministrare la giustizia, comandare); ma col tempo arriva a riguardare in modo

(preghiere sulle armate regie): dal X sec si incontrano numerose

più diretto la funzione militare benedizioni

(formule, messe) Inizialmente invocano solo la protezione divina, l'assistenza dei santi non è

per il tempo di guerra.

invocata prima dell'XI sec. In rari casi sono invocati gli angeli; tra questi l'arcangelo Michele, capo delle armate

celesti, sembra stabilire un legame tra angeli e santi.

Le liturgie relative ai difensori delle chiese.

Alcune delle precedenti sono state

formule riutilizzate nell'XI sec per protettori delle chiese diverse

È l'indizio di una Ripetiamo: anche se non c'è stata anarchia feudale, il sec

dai re. deficienza del potere regio.

intorno al Mille è stato sicuramente caratterizzato da disordini di cui le chiese sono state le prime vittime (o

comunque quelle di cui conosciamo meglio i pericoli corsi, cfr amplifcazione mediatica). Le istituzioni

ecclesiastiche devono ora provvedere alla propria protezione armata.

In età carolingia si stabilisce il divieto ai chierici di imbracciare le armi (cfr). Constatata la defcienza regia, la

difesa della Chiese si basa in questo momento sull'avvocazìa, istituto per cui la difesa militare è assunta da un

vassallo laico della Chiesa, l'advocatus. Accanto alla milizia laica, esiste così una milizia al servizio della chiesa

(milites reclutata dall'advocatus (i suoi vassalli, i suoi guerrieri mercenari) Il reclutamento degli dava

ecclesiae) advocati

luogo ad una cerimonia d'investitura, come per i vassalli laici, che in questo caso si riveste di una particolare

coloritura religiosa. Ci è pervenuto uno di questi rituali in un manoscritto di Colonia del XI sec (un tempo si

credeva destinato alla vestizione dei cavalieri, ma è appurato essere relativo a un advocatus).

Vengono mutuate benedizioni utilizzate per i re (es riprende quella sulla spada); l'aspetto più

benedizione sul vessillo

interessante per la nostra ricerca è la preghiera ai santi militari, di cui si chiede l'intercessione: non si può

immaginare più alta sacralizzazione.

Questa sacralizzazione non implica quella della cavalleria in quanto tale (contrariamente a quanto si credeva una

volta): essa non è costitutivamente al servizio della Chiesa (ma anzi il reclutamento di advocati era fnalizzato

proprio a controbilanciare i cavalieri al servizio di signori laici). Il rituale di investitura degli advocati non valorizza

la cavalleria, ma solo i guerrieri reclutati dalle chiese.

3. Sotto le insegne dei santi.

Le insegne dei santi sono usate per giustifcare le battaglie e per proteggere i guerrieri (conosciamo l'uso del vessillo

di s. Fede, di s. Stefano (a protezione delle milizie di Bourges), di s. Benedetto, s. Martino). Erdmann afferma, a

ragione, che il dono del vessillo di un santo è una dichiarazione di santità della guerra. Ritroveremo un altro

simbolo religioso, la croce, nella crociata.

Sotto il segno della croce.

4.

L'es. più antico è quello di Costantino; allora la croce, oltre che una garanzia di vittoria (in fu anche

hoc signo vinces),

una dichiarazione d'appartenenza. Nell'alto medioevo, e ancora nel XI sec, più che uno strumento di protezione,

la croce è appunto una professione di fede, una garanzia di salvezza eterna: i monaci che la brandiscono muoiono

senza combattere, ma guadagnano la palma del martirio [es: i monaci di Lérins si lasciarono uccidere senza

difendersi dai saraceni, che esercitano un'incomprensibile giustizia divina, protetti però dalla croce]. Ma talvolta la

croce viene associata alle reliquie, per sacralizzare di più l'azione violenta dei santi [es dopo la punizione di un

cavaliere razziatore dei beni dell'abbazia, i monaci espongono in piazza la statua di s. Fede insieme alla croce]. Via

via, la croce interviene a fanco degli eserciti con una funzione deliberatamente protettiva, assieme alle insegne dei

santi. Nel 1058 un conte spagnolo ci viene presentato vincitore di fronte ai musulmani perché ha innalzato la

croce. Nel 1039 il vescovo esorta i milanesi a resistere all'imperatore Corrado II, facendo un vero discorso da

guerra santa: afferma che la morte di chi combatte per la libertà del dominio di sant'Ambrogio sarà tanto

vantaggiosa quanto lo fu quella dei santi. In questa occasione fa costruire il un carro da guerra recante le

carroccio,

insegne cittadine e una croce, attorno al quale si raccoglievano le milizie comunali. La croce è qui chiaramente un

segno di guerra santa, garanzia di suprema sacralizzazione. Va notato che l'avversario non è saraceno, ma il

cristianissimo imperatore germanico.

Guerrieri, santi e martiri.

5.

Inizialmente i martiri sono coloro che muoiono senza difendersi. Man mano, si registra un'evoluzione sostanziale: i

sono sempre coloro che muoiono per la fede, ma ora lo in quanto Tale

martiri sono combattenti.

sacralizzazione si adatta soprattutto alle guerre contro pagani. In certi casi pare esserci un parziale timore, e i

martiri cercano di morire non con le armi in mano.[S ant'Edmondo. Re inglese ucciso dai danesi. Sconftto, è condotto dal suo vincitore,

davanti a cui non rinnega la fede, e viene crivellato di frecce. Muore da re guerriero, ma non con le armi in mano. Re Canuto IV. Accerchiato, si rifugia in una

]

.

chiesa, depone le armi per non morire con queste in mano, e viene ucciso da una lancia scagliata attraverso una fnestra; questa morte gli vale la beatifcazione

Successivamente, la morte da guerriero è pienamente accettata. [Re Olaf di Norvegia. Muore da guerriero durante una

battaglia contro i pagani. È descritto dalle fonti come collerico, capriccioso e libertino, ma malgrado ciò è santifcato per aver convertito con le

I ma questa volta lo fanno veri e propri

santi prendono parte alle battaglie, da

armi popolazioni pagane.]

combattenti. [S. Severo. Alla fne del X sec appare e prende parte a una battaglia contro i normanni. S. Benedetto. Anch'egli interviene

contro i normanni combattendo in abito da monaco tra i soldati (878) (i normanni hanno un ruolo importante nella precoce santifcazione

delle guerre, forse perché erano specializzati nei saccheggi di chiese e monasteri). Ss. Pietro e Paolo. Nel 915, in risposta all'appello di papa

L'assimilazione avviene talvolta

ai martiri

Giovanni VIII, appaiono per sostenere i guerrieri cristiani contro gli infedeli.]

anche muoiono per Si ha così una combinazione di valori

per coloro che difendere 'la patria e Cristo'.

sacralizzati. [Ivo di Chartres, a fne XI sec, promette la salvezza a coloro che muoiono per la difesa della patria, della fede e dei cristiani. Le

chansons de geste sono redatte nella forma attuale dopo la prima crociata, ma rifettono una mentalità anteriore; la Chansons de Roland,

redatta verso il 1080, è così piuttosto incentrata sulla santifcazione dei combattenti per la reconquista intrapresa dai re di Navarra: essa

mostra Rolando morire da martire perché cade sotto i saraceni, ma anche perché difende la patria cristiana.]

Gli elementi qui esaminati hanno contribuito, insieme ad altri, a formare la dottrina del martirio per i guerrieri

che muoiono in le guerre sante o, almeno, in guerre sommamente sacralizzate (visto che i santi le sostengono, o

che sono in difesa della patria). La condizione dei santi bellicosi e dei guerrieri santifcati si avvicina fno a

confondersi. Nella crociata siamo in presenza di guerre contro infedeli, e alla fne di un'evoluzione della mentalità

religiosa che ha subito un'accelerazione nel secondo XI sec. A questo fatto hanno contribuito molto le menzioni di

guerrieri santifcati per aver combattuto non soltanto pagani ma anche cristiani, per conto delle chiese.

capitolo VI

SOTTO IL VESSILLO DI SAN PIETRO

La contribuisce alla attraverso un

difesa di chiese e monasteri sacralizzazione delle azioni violente,

1. discendente, risultato dell'intervento del santo nei casi che lo riguardano. 2. ascendente,

doppio movimento:

valorizza i guerrieri protettori e santifca la loro missione (soprattutto quando gli avversari non sono cristiani).

Questa sacralizzazione permette, in caso di morte in battaglia, l'assimilazione agli antichi martiri della fede; e ciò

malgrado l'opposizione delle due forme di resistenza: non violenta in un caso, armata nell'altro (ciò è evidente

nelle che esprimono la mentalità religiosa dei laici dell'XI sec più di quanto non facciano altre fonti

chansons de geste,

di ispirazione esclusivamente ecclesiastica).

che facilita la sacralizzazione è l'affermazione anch'essa attraverso

Altro elemento dell'autorità pontificia,

un doppio movimento.

1. verticale, di antica origine: sottolinea la supremazia di Pietro tra gli Apostoli e i santi, e del vescovo di Roma, suo

successore. La sacralità della S. Sede e della sua azione ne sono una conseguenza.

2. orizzontale, deriva dal precedente e lo estende: porta ad un'assimilazione tra la chiesa di Roma e la Chiesa.

Questo cap studia esempi dei due fenomeni a proposito delle guerre condotte in Occidente per la causa della S.

Sede e contro avversari cristiani; l'azione decisiva di Gregorio VII sarà esaminata più avanti.

1. Il vexillum di san Pietro.

Il vessillo dei santi garantisce protezione e santifca le guerre; ma stabilisce anche un legame di servizio. Ciò vale

ancor di più per il lo richiede come presagio della vittoria contro gli

1043, l'imp. Enrico III

vexillum sancti Petri.

ungheresi; è la più antica menzione di concessione del In questo caso non ha un senso propriamente

vexillum.

vassallatico; forse si tratta di un patronato garantito dal servizio di avvocazia reso al Papa (sarebbe la prima

manifestazione dell'identifcazione tra Chiesa di Roma e cristianità: s.Pietro sostiene ogni azione atta a proteggere o

dilatare la cristianità). In un'altra occasione, papa Vittore III accorda l'assoluzione alle truppe cristiane che

affrontano i saraceni in Tunisia e concede loro il si tratta di una campagna di riconquista cristiana per

vexillum:

conto del papato che assume aspetti di guerra santa.

(Hastings). questa concessione?

1066, a Gugliemo il Conquistatore Che senso ha

vexillum

- Secondo Guglielmo di Poitiers e Orderico Vitale è il segno dell'approvazione e una garanzia di

pontificia

protezione (Il concessione

papa prese posizione a favore; fece pervenire il vexillum sancti Petri, che li avrebbe protetti).[Questa

garantisce quindi il giusto diritto dell'impresa (non per questo essa diviene una guerra santa: è indetta da un

autorità pubblica, anche se legittima, per i suoi interessi materiali)].

- Altri ritengono che concedendo il protettivo il papa abbia voluto signifcare la consegna dell'Inghilterra a

vexillum

Guglielmo, stabilendo così un l'Inghilterra gli apparterrà quindi per volontà della Santa Sede.

vassallaggio:

L'idea dell'affermazione di un vassallaggio è stata contestata, ma non è impossibile; in questo senso pare vada

giudicato il rifuto di Guglielmo ad una domanda di Gregorio VII, conosciuta solo tramite la risposta: “ Il tuo legato mi

ha ricordato di giurare fedeltà e di pensare alla somma di denaro che i miei predecessori avevano l'abitudine di inviarti. Io ammetto la seconda cosa, ma non

”.

accetto la prima, perché io non l'ho mai promesso, né mi risulta che l'abbiamo promesso i miei predecessori

è necessario, per dar conto di questo tentativo egemonico,

Non credere che il papa esigesse sempre un

nelle forme giuridiche più strette secondo l'immagine che si sono fatti gli

giuramento di fedeltà vassallatica

storici delle relazioni tra uomini, modellate entro unicamente il quadro costrittivo del contratto feudale; queste

relazioni erano in realtà molto più diverse e fuide. È verosimile che i papi adeguassero l'espressione delle loro

rivendicazione ai costumi degli interlocutori.

- Il senso vassallatico è probabile nel giuramento d'investitura chiesto a Roberto il Guiscardo nel 1059 per territori

che i papi volevano considerare sotto la loro autorità. Sarò fedele alla Chiesa romana e a te, Niccolò. Verrò in aiuto alla

Talvolta gli storici hanno preferito la defnizione di più

patronato,

Chiesa romana, non cercherò di possederne la terra.

comoda perché più vaga, che evoca la forme di servizio reclamate dal papa, ma non invoca la precisione giuridica

del contratto vassallatico. Ma la relazione vassallatica non ha in generale una defnizione univoca. Rivolgendosi ai

normanni, abituati a queste relazioni, era più comodo rifarsi al vassallaggio. La sovranità feudale è dunque solo

uno dei modi di espressione di obbedienza, espressa in modi di versi a seconda dei tempi e dei personaggi. La cosa

importante che emerge dal testo che Roma voleva stabilire un dominio su Roberto il Guiscardo (che include il

dovere di assistenza militare). La concessione del contribuisce a ricordare questo dovere (nel 1062

vexillum

Alessandro II rinnova l'investitura per nel 1080 Gregorio VII lo riconosce di nuovo uomo ligio e gli

vexillum;

concede il e sacralizza le imprese.

vexillum)

I testi suggeriscono anche un condotti

altro senso, meno feudale: sacralizzare i combattimenti

È inviato a:

nell'interesse della S. Sede.

- I normanni combattessero con più fducia i saraceni per la riconquista della Sicilia (1063).

- Erlembaldo, per incoraggiarlo a combattere contro il clero simoniaco di Milano (Pataria).

2. I combattimenti sacralizzati e guerrieri santifcati da san Pietro

Come le chiese, e più delle altre per via del prestigio, della ricchezza e della collocazione in una regione oggetto di

bramosia, Il pontefce è signore temporale di

la chiesa di Roma deve assicurare la propria protezione.

un territorio (che vuole accrescere), rivendicato in base alla L'Italia centro-meridionale era

Costitutum Constantini.

anticamente bizantina, prima che cadesse in mano musulmana. I normanni -chiamati dapprima come mercenari

da principi greci dell'Italia del Sud- intrapresero, dal secondo XI sec, la conquista per conto proprio, puntando a

volte sui territori rivendicati dalla S. Sede. L'Italia centrale è inoltre considerata dall'imperatore germanico come

dipendente dall'impero.

La S. Sede ha quindi bisogno di forze armate; i i tuttavia pericolosi a

possibili protettori sono: Normanni,

causa della delle loro mire territoriali il giuramento vassallatico richiesto a Roberto il Guiscardo, serve appunto a

tenerlo a bada); in quanto signore territoriale, il Papa può esigere la prestazione dei suoi (che

diretti dipendenti

soli sono insuffcienti); l'aiuto aleatorio delle reclamata presso i vescovi in nome di una gerarchia

chiese cristiane,

ecclesiastica concepita sul modello feudale; i che forniscano gratuitamente aiuto

principi fedeli di san Pietro

militare come un servizio reso a s. Pietro (uno dei principali obiettivi di Gregorio VII); i la cui fedeltà

mercenari,

è spesso superiore a quella dei vassalli. L'impiego di soldati per la causa pontifcia si accompagna naturalmente alla

loro valorizzazione ideologica.

Leone IX e i martiri di Civitate

3.

Già Leone IX aveva cercato di aumentare e valorizzare la milizia pontifcia a cui fa ricorso nel 1049, quando,

innalzato al pontifcato dal partito imperiale, è contestato dai Tusculani (in quell'occasione devasta Tusculum e

commina condanna per eresia). Ottiene dall'imp. Enrico III un contingente da

1053, Battaglia di Civitate.

utilizzare contro i Normanni; guidò l'armata verso la Puglia, dove fu sconftto (il fallimento spinse Niccolò II a

rivedere la politica pontifcia, e ad allearsi coi normanni: cfr giuramento di vassallaggio, 1059).

Per la nostra ricerca, interessa l'uso che fecero della battaglia gli scrittori ecclesiastici per giustifcare la guerra.

- Bruno di Segni, pur deplorando il coinvolgimento personale del papa nelle operazioni militari, si stupisce della

disfatta dei ma ritiene che i morti siano da considerarsi martiri.

milites Christi;

- Diverse raccontano che i soldati del papa morirono da martiri.

Vite di Leone IX

- Un'altro testo racconta che il papa celebrava ogni giorno la messa dei defunti per i suoi soldati caduti; ma allora

un angelo lo consola dicendogli: non cantare per i morti, ma canta 'Sancti tui, Domine', poiché è la morte di santi martiri che è stata ottenuta.

- Amato di Montecassino ha lasciato una testimonianza diretta della battaglia, nota però solo attraverso una

traduzione postuma. Non allude a ricompense eterne, ma sottolinea un aspetto che gli altri testi hanno omesso, e

che svela un altro aspetto della guerra santa che si ritrova nella reconquista e nella crociata, stato dato troppo

chiamato Prima di inviarli in battaglia, il papa assolve i guerrieri e li dispensa alla penitenza. Non si

indulgenza.

ritiene di dovervi attribuire l'infuenza tardiva della futura idea di indulgenza di crociata, che avrebbe contaminato

il testo di cui non si ha la primitiva versione, ma conviene interpretarlo secondo la mentalità dell'epoca. Del resto

la scena si avvicina a quella della battaglia di Roncisvalle della nella quale il vescovo promette ai

Chanson del Roland,

guerrieri, in caso di morte, un posto in paradiso come santi martiri. Poi li confessa, li assolve, e come penitenza

invita a colpire i nemici (che è in quel momento è la sola forma di penitenza possibile). si può parlare

Non

propriamente di di (cfr l'indulgenza non solo dà soddisfazione

ma commutazione di penitenza.

indulgenza,

per ottenere il perdono dei peccati confessati, ma si sostituisce in tutto o in parte alla penitenza, ante o post

mortem). - Pier Damiani tra i pochi a opinare queste idee: ricorda che i primi martiri non uccisero e critica la

partecipazione del papa alla battaglia (non rifuta l'uso della forza per proteggere la Chiesa ma riserva la funzione

al potere civile); ma si tratta di una concezione vetusta, prossima a essere superata.

Alessandro II e i martiri della Pataria

4.

Esempio signifcativo della santifcazione dei guerrieri che combattono per la causa pontifcia è quello dei patarini,

che combatterono, sostenuti dai papi riformati, contro il clero milanese, giudicato simoniaco. Alessandro II aveva

concesso al loro capo Erlembaldo il ciò non lo rendeva un vassallo della S. Sede, ma signifcava che faceva

vexillum;

parte dei è un primo segno di sacralizzazione. La descrizione va oltre: sarebbe stato chiamato a

milites sancti Petri,

servire la Chiesa romana in termini che annunciano il discorso di Clermont, esortando questo milites saeculi a

trasformarsi in soldato di Dio.

Un simile vocabolario traduce l'importanza della sacralizzazione dei guerrieri che lottano per la Chiesa di Roma.

o indicava in principio i cristiani nel loro insieme; l'espressione fu poi applicata ai preti;

Milites Dei milites Christi

infne, al tempo della prima crociata, ai liberatori del Sepolcro. Erlembaldo è un anello intermedio nell'evoluzione:

è lo stadio della guerra santifcata sul punto di divenire santa, perché fatta in nome degli interessi della riforma

pontifcia, garantita dal papa, vicario di s. Pietro, che offre il contro avversari demonizzati (non pagani ma,

vexillum

e forse ancor peggio, avversari cristiani della Chiesa).

Più tardi, Ivo di Chartres sarà favorevole alla sacralizzazione della guerra combattuta per la Chiesa. Ribadisce il

divieto per i chierici di versare sangue, ma i laici che uccidono degli scomunicati non sono colpevoli di omicidio.

Sottolinea di combattere ' è una formalizzazione del

la guerra che Dio ha ordinato, più che una guerra ordinata da un re':

diritto di guerra legittima, stabilito sulla base della guerra santa (ordinata da Dio) piuttosto che della guerra giusta

(ordinata da un potere civile legittimo). In un'altra raccolta, Ivo va più lontano: chi muore per la fede, la difesa

della patria e dei cristiani otterrà ricompense celesti; i milites che uccidono obbedendo al potere legittimo non

sono colpevoli di omicidio (anzi, se non lo fanno sono disertori).

Siamo qui al termine dell'evoluzione dottrinale, alla vigilia della crociata, e questa posizione ha origine da quella di

Gregorio VII. All'epoca della Pataria, questa concezione sta maturando in spiriti meno conservatori di quelli dei

canonisti, sempre in ritardo sulle mentalità. In tutti i casi esaminati in questo cap, la santifcazione delle guerre e

dei guerrieri è manifesta, ed è connessa alla difesa degli interessi pontifci. Le motivazioni materiali sono sempre

presenti, ma gli aspetti dottrinali sono a volte messi più evidenza, in particolare nel caso delle lotta della Riforma.

Le accuse di eresia e corruzione contro gli avversari del papato comprendono in realtà tutti coloro che si

oppongono alla volontà di emancipazione della Chiesa. Tutto ciò sarà ancora più chiaro in Gregorio VII.

capitolo VII

GREGORIO VII E LA LIBERAZIONE DELLA CHIESA.

Gregorio VII ha legato il suo nome alla riforma che ha impegnato anche altri pontefci; per due ragioni. 1.

Infuenza sui predecessori. Da arcidiacono fu coinvolto nel reclutamento di per la S. Sede. I suoi avversari gli

milites

rimproverano l'interesse per le cose della guerra, alla stregua di un imperatore, e di aver ottenuto il pontifcato

grazie a mercenari reclutati col tesoro della Chiesa (non è il primo: anche Alessandro aveva raggiunto il seggio

pontifcio grazie alle armi; ma la familiarità coi fatti militari di Ildebrando sorprese i contemporanei). 2. Ha

sfruttato tutti i mezzi per raggiungere il suo scopo: la liberazione della Chiesa dalle pastoie spirituali (tramite la

lotta alle eresie e agli scismi), morali (tramite la purifcazione dei costumi del clero: lotta alla simonia e al

nicolaismo) e politiche (tramite la lotta per le investiture).

Nel 1059 Niccolò II aveva cominciato a liberare l'elezione pontifcia dall'infuenza imperiale, riservando la nomina

a un collegio cardinalizio. Gregorio, col (1075) estese l'azione a tutti i seggi episcopali; questo

Dictatus papae

programma nuoceva gli interessi dell'impero: l'investitura dei prelati era uno dei rari strumenti di governo; il

confitto che ne derivò è noto come o Tappe principali: - 1076,

lotta per le investiture confitto del papato e dell'impero.

deposizione di Ildebrando da parte di un concilio tedesco, seguita dalla scomunica di Enrico IV (ciò gli toglieva il

diritto a governare).

- 1077 Enrico si umilia a Canossa (gen.1077), ma ottenuto il perdono torna a deporre il papa. - 1080 segue una

nuova scomunica, con l'investitura a imperatore di Rodolfo.

- 1084 Enrico occupa Roma e fa intronizzare Clemente III. Gregorio è liberato da Roberto il Guiscardo e

condotto, da quegli ambigui alleati, in semicattività a Salerno, dove muore (1085).

Il confitto papato-impero proseguì per trovare una soluzione di compromesso col Concordato di Worms 1122,

che affdava la nomina dei vescovi alla chiesa; distingueva i poteri temporali del vescovo (temporalia) e quelli

spirituali (spiritualia): i primi sono trasmessi dall'imperatore, i secondi dal papa.

Limitare il confitto alle investiture è riduttivo del programma di riforma, che aveva lo scopo di restaurare la

società sotto l'autorità della Chiesa. Questo non si poteva compiere se non nel quadro di una centralizzazione

monarchica. La chiesa di Roma, in quanto cattedra di s. Pietro, che ha ricevuto il suo mandato da Cristo, è alla

testa della Chiesa universale. L'idea non è nuova, ma Gregorio l'impone con forza; ribadendo il ruolo del papa

come vicario di s. Pietro, a sua volta vicario di Cristo, chi si oppone al papa è considerato nemico di Cristo. La

liberazione della Chiesa di Roma dai poteri terreni non può essere realizzata che stabilendo la preminenza dello

spirituale sul temporale. Tutti poteri vengono da Dio; è dunque necessario un accordo tra questi due poteri: quello

spirituale serve a guidare quello temporale, che protegge il primo e fa regnare la pace, l'ordine, la giustizia. Non si

svalorizza il potere regio: anzi esso è legittimo, nella misura in cui adempie alla sua funzione.

I principi della Riforma gregoriana sono esposti nel (1075); gli articoli

Autorità pontifcia e potere regio. Dictatus Papae

affrontano diverse questioni:

- la chiesa romana fu fondata da Cristo (1), per questo solo il Papa è a giusto

primato del papa nella Chiesa:

titolo universale (2); solo lui può deporre i vescovi (3, 25); il suo legato è superiore a tutti i vescovi in un concilio (4).

- le cause più importanti delle chiese devono essere portate

autorità giurisdizionale e dottrinale di Roma:

al papa (21); la Chiesa romana non ha mai errato e mai errerà ( (22). L'autorità papale è

infallibilità pontifcia)

assoluta; il papa non può essere giudicato da nessuno ma può giudicare tutti. Questo deriva dall'autorità di s.

Pietro, trasmessa ai suoi successori sul seggio di Roma.

- Alcuni sono semplici affermazioni di preminenza onorifca (solo il papa

rapporti tra papa e potere regio.

può usare le insegne imperiali; è il solo a poter attribuire la corona imperiale); altri hanno una portata politica più

netta: al papa è consentito di deporre i sovrani e di sciogliere i sudditi dal giuramento di fedeltà (è quanto messo in

pratica nei confronti di Enrico IV: nel 1076 il sovrano è scomunicato, e di conseguenza deposto, in quanto si

sciolgono i sudditi dal dovere di obbedienza; nel 1080 il re Rodolfo è eletto laicalmente, ma la necessaria

consacrazione spetta al papa).

Il progetto di stabilire il primato del potere spirituale -col compito di istruire, censurare o destituire il potere regio-

esige un capovolgimento dei valori e delle gerarchie del mondo aristocratico. In effetti, la tensione tra Papa e

l'Imperatore aumenta dal 1076. In una lettera, argomentando il suo diritto a deporre il re, Gregorio ribadisce la

superiorità del potere spirituale: la ragione è l'autorità ricevuta da s. Pietro: ad egli e ai suoi successori Cristo ha

affdato il suo gregge, i re non fanno eccezione. Il potere pontifcio viene da Dio, mentre quello regio ha origine

nell'orgoglio umano; il re possiede la sua dignità in modo indiretto, se agisce secondo le direttive della S. Sede.

Altro concetto fondamentale per Gregorio è che i governanti devono essere utili (utilis) e adatti (ideneus): fa l'esempio

del re merovingio Childerico, deposto da Zaccaria per la sua incapacità a governare; la sua missione è importante,

ma subordinata: i governanti sono il braccio armato del pontefce e agiscono per far regnare la pace. Il papa ha il

diritto di escludere i cattivi principi; tuttavia quelli buoni devono necessariamente adempiere alla loro missione,

senza sottrarsene neanche per entrare in monastero (Gregorio vieta a Matilde di Toscana di abbandonare il secolo

e rimprovera a Ugo di Cluny di aver fatto monaco il duca di Ugo di Borgogna).

Il potere di san Pietro

3.

La superiorità dell'ordine spirituale sul temporale non è solo teorica (come avremmo tendenza a pensare noi, che

distinguiamo i due campi), ma concretamente politica: il papa non è l'erede di s. Pietro solo nel campo dell'autorità

spirituale, ma lo è su quello dell'autorità tout court. Ciò conduce all'affermazione della legittimità di un potere

teocratico. Due principi giustifcano le pretese temporali del papa: 1. la falsa donazione di Costantino; 2.

l'affermazione di un patrocinio di s. Pietro esteso a tutto l'Occidente cristiano (più effcace perché meno soggetto

ad opposizioni). Il è servito nell'VIII e nel IX sec per fondare il patrimonio di s.

I diritti di proprietà di san Pietro. Constitutum Constantini

Pietro, formato essenzialmente dall'antico ducato di Roma (per cui è stato necessario lottare contro alcune famiglie

aristocratiche, come i Tuscolani). Il papato ha pretese su territori più vasti, restituitigli dalla e sfuggitigli:

donazione

la Pentapoli (Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona), la Romagna, il beneventano, e parte del sud Italia. Il papa

concede l'investitura vassallatica di queste terre ai normanni che le hanno conquistate (Riccardo di Capua e

Roberto il Guiscardo cfr) dietro pagamento di una pensione che gliene riconosca la proprietà e la promessa di

aiuto militare (alcuni storici hanno contestato il carattere vassallatico di questi impegni, in quanto i papi fanno

riferimento ai benefci o la collera che potrebbero derivare da s. Pietro; secondo altri questo approccio è

compatibile con un vassallaggio diretto, de resto i normanni hanno effettivamente prestato giuramento).

L'obbedienza è quindi reclamata in base a diversi criteri: in qualità di sudditi, se la terra appartiene di diritto a s.

Pietro, o in qualità di vassalli, se il territorio è stato concesso a un governante che lo regga in nome di s. Pietro; il

sevizio dovuto è certamente diverso, ma implica sempre l'obbedienza, l'assistenza fnanziaria e militare. La

non poteva servire da fondamento per territori che non avevano mai fatto parte dell'impero (es. Russia,

Constitutum

Ungheria, Danimarca). Es. Danimarca, mai parte dell'impero romano. Possediamo delle lettere di Gregorio: 1.

reclama aiuto; 2. afferma che l'autorità papale supera quella

imperiale e si felicita dell'obbedienza manifestata; 3. ricorda ad Harald IV che suo padre gli ha sempre

manifestano obbedienza. Per questi regni non romani il papa si riferisce unicamente al patrocinio di san Pietro e

alla sua autorità universale, non alla Constitutum Constantini.

5. San Pietro e la Spagna.

Gregorio afferma il diritto di proprietà di s. Pietro sulla Spagna. Lo dichiara nella lettera ai guerrieri che

partecipano alla spedizione di reconquista diretta da un suo fedele: La Spagna è anticamente appartenuta a s. Pietro e non può

I soldati devono dunque riconoscere in anticipo i diritti di s. Pietro sulle terre:

dipendere da alcuno se non dalla sede apostolica. Questa rivendicazione così radicale non

Se non avete intenzione di pagare a s. Pietro i suoi diritti in questo regno, ve ne interdiciamo l'ingresso.

poteva sperare nel pieno avallo di tutti i sovrani spagnoli. È possibile che Gregorio si sia sentito incoraggiato al

comportamento del re d'Aragona (1068): Per la salvezza della mia anima mi sono risolto a pagare s. Pietro un tributo, ciò dovrà essere

Non era solo un atto di devozione personale: la promessa impegnava il re e i

osservato in perpetuo da me e dai miei successori.

suoi successori. Allora il re era in diffcoltà nel mantenere l'integrità del suo regno e poteva trovare vantaggioso

divenire ottenendo il sostegno diplomatico e materiale della S. Sede e la protezione spirituale di s.

miles sancti Petri,

Pietro. Vassallaggio e patrocinio sono qui collegati.

L'impegno non implica che sia sempre stato seguito da effetto, né che il papa abbia sempre sentito di ricordarlo.

6. Il patrocinio di san Pietro.

Col tempo Gregorio si è mostrato meno intransigente riguardo ai diritti di proprietà sulla Spagna, evidenziando

piuttosto la dominazione universale di s. Pietro rispetto ad un diritto particolare sulla penisola iberica. Questo

spostamento d'accento ha 3 ragioni:

1. Il vassallaggio verso S. Sede poteva essere utile ai re in diffcoltà, ma

di ordine politico-diplomatico.

un'insistenza troppo precisa era inopportuna in una regione dove questo rapporto aveva un aspetto di obbedienza

servile, alcuni re non si sarebbero piegati; il Papa preferisce quindi insistere sul di s. Pietro.

patrocinio

2. L'obbedienza reclamata ai governanti poteva essere ottenuta in modo più effcace tramite il

di ordine pratico.

concetto di patrocinio di s. Pietro. Come (e più) gli altri santi di cui abbiamo ricordato l'azione protettiva e

violenta, s. Pietro poteva procurare benefci. In cambio di un servizio a s. Pietro, e quindi alla S. Sede, il patrocinio

procurava protezione, permettendo al papa di usare remunerazioni spirituali in cambio di servizi temporali. 3. di

l'obbedienza reclamata non si limitava ai territori di frontiera; inserendosi in una

ordine politico-religioso:

concezione più ampia della sovranità pontifcia, dato che Cristo regna su tutto il mondo cristiano, l'autorità del

Papa si estende a tutta la cristianità, anche ai regni più solidi.

Due sono ora i casi: o i re riconoscono la superiorità del Papa e sono buoni re, o altrimenti non sono più degni del

titolo di re; il criterio è appunto quello di e Su questa base Gregorio agisce quando tratta con regni

utilitas idoneitas.

consolidati, come Francia e Germania. Tuttavia in questi regni ha talvolta la possibilità di stringere legami

propriamente vassallatici con signori che gli fanno dono delle proprio signorie. È il caso del sud della Francia, dove

Bertrando II di Provenza sottoscrive questo atto: Per la remissione dei peccati miei e dei miei parenti, offro la mia contea ai ss.

Altrettanto fa il conte di Linguadoca.

Pietro e Paolo e al mio signore Gregorio VII.

In questi casi, come in quello di Riccardo di Capua, Roberto il Guiscardo, del re d'Aragona la formulazione degli

atti è esplicitamente vassallatica. Non è per forza così per gli altri legami stretti coi principi designati come fdeles

ricollegabili al solo al concetto di patrocinio. In sintesi, coloro che hanno donato la papa regni, contee,

sancti Pietri,

terre tramite un atto di dipendenza giuridica sono in sommo grado fedeli di san Pietro (e il Papa se ne aspetta

aiuto e servizio militare); all'inverso tutti i che hanno cioé desiderato il patrocinio di s. Pietro, si

fdeles sancti petri,

sono impegnati a servire il Papa senza essergli legati da obbligazioni temporali feudo-vassallatiche.

Tutti i vassalli di san Pietro sono anche i suoi fedeli, ma non tutti i sono

fdeles sancti Petri

vassalli della S. Sede.

7. Gregorio VII e i milites. Il servizio di san Pietro.

Il progetto di liberazione della Chiesa dall'ingerenza laica implicava la difesa militare dei territori di s. Pietro, e la

riconquista dei territori invasi dai musulmani. La ricerca di appoggi militari è tra le principali preoccupazioni di

Gregorio. I dipendenti diretti sono insuffcienti e l'aiuto vassallatico dei normanni e dell'imperatore è spesso

infranto. Occorre quindi stabilire legami di obbedienza coi governanti a livello minore: come i

fdeles sancti Petri

principi e i signori, il re di Danimarca, il duca di Lorena, i conti di Borgogna, Savoia, Provenza, i vescovi di Reims

e di Treviri. Sfruttando il patrocinio di s. Pietro, Gregorio cerca di costituirsi una militia sancti Petri.

8. Milites, milites sancti Petri.

La confusione dei domini del temporale e dello spirituale nel pensiero di Gregorio è svelata anche dall'uso del

termine in tre sensi diversi, ma tutti implicanti il combattimento. - Senso spirituale, sulla scia di s. Paolo, per

milites

designare i cristiani, in particolare il clero, Gregorio porta avanti la metafora guerriera precisando

milites Christi.

che la lotta deve essere condotta fno alla morte. - Quando designa i laici, il termine riveste un signifcato diverso a

seconda del rango dei personaggi, ma implica in ogni caso l'uso delle armi. - Gregorio prende spesso la professione

dei milites come es: i milites secolari danno ai fedeli lezioni alle quali ispirarsi. Per fedeltà al loro signore terreno,

per un modico salario, non esitano a combattere fno alla morte. I milites di Cristo o di s. Pietro non sono

altrettanto devoti, paradossalmente. S. Pietro promette loro ricompense eterne, indiscutibile valorizzazione della

guerra condotta per il papa.

9. Soldati di Cristo.

Il termine (pl. milites) in quest'epoca non ha ancora il signifcato onorifco che avrà nel sec successivo: designa

miles

solo i soldati, non c'è prestigio se non in funzione del signore. L'appellativo o può per

miles sancti Petri miles Christi

questo sedurre. Le ricompense spirituali a questi rispecchiano le qualità del signore che servono: s. Pietro è

milites

portiere del paradiso, e la ricompensa che offre è la gloria eterna.

La Chiesa ha diversi nemici. Chi sono questi nemici? L'analisi del vocabolario di Gregorio è rivelatore. Inimici Dei

o o o indicano indifferentemente tre categorie di avversari. - In 11/26 casi avversari

Christi sancti Petri sanctae ecclesiae

interni della Chiesa, ecclesiastici ostili alla Riforma, che indica anche con espressioni quali eretici, simoniaci,

sono avversari sul piano dottrinale, non nel senso militare, e il vocabolario con connotazioni

concubini, fornicatori;

belliche è ispirato a s. Paolo. Contro di loro si rivolge alle potenze secolari per costringerli a restituire i beni e diritti

della Chiesa che hanno usurpato; la lotta spirituale conduce quindi all'uso della forza. - In 13/26 casi sono nemici

che compiono concrete azioni violente alle quali il Papa oppone forze armate. Sono per la maggior parte guerrieri

laici alleati dei precedenti (di Enrico IV, del clero simoniaco di Milano, ecc); sono interni alla cristianità, ma esterni

alla Chiesa poiché scomunicati. Anche coloro, senza essere chiaramente avversari, agiscono tuttavia contro gli

interessi della S. Sede sono a volte inseriti in questa categoria: il re di Francia Filippo I è accusato di essere una

avversario della Riforma, dato che dissipa i beni delle chiese e che è simoniaco; il Papa minaccia di scagliare

l'interdetto sulla Francia se Filippo non si piega all'obbedienza. Vista l'ineffcacia delle minacce ecclesiastiche,

Gregorio progetta un'azione militare: incita i grandi del regno ad unirsi, senza però avere successo; il tentativo

testimonia tuttavia l'accettazione della forza. Se ne hanno altre testimonianze, in Francia, nelle lettere con cui

Gregorio invita i principi laici ad utilizzare tutti i mezzi, anche la forza, per cacciare i chierici simoniaci e per

imporre nuove nomine conformi alle disposizioni della Riforma. Senza postulare una campagna militare

personale, questi termini suggeriscono bene l'impiego della forza contro i sovrani. In tutti i casi fno a qui

menzionati, i nemici della Chiesa sono i principi cristiani, sono nondimeno designati come nemici di Dio, cosa che

sacralizza la lotta.

10. Servire Dio o il diavolo.

Si ha una radicale bipolarizzazione: Dio, Cristo, s. Pietro, S. Sede e i suoi partigiani vs Satana, Anticristo e seguaci.

Gregorio defnisce anche i vescovi disobbedienti come discepoli di Satana: la demonizzazione dei nemici è quindi

generale e sistematica; non è dovuta tanto a una volontà cosciente di svalutare l'avversario e confortare i partigiani,

ma è l'espressione di una costruzione mentale. La liberazione si realizza quindi in diversi contesti, manifestazioni

di una stessa azione di riconquista contro il nemico ultimo, Satana, che corrompe il clero, indebolisce la Chiesa

attraverso lo scisma o i pagani.

Gregorio progetta nel 1074 una campagna militare con obiettivo Gerusalemme, per soccorrere i cristiani

d'Oriente contro i turchi: il progetto non si è realizzato, i confitti in seno alla cristianità erano troppo aspri, ma

nondimeno si trattava dell'esito logico del pensiero di Gregorio circa la sua funzione di capo di una Chiesa di

Roma confusa con la Chiesa e la cristianità intera. Estendendo la sua azione guerriera alla parte orientale della

Chiesa, l'operazione lasciava l'orbita di s. Pietro per entrare in quella di Cristo, una sacralizzazione ancora

maggiore. I e i sarebbero divenuti

fdeles milites sancti Petri, milites Christi.

capitolo VIII

CRISTIANI E PAGANI: LA DEMONIZZAZIONE DEGLI AVVERSARI DELAL

CRISTIANITà FINO ALL'ANNO MILLE.

La sacralizzazione della guerra è il risultato di diverse azioni. Anzitutto si collega alla protezione di beni e interessi

ecclesiastici, in particolare quelli della S. Sede, confusi ma mano con quelli della cristianità intera. Quando

l'avversario è pagano, la valorizzazione assume una nuova dimensione, le cui radici sono anteriori al Mille.

1. Poitiers (732): nascita della cristianità occidentale?

Delaruelle vedeva nella vittoria di Carlo Martello a Poitiers l'atto fondante di una unità franca realizzata attraverso

la lotta contro l'Islam, nonché l'atto di nascita della cristianità occidentale. In questa lettura vi è molta esagerazione

e approssimazione, ma anche parte di verità. L'esagerazione sta nel situare a Poitiers la presa di coscienza

dell'unità religiosa e culturale della cristianità di fronte ad un'entità islamica percepita come rivale. In realtà, nei

documenti del tempo non ci sono indizi del fatto che questa vittoria contro i saraceni sia stata rivestita di coloritura

religiosa, allora essi furono considerati nemici ordinari. La parte di verità sta nel fatto che questi avvenimenti

furono oggetto di un recupero ideologico che trasformava i re franchi in un sovrani mitici, campioni di una

cristianità cattolica e romana. È a questo livello, della ideologia successiva, interpretativa dei fatti, che si colloca il

processo di sacralizzazione che studiamo qui, ma all'epoca di Carlo Martello non è ancora concepito.

L'idea di una guerra santa è il risultato di 2 forme di sacralizzazione: una positiva, derivante dall'esaltazione della

causa giudicata sacra; l'altra negativa, derivante dalla demonizzazione del nemico. La guerra contro i pagani si

prestava a sviluppare entrambe le dimensioni. Nell'861 Niccolò I, sempre ribadendo l'interdizione per i chierici, fa

un'eccezione per i penitenti: essi non possono usare le armi, tranne che per difendersi contro i pagani. Questa

distinzione fa un passo verso la guerra santa, dato che la penitenza non è impedita dal rischio di versare sangue

pagano. Altro fatto di sacralizzazione: ammette di condurre la guerra contro i pagani anche nei giorni consacrati.

Il caso dei musulmani richiede un'attenzione particolare, in quanto la caricatura ideologica dell'Islam diffusa in

Occidente all'epoca della crociata, che contribuisce a promuovere, ha avuto origine tra i cristiani d'Oriente.

2. Origine di una caricatura: la percezione dei musulmani presso i cristiani d'Oriente.

La rapidità dei successi militari arabi in Oriente è spiegata da molti fattori: oltre al valore delle armate musulmane,

contò anche la facca resistenza dei cristiani non ortodossi, mal tollerati dall'autorità bizantina, che videro senza

dispiacere la vittoria di un popolo tollerante. Dell'immagine dei musulmani nella letteratura cristiana orientale

metteremo in luce solo gli aspetti principali, insistendo su quelli che si ritrovano in Occidente.

Già più antichi autori orientali (VII sec) presentano le invasioni come un castigo divino. L'idea perdura, subendo

un'evoluzione: i primi pensavano che il castigo sarebbe stato breve; prolungandosi, l'occupazione viene inserita in

un'interpretazione biblica: Dio usa i musulmani per punire il popolo eletto, come aveva fatto con assiri, babilonesi,

egiziani. Appaiono allora interpretazioni che vedono nell'Islam la realizzazione delle profezie apocalittiche. ES: un

autore tardo vi vede l'ultimo potere persecutorio dell'Apocalisse; nel 692 lo Pseudo-Metodio, col consueto

linguaggio apocalittico, calcola la fne della dominazione araba al 706. In seguito, la persistenza della dominazione

araba rende più rari simili scritti.

La percezione dei nuovi invasori affonda le radici in una concezione teologica della storia più che nell'osservazione

della loro religione. Appaiono così le descrizioni caricaturali dell'Islam. All'inizio è considerato un'eresia del

cristianesimo, delle tante già conosciute. Giovanni Damasceno (inizio VIII sec) non ne ignora le dottrine essenziali,

avendo frequentato la corte di Damasco. In un'opera dedicata alle eresia cristiane vi annovera l'Islam; accusa

addirittura gli arabi di idolatria: C

i accusano di idolatria perché ci prosterniamo davanti alla croce; noi allora diciamo loro: perché voi vi strusciate

su questa pietra della Ka'ba, che alcuni dicono essere quella su cui Abramo si è unito ad Agar, o altri che egli vi ha legato la cammella prima di sacrifcare

Fa di Maometto uno pseudo-profeta e del Corano una falsa rivelazione. Il suo scritto è importante poiché

.

Isacco

probabilmente fu trasmesso in Occidente nel IX sec.

L'immagine negativa dell'Islam è quindi ben stabilita, dalla fne dell'VIII sec, negli ambienti orientali più refrattari

alla dominazione musulmana, e dal IX sec si diffonde presso alcuni cristiani rigoristi, che iniziano a nutrire la

volontà di resistere all'infuenza della cultura araba. L'inasprimento dei confitti militari nel X sec accentua la

caricatura astiosa: alcuni autori descrivono l'omosessualità e le brutalità dei musulmani. L'Islam appare ormai

come una religione distruttiva e bellicosa.

La demonizzazione dell'avversario si traduce presso alcuni in un progresso dell'idea di guerra santa. È già

accennata dopo la presa araba di Tessalonica (904) in un manuale di arte militare dell'imp. Leone VI. Aiutati da Dio,

Il miglior rappresentante dell'idea di guerra

combattendo per noi e per Dio stesso, se riporremo una speranza in Dio non subiremo sconftta.

santa è l'imp. Niceforo II Foca, che, al momento della riconquista di Creta rivolge così ai suoi soldati: Combattiamo per

Niceforo fa anche un tentativo di mettere tra i martiri i guerrieri morti in

vendicare l'insulto fatto a Dio, Cristo combatterà con noi.

battaglia, ma non ottiene l'approvazione del patriarca: la Chiesa d'Oriente era ostile a tale idea, e continuerà a

puntare sui metodi pacifci e diplomatici; mentre in Occidente il valore militare è considerato una virtù, a Bisanzio

la guerra è ritenuta l'ultima risorsa. Certo, a volte imposta dall'avversario, ma anche in questi casi necessita di

espiazione e penitenza. L'idea di guerra santa pare estranea alla cultura della Chiesa bizantina.

Queste tradizioni non esistevano in Occidente, ove la formazione di un'immagine caricaturale dell'Islam fu più

tardiva ma più facile, e dove il concetto di riconquista aveva portato a una demonizzazione dell'avversario allo

scopo di sacralizzare la propria battaglia. Questa caricatura è dovuta più alla deliberata costruzione ideologica che

all'ignoranza o alla convenzione letteraria.

3. L'immagine dei musulmani presso i cristiani d'Occidente.

In Oriente l'invasione araba è letta come una punizione divina, la demonizzazione del nemico serve a dissuadere i

cristiani dal contaminare, causa l'acculturazione, i loro costumi. In seguito incoraggia le speranze di riconquista in

una guerra profeticamente annunciata e a dimensioni apocalittiche. Si ritroveranno gli stessi aspetti in Occidente,

sia per importazione delle idee orientali, sia perché le stesse cause producono spesso gli stessi effetti. Si manifestano

in regioni che entrano in contatto coi musulmani: in al-Andalus e, in misura minore, in Francia e sud Italia.

711, i musulmani attraversano lo stretto di Gibilterra, che porterà il nome del generale delle truppe ( Gibraltar,

montagna di Tarik). Trionfano con facilità sui Visigoti in crisi, oltrepassano i Pirenei ma sono sconftti nel 732 a

Poitiers. Conservano la padronanza dei mari, impossessandosi delle Baleari, di Sardegna e Sicilia, saccheggiando

le coste fno alla Puglia e alla Provenza, dove conservano basi di pirateria. Come sono percepiti quest'invasori in

un'epoca i rapporti tra Occidente e Bisanzio sono troppo deboli perché giungano gli scritti orientali sull'Islam?

L'Occidente non s'interessa degli arabi fn quando non giungono sulle sue coste; da allora se ne trova menzione

addirittura nel Venerabile Beda, nel lontano monastero del Northumberland: egli nota l'apparizione di due

comete, che interpreta come un presagio funesto, in relazione l'invasione saracena in Gallia. Presagivano una calamità. In

(cioé da Carlo

quel momento, un'orda di Saraceni devastò la Gallia con orribili carnefcine; ma in breve tempo furono castigati per la loro cattiveria

Martello). Se informazioni sugli arabi hanno potuto raggiungere Beda, è ancor più facile che si siano diffuse, dalla

Spagna, nel resto d'Europa.

4. I martiri di Cordoba.

Solo nel IX sec compaiono in Occidente scritti violentemente antimusulmani. Prodotti in ambienti clericali

rigoristi di Cordoba, sono tendenze minoritarie all'interno di una comunità cristiana che le disapprova. Vengono

ricollegate al movimento estremista dei incoraggiato da Eulogio e Alvaro, che reagiscono

martiri di Cordoba,

all'acculturazione di queste comunità. I martiri di Cordoba furono giustiziati nell'851 per aver accusato

pubblicamente Maometto di essere un falso profeta libidinoso ispirato dal demonio. Eulogio ne fa l'apologia,

criticando l'Islam, dottrina dell'Anticristo, di un falso profeta, eretico, concupiscente e cupido. Raccolse ricordi delle

assemblee dei cristiani e divenne il più sapiente. Non esitò a fornicare. Lo spirito dell'errore, apparendogli sotto le spoglie di Gabriele gli

Eulogio dice di aver copiato un manoscritto latino; Alvaro riprende lo stesso tema,

ordinò di apparire come un profeta.

mutuando termini da Giovanni Damasceno per evocare la concupiscenza del profeta, un sacerdote dell'Anticristo.

5. La diffusione dello spirito dei martiri di Cordoba.

La fama dei martiri di Cordoba non si è limitata all'Andalusia, ma si è diffusa anche in Francia, grazie alla

traslazione a Parigi delle reliquie di tre di questi martiri. In realtà, si volevano dapprima le reliquie di un martire

tradizionale, come s.Vincenzo; nell'impossibilità di ottenerle, i francesi furono convinti ad acquistare queste.

Dall'episodio si possono trarre numerosi insegnamenti: 1. A pochi anni dalla morte, gli esaltati di Cordoba

avevano in patria la fama di martiri.

2. I francesi hanno messo sullo stesso piano un vecchio martire e dei cristiani giustiziati poco prima dai

musulmani, un'identifcazione signifcativa. 3. L'immagine dell'Islam che diffondono in Francia corrisponde a

quella fornita nella stessa epoca, in Oriente: un'eresia annunciatrice dell'Anticristo. Non è dunque azzardato

supporre che in Francia, (dato che le relazioni con la Spagna non sono rare), una concezione caricaturale dei

musulmani. Purtroppo non ne abbiamo molte altre tracce scritte prima dell'XI sec.: una testo afferma appunto che

la loro legge fu trasmessa da un falso profeta, ricevendo quindi lo spirito dell'Anticristo. Il paradiso è per loro

bassamente materiale (sazietà, lussuria). La è così compresa in Occidente: la guerra per i musulmani porta al

jihad

paradiso, sia che si uccida, sia che si venga uccisi. Questa percezione ha forse infuenzato i cristiani nella loro

formazione dell'idea di guerra santa? Non è del tutto escluso, ma è più probabile che abbiano sotto la pressione

militare di popoli pagani, elaborato una sacralizzazione delle guerre in nome della protezione. Le tracce di questa

sacralizzazione appaiono chiaramente, fn da prima del Mille, in Spagna.

6. Le cronache asturiane e la sacralizzazione della reconquista.

È in Asturia, rimasta cristiana, che si compie il primo tentativo di reconquista. L'impresa si accompagna alla

demonizzazione dei musulmani ed è inserita in una visione profetica della Storia, come in Oriente. Lo si vede in

tre cronache asturiane del IX sec. La inserisce l'invasione araba nella Storia diretta da Dio, in

Cronica profetica

modo più preciso rispetto agli esempi orientali. Basandosi sulla profezia di Ezechiele relativa a Gog nel paese di

Magog, la cronaca vede in Gog i Goti che hanno dominato la Spagna prima degli arabi; la profezia sta

compiendosi: Dio ha inviato gli arabi (Ismaele) per punire Gog. Ma la loro dominazione non è defnitiva: durerà

170 anni, allora Dio castigherà Ismaele. La fne -non del mondo ma della dominazione araba in Spagna- è quindi

vicina: predice la prossima vittoria di Alfonso III per

.L'autore

La dominazione araba sta fnendo: sui 170 anni, 169 sono trascorsi

grazia di Cristo, e anche i musulmani lo sanno.

L'interpretazione storico-militare di una profezia permette di sacralizzare la guerra.(prova la presenza latente

dell'idea di una guerra sacra). La precisione delle date, fnalizzata a galvanizzare gli animi, rendeva però diffcoltoso

l'utilizzo del testo. Anche la racconta l'invasione araba in termini di castigo divino. Sarà

Cronica di Alfonso III

Alfonso III a sconfggere gli arabi. Mentre molti cristiani cercano di fuggire in Francia, il giovane Pelagio si rifugia

nelle Asturie; qui mette in atto il progetto di salvare la Chiesa. Un codardo vescovo mozarabo lo spinge ad

arrendersi, vista l'inferiorità della sua armata, ma Pelagio persiste e tiene un discorso profetico di guerra santa: La

Nella battaglia di Covadonga descrive l'intervento delle

.

nostra speranza è Cristo; ho fede nella sua promessa e non temo la battaglia

potenze celesti: La vittoria dei cristiani è

Quando le pietre venivano scagliate sulla dimora della Vergine, esse tornavano su chi le lanciava.

totale e un nuovo miracolo stermina i fuggitivi: Racconta poi di come i re delle

La montagna, franando, schiaccia i nemici.

Asturie hanno proseguito la lotta e termina il racconto.

La racconta le stesse cose in un più ampio quadro cronologico, e non aggiunge

(885)

Chronica di Albelda

niente di nuovo.

L'intento di queste cronache è sottolineare la legittimità e la sacralità della dinastia delle Asturie. Dio sostiene la

assimilata a una guerra santa profeticamente annunciata. E se la Cronica Profetica, per una volontà di

reconquista,

precisione ha fssato una data presto sorpassata, ha tuttavia subìto il destino delle altre profezie apocalittiche: il

contenuto non è stato abbandonato quando è passata la data prevista. Sopravvive l'elemento centrale: la promessa

di liberazione, perché Dio non castiga il suo popolo senza ragione, gli arabi sono un mezzo pedagogico. La

monarchia cristiana delle Asturie stata creata da Dio per compiere l'impresa.

7. Epopee e guerra santa.

Le hanno trasformato in guerre sante le imprese di Carlo; la fu redatta verso il

chansons de geste Chanson de Roland

1080 ed era piuttosto incentrata sulla santifcazione dei guerrieri della reconquista. In tutte le epopee conservate, i

guerrieri cristiani conducono contro saraceni idolatri una lotta sostenuta da Dio. La concezione dell'Islam idolatra

perdura presso i primi crociati; è un immagine tradizionale capace di resistere alla realtà dei fatti, diffusasi in

Europa sia attraverso l'Oriente che attraverso la Spagna.

La poetessa sassone ne fa eco in un poema in onore di Pelagio. Del giovane si era invaghito un re

Roswitha

saraceno omosessuale; Pelagio respinge le avances e insulta gli idoli, allora il re ordina di precipitarlo dalle mura.

Per miracolo Pelagio giunge a terra illeso; è infne decapitato, e gli angeli portano in paradiso la sua anima. Il re si

scaglia anche contro popolo di Galizia, mettendo a morte chi si rifuta di adorare gli idoli. I saraceni sono accusati

di omosessualità, lussuria, idolatria. Per spiegarne l'arrivo, Roswitha riprende il tema della pedagogia divina.

L'idea di una punizione istruttiva e destinata a fnire serve da fondamento alla monarchica asturiana dalla fne del

IX sec. Lo testimonia la tradizione occidentale dell'Apocalisse dello Pseudo-Metodio (Siria, VII sec). Ciò che

impedisce l'apparizione dell'Anticristo è l'impero romano, che resiste ancor oggi. Ma presto contro di esso si

leveranno i fgli di Ismaele, secondo la volontà di Dio. queste sofferenze giungono perché i cristiani hanno

dimenticati i comandamenti, ma il castigo fnirà poiché Dio non abbandona i suoi fedeli. Gli arabi saranno vinti e

il re dei romani tornerà regnare su Gerusalemme; ma al termine di 10 anni, apparirà l'Anticristo, il re dei romani

consegnerà il suo regno a Dio e morirà. Quando apparirà l'Anticristo, il re dei Romani salirà sul Golgota, si toglierà la corona e la deporrà

Allora apparirà in cielo il segno di Cristo e annienterà l'Anticristo.

sulla Croce, rimettendo il regno dei cristiani a Dio Padre.

Le invasioni sono un castigo per i peccati dei cristiani e un segno che Dio è padrone della Storia. L'impero arabo

come è cominciato, si spegnerà; un re cristiano libererà Gerusalemme e restituirà la corona a Dio. Allora avrà

luogo la battaglia fnale di Cristo contro l'Anticristo, seguita dal Giudizio. La Storia deve concludersi con

l'apparizione dell'Anticristo, sconftto a Gerusalemme da Cristo. Le invasioni arabe sono solo una tappa del

cammino della Storia. La fne della loro dominazione è prevista e la riconquista cristiana anche. E va intrapresa,

dato che al suo termine apparirà l'Anticristo e potrà alla fne instaurarsi il regno di Dio.

Capitolo IX

GUERRA SANTA E RICONQUISTA CRISTIANA DOPO L'ANNO MILLE

1. Una nuova mutazione dell'anno Mille?

L'anno Mille non segna una trasformazione radicale, le mentalità evolvono lentamente, soprattutto in un'epoca in

cui la Chiesa ha il monopolio nell'elaborazione del pensiero. Esistono però fatti databili che diventano punti di

riferimento perché colpiscono l'immaginazione: quella degli storici, che conoscono il seguito, ma a volte anche

quella dei contemporanei. Assediata, la cristianità prende a un certo punto l'offensiva; la sua espansione non

cesserà più fno al tramonto del Medioevo, quando con la scoperta del Nuovo Mondo ha inizio dell'egemonia

europea a livello mondiale. L'inversione di questi due movimenti si pone nelle vicinanze del simbolico anno Mille.

2. La riconquista cristiana in Occidente.

La cristianizzazione dell'Europa si conclude verso il Mille, con la conversione dei danesi (965), dei norvegesi, degli

ungheresi e dei polacchi.

Intanto in Spagna è cominciata la Inizialmente è timida e segnata da indietreggiamenti: nel

reconquista.

al-Mansur devasta il regno di Leon e incendia S. Giacomo di Compostela. quando muore, i

996 Ma nel 1002

cristiani riprendono lo e la riconquista progredisce lentamente fno a metà XI sec. Dal 1030, all'autorità

slancio

centrale della dinastia omayyade era infatti succeduta una moltitudine di stati musulmani, i regni di taifas, a volte

rivali, nessuno dei quali ha la forza di attaccare i regni cristiani, che si rafforzano, rinsaldano i legami coi principi

di Francia tramite alleanze matrimoniali e rivolgendosi verso il papato. Con Alfonso VI la reconquista assume un

nuovo slancio; nel 1085 conquista Toledo. I sovrani arabi riorganizzano allora le forze e si alleano; nel 1086 la

disfatta di Alfonso VI a Sagrajas pare arrestare la reconquista. Viene allora organizzata, sembra per iniziativa del

papa, una spedizione militare francese. Ma alla vigilia della crociata la situazione non è brillante.

Nel Mediterraneo occidentale la riconquista avanza: i principi del sud Italia riconquistano Calabria, Puglia e

Sicilia. L'XI sec ha quindi conosciuto una mutazione nei rapporti tra cristianità e Islam. Ma essa si accompagna

anche ad un cambiamento, relativamente alla guerra santa, della mentalità della Chiesa?

3. Guerra giusta e guerra santa.

Erdmann e la maggior parte degli storici lo credono, per diversi motivi: Erdmann perché pone un'accento troppo

pronunciato sul ruolo innovatore del papato gregoriano, minimizzando la sacralizzazione di confitti precedenti.

I rimangono,

detrattori di Erdmann come lui, accecati dall'idea che pone la guerra giusta

.

agostiniana all'origine di un'evoluzione che porterà all'idea di guerra santa e poi della crociata

Considerano che, per essere giusta, una guerra dev'essere difensiva. Da ciò deriva una rottura nella formazione del

pensiero dottrinale sopraggiunta nel momento in cui l'Europa smette di difendersi per iniziare la sua espansione.

Vi è qui una petizione di principio che si basa su molti errori. Petizione di principio: sta nel fare di Agostino il

teorico di un concetto di guerra giusta che sarebbe stato recepito prima della crociata. Ma questo concetto è stato

ben poco recepito dagli scrittori ecclesiastici che non vi fanno nessuna allusione prima della crociata.

Errori di interpretazione:

1. Agostino non elabora una teoria della guerra giusta. Ha subito l'infuenza di Cicerone, di cui riprende i concetti

fondamentali: la guerra assume valore morale se necessaria a ristabilire giustizia e pace. Deve quindi essere

dichiarata dalla legittima autorità, allora il soldato non è colpevole; sono i concetti della Roma pagana. Agostino

non fa che giustifcare l'uso delle armi da parte dei cristiani, nel momento in cui l'impero diventa cristiano, in una

guerra decisa dallo Stato.

2. Agostino non limita la giustifcazione alle operazioni difensive. Legittima il recupero di terre spogliate e la

punizione dei nemici ingiusti.

3. Giustifca la guerra se indetta da un'autorità legittima, che la dichiara in base all'utilità; l'utilità è giudicata

conformemente al piano divino: assicurare la pace per i cristiani. Lo Stato romano è un ministro della giustizia.

Del resto, Dio non ha escluso l'uso della guerra, anzi un tempo l'ha anche ordinata; la guerra santa è irrefutabile,

la guerra giusta è una concessione fatta al potere laico, in mancanza di ordini diretti di Dio, dato che l'epoca della

teocrazia è fnita, lasciando il posto al tempo della Chiesa. È la guerra giusta che deriva dal concetto di

Gli insegnamenti di sant'Agostino non sono d'altronde oggetto di una dottrina

guerra santa, non l'inverso.

coerente. Prima della crociata non è mai stato citato come il promotore di un'idea di guerra giusta, ma solo per

giustifcare una violenza armata non vietata, dato che Dio l'ha un tempo ordinata; e per la stessa ragione, il

passaggio della cristianità dalla posizione difensiva a quella offensiva non ha lasciato traccia e non ha turbato gli

ecclesiastici. Indifferenti all'idea di guerra giusta, gli ecclesiastici restano invece segnati dall'idea di guerra santa,

cioè legittimata direttamente da Dio, dai suoi santi. Il principale è s. Pietro; il Papa, suo vicario, è il più adatto a

sacralizzare l'uso delle armi, soprattutto in seguito al rafforzamento dell'autorità pontifcia, durante la riforma

gregoriana. Per questa ragione la tesi di Erdmann giunge ad una conclusione giusta, malgrado alcune premesse

sbagliate: nella formazione dell'idea di crociata la riforma gregoriana ha svolto un ruolo preponderante. Non ha

trasformato la guerra giusta in guerra santa e poi in crociata, come si pensava, ma ha recuperato il concetto

accettato di combattimenti sacralizzati contro particolari avversari.

5. Guerra santa e riconquista in Spagna. Il ruolo di Cluny.

Un tempo grande si assegnava grande importanza a Cluny nella reconquista e nella formazione del concetto di

guerra santa. Oggi si è ridotto il suo ruolo nella reconquista. Certo, aveva l'interesse di difendere dei monasteri (si è

visto che la liturgia cluniacense demonizzava di tutti coloro che, pur cristiani, avessero danneggiato le sue

proprietà; ciò si ripete nel caso dei pagani), ma niente prova che fosse l'organizzatore sistematico di campagne di

reclutamento per la reconquista. Cluny ha piuttosto svolto un ruolo nella sacralizzazione dei combattenti per la

giusta causa, sul piano delle ideologie, nella formazione delle mentalità più che nel reclutamento diretto. Ma non

fu il promotore di un ideale cavalleresco che, come si è pensato, avrebbe trasformato la cavalleria in un'istituzione

al servizio della Chiesa: l'etica della cavalleria non conduce alla crociata; i cavalieri non hanno interpretato la

spedizione come un dovere impostogli dal loro ruolo, anzi i due ideali solo lunghi dal convergere, e lo prova il fatto

che Urbano chiede ai cavalieri di abbandonare la cavalleria per prendere al croce, mettendo i due ideali in

opposizione.

Bisogna anche ridurre l'infuenza di Oddone di Cluny (927-942) nel glorifcare l'ideale della cavalleria; non è così

per due ragioni.

1. A questa data (X sec) la cavalleria deve ancora nascere, sul piano socio-professionale e su quello ideologico.

2. Il suo eroe Gerald d'Aurillac non si comporta da cavaliere, ma da principe che governa secondo i principi

evangelici. L'ideale di Gerald resta monastico: aspira al chiostro e vive nel secolo come un monaco, evitando di

usare la spada. Oddone dimostra che un principe può piacere a Dio pur restando nel secolo. È già un apporto alla

nuova mentalità: non è più necessario portare il saio per assicurarsi la salvezza. Nell'XI sec l'idea ha fatto strada: il

duca Guglielmo Lunga-Spada è dissuaso dal farsi monaco, dato che il suo dovere è difendere la patria e le chiese.

Gregorio VII ripete il ragionamento all'abate Ugo di Cluny per impedirgli di far monaco Oddone di Borgogna.

Non è una valorizzazione della guerra, ma solo dell'impegno per la causa della Chiesa.

6. Papato e reconquista spagnola.

Per il papato rigenerato vi era il rischio, nell'XI sec, di vedere la Spagna proseguire indipendentemente. È una

delle ragioni che indussero ad affermare i diritti di s. Pietro sulla penisola, a insistere perché imponessero la liturgia

romana invece che quella visigotica, e ad impegnarsi diplomaticamente a favore della Spagna (es. coinvolgendo i

cristiani al di là dei Pirenei). La dal secondo XI sec si colloca quindi in una prospettiva di riconquista

reconquista

cristiana con l'appoggio papale. Qual è il ruolo del Papa? E quello

della religione nelle motivazioni? Quali le speranze o promesse di ricompense spirituali? C'era un concetto di

guerra santa a ispirare?

Alessandro II

È il consolidamento dei legami tra monarchia aragonese e papato che ha portato in Spagna regione a fne XI sec

l'ideologia della guerra santa. Certo, la reconquista aveva ragioni economico-politiche, ma aveva anche, sin

dall'inizio, tratti di religiosità (protezione della cristianità, difesa delle chiese); inizialmente però i documenti non

insistevano sull'aspetto religioso: i nemici erano combattuti in quanto vicini rivali. Illustra la

Barbastro.

complessità delle motivazioni: agli interessi materiali si sovrappongono a quelli religiosi, e si delinea l'interesse

papale. La città fu presa la prima volta nel 1064 da un contingente cristiano di varia provenienza; ripersa l'anno

dopo, fu infne conquistata nel 1100. La composizione del contingente fa intuire l'intercessione papale nella

spedizione (ci furono molti principi devoti alla S. Sede) -senza per questo credere, come si è un tempo sostenuto,

che si sia trattato di una crociata avant la lettre-; ma per i partecipati si trattava piuttosto di raggiungere i propri

interessi materiali (fare bottino), che di conformarsi all'ideologia papale. Alcuni storici hanno negato l'interesse del

Papa nella spedizione, dato che 1) sono gli spagnoli ad aver deciso l'impresa 2) le motivazioni dei partecipanti non

sono compatibili con una guerra santa. Tuttavia: 1) non tutte le guerre sante che hanno avuto l'assenso papale

sono state volute da lui: la sacralizzazione papale di una guerra può intervenire dopo che questa è stata ingaggiato

da principi secolari. 2) confonde le ragioni morali, invocate dal Papa, con le motivazioni reali e il comportamento

dei soldati (anche i crociati si diedero al saccheggio). Il concilio di Clermont precisa che l'indulgenza sarebbe stata

concessa a chi fosse stato mosso dalla sola pietà, senza ambire a onori o denaro. Questa riserva è a doppio taglio,

perché questa precisazione potrebbe essere stata necessaria proprio perché i crociati, come i combattenti di

Barbastro, non vedevano contraddizione tra la guerra contro gli infedeli e la speranza di bottino. Non sono quindi

il comportamento o le motivazioni dei guerrieri che possono stabilire una differenza tra la spedizione di Barbastro

e la crociata. Si troverà forse nel ruolo svolto dal papato e nelle promesse spirituali?


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Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher crptch di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cristianesimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Canetti Luigi.

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