Contaminazioni
Il cedimento della distinzione tra ordine internazionale e ordini interni. La crisi può confondere ciò che in tempi normali appare separato, come ordine interno e internazionale, conflitti politici interni e internazionali, guerra civile o guerra tra stati. Quindi la crisi oltre ad essere una contrazione del tempo è lo smarrimento dei confini. Nella Rivoluzione Francese, Edmund Burke descrive la condizione di aperto disordine che si manifestava anche in molti Stati europei, in quanto non volevano essere contagiati dalla crisi dei loro vicini essendo consapevoli che i confini non erano adatti a trattenere la crisi.
Ci furono così tre movimenti innescati l'uno dall'altro:
- Ondata della rivoluzione, con una rapida estensione (rivoluzione a Palermo, Napoli, Francia, Piemonte, Toscana, Stato Pontificio, ecc.)
- Breve stagione di conflitti interstatali concluso con le sconfitte piemontesi
- Ondata della controrivoluzione, con il bombardamento a Praga.
Questo rappresenta la velocità della scossa rivoluzionaria che si è manifestata secondo le leggi della fisica. La crisi dei vent'anni nel periodo infrabellico segna il cedimento su scala ancora più ampia della distinzione tra ordine internazionale e ordine interno, dove nella guerra civile europea divenuta poi mondiale, tra democrazia liberale, fascismo e comunismo porta agli estremi le distinzioni, dove lotte dei partiti diventano episodi di conflitti tra Stati.
I due versanti dell'ordine politico. Una (fragile) finzione costituente
L'identità dello Stato è una finzione, ovvero non ricalca qualche identità preesistente di natura culturale, etnica, sociale. Infatti nasconde l'identità di chi concretamente decide in nome di tutti. Così come è una finzione la distinzione fra ordine interno ed internazionale, in quanto l'agire politico interno non possa essere uguale a quello esterno. Il problema esiste comunque e sta nel decidere quali finzioni siano funzionali alla convivenza sociale oppure no.
Ordine interno e ordine internazionale. Lo snodo della sovranità
La distinzione sta nell'identificare una molteplicità di Stati sovrani in grado di garantire ai propri cittadini un unico sistema e ciascuno Stato è dotato di una propria giurisdizione delimitata rispetto a quella degli altri. Questi Stati sono legati tra loro tramite un sistema di relazioni reciproche sottoposte a norme diverse da quelle della loro convivenza interna.
Lo Stato nelle rappresentazioni estere può essere rappresentato come soggetto unitario, razionale e capace di giuridicità. Qui nasce la prima separazione, dove ordine interno ed internazionale sono due forme divergenti:
- Ordine interno: è un prodotto puro e semplice della capacità dello Stato, un ordine gerarchico fondato sul monopolio delle leggi espresso in scelte politiche, economiche e istituzionali.
- Ordine internazionale: al contrario del primo, è anarchico. Non c'è un governo mondiale titolare del monopolio della pace, la distribuzione del potere in base alla competizione di più attori che si possono completare là dove si maturano interessi comuni.
A questo principio di separazione è legata la pretesa di autonomia l'uno dall'altro, l'ordine internazionale può essere considerato come dimensione autonoma della politica, l'ordine interno invece può figurare come dimensione autonoma della politica. In mezzo c'è il principio di sovranità per il quale un Stato deve mantenere un ordine interno e provvedere agli scambi di beni e persone in sicurezza. La nozione di sovranità è alla base della considerazione politica interna ed internazionale come due sfere separate e indipendenti, procurando un modello normativo per gestire in modo equo i tentativi di possibili violazioni e sistemare alla normalità e infine la sovranità promettere di rivelarci chi è il responsabile di cosa.
Dietro la finzione. L'osmosi sotterranea tra ordine interno e ordine internazionale e i meccanismi di trasmissione delle crisi
La crisi stappa il velo alle finzioni, in ambito medico essa rivela uno stadio a cui è giunta la malattia. Se ordine interno e ordine internazionale fossero così separati come la finzione vuole far credere, la crisi interna di uno Stato non dovrebbe avere ripercussioni sull'ordine interno di altri stati, nemmeno il contrario. La crisi confonde i due ordini e attiva segmenti di connessione già esistenti che scavano nella convivenza mondiale.
- Una separazione inusuale, incompleta e reversibile. Il primo elemento di trasmissione delle crisi sta nella fragilità della distinzione tra ordine interno ed internazionale. Distinzione non sempre evidente nel Stati più deboli economicamente e anche dove la distinzione è più netta la crisi internazionale intacca l'ordine interno, ciò avvenuto in Europa con la Commissione europea e la Corte europea di giustizia dove le relazioni interne ed esterne di un sistema non sono più compito esclusivo dello stato ma le scelte sono prese tenendo in considerazione la collettività.
- Il secondo elemento di trasmissione della crisi è l'aspetto interstatale delle relazioni internazionali portatore di identità transnazionali. In questa situazione transnazionale del sistema interstatale si rivelano due dimensioni resistenti alle pratiche si separazione tra gli Stati:
- La dimensione ideologica che tende a una pretesa di fedeltà allo Stato
- La dimensione economica che tende ad un principio di indifferenza
A volte gli Stati decidono di chiudersi in se stessi per evitare il trapasso di idee, beni e capitali, quindi evitare la crisi, ma spesso questo comporta dei costi maggiori destinati a crescere all'aumentare delle transazioni fra gli altri attori. Inoltre la separazione interno/esterno rimane sempre vulnerabile e reversibile. Qui la crisi rivela la propria natura di bivio. È possibile che una crisi internazionale di un paese sia l'occasione per un paese più forte di riunificare il territorio sotto la propria autorità, o al contrario una crisi interna può riaprire lo spazio per una competizione internazionale.
Il fantasma dell'autonomia. La reciproca permeabilità di ordine interno ed ordine internazionale
La separazione dei due ordini allude anche alla propria autonomia, ma l'ordine interno non è totalmente indipendente da quello internazionale e viceversa, e un caso di crisi l'uno attacca l'altro in maniera proporzionale. Questa non-autonomia di esprime in tre forme di confusione:
- Gli ordini non sono mai totalmente autosufficienti, un buon ordine interno necessita di un buon ordine internazionale e viceversa.
- Gli ordini non sono mai totalmente indipendenti l'uno dall'altro, la costituzione politica di uno stato non è indipendente dal luogo in cui si trova e nella gerarchia dell'ordine internazionale. Ogni mutamento della pressione internazionale comporta la crisi delle istituzioni politiche e sociali interne.
- Non possono restare indifferenti, cioè possono immischiarsi reciprocamente ciascuno nel dominio dell'altro. Un ordine politico interno può convincersi di non poter sopravvivere senza intaccare l'ordine internazionale e così viceversa, si arriva al punto dove la contaminazione delle crisi non può essere fermata.
Un meccanismo irresistibile di trasmissione. Gli ordini gerarchici e la subordinazione degli ordini interni all'ordine internazionale
Tutte le grandi crisi sono processi globali e gerarchici. Nelle teorie marxiste e neomarxiste del sistema mondo, la gerarchia si complica, in primo luogo si rivela una gerarchia tra classi sociali, in secondo luogo la gerarchia culmina nell'egemonia di una potenza leader.
Genealogia degli ordini gerarchici (e delle rispettive crisi)
Il primo criterio distintivo riguarda la limitazione alla sovranità e si distinguono tre fonti di subordinazione:
- Al grado più basso, le limitazioni della sovranità in cambio di vantaggio per lo stato più debole procurato dallo stato più forte: rapporto tra protezione ed ubbidienza, ricevere sicurezza in cambio di rinuncia alla sovranità interna o esterna.
- Le limitazioni della sovranità sono il prezzo da pagare per essere risparmiati all'indomani di una sconfitta, per evitare il colpo mortale il vinto stipula un patto secondo il cui finché gli sarà concessa la vita, il vincitore ne potrà disporre a suo piacimento. Come le limitazioni imposte alle Germania alla sconfitta della Prima Guerra Mondiale.
- Limitazioni della sovranità possono essere convenute in cambio della concessione d'indipendenza e del riconoscimento internazionale. Come le potenze coloniali riuscirono ad ottenere l'indipendenza dalle potenze europee con la conservazione di privilegi militari, economici e commerciali.
Geopolitica degli ordini gerarchici. Protettorati, sfere d'influenza e ordini globali
Gli ordini gerarchici si differenziano quanto a estensione geografica ed essa determina anche il grado di estensione della crisi.
- Un ordine gerarchico può essere costituito anche da una coppia di stati, in cui la sua forma archetipica è il protettorato, dove il protettore assume l'impegno di proteggere l'altro acquisendo in compenso un'ingerenza più o meno estesa negli affari interni e nelle relazioni internazionali del secondo.
- Ordini gerarchici di scala geografica più ampia sono istituiti tra uno Stato egemone ed un insieme più o meno vasto di Stati seguaci/clienti/satelliti. Queste sfere d'influenza sono organizzate attorno ad un triplice principio di isolamento. Il primo tassello è quello dell'esclusione delle potenze esterne, come esprime la Dottrina Monroe, a questo corrisponde l'assunzione del controllo egemonico sullo spazio interno, variabile per quantità e qualità, come esprime Roosevelt paragonando l'America del sud al proprio "cortile di casa". Infine il paese leader si prende la libertà della rappresentanza sei sottostati verso l'esterno. La crisi delle sfere d'influenza ripercorre a ritroso il triplice principio di isolamento in crescendo.
- L'ordine internazionali gerarchico può arrivare ad abbracciare l'intero sistema internazionale, questo ha da sempre accompagnato la fine delle grandi guerre, stando a quanto sia bravo il vincitore ad imporsi sui vinti, fatto formalizzato con il Congresso di Vienna del 1815. Successivamente il progetto di una sola città politica universale e pacifica viene affidato alle Nazioni Unite e alla Organizzazione delle nazioni unite e il sistema internazionale fu irrigidito attraverso:
- Meccanismi di garanzia e controllo per mantenere la pace
- Riduzione dei livelli medi di sovranità
- Sistema di sanzioni collegate alla sicurezza collettiva
L'invasività degli ordini gerarchici. Forme e gradi della sovranità limitata
Il criterio più importante è l'ordine della loro invasività, più invasivo è un ordine e più comprensiva sarà la crisi. Questo grado dipende da diversi fattori, intanto un ordine può limitarsi a vietare determinate politiche o imporne altre, in secondo luogo possono disporre di strumenti più o meno penetranti di trasmissione e difesa dei proprio contenuti politici, come il soft power americano. Gli ordini gerarchici sono più inclusivi e le crisi distruttive quanto sono più estese le limitazioni. È possibile riassumere le sfere d'influenza a seconda della loro dimensione in ordine crescente:
- Le limitazioni più basilari sono quelle che investono la conduzione della politica esteri dei sottomessi. Si possono riassumere nel principio di esclusione, cioè vietare determinati rapporti con altre potenze, e nel principio di fedeltà, cioè avere gli stessi amici o stessi nemici dell'egemone.
- Molto più eterogenee sono le limitazioni imposte alla sovranità interna degli Stati minori, esistono limiti oltre i quali la sovranità cessa di essere reclamata. Per esempio il Canale di Suez è sottoposto al controllo britannico in cambio dell'indipendenza dell'Egitto.
- Le limitazioni relative ai rapporti stessi degli stati minori con i rispettivi governanti.
- Le limitazioni di carattere economico, commerciale, monetario e tributario. Al grado più basso tali limitazioni prevedono franchigie o condizioni privilegiate per operatori economici dello stato leader. Ad un livello ancora più alto il paese leader può assicurarsi il monopolio sulla costruzione di infrastrutture dello Stato, come lo sfruttamento di risorse minerarie o la diffusione di multinazionali. Al grado più alto infine il paese leader può imporre il proprio modello economico, controllare la politica economica dello Stato, imporre la propria moneta come valuta di riferimento.
- Casi ancora più incisivi di limitazione della sovranità sono quando le stesse classi dirigenti dello Stato cliente sono formate dallo Stato leader, con il controllo delle forze armate, ai casi più estremi può scegliere i vertici o il capo dello Stato.
- La forma più compiuta di limitazione della sovranità è l'imposizione delle strutture istituzionali di carattere giuridico e politico in modo funzionale all'egemonia dello Stato leader.
Gli ordini gerarchici e il paradosso di legittimità. Max Weber a Versailles
Le forme più estreme di limitazione delle sovranità producono una tensione connaturata a tutti gli ordini internazionali gerarchici. La funzionalità degli ordini gerarchici richiede che l'ordine politico ed economico dei sottoposti resti subordinato all'ordine internazionale ma questo rischia di incrinare la legittimità. Questa lacerazione può assumere forme ed intensità diverse. Max Weber mosse accuse nei confronti del trattato di Versailles in riferimento alle decisioni prese alle condizioni della Germania dopo la Prima Guerra Mondiale, in difesa della repubblica e nel pieno delle trattative di pace. Ciò che preoccupava Weber era il circolo vizioso tra legittimità internazionale e legittimità.
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